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Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II - l'eliminazione intestinale Appunti scolastici Premium

Appunti di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II per l'esame della professoressa Durizzotto. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'eliminazione intestinale, l'intestino crasso che si distingue in: colon, cieco e retto; come avviene la defecazione, l'alterazione della funzione intestinale.

Esame di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II docente Prof. V. Durizzotto

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ESTRATTO DOCUMENTO

La stipsi

La stipsi è definita come diminuzione della normale frequenza di defecazione della persona, ac-

compagnata da una emissione fecale difficoltosa o incompleta e/o da una emissione di feci ec-

cessivamente dure e asciutte.

Per definire la stipsi vengono usati dei criteri chiamati “I criteri di Roma” che definiscono la stipsi in

base alla presenza da non meno di 3 mesi di due o più dei seguenti sintomi:

< 3 evacuazioni a settimana,

 sforzo evacuativo (in assenza di lassativi),

 sensazione di evacuazione incompleta (in assenza di lassativi),

 sensazione di occlusione o blocco delle feci a livello anorettale,

 necessità di rimozione manuale delle feci,

 evacuazioni rare senza ricorrere ai lassativi,

 feci dure e caprine (in assenza di lassativi).

La stipsi si può classificare in primaria dovuta ad un inadeguato apporto di fibre nella dieta, a disi-

dratazione, a ridotta mobilità o a ridotto tono muscolare e secondaria quando è portata da pato-

logie o terapie farmacologiche. Essa presenta alcune caratteristiche definenti tra le quali ricordi a-

mo: feci dure e secche, minori borborigmi, sensazioni di pressione, sforzo e dolore durante la defe-

cazione, sensazione di svuotamento inadeguato, distensione addominale accompagnata da do-

lore, alitosi e dolore durante i rapporti sessuali.

Anche per la stipsi i fattori correlati possono essere di tipo fisiopatologico (neurologici come ictus o

lesioni midollari, ostruzioni del tratto gastro-intestinale, diminuzione del metabolismo, diminuzione

della risposta al bisogno di defecare, dolore e diminuita peristalsi), da trattamenti (farmaci, uso abi-

tuale di lassativi, radioterapia) o situazionali (diminuzione della peristalsi ad es. in gravidanza, mo-

dello di evacuazione irregolare, mancanza di privacy, credenze culturali, dieta inadeguata, in a-

deguata assunzione di liquidi).

Gli interventi che si possono effettuare in caso di stipsi sono: accertare la presenza di fattori contri-

buenti (vita sedentaria, stress, dieta..), eliminare o ridurre i fattori contribuenti, promuovere misure

correttive (abitudini intestinali efficaci per l’eliminazione, adeguato esercizio fisico, dieta equilibra-

ta, posizione ottimale per evacuare, privacy e farmaci lassativi) e l’educazione sanitaria.

Qui di seguito c’è un serie di alimenti che aiuta a regolare la stipsi:

CEREALI (avena, crusca di frumento..)

 FRUTTA (mele con la buccia, arance, banane, prugne, albicocche, rabarbaro… )

 VERDURA (fagioli, piselli, lenticchie… .)

 PANI (integrale, di segale)

 NOCI E SEM I (mandorle, semi essiccati e gherigli come semi di zucca, di lino, di girasole)

La stipsi acuta viene trattata con supposte, clisteri o lassativi osmotici mentre in quella cronica si in-

terviene con il movimento e l’apporto idrico.

Quando la stipsi perdura si può arrivare a diversi tipi di problemi tra i quali ricordiamo: malattie e-

morroidarie, fistole, ragadi anali, fecaloma, occlusione, prolasso rettale, rettocele, incontinenza fe-

cale, perforazione del colon o colon catartico.

MALATTIA EMORROIDARIA

Le EMORROIDI sono cuscinetti di tessuto vascolarizzato che rivestono la parte inferiore del retto e

che hanno la funzione di chiudere completamente il canale anale, contribuendo alla continenza

fecale. Questi cuscinetti sono presenti fisiologicamente in ognuno di noi e formano il tessuto emor-

roidario che è composto da:

Mucosa compatta

o Tessuto vascolare, con un gran numero di anastomosi arterovenose, senza interposi-

o zione di rete capillare

Tessuto connettivo, ricco di fibre elastiche e collagene, rivestito da epitelio cilindrico,

o mai cheratinizzato

Muscolatura liscia

o Può succedere però che questo tessuto si infiammi

causando una condizione patologica in cui

compaiono lo emorroidi. Esse possono essere interne

o esterne: le prime sono visibili perché fuoriescono

dal retto e sono molto dolorose, infatti, portano

anche ad ignorare lo stimolo della defecazione che

può essere accompagnato anche da perdite di

sangue. Le emorroidi interne non sono meno

dolorose ma non sono visibili.

I sintomi sono caratterizzati da una sensazione di

peso a livello anale e dolore in caso di trombosi e la

diagnosi viene fatta con un’ispezione sotto sforzo,

un’esplorazione rettale e un defecoRM.

La terapia invece consiste in raccomandazioni dietetiche (dieta ad alto contenuto di fibre, acqua

non gassata, supplemento di fibre, calo ponderale, accurata igiene perianale) oppure in un inter-

vento chirurgico detto lifting della mucosa prolassata. Le emorroidi si possono suddividere in diversi

gradi: I GRADO: sanguinamento e aumento di volume dei vasi venosi nel canale anale

o senza prolasso (emorroidi interne). Trattamento mediante modificazioni dietetiche,

legatura a mezzo elastico, coagulazione.

II GRADO: sanguinamento e fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale con la de-

o fecazione (emorroidi esterne) e susseguente riduzione spontanea. Trattamento: mo-

dificazioni dietetiche, legatura a mezzo elastico, coagulazione.

III GRADO: sanguinamento e fuoriuscita emorroidaria con riduzione digitale. Tratta-

o mento: intervento chirurgico Stapled anopexy secondo Longo

IV GRADO: sanguinamento e fuoriuscita emorroidari non riducibile. Trattamento: in-

o tervento chirurgico Stapled anopexy secondo Longo, STARR

RETTOCELE

Il rettocele è l’erniazione del retto nella cavità vaginale in seguito al cedimento delle strutture mu-

scolo-ligamentose che separano la parete posteriore della vagina dal retto. I sintomi sono: dolore

ano vulvare, stipsi espulsiva e ingombro vaginale e la diagnosi viene fatta con un esame clinico,

esami strumentali quali manometria anorettale, ecografia e video proctoscopia.

La terapia rende le feci più morbide e consiste nella somministrazione di emollienti fecali, nella ria-

bilitazione del pavimento pelvico mediante fisioterapia, nell’elettrostimolazione e biofeedback e

nella terapia chirurgica per ricostruire l’anatomia primaria preesistente.

PROLASSO RETTALE

È la fuoriuscita della parete del retto attraverso il canale anale

fino all’esterno e si può distinguere in prolasso mucoso e prolasso

completo o totale. I sintomi sono perdite di muco,

sanguinamento, dolore, difficoltà a defecare e incontinenza

fecale; i fattori predisponenti sono l’eccessiva mobilità o

rilassatezza delle strutture del retto mentre quelli scatenanti sono

tosse, stipsi espulsiva, sforzi lavorativi o sport pesanti.

La terapia si distingue in conservativa in età pediatrica

(riduzione manuale della mucosa rettale ed evacuazione

facilitata sdraiati sul fianco) e chirurgica nell’adulto

(eliminazione dell’eccesso di tessuto.

RAGADE ANALE

È la lacerazione longitudinale del rivestimento del canale anale causata dal passaggio di un bloc-

co troppo grande di feci solide o da restringimento persistente del canale in seguito a stress e/o

ansia. I sintomi sono defecazione dolorosa, sanguinamento e bruciori e le cause che portano a

questo consistono in lesioni traumatiche o abuso di lassativi.

La terapia si distingue in conservativa (ammorbidenti nelle feci, apporto di liquidi nella dieta, sup-

poste emollienti…)e chirurgica (sfinterotomia laterale interna con escissione della ragade).

FISTOLA

È un sottile elemento fibroso tubolare che mette in comunicazione due strutture che fisiologica-

mente non dovrebbero essere collegate; questo elemento fibroso penetra nel canale anale attra-

verso un’apertura posta in vicinanza dell’ano. Causate solitamente da un’infezione, traumi, ragadi

o enterite. I sintomi della fistola sono una perdita costante di feci e/o flati dalla vagina, prurito e

macerazione. La diagnosi è data dall’esplorazione rettale, dall’anoscopia e dalla fistolografia e la

terapia consiste in una fistolectomia ossia in un intervento chirurgico atto a rimuovere il tratto fist o-

loso che se non viene trattato può portare ad infezioni sistemiche.

COLON CATARTICO

Dilatazione del colon con perdita delle austre; il colon ha la forma di salsicciotto con alcune parti

dilatate dette austre che in questo caso spariscono facendolo diventare un tubo diritto. È causato

da alterazioni del plesso mioenterico e da uso protratto di lassativi stimolanti o irritanti che aumen-

tando la peristalsi del colon distale causano dolori addominali intensi, malassorbimento e ipopotas-

siemia.

PERFORAZIONE DEL COLON

Lesione del colon secondaria ad una complicanza acuta di una patologia diverticolare.

I lassativi e la stipsi

L’uso dei lassativi è associato alla stipsi in caso di intervento addominale

con una grande ferita che quindi compromette il torchio addominale, in

caso di stipsi ostinata nonostante le variazioni di dieta e abitudini di vita,

nell’intasamento fecale, in caso fosse associata ad effetto collaterali di

alcuni farmaci, quando la stipsi colpisce persone anziane inappetenti, in

pazienti cardiopatici per ridurre lo sforzo della defecazione e nella

preparazione degli esami come ad esempio la colonscopia.

I lassativi si suddividono, in base alle modalità di azione, in 4 categorie:

formanti massa, osmotici (salini, carboidrati non assorbibili…), stimolanti e

emollienti (ammorbidenti fecali).

FORMANTI MASSA

Rappresentano il trattamento di prima scelta in caso di stipsi cronica ma non sono indicati per casi

di stipsi acuta. sono assunti con la dieta e necessitano di una grande apporto di liquidi perché sen-

za si può arrivare all’ostruzione; non hanno un effetto immediato ma agiscono solo dopo 48 ore e

funzionano perché attivano i polisaccaridi che richiamano acqua nell’intestino facilitando

l’eliminazione. Sono eccellenti se associati ad un aumento dell’attività fisica ma possono portare a

meteorismo e flatulenza. Possono interferire con l’effetto di alcuni farmaci.

I formanti massa più commerciali sono planten, agiolax, dicoman e fibrolax.

OSMOTICI

Possono essere salini (Sali di magnesio, fosfati di sodio), carboidrati non assorbibili (sorbitolo) e polie-

tilenglicole (Magrogol) e sono tutte sostanze che vengono assorbite scarsamente e lentamente. I

lassativi salini agiscono con un meccanismo osmotico che provoca l’incremento di liquidi nel lume

intestinale e aumenta il contenuto di acqua nelle feci. Agiscono dopo mezz’ora - 3 ore ma sono

dose-dipendente e quindi danno assuefazione. Questi lassativi possono portare a diversi rischi quali

ritenzione sodica, disidratazione, ipotensione e interferenza con alcuni farmaci I più comuni sono:

Sali di Mg (es. Magnesia San Pellegrino) e fosfati di sodio. I lassativi osmotici sotto forma di carboi-

drati non assorbibili hanno un’azione osmotica resistente alla digestione con un effetto che si pre-

senta in 24-48 ore; devono sempre essere accompagnati da un’adeguata assunzione di acqua

perché possono provocare una diarrea osmotica, nausea e flatulenza. I lassativi polietilenglicole

rappresentano un agente che non viene assorbito dall’organismo e non è metabolizzato dalla flo-

ra batterica in quanto esercitano un’azione osmotica.

STIMOLANTI

Quando le cellule del colon avvertono la presenza di alterazioni chimiche provocate da sostanze

estranee che irritano la sua mucosa, iniziano una risposta secretoria per diluire la sostanza irritante

ed aumentano le contrazioni per spingerla verso l’esterno. Agiscono in 6-12 ore ma non sono ben

tollerati dai pazienti perché sono molto irritanti e potenzialmente tossici; possono provocare danni

irreversibili alla mucosa e a lungo andare danno malassorbimento. Vanno usati con prudenza, per

periodi limitati e solo in presenza di stipsi acuta lontano dall’assunzione di latte e latticini perché

possono provocare lo scioglimento del lassativo prima che arrivi a destinazione. Sono sconsigliati in

gravidanza (in questo caso usare i formanti massa) e posso portare alla polmonite lipoidea se ven-

gono aspirati.

I lassativi stimolanti più comuni sono: Verecolene, Fave di fuca, Xprep, Tisana Kelemata, Frangulina,

Guttalax.

EMOLLIENTI

Agiscono principalmente idratando la massa fecale rendendo più soffici le feci, viene quindi favo-

rita la progressione nel lume intestinale. Agiscono in maniera locale ed è necessario assumere molti

liquidi; da sconsigliare in persone con problemi di deglutizione perché potrebbero essere inalati

portando ad una polmonite lipoidea. I principali sono: Docusati, olio di ricino, e paraffina.

Non somministrare i lassativi in presenza di dolori addominali, nausea, vomito, o in presenza di altri

sintomi di non chiara diagnosi. L’uso continuativo di lassativi può portare a stipsi ostinata per la di-

minuzione della motilità del colon.

Esame feci

Gli esami di laboratorio che si possono effettuare sulle feci sono: esame feci completo, copro cultu-

ra, parassitologico, ricerca del sangue occulto, ricerca dei lipidi fecali e ricerca dei residui alimen-

tari sulle feci.

ESAME FECI COMPLETO

Analisi della composizione chimico fisica delle feci, ricerca di sostanze estranee o sostanze presenti

in quantità anomala, indicative della funzionalità digestiva. Bisogna spiegare accuratamente la

tecnica al paziente ed è un esame che può essere svolto in qualsiasi momento, quando il paziente

ha lo stimolo. Non è un esame sterile ma l’importante è non contaminare il campione con carta

igienica o urine. È necessario fare attenzione alle terapie farmacologiche in corso come i Fans che

potrebbero condizionare il risultato visto che portano alla presenza di sangue nelle feci e ai cibi i n-

geriti (es. rabarbaro) che fanno variare il colore delle feci determinando alterazioni del campione.

I valori di riferimento per l’esame feci completo sono:

ESAME MICROSCOPICO AMIDO: assente o tracce; FIBRE MUSCOLARI: assenti;

o 

GRASSI: <5 g/24 h; CELLULOSA DIGERIBILE: 4.8 gr/100 gr feci; EMAZIE O LEUCOCITI: as-

senti

ESAME CHIMICO pH: 6.8-7.2; ACQUA: 80%; ACIDI ORGANICI: 15 mEq/100 gr feci;

o 

AMMONIACA E AMINOACIDI: 3 mEq/100 gr feci; STERCOBILINOGENO: 20-100 mg/24

h; ACIDI BILIARI: 120-225 mg/24 h; CHIMOTRIPSINA: 0.1-1.3 mg/gr feci; TRIPSINA: 0.004-

0.76 mg/gr feci

COPROCULTURA

 Un campione di feci viene messo in coltura allo scopo di testare la presenza di

patogeni enterici nelle feci, quali batteri (salmonella, shigella, colera, Clostridium

Difficile…), virus (epatite ) e miceti.

Questo esame viene fatto solo quando c’è il sospetto di una possibile presenza di

patogeni che portano ad esempio alla diarrea acuta. Si può eseguire in qualsiasi

momento quando il paziente avverte lo stimolo ma è da inviare in laboratorio

entro 2 ore perché dopo questo periodo i patogeni vanno incontro a

degradazione. In alternativa è possibile impiegare un contenitore dotato di

terreno di coltura che consente la conservazione del materiale sino a 24 ore.

Anche questo campione non deve essere contaminato da carta igienica o urine.

Il Clostridium difficile, molto diffuso in ambito ospedaliero, è responsabile di

un’infezione gastrointestinale caratterizzata da diarrea e colite pseudo

membranosa; l’infezione avviene in seguito all’ingestione orale delle spore, che

sopravvivono all’ambiente acido dello stomaco. Le sue spore sono altamente

resistenti anche all’essiccamento e agli abituali disinfettanti ospedalieri.

Normalmente il clostridium è presente all’interno della nostra flora batterica ma se avviene un

cambiamento si ha un’alterazione dell’omeostasi che porta questa spora a diventare dannosa e

irritativa. Gli operatori svolgono un ruolo chiave nella prevenzione delle infezioni crociate e in que-

sto caso devono tenere il paziente in isolamento da contatto. Il test per identificarlo è di bassa sen-

sibilità e quindi vengono prelevati 3 campioni di feci.

ESAME PARASSITOLOGICO

 Si esamina un campione di feci a fresco allo scopo di individuare la presenza di

parassiti, uova di parassiti, larve e protozoi (ameba).

La raccolta e l’esame vengono ripetuti su 3 campioni per 3 giorni consecutivi per

avere un risultato sicuro evitando falsi negativi o positivi. La conservazione del

campione avviene a temperatura ambiente a causa della breve emivita dei tro-

fozoiti; le terapie che interferiscono con la ricerca de i parassiti sono: ferro, bismu-

to, olio minerale (fino a 1 settimana dall’assunzione), mezzi di contrasto radiolo-

gici, antibiotici, antimalarici, sostanze a base di iodio (fino a 3 settimane dall’assunzione). Il conteni-

tore di raccolta contiene formaldeide.

RICERCA DEL SANGUE OCCULTO (SOF)

Si propone lo scopo di ricercare precocemente segni di sanguinamento gastrointestinale; è un e-

same di prima scelta per l’identificazione precoce di

tumori del colon retto (screening), CEA (antigene

carcinoembrionale) ed è marcatore di scelta per la

diagnosi del cancro del colon retto.

Si esegue su 3 campioni su 3 diverse evacuazioni per

avere un risultato sicuro; 1 raccolta al giorno per 3 gg.

Metodiche di prelievo:

Metodo immunologico: contenitore con

o vite filettata e liquido specifico

Hemoccult: cartina asciutta impregnata

o di resina di guaiaco. Metodica meno

costosa ma meno attendibile da

ripetersi giornalmente per 36 gg

Nei 2-3 giorni antecedenti + i giorni dell’esame evitare l’assunzione di FANS, evitare sanguinamenti

gengivali (colluttorio), non assumere vit. C, non mangiare barbabietole e non assumere ferro (di-

scordanze).

RICERCA DI LIPIDI FECALI E RESIDUI ALIMENTARI

Sono esami ai quali si ricorre quando si sospetta una sindrome da malassorbimento; per effettuare

questo esame è necessario dosare il grasso fecale dopo 3 gg di dieta iperlipidica (1 gr lipidi/peso

corporeo). La dieta deve contenere 100 gr di lipidi al die e ci devono essere i 36 gr di escrezioni di

lipidi fecali nelle 24 h (se > 7 gr: STEATORREA)

Le competenze infermieristiche per effettuare questi esami sono diverse: bisogna innanzitutto esse-

re in grado di informare il paziente sull’esame da compiere preparando fisicamente la persona in

base al grado di autonomia e alle terapie assunte; infine è necessario organizzare un percorso

diagnostico-terapeutico adeguato in modo da assistere il paziente durante tutto il suo percorso.

Stomie

La parola “stomia” deriva dall' etimologia greca “STOMATOS” = BOCCA e indica l'abboccamento

dell'intestino o dell' uretere alla parete addominale, con la creazione di una via artificiale di deflus-

so delle feci o dell' urina, quando quella fisiologica non è più capace di funzionare.

Si parla di ENTEROSTOMIE o UROSTOMIE a seconda che il materiale sia fecale o urinario.

L’infermiere esperto in stomaterapia è il professionista che, a seguito di una formazione specifica,

ha acquisito le conoscenze e le competenze che lo rendono in grado di erogare prestazioni assi-

stenziali e riabilitative alla persona affetta da patologie coloproctologiche e disfunzioni del pavi-

mento pelvico.

Le stomie possono essere messe per la protezione di anastomosi, a scopo nutrizionale enterale, a

scopo evacuativo o de compressivo e in base al tempo in cui rimangono in sede vengono suddivi-

se in temporanee il cui confezionamento è in funzione di un periodo limitato di tempo oppure defi-

nitive che rimangono in sede per tutta la vita.

Sulla base di una classificazione anatomica invece si possono

suddividere in:

GASTROSTOMIE: mettono in comunicazione tra la cavità

 gastrica e la cute e hanno uno scopo nutrizionale o

decompressivo. Il confezionamento avviene per via

endoscopica percutanea (PEG) o via radiologica e chirurgica

DIGIUNOSTOMIE: mettono in comunicazione il digiuno e la cute

 e hanno uno scopo nutrizionale o de compressivo; il

confezionamento avviene per via endoscopica percutanea

(PEG) o via chirurgica.

ENTEROSTOMIE:

 ileostomie

Si suddividono in e colonstomie. La prima è l’apertura e la fissazione temporanea o

definitiva di un’ansa ileale alla parete addominale allo scopo di deviare all’esterno il conte-

nuto intestinale. Esse vengono messe in caso di rettocolite ulcerosa (RCUE), morbo di Crohn, poli-

posi ereditarie, neoplasie multiple diffuse del grosso intestino, lesioni traumatiche intestinali, perfora-

zioni coliche, protezione di anastomosi, fistole enteriche o malformazioni anorettali. Le ileostomie si

possono classificare ulteriormente in:

Tecnica di Brooke (Ileostomia convenzionale) importante che

lo stoma protruda all’esterno al fine di evitare il contatto cutaneo

con le deiezioni ileali notoriamente irritanti;

Loopileostomy (Ileostomia laterale ad ansa) estrazione

dell’ansa e creazione di un foro nel mesentere con la realizzazione

di due orifizi afferente ed efferente.

L'ileostomia comincia a funzionare in 2^ 3^ giornata con evacuazioni continue, liquide, verdastre

di 500 1500 ml/die; in 10^ giornata si riducono a 600 ml/die e le deiezioni diventano poltacee. Do-

po la stabilizzazione la consistenza è semipoltacea e il numero delle scariche meno frequente (si

arriva anche a 34 /die.

Mancando il riassorbimento di liquidi e sali da parte del colon, la conseguenza più evidente è la

disidratazione e la perdita di elettroliti e quindi è necessario reintegrare le sostanze perse utilizzando

alimenti che rendono le feci più consistenti e conservando una buona idratazione ed un buon ap-

porto calorico. L’alimentazione adeguata consiste in una dieta individuale e nella nutrizione Clini-

ca; è necessario fare 3 pasti e due spuntini ad intervalli regolari e bisogna fare attenzione alla m a-

sticazione che deve avvenire a bocca chiusa e deve essere molto lenta. È necessario evitare ali-

menti ad alto contenuto di sostanze aromatiche o speziate come aglio e cipolla ed è importante

l’assunzione regolare di 2 litri di acqua al giorno. Da limitare/evitare per rendere le feci meno liqui-

de: creme, grassi, marmellate, soffritti, porri, cipolle, latticini, affettati, bibite gassate e troppo fred-

de, Cibi ricchi di fibre come tutti gli alimenti integrali, i piselli,fagioli e altri legumi, gli asparagi,

l’ananas, le bucce di frutta spesse e le pellicole all’ interno degli agrumi, il mais, la buccia del po-

modoro.

Se le feci sono molto liquide bisogna assumere liquidi che compensino le perdite avute con le sca-

riche, integratori polivitaminici e cibi che assorbono l’acqua come riso, pane bianco, fette biscot-

tate… per scariche più abbondanti si può utilizzare un eventuale antidiarroico sotto prescrizione

medica. colostomia,

La invece, è la fissazione

temporanea o definitiva del colon (cieco)

alla parete addominale, allo scopo di

deviare all’esterno il contenuto fecale.

Questo tipo di stomia viene utilizzato in

caso di neoplasia del colon e del retto,

morbo di Crohn e RCU, carcinosi

peritoneale diffusa, protezione di

anastomosi colon rettali, diverticolosi

complicata, traumi colon rettali,

trattamento d’urgenza di occlusioni o sub

occlusioni intestinali. Le colonstomie

possono essere terminali, di minima o

laterali e, in base alla tipologia, si

suddividono in trasversostomia,

sigmoidostomia e ciecostomia.

La trasversostomia è la fissazione, a doppia canna,

temporanea o definitiva del colon (trasverso), alla parete

addominale, con la finalità di protezione o di deviare

all’esterno il contenuto fecale. Le feci sono semiliquide in caso

di stomia più prossimale o di consistenza quasi normale se lo

stoma è più distale. La ciecostomia, invece, è la fissazione

generalmente temporanea del colon (cieco) alla parete addominale, allo scopo di deviare

all’esterno il contenuto fecale. È fisiologicamente simile all’ileostomia (massiva perdita di liquidi ed

elettroliti) ma la valvola ileocecale integra preserva parzialmente dall’emissione continua di feci.

La sigmoidostomia è la fissazione temporanea o definitiva del colon (sigma) alla parete addomina-

le, allo scopo di deviare all’esterno il contenuto fecale. Le feci inizialmente sono poltacee ma con

il tempo acquisiscono un aspetto solido e hanno aspetto normale sia nel volume che nella consi-

stenza e nell’odore; normale presenza di gas. La sigmoidostomia può essere laterale a doppia

canna o terminale; quella terminale viene fissata tramite l’intervento di Hartmann o quello di Miles.

Il primo consiste nella resezione di un tratto di colon con affondamento del moncone rettale resi-

duo nella pelvi e confezionamento di una colostomia terminale mentre l’intervento di Miles consi-

ste in un’ amputazione addomino perineale del retto e del canale anale con il confezionamento

di una colostomia terminale sinistra e sutura del perineo che porta ad impotenza maschile nel 30-

90%.

Nelle colonstomie la perdita di acqua e di Sali è in linea con i valori fisiologici e l’assorbimento è

tanto più ridotto quanto più la stomia è distale. Nella tabella sottostante viene indicato il tempo di

transito del bolo alimentare:

In caso di un paziente colonstomizzato non esiste una dieta ma solo dei buoni consigli dietetici per

avere una corretta gestione della stomia.

Cibi che possono causare meteorismo: formaggi,bevande gassate o fredde, molluschi, crosta-

 cei, pesce affumicato, pane e pasta poco cotti, alcuni vegetali sia crudi che cotti( es. fagioli,

fave, piselli..).

Cibi che accelerano il transito intestinale (feci più liquide e frequenti): cereali integrali, brodi di

 carne, tutte le parti grasse del pesce e delle carni, formaggi grassi (gorgonzola), fritture, insac-

cati, legumi, frutta in particolare: prugne, albicocche, pesche, pere (se mangiate in abbon-

danza).

È necessario masticare lentamente e a bocca chiusa per non introdurre aria e durante l’assunzione

di antibioticoterapia è necessario assumere fermenti lattici per evitare l’alterazione della flora ba t-

terica.

urostomie

Le invece sono l’esclusione del resevoir con deviazione del flusso verso la cute o il lume

intestinale. Esse possono essere di due tipi: continenti che si

suddividono in interne (meccanismo di continenza interno

con l’utilizzo di uno sfintere naturale) e esterne (meccanismo

di continenza esterno con l’anastomosi della cute perineale

o addominale) oppure incontinenti che possono essere

temporanee o definitive. Le urostomie vengono utlilizzate in

caso di k vescica, neoplasie maligne pelviche, anomalie

congenite, stenosi e traumi ureterali e uretrali, litiasi renale,

grave danno uretrale e ureterale da infezioni o cistite interstiziale intrattabile .

Nelle derivazioni urinarie continenti esterne gli ureteri vengono

abboccati al grosso intestino (sigma o retto) dove si raccoglie

l'urina che verrà emessa insieme alle feci; è una derivazione

continente, ma la commistione di feci e urina provoca frequenti

complicanze. Le derivazioni continenti esterne invece sono

rappresentate da neovescica eterotopica Kock e neovescica

eterotopica Mitrofanoff.

Le derivazioni urinarie incontinenti possono essere, come

abbiamo visto, temporanee o permanenti. Quelle temporanee

sono le cistostomie e le nefrostomie mentre quelle permanenti

sono l’ureterocutaneostomia (UCS),

l’ureterocutaneoileostomia (UICS) e le nefrostomie.

La cistostomia è la sutura della vescica alla parete

addominale, con la creazione di un’apertura, attraverso le

pareti vescicale e addominale (stoma) da cui fuoriesce

urina.

La nefrostomia invece è l’inserimento di un catetere nella

pelvi renale mediante un’incisione nel fianco o per mezzo

di un catetere percutaneo che raggiunge il rene. Può

essere confezionata per via chirurgica o cutanea.

Nell’UCS, l’uretere, separato dalla vescica viene fatto

passare attraverso la parete addominale ed abboccato

ad un’incisione cutanea.

STOMIA DOPPIA STOMIA SINGOLA


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (ASTI - AOSTA - CUNEO - ORBASSANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _MorphinE_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Durizzotto Valentina.

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Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II - l'eliminazione urinaria
Appunto
Chirurgia d'urgenza
Appunto
Infermieristica d'urgenza e intensiva (infermieri)
Appunto