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Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II - l'eliminazione intestinale Appunti scolastici Premium

Appunti di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II per l'esame della professoressa Durizzotto. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'eliminazione intestinale, l'intestino crasso che si distingue in: colon, cieco e retto; come avviene la defecazione, l'alterazione della funzione intestinale.

Esame di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II docente Prof. V. Durizzotto

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ALTERAZIONI DELLA FUNZIONE INTESTINALE

Le alterazioni della funzione intestinale possono riscontrarsi nel colore, nella consistenza, nella for-

ma, nell’odore, nella quantità e nella frequenza.

Colore

 Consistenza / forma

Per descriverle in modo uniforme, tra professionisti è meglio utilizzare un linguaggio comune e

di Bristol per la forma delle feci”.

“scientifico”. A tal fine di seguito si propone la “Scala

Le feci nella parte più alta della scala richiedono uno sforzo maggiore per essere eliminate mentre

le feci di consistenza opposta vengono evacuate con molta facilità, al punto che il bisogno è così

urgente che si può incorrere in spiacevoli incidenti. Le “feci ideali” sono quelle di tipo 3 e 4; nella

scala non sono contemplati i fecalomi, feci voluminose, dure e secche (tipiche della stipsi prolun-

gata) e le feci nastriformi che sono indice di un restringimento del lume intestinale (es: neoplasie

del colon). Ci sono anche altri tipi di feci quali:

MUCO (feci mucose) : stati infiammatori della parete intestinale

 PARASSITI : es. tenia, ossiuri, ascaridi

 PUS : nei casi gravi di infezione suppurativa intestinale

 STEATORREA : feci grasse, acoliche, maleodoranti → alterato assorbimento dei lipidi

 FECI LIENTERICHE: contengono molto cibo non digerito → condizioni infiammatorie del primo

 tratto intestinale

L’odore è sgradevole, disgustoso, penetrante in caso di melena, di fermentazione e putrefazione

avanzata del crasso.

Il meteorismo è un accumulo di gas nel tratto gastrointestinale con conseguente aumento

dell’espulsione di gas attraverso l’ano. La persona lamenta distensione addominale e l’addome

può presentarsi gonfio e teso. Questo può essere portato da diverse cause come cibi ad alto con-

tenuto di fibre, stipsi, fumo, interventi chirurgici o farmaci. Si può porre rimedio al meteorismo se-

guendo questi semplici consigli: evitare il consumo di cibi che inducono flatulenza, assumere com-

presse di carbone vegetale, assumere posizioni che favoriscono l’emissione dei gas intestinali e

l’esecuzione di un sondaggio rettale.

L’ACCERTAMENTO

Per quanto riguarda l’eliminazione intestinale è necessario fare un accertamento con dati oggett i-

vi e soggettivi. I dati soggettivi sono rappresentati dall’intervista (anamnesi) indispensabile per una

raccolta dati accurata, l’identificazione dei fattori di rischio e di eventuali alterazioni. L’intervista

deve seguire un modello funzionale fortemente individualizzato (bisogna fare domande utili a de-

scrivere la normalità nel modello di eliminazione intestinale) e il modello di eliminazione deve sem-

pre essere descritto dalla persona assistita. I dati oggettivi sono gli accertamenti fisici, il diario

dell’alvo, gli esami di laboratorio e gli esami strumentali che necessitano di un consenso informato.

L’accertamento fisico comprende l’ispezione visiva (ispezione del cavo orale, ispezione addomina-

le, misurazione della circonferenza addominale, esplorazione rettale e ispezione perineale) e

l’auscultazione/ palpazione (ascoltazione dell’addome con gorgoglii o borborigmi, percussione

per sentire la presenza di liquidi o masse solide e la palpazione per verificare eventuali tensioni o

distensioni).

Gli esami di laboratorio comprendono l’esame feci completo, la copro cultura, l’esame parassito-

logico e la ricerca di sangue occulto. Questi esami richiedono diverse competenze da parte

dell’infermiere che deve saper informare la persona assistita, preparare la persona ai vari esami,

sorvegliare gli eventuali effetti collaterali e organizzare un percorso diagnostico-terapeutico.

Gli esami strumentali invece sono diversi:

RX ADDOM E IN BIANCO

 CLISM A OPACO

 RX APPARATO GASTRO INTESTINALE SUPERIORE CON PASTO BARITATO

 TAC ADDOME

 RISONANZA M AGNETICA

 ECOADDOME

 ES.ENDOSCOPICI: (RETTOSIGM OIDO) COLONSCOPIA, (ESOFAGO)GASTROSCOPIA

 M ANOM ETRIA

 DEFECOGRAFIA

 ES. ELETTROFISIOLOGICI

 RX ADDOM E IN BIANCO

Si tratta di una radiografia semplice dell’addome ed è utilizzata nei casi di emergenza, quando

non è stato possibile effettuare una preparazione adeguata ad altre indagini più utili. Permette di

visualizzare la presenza di livelli idro-aerei o di corpi estranei radiopachi.

CLISMA OPACO

Anche in questo caso si tratta di un esame radiografico dell’addome,

ma viene eseguito previa somministrazione per via rettale di solfato di

bario, in seguito viene insufflata aria (doppio contrasto) per visionare

meglio la posizione e la morfologia dell’apparato gastroenterico

inferiore. La preparazione per questo esame può durare dai 3 ai 4 giorni

e solitamente consiste in una dieta senza scorie da 3 giorni prima,

l’assunzione di carbone vegetale ai pasti il giorno prima, purgante

seguito dall’assunzione di 2l di acqua la sera prima, digiuno 6 ore prima

dell’esame e se è necessario si può fare un microclisma il mattino

dell’esame.

RX APPARATO GASTRO INTESTINALE SUPERIORE CON PASTO BARITATO

Esame radiologico con uso di mezzo di contrasto radiopaco (bario) che esamina strutture e mobili-

tà di faringe, esofago e stomaco. Il bario è una polvere inodore, incolore, non granulare, insolubile

ingerita in sospensione acquosa (PASTO BARITATO). La preparazione per questo esame consiste in

una dieta priva di scorie nei giorni precedenti all’esame, digiuno dalla mezzanotte, lassativi e a-

stensione dal fumo che stimola la motilità gastrica. Il post esame invece consiste nel far assumere al

paziente molti liquidi per facilitare l’eliminazione del bario.

TAC ADDOME

 Esame radiografico che permette la visualizzazione dell’addome,

attraverso scansioni trasversali delle varie regioni. Si può fare con o senza

mezzo di contrasto Diagnostica di condizioni infiammatorie del colon e

quadri di addome acuto. La preparazione di questo esame consiste in una

dieta senza scorie 3 giorni prima dell’esame, un purgante drastico il giorno

antecedente, digiuno nelle 6 ore antecedenti e bisogna far particolare

attenzione agli oggetti metallici prima di effettuare l’esame.

RISONANZA MAGNETICA

È un esame non invasivo che produce immagini dell’interno del corpo mediante onde elettroma-

gnetiche radio. Può prevedere anche l’impiego di un mezzo di contrasto. La preparazione per

questo esame consiste semplicemente in un digiuno ma è importante fare attenzione agli oggetti

metallici in possesso del paziente e bisogna considerare il fatto che il paziente potrebbe avere una

sensazione di claustrofobia durante l’esame.

ECOADDOME

Si applica una sonda ad ultrasuoni sulla parete addominale in corrispondenza dei vari organi che

consente la loro visualizzazione sullo schermo. La preparazione viene fatta con una dieta senza

scorie da 3 giorni prima, niente latte o acqua gasata, assunzione di carbone vegetale ai pasti da 3

giorni prima e il digiuno nelle 6 ore antecedenti bevendo però un litro di acqua in modo da con-

sentire di eseguire l’esame con la vescica piena.

COLONSCOPIA

Permette la visione diretta dell’ intestino crasso tramite una sonda dotata di fibre ottiche. Questo

esame è utile per due scopi: uno diagnostico per malattie infiammatorie, poliposi, neoplasie o

biopsie e l’altro terapeutico per analizzare polipectomie colonscopi che. La preparazione alla co-

lonscopia è piuttosto fastidiosa in quanto prevede l’assunzione di lassativi, l’esecuzione di enterocli-

smi, il digiuno e può provocare una serie di problemi che vanno da dolori crampiformi, per effetto

dell’aumento della peristalsi, a disidratazione per il mancato assorbimento e la perdita di liquidi, fi-

no al collasso. Per prepararsi a questo esame è necessario seguire una dieta senza scorie da 3

giorni prima, una dieta liquida dal giorno o dalla sera prima, l’assunzione di un purgante salino con

acqua (max 4 l) dal pomeriggio antecedente e a volte microclisma il mattino prima dell’esame

GASTROSCOPIA

Permette la visione diretta dell’ apparato gastro intestinale superiore – mucosa esofagea, gastrica

e duodenale tramite sonda dotata di fibre ottiche e munita di lente, pinze, spazzola per biopsia,

iniettore per soluzioni sclerosanti (esame diagnostico-terapeutico). La preparazione consiste in:

Digiuno nelle 6-12 ore precedenti l’esame

o Somministrazione di lieve sedazione e.v. (Midazolam) e anestetico locale sulle mu-

o cose per via topica

Posizione laterale di Sims per facilitare il drenaggio della saliva e l’inserimento

o dell’endoscopio

Il post esame consiste in un digiuno da solidi e liquidi sino alla ricomparsa del riflesso della degluti-

zione che dovrebbe ricomparire dopo 1, 2 ore circa(ab ingestis). Verificare con abbassalingua.

Non esistono linee guida. Ogni ospedale elabora un proprio protocollo sulla base delle esperienze,

conoscenze e preferenze dell’endoscopista o radiologo. Sarebbe importante fornire a ciascun pz

indicazioni differenziate a seconda del suo stato di salute ed è importante evitare di dover ripetere

la preparazione!

MANOMETRIA

Misura i cambiamenti delle pressioni intraluminari e il coordinamento dell’attività muscolare del

tratto G.I. nei vari segmenti. Si suddivide in:

MANOMETRIA ESOFAGEA: rileva alterazioni della motilità dell’esofago e dello sfintere

o esofageo. La preparazione consiste in digiuno da solidi e liquidi nelle 8-12 ore pre-

cedenti all’esame e la sospensione dell’assunzione di farmaci che potrebbero agire

sulla motilità intestinale (es.sedativi). l’esame consiste nell’inserimento in narice di un

catetere munito di manometro che registra le variazioni di pressione mentre il pa-

ziente ingerisce piccoli sorsi d’acqua.

MANOMETRIA GASTRODUODENALE, TENUE E COLON valuta lo svuotamento gastrico

o o le patologie alteranti la motilità gastrica ed intestinale (es. sindrome del colon irri-

tabile e atonia del colon)

MANOMETRIA ANORETTALE misura tono sfintere anale interno e contrattilità sfinte-

o 

re anale esterno e valuta la stipsi cronica e il trattamento di incontinenza fecale

tramite BIOFEEDBACK (autocontrollo biologico)

DEFECOGRAFIA

È un esame che misura la funzione anorettale e viene eseguito tramite liInstillazione di sospensione

di bario nel retto che permette di visualizzare la funzionalità del retto e dello sfintere anale durante

l’espulsione del bario.

ESAMI ELETTROFISIOLOGICI

Rileva disfunzioni motorie o neurologiche dello stomaco e viene effettuato con il posizionamento di

elettrodi sull’addome e la registrazione dell’attività elettrica dello stomaco fino a 24 ore.

La diarrea

La diarrea è lo stato nel quale la persona ha o rischia di avere una frequente emissione di feci li-

quide o non formate. Ci sono vari tipi di diarrea che si possono classificare in base all’etiologia, alla

durata e all’entità.

Etiologia

Diarrea iperosmolare;

Diarrea da alterazione movimenti idroelettrolitici;

Diarrea secretoria;

Diarrea da fattori batterici virali o protozoari;

Diarrea da turbe della motilità;

Diarrea da fattori endocrini.

Durata

ACUTA durata inferiore alle 2 settimane, causa infettiva, tossinfettiva, iatrogena.

RICORRENTE portata da intolleranza alimentare, allergie, colon irritabile

CRONICA ha una durata di oltre 4 settimane ed è portata da cause neoplastiche, infiammato-

rie, malassorbimento, endocrine parassitarie o da catartici

Entità

Da 1-3 scariche/die,

da 3-6 scariche/die

> 6 scariche/die

La diarrea presenta diverse caratteristiche che permettono di definirla quali feci liquide con au-

mentata frequenza, urgenza di defecare, crampi/dolori addominali, borborigmi, aumento di fluidi-

tà e del volume delle feci, squilibri idro-elettrolitici e febbre, vomito, dimagrimento…

I fattori correlati sono diversi e si possono classificare in fisiopatologici (malattie da malassorbimento

o infiammazione, aumento della peristalsi, intolleranza al lattosio, infezioni intestinali o sindrome da

colon irritabile), da trattamenti (farmaci, interventi chirurgici sull’intestino o nutrizione enterale) e si-

tuazionali (ansia o stress, cibi irritanti, aumento del consumo di caffeina, temperatura molto calda

e viaggi).

Gli interventi assistenziali da attuare in caso di diarrea sono attuare la presenza di fattori contri-

buenti (viaggi, trattamenti, alimenti..), eliminare o ridurre i fattori contribuenti, ridurre la diarrea (es.

con una dieta adeguata), reintegrare liquidi ed elettroliti, garantire comfort e cura della persona e

l’educazione sanitaria. In caso di diarrea sono consigliate alcune diete come riso o semolino, pane

e carote lesse, pane tostato e grissini, mele crude e banane.

Tra tutti i tipi di diarrea possiamo ricordare la diarrea in età pediatrica, quella del viaggiatore, la

diarrea da antibatteri e la falsa diarrea.

La diarrea in età pediatrica è la causa più comune della disidratazione; è necessario effettuare un

accurato esame obiettivo e tenere in considerazione i seguenti fattori: l’età del bambino, il tipo e

l’entità della diarrea, la presenza di febbre di tipo settico, la presenza di segni clinici di disidratazio-

ne e eventuali alterazioni del comportamento. Per procedere alla reidratazione è necessario an-

che valutare la presenza di acidosi, l’entità della disidratazione, la presenza di segni di insufficienza

circolatoria, segni di un eventuale stato settico e la diuresi del bambino.

La diarrea del viaggiatore nell’acqua che beviamo tutti i giorni o che usiamo per preparare i ci-

bi, soprattutto se di rubinetto, sono normalmente presenti batteri, virus ecc.. ai quali ci immunizzia-

mo. Quando si viaggia, cambiando il cibo e l’acqua si viene esposti a microrganismi nei confronti

dei quali non si è immuni. Il rischio dipende dall’area geografica, dagli standard alimentari ed igie-

nici, dall’approvvigionamento idrico e dalla stagione. Le aree in cui si può avere questo tipo di

diarrea sono elencate qui di seguito.

Alto rischio: Africa centrale, America latina, Sud est asiatico, India, Bangladesh, Medio oriente

Medio rischio: Africa del nord, Medio oriente, aree del Pacifico

Basso rischio: Australia, Nuova Zelanda

I turisti che si recano in Asia sono a rischio di contrarre il Campylobacter; nei paesi tropicali o su-

btropicali il rischio riguarda l’Escherichia Coli e la Shigella. La diarrea del viaggiatore ha breve du-

rata ed è caratterizzata da una diarrea acquosa a esordio improvviso alcuni giorni dopo l’arrivo

nel paese straniero o entro pochi giorni dal ritorno nel paese di origine. È accompagnata da

crampi addominali e nausea ma la sintomatologia regredisce in 3-5 giorni.

La profilassi da tenere in questi casi è evitare di consumare cibi non cotti (soprattutto frutta e ver-

dura) uova e derivati, non bere acqua del rubinetto né usare ghiaccio, eventualmente bollirla per

almeno 3 min. E’ preferibile un igiene scrupolosa e una pronta

terapia antibiotica, di solito

efficace in sole 24h., soltanto in caso di malattia. La profilassi

che viene fatta per periodi inferiori a tre settimane viene

riservata a pazienti selezionati (diabetici, HIV, malattie

infiammatorie

croniche, gastroresecati,ecc… )

La diarrea da antibiotici rappresenta il 7% di tutte le reazioni

avverse. Circa 700 farmaci possono causare diarrea e gli

antibiotici ne sono responsabili nel 25% dei casi (distruzione

della normale microflora intestinale, proliferazione di

microrganismi patogeni).

La sintomatologia si manifesta nei primi giorni di terapia e ha

carattere di benignità perché si può risolvere spontaneamente

dopo la sospensione farmacologica.

Falsa diarrea Incontinenza sfinterica dovuta a patologia

neurologica o patologie sfinteriche (fistole, emorroidi, pregressi

interventi all’ano); può essere dovuta dalla presenza di una

massa sigmoidorettale che determina l’emissione di sangue e

muco riferita dal paziente come diarrea

Incontinenza fecale

L’incontinenza fecale è quella condizione di cambiamento delle normali abitudini intestinali carat-

terizzata da emissione involontaria di feci. Molto spesso è un problema al quale non viene dato il

suo reale valore. Le sue caratteristiche definenti sono le seguenti:

♦ Emissione involontaria di feci

♦ Odore di feci

♦ Incapacità di rimandare la defecazione

♦ Bisogno urgente

♦ Autoriferita incapacità di avvertire la pienezza rettale

♦ Lenzuola/indumenti sporchi di feci

♦ Disattenzione nei confronti del bisogno di defecare

♦ Arrossamento della cute perianale

Anche per l’incontinenza fecale i fattori possono essere di tipo fisiopatologico (compromissione

dello sfintere anale e delle funzioni cognitive, iperdistensione rettale, mancato controllo sfinterico e

patologie rettali), da trattamenti (colectomia, proctite da radiazioni, traumi sfinterici da parto) e

situazionali (depressione, compromissione delle capacitò cognitive, barriere architettoniche, limit a-

zioni funzionali o mancanza di privacy).

In caso di incontinenza gli interventi assistenziali da effettuare sono diversi: accertare la presenza di

fattori contribuenti (stipsi, abuso di lassativi…), accertare lo stato neurologico, pianificare uno spa-

zio di tempo appropriato e costante per l’eliminazione, insegnare tecniche di eliminazione efficaci

(posizione, manovra di Valsalva, massaggio addominale..), presidi per l’incontinenza (pannoloni,

sistemi a circuito chiuso…), educazione sanitaria (igiene, attività fisica) e biofeedback.

Il biofeedback (dall'inglese: retroazione biologica), chiamato anche biofeedback training, è un

metodo terapeutico che riguarda la psicoterapia. Esso è basato sulla teoria comportamentista ed

aiuta il paziente a prendere controllo del suo comportamento; è una tecnica che viene impiegata

per trattare incontinenza fecale, stipsi, spasmi e deficit muscolatura del pavimento pelvico, deficit

sfinteriale postpartum, pre e postoperatorio chirurgia pelvica perché migliora percezione del se’,

coordinazione e forza ed è indicato in assenza di patologie organiche. i benefici e i miglioramenti si

notano nel 64% - 89% dei pazienti; il paziente necessita di motivazione e concentrazione e ci deve

essere collaborazione e fiducia reciproca tra terapista e paziente. Non vi è protocollo standard di

trattamento: 20/30 min a seduta per 2/3 volte alla settimana per 10/20 sedute sino al raggiungi-

mento di un risultato adeguato.

Utilizza strumenti elettronici per monitorare i cambiamenti nelle funzioni fisiologiche, rendendo di-

sponibile l'informazione (feedback) alla persona. Tramite un’apparecchiatura elettronica per l'am-

plificazione dei segnali bioelettrici vengono mostrate al paziente le reazioni dell’organismo circa

una sua funzione fisiologica, attraverso segnali visivi o acustici, con lo scopo di riportare questi valori

alla normalità e di conseguenza modificare tali reazioni; il paziente deve eseguire una ginnastica

attiva di contrazione e rilassamento del muscolo pelvico su una sonda (elettromiografica o presso-

ria) introdotta nell’ano o in vagina. La sonda collegata ad uno strumento traduce in tempo reale i

valori della contrazione in un grafico che il paziente può seguire su un monitor. Questa visualizza-

zione gli permette di rendersi immediatamente conto sia delle proprie oggettive difficoltà, sia, so-

prattutto, dei miglioramenti durante il corso delle sedute. In seguito il paziente impara ad utilizzare

autonomamente le proprie capacità mentali per equilibrare alcuni stati patologici.

In caso di incontinenza intestinale viene utilizzato anche il Flexiseal che è un

sistema avanzato a circuito chiuso sicuro ed efficace per la gestione

temporanea dell’incontinenza fecale di pazienti allettati con feci liquide o

semiliquide. È costituito da una cannula in silicone flessibile adattabile

all’anatomia dello sfintere e di un palloncino di ancoraggio a bassa

pressione gonfiato con acqua o soluzione salina conformabile all’anatomia

dell’ampolla rettale. Inoltre sono presenti delle sacche chiuse con valvola

antireflusso che eliminano il contatto con le feci.

Questo sistema presenta diversi vantaggi perché:

Riduce il rischio di lesioni cutanee

 Riduce il rischio di diffusione delle infezioni

 Riduce il rischio di complicanze che possono causare il prolungamento della degenza

 Protegge le ferite, i siti chirurgici e le ustioni

 Migliora il confort del paziente

 Riduce i costi connessi all’incontinenza fecale

 Ripristina la dignità del paziente

 Un altro dispositivo usato in caso di incontinenza intestinale è

l’anal plug, un tappo anale fatto di schiuma di poliuretano

avvolta in una pellicola idrosolubile che presenta due misure:

small e large.

prima di inserirlo, lubrificare la punta ed inserire il dispositivo

con il dito al di sopra dello sfintere anale: deve fuoriuscire solo

la garzina. Si espande in 30 secondi e può rimanere in sito fino

a 12 h. L’anal plug riduce il rischio di lesioni cutanee anche se

è poco tollerato dai pazienti.

La stipsi

La stipsi è definita come diminuzione della normale frequenza di defecazione della persona, ac-

compagnata da una emissione fecale difficoltosa o incompleta e/o da una emissione di feci ec-

cessivamente dure e asciutte.

Per definire la stipsi vengono usati dei criteri chiamati “I criteri di Roma” che definiscono la stipsi in

base alla presenza da non meno di 3 mesi di due o più dei seguenti sintomi:

< 3 evacuazioni a settimana,

 sforzo evacuativo (in assenza di lassativi),

 sensazione di evacuazione incompleta (in assenza di lassativi),

 sensazione di occlusione o blocco delle feci a livello anorettale,

 necessità di rimozione manuale delle feci,

 evacuazioni rare senza ricorrere ai lassativi,

 feci dure e caprine (in assenza di lassativi).

La stipsi si può classificare in primaria dovuta ad un inadeguato apporto di fibre nella dieta, a disi-

dratazione, a ridotta mobilità o a ridotto tono muscolare e secondaria quando è portata da pato-

logie o terapie farmacologiche. Essa presenta alcune caratteristiche definenti tra le quali ricordi a-

mo: feci dure e secche, minori borborigmi, sensazioni di pressione, sforzo e dolore durante la defe-

cazione, sensazione di svuotamento inadeguato, distensione addominale accompagnata da do-

lore, alitosi e dolore durante i rapporti sessuali.

Anche per la stipsi i fattori correlati possono essere di tipo fisiopatologico (neurologici come ictus o

lesioni midollari, ostruzioni del tratto gastro-intestinale, diminuzione del metabolismo, diminuzione

della risposta al bisogno di defecare, dolore e diminuita peristalsi), da trattamenti (farmaci, uso abi-

tuale di lassativi, radioterapia) o situazionali (diminuzione della peristalsi ad es. in gravidanza, mo-

dello di evacuazione irregolare, mancanza di privacy, credenze culturali, dieta inadeguata, in a-

deguata assunzione di liquidi).

Gli interventi che si possono effettuare in caso di stipsi sono: accertare la presenza di fattori contri-

buenti (vita sedentaria, stress, dieta..), eliminare o ridurre i fattori contribuenti, promuovere misure

correttive (abitudini intestinali efficaci per l’eliminazione, adeguato esercizio fisico, dieta equilibra-

ta, posizione ottimale per evacuare, privacy e farmaci lassativi) e l’educazione sanitaria.

Qui di seguito c’è un serie di alimenti che aiuta a regolare la stipsi:

CEREALI (avena, crusca di frumento..)

 FRUTTA (mele con la buccia, arance, banane, prugne, albicocche, rabarbaro… )

 VERDURA (fagioli, piselli, lenticchie… .)

 PANI (integrale, di segale)

 NOCI E SEM I (mandorle, semi essiccati e gherigli come semi di zucca, di lino, di girasole)

La stipsi acuta viene trattata con supposte, clisteri o lassativi osmotici mentre in quella cronica si in-

terviene con il movimento e l’apporto idrico.

Quando la stipsi perdura si può arrivare a diversi tipi di problemi tra i quali ricordiamo: malattie e-

morroidarie, fistole, ragadi anali, fecaloma, occlusione, prolasso rettale, rettocele, incontinenza fe-

cale, perforazione del colon o colon catartico.

MALATTIA EMORROIDARIA

Le EMORROIDI sono cuscinetti di tessuto vascolarizzato che rivestono la parte inferiore del retto e

che hanno la funzione di chiudere completamente il canale anale, contribuendo alla continenza

fecale. Questi cuscinetti sono presenti fisiologicamente in ognuno di noi e formano il tessuto emor-

roidario che è composto da:

Mucosa compatta

o Tessuto vascolare, con un gran numero di anastomosi arterovenose, senza interposi-

o zione di rete capillare

Tessuto connettivo, ricco di fibre elastiche e collagene, rivestito da epitelio cilindrico,

o mai cheratinizzato

Muscolatura liscia

o Può succedere però che questo tessuto si infiammi

causando una condizione patologica in cui

compaiono lo emorroidi. Esse possono essere interne

o esterne: le prime sono visibili perché fuoriescono

dal retto e sono molto dolorose, infatti, portano

anche ad ignorare lo stimolo della defecazione che

può essere accompagnato anche da perdite di

sangue. Le emorroidi interne non sono meno

dolorose ma non sono visibili.

I sintomi sono caratterizzati da una sensazione di

peso a livello anale e dolore in caso di trombosi e la

diagnosi viene fatta con un’ispezione sotto sforzo,

un’esplorazione rettale e un defecoRM.

La terapia invece consiste in raccomandazioni dietetiche (dieta ad alto contenuto di fibre, acqua

non gassata, supplemento di fibre, calo ponderale, accurata igiene perianale) oppure in un inter-

vento chirurgico detto lifting della mucosa prolassata. Le emorroidi si possono suddividere in diversi

gradi: I GRADO: sanguinamento e aumento di volume dei vasi venosi nel canale anale

o senza prolasso (emorroidi interne). Trattamento mediante modificazioni dietetiche,

legatura a mezzo elastico, coagulazione.

II GRADO: sanguinamento e fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale con la de-

o fecazione (emorroidi esterne) e susseguente riduzione spontanea. Trattamento: mo-

dificazioni dietetiche, legatura a mezzo elastico, coagulazione.

III GRADO: sanguinamento e fuoriuscita emorroidaria con riduzione digitale. Tratta-

o mento: intervento chirurgico Stapled anopexy secondo Longo

IV GRADO: sanguinamento e fuoriuscita emorroidari non riducibile. Trattamento: in-

o tervento chirurgico Stapled anopexy secondo Longo, STARR

RETTOCELE

Il rettocele è l’erniazione del retto nella cavità vaginale in seguito al cedimento delle strutture mu-

scolo-ligamentose che separano la parete posteriore della vagina dal retto. I sintomi sono: dolore

ano vulvare, stipsi espulsiva e ingombro vaginale e la diagnosi viene fatta con un esame clinico,

esami strumentali quali manometria anorettale, ecografia e video proctoscopia.

La terapia rende le feci più morbide e consiste nella somministrazione di emollienti fecali, nella ria-

bilitazione del pavimento pelvico mediante fisioterapia, nell’elettrostimolazione e biofeedback e

nella terapia chirurgica per ricostruire l’anatomia primaria preesistente.

PROLASSO RETTALE

È la fuoriuscita della parete del retto attraverso il canale anale

fino all’esterno e si può distinguere in prolasso mucoso e prolasso

completo o totale. I sintomi sono perdite di muco,

sanguinamento, dolore, difficoltà a defecare e incontinenza

fecale; i fattori predisponenti sono l’eccessiva mobilità o

rilassatezza delle strutture del retto mentre quelli scatenanti sono

tosse, stipsi espulsiva, sforzi lavorativi o sport pesanti.

La terapia si distingue in conservativa in età pediatrica

(riduzione manuale della mucosa rettale ed evacuazione

facilitata sdraiati sul fianco) e chirurgica nell’adulto

(eliminazione dell’eccesso di tessuto.

RAGADE ANALE

È la lacerazione longitudinale del rivestimento del canale anale causata dal passaggio di un bloc-

co troppo grande di feci solide o da restringimento persistente del canale in seguito a stress e/o

ansia. I sintomi sono defecazione dolorosa, sanguinamento e bruciori e le cause che portano a

questo consistono in lesioni traumatiche o abuso di lassativi.

La terapia si distingue in conservativa (ammorbidenti nelle feci, apporto di liquidi nella dieta, sup-

poste emollienti…)e chirurgica (sfinterotomia laterale interna con escissione della ragade).

FISTOLA

È un sottile elemento fibroso tubolare che mette in comunicazione due strutture che fisiologica-

mente non dovrebbero essere collegate; questo elemento fibroso penetra nel canale anale attra-

verso un’apertura posta in vicinanza dell’ano. Causate solitamente da un’infezione, traumi, ragadi

o enterite. I sintomi della fistola sono una perdita costante di feci e/o flati dalla vagina, prurito e

macerazione. La diagnosi è data dall’esplorazione rettale, dall’anoscopia e dalla fistolografia e la

terapia consiste in una fistolectomia ossia in un intervento chirurgico atto a rimuovere il tratto fist o-

loso che se non viene trattato può portare ad infezioni sistemiche.

COLON CATARTICO

Dilatazione del colon con perdita delle austre; il colon ha la forma di salsicciotto con alcune parti

dilatate dette austre che in questo caso spariscono facendolo diventare un tubo diritto. È causato

da alterazioni del plesso mioenterico e da uso protratto di lassativi stimolanti o irritanti che aumen-

tando la peristalsi del colon distale causano dolori addominali intensi, malassorbimento e ipopotas-

siemia.

PERFORAZIONE DEL COLON

Lesione del colon secondaria ad una complicanza acuta di una patologia diverticolare.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (ASTI - AOSTA - CUNEO - ORBASSANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _MorphinE_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Durizzotto Valentina.

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