UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA -“LA SAPIENZA”
FACOLTA’ DI INGEGNERIA
CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA QUINQUENNALE
INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA U.E.
DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA E URBANISTICA
PER L’INGEGNERIA
guida al corso di
ARCHITETTURA TECNICA 1
prima parte
principi complessi per la sicurezza statica
principi per il comfort ambientale
principi per la percezione della forma
prof.ssa ing. Marina Pugnaletto
Nell’ambito del corso di lezioni di Architettura tecnica 1 un cospicuo numero di ore
viene destinato all’analisi dell’apparecchiatura costruttiva di un organismo edilizio,
come insieme di scelte costruttive correlate da effettuare nel momento progettuale.
Definire l’apparecchiatura costruttiva di un oggetto edilizio significa individuare nel
momento del progetto le modalità realizzative (tecniche costruttive) per ottenere una
specifica forma che risponda, come spazio costruito, a determinate capacità di pre-
stazione in rapporto all’agibilità, alla percezione, al comfort ambientale e alla sicu-
rezza statica.
Ad ogni organismo edilizio corrisponde una sola apparecchiatura costruttiva che in
termini pratici si traduce nel procedimento costruttivo adottato per ottenere l’oggetto;
procedimento costruttivo che consiste nell’insieme delle operazioni necessarie alla
costruzione dell’oggetto edilizio in rapporto ai materiali impiegati e ai principi costrut-
tivi adottati.
I fattori caratterizzanti un procedimento costruttivo sono:
- la lavorabilità dei materiali,
- la utilizzazione dei materiali ai fini della sicurezza statica e del comfort ambientale,
- la utilizzazione dei materiali in rapporto alla percezione della forma,
- i modi e i mezzi per attuarlo.
Per la preparazione di questa parte del corso gli studenti hanno come riferimento il
volume ma tale volume risulta
E. Mandolesi- Edilizia 1- ed. UTET- Torino 1978,
essere soltanto la base da cui prendere spunto per una serie di riflessioni e di col-
legamenti, che non sempre risultano facili e immediati.
Le pagine che seguono vogliono essere proprio una sorta di approfondimento e
riflessione su quanto scritto nel 3° capitolo di Edilizia 1, per permettere agli studenti
una migliore preparazione dell’esame e contemporaneamente permettere loro di
entrare nel vivo dell’insegnamento.
Si è ritenuto opportuno tralasciare l’approfondimento dei principi costruttivi elemen-
tari per la resistenza statica in quanto le definizioni di sollecitazione di compressio-
ne, trazione, flessione, taglio e torsione, che si considerano già assorbite dagli stu-
denti nei corsi di studio precedenti, si ritrovano nell’analisi dei principi complessi. Si
è pensato, invece, di fare approfondimenti sui principi costruttivi complessi per la
resistenza statica in quanto basilari per la definizione del sistema costruttivo e del
comportamento di un oggetto edilizio; questi principi, chiaramente, non verranno
applicati tutti nella redazione del progetto da parte degli studenti, più frequentemen-
3
te si troveranno a lavorare con sistemi trilitici o intelaiati, ma è opportuno trattarli in
quanto tutti pariteticamente adottati invece nelle costruzioni moderne. Conoscere i
sistemi costruttivi porta ad una visione critica e consapevole dell’architettura, sia
quando ci si trova a confronto con nuove costruzioni (le tecniche moderne conduco-
no a soluzioni sempre più ardite, in genere però rapportabili a principi statici sempli-
ci), sia quando invece si ha davanti un impianto antico, del quale si devono esami-
nare non soltanto le volumetrie, ma se ne devono comprendere le modalità costrut-
tive.
Altrettanto importanti risultano i principi del comfort ambientale in quanto un buon
progetto non può prescindere dal pensare l’involucro, elemento di confine con l’am-
biente esterno, come un soggetto importante per la vivibilità dello spazio. Mentre nel
passato il problema comfort era automaticamente risolto nel corpo della parete mas-
siva, oggi, nelle architetture contemporanee, vengono adottati sempre più sistemi
complessi e costosi di isolamento con pareti ventilate, cappotti, ecc.; queste soluzio-
ni però, oltre a garantire sicuramente meglio il comfort interno, risultano necessarie
in quanto i rivestimenti di facciata applicati non possono essere posti a diretto con-
tatto con la parte resistente della parete. Conoscere il comportamento corretto di tali
sistemi e poter decidere se applicarlo o non, anche in funzione del risultato formale
che si intende ottenere, costituisce il nodo di una corretta progettazione.
Analoghe considerazioni si possono fare anche con i sistemi di smaltimento: ad
esempio le architetture contemporanee hanno abolito o quasi le coperture a tetto a
spioventi, ma non per questo tale sistema costruttivo non deve essere conosciuto
ed esaminato. Soltanto una volta acquisite le conoscenze dei vari sistemi costruttivi
si può essere in grado nelle fase di progetto di operare le scelte più opportune.
Ancora un aspetto importante, sul quale si sono voluti dare degli approfondimenti, è
la definizione dell’immagine che si vuole trasmettere dell’organismo edilizio nel
momento delle scelte progettuali. Proprio proseguendo le considerazioni fatte fin
ora, l’architettura moderna non lascia quasi mai il campo all’applicazione di un prin-
cipio materico, in quanto c’è una esaltazione del rivestimento di facciata, applicando
tutti i materiali conosciuti; spesso anche quando si vedono pareti con laterizi in vista
(si pensi alle architetture di R. Piano), questi non sono altro che la pelle esterna di
una parete ventilata, e ancora tutte le applicazioni dei materiali metallici (dalle archi-
tetture di Liebenskin a quelle di Gehry) richiedono per il comportamento dello stesso
metallo una ventilazione retrostante; pochi sono invece gli architetti contemporanei
che preferiscono mettere in evidenza il sistema costruttivo (esempio di una tale
espressione è l’architettura di T. Ando con le pareti in calcestruzzo a vista).
4 il procedimento costruttivo e la sicurezza statica
principi complessi
PRINCIPIO COSTRUTTIVO DEL TRILITE
O DELL'ARCHITRAVE
L'immagine di un dolmen é emblematica per intuire il “principio
del trilite”; il dolmen consiste in una struttura megalitica risa-
lente all'epoca neolitica composta da due pietre di grandi
dimensioni appoggiate sul terreno sorreggenti una grande
lastra orizzontale in modo da definire un vano agibile.
Il principio del trilite é infatti caratterizzato dalla composizione
di tre elementi pesanti, litoidi, correlati tra loro e con il terreno
attraverso vincoli di semplice appoggio: un elemento orizzon-
tale é appoggiato su due elementi verticali,
architrave, piedrit- il dolmen come simbolo del principio del trilite
appoggiati sul terreno, che lo sostengono in modo da crea-
ti,
re un vano agibile e sostenere gli eventuali carichi sovrastanti. architrave
L'architrave in tal modo é assoggettato a sollecitazioni di fles-
sione e taglio mentre i piedritti sono sollecitati essenzialmente piedritto
a compressione. La stabilità dell'insieme é affidata al peso dei
tre elementi e alla capacità dei piedritti di opporsi a forze ver- il trilite e gli elementi costituenti
ticali e orizzontali, in quanto l'architrave contribuisce alla sta-
bilità soltanto con il suo peso come ricarico sui piedritti stessi.
Partendo dall'architrave, si é detto come questo sia sollecitato
a flessione e taglio; la flessione é una sollecitazione composta
da compressione nelle fibre superiori dell'architrave e da tra-
zione nelle fibre inferiori; la sezione più sollecitata é quella di
mezzeria, come si evidenzia dalla visualizzazione del dia-
gramma dei momenti nell'architrave e parallelamente dalla deformata dell’architrave e diagramma del
sua deformata riportata in figura. momento flettente
Occorre valutare la forma migliore per questo architrave in
funzione del materiale costituente, comunque é bene ricorda-
re che a parità di carichi e di luce un architrave alto riduce l'en-
tità degli sforzi in mezzeria della sezione rispetto ad uno
basso; é per questo che la forma data agli architravi in epoche
remote comporta molto spesso una sezione maggiore in mez-
zeria rispetto agli estremi, realizzando una specie di timpano
con funzione di assorbire le maggiori sollecitazioni, tale accor-
gimento spesso viene sfruttato anche per ottenere lo smalti-
mento delle acque dalla copertura.
L'architrave, inserito come apertura di un vano porta o finestra
all'interno di una parete, sostiene soltanto il peso di una por- la porta dei Leoni a Micene
zione della parete sovrastante, in quanto all'interno di essa si
crea un “effetto arco” che rimanda le sollecitazioni sui piedritti.
L'area di questa porzione é delimitata alla base dalla luce libe-
ra dell'architrave (l) e in alto da una curva parabolica la cui
freccia (f) varia in funzione del tipo e della qualità della mura-
tura (se il muro é di buona qualità il valore di f é compreso tra
1/2l e 3/4l).
Per il dimensionamento dell'architrave i parametri che entrano
in gioco sono la luce e lo spessore, aumentando la luce a pari-
tà di materiale aumenta di conseguenza lo spessore; una
regola empirica per il dimensionamento dello spessore di un effetto arco nella muratura al di sopra dell’ar-
architrave é 1/10 della luce; gli architravi lapidei non possono chitrave; ingresso al tesoro di Atreo in cui l’ar-
andare oltre certi limiti dimensionali in quanto il peso specifico chitrave è scarico. 7
elevato della pietra porterebbe ad un aumento del peso del-
l'architrave provocandone la rottura per flessione. Architetture
trilitiche come quella egizia e greca hanno sicuramente archi-
travi sovrabbondanti rispetto alle luci da coprire, ma la scelta
del materiale non é dettata tanto da ragioni tecniche quanto
da ciò che avevano a disposizione nei luoghi di costruzione;
popoli come Egizi e Greci avevano grossi quantitativi di mate-
riale lapideo e scarsa possibilità di costruire con il legname (il
legno di palma non é un buon materiale da costruzione), que-
sto spiega il grande sviluppo dell'architettura basata sul trilite
confronto tra un architrave lapideo e uno lapideo; in epoca romana per aumentare le luci dei vani da
ligneo coprire si introducono al di sopra degli architravi archi o piat-
tabande di scarico.
Dall'architrave lapideo, rigido (il materiale dà luogo a piccole
deformazioni impercettibili, ma la rottura é improvvisa e senza
preavviso), si passa agli architravi elastici (costituiti da mate-
riali capaci di riacquistare rapidamente la posizione originaria
una volta cessata la forza deformante) in legno, in ferro e in
calcestruzzo armato, che consentono di coprire le stesse luci
con sezioni ridotte. Per quanto riguarda l’architrave elastico la
b
a trave lignea ne rappresenta la materializzazione più antica:
all’aumentare dell’inflessione nell’architrave si esempio di particolare interesse sono i fasci di travi di legno a
sposta il punto di applicazione del carico sul
piedritto (a) a meno di non usare un apparec- coronamento degli ordini delle sale ipostile persiane.
chio di appoggio adeguato (b) L’impiego della trave di legno sotto forma di complesse inca-
stellature è tipico dell’Oriente asiatico; nell’architettura “pove-
ra” l’architrave di legno è stato molto utilizzato per aprire vani
di porte e finestre e, ripetuto in sequenza, ha dato origine ai
solai in legno che hanno rappresentato per lungo tempo l’uni-
ca alternativa alla volta nella realizzazione di chiusure orizzon-
tali. Dal XIX sec. con l’introduzione della putrella d’acciaio l’ar-
chitrave ligneo è stato superato e così pure l’uso del solaio
con ordito in legno; dal XX sec. con la diffusione del cls armato
si è soppiantato quasi totalmente sia l’uso del legno che quel-
triliti a Stonehenge lo dell’acciaio.
Per quanto riguarda il piedritto, questo é generalmente assog-
gettato a compressione; tuttavia l'architrave, in virtù della sua
deformazione per flessione, tende a spostare il punto di appli-
cazione della forza da lui trasmessa dal baricentro del piedrit-
to verso l'estremità interna del piedritto stesso. In tal modo la
sezione risulterebbe non più sollecitata a compressione uni-
forme ma, via via che la deformata diviene più forte, prima a
utilizzazione del trilite in epoca egiziana: sala
ipostila del Ramesseum compressione non uniforme (qualora la forza applicata sia
all'interno del “nocciolo centrale d'inerzia” o ”terzo medio”) e
poi parte della sezione potrebbe risultare sollecitata a trazione
(qualora la forza applicata sia all'esterno del “nocciolo centrale
d'inerzia” o “terzo medio”); il materiale lapideo per sua costitu-
zione non resiste a trazione e quindi ne risulterebbe una
sezione resistente a compressione ridotta rispetto alla sezione
data. Per ovviare a questo inconveniente si può intervenire
sulla superficie di appoggio tra architrave e piedritto, inseren-
do un apposito apparecchio d'appoggio realizzato in un mate-
utilizzazione del trilite nel periodo greco: tem- riale con resistenza maggiore rispetto a quella del piedritto
pio di Egina
8
(oggi si utilizza per questo apparecchio l'acciaio per un piedrit-
to realizzato in calcestruzzo armato; in epoca remota, ad centrale d’inerzia
nocciolo
esempio negli architravi di Stonehenge, venivano effettuati baricentro
appositi risalti sulla testa del piedritto e relativi incavi nell'archi-
trave che avevano lo scopo di mantenere sempre nella stessa caso 1: carico nel baricentro
posizione l'elemento di architrave).
Il piedritto, si é detto, viene sottoposto dall'architrave a solle- s s =P/A
1 1 2: carico all’interno del nocciolo
caso
citazioni di compressione, ma il sistema trilitico può anche centrale d’inerzia
essere sollecitato da forze orizzontali, quindi le verifiche di sta- s >s
2 1
bilità da effettuare sul piedritto consistono nelle verifiche allo
schiacciamento, allo scorrimento e al ribaltamento. 3: carico sul bordo del nocciolo
caso
Occorre premettere che le tre verifiche si effettuano su un soli- centrale d’inerzia
do murario, cioè un blocco monolitico omogeneo, posizionato
su un terreno di fondazione infinitamente rigido con un vincolo s 2s
3= 1
di semplice appoggio e sottoposto al peso proprio, a carichi 4: carico fuori del nocciolo cen-
caso
trale d’inerzia
verticali e a forze orizzontali che tendono a spostarlo. sollecitazione di trazione
Verifica allo schiacciamento
Si tratta di una verifica a compressione nella quale per avere s s =P/A
4 4 1
la stabilità lo sforzo massimo deve risultare < del carico
max
.
di sicurezza s
o
Il solido é assoggettato a sole forze verticali, il peso proprio P,
s A : sezione ridotta resistente a
;
applicato nel baricentro della sezione, e un carico esterno P 1
compressione
1
occorre verificare se il punto di applicazione della sommatoria Verifica allo schiacciamento
delle forze é contenuto o non all'interno del nocciolo centrale
d'inerzia (luogo dei punti in cui la risultante determina dia- S
grammi di tipo rettangolare, trapezio e al limite triangolare; per
una sezione rettangolare é un rombo).
Se il punto di applicazione del carico P coincide con l'asse baricentro S
1
baricentrale, il centro di pressione C (punto di applicazione S<Ptg R
P
P
della risultante dei carichi agenti) coincide con il baricentro f
della sezione resistente G, cioè il carico é perfettamente bari- f
centrico, e il diagramma delle pressioni, all'interno del solido A B A B
risulta essere di tipo rettangolare, quindi il solido é uniforme- verifica allo scorrimento il solido scorre: R è
esterna all’angolo di
mente compresso con =s . S attrito
max1 dall'asse
Se spostiamo il punto di applicazione del carico P
s f
1
baricentrale in un punto qualsiasi all'interno del nocciolo cen-
trale d'inerzia, il diagramma delle pressioni diventa di tipo tra- d Mres > Mrib
che aumenta a parità di area, fino a che il punto
pezio con P Pb > Sd
max non si trova sul perimetro del
di applicazione del carico P
s 1
nocciolo stesso per cui il diagramma diventa di tipo triangola-
=2s .
re, sempre a parità di area, con A
max2 max1 B
b
< dove =P/A
Nei tre casi suddetti va verificato se la
s max o max
con A =area della sezione resistente. s s
s
Se il punto di applicazione della risultante delle azioni esterne
si trova all'esterno del nocciolo centrale d'inerzia il diagramma S
S
delle pressioni diventa del tipo a farfalla, cioè parte della R
R
sezione risulta compressa e parte risulta tesa; la parte tesa, P P
essendo in presenza di materiale non resistente a trazione é
come se non esistesse. <s dove
In questo caso va verificato sempre che A A
B B
R è nella base di appoggio =
R va fuori della base di
max o
=P/A con A =area della sezione resistente ridotta, cioè
s stabile
appoggio = non stabile
max 1 1
quella sollecitata a compressione, facendo conto che la parte
s verifica al ribaltamento 9
di sezione sollecitata a trazione non esiste.
Verifica allo scorrimento
Si tratta di una verifica sul solido murario sottoposto oltre che
ai carichi verticali, anche a una forza orizzontale. Sempre con-
siderando un solido omogeneo la sezione di scorrimento é
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