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INDICE

MODERATO-ROVETTO “PSICOLOGO VERSO LA PROFESSIONE”

 APPRENDIMENTO

 COMPORTAMENTO

CONDIZIONI SVILUPPO PSICOLOGIA COME SCIENZA

 EMOZIONI

ETA DELLO SVILUPPO

 FRUSTRAZIONE

 CONFLITTO

 INTELLIGENZA

 LINGUAGGIO

 MEMORIA

METODI CLINICI

METODI PSICOMETRICI

 METODO PSICOANALITICO

METODOLOGIA DELLA RICERCA IN PSICOLOGIA

 METODOLOGIA DELLA RICERCA PSICOSOCIALE

 MODELLI TEORICI

 MOTIVAZIONI

 PENSIERO

 PERCEZIONE

PROFESSIONALITA

PROCESSO DIAGNOSTICO IN PSICOLOGIA CLINICA

 STATI DI COSCIENZA

SVILUPPO AFFETIVO.COGNITIVO-SOCIALE-MORALE

 SVILUPPO COGNITIVO

 TEORIE SOCIALI

TEORIA DI ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI

 Psicologo: verso la professione

(Paolo Moderato, Francesco Rovetto)

Capitolo 1:

PSICOLOGO: UNA PROFESSIONE SCIENTIFICA

(Felice Perussia)

Def. Psicologia :

1. un sistema teorico/operativo per rapportarsi al mondo, una chiave di lettura della realtà u

2. una forma di conoscenza e quindi una scienza

3. una forma di costruzione della propria identità (almeno per gli psicologi), un modo di vivere

4. una professione (regolamentata da leggi, presuppone una formazione)

Capitolo 2:

QUALE PSICOLOGIA? QUESTIONI STORICHE ED EPISTEMOLOGICHE DELLA

PSICOLOGIA

(Maria Armezzani)

Def. Epistemologia: la riflessione sui caratteri di scientificità che informano una disciplina

Def. Dizionario: quella branca della teoria generale della conoscenza che si occupa di problemi

quali la natura , i fondamenti, i limiti e le condizioni di validità, tanto delle scienze cosiddette esatte,

quanto delle scienze empiriche (vedi psicologia); lo studio dei criteri generali che permettono di

distinguere le affermazioni di tipo scientifico, dalle opinioni religiose, etiche, etc… Parte essenziale

della filosofia della scienza.

Ogni stile di ricerca e professionale dipende dalle categorie conoscitive che si sono ammesse (più o

meno esplicitamente) all’inizio: si considerano “assunte” scelte che all’inizio erano problematiche.

Se l’assunzione di modelli diversi non è peculiarità della ps., qui la frantumazione disciplinare è tale che si

impone una prospettiva storico-epistemologica per comprendere questo quadro, è una delle condizioni di

“competenza professionale”.

La conoscenza storico-epistemologica:

- rivela le implicazioni dei paradigmi e ne determina le possibilità e i limiti;

- allontana il rischio di ideologizzare la propria prospettiva;

- esplicita l’esistenza e la natura del “punto di vista”;

- rende possibile e favorisce il confronto tra modelli.

LA SCUOLA DI LIPSIA

La psicologia ha “due anime”:

- sperimentale (processi di BASE)

- filosofica (processi SUPERIORI)

Fondatore ufficiale: Wundt,

ha fondato a Lipsia nel 1879 il primo laboratorio di psicologia sperimentale. E’ il primo che decise di

applicare la metodologia delle scienze naturali all’indagine sulla “psiche” (da criteri filosofici si passa a

criteri sperimentali-quantitativi).

Oggetto di indagine: “l’esperienza umana immediata”, ciò che è reperibile immediatamente nella

coscienza soggettiva.

Variabili controllate: processi sensoriali semplici (escluse tutto quello che oggi chiamiamo ps.)

Strumento: l’introspezione, resa sistematica da precise regole che tendono ad equipararla all’osservazione

scientifica

Scopo: indagare sulla struttura della mente per scoprirne regole e componenti

Accanto a questa ps. sperimentale, lo stesso W. sostiene la necessità di una ps. filosofica, vicina alle scienze

“umane”.

→ la ps. è iniziata come scienza della “coscienza”: è proprio l’idea di analizzare la soggettività con criteri

empirici, che fonda la ps. moderna.

Correnti in Nord-America:

STRUTTURALISMO E FUNZIONALISMO (fine ‘800, primi del ‘900)

Strutturalismo

Fondatore : Cattell,

Allievo di Wundt, ma dà una interpretazione diversa agli studi di Lipsia: i dati ottenuti non sono misura delle

sensazioni, ma misura dell’entità fisica oggettiva degli stimoli, da misure dell’esperienza soggettiva si passa

a misure dell’oggetto che provoca l’esperienza.

Collabora con Galton e introduce la statistica; l’interesse si sposta dal soggetto, alle prestazioni soggettive (e

poi alle differenze individuali).

Fondatore: Titchener,

allievo di Wundt, esclude tutta la parte filosofica dalla sua traduzione dell’opera di Wundt e sposta tutto

l’interesse sulla parte sperimentale, “risolvendo” così la contraddizione interna.

Funzionalismo

Fondatore: James,

+ correnti evoluzionistiche: Angell e Carr

Oggetto di indagine: non i contenuti psichici, ma i processi e le funzioni che favoriscono

l’adattamento dell’organismo all’ambiente.

Metodi: eclettismo, basato sull’utilità pratica e sulla capacità di indagare le interazioni dell’uomo con

l’ambiente naturale (NO laboratorio!)

Rif. culturali: teorie di Darwin, Neopositivismo.

COMPORTAMENTISMO (“manifesto” del 1913)

Fondatore: Watson,

per garantire la scientificità della psicologia, W. elimina come oggetti di studio gli “eventi mentali”, e

analizza il “comportamento manifesto” e quindi osservabile.

Oggetto: comportamento osservabile, a prescindere dai rapporti che ha con la coscienza

Metodo: rigorosamente sperimentale

→ N.B. è questo che determina la scelta dell’oggetto di studio!

In laboratorio si manipolano variabili indipendenti (stimoli ambientali) e si misurano var. dipendenti

(comportamenti)

Modello matematico: statistica inferenziale

Confermato dagli studi del fisiologo russo Pavlov, W. elabora il modello S-R (stimolo-risposta) che sembra

risolvere tutti i problemi di carattere epistemologico, perché risponde ai criteri di previsione e controllo delle

var.

La psicologia immette così sul mercato i primi strumenti di misurazione psicometria che offrono alle

istituzioni-clienti garanzie di oggettività di cui c’è urgente bisogno.

Dalla fine degli anni trenta, si introduce il criterio della significatività statistica come ulteriore

rassicurazione.

( questo criterio è stato molto criticato da autori contemporanei: la significatività è un criterio di ordine

matematico, che non può rispondere tout cour a domande di natura psicologica!)

Le correnti contemporanee conservano la concezione epistemologica, ma valorizzano una visione solistica e

attiva del comportamento umano con l’introduzione della nozione di “contesto”: il comportamento è sempre

un atto in un contesto che attribuisce i significati e le funzioni agli stimoli specifici dell’ambiente.

→ rientra il “significato”!!!

COGNITIVISMO (fine degli anni ’50)

Fondatori: Neisser (1967) e Miller, Galanter e Pribram, (1960)

Def. Cognitivo: “indica tutti quei processi che comportano trasformazioni, elaborazioni, riduzioni ,

immagazzinamenti, recuperi e altri impieghi dell’input sensoriale. Termini […] che si riferiscono a ipotetici

stadi o aspetti dell’attività cognitiva” (Neisser, 1976)

Oggetto: i processi cognitivi, ipotetici e non osservabili. Si ripropongono i problemi epistemologici.

→ La teoria non pretende di rispecchiare il reale stato dei fatti, ma di rappresentarlo.

E viene utilizzata la metafora del computer : la conoscenza umana è una manipolazione di simboli

realisticamente rappresentabile con l’analogia con il software.

I paradigmi sono storicamente due:

- HIP: una serie di regole per la trasformazione di simboli.

- PDP: connessionista, la mente è vista come una rete di interconnessioni auto-organizzata, la

metafora è con il SNC reale, con i neuroni.

Metodi: costruzione di modelli e verifica tramite PC

Modello matematico: teoria della probabilità

Critiche:

- rapporto debole tra modello e esperimento

- artificialità dei modelli (situazioni lontane dalla vita quotidiana)

- dalla costruzione dei significati, si è passati a studiare l’elaborazione dell’informazione: di nuovo

impersonalità e oggettività

- sono stati esclusi dalle ricerche i processi che poco si adattano alla rappresentazione computazionale:

emozioni, creatività, interazioni tra soggetti, etc….

→ anche qui vediamo come sia il metodo a decidere l’oggetto di studio!

TEORIE COSTRUTTIVISTICHE (anni ’80)

Autori: Watzlawick

Teoria: non esiste un mondo reale pre-esistente e indipendente dall’osservatore, ma esistono varie versioni di

mondo a seconda del punto di vista. Ogni pensiero/giudizio/percezione è un’operazione costruttiva e

autoreferenziale dell’osservatore . Anche la scienza è vincolata dalle condizioni di osservazione.

Oggetto: l’uomo come essere attivo, costruttore di significati e l’ambiente come universo di simboli e di

esperienze possibili.

Metodo: modelli interpretativi complessi dell’interazione interpersonale o dell’uomo con l’ambiente

quotidiano (psicologia applicata).

Critiche:

- relativismo conoscitivo: si rinuncia a criteri di certezza, in un ottica molto contemporanea di

“pensiero debole”

- Correnti Europee:

→ ha avuto un carattere più accademico della ps. nordamericana, e minore influenza sociale (a parte alcune

eccezioni!!!)

GESTALT (nascita ufficiale: 1912)

Fondatore: Wertheimer,

nel 1912 pubblica un importante lavoro sul movimento stroboscopio che dà inizio alla scuola della

Gestalt.

→ Gestalt = forma.

Oggetto: “l’esperienza umana immediata” (N.B. come Wundt!!!), ma la intendono in modo diverso:

l’esperienza è un “campo psicologico organizzato” dove il soggetto si lega in modo intenzionale

all’ambiente.

Punto di partenza è la descrizione del significato intenzionale del modo in cui il soggetto esperisce.

Per la Gestalt:

- l’esperienza diretta è il materiale grezzo sia della fisica, come della ps.;

- non esiste osservazione neutra, l’osservazione è sempre prospettica;

- sia la realtà fisica che quella psicologica sono “esperienze soggettive”, “fenomeni”.

Metodi: esperimenti percettivi

→ Kohler (1917) def. Insight:“ristrutturazione improvvisa del campo percettivo“ ( apprendimento per

prove ed errori di Thorndike)

PSICOANALISI (1900)

Fondatore: Freud,

nel 1900 pubblica “L’interpretazione dei sogni”.

Propone un’interpretazione psicologica dei disturbi psichiatrici (N.B. novità assoluta!!)

Introduce i concetti di dinamiche intrapsichiche e inconsce, come possibili oggetti di studio.

Def. Psicoanalisi:

1) un procedimento per l’indagine dei processi psichici

2) un metodo terapeutico basato su tale indagine

3) una serie di conoscenze sul funzionamento psichico acquisite per questa via

Oggetto: i processi psichici inconsci

Metodo: metodo clinico, basato sull’interpretazione.

→ c’è un tentativo evidente di adesione ai dettami scientifici e un superamento di essi nel corso degli anni, in

parallelo aumento il coinvolgimento partecipativo dell’osservatore.

PSICHIATRIA FENOMENOLOGICA (inizi del ‘900)

Fondatore: Biswanger

Oggetto di indagine: l’ ”Erlebnis”(l’esperienza vissuta), il vissuto soggettivo

Scopo: pervenire alla conoscenza delle strutture sottostanti ai fenomeni, attraverso un’analisi sistematica

delle esperienze umane e dei tratti comuni delle esperienze.

Teoria di rif.: fenomenologia husserliana (cosafenomeno)

Metodo: limitazione dell’analisi a ciò che è reperibile nella coscienza (psicoanalisi), analizzare l’esperienza

umana per comprenderne le strutture fondamentali che lo mettono in rapporto con lo spazio, il tempo,

l’alterità, mettendo da parte ogni distinzione pregiudiziale tra normale e patologico e ogni interpretazione

causalistica-meccanicistica (comportamentismo).

EPISTEMOLOGIA GENETICA (anni ’50)

Fondatore: Piaget,

detta anche “scuola di Ginevra” o “costruttivismo piagetiano”.

Oggetto: lo sviluppo della “conoscenza” nell’interazione organismo-ambiente, la relazione tra il soggetto che

agisce e pensa e il mondo che lo circonda, oggetto delle sue esperienze.

Metodo: sperimentale e clinico.

Secondo Piaget, l’attività senso-motoria determina la costruzione del reale secondo processi alternati di

assimilazione e accomodamento, che fanno progredire l’individuo attraverso stadi di conoscenza sempre più

elaborati.

L’esperienza non è mai una copia del reale, ma è data da un processo di interazione tra l’esterno e le strutture

interne che ne conferiscono il significato.

Osservazioni:

- coerenza e rigore sono cmq attributi della scientificità, in qualunque modo la si concepisca;

- nella dialettica tra metodo e oggetto, spesso è stato sacrificato l’uno per l’altro senza trovare un

giusto equilibrio;

- è inevitabile operare una scelta di “punto di vista”, esserne consapevoli e esplicitarla nel lavoro di

professionisti.

Capitolo 3:

CRITERI DI COERENZA TRA TEORIA E PRATICA IN PSICOLOGIA CLINICA

(Franco Di Maria e Calogero Lo Piccolo)

Def. Psicologia clinica è confusa:

1. definita dal suo oggetto: cioè la cura → identificazione della psicologia clinica con la psicoterapia

2. definita da un modello di cura → definizione dello psicologo clinico come appartenente a una

determinata scuola

E’ in netta ascesa la richiesta di interventi psicologici ma non psicoterapici: richiesta di soluzione di un

disagio psicologico ( psicopatologico), formazione professionale, gestione delle risorse umane.

→ sembra che la ps. clinica si definisca anche in funzione alle richieste del “mercato sociale”, come

disciplina che opera nella :

- valutazione ( !!! →  nosografia, ma inquadramento del “modello relazionale” esistente, partendo

dall’analisi della domanda)

- comprensione

- intervento

dei sistemi relazionali umani, nel contesto in cui si danno.

La difficoltà di def. secondo Di Maria e Lo Piccolo, sta nella mancanza di coerenza tra teoria e pratica: le

teorie più diffuse NON hanno al centro la relazione (ma l’intrapsichico), la pratica HA sempre al centro la

relazione (!!!).

Propongono il modello dell’ action-research:

 - perché tiene ben presente il significato di irruzione nel sistema, da parte del ricercatore

- si allontana dai criteri di oggettività intesa come neutralità

- non scotomizza la relazione, ma la utilizza per i propri scopi: la relazione come metodo di

conoscenza-intervento

Ri-def: psicologia clinica = action-research che mira a valutare, comprendere ed trasformare

 i sistemi relazionali umani, tenendo presente che agire-conoscere-trasformare sono fasi inseparabili.

E’ importante che ogni professionista faccia della sua tecnica un oggetto di studio, apra una

riflessione teorica sul proprio operare.

Va stabilito un vertice teorico che renda “pensabile” l’influenza della relazione sui processi di

conoscenza.

L’intervento si configura come la costruzione di uno spazio relazionale “altro” che renda pensabili e

 osservabili i comportamenti degli attori, anche al di fuori del settino clinico tradizionale.

Analisi della domanda: come analisi di tutti gli aspetti anche fantasmatici della relazione, per la

 costruzione di un area di senso “comune” che possa fare da base alla relazione.

Distinzione tra set e setting:

 set : tutti gli aspetti organizzativi che rendono possibile l’incontro (orario, frequenza, etc…)

setting: accadimenti emotivi e relazionali dell’incontro, spazio relazionale e psichico che si ritaglia

all’interno di un set adeguato.

Ciò che lo psicologo clinico fa è usare la propria competenza per cambiare il set in funzione di

un setting più adeguato a riconoscere e pensare le emozioni.

Capitolo 5:

METODOLOGIA DELLA RICERCA IN PSICOLOGIA: PIANIFICAZIONE,

CONTROLLO E MISURA

(Paolo Moderato e Renato Gentile)

Ogni disciplina scientifica è caratterizzata, oltre che da affermazioni teoriche specifiche, da una serie di

riconoscimenti (assunti) più o meno espliciti che riguardano:

- la filosofia della scienza (assunti metateorici)

- i fenomeni da osservare (assunti teorici)

- i metodi di ricerca (assunti metodologici)

Kuhn ha utilizzato per questi elementi il termine paradigma.

Attualmente questo termine viene utilizzato in un senso più ristretto per definire:

- i dispositivi fondamentali usati dal ricercatore per produrre il fenomeno che lo interessa (rif.

paradigma di ricerca).

La scelta del paradigma dipende strettamente da ciò che vogliamo studiare (!!!: anche viceversa!!).

Quindi ogni buona ricerca deve partire da una buona definizione del proprio oggetto di studio.

Considerare un fenomeno, significa avere delle ipotesi sul processo: su quali sono le variabili e che funzione

reciproca svolgono.

Va elaborato, a partire dal paradigma, un piano sperimentale che permetta lo studio dei singoli elementi (e la

verifica delle ipotesi specifiche) con il minimo possibile di errori.

Per cui vanno definite le possibili variabili interferenti .

Un buon disegno deve rispettare due esigenze di controllo:

- individuare le fonti di errore (funz. preventiva): controllo metodologico

- evidenziare l’influenza delle var. indipendenti su quelle dipendenti (funz. diagnostica): controllo

statistico

CONTROLLO SUL PIANO METODOLOGICO:

Il campionamento: funz. di delimitare una popolazione sulla quale svolgere lo studio che sia<

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swarovskyna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Di Nuovo Santo.
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