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Indice

  • Introduzione: che cos’è la scienza delle finanze? pag. i
  • Parte Prima
    • Efficienza allocativa pag. 4
    • Giustizia sociale pag. 13
    • I fallimenti di mercato pag. 24
  • Parte Seconda
    • Introduzione al sistema tributario pag. 40
    • L’efficienza delle imposte pag. 42
    • L’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) pag. 54
    • L’imposta sul reddito delle società (IRES) pag. 71
    • L’imposta indiretta pag. 75
    • Le politiche di contrasto alla povertà pag. 79
  • Note a piè di pagina pag. 87

Introduzione: che cos’è la scienza delle finanze?

La scienza delle finanze è quella branca del sapere, di stampo prettamente economico, che studia tutti gli aspetti che interessano l’economia del settore pubblico (pubblic economics). Questa nel corso del tempo ha avuto una grande evoluzione, perché semplicemente è cambiato il settore pubblico: modificando gli ambiti di intervento, il settore pubblico ha mutato la sua forma funzionale e quindi la scienza che la studia ha dovuto adeguarsi.

Gli aspetti legati alla fiscalità sono presenti sin dalla res publica dei popoli dell’antichità. Nel corso del XVI e XVII secolo – con gli scolastici e i mercantilisti – si dà nuovo vigore allo studio di questi aspetti finanziari legati all’attività degli Stati. Nel '700, e poi nell'’800, i Kammelini (cameralisti) iniziarono a ragionare su un insieme di precetti e di regole che dovevano accompagnare il sovrano nell’emanare norme di carattere economico per i consociati.

La vera espansione dell’economia pubblica avviene nel momento in cui si iniziano a separare i patrimoni dei sovrani (ovvero le casse private dei regnanti) rispetto al patrimonio pubblico. Dunque, con la separazione degli interessi dei regnanti e della collettività, emerge l’esigenza di approfondire gli interessi delle scelte pubbliche (o scelte economiche sociali). È ovvio che con la nascita degli Stati moderni occidentali e con l’incremento dell’attività pubblica – negli ambiti di influenza del settore pubblico – la scienza delle finanze ha accompagnato questi processi di ulteriore arricchimento da parte degli Stati.

Primi studiosi dell'economia pubblica

Chi sono in termini storici i primi studiosi dell’economia pubblica e delle scienze delle finanze? Già quando Adam Smith scrive “La ricchezza delle Nazioni” (1786), si iniziava a ventilare un’esigenza di definire in modo metodologicamente rigoroso quelle che erano le tecniche e le modalità di intervento dello Stato all’interno dell’economia; per non parlare di tutta una serie di economisti – che fanno parte di tutto un filone che si è sviluppato prima in Inghilterra, poi in Germania, in Austria e in Svezia – che hanno veramente tracciato il campo ed hanno aiutato a definire i contorni del settore pubblico (tra questi ricordiamo Vixel, Betti, Ricardo).

Tra la fine dell'’800 e gli inizi del '900, l’Italia dettava legge nell’economia pubblica delle scienze delle finanze (ricordiamo Barone, Mazzola, De Marco, Pantaleoni). Oggi l’economista più fidato è Richard Musgrave, che, con il three-branch model, ha definito in modo rigoroso sia gli ambiti di interesse di studio che quelli possibili di intervento pubblico.

Funzioni della scienza delle finanze

Egli distingue tre branche fondamentali chiamandole funzioni: funzione allocativa. Fa riferimento alla produzione dei beni e servizi pubblici (che sono un fallimento del mercato: il mercato non li produrrebbe spontaneamente perché hanno delle caratteristiche economiche particolari). Nella funzione allocativa l’ambito di studio è capire perché e come lo Stato - in modo efficiente ed efficace - deve procedere alla produzione di questi servizi pubblici. Qui entra in modo importante il primo principio fondamentale dei sistemi tributari moderni: la controprestazione, cioè il principio dell’imposta-prezzo.

Per quanto riguarda la produzione di beni e servizi pubblici, lo Stato si trova in un rapporto di controprestazione rispetto ai consociati: mette a disposizione un bene o un servizio ed esige in cambio il prezzo, il quale, essendo un flusso monetario dal cittadino allo Stato, viene definito imposta. Questa è una delle giustificazioni per cui è possibile introdurre una tassa. In questo tema la scienza delle finanze si è espansa in un campo scientifico che si chiama, in un modo più ampio, economia pubblica.

Ampliamento degli ambiti operativi

Facendo riferimento all’ampliamento degli ambiti dell’operatività della nostra materia ci si riferisce in particolar modo alle nuove esigenze delle attività di regolazione (ex ante ed ex post) dei mercati. In realtà, l’evoluzione tecnologica - e quindi l’evoluzione dei mercati - ha reso necessarie altre forme di intervento, che hanno sempre a che fare con questa dinamica legata alla allocazione efficiente delle risorse.

Ci delimita il tema della giustizia sociale. Lo Stato interviene nell’economia funzione redistributiva per promuovere attività di redistribuzione del reddito e di ricchezze, perseguendo degli obiettivi che non sono insiti, impliciti negli andamenti del mercato (è anche possibile che il mercato porti a degli equilibri che siano equi, ma vanno verificati). Ci sono dei giudizi soggettivi in capo al Governo (in termini di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato), ma in questo ambito ci occuperemo della redistribuzione attraverso la tassazione.

Qui si afferma il principio, comune a tutte le costituzioni moderne, secondo cui lo Stato, per finanziare la spesa pubblica, è giustificato a prelevare coercitivamente dai cittadini delle porzioni di reddito che sono collegate, basate sulla capacità contributiva (art. 53 Cost. italiana). Questo è il secondo principio cardine che contraddistingue i sistemi tributari moderni (controprestazione imposta-prezzo). Tale discorso vale se si rispetta il principio della progressività: lo Stato si deve assicurare che l’imposta sia crescente (in termini percentuali) al crescere del reddito.

Bisogna creare, dunque, un meccanismo per cui l’aliquota sia crescente a tassi crescenti (la regressività dell’imposta non è accettata dalla nostra Costituzione).

Funzione di stabilizzazione

(Non trattata nel nostro corso). Ha a che fare con la funzione di intervento pubblico volta a garantire stabilità di crescita economica o di equilibrio economico tra gli Stati (macrofondata). Dunque, ci definisce i tre ambiti più pregnanti, più importanti dell’intervento pubblico Musgrave, (c.d. filoni di ricerca).

La legge di Adolf Wagner è importante perché ci fa capire come il settore pubblico cresce, ovvero ci spiega le determinanti di quest’ultimo e la reazione che c’è tra settore pubblico e quello privato. Questa dice che, nel momento in cui ci sarà crescita economica, il settore pubblico crescerà sempre a tassi percentuali più elevati del settore privato. Quindi se l’economia cresce, vuol dire che contemporaneamente il settore pubblico è cresciuto con percentuali più elevate di quello privato.

Ciò avviene perché, in termini molto sintetici, questo fenomeno deriva da una complementarietà tra beni e servizi pubblici e beni e servizi privati. Per questi motivi gli investimenti infrastrutturali, che hanno così tante esternalità positive per tutti i settori dell’economia (sia al pubblico che al privato), hanno un coefficiente di moltiplicatore sul PIL molto elevato.

Per promuovere la crescita, lo Stato dovrebbe investire in campi in cui il privato non può intervenire ottimamente (es. lo sviluppo industriale, i processi di urbanizzazione, le reti stradali, etc.), determinano una crescita della spesa pubblica che genererà esternalità positive anche nel privato.

Efficienza allocativa

Come può funzionare un sistema economico generale?

Ci occuperemo delle giustificazioni dell’intervento pubblico per riuscire a capire dove lo Stato, al margine, è giustificato ad intervenire. Bisogna partire dalla situazione in cui il sistema economico generale funziona, ovvero permette il raggiungimento delle condizioni di efficienza allocativa. Questa esposizione del sistema di equilibrio economico generale va a cristallizzare il così detto primo teorema dell’economia del benessere: ogni sistema economico generale, se funziona in concorrenza perfetta, genera degli equilibri efficienti.

Definiremo questo equilibrio come ottimo paretiano. Il modello di equilibrio economico generale è molto semplice in termini di contesto in cui ci muoviamo.

Hp:

  • (x, y) {due imprese isoquanti e isocosti
  • (K, L)due fattori produttivi { sono beni privati, dunque c’è interdipendenza nelle scelte
  • (a, b)due categorie di consumatori { tutti gli “a” sono uguali e tutti i “b” sono uguali (curve di indifferenza e retta di bilancio)
  • (X, Y)due beni di consumo { sono privati e dunque rivali nel consumo

Assumiamo che siamo in concorrenza perfetta, quindi c’è simmetria di informazione da parte degli agenti economici. Le imprese sono price taker, la tecnologia è data (è accessibile a tutti), i beni sono privati, non ci sono variabili di forza contrattuale tra i consumatori (i consumatori sono uguali in termini di potere contrattuale), etc.

Il problema che noi affrontiamo nel modellizzare un qualcosa che deve esprimere un equilibrio di più operatori economici (sia sul versante della produzione che su quello del consumo) è che dobbiamo usare isoquanti e isocosti di due imprese contemporaneamente.

Sul versante della produzione, essendo K e L input scarsi in natura e rivali, se una delle due imprese consuma una porzione di K l’altra avrà il K restante (c.d. interdipendenza nelle scelte: la scelta di una influenza quella dell’altra).

Sul versante del consumo abbiamo due operatori (a, b) che hanno dei gusti e delle preferenze ed il loro obiettivo è quello di massimizzare la propria utilità. Dunque il problema è analogo a quello delle imprese: se uno dei due consuma una porzione di x o di y, all’altro rimane il restante (beni privati, ossia rivali nel consumo).

In tutto questo sappiamo che dovremmo utilizzare isoquanti-isocosti e curve di indifferenza-retta di bilancio. L’unica cosa che manca è capire qual è il contesto matematico in cui ci dobbiamo muovere per prendere in considerazione queste scelte in modo simultaneo.

Efficienza analitica

Per giungere alle condizioni di efficienza analitica, ovvero all’efficienza del sistema economico, dobbiamo fare tre tappe intermedie:

  • Ottimo di produzione (o efficienza allocativa della produzione): bisogna mettere insieme produzione e consumo, calcolando tutte le infinite possibilità di allocazione dei due beni K e L per capire qual è l’ottimo della produzione.
  • Ottimo di scambio.
  • Condizione di equilibrio generale: Tutti e tre questi passaggi comportano la fissazione di una regola che consente di individuare l’efficienza allocativa.

Ottimo di produzione

Ciò che ci permette di analizzate tutti e due i fattori è la scatola di Edgeworth. Nella scatola di Edgeworth i limiti sono fissati dalla combinazione di K e L. Dentro la E.Box ci sono le possibili combinazioni di K e L, dato il limite fisico del 100K e 800L a disposizione del sistema economico generale. La E.Box è una “magata”, perché ci consente di comprendere le interdipendenze delle possibili scelte che fanno le imprese in modo di comprenderne la reciproca influenza che generano nell’impiego delle risorse.

I punti α e γ si chiamano “corner solution”. Siccome ci sono infinite combinazioni di K e L nella scatola, dobbiamo capire quali sono quelle efficienti, ossia dobbiamo individuare la condizione di ottimalità della produzione che spiega come le imprese possono produrre la torta da immettere sul mercato in modo efficiente (senza sprechi).

Noi sappiamo che all’interno della E.Box, le combinazioni di K e L che stanno in prossimità di O comportano un sottostante che ci dice che la maggior parte di K e L sta impiegando l’impresa x. Tracciando mappe di isoquanti di x sappiamo che allontanandosi via via da O avremo valori della produzione sempre più grandi. Analogamente si ottengono gli isoquanti dell’impresa y.

Nella scatola si possono produrre combinazioni alternative di x e y, ma quelle efficienti si trovano in tutti i punti di tangenza tra gli isoquanti. Dunque è un ottimo E* di produzione con riferimento specifico ai livelli di produzione (x1, y3).

Per individuare la condizione generale dell’ottimo della produzione in tutta la scatola, cioè per tutte le n combinazioni possibili, si deve esprimere questa relazione in termini non specifici contestualizzandoli agli specifici isoquanti: Qual è la frontiera che mi fa vedere tutti i punti di ottimo della produzione? È la funzione che congiunge tutti i punti di tangenza, ossia quelli che rispettano la prima legge dell’economia del benessere, e si chiama curva di trasformazione. Essa, quindi, è l’insieme dei punti che soddisfano il requisito dell’efficienza della produzione.

Gli economisti usano l’espressione “curva di trasformazione” per esprimere un concetto, ovvero quello di individuare e delimitare i punti in cui la trasformazione da beni strumentali a beni finiti (da input ad output) avviene in modo efficiente.

Ottimo di scambio

La prima condizione è stata soddisfatta e sappiamo esattamente la regola che rende vera l’ottimo della produzione. Il problema è che ora abbiamo individuato tutti i punti ottimi della produzione, ossia “torte alternative”. Quindi x ed y sono porzioni di questa torta variabile. La questione sta nel capire come queste quantità vengono introdotte sul mercato dei beni del consumo.

Sul consumo noi utilizziamo curve di indifferenza e retta di bilancio. C’è bisogno di un ulteriore passaggio per introdurre le quantità al posto di K e L. Come si fa a tener fermo questo concetto ed a inserirci dentro la tematica dello scambio? La curva di trasformazione tiene ferma la condizione di ottimo della produzione. Possiamo “plottare” quelle che sono le quantità che si raggiungono nei punti di ottimo in un altro grafico in cui utilizzeremo le quantità sugli assi per esprimere i punti efficienti. Sugli assi in questo caso mettiamo X e Y.

La frontiera di produzione garantisce l’ottimalità di produzione in ogni suo punto, perché esprime delle combinazioni alternative dei beni che rispettano la scelta ottimale sottostante dell’uguaglianza tra i saggi marginali. Il TMT ci dice esattamente quanto all’aumentare di un bene bisogna diminuire l’altro per preservare la condizione di ottimalità della produzione.

Condizione di equilibrio generale

Siccome nel consumo abbiamo sempre due soggetti che hanno il limite della finitezza della torta e che si influenzano reciprocamente nel consumo dei pezzi di quella torta, avremo bisogno della scatola di Edgeworth dello scambio. In questo caso i limiti funzionali della E.Box dello scambio sono fissati dalle imprese, poiché dipendono dalla quantità dei beni che le imprese immettono sul mercato.

Ogni punto della curva di trasformazione indica un paniere e per questo motivo avremo infinite E.Box dello scambio. Il TMT ci dice quanto al diminuire di un bene devo incrementare l’altro per restare sulla frontiera di produzione (per restare efficiente). Come funziona la E.Box dello scambio? Ipotizziamo che le categorie di consumatori a e b possano consumare y e x.

Il luogo dei punti in cui si verifica l’uguaglianza tra i saggi di sostituzione rappresenta la curva dei contratti. La curva dei contratti contiene e ci indica le n combinazioni efficienti dello scambio. Per ogni punto di scelta produttiva efficiente ci sono infinite combinazioni “efficientissime” dello scambio.

In questo processo logico, noi abbiamo il problema che ci troviamo di fronte ad un punto di ottimo della produzione infiniti punti di ottimo dello scambio, ossia non abbiamo una soluzione definita del problema di efficienza allocativa. In altre parole abbiamo infiniti tassi marginali di trasformazione che rendono...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pasQuiino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Castaldo Angelo.
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