PRIMA LEZIONE 3/03
La disciplina delle banche si compone di due parti, un aspetto privatistico
che riguarda i contratti bancari (esempio: il conto corrente, la cui disciplina
è contenuta nel codice civile), e un aspetto pubblicistico che è quello che
viene definito normalmente come “legislazione bancaria”. Questa
definizione è stata ormai superata perché la legislazione bancaria, ora,
comprende tutto anche la parte dei contratti. La banca è una impresa come
tutte le altre e come tale assume la forma di soggetto giuridico (società
cooperativa per azioni o società per azioni) per cui deve essere trattata e
sottoposta prima di tutto alle norme del codice civile. Per la funzione che
svolge, la banca, ha bisogno di una serie di controlli. L’attività bancaria è
una particolare attività che ha bisogno di alcune autorizzazioni di cui altre
imprese non hanno bisogno. Questo presuppone un aspetto pubblicistico
dei controlli che coinvolgono la banca in tutta la sua vita, dalla nascita,
fino alla morte. Non si applicano le procedure concorsuali normali, ma
procedure più specifiche che coinvolgono l’autorità pubblica, ovvero la
Banca Centrale quale organo di controllo delle banche e il Ministro delle
finanze.
La banca non svolge più solo attività bancaria, ovvero raccolta di
risparmio tramite deposito (dal lato passivo) e attività di erogazione del
credito tramite mutuo, etc (dal lato attivo), ma svolge anche altre attività
finanziarie nell’ambito del mercato mobiliare (acquisto di titoli, gestione di
patrimoni, consulenza). Le uniche attività che la banca non può svolgere
direttamente sono l’attività assicurativa e la gestione collettiva del
risparmio (fondi comuni). La banca, però, indirettamente, svolge lo stesso
queste attività attraverso l’acquisto di partecipazioni dell’impresa di
assicurazioni. Ai giorni nostri la banca assume la veste di “Banca
Universale” cioè può svolgere tutte le attività finanziarie in modo diretto e
in modo indiretto.
Dobbiamo immaginare la regolamentazione bancaria come se fosse
composta da tre cerchi. In quello più esterno abbiamo la regolamentazione
internazionale, che è formata dagli “International financial standards”
elaborati principalmente dal Comitato di Basilea (regolatore internazionale
specifico per il settore bancario) e da Financial stabilaty board (si occupa
della regolamentazione di tutte le imprese finanziarie). Questa
regolamentazione non è obbligatoria ma viene implementata
volontariamente dagli stati membri (soft law). Questi standard vengono di
solito incorporati nella normativa europea che è composta da direttive,
regolamenti, decisioni etc. All’interno di questi due cerchi vi è la realtà
nazionale e nel nostro caso l’Italia. Oggi l’Italia si trova nella situazione di
dover far parte dell’unione bancaria europea. La regolamentazione
bancaria italiana è compresa nel Testo Unico Bancario (TUB). L’Italia
deve adottare tutta la disciplina stabilita a livello europeo (le direttive) e la
disciplina contenuta nel TUB. Il compito più importante che svolgono
queste regolamentazioni è quella di vigilanza, si parla a tal proposito di
vigilanza prudenziale, cioè l’insieme delle regole per il contenimento del
rischio che può incontrare la banca nello svolgimento della sua attività.
La regolamentazione ha quindi lo scopo di contenere questi rischi. Tale
regolamentazione deve essere standardizzata (uguale) per due motivi
fondamentali:
- garantire regole uguali, condizioni di uguaglianza competitiva agli
intermediari,
- evitare l’arbitraggio regolamentare, evitare che un soggetto stabilisca la
propria sede amministrativa nel paese che ha la normativa più favorevole.
A questo punto possiamo porci tre domande fondamentali:
Quali sono gli obiettivi della regolamentazione finanziaria?
Perché è necessario regolare le istituzioni finanziarie?
Qual è la regolamentazione adeguata?
Quindi si deve stabilire qual è il livello della regolamentazione e quale
deve essere la natura della regolamentazione e i suoi obiettivi. Per
rispondere a queste tre domande dobbiamo fare riferimento alla letteratura
economica e giuridica, e alla tecnica di regolamentazione che prende il
nome di “ Risk – Based Supervision and Regulation Approuch”( si basa sui
rischi esistenti sul mercato). E’ necessario dare due importanti definizioni.
Sistema finanziario: è il mercato composto dai soggetti, risparmiatori, e
da coloro che hanno bisogno di denaro per fare i loro investimenti
attraverso l’intermediazione di altri soggetti, che possono essere banche,
imprese di investimento, assicurazioni etc. Quindi vi è lo scambio di
domanda ed offerta di strumenti finanziari e servizi attraverso
l’intermediazione di un altro soggetto.
Regolamentazione finanziaria: è l’insieme delle regole che sono alla
base dei processi di autorizzazione, di controllo, di gestione, cioè tutte le
regole alla base dello svolgimento dell’attività di questi soggetti.
Supervisione finanziaria: controllo dell’autorità sul rispetto di queste
regole. Si articola in quattro momenti fondamentali.
1. Nascita: Autorizzazioni, permesso ad un soggetto di entrare sul
mercato come banca (ad esempio)
2. Controllo: sul rispetto delle regole relative allo svolgimento della
propria attività, quindi durante la vita.
3. Enforzment: applicazione di sanzioni amministrative o penali in
caso di mancato rispetto di queste regole da parte di un intermediario
finanziario.
4. Morte: gestione della crisi.
Vediamo quali sono gli obiettivi della regolamentazione. Possiamo
individuare tre obiettivi fondamentali:
1. La Stabilità sistemica.
2. La solvibilità degli intermediari.
3. La protezione degli investitori.
Il fine ultimo è quello di garantire la stabilità finanziaria prevenendo e
contenendo i rischi e risolvendo in maniera efficace situazioni di crisi.
Dopo la crisi del 2007 questo fine ha assunto una veste più ampia
divenendo obiettivo non solo della regolamentazione micro prudenziale,
ma anche di quella macro prudenziale (cioè del sistema nel suo insieme)
perché la situazione di crisi può riguardare non solo il singolo soggetto
intermediario, ma l’intero mercato finanziario. Questa stabilità, quindi, con
il passare del tempo, ha assunto la connotazione di stabilità sistemica.
Quali sono le giustificazioni, cioè, perché il mercato non è capace da solo
di raggiungere tali obiettivi? Gli economisti affermano che il mercato non
è capace di raggiungere da solo questi obiettivi perché all’interno di esso
esistono le così dette “esternalità sistemiche”, cioè gli effetti di contagio
(effetto domino). Solo la regolamentazione può far fronte a queste
esternalità sistemiche, cioè a quei potenziali costi a cui può andare in
contro ogni intermediario finanziario e quindi il mercato.
Quale deve essere il livello della regolamentazione e che natura deve
avere? Il livello si riferisce a quanto penetrante deve essere la
regolamentazione, bisogna porre dei limiti allo svolgimento dell’attività
finanziaria per prevenire l’eventuale rischio di fallimento. Immetendomi
sul mercato assumo più rischio, che va di pari passo con l’efficienza degli
affari sul mercato. La prima cosa da fare per stabilire il livello di
regolamentazione è di stabilire un giusto equilibrio tra l’imposizione di
limiti all’assunzione di rischi sul mercato, regolamentazione che garantisce
la stabilità, e efficienza facendo una analisi costi-benefici. Si deve fare una
analisi ex ante (costi-benefici) che giustifica la regolamentazione
finanziaria solo se i benefici che derivano dall’intervento regolatorio
eccedono i costi connessi al medesimo intervento.
La natura della regolamentazione, cioè di che tipo deve essere questa
regolamentazione, parte dalla individuazione dei rischi reali esistenti sul
libero mercato. Le tipologie di rischio esistenti sul mercato finanziario
sono:
1. Rischio sistemico, dovuto al fallimento di un intermediario
finanziario che causa l’effetto domino.
2. Asimmetrie informative, fa riferimento alle regole di condotta degli
intermediari.
Le norme che garantiscono il rischio sistemico sono quelle che
garantiscono soprattutto la solvibilità degli intermediari che prendono il
nome di Norme Prudenziali.
Le regole che servono a garantire le asimmetrie informative sono le regole
di condotta degli affari che hanno come scopo la protezione degli
investitori (risparmiatore).
In particolare se una banca si trova in una situazione di crisi può creare un
intoppo e creare un effetto a catena ripercuotendosi alla fine sull’economia
reale (effetto domino). In questo caso l’intervento regolatorio attraverso le
Norme Prudenziali è giustificato quando i benefici dell’intervento
eccedono i costi, come abbiamo già detto. Quali sono questi costi? Il costo
per l’economia che deriva dal fallimento di un potenziale soggetto è un
costo stesso di cui bisogna tener contro nel decidere l’intervento
regolatorio, cioè il costo dell’intervento del “prestatore di ultima istanza”
(es. Banca Centrale nel caso di crisi di liquidità). Abbiamo tre tipologie di
Norme Prudenziali:
- tipologia quantitativa.
1. Requisiti di capitale, servono a creare dei cuscinetti a fronte dei rischi
che l’intermediario assume nello svolgimento della sua attività.
(accantonamento di patrimonio)
2. Requisiti di liquidità, per far fronte ad una eventuale mancanza di
liquidità immediata (accantonamento di prodotti finanziari a breve
termine)
- tipologia qualitativa.
3. Regole di corporet governance, cioè della organizzazione interna delle
società. Servono a creare un dialogo maggiore tra gli organi interni
dell’intermediario e gli organi esterni che intervengo nella
regolamentazione.
LEZIONE 2 06/03/15
Stiamo parlando della legislazione bancaria quindi stiamo dicendo perchè è necessaria una
legislazione finanziaria, una regolamentazione del mercato delle istituzioni finanziarie. Innanzitutto
quali sono gli obiettivi, perchè è necessaria e quanto e come deve essere questo intervento
regolatorio. Per fare questo ci siamo basati sulla teoria economica. Abbiamo visto k gli obiettivi
della regolamentazione finanziaria che in un contesto globalizzato devono essere visti in una luce
macro prudenziale, quindi la regolamentazione deve essere innanzitutto internazionale, poi abbiamo
una regolamentazione europea ed infine nazionale. Questi obiettivi cambiano nel tempo e sono
sostanzialmente tre:
1 la stabilità sistemica,
2 la protezione degli investitori
3 la solvibilità degli intermediari
questi sono gli obiettivi della regolamentazione. L'obiettivo della stabilità finanziaria deve essere
visto sopratutto dopo la crisi finanziaria del 2007 in una prospettiva macro quindi nono solo come
stabilità dell'intermediario ma deve essere vista come stabilità del sistema perchè ci sono
nell'ambito del sistema internazionale delle fonti di rischio sistemico che sono le istituzioni che
operano cros border oltre i confini nazionali, i mercati cros border e poi ci sono degli strumenti
finanziari che non sono regolati e che creano instabilità sistemica. Questo per quanto riguarda gli
obiettivi.
Per quanto riguarda il livello della regolamentazione abbiamo visto che per stabilire quando è
giustificato un intervento regolatorio bisogna fare un'analisi costi-benefici. Bisogna vedere quali
sono i costi collegati al possibile intervento regolatorio e quali sono i possibili benefici. il beneficio
è teoricamente quello di ridurre l'instabilità del sistema i rischi esistenti nell'ambito del sistema i
costo sono di 2 tipi:
1- Il costo dovuto alle cosiddette esternalità sistemiche (esternalità negative) cioè i costi k derivano
all'economia in genere a tutto il sistema dal potenziale fallimento delle istituzioni di un mercato.
2- il costo del prestatore di ultima istanza dovuto appunto all'intervento de prestatore di ultima
istanza che in caso di fallimento di potenziali crisi di un istituzione creditizia, fornisce liquidità a
queste istituzioni. Questo riguarda il livello della regolamentazione.
Per quanto riguarda la natura della regolamentazione abbiamo visto k la letteratura economica parte
dal fatto che noi abbiamo indicato come obiettivo ultimo della regolamentazione quello della
regolamentazione inteso come stabilità del singolo intermediario e stabilità dell'intero sistema
comunque diciamo la stabilità finanziaria intesa come stabilità sistemica. Abbiamo due obiettivi
strumentali per il conseguimento di questa stabilità sistemica:
1- prevenzione e contenimento del rischio. È Un rischio potenziale. Non è effettivo il rischio. Lo
prevengo. E si consegue attraverso che cosa? Per evitare l'effetto a catena, appena un'istituzione
presenta una situazione critica, si deve il fronteggiare la crisi che si manifesta nel sistema. Quindi la
regolamentazione finanziaria ha lo scopo di prevenire e contenere i rischi del sistema e a
fronteggiare le situazioni di crisi al fine di conseguire la stabilità finanziaria intesa in un'ottica
macroeconomica/macroprudenziale.
Per individuare la natura dell'intervento regolatorio, abbiamo individuato i rischi prudenziali (cioè
avverso al rischio), quindi dobbiamo vedere qual'è la regolamentazione che consente di prevenire i
rischi e di fronteggiali quando si realizzano. Abbiamo individuato nell'ambito dell'intervento
regolatorio quali sono gli interventi più appropriati per fronteggiare il rischio. Innanzitutto
individuiamo 2 tipologie di rischio:
1- rischio sistemico (effetto domino), lo strumento più appropriato per fronteggiare questo tipo di
rischio sono le regole prudenziali cioè le regole, k garantiscono la solvibilità dell'intermediario, la
stabilità dell'intermediario. perchè se garantisco la stabilità dell'intermediario questo è
complementare a garantire la stabilità sistemica. Sopratutto se l'intermediario è cros border.
Abbiamo varie tipologie di regolamentazione prudenziale. Come i requisiti di liquidità, requisiti di
capitale, requisiti di corporate governance.
2- rischio di asimmetria informativa lo strumento per fronteggiare questo tipo di rischio sono le
regole di condotta degli affari a secondo della situazione in cui si manifesta questa asimmetria
informativa tra la parte forte e debole, abbiamo varie tipologie di regole di condotta degli affari cioè
obblighi di informazione, regole di comportamento cosiddetti doveri fiduciari. L'Obiettivo è quello
di proteggere gli investitore.
Sulla base di questa teoria che individua le tipologie di rischio e gli interventi regolatori più
appropriati, si è sviluppata una specifica tecnica regolatoria che viene adottata a livello nazionale,
internazionale ed europea. Questa tecnica regolatoria basata sui rischi viene chiamata Risk Based
Supervision Regulation And Approc. Io individuo prima di tutto il rischio che voglio fronteggiare e
poi stabilisce dei requisiti preventivamente che gli intermediari devono rispettare. Li stabilisce non
sulla base di dati storici degli intermediari ma sulla base delle modalità che gli intermediari hanno
di gestire questi rischi.
Per esempio le società di rating attribuiscono ad un certo titolo o ad una certa impresa un
determinato rischio, non sulla base di dati storici di quell'impresa, ma sul valore di quell'impresa al
momento. Inoltre stabiliscono dei modelli interni di misurazione del rischio cioè alcune imprese
possono valutare direttamente il proprio rischio e stabilire dei requisiti in relazione a quel
determinato rischio con il rispetto di determinati presupposti. Quindi il rischio lo misurano o le
agenzie di rating o le imprese direttamente. Un rischio potenziale che non si basa su quello che è
successo in passato ma su quello che succederà in futuro. Sono PREVISIONI.
La teoria che riguarda appunti i rischi parte innanzitutto dalla identificazione dei rischi esistente nel
mercato, dalla loro misurazione, dalla valuta delle tecniche di gestione del rischio esistenti in ogni
impresa e poi stabilisce il coefficiente ( exante) .
Non abbiamo una definizione precisa di stabilità ed instabilità finanziaria, a seconda dell'ampiezza
che i Governi danno a questa nozione di stabilità tanto è l'intervento regolatorio; più ampia è la
portata che io do a questa definizione, più regolamento il mercato ma questo non va bene perchè
non va bene la mancanza di regolamentazione e nemmeno l'eccesso di regolamentazione quindi
bisogna cercare dei criteri che ci aiutino a capire qual'è l'intervento regolatorio adeguato in
relazione alla stabilità finanziaria. Quali sono? Prima di tutto devo guardare al rischio sistemico
perchè devo vedere se è potenzialmente in grado di generare questo effetto sistemico altrimenti nn
si detta una normativa generale ma vado ad intervenire esclusivamente su quel fenomeno. Quindi
regolo tutte le banche cros border non la singola. I regolatori quindi devono avere interesse
innanzitutto per la stabilità del sistema nel suo insieme non del singolo, devono avere interesse della
cosiddetta DISTRUZIONE CREATIVA cioè l'eliminazione di un'impresa dal mercato in crisi e la
salvaguardia, la stabilità delle altre, infine fissare in maniera specifica gli obiettivi dell'intervento
regolatorio e i limiti che impongo con q
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