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LEZIONE 13-3-2014

Nel 1926 si ha per la prima volta un ordinamento bancario italiano che è

rappresentato dalla legge bancaria del 1926, una serie di provvedimenti, una legge

che ha punto di riferimento le banche di deposito ma che poi si estende anche a

istituti di credito speciali ( banche che raccolgono risparmio non tramite deposito ma

tramite l’emissione di obbligazioni). La legge del ’26 contiene una disciplina comune

per le aziende e gli istituti di credito; più severa per le aziende perché raccolgono

mediante depositi e hanno maggiori rischi di liquidità.

La principale funzione delle banche è la TRASFORMAZIONE DELLE

SCADENZE: raccolta del risparmio a breve e investimento a medio-lungo termine.

In questo modo le banche assumono su di se il rischio, svolgendo una funzione

assicurativa. Gli altri intermediari non svolgono la funzione assicurativa perché ciò

che raccolgono lo investono in titoli e tutti i risultati positivi e negativi ricadono

sull’investitore. Invece la banca è tenuta a restituire i soldi al depositante.

Nel ’36 nasce l’esigenza dell’autorizzazione per l’iscrizione come società per azioni

per poi diventare bancaria, quindi per la costituzione del soggetto. Fino a quel

momento si autorizzava solo un inizio delle operazioni.

Come la crisi del ’29 ha inciso sule banche? Le banche ordinarie in quel momento

avevano assunto il modello della BANCA MISTA, le quali raccolgono a breve

tramite deposito e potevano assumere anche le partecipazioni di controllo

dell’industria. Quindi la banca mista si caratterizza dall’INTRECCIO con l’industria.

Le industrie acquisivano il capitale delle banche per ottenere finanziamenti dalla

banca. Ma dopo la prima guerra mondiale e la crisi del ’29 le industrie non riescono

più a restituire questi finanziamenti alle banche e quest’ultime hanno il loro attivo

immobilizzato nelle industrie. Quindi le industrie che sono proprietarie delle banche

continuano a chiedere finanziamenti e le banche vedono il proprio attivo sempre più

immobilizzato. Le banche erano così costrette a eliminare depositi per finanziare le

industrie che si trovavano in difficoltà. Le banche più importanti che fino al ’29

avevano finanziato le industrie erano: Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano,

Banco di Roma. Come ne uscirono da questa crisi? Abbiamo detto che la crisi invase

prima l’economia reale (quindi le industrie) e poi il mercato bancario. Fu dunque

necessario l’intervento (salvataggio) dello Stato poiché le banche non riuscivano più

a sostenere la crisi. Le modalità del salvataggio modificheranno la struttura del

mercato bancario e queste modalità verranno utilizzatecon le stesse formalità per

tutte e tre le banche e quasi contemporaneamente. Vennero stipulate delle

convenzioni tra il 1931-1934 tra le tre banche, lo Stato e la Banca Centrale che

produce liquidità (BI). Inoltre si eliminò il legame tra banche e imprese (ciò che

aveva condotto le banche in crisi, infatti il problema era nato dall’intreccio). Viene

separata l’attività bancaria dall’attività partecipativa. Come avviene questa

separazione? Si trasferiscono le partecipazioni intagliate dalle Banche Miste alle

società finanziarie . Così la Banca Mista diventa creditrice della finanziaria, quindi

diventa azionista per l’importo delle partecipazioni che ha ceduto alla finanziaria.

Però poi bisognerà vendere le partecipazioni all’Istituto di liquidazioni. Quindi la

Banca d’Italia finanziava l’Istituto di liquidazione e con il denaro fresco della banca

d’Italia la finanziaria pagava le partecipazioni alla finanziaria. La finanziaria con la

vendite delle partecipazioni sul mercato restituiva i soldi ala Banca d’Italia. In questo

modo il denaro fresco affluiva alle Banche Miste.

Vi furono inoltre imponimenti alle banche miste:

divieto dell’assunzione delle partecipazioni (in tal modo si eliminava l’intreccio) ;

divieto del finanziamento a medio-lungo termine (motivo per cui si acquisivano le

partecipazioni).

Che problema si pone ora? Le industrie ora dove prendono questi finanziamenti? Nel

1931 vi fu la creazione una banca (IMI= istituto mobiliare italiano) che faccia un

finanziamento a medio-lungo termine all’impresa. L’IMI vietava la raccolta a vista,

aveva una durata finanziaria al massimo decennale e assumevano una forma giuridica

pubblica. Era infatti un ente pubblico imprenditore. L’IMI è una banca e non può

assumere partecipazioni. Ora nasce il problema delle partecipazioni perché l’Istituto

di liquidazione aveva difficoltà a venderle, mettendo in difficoltà la Banca d’Italia.

Nasce il problema della tutela della Banca d’Italia (perché la BI interviene nel

salvataggio ma non si vede rimborsata niente). Allora viene creato un nuovo istituto

nel ’33: IRI (istituto per la ricostruzione industriale). L’IRI raccoglieva il risparmio

tramite prestiti obbligazionari e per ciò che concerne gli impieghi l’IRI venne distinta

in due: sezione finanziamenti (durata massima ventennale); sezione smobilizzi, che

sostituisce l’Istituto di liquidazione. A questo punto la BI viene eliminata dal

salvataggio perché l’IRI si finanzia direttamente dal mercato, dalla vendita delle

partecipazioni (non chiedendo più soldi alla BI). Ora bisogna eliminare tutte le

partecipazioni che le banche hanno nel loro portafoglio vendendole, quindi obbligare

le banche miste a eliminare tutti i rapporti con l’impresa. Allora nel ’34 vi sono altre

convenzioni tra l’IRI e la banca mista:

Lezione 6 17/03/15

Il sistema bancario italiano era ormai fondato sulla legge bancaria del 1926 e su tutti i

provvedimenti legislativi e amministrativi che l'ordinamento bancario aveva ereditato prima del

1926 e ne aveva poi create ulteriori per le casse di risparmio, per le casse rurali artigiane e per altri

settori del mercato bancario.

Dopo la crisi della banca mista la struttura della banca mista risultava fortemente modificata perchè

dalle convenzioni era emerso la trasformazione dalle banche miste alle banche commerciali per cui

le banche miste non potevano più fare finanziamenti a medio-lungo termine all'industria, facevano

solo finanziamenti a breve, per quanto riguarda le banche ordinarie e le aziende di credito,

rimanevano tutti gli altri istituti. Nascita dell'IMI che era un ente pubblico imprenditore che si

finanziava mediante la raccolta a medio-lungo termine e finanziava a medio-lungo termine

l'industria, l'IRI che poi diventa un ente di gestione, infine l'intreccio della banca mista con

l'industria quindi si impedisce alle aziende di credito di acquisire partecipazioni nell'ambito delle

industrie quindi di diventare proprietarie delle industrie e viceversa. Questo emerge nelle

convenzioni. L'IRI deteneva le partecipazioni sia nell'ambito del sistema industriale italiano sia

all'interno delle banche miste che conservavano la forma di banche private ma erano sottoposte al

controllo pubblico. Quindi vediamo che il sistema bancario è formato in gran parte da banche

pubbliche che erano: gli istituti di credito speciale, le casse di risparmio, i monti di credito su pegno,

ex banche di emissione che diventano istituti di credito di diritto pubblico, l'IMI, l'IRI. Quindi la

struttura del sistema bancario era già fortemente pubblica ed era il facile presupposto per

l'emanazione di una legge che tende verso la pubblicizzazione del settore. Questa tendenza alla

pubblicizzazione si manifestava non solo all'interno del sistema bancario ma anche nei rapporti tra

la banca d'Italia ed il tesoro (il tesoro poteva chiedeva denaro alla banca d'Italia), e anche nel

mercato dei cambi laddove ad una struttura di carattere amministrativo si sostituì una struttura

politica che avesse il monopolio nella commercializzazione delle banche. Questa è la situazione che

si era creata dopo la crisi del 29, man mano ci avviciniamo ad un'economia di guerra fortemente

dirigista.

TERZO PERIODO: dal 1936 al 1985

nel 1936 viene emanata una nuova legge che rispecchia la situazione reale e gli obiettivi del

Governo. Con il decreto legge 375/1936 vengono emanate disposizioni per la difesa del risparmio e

per la disciplina della funzione creditizia. Questo decreto più alcuni provvedimenti che lo hanno

modificato, prendono il nome di LEGGE BANCARIA. Ci si riferisce alla legge del 36 con

provvedimenti del 38. è la legge che ha retto nel nostro ordinamento fino ai primi anni 80. cosa

vogliamo capire di questa legge bancaria?

• quali sono le sue linee portanti, le sue caratteristiche.

• gli elementi di novità rispetto alla legge del 26.

per interpretare questa legge dobbiamo fare riferimento alla situazione politica ed economica del

periodo storico del paese ed alla struttura che il sistema bancario aveva assunto dal 26 al 36.

Il periodo di riferimento è il periodo fascista che presuppone e persegue un modello organizzativo

fortemente accentrato di tutti i settori dell'economia. Fortemente accentrato significa che il Governo

vuole avere tutto nelle sue mani e vuole dirigere e comandare tutto per il perseguimento delle

proprie finalità. Quindi questo accentramento implica l'assunzione di una nozione di impresa in

generale come IMPRESA-FUNZIONE cioè l'impresa può essere manovrata per il perseguimento

delle finalità di politica economica volute dal Governo. Con l'assunzione dell' IMPRESA-

FUNZIONE si ha il ripudio dell' IMPRESA-DIRITTO cioè l'esercizio dell'impresa come

espressione di diritto. Quindi si presuppone un forte e deciso intervento dello Stato nell'economia

visto che ci stiamo avvicinando alla guerra.

L'obiettivo dell'intervento dello Stato nel sistema bancario era facilitato:

1- dal fatto che le banche erano tutte banche pubbliche e sotto il controllo pubblico(ex banche

miste).

2- dal fatto che la struttura delle banche era diversificate, cioè erano specializzate sotto il profilo

operativo o funzionale, temporale ed istituzionale. Questa specializzazione creava un facile

presupposto per l'introduzione di una divisione del lavoro tra le diverse banche, cioè ogni banca

faceva una parte dell'attività bancaria quindi tra le banche non si poneva nessuna concorrenza,

nessuna si muoveva secondo la logica del profitto, inoltre il Governo poteva facilmente controllare

le attività di ciascuna banca. Oltre la specializzazione si era venuto a creare il legame tra banca ed

industria.

LINEE PORTANTI DELLA LEGGE DEL 36 e DIFFERENZE CON LA LEGGE DEL 26:

siamo in modello dell'economia fortemente accentrato quindi c'è una spinta verso la

pubblicizzazione del settore (intervento dello stato). Cosa cambia rispetto alla legge del 26? si deve

creare un organo di controllo di natura pubblica al capo del quale vi è Mussolini, quindi si deve

eliminare la banca d'Italia che è un organo amministrativo non un organo politico. Questo organo

pubblico deve manovrare le imprese bancarie, comandare, dare ordini ed intervenire nelle scelte

imprenditoriali. Questa struttura pubblica si compone di ; un comitato dei ministri composta da una

serie di ministri economici come il ministro delle finanze, agricoltura, industrie etc; presieduto dal

capo del Governo. Alle dipendenze di questo comitato viene posto un organo politico burocratico:

ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito (IDREC). A quest'organo viene

affidata la vigilanza sul sistema bancario, si tratta di vigilanza strutturale e prudenziale. La banca

d'Italia viene solo formalmente eliminata perchè IDREC era presieduto dalla banca d'Italia. Il

comitato dei ministri per le direttive generali avrebbe dovuto attenersi alle direttive generali del

comitato corporativo centrale che è un organo fascista, ma non si è mai riunito.

STRUTTURA:

-COMITATO CORPORATIVO CENTRALE (CCC) che emana le direttive generali in materia di

difesa del risparmio e l'esercizio della funzione creditizia.

-COMITATO DEI MINISTRI presieduto dal capo del Governo che emana direttive per l'azione

dell'ispettorato (cioè doveva dire all'ispettorato come esercitare la vigilanza).

-ISPETTORATO PER LA DIFESA DEL RISPARMIO E L'ESERCIZIO DEL CREDITO (IDREC),

organo politico presieduto dal governatore della banca d'Italia, a cui veniva attribuita la vigilanza

sul sistema bancario.

La banca d'Italia fu espulsa solo formalmente perchè al capo dell'IDREC c'era il governatore della

banca d'Italia e poi l'ispettorato non aveva una struttura propria ma si serviva degli uffici della

banca d'Italia.

L'IDREC fu creato da un gruppo di lavoro all'interno dell'IRI presieduto da Beneduce e Menichella

i quali erano più preoccupati della stabilità del settore e non per garantire la sua manovrabilità da

parte del Governo. Quindi si deve creare la struttura pubblica, però facciamo in modo che la

vigilanza sul sistema sia esercitata da un organo che è vicino alle banche e conosce il problema

delle banche quindi ne può garantire la stabilità.

Devo fare in modo che i poteri di vigilanza attribuiti all'ispettorato siano fortemente discrezionali

per consentire l'esercizio di questi poteri per il perseguimento di qualsiasi finalità. La discrezionalità

si riscontrava sia sotto il profilo degli strumenti di vigilanza e sia sotto il profilo delle finalità ( che a

differenza della legge del 26, non si stabilisce nessuna finalità, quindi si possono perseguire

qualsiasi finalità). Tutto funzionale alla concezione della teoria dell'IMPRESA-FUNZIONE e alla

manovrabilità del settore da parte del Governo.

Altri tratti caratterizzanti...

Si è detto che le banche svolgevano solo una frazione delle attività bancarie ed è un presupposto che

viene recepito nella legge del 36. La forma principale di Specializzazione recepite nella legge del 36

è la specializzazione temporale

basata sulla lunghezza delle operazione di raccolta. La legge detta due regole diverse per:

1- Aziende di credito: enti che raccolgono di risparmio a breve termine. (sono regole più severe

perchè raccolgono risparmio attraverso depositi quindi sono soggetti a maggior rischio)

2- Istituti di credito: enti che raccolgono risparmio a medio-lungo termine.

La legge non presenta nessun altro tipo di specializzazione ma consente agli apparati di controllo, di

porre tutte le specializzazioni che vogliono perchè hanno poteri discrezionali.

[se chiede: qual'è la specializzazione imposta dalla legge del 26? dobbiamo dire che è la

specializzazione temporale basata sulla lunghezza delle operazioni di raccolta, però allo stesso

tempo la legge consente agli organi di vigilanza di imporre tutte le specializzazione che avrebbero

voluto per il perseguimento delle finalità di volta in volta voluto dal Governo.]

Furono imposte in via amministrativa forme si specializzazione settoriale(cioè erogazione del

credito a determinati settori), territoriale (cioè destinare i finanziamenti a determinati territori); tutto

nell'ottica di comando/controllo del settore bancario.

La legge bancaria recepisce tutte le categorie di banche, istituti di credito che si erano già

determinati o sulla base di autonomia statutaria o sulla base di leggi speciali. Quindi la stessa legge

bancaria fa un elenco delle aziende di credito distinte per categorie giuridiche, della forma

istituzionale che assumono, questi sono:

1- gli istituti di credito di diritto pubblico, erano: l'istituto San Paolo di Torino, Banca Nazionale del

Lavoro, Monte dei Paschi di Siena, Banco di Napoli, Banco di Sicilia e Banco di Sardegna.

2- le banche di interesse nazionale (sotto il controllo pubblico), erano: Banca commerciale italiana,

il credito italiano, il banco di Roma, i monti di credito su pegno, casse di risparmio, casse rurali

artigiane, banche popolari ed altre banche costituite in forma di società cooperativa e le filiali di

banche estere.

Accanto alle aziende di credito, troviamo gli istituti di credito speciale anch'essi distinti per

categorie giuridiche dalle proprie leggi che erogavano finanziamenti a determinati settori.

La legge del 36 prevede solo la forma di specializzazione tra aziende ed istituti.

Cade il regime fascista quindi siamo nel periodo della ricostruzione post bellica.

Questa situazione incide sulla banche mediante la privatizzazione del settore tra il 1945 e il 1952.

La prima cosa che si deve modificare nell'ambito della legge bancaria è l'apparato di controllo,

quindi tutte le vicende che si susseguono dopo la caduta del regime fascista modificano l'apparato di

controllo della legge bancaria del 1936. il testo e le linee portanti restano le stesse.

Nel 1943 viene eliminato il Comitato Corporativo Centrale.

Nel 1944 viene soppresso l'Ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito (IDREC) e

le sue funzioni insieme alle funzioni del comitato dei ministri, del capo del Governo, del

governatore della banca d'Italia, vengono trasferiti al ministro del Tesoro. Lo stesso provvedimento

del 44 prevede che la vigilanza sia delegata dal ministro del tesoro alla banca d'Italia. [È una delega

prevista in via legislativa].

Con il decreto legge 671/1947 questo apparato di controllo viene ulteriormente modificato e si crea

una nuova struttura il comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR, presieduto dal

ministro del tesoro) al quale viene attribuita l'alta vigilanza in materia di tutela del risparmio,

esercizio della funzione creditizia e materia valutaria.

Attualmente gli organi di controllo del settore bancario sono: banca d'Italia, comitato

interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) ,ministro delle finanze(ex ministro del tesoro).

Sempre nel provvedimento del 47 la vigilanza sulla banche viene attribuita alla banca d'Italia quindi

per legge diventa organo effettivo della funzione di vigilanza, non è più delegata dal ministro del

tesoro. Quindi abbiamo una spinta verso la privatizzazione del settore. Questa spinta la ritroviamo

nei rapporti tra la banca d'Italia e il Tesoro perchè si pone un limite alla facoltà del tesoro di

chiedere anticipazioni alla banca d'Italia che ora possono essere ottenute solo previa autorizzazione

del Parlamento; la ritroviamo anche nel mercato dei cambi, nel mercato dei cambi troviamo un

apparato di controllo che riproduce quello bancario. Vi è il CICR e viene creato un organo

amministrativo: Ufficio Italiano Cambi (UIC)che ha il monopolio nel commercio delle valute.

In questo periodo continuano a nascere le strutture dedicate al finanziamento a medio-lungo termine

a determinati settori (strutture specializzate nel finanziamento a certi settori).

L'ordinamento che scaturisce dalla ricostruzione post bellica, rimane fino agli anni 80, si tratta di un

immobilismo dell'ordinamento bancario nel senso che non si sentiva il bisogno di modificare

l'ordinamento bancario perchè le banche si trovavano in una situazione di monopolio assoluto di

intermediazione che era amministrativamente protetta cioè questo monopolio era protetto dalle

autorità amministrative in primis la banca d'Italia che bloccavano l'ingresso delle banche estere sul

nostro mercato, il cosiddetto blocco delle autorizzazioni.

Le banche avevano questo monopolio di intermediazione e facevano affluire attraverso varie forme

il denaro dal settore in avanzo alle imprese, sopratutto attraverso il fenomeno della doppia

intermediazione. Doppia intermediazione perchè le aziende raccoglievano i risparmi a breve,

finanziavano gli istituti, e gli istituti finanziavano le attività di investimento a medio-lungo termine.

La banca faticava ad assumere le caratteristiche di impresa-diritto, sembrava che avesse una

funzione sociale non una funzione economica. Venivano viste non come imprenditori ma come

istituzioni pubbliche incaricate al pubblico servizio. Infatti la giurisprudenza aveva considerato

l'attività bancaria come servizio pubblico in senso oggettivo.

Le autorità di vigilanza erano preoccupate della stabilità del sistema ed esercitavano la vigilanza

sulla struttura bancaria in maniera del tutto discrezionale caso per caso. Quindi le autorizzazioni

venivano rilasciate caso per caso in base alle esigenze economiche del mercato; le crisi venivano

risolte all'interno del sistema bancario spesso segretamente. Tutto era protetto dalle autorità

amministrativa e questo atteggiamento da parte delle autorità trovava giustificazione nella

doppiezza della legge bancaria cioè nel fatto che la legge bancaria attribuiva alle autorità ampi

poteri discrezionali, di conformazioni, di indirizzo dell'attività senza specificazione dei fini quindi

consentiva alle autorità di perseguire le finalità caso per caso. 18/03/15

Ci stiamo avvicinando al nostro periodo, quindi al Testo Unico Bancario e

cominciamo ad analizzare le modifiche che si attuano nell’ordinamento

bancario. È importante sottolineare che queste modifiche avvengono prima

di tutto nella realtà e poi nell’ordinamento bancario stesso. Ci troviamo in

un periodo storico che va (circa) dal 1985 al 1993. I fatti che accadono

negli anni ottanta spingono la banca a comportarsi secondo la logica del

profitto. Ma quali sono questi fatti di rilievo? Sostanzialmente sono tre:

La nascita di nuovi prodotti finanziari , che fanno concorrenza alle

• banche da lato degli impieghi. Questi nuovi prodotti finanziari sono

forme di finanziamento simili a quelle delle banche (leasing,

factoring, etc…)

Nascita di nuovi intermediari finanziari che fanno concorrenza alle

• banche perché offrono prodotti analoghi a quelli offerti dalle banche

L’ingresso delle banche estere sul mercato italiano che non può più

• essere impedito dalla vigilanza dopo l’attuazione della seconda

direttiva.

Per quanto riguarda la nascita di nuovi prodotti finanziari (a), la prima

spinta per le banche a muoversi secondo la logica dell’impresa si verifica

all’interno delle aziende di credito. Queste ultime in seguito alla nascita di

questi nuovi prodotti finanziari sentono il bisogno di ampliare la loro

operatività all’offerta di questi nuovi prodotti in modo da offrire ai

risparmiatori i medesimi prodotti. Una spinta analoga si verifica all’interno

degli istituti di credito speciali, che erano specializzati in determinati

settori (dal lato degli impieghi), che cominciano quindi a diventare

plurisettoriali ampliando la loro gamma di finanziamenti a medio-lungo

termine a tutti i settori (non più mono-settoriali). Questo fenomeno appena

descritto dell’ampliamento dell’operatività dal lato degli impieghi prende

il nome di “Despecializzazione Operativa o Funzionale”.

Sempre dal lato degli impieghi si verifica un altro tipo di

despecializzazione tra aziende e gli istituti di credito. In particolare le

aziende di credito cominciano a fare finanziamenti a medio e lungo

termine e gli istituti di credito cominciano ad operare a ridosso del breve

termine. Ciò sta a significare che si sviluppa una maggiore concorrenza tra

aziende ed istituti di credito. Questa forma di despecializzazione viene

chiamata comunemente “ Despecializzazione Temporale”. Quindi

possiamo affermare che inizia ad essererci una maggiore concorrenza

all’interno delle aziende di credito (perché aumenta l’operatività),

all’interno degli istituti di credito speciali (perché aumenta l’operatività) e

tra aziende ed istituti stessi.

Tutto questo significa che tutte le categorie giuridiche che si erano venute

a creare a cui corrispondeva una certa attività, non avevano più ragion

d’essere perché svolgevano tutte la medesima attività. Ci si avvia, allora,

verso quella che si chiama “Despecializzazione Istituzionale”.

Il secondo mutamento che coinvolge il settore delle banche è causato dalla

nascita di nuovi intermediari finanziari (b), in particolare 1.società di

intermediazione non bancaria e 2.società di intermediazione mobiliare. Le

prime cominciano ad offrire ai risparmiatori dei prodotti che sono

alternativi ai prestiti bancari. Questi prodotti a differenza di quelli bancari

non sono soggetti a svalutazione monetaria. I risparmiatori cominciano a

destinare il proprio risparmi anziché alle banche a questi nuovi

intermediari finanziari. Questo fenomeno è noto come

“Disintermediazione bancaria” , cioè le banche perdono quella situazione

di monopolio di intermediazione di cui godevano in precedenza. Le

banche, allora, essendo in concorrenza con questi intermediari, iniziano ad

offrire gli stessi prodotti. La legge bancaria non consentiva lo svolgimento

di queste attività finanziarie, per questo motivo le banche iniziano ad

acquistare le partecipazioni (svolgono l’attività in modo indiretto) nei

nuovi settori nati ed iniziò a nascere una forte concorrenza tra le banche e

le società di intermediazione non bancaria. Allo stesso modo le banche

volevano rapporti con le società di intermediazione mobiliare. Fino a quel

momento le banche, avendo il monopolio di intermediazione, agivano

quindi come negoziatori nel mercato immobiliare. In questo periodo

cominciano ad ampliare la loro attività, sempre mediante l’acquisto di

partecipazioni, alla gestione di portafogli attraverso investimenti in valori

mobiliari. Questa raccolta delle banche prende il nome di raccolta

indiretta. A questo punto si pongo due problemi fondamentali:

1) L’imposizione di vincoli,

2) La vigilanza di questi nuovi intermediaria, dal momento che

mancava una regolamentazione specifica per essi.

Un analogo rapporto si crea tra le banche e le imprese assicurative. Le

banche iniziano a svolgere attività assicurative e viceversa. Negli anni

ottanta questi fenomeni fanno venir meno le tradizionali barriere tra i

diversi segmenti del mercato finanziario (mercato bancario,

intermediazione finanziaria non bancaria, intermediazione mobiliare e

assicurativa). Pertanto si poneva il problema di creare un nuovo

ordinamento bancario per eliminare i vincoli che fino a quel momento

esistevano per le stesse e per consentire alle banche di svolgere queste

nuove attività finanziarie per essere in concorrenza con i nuovi

intermediari. Un’altra spinta verso la nuova regolamentazione deriva dalla

concorrenza delle banche estere (c) che iniziarono a fare la loro entrata sul

mercato italiano senza vincoli operativi che avevano, invece, le nostre

banche.

Vediamo quali sono le tappe di formazione del nuovo ordinamento

bancario:

D.P.R. 350/1985. Attua nel nostro ordinamento la prima direttiva in

5. materia bancaria n 77/780/CEE. Questa direttiva incide in sede di

autorizzazione all’accesso sul mercato bancario eliminando il forte

potere discrezionale da parte delle autorità creditizie, impedendo così

agli stati membri di utilizzare come parametro di riferimento per le

valutazione delle domande di autorizzazione, le esigenze economiche

del mercato (esclude ogni tipo di vigilanza strutturale). Inoltre la

discrezionalità viene limitata dalla direttiva da una serie di requisiti

oggettivi di forma giuridica, previsti dalla stessa direttiva, attinenti

all’impresa bancaria in presenza dei quali le autorità avrebbero

dovuto rilasciare l’autorizzazione. La direttiva, quindi, modifica il

sistema delle autorizzazioni sino ad ora vigente. Inoltre l’apertura di

succursali rimase, per legge, sottoposta al controllo discrezionale

delle autorità creditizie. Su questo punto, però, intervennero le stesse

autorità creditizie, che si autolimitarono. Quindi, in questo caso, la

limitazione al potere discrezionale non avviene in via legislativa, ma

avviene in via amministrativa. La Banca d’Italia in un primo

momento predispone i così detti “Piani Sportello”, dei programmi

stabiliti ex ante che riguardano l’apertura di una succursale. In un

secondo momento le autorità lasciano completamente libera

l’apertura delle succursali e il trasferimento (sportelli)

autolimitandosi. Ancora, per legge si stabilì che neanche la chiusura

delle succursali potesse essere imposta per una migliore distribuzione

sul territorio delle aziende di credito. Quindi il parametro delle

esigenze economiche sul mercato viene eliminato da tutti i

provvedimenti. Questo significa che la banca diventa IMPRESA

DIRITTO non più impresa funzione (rif. All’art 41 della Costituzione

Italiana). L’attività bancaria diventa attività privata a prescindere

dalla natura del soggetto che la esercita, la banca non ha più

funzione sociale, ma agisce secondo la logica del profitto.

D.P.R. 350/1985, Modifica nello stile di vigilanza. A fronte della

6. eliminazione del potere discrezionale, la Banca d’Italia muta il

proprio stile di vigilanza stabilendo dei coefficienti patrimoniali

oggettivi per le banche autolimitandosi, secondo i quali le banche

possono muoversi come vogliono per far fronte agli scopi della loro

attività secondo la logica dell’impresa.

Le banche pubbliche che ora si trovavano ad operare in un mercato

7. estremamente concorrenziale si trovano estremamente limitate

perché potevano formare il loro patrimonio solo con

l’autofinanziamento e non tramite azioni. Bisognava, quindi,

rimuovere questi ostacoli per le banche pubbliche (es. Monte dei

Paschi di Siena). Un primo problema era di tipo organizzativo delle

banche e un secondo problema è che, appunto, queste banche non

potevano finanziarsi sul mercato non avendo un capitale suddiviso in

azioni. Per far fronte a questi due problemi si doveva intervenire per

modificare questa situazione. La modifica avviene in un primo

momento in via amministrativa poi in via legislativa. Le autorità di

vigilanza richiedono alle banche di modificare i proprio statuti in

modo da attuare una netta separazione tra funzioni di gestione da una

parte, e funzioni di indirizzo e controllo dall’altra tramite, due organi

separati all’interno dell’organizzazione stessa. Inoltre si doveva

suddividere il capitale in quote di partecipazione da vendere sul

mercato, così da potersi finanziare sul mercato. A questa riforma in

via amministrativa si aggiunge la Legge Amato 218/1990 che attua

una riforma più incisiva, e il decreto legislativo 356/1990. La Legge

amato prevede la trasformazione attraverso una certa procedura delle

banche pubbliche in società per azioni. La legge amato consentiva

anche la pluri-settorialità (gli istituti di credito speciali diventano

pluri-settoriali, su tutta la gamma del credito a medio-lungo termine).

Questa trasformazione degli istituti in società per azioni consente,

inoltre, processi di concentrazione che prima tra banche non erano

possibili. A questo punto si crea un nuovo modello organizzativo,

quello dei gruppi bancari plurifunzionali. A questo proposito si

poneva il problema di vigilanza di questi gruppi bancari, la legge

amato introduce una nuova disciplina dei gruppi bancari con la

finalità di estendere la vigilanza della Banca d’Italia alle società che

sono partecipanti o partecipate del gruppo. Sul punto era già

intervenuta una direttiva (350/1985), la prima direttiva in materia di

vigilanza consolidata attuata da noi nell’86. Questa direttiva

attribuiva all’autorità di controllo poteri di vigilanza ispettiva,

informativa e regolamentare sulle società controllate da banche come

se fossero una unica società.

8. A questo punto si creava il problema dell’acquisizione del capitale

bancario da parte dell’industria. (continua nella prossima lezione).

Lezione 19-03-2015

Le tappe di formazione del nuovo ordinamento bancario:

La prima tappa del nuovo ordinamento consiste nel DPR 350/1985 che ha attuato la prima direttiva

banca. La cosa fondamentale che ha attuato la direttiva, è l’eliminazione del potere discrezionale

delle autorità di vigilanza. E’ stato eliminata dalla direttiva anche un altro parametro di riferimento

per la valutazione, riguardante: le esigenze economiche del mercato,quindi non si guarda più alla

struttura del mercato ma alla banca stessa. L'attività bancaria, in questo periodo, è di tipo

privatistico (scopo di lucro).

Le banche essendo in concorrenza tra loro, dovettero ampliare la loro operatività, assumendo

maggiore rischio. Per avere più patrimonio, ci fu la trasformazione in Società per azioni,sia

nell’ambito delle aziende di credito, sia nell’ambito degli istituti di credito speciale (la

trasformazione comporta un ampliamento dell’operatività che può essere plurisettoriale)

Poiché le banche divennero private, emersero delle problematiche:

Per evitare che soggetti privati (soprattutto le industrie) incidessero sulle scelte di finanziamento

delle banche, venne inserito un titolo V, nell’ambito della legge antitrust del 287/90, che disciplina

le partecipazioni nelle banche e quindi la trasparenza degli assetti proprietari.

( PER ESAME: Se si chiede partecipazioni nelle banche, disciplina degli assetti proprietari o

disciplina della trasparenza degli assetti proprietari, si sta chiedendo sempre la stessa cosa)

Il titolo V affrontava il problema delle partecipazioni delle industrie nelle banche e del potenziale

conflitto d’interessi,prevedendo che i soggetti che svolgevano prevalentemente attività in settori non

bancari e non finanziari (quindi industriali), non potessero detenere nelle banche una partecipazione

di controllo o comunque non potessero detenere una partecipazione superiore al 15% del capitale

della banca partecipata; nel 2008, tale limite di separatezza è stato eliminato.

Altro punto della formazione del nuovo ordinamento bancario, è dato dalla legge antitrust del

287/90 che prevede l’attuazione delle norme sulla tutela della concorrenza anche al sistema

bancario. Questa legge prevedeva la costituzione dell’autorità antitrust per la tutela della

concorrenza nel mercato in generale. Per quanto riguarda il mercato bancario,tale legge, attribuiva

la tutela della concorrenza alla banca d’Italia. Nel 2005 è stata emanata la legge sulla tutela del

risparmio: la legge 262/2005 che attribuisce all’autorità antitrust il potere di controllare la

concorrenza anche nel mercato bancario, togliendola alla BI.

Per quanto riguarda le attività di intermediazione finanziaria non bancaria e attività di

intermediazione mobiliare, non era prevista una disciplina.

Si creò, allora, una disciplina per questi settori che erano collegati alle banche. Per quanto riguarda

la normativa in materia di intermediazione finanziaria non bancaria ( es leasing,factoring…), venne

emanata una disciplina unitaria nel 1991 con il Decreto legislativo 143, che sottoponeva alla

vigilanza della BI tutti gli intermediari che svolgessero attività di erogazione del finanziamento,

assunzione di partecipazione, intermediazione e cambi ed infine servizi di pagamento.

Per quanto riguarda gli intermediari mobiliari, la prima disciplina unitaria fu la legge n°1 del 91, la

cosiddetta legge sulle SIM,che contiene la prima disciplina degli intermediari mobiliari. Questa

legge conservava le attività di intermediazione mobiliare solo per le SIM (società d’intermediazione

mobiliare) e le banche.

Tale disciplina prevedeva che queste banche non potessero negoziare titoli quotati in borsa ad

eccezione dei titoli di stato garantiti dallo stato, fu attuata per favorire la concentrazione delle

negoziazioni nell’ambito dei mercati. Questo divieto fu eliminato nel 93’ col decreto euro-sim, da

tale data, le banche potettero svolgere tutte le attività di intermediazione mobiliare.

L’attività assicurativa non può essere svolta direttamente dalle banche. Tale attività può essere

svolta indirettamente tramite l’acquisto di partecipazioni. Nel titolo V della legge antitrust, fu

regolato l’acquisto delle partecipazioni. In tale titolo, si consentì l’acquisizione, da parte delle

assicurazioni, di partecipazioni di controllo nelle banche e viceversa (dietro autorizzazione della

BI). Le assicurazioni furono sottoposte al controllo dell’IVAS .

A partire dagli anni 90 si sentì il bisogno di dare sistematicità a questo ordinamento (perché

abbiamo una pluralità di leggi),con l’attuazione della seconda direttiva banca :attuata con legge

delega 142/91 ,che delega il governo in un rapporto di consequenzialità ,ad emanare un decreto

legislativo (DLGS 481/92 ) per attuare la seconda direttiva; conseguentemente delega il governo ad

emanare un testo unico di coordinamento della direttiva con le varie disposizioni già esistenti nel

nostro sistema (decreto legislativo 385/93).

Seconda direttiva

Mercato unico europeo. La costruzione di questo mercato è prevista con l’atto unico europeo del

1986 e si attua mediante un’unica regolamentazione; invece di armonizzare (creare regole) uguali si

stabilì il principio secondo il quale tutti gli stati devono adottare almeno,le regole minime.

I principi dell’atto unico europeo sono: l’armonizzazione minima delle legislazioni nazionali, in

modo da consentire la libera circolazione delle merci, accompagnata al reciproco riconoscimento

delle legislazioni (mutuo riconoscimento).

La seconda direttiva banche trasfonde questi principi al mercato creditizio. Ma quali sono questi

principi?

1) Il primo principio che introduce la direttiva, prevede che gli enti creditizi (ambito

soggettivo) ai sensi della direttiva n°89/646, possono esercitare liberamente nell’ambito di

questo mercato tutte le attività per le quali sono state autorizzate dal paese di origine (ambito

oggettivo), purché si tratti delle attività che la direttiva indica come ammesse al mutuo

riconoscimento. Gli enti creditizi, posso esercitare le attività ammesse al mutuo

riconoscimento o mediante l’apertura di succursali,indicata come libertà di stabilimento

oppure direttamente dal paese di origine, indicata come libera prestazione dei servizi (es.

servizi on line).

Differenza tra libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi?C’è una differenza

strutturale. Nel primo caso ho una struttura stabile, nel secondo caso, ho una struttura

transitoria; l’attività svolta è sempre quella per cui sono state autorizzate.

2) La direttiva dice, che il controllo prudenziale sulla succursale o sulle attività svolte

direttamente dal paese di origine, spetta all’autorità di vigilanza del paese di origine (home

country control). All’autorità del paese ospitante, rimasero i controlli sulla liquidità della

succursale e i controlli necessari a dare attuazione alle misure di politica monetaria.

Per quanto riguarda le operazioni quale disciplina si applica? Si applica quella del paese

ospitante.

Quando l’ente creditizio può svolgere liberamente l’attività nell’ambito degli altri paesi,

senza ottenere un’autorizzazione, cosa devo armonizzare? Devo ottenere il mutuo

riconoscimento dell’autorizzazione quindi regole relative all’accesso del mercato

bancario,tramite l’home country control e facendo in modo che ci sia un reciproco

riconoscimento delle regole per il contenimento del rischio(ovvero le regole relative

all’esercizio dell’attività bancaria). Applicando questi principi al mercato bancario si arriva

al mutuo riconoscimento delle autorizzazioni e dei sistemi di vigilanza prudenziale, previa

armonizzazione minima delle regole di accesso al mercato bancario e per i sistemi di

vigilanza prudenziale (regole relative all’esercizio dell’attività bancaria).

ezione 20-03-2015

L

La seconda Direttiva banche stravolge il sistema bancario del nostro Paese.

Anche se c’erano state delle despecializzazioni di fatto in natura istituzionale,

operativa e temporale e anche se erano stati eliminati numerosi vincoli

amministrativi e legislativi con le varie tappe dell’ordinamento bancario

rimaneva ancora specializzato perché esistevano ancora vincoli legislativi.

Infatti la seconda Direttiva avrebbe dovuto modificare il sistema bancario

limitato nell’operatività. I principi della seconda Direttiva sono:

introduzione del diritto di stabilimento;

diritto di prestazione di servizi da parte degli enti creditizi che erano stati

autorizzati dal Paese di origine.

Se una banca tedesca fosse venuta in Italia a svolgere un’attività per cui era

stata autorizzata dall’autorità del Paese di origine ma non ammesse al mutuo

riconoscimento, la disciplina da applicare avrebbe dovuto ricevere

un’autorizzazione della Banca d’Italia e la disciplina sarebbe stata quella

italiana. Invece nel caso di un’attività ammessa al mutuo riconoscimento

l’equivalenza è unica e si applicano le regole di vigilanza prudenziale stabilite

dal Paese di origine. Dunque c’è stata un’armonizzazione minima delle regole

cioè al minimo gli ordinamenti degli Paesi dell’Unione Europea rispettano

quelle regole e viene così concesso questo reciproco riconoscimento. Questo

reciproco riconoscimento comporta il rispetto di queste regole al minimo, cioè

si possono stabilire norme più severe ma non meno severe. Se attuiamo queste

norme in modo differente si ha una concorrenza tra ordinamenti e questa

concorrenza avrebbe dovuto creare una convergenza spontaneaverso il minimo

stabilito dalla Direttiva, in modo che tutti avessero le stesse regole. Ma questo

non è avvenuto perché gli ordinamenti hanno mantenuto degli ostacoli

all’ingresso degli intermediari nel proprio mercato. Ciò non ha permesso la

formazione di un mercato unico con delle regole uniche. Questa Direttiva incide

sul nostro ordinamento perché a quel punto sarebbero arrivate in Italia delle

banche senza vincoli operativi che avevano le nostre banche che potevano cioè

adottare (le banche estere) un modello organizzativo universale. Per questo si è

dovuto ricorrere a delle modifiche che sono state apportate con il decreto

481/1992 che da propria attuazione alla seconda Direttiva banche. Il Decreto

per prima cosa formalizza la despecializzazione operativa che si era già

cominciata a realizzare indirettamente, cioè la banca amplia la propria attività

finanziaria. Dunque alla banca viene concesso, oltre l’attività bancaria, le

attività ammesse a lungo riconoscimento, cioè consente alla banca italiana di

assumere il modello organizzativo della banca universale. Avremmo potuto

anche noi estendere la nostra attività , invece abbiamo tenuto ferma la nozione

di banca e di attività bancaria.

Il decreto inoltre ha attuato la despecializzazione temporale sotto il profilo della

raccolta, ha eliminato cioè la distinzione tra aziende istituti di credito che

caratterizzava la legge bancaria del ’36: despecializzazione operativa e

temporale. Dal 1992 tutte la banche possono fare raccolte a breve, medio e

lungo termine. Il decreto comportava inoltre la despecializzazione istituzionale

perché ampliando l’attività non c’era più specializzazione istituzionale. Il

Decreto inoltre:

elimina alcune categorie di banche (istituti di credito di diritto pubblico e le

banche di interesse nazionale);

attenuazione di caratteristiche specializzanti di altre categorie (casse rurali

artigiane);

fusione tra banche che prima non erano consentite (trasformazione delle banche

popolari in società per azioni). Questa trasformazione è stata imposta da

gennaio.

Le banche possono liberamente organizzarsi, di svolgere l’attività bancaria e

attività ammesse al mutuo riconoscimento.

Forme del modello organizzativo della banca:

banca Universale;

gruppo polifunzionale;

banca specializzata. Sceglie la banca che cosa fare.

La despecializzazione non è imposta ma è consentita sotto tutti i profili. Quindi

le banche possono fare quello che vogliono.

Un altro intervento del Decreto è sui poteri di vigilanza, ponendo un paletto sia

sull’oggetto sia sulle finalità della vigilanza. Per quanto riguarda l’oggetto, non

più sulla struttura del mercato e quindi sulla banca (intermediario banca) ; per

quanto riguarda la finalità, si persegue la stabilità, solvibilità, liquidità (sana e

prudente gestione dell’ente creditizio).

Vi è stata una delegificazione degli strumenti, cioè meno regole stabilite nella

legge. Gli strumenti che utilizza la Banca d’Italia sono le regole. Il potere

normativo della BI si amplia ma io devo garantire che questo potere non venga

esercitato in maniera discrezionale e quindi pongo dei limiti con dei

provvedimenti motivati e ricorribili di fronte all’autorità giudiziale. In questo

modo si garantisce l’oggettività delle regole e siano uguali per tutti.

Il ruolo del Testo unico bancario mettere insieme, coordinare e sistematizzare le

normative inerenti al sistema bancario in un unico testo. Bisognava coordinare

la seconda Direttiva del 481/’92 con tutte quelle leggi emanate fino agli anni

’80. Il testo unico contribuisce inoltre a enunciare una seria di principi che

prima si potevano ricavare dall’ordinamento che si era venuto a formare(finalità

della vigilanza) e compie degli interventi che vanno al di là del mercato

bancario. Ci riferiamo all’intermediazione finanziaria non bancaria, emissione

di valore immobiliare, ecc.

Finalità della vigilanza era la stabilità delle banche (sana e prudente gestione).

Art 5 del testo unico: le autorità di vigilanza esercitano i propri poteri per

perseguire tenendo conto della stabilità complessiva, della sana e prudente

gestione, dell’efficienza e della competitività del sistema. Ciò significa che si

elimina la discrezionalità. Art 6: stabilisce un preciso collegamento tra

l’esercizio del potere di vigilanza da parte della BI e l’ordinamento

comunitario. Cioè la BI esercita il proprio potere in conformità con le direttive

bancarie.

Con la legge del ‘91 sulle SIM le banche possono svolgere anche attività di

intermediazione mobiliare diretta. Quindi oggi le banche possono svolgere

attività bancaria, attività finanziaria non bancaria e attività di intermediazione

mobiliare ma non possono svolgere attività assicurativa e gestione collettiva (le

banche svolgono queste attività indirettamente). Oggi tutto è contenuto nel

Testo Unico, non c’è più differenza tra breve e medio-lungo termine. Le uniche

forme di specializzazioni del credito disciplinate dal Testo Unico sono il credito

agrario e peschereccio, il credito su pegno e fondiario e opere pubbliche. Tali

specializzazioni di credito possono adottate da tutte le banche.

Nel 1993 con il Testo Unico Bancario abbiamo l’ultima normativa. Le riforme

che incidono sul Testo Unico Bancario sono tre:

• Anni ’90 (dal ’93 al 2000);

• 2000-2005 (2005 legge sul risparmio);

• Dal 2007 in poi.

Ci sono delle modifiche nell’ambito del Testo Unico Bancario ma non

3) stravolgono questa legge. Modifiche che riguardano ad esempio la

raccolta del risparmio da parte di soggetti non bancari, la disciplina delle

crisi, modifiche che danno attuazione a direttive comunitarie, ecc. Ci sono

poi altre modifiche che incidono indirettamentesulle banche. Cioè

modifiche che non incidono sul Testo Unico ma vanno a modificare la

disciplina delle banche: privatizzazione sostanziale delle banche uniche,

privatizzazione che all’inizio era formale in quanto il controllo era

pubblico anche se c’era stata la scissione. Successivamente tutti i settori

del mercato sono privatizzati e si prevede la possibilità di dismettere

questo controllo quindi vendere queste partecipazioni di controllo da

parte dell’ente pubblico. Nel 1999 la privatizzazione diviene obbligatoria,

cioè si obbligano le fondazioni in genere (non solo quelle bancarie) a non

detenere partecipazioni di controllo. L’ultima a essere privatizzata è il

Monte dei Paschi di Siena ma solo formalmente. Sempre nell’ambito

delle privatizzazioni il Tesoro aveva dismesso le partecipazioni che

tramite l’IMI deteneva nelle ex banche miste e cioè nelle: banca

Commerciale Italiana, Credito Italiano e Banco di Roma. Non sono più

sotto il controllo pubblico. Altre modificazioni di rilievo riguardano il

mercato mobiliare: negli anni ’90 si verifica uno spostamento del

risparmio dai depositi di titoli a debito pubblico a titoli più rischiosi. Sulla

disciplina del mercato mobiliare interviene l’Europa attraverso Imprese di

Investimento, Mercato Mobiliare e le società quotate. Quindi si detta una

disciplina globale di questo mercato con direttive Euro SIM che

introducono gli stessi principi che abbiamo visto per le banche.

Il TUF incide soprattutto sulla operatività delle banche e sulla struttura

proprietaria. Per quanto riguarda l’operatività delle banche questa viene

ampliata e la disciplina che si applica è quella propria della banca. Per

quanto riguarda la struttura proprietaria essa fa riferimento all’acquisto di

partecipazioni. Il TUF incide quando avviene nel mercato il trasferimento

delle partecipazioni. Inoltre negli anni ’90 c’è stata l’introduzione della

moneta unica. Tale introduzione non ha inciso sul Testo Unico Bancario

ne sulla politica di vigilanza (per il momento).

3737

imponimento del modello che le banche miste avrebbero dovuto adottare: Modello di

Banca Commerciale, le quali non erogano finanziamenti oltre il breve termine.

Dopo queste operazioni nel mercato bancario italiano nei rapporti con le industrie vi

sono banche miste che operano come banche commerciali e poi abbiamo due

strutture: IRI e l’IMI.

Ma rimane un altro problema. Bisognava smobilizzare tutte le partecipazioni sul

mercato. Ma ben presto con l’avvento della guerra il Governo vuole la manovrabilità

di tutti i settori dell’economia e quindi ci fu la tentazione di mantenere queste

partecipazioni. Così nel ’37 ci fu un ulteriore intervento: all’IMI venne affidato il

compito di raccolta obbligazionaria massima ventennale; all’IRI fu affidato il

compito di gestione delle partecipazioni statali nelle banche e nelle industrie (non è

più una banca).

Questa impronta dirigista la troviamo anche nei rapporti tra: BI e Tesoro; mercato dei

cambi. Il Tesoro si rivolge alla BI per richiedere prestiti senza limiti. Sul mercato dei

cambi, nel 1927, aveva acquisito il monopolio nel cambio delle valute l’INCE

(istituto nazionale cambio valute). All’INCE si sostituisce una struttura burocratica

che viene sottoposta al controllo del Ministro delle finanze che deve controllare il

cambio delle valute.


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ruggo94

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze economiche e bancarie
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruggo94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione del diritto bancario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Salerno Maria Elena.

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