Origine e significato del termine preistoria
Preistoria è un termine di coniazione recente, infatti compare per la prima volta nel 1857 nel dizionario di Oxford. La differenza tra preistoria e storia è che quando parliamo della storia abbiamo una tradizione che si basa su fonti scritte, tramandate magari dagli stessi protagonisti dei fatti storici, ma essa occupa un periodo di tempo molto più ristretto; la storia dell’uomo infatti ha inizio intorno al 3000 a.C., quindi la preistoria è tutta quella parte della storia dell’uomo che precede la comparsa delle prime civiltà urbane.
Le prime fasi della preistoria
Circa tra 6 e 5 milioni di anni fa è avvenuta la divergenza evolutiva tra lo scimpanzé e gli ominidi e da circa 2,4 milioni di anni fa vi furono gli ominidi. Da questo momento compaiono sia le prime testimonianze archeologiche, cioè i primi manufatti realizzati dalla mano dell’uomo, che il genere uomo, quindi inizia la documentazione preistorica. Tra 200 mila e 100 mila anni fa compare l’homo sapiens in Africa, mentre solo a partire da 5 mila anni fa hanno inizio le prime civiltà.
Passaggio dal Pleistocene all'Olocene
10 mila anni fa si assiste alla fine dell’ultima glaciazione ed entriamo nel clima attuale, cioè si passa dal Pleistocene all’Olocene. Poco dopo la fine del Pleistocene avviene il passaggio a una nuova forma di economia, cioè l’agricoltura e la domesticazione degli animali. Per la preistoria la documentazione di cui disponiamo per ricostruire il passato è esclusivamente di carattere archeologico.
Inizio della storia e differenze globali
La storia non ha inizio nello stesso momento in tutto il mondo, ma solo in Egitto e in Mesopotamia. Infatti, altrove ha continuato la preistoria, ad esempio in Australia, fino al 1788, cioè fino allo sbarco degli europei, vivevano gli aborigeni in uno stato primitivo. Quindi, in alcune parti del mondo la preistoria rappresenta la quasi totalità della storia.
Periodizzazione della preistoria
Come si è stabilita la periodizzazione di questo periodo smisurato? La preistoria è una disciplina piuttosto recente; fino all’800 in Danimarca tutto ciò che veniva trovato di archeologico era dichiarato di proprietà reale, quindi agli inizi dell’800 si istituì una commissione incaricata della gestione e della conservazione delle antichità della Danimarca. Nel 1807 Rasmus Nyerup era responsabile della collezione reale delle antichità nordiche e nei suoi scritti egli esprime come non si fosse in grado di potere avere un’idea di come si articolasse il passato preistorico.
Il sistema delle tre età
Il suo successore fu Christian J. Thomsen che nel 1819 inaugurò l’apertura del Museo Nazionale delle antichità di Copenhagen. Si pose quindi il problema di come allestire il Museo e Thomsen ordinò che tutti i materiali della collezione reale venissero sistemati secondo il sistema delle tre età, cioè età della pietra, età del bronzo e età del ferro. Per fare questa divisione egli si era basato secondo un criterio tecnologico, cioè la materia prima con cui erano stati fabbricati gli oggetti da taglio e le armi; Thomsen si basò da una parte su suggestioni di carattere letterario (Lucrezio, V libro del De Rerum Naturae), ma si era basato anche sull’osservazione dei contesti, in particolare dei contesti tombali. Infatti, egli notò che le tombe più antiche avevano manufatti in pietra scheggiata, quelle più recenti in bronzo e in quelle ancora più recenti comparivano strumenti in ferro.
Evoluzione del sistema delle tre età
Il sistema delle tre età venne perfezionato dal suo successore nella direzione del Museo, Jens J. Worsaae, che fu il primo archeologo professionista e che ebbe il merito di avere fatto condurre gli scavi nelle torbiere della Danimarca con metodi stratigrafici. Grazie a questi scavi egli trovò una conferma stratigrafica del sistema delle tre età; ma da questo si passerà poi a delle articolazioni maggiori dello stesso. Nel 1865 venne introdotto da J. Lubbock il concetto di un'antica età della pietra, paleolitico, in cui abbiamo fauna fossile e pietre scheggiate e di una nuova età della pietra, neolitico, così chiamata perché si introducono nuove tecniche di levigatura della pietra e compare la fauna attuale. Poi ci si rese conto che tra paleolitico e neolitico vi era un'altra età preistorica, il mesolitico, in cui l’industria litica era ancora scheggiata e l’economia era ancora basata sulla caccia e sulla raccolta.
Calcolitico: l'età del rame
Andando avanti con gli studi ci si rese conto che non si passò subito dal neolitico all’età del bronzo, ma in mezzo si deve collocare il calcolitico (o eneolitico), cioè l’età del rame in cui veniva utilizzato il rame puro. Poi ciascuna di queste età venne suddivisa a sua volta.
Progresso tecnologico e diversità regionale
Gli uomini del paleolitico erano cacciatori e raccoglitori di cibo, ma si discute fino a che punto fossero cacciatori e non piuttosto scavengers, cioè spazzini. Nel neolitico si assiste poi alla produzione del cibo (intorno ai 2,4 milioni di anni fa nascono gli utensili artificiali, cioè qualcosa che viene modificato artificialmente secondo un progetto mentale).
Questo schema di periodizzazione però non è valido per tutto il mondo, ma si tratta di uno schema europocentrico, cioè di come si sono svolte le cose in Europa, mentre altrove non è stato così. Ad esempio, a sud del Sahara le età del rame e del bronzo non sono mai esistite, ma si passò direttamente all’età del ferro; in più ci sono popolazioni che fino al contatto con gli europei hanno vissuto di caccia e di raccolta. Quindi tale schema vale solo per l’Europa, il bacino del Mediterraneo e l’Asia occidentale, però ovunque questi periodi sono omotassiali, cioè essi, dove compaiono, hanno sempre la stessa sequenza relativa. Quindi magari mancano dei periodi, ma quello che c’è stato è inseribile comunque in questo schema di cronologia relativa.
Protostoria e definizioni variabili
Sulla definizione di protostoria i pareri cambiano. Il termine protostoria indica una forma incipiente di storia, ma in Francia, con questo termine, viene indicato il periodo dal neolitico all’età del ferro, quindi dal passaggio dalla caccia-raccolta alla produzione di cibo. Noi definiamo protostoria quei periodi finali della preistoria in cui ormai si sono sviluppate delle civiltà propriamente storiche, ma che non hanno raggiunto la forma urbana, ma che comunque sono in contatto con qualche civiltà urbana (ad esempio popolazioni come i Celti, i Liguri, i Reti, quindi tutta l’Italia del I millennio a.C. fa parte della protostoria che rappresenta gli ultimissimi tempi della preistoria). In Italia un ristretto numero di studiosi sostiene che la protostoria indica quelle civiltà in cui cominciano a comparire i primi documenti scritti.
Miti e concezioni delle antiche civiltà
Tutte le antiche civiltà hanno elaborato miti sulla creazione del mondo, delle concezioni che spiegassero l’origine dell’umanità e l’organizzazione della società e lo strumento per l’elaborazione di queste concezioni fu sicuramente il mito. Si trattava quindi di un racconto costruito con immaginazione e fantasia che sottintendeva un pensiero filosofico, ma non intendeva offrire una spiegazione scientifica né di carattere storico, ma di carattere morale. Quindi il pensiero delle più antiche civiltà è un pensiero mitopoietico e solo nel VI sec si afferma una visione razionale del mondo nelle città greche della Ionia in Asia Minore. Gli storiografi dall’antichità si sono fermati su un passato recente di cui vi erano testimonianze scritte oppure di cui essi stessi erano stati protagonisti, mentre quando dovevano fermarsi sul tema delle origini non potevano non usare la mitologia, anche pur tentando di razionalizzarla.
Gli antichi non hanno mai fatto opera di archeologia, pur essendo archaiologhia una parola greca; quindi, il problema delle origini dell’umanità, sia presso le popolazioni primitive che presso le prime civiltà, rimase un tema o non indagato o permeato di mito. In particolare, presso le prime civiltà si scontrarono due concezioni: la prima è quella della decadenza rispetto a un’età dell’oro, come vediamo nel racconto di Esiodo o in quello della Genesi in cui gli avvenimenti non hanno un carattere storico, ma si tratta di un mito. La seconda concezione è quella secondo cui l’umanità si sarebbe perfezionata a poco a poco grazie a nuove invenzioni e nuove scoperte e questa è evidente soprattutto in Epicuro di cui non abbiamo più le opere originali, ma abbiamo l’opera importantissima di Lucrezio, in cui è delineato un progressivo incivilimento dell’umanità.
Evoluzione del pensiero storico
Con la fine del mondo antico e la perdita di buona parte del patrimonio scientifico e artistico, i testi sacri diventeranno la fonte esclusiva per conoscere il passato: il pensiero si focalizza intorno al racconto biblico che viene inteso in senso letterale e allora la questione delle origini dell’umanità non era più un problema, l’unico problema era quello di stabilire una data esatta della creazione del mondo; inizialmente si affermò la datazione a circa 6 mila anni fa, ma intorno alla metà del 600 venne stabilita la data esatta della creazione dell'uomo: il 23 ottobre del 4.004 a.C. alle nove del mattino.
Influenza delle grandi scoperte geografiche
Il problema del passato remoto dell’umanità tornò ad affermarsi nella cultura europea con le grandi navigazioni e le grandi scoperte geografiche che misero in contatto gli europei con popolazioni che all’inizio venivano definite selvagge. Fu di grande importanza la discussione che nacque intorno a quegli oggetti che venivano ritrovati nelle campagne e che erano chiamati ceràunia, interpretati in modo sbagliato, ma che in realtà erano cuspidi di freccia. Gli strumenti di pietra, che oggi classifichiamo come preistorici, erano anche allora ben noti, ma interpretati come frecce fatate, spari di folletti, punte del fulmine. Infatti, Michele Mercati nel 500 scrisse che questi oggetti erano interpretati come prodotti dal fulmine.
Scoperta delle scimmie antropomorfe
Lo studio di questi oggetti ha progredito quindi grazie al contatto con queste popolazioni selvagge perché queste usavano ancora questi oggetti e quindi il confronto avveniva con una realtà immediata (si tratta dei primi esempi di studi etnografici).
Le esplorazioni dell’età moderna non solo fecero entrare in contatto gli europei con queste popolazioni, ma anche con qualcosa che gli europei non conoscevano, cioè con delle creature molto simili all’uomo, le grandi scimmie antropomorfe come il gorilla e lo scimpanzé o l’orango. Questa fu una rivoluzione perché non solo questi animali erano simili all’uomo dal punto di vista morfologico, ma anche comportamentale; è vero che le scimmie conservavano un aspetto bestiale, ma la somiglianza con l’uomo era imbarazzante.
Nel corso del 6-700 gli europei quindi cominciano a conoscere questi animali e nel 1641 abbiamo la prima descrizione scientifica di un orango, mentre nel 1699 uscì un libro importante perché si trattava di uno studio sistematico e comparativo di un medico olandese che aveva fatto l’autopsia a uno scimpanzé proveniente dall’Africa e da questo momento entrò in uso un termine scientifico per indicare queste scimmie antropomorfe, cioè il termine ape.
Sviluppo delle scienze naturali nel 700
Nel 700 tutte le scienze naturali ebbero un grande sviluppo e una tappa importante fu la sistematica botanica e zoologica di Linneo che ideò un sistema gerarchico di classificazione degli esseri viventi, basata sulla maggiore o minore somiglianza di una specie con un'altra; la sua opera Systema naturae è fondamentale, ma ancora più importante è la decima edizione dell’opera perché qui egli introduce la nomenclatura binaria che permette di identificare le singole specie: per indicare una specie veniva indicato il genere (cioè un raggruppamento di generi tra loro simili) e la specie. Il concetto di famiglia non era nelle entità tassonomiche create da Linneo perché nel 6-700 gli scienziati cercheranno sempre di armonizzare le proprie scoperte con la teologia e quindi introdurre il concetto di famiglia non era possibile. Questo lavoro di classificazione fu il punto di partenza per qualunque ricerca scientifica; nella tassonomia di Linneo, egli però rimase ancorato al pensiero tradizionale per cui la specie era un’entità fissa e l’affinità tra le varie specie era il riflesso di una specie di parentela ideale presente nella mente di Dio all’atto della creazione.
In realtà, la classificazione di Linneo rispecchiava un legame più profondo tra gli esseri viventi, quello della comune discendenza, ma questo si capirà solo un secolo dopo con l’opera di Darwin; egli era comunque convinto che il mondo fosse molto più antico di quanto si ammettesse sulla base delle sacre scritture.
Contributo di Buffon e sviluppo della paleontologia
Buffon fu un naturalista francese che nel 1749 pubblicò la sua opera in cui le descrizioni sono molto più approfondite di quelle di Linneo; a Buffon dobbiamo una definizione chiara e precisa del concetto di specie che è presentato come un concetto biologico: secondo Buffon la specie è costituita da un gruppo di individui che sono in grado di accoppiarsi e di generare una prole fertile; in più Buffon ricordava che specie diverse potevano accoppiarsi, ma la loro prole non sarebbe stata fertile (quindi il concetto di specie implica la possibilità di accoppiamento e la generazione di una prole fertile).
Un altro settore importante delle scienze naturali che si sviluppò nel 6-700 è lo studio dei fossili, cioè la paleontologia. I fossili nel Medioevo venivano interpretati come lusus naturae, cioè come uno scherzo della natura o addirittura come opere del diavolo o delle streghe e il primo a riconoscere il vero significato dei fossili fu Leonardo da Vinci.
Età della Terra e teorie geologiche
Il problema restava quello dell’età della Terra: il primo che osò infrangere il tabù dell’età della Terra fu Buffon che in un’opera del 1778 fece dei calcoli per dimostrare la reale antichità della Terra; egli calcolò il tempo in cui una stratificazione di ardesia si potesse formare e disse che come minimo dovevano essere passati 14 mila anni. Buffon fece un esperimento: prese delle sfere di metallo e pietra e le fece riscaldare fino a far loro assumere un colore bianco, poi calcolò il tempo impiegato dalle sfere per raffreddarsi e giunse alla conclusione che la Terra doveva avere impiegato almeno 75 mila anni per raffreddarsi (stima minima, infatti nei suoi scritti si trova 3 milioni di anni per l’età della Terra).
Contributo di Hutton
Il vero fondatore della geologia moderna fu uno scozzese, Hutton (1726-1797), che scoprì che la spiegazione dei fenomeni geologici va ricondotta alle stesse forze naturali che vediamo oggi e che sono tutt’ora all’opera (da qui il termine di attualismo); in più egli dava importanza al calore interno della Terra che aveva come effetto il sollevamento e l’inclinazione degli strati rocciosi e tutti questi fenomeni formano dei cicli che si ripetono continuamente. Quindi, secondo Hutton, piccole cause, a patto che abbiano uno sviluppo prolungato nel tempo, producono infine degli effetti di grande portata; nel 1795 venne pubblicata la sua opera, ma le sue teorie non vennero accolte molto con favore.
Cuvier e la paleontologia moderna
Cuvier fu il fondatore della moderna paleontologia dei vertebrati (prima di lui lo studio dei fossili era concentrato sulle conchiglie) e grazie a lui nacque l’anatomia comparata; egli pubblicò la sua opera nel 1812. Cuvier scoprì che la Terra era stata abitata da faune molto diverse da quelle attuali e lo studio delle diverse faune nelle stratigrafie mostrò che: l’uomo non è presente negli strati anteriori a quelli contenenti le faune moderne e che man mano che scendiamo negli strati, troviamo forme sempre più diverse da quelle attuali; in più vide che c’era una sorta di crescente complessità delle forme. Tuttavia, ancora per Cuvier la specie era un’entità fissa creata da Dio, quindi si poneva il problema di conciliare le sue scoperte scientifiche con la religione cristiana: per questo elaborò la teoria delle catastrofi secondo la quale vi erano stati diversi cicli dell’età della Terra ognuno dei quali era stato interrotto da una catastrofe dopo la quale Dio avrebbe creato delle nuove specie.
Lamarck e il trasformismo
Lamarck fu il primo naturalista che elaborò una teoria che andava contro il dogma della fissità delle specie; infatti, elaborò la teoria della trasformazione graduale degli organismi viventi (trasformismo). Secondo Lamarck, gli organismi viventi si trasformano a causa dell’ambiente per adattarsi al quale sviluppano delle caratteristiche che trasmettevano ai discendenti, ma oggi sappiamo che i caratteri acquisiti non sono trasmissibili, quindi questo fu il suo unico errore.
Lyell e la geologia moderna
Lyell, uno scozzese, fu il nume tutelare di tutti gli studi di scienze naturali nel corso dell’800, infatti il suo merito fu quello di avere fondato la geologia moderna rivalutando la teoria di J. Hutton e nel 1831 pubblicò un trattato, “Principi di geologia” dove per la prima volta presentava un quadro della storia geologica della Terra che si basava su un fondamento scientifico e da qui egli acquistò un prestigio scientifico enorme.
La rivoluzione di Darwin
Darwin nacque in una famiglia agiata, il padre era medico e dapprima venne avviato agli studi di medicina, ma poi intraprese studi generici di carattere umanistico. La sua fortuna fu un’occasione che gli si presentò nel 1831,
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