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Concetto di postura

Postura = atteggiamento corporeo che è possibile assumere nello spazio, dovuto alla contrazione statica dei muscoli scheletrici antigravitari e definito dalla posizione reciproca dei diversi segmenti corporei.

Ortostatismo e stazione eretta

Ortostatismo e stazione eretta = allineamento in senso verticale dei vari segmenti corporei e dall’appoggio dei 2 piedi al suolo. Atteggiamento di massima erezione antigravitaria (altamente instabile). Un corpo risulta in equilibrio quando la linea di gravità passante per il baricentro cade all’interno della base d’appoggio. Il baricentro corporeo è un punto appartenente al corpo (in genere davanti al corpo vertebrale di S2), situato sulla linea di gravità, a cui si applica un vettore di forza diretto verso il basso che aumenta all’aumentare del peso corporeo.

Equilibrio nei piani corporei

  • Piano frontale: la LG passa dalla protuberanza occipitale esterna e cade al centro della base d’appoggio dei piedi.
  • Piano sagittale: la LG passa dal trago dell’orecchio, attraversa il centro dell’articolazione della spalla (acromion), scende per il gran trocantere, passa davanti all’asse trasversale del ginocchio e cade leggermente davanti al malleolo laterale. SIAS più bassa delle SIPS 30° sul piano orizzontale.

In ortostatismo deve essere garantito l’equilibrio e il sostegno del peso contro la forza di gravità, con un minimo impegno energetico, limitando al massimo gli sforzi e garantendo la massima stabilità. Funzione assicurata dall’apparato capsulo-legamentoso (solo quando lo sforzo eccede i limiti fisiologici d’allungamento si attiva un meccanismo neurologico riflesso che parte dalle terminazioni meccanocettrici che determina una risposta muscolare isometrica). L’apparato capsulo-legamentoso non può permettere la stazione eretta senza la presenza del tono muscolare di base.

Al contrario di tutte le altre articolazioni, la tibio-tarsica non può essere bloccata dai tessuti capsulo-legamentosi nei movimenti di flessoestensione, per cui la contrazione isometrica del tricipite surale impedisce lo spostamento anteriore della tibia. Altra eccezione è costituita dal tensore della fascia lata, che assicura sul piano frontale l’equilibrio dell’anca e previene l’iperestensione del ginocchio.

Postura ideale

Postura ideale = minimo lavoro muscolare per neutralizzare minimi momenti gravitari esterni (micromovimenti d’aggiustamento a carico soprattutto della muscolatura della pianta del piede). In posizione anatomica il ginocchio è esteso dalla gravità, non dai muscoli estensori; infatti riesco a mobilizzare la rotula, altrimenti se recluta non si mobilizza.

Muscoli statici

Muscoli statici sono rossi perché molto irrorati dal momento che lavorano sempre; sono resistenti all’allungamento perché presentano molto tessuto connettivo, i loro fusi sono innervati da MN alfa tonici, si trovano in uno stato di preaccorciamento e sono capaci di lievi accorciamenti. Sono antigravitari, non possono rilassarsi mai, sono corti e ipertonici. Se aggrediti reagiscono con ulteriore rigidità, ipertonia, accorciamento muscolare e dolore. Costituiscono il sistema erettore che forma la catena muscolare posteriore (flessori plantari, tricipiti surali, ischio-crurali, glutei e pelvi-trocanterici, paravertebrali dal sacro all’occipite) e la catena muscolare anteriore (lotta contro la pesantezza del torace, dei visceri e delle braccia; sistema sospensore del diaframma e dei visceri, SCM, lungo del collo, scaleni, pilastri del diaframma con origini lombari, ileo-psoas, fascia iliaca, adduttori, tibiale anteriore).

Muscoli dinamici

Muscoli dinamici sono bianchi perché sono poco irrorati, sono facili all’accorciamento per lo stato di pretensione in cui si trovano e tendono ad allungarsi troppo. Hanno poco tessuto connettivo e sono innervati dai MN alfa fasici. Sono gravitari e possono riposarsi completamente. Tendenza a ipotonia e rilasciamento (addominali, quadricipite, tricipite brachiale).

Egemonie e funzioni essenziali

Le egemonie sono le funzioni essenziali alla sopravvivenza.

Funzione respiratoria

Funzione respiratoria: istinto di sopravvivenza. I polmoni in atelettasia si aprono tramite l’inspirazione; con l’espirazione che avviene attraverso il primo pianto essi si svuotano dando vita al ritmo respiratorio. È antigravitario e richiede contrazioni concentriche dei muscoli inspiratori.

  • Diaframma: contraendosi nell’inspirazione aumenta i diametri a/p, lat e trasversali del torace. Si pensa che il suo punto fisso sia il centro frenico ma in realtà è semimobile poggiando sui visceri che sono mobili. È il tessuto connettivo verticale che ha inserzioni a ragnatela a sospendere dall’alto il diaframma.
  • Inspiratori toracici intercostali: prendono punto fisso sulla costa superiore e muovono la costa inferiore; i primi intercostali prendono punto fisso sulle vertebre cervicali.
  • Inspiratori nucali: scaleni: sollevano le prime due coste prendendo origine dalle vertebre cervicali; non avendo antagonisti mantengono una pressione positiva a livello polmonare per impedire il collasso alveolare.
  • Inspiratori scapolari: piccolo pettorale; grande pettorale; dentato anteriore; il piccolo pettorale aiuta gli intercostali nel sollevamento della 3°-4°-5° costa; il grande pettorale prende punto fisso sull’omero e innalza le prime 6 coste; il dentato prende punto fisso a livello scapolare e agisce sulle prime 10 coste.
  • Spinali: partono dalle vertebre e finiscono sulle coste; azione estensoria che determina la rotazione del piccolo braccio costale che induce un’elevazione del grande braccio costale.

Funzione alimentare

Funzione alimentare: catena specifica superiore della spalla.

  • Trapezio superiore
  • Piccolo pettorale
  • Deltoide-sovraspinato

Catena specifica antero-interna di spalla:

  • Grande pettorale
  • Grande rotondo
  • Gran dorsale
  • Sottoscapolare
  • Piccolo pettorale
  • Coracobrachiale
  • Bicipite brachiale

Catena anteriore del braccio:

  • Coracobrachiale (flessore di spalla)
  • Bicipite brachiale (flessore di spalla e gomito)
  • Brachiale anteriore (flessore di gomito)
  • Flessori ulnari e radiali del polso e prono-supinatori
  • Grande e piccolo palmare (flessori del polso)
  • Tenar e ipotenar (flessori e opponenti delle dita)

Funzione locomotoria

Funzione locomotoria: presuppone l’esistenza della funzione statica; il sistema muscolare statico deve garantire l’erezione antigravitaria. Il bambino deve per prima cosa sollevare il capo facendo leva sull’articolazione occipito-atlantoidea (C0-C1), attraverso l’uso dei muscoli spinali nucali; così può guadagnare la posizione prona. Sollevamento del tronco con i muscoli spinali postero-flessori per la postura seduta. Grazie allo sviluppo dei muscoli posteriori degli arti inferiori, anteriori degli arti superiori può muoversi a carponi.

La catena posteriore ci consente la stazione eretta:

  • Muscoli spinali (massa comune): nucali, cervicali, dorsali, lombari e sacrali; spino-dorsali, spino-costali, spino-appendicolari; erettori del tronco
  • Grande gluteo
  • Pelvi-trocanterici: estensori di anca e bacino
  • Ischio-crurali: estensori di anca e ginocchio
  • Gemelli, soleo: tensione estensoria sul ginocchio e flessione plantare
  • Popliteo: in carico quando il piede è punto fisso è in posizione di bloccaggio (intrarotazione femorale ed extrarotazione tibiale); in scarico quando il punto fisso è l’anca sblocca il ginocchio (extrarotazione femorale ed intrarotazione tibiale) consentendo ai flessori di piegare il ginocchio
  • Corti flessori plantari

Pian piano che anche e ginocchia si raddrizzano, si verifica una progressiva tensione in allungamento sull’ileo-psoas, che inserendosi a livello lombare (T12-L5) contribuisce alla formazione della lordosi e inoltre, inserendosi anche sulla parte superiore dell’ileo, fa basculare anteriormente il bacino provocando l’estensione delle ginocchia e il passaggio in avanti della linea di gravità, così che non sia più necessaria la contrazione del quadricipite per il mantenimento dell’ortostatismo.

Catena antero-interna dell’anca:

  • Adduttori
  • Ileo-psoas

In carico (statica) i muscoli, esterni all’asse meccanico di movimento sono antepulsori, intrarotatori e adduttori e realizzano la stazione eretta. In scarico (dinamica) i muscoli, interni all’asse di movimento sono retropulsori, extrarotatori e abduttori e realizzano la funzione locomotoria.

In visione frontale la linea di gravità passa per la sinfisi pubica. Esiste a livello del bacino un sistema muscolare statico laterale in grado di determinare la fissazione laterale del bacino senza la contrazione del medio gluteo.

Catena laterale dell’anca

Catena laterale dell’anca: costituito dalla bendelletta di Maissiat, una struttura di tessuto connettivo solida che origina dalla cresta iliaca e che termina sul gran trocantere; da lì parte una fascia di tessuto connettivo, la fascia lata, che percorre la superficie laterale della coscia finendo sul tubercolo del Gerdy della tibia; si continua sulla parte laterale della gamba con i peronei.

  • Superiormente la fascia lata, tessuto connettivo non contrattile, presenta due tensori muscolari: tensore della fascia lata
  • Tensore posteriore della fascia lata costituito dalle fibre superficiali del grande gluteo

Punto fisso del diaframma è a livello T11-T12. A rinforzare questo punto fisso ci sono:

  • Lordosizzanti posteriori: spinali (massa comune)
  • Lordosizzanti anteriori: adduttori e ileo-psoas

Equilibri muscolari

  • Capo e collo: 2/3 del peso del capo è sbilanciato anteriormente; la LG passa appena davanti ai corpi e ai dischi di C4-C5. Il capo è mal posizionato, il collo è ben posizionato. A livello del capo quindi si ha squilibrio muscolare posteriore per reagire allo sbilanciamento anteriore; a livello del collo si ha equilibrio lordosi cervicale e orizzontalità dello sguardo. Anteriormente: sistema sospensore del diaframma, SCM e scaleni (antepongono il capo), grande retto anteriore e lungo del capo e del collo (rettilineizzano il tratto cervicale). Posteriormente: semispinale del capo e del collo, lunghissimo del capo e del collo, spleni del capo e del collo, retti posteriori grande e piccolo, obliquo superiore ed inferiore, spinali nucali e trapezio.
  • Livello dorsale: la LG passa molto anteriormente al corpo di T8 e 2/3 del peso del torace è sbilanciato anteriormente, per cui serve uno squilibrio muscolare posteriore per conservare l’ortostatismo. Anteriormente: cravatta che, se in retrazione, rettilineizza il tratto dorsale alto e cifotizza il tratto dorsale basso; posteriormente: spinale del dorso, se retratti determinano rettilineizzazione del tratto dorsale.
  • Livello lombare: la LG attraversa il corpo di L3-L4 e rappresenta una condizione di equilibrio. Anteriormente: ileo-psoas mantiene la lordosi lombare e antiverte il bacino; posteriormente: massa comune. Un eventuale squilibrio è rappresentato dallo spostamento anteriore delle masse viscerali addominali non più contenute da una forte parete addominale.
  • Livello del bacino: la LG passa anteriormente alla linea dell’acetabolo. Equilibrio anteriore e posteriore. Posteriormente (retroversori): ischio-crurali, pelvi-trocanterici, glutei e addominali; anteriormente (antiversori): massa comune, adduttori, iliaco e retto anteriore.
  • Livello del ginocchio: la LG passa un po’ anteriormente alla linea intercondiloidea e si proietta nel centro del piede. Posteriormente: ischio-crurali e tricipite surale sono in tensione. Se il punto fisso è superiore entrambi sono dinamici ed effettuano la flessione del ginocchio, se il punto fisso è inferiore sono statici e realizzano forza estensoria. In condizioni statiche (in carico) il sistema si blocca assicurando la stabilità del ginocchio in estensione (femore intrarot, tibia extrarot, legamenti crociati si avvolgono limitando l’intrarot, i legamenti collaterali si tendono per limitare l’extrarot, il popliteo lega il fulcro articolare) avvitamento. In condizioni dinamiche (in scarico) il sistema si sblocca assicurando la mobilità del ginocchio in flessione (femore extrarot, tibia intrarot, legamenti crociati si svolgono per consentire intrarot, legamenti collaterali si detendono permettendo extrarot, popliteo slega il fulcro) svitamento. In carico, abd-extrarot aprono l’interlinea articolare interna e determinano varismo; add-intrarot determinano valgismo.
  • Livello della caviglia: la LG arriva nel centro del piede, passa un po’ anteriormente alla linea intramalleolare e all’articolazione tibio-astragalica. È necessario notevole squilibrio muscolare posteriore affinché la tibia venga mantenuta all’indietro. Anteriormente: tibiale anteriore, estensore proprio e comune delle dita e peroneo anteriore; posteriormente: tibiale posteriore, flessore proprio e comune delle dita e peroneo lungo e breve, soleo. Il soleo non ha antagonista anteriore, si retrae spesso e la sua retrazione si esprime con atteggiamento del piede in varismo, supinazione ed equinismo.

Architettura del piede

  • Arco trasversale: formato dai cuneiformi e ha come punti di appoggio il 1° e il 4° osso metatarsale.
  • Arco longitudinale mediale: formato da calcagno, astragalo, scafoide e ha come punti di appoggio la testa del primo osso metatarsale e la tuberosità calcaneare.
  • Arco longitudinale laterale: è formato dalla calcaneo-cuboidea e ha come punti di appoggio la testa del 4° osso metatarsale e la tuberosità calcaneare.

La muscolatura plantare mette in tensione la volta plantare attraverso la sua azione cavizzante; la muscolatura dorsale (tibiale anteriore) mantiene la volta plantare risucchiando dall’alto.

Extrarotazione antigravitaria

Extrarotazione antigravitaria: ad opera del tricipite surale consente il sostegno dell’astragalo e del peso del corpo che si scarica sul sustentaculum tali. Il calcagno è posto più esternamente rispetto all’astragalo; è formato dal talamo lateralmente e dal sustentaculum tali medialmente. L’extrarot antigravitaria del calcagno, che corrisponde ad una varizzazione calcaneare e ad una supinazione dell’avampiede, è necessaria per mantenere l’orizzontalità e spostare un po’ il peso verso il talamo. La LG e il peso corporeo si scaricano sul sustentaculum tali. Se non ci fosse l’extrarot antigravitaria l’astragalo scivolerebbe medialmente e si appiattirebbe la volta plantare.

Se supponiamo che la tibia si trovi, per effetto dell’accorciamento del tibiale posteriore, in extrarotazione o che il ginocchio si trovi in posizione di varo, si verificherebbe un’esagerata extrarotazione calcaneare varo del calcagno. L’extrarotazione porta inoltre il tibiale anteriore

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

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