Politiche della concorrenza
Lezione 1: Obiettivi e metodologia del corso
Il corso aspira ad offrire agli studenti una comprensione rigorosa dei principali temi delle politiche della concorrenza e la capacità di applicarli in casi concreti. Studieremo mercati non perfettamente concorrenziali (monopolio e oligopolio). Particolare peso sarà dato alle politiche pubbliche che sono utilizzate per mitigare i possibili effetti negativi che risultano dal potere di mercato delle imprese.
Combinazione di:
- Analisi quantitativa di modelli sviluppati nella letteratura economica.
- Discussione di esempi e casi relativi a settori specifici.
- Strumenti matematici: concetti base di microeconomia/calcolo.
Collegamento con economia industriale
Il corso è inteso come una continuazione di Economia Industriale. Una combinazione di temi nuovi e argomenti già studiati in Economia Industriale (ma rielaborati). Occasionale sovrapposizione con concetti già studiati (es. collusione, fusioni orizzontali). Chiave di lettura: il ruolo che giocano le autorità pubbliche nei mercati oligopolistici attraverso la politica della concorrenza (antitrust).
Programma
- Fallimenti di mercato/Analisi storica della politica antitrust (Stati Uniti, Unione Europea, Italia)
- Potere di mercato e benessere sociale (efficienza allocativa/produttiva/dinamica, libera entrata, effetti di rete)
- Definizione del mercato rilevante/Valutazione del potere di mercato
- Collusione (pratiche facilitanti, misure antitrust)
- Fusioni orizzontali (guadagni di efficienza, effetti pro collusivi, rimedi, politiche europee)
- Accordi verticali (restrizioni/fusioni verticali, effetti anti-competitivi)
- Pratiche abusive e politiche antitrust (prezzi predatori, investimenti strategici, vendite collegate, interoperabilità, discriminazione di prezzo)
Politica della concorrenza: una prima definizione
“L’insieme di politiche e leggi, finalizzate ad assicurare che la concorrenza sul mercato non subisca limitazioni tali da arrecare danno alla società.” (Motta-Polo)
Questa definizione va benissimo come principio generale ma...
- Cosa costituisce un danno alla società?
- Qual è l’obiettivo della politica della concorrenza?
Obiettivi della politica della concorrenza
La precisazione degli obiettivi della politica antitrust è cruciale e nella sua assenza è impossibile dare indicazioni su come diversi casi devono essere trattati. Come vedremo, possono esserci tanti obiettivi delle politiche antitrust.
Benessere sociale (surplus totale)
Definizione: Il benessere sociale aggrega il surplus dei consumatori e dei produttori.
- Surplus dei consumatori = somma del surplus dei singoli consumatori che compongono un mercato.
- Surplus di un singolo consumatore = differenza tra la sua valutazione del bene (disponibilità a pagare per esso) e il prezzo che paga.
- Surplus dei produttori = somma del surplus dei singoli produttori che compongono un mercato (profitti totali di un'industria).
- Surplus di un singolo produttore = profitto che risulta dalla vendita di un prodotto.
Il più importante concetto economico per misurare costi e benefici.
Surplus del consumatore
Disponibilità a pagare (i.e., il prezzo massimo che siamo disposti a pagare) per un dato numero q di unità di un bene è data dalla curva di domanda inversa valutata alla quantità q: P(q). Il surplus del consumatore (CS) = differenza fra la disponibilità a pagare per il bene e il prezzo, per tutte le unità acquistate. Se il prezzo aumenta, e non cambia nient’altro, allora si abbassa il surplus dei consumatori e quindi saranno svantaggiati. Viceversa se il prezzo diminuisce. CS = area del triangolo blu.
Surplus del produttore
Surplus del produttore (PS) = differenza fra il prezzo pagato per il bene e il suo costo marginale (la sua disponibilità a vendere) a tutte le unità prodotte (il profitto variabile dell’impresa). PS = area del triangolo blu (assumendo che l’impresa trovi sempre profittevole produrre).
Surplus totale/Benessere sociale
Surplus totale/Benessere sociale: La somma del surplus del consumatore e quello del produttore.
Benessere sociale e politica antitrust: Commenti
La massimizzazione del benessere sociale è uno dei principali obiettivi della politica antitrust. La distribuzione del surplus tra consumatori e produttori non rientra nel concetto del benessere sociale che si occupa soltanto del surplus totale. (Si massimizza il benessere sociale, ma per arrivare a questo risultato non vuol dire che anche il surplus dei consumatori e produttori siano stati massimizzati.) Un problema distinto che dovrebbe essere affrontato dalla politica di redistribuzione, politica fiscale, ecc. Importante tenere conto della dimensione dinamica del benessere sociale. La versione statica non sempre coincide con quella dinamica (es. investimenti futuri in ricerca e sviluppo potrebbero essere ridotti a causa di margini troppo bassi di profitto presenti).
Benessere sociale vs. benessere dei consumatori
A volte esiste una tensione tra il benessere dei consumatori e dei produttori. Normative di vari paesi (es. riguardo le fusioni negli Stati Uniti) tendono a sottolineare gli effetti sui consumatori. In altri paesi si dà più peso al benessere sociale. È meglio usare la massimizzazione del benessere dei consumatori come obiettivo nella politica della concorrenza?
Alcuni economisti pensano di sì perché:
- Il potere di lobbying delle imprese è molto più forte di quello dei consumatori.
- In materia di fusioni esiste una asimmetria informativa tra imprese e autorità antitrust.
- Semplifica le valutazioni delle autorità nei casi di fusioni.
La maggior parte degli economisti tende a preferire il benessere sociale come obiettivo delle politiche della concorrenza. Per due principali motivi:
- I consumatori spesso possiedono le imprese direttamente o attraverso fondi pensione e di investimento. I profitti delle imprese beneficiano anche loro.
- La massimizzazione del surplus dei consumatori comporterebbe prezzi pari a costi marginali.
Di conseguenza, le imprese potrebbero essere costrette a uscire dal mercato nel lungo periodo o essere sussidiate per recuperare i loro costi fissi. Disincentivate a investire e innovare.
Altri obiettivi della politica della concorrenza
- Difendere le imprese più piccole Una delle motivazioni principali per le prime leggi antitrust negli Stati Uniti. Non necessariamente in contrasto con il benessere sociale. Ma bisogna prestare attenzione a non tenere in vita artificialmente imprese inefficienti.
- Integrazione del mercato Obiettivo principale della politica della concorrenza nell’UE. La discriminazione del prezzo tra i diversi confini nazionali è vietata. Ma il suo effetto sul benessere sociale non è chiaro.
- La politica della concorrenza può anche avere motivazioni di equità. In mercati in cui ci sono monopoli legali o l’entrata è molto difficile, è legittimo per le autorità antitrust imporre controlli sui prezzi. L’equità ex ante è sempre compatibile con la politica della concorrenza in quanto essa cerca di garantire a tutte le imprese uguali condizioni. Invece, l’equità ex post non sempre coincide con la politica della concorrenza (la concorrenza spesso comporta vincitori e perdenti).
Politica della concorrenza: seconda definizione
La definizione operativa che adotteremo utilizza il concetto di benessere sociale economico. “L’insieme di politiche e leggi, finalizzate ad assicurare che la concorrenza sul mercato non ridurre il benessere sociale economico subisca limitazioni tali da.” (Motta-Polo) Questa definizione non implica che altri obiettivi non siano importanti... Solo che la politica della concorrenza forse non è lo strumento migliore per raggiungerli.
Lezione 2: Fallimenti di mercato
Il modello di concorrenza perfetta si regge su tante ipotesi. Non è sorprendente constatare che le sue previsioni non sempre coincidano con la realtà.
Tre cause principali per i fallimenti di mercato
- Esternalità: Azioni individuali hanno un effetto su altri che va oltre il meccanismo dei prezzi.
- Informazione incompleta: Le imprese spesso non sanno tutto ciò che dovrebbero o vorrebbero sapere.
- Potere di mercato: Esistono imprese che riescono a fissare prezzi molto alti in confronto ai loro costi.
Strumenti correttivi
Per correggere le distorsioni causate da questi problemi le autorità usano un insieme di strumenti:
- Regolamentazione (dei mercati o della singola impresa)
- Politiche della concorrenza
1. Esternalità
Definizione: Si crea una esternalità ogni volta che le azioni intraprese da un agente economico (consumatore, impresa, ecc.) hanno un impatto su altri soggetti che va oltre il meccanismo che governa i prezzi. Le esternalità possono essere negative o positive:
- Fumo. L’esposizione al fumo passivo e, più in generale, le sue conseguenze sul sistema sanitario (negativa).
- Giardinaggio. La curatezza del mio giardino migliora l’intero quartiere (positiva).
Casi tipici
- La tragedia dei beni comuni. Una risorsa comune viene sfruttata in misura eccessiva rispetto all’ottimo sociale (es. terreni da pascolo, falde acquatiche, popolazioni marine, ecc.). Una delle tematiche più importanti dell’economia ambientale.
- Congestione. Viaggiare nell’ora di punta crea affollamento e ritardi sistematici. Lo stesso principio è presente nelle reti telefoniche/internet.
- Beni pubblici. Sono beni non rivali e non escludibili: il loro consumo o fruizione individuale non impediscono il consumo o la fruizione da parte di qualcun altro. Esempi: parchi, difesa nazionale, istruzione pubblica. Esternalità positive.
Divergenza tra ottimo sociale ed equilibrio di mercato
Funzioni di domanda D e offerta S danno esito a un equilibrio concorrenziale (q0, p0). Output q implica un costo sociale c(q), crescente in q. Il costo marginale totale è dato dalla somma del costo marginale di produzione S e del costo marginale sociale cʹ: S + cʹ. L’output e prezzo ottimale sono dati dall’intersezione di D e S + cʹ, e valgono (q*, p*). Avremo q0 < q*: il livello di produzione di equilibrio è maggiore di quanto socialmente ottimale.
Esternalità e possibili soluzioni
Tassa Pigouviana: Come avvicinarsi all’ottimo sociale? Soluzione proposta da Pigou (1932): una tassa se l’esternalità è negativa, oppure un sussidio se l’esternalità è positiva. Le imprese sono sottoposte a una tassa t per ogni unità prodotta. Questo sposta la curva di offerta verso l’alto da S a S + t. L’equilibrio di questo mercato corrisponde all’ottimo sociale. Nella situazione iniziale ci troviamo in q0 e p0. Il problema è che la curva di offerta, costo marginale dell’impresa, non tiene conto del costo sociale, se avesse tenuto conto di questo, la nuova curva darebbe S + cʹ. A questo punto vediamo un innalzamento della curva di offerta e l’esito ottimale sarebbe p* e q*. C’è una divergenza, la quantità ottimale è meno della quantità attuale (per esempio significa che un’impresa inquina troppo se non tiene conto dell’effetto sociale delle sue azioni). La soluzione per avvicinarsi a q* è applicare una tassa che ha come effetto quello di spostare la curva di offerta verso l’alto di una quantità pari a t.
La tassa sulla benzina: confronto UE e USA
Nel 2013, il prezzo di un litro di benzina nell’UE (1,53 euro) era quasi il doppio di quello statunitense (0,783 euro). Il 58% del prezzo europeo proveniva da tasse e imposte. Il consumo pro capite statunitense è molto più alto di quello europeo. Ci sono tante indicazioni che la quantità europea è molto più vicina all’ottimo sociale della quantità statunitense: L’elasticità della domanda di benzina è molto diversa da 0. Le automobili europee, incentivate dalla tassazione EU, sono molto più efficienti di quelle americane (in media 50% più efficienti).
Esercizio 5.5 in Cabral: Carbon Tax
Considerate un’industria in cui la domanda è q = 1 − p e l’offerta q = p. Supponete che ogni unità di output implichi l’emissione di un’unità di CO2 nell’atmosfera, con un costo marginale pari a e, dove e sono le emissioni totali.
- (a) Calcolate il livello di CO2 di equilibrio. Soluzione: Uguagliando domanda e offerta: 1−p = p ⇒ p = 0.5, q = 0.5. Quindi le emissioni sono pari a 0.5 = e.
- (b) Calcolate il livello di CO2 socialmente ottimale. Soluzione: Uguagliando la domanda inversa p = 1 − q al costo marginale totale (costo marginale dell’impresa + costo marginale sociale) 1 − q + q = 2q implica: q = 1/3, p = 2/3. Quindi le emissioni socialmente ottimali sono pari a 1/3.
- (c) Calcolate il livello della tassa pigouviana che porta il mercato nell’ottimo sociale. Soluzione: Bisogna individuare la tassa t che in equilibrio implica l’output q = 1/3. Uguagliando domanda e offerta: 1 − p = p + t ⇒ 1/3 = q + t ⇒ t = 1/6.
Soluzioni alternative
- Regolamentazione. Si pensi al fumo e le normative che lo vietano in luoghi pubblici.
- Teorema di Coase (1960): Se i diritti di proprietà sono correttamente definiti e la negoziazione non è costosa, qualsiasi esternalità viene “internalizzata” in modo tale che il mercato produce la soluzione efficiente.
Il teorema di Coase
Si immagini un’acciaieria che scarica i rifiuti chimici in un fiume. (esternalità negativa) I diritti di proprietà possono essere definiti in vari modi:
- I cittadini hanno diritto all’acqua pulita.
- L’acciaieria ha diritto di liberarsi dei suoi scarichi come preferisce.
Una volta che i diritti sono definiti, la negoziazione può iniziare. Se si verifica il regime (a), allora l’acciaieria deve pagare per avere il permesso di inquinare. Se si verifica il regime (b), allora i cittadini devono compensare l’acciaieria per non inquinare.
Possiamo distinguere fra due casi:
- (Valore per l’impresa di inquinare) > (Costo dell’inquinamento per i cittadini). In equilibrio, ci sarà una certa quantità di inquinamento.
- (Valore per l’impresa di inquinare) < (Costo dell’inquinamento per i cittadini). In equilibrio, l’inquinamento sarà nullo.
In ogni caso, l’equilibrio prodotto dalla negoziazione è indipendente dall’allocazione dei diritti di proprietà. La distribuzione dei diritti influenza solo il modo in cui l’equilibrio viene raggiunto.
Efficienza vs. equità
Il teorema di Coase si concentra sull’efficienza, cioè l’allocazione che massimizza il surplus totale. Per contro, tace sul concetto di equità: Per quanto riguarda l’efficienza, non importa chi detiene il diritto di accesso al fiume (il pubblico o l’impresa). Allo stesso tempo è chiaro che alcune allocazioni di diritti sono molto meno eque di altre!
2. Informazione incompleta
Seleziona avversa
Si consideri il mercato delle auto usate. Esistono due tipi di auto: (a) “affari” (qualità alta) e (b) “bidoni” (qualità bassa). Il valore dell’affare è pa e del bidone pb, e chiaramente pa > pb. I consumatori non osservano la qualità. Sanno però che, più o meno, affari e bidoni esistono in proporzioni uguali. Così sono disposti a pagare un prezzo che è la media di pa e pb: pm = (pa + pb) / 2. I venditori (che sanno la qualità del loro prodotto) sono disposti a vendere solo se hanno dei bidoni (poiché pb < pm < pa, il prezzo che sono disposti a pagare i consumatori è più alto del prezzo delle macchine bidoni, ma più basso delle macchine affari). Se hanno affari, escono dal mercato. Più venditori di affari escono dal mercato, più bassa diventa la qualità media sul mercato, e più basso diventa anche il prezzo che i compratori sono disposti a pagare. Più venditori di affari escono dal mercato... Il ciclo si ripete finché ci sono solo bidoni e il mercato crolla!
Azzardo morale
Consideriamo il mercato degli smartphone costosi. La clientela vuole stipulare una polizza sul furto. Se un cliente acquistasse la polizza, allora potrebbe diventare meno attento con lo smartphone. In quel caso, la probabilità del furto aumenterebbe. Le assicurazioni, che non sanno esattamente il grado di disattenzione dei loro clienti, sono consapevoli di questo rischio e modificano i premi di conseguenza. Si verifica un problema analogo (ma non identico) con la selezione avversa: in assenza di maggiori informazioni sul profilo dei clienti, i premi sono troppo alti e il mercato è inefficiente.
3. Monopolio
Monopoli possono sorgere per vari motivi (monopoli pubblici, brevetti, effetti di rete). Creano vari tipi di inefficienza (elaboreremo nelle prossime lezioni) Allocativa, produttiva, Ricerca di posizioni di rendita. È difficile trovare settori puramente monopolistici. È più facile trovare mercati con poche imprese dominanti e altre molto più piccole. Se la capacità dei loro concorrenti è piccola, si può argomentare che le imprese dominanti si comportano come monopolisti.
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