Politica monetaria e politica monetaria internazionale
Anni accademici
2007 / 2008
2008 / 2009
Prof. Patrizia Tiberi Vipraio
Indice
- Il mercato dei beni in economia chiusa - Pagina 2
- Economia aperta - Pagina 3
- Considerazioni sul tasso di cambio - Pagina 4
- Il mercato dei beni in economia aperta - Pagina 7
- Condizione di Marshall Lerner - Pagina 8
- I mercati finanziari in economia chiusa - Pagina 9
- I mercati finanziari in economia aperta - Pagina 10
- Il modello IS LM in economia chiusa - Pagina 11
- Il modello IS LM in economia aperta - Pagina 12
- La domanda di denaro - Pagina 14
- Il ruolo delle aspettative - Pagina 16
- Il mercato del lavoro in economia chiusa - Pagina 18
- La PM in scenari di elevata disoccupazione - Pagina 20
- La PM in scenari ad elevata inflazione - Pagina 21
- Il modello AS AD - Pagina 22
- La curva di Phillips - Pagina 25
- Legge di Okun - Pagina 26
- Crescita della produzione di lungo periodo - Pagina 27
- Il ruolo della politica economica - Pagina 28
- PM: debito pubblico & patto di stabilità - Pagina 30
- Rapporto debito / PIL - Pagina 31
- L'unione economica & monetaria europea - Pagina 32
- La moneta - Pagina 36
- BCE e FED: politiche monetarie a confronto - Pagina 37
- Come giunge l'Italia all'euro - Pagina 38
- Il Fondo Monetario Internazionale - Pagina 38
- Global imbalance overview - Pagina 39
- Global imbalance e mutui subprime - Pagina 42
- Neo mercantilismo - Pagina 43
- Global overview (luglio 2009) - Pagina 43
- World Economic Outlook (WEO) - Pagina 44
- The Quite Coup (TQC): origine del malessere - Pagina 44
Il mercato dei beni in economia chiusa
La recente teoria macroeconomica definisce come livello di equilibrio sul mercato dei beni la condizione IS. Tale condizione si ottiene quando il livello della produzione (Y) eguaglia il livello della domanda di beni (Z).
Relazione IS o condizione di equilibrio sul mercato dei beni:
Y = Z
Y = C (Y - T) + I + G dove I = I (Y, i)
Y = C (Y - T) + I (Y, i) + G
Dalla condizione di equilibrio notiamo come il livello della produzione sia condizionato dal consumo delle famiglie (C), dagli investimenti delle aziende (I) e dalla spesa pubblica (G). I dipendono dall'offerta di beni a loro disposizione (Y o output) e dalla disponibilità di risorse rimasta in seguito al prelievo fiscale (T). Gli investimenti delle aziende sono a loro volta condizionati dal tasso di interesse nominale sulla base di una relazione inversamente proporzionale: più alto sarà i e meno le aziende investiranno e viceversa. Questo perché chiedere prestiti costerebbe di più. Il tasso di interesse nominale è una variabile presidiata dalle autorità monetarie (BCE in Europa, FED negli Stati Uniti). Ora il problema è cercare di capire come al variare del tasso di interesse, le autorità monetarie, siano più o meno in grado di stimolare l'economia e quindi un livello di produzione (o output) più elevato. Il modello IS fornisce una relazione su come il livello della produzione si evolve al variare del tasso di interesse nominale.
i, Tasso di Interesse
1 2i = i Curva IS
Per HP 2 1Y Y
Y, Output
del modello ipotizziamo un aumento della tassazione (T ↑). Per capire meglio il funzionamento Quando le famiglie si trovano a dover corrispondere una maggiore tassazione allo stato, questo significherà che le loro disponibilità all'acquisto di nuovi beni diminuiranno e di conseguenza caleranno i consumi (C↓). A loro volta le aziende, dovranno riaggiustare il livello di produzione (1Y) in funzione della domanda di beni corretta (Z). In questo contesto, il tasso di interesse i si ipotizza costante nel tempo.
Come riscontrabile nella precedente figura un aumento della tassazione sposterà la curva verso sinistra. Come da ipotesi il tasso di interesse si mantiene. Ciò che invece cambia è il livello di Y che 2 si attesterà su un nuovo punto di equilibrio definito da Y.
Dall'esempio appena proposto, possiamo generalizzare che qualsiasi fattore che interviene a comprimere la domanda di beni (Z) provocherà uno spostamento della curva IS verso sinistra determinando un calo della produzione (Y).
Economia aperta
Il paragrafo precedente ha considerato il mercato dei beni in economia chiusa, vale a dire, una semplificazione della realtà che non contempla gli scambi commerciali tra due paesi. Nella realtà, invece, non esistono stati totalmente chiusi, ovvero che hanno come unico mercato quello interno, nella realtà i paesi commerciano su due mercati, quello interno e quello estero. Un paese può vendere (esportare) ed acquistare (importare) dal mercato estero. La differenza tra esportazioni (X) ed importazioni (Q) definisce la posizione netta sull'estero (NX).
NX = X (Esportazioni) - Q (Importazioni)
NX è una variabile in grado di influenzare il modello visto in precedenza, ma oltre a questo subentrano altre considerazioni necessarie sulla moneta utilizzata per lo scambio internazionale. L'utilizzo di monete diverse dà origine ai tassi di cambio tra le monete per i quali sarà necessario andare a studiare i meccanismi che li relazionano ai tassi di interesse locali.
Un'economia aperta investe tutti i macrosettori dell'economia: beni, finanza, lavoro. Il mercato dei beni in quanto ai consumatori verranno offerti beni nazionali in concorrenza con quelli esteri. Discorso analogo per i prodotti finanziari. Il mercato del lavoro diventa più ampio: i lavoratori potranno scegliere in quale paese lavorare, le aziende potranno scegliere in quale paese collocare la produzione. Le imprese realizzano le proprie scelte in termini di localizzazione della produzione sulla base di valutazioni sui vantaggi di costo che una sede potrebbe garantire rispetto ad un'altra. Discorso simile per i lavoratori, i lavoratori si muovono verso quei posti di lavoro che offrono salari più alti. Rapportando la sommatoria tra X e Q, sia per quanto riguarda i beni che per quanto riguarda i capitali, al PIL, otteniamo il grado di apertura commerciale e/o finanziaria di un'economia.
Grado di apertura = (X + Q) / PIL
Il grado di apertura e gli effetti della politica economica sull'economia reale sono inversamente proporzionali. Più un'economia risulta aperta al resto del mondo e meno efficaci saranno le misure di politica economica. Il grado di apertura di una economia dipende da diversi fattori: ragioni storiche, geografiche, dall'evoluzione del tessuto industriale ma soprattutto dal tasso di cambio.
In una economia aperta è importante fare delle considerazioni sulla bilancia dei pagamenti. Su questo conto transitano tutte le operazioni che un paese intrattiene con il resto del mondo. La bilancia dei pagamenti è composta da due sub-conti ovvero conto capitale e conto corrente. Vediamo nel dettaglio cosa accolgono:
- Bilancia dei Pagamenti:
- + Saldo di Conto Corrente
- + Saldo tra Esportazioni ed Importazioni
- + Redditi da Investimenti in Attività Finanziarie all’Estero
- + Trasferimenti Netti Ricevuti
- + Saldo di Conto Capitale
- + Transazioni in AF di un paese con il resto del mondo
I due saldi sono uguali ed opposti (salvo delle piccole discrepanze statistiche). Un avanzo di conto capitale evidenzia una posizione debitoria del paese verso il resto del mondo. Si intuisce come un avanzo delle esportazioni sulle importazioni possa migliorare la situazione della bilancia commerciale.
Considerazioni sul tasso di cambio
Definiamo immediatamente cosa si intende per tasso di cambio reale (ε).
ε = E x (P* / P)
Quindi, possiamo dire che il tasso di cambio reale dipende da quello nominale (E), moltiplicato per la ragione di scambio ovvero il rapporto tra prezzi esteri (P*) e prezzi interni (P). Il tasso reale identifica la principale variabile sulla quale i consumatori decidono se acquistare un bene estero o nazionale. La ragione di scambio rapporta una variabile esogena ed una endogena: il livello generale dei prezzi all’estero non è influenzato da ciò che accade all’interno di un paese. La ragione di scambio è proprio ciò che contrappone il tasso di cambio naturale a quello reale. Il primo, infatti, contempla solo il rapporto tra valute, il secondo, invece, inserisce nella propria accezione anche delle considerazioni sul livello dei prezzi relativi a beni e servizi, domestici e stranieri.
Consideriamo delle variazioni del livello di prezzi interno P (scenario che ipotizza P* e E costanti):
SU ε
LIVELLO P EFFETTI
EFFETTI SU COMPETITIVITÁ
- ↑ ↓ Apprezzamento Reale: Perdita di competitività sul mercato estero
- ↓ ↑ Deprezzamento Reale: Beni nazionali acquisiscono competitività
nella quale vi sia un’assenza di interventi di politica economica ed un’assenza di accordi tra paesi o imprese (cartelli: esempio OPEC per petrolio). Addentriamo ora le nostre considerazioni più nello specifico introducendo il ruolo delle attese. In particolare dobbiamo chiederci quali variabili sono in grado di influenzare il tasso di cambio reale. Ne individuiamo almeno due:
- t+1e t+ne ε – ε ε ε –i = i * + ( ( ) / ) Risolvendo rispetto = / ( 1 + n ( i i * ) )t t t t t nt nt
- al Tasso di Cambio Reale (ε) per n anni
- t - Aspettative su Tasso di Cambio Dipendenza Positiva t+ne ε
- Reale di Lungo Periodo ().
- - Dipendenza Negativa Δ = I –
- I * < 0 Deprezzamento Reale nt nt Δ = I –
- I * > 0 Apprezzamento Reale nt nt nt nt
Considerando i tassi di interesse, sappiamo che la politica monetaria è in grado di agire su queste variabili. Quindi il contributo che la Banca Centrale può dare alla mobilità dei tassi di cambio è molto importante. La questione, ovviamente, sottintende un imprescindibile requisito di credibilità in capo alla Banca Centrale. La politica monetaria può essere utilizzata come veicolo per indirizzare la politica dei tassi di cambio. Il contrappeso, a questo potere è il potere dei mercati, ed in particolare delle aspettative che in essi si formano. Ad esempio, se il mercato si aspetta una svalutazione, il governo può rispondere in due modi, o mantiene i tassi di interesse molto alti, oppure, può assecondare le aspettative del mercato attraverso un abbattimento dei medesimi.
Quando il mercato si aspetta una imminente svalutazione:
- Se la bilancia commerciale di un paese è stabilmente negativa Stabilmente Esportazioni X < Importazioni N S
- Se c’è un ancoraggio ad una moneta troppo forte e se il tasso di inflazione del paese è superiore a quello a cui appartiene la moneta di riferimento. π > π Peg della Moneta domestico straniero
- Alto tasso di disoccupazione. In questo caso le autorità dovrebbero ridurre i tassi, e quindi svalutare il cambio, per stimolare economia ed esportazioni.
Perché le attese del mercato sono forti? Perché il governo sa che mantenere i tassi di interesse ad un livello alto potrebbe nuocere alla salute della produzione (Y).
- Mercato Governo
- Aspettative di Svalutazione: Governo costretto, agisce quindi deprezzamento del Potere del Mercato operando un taglio tasso di cambio. dei tassi di interesse. (Manovra non Prevista)
Una particolare situazione si connota quando tra più paesi è in vigore un regime a cambi fissi. In un regime a cambi fissi, una svalutazione comporta effetti di breve periodo ma nel lungo rimane nella neutralità. Una svalutazione può aiutare a colmare i disavanzi commerciali. In un sistema a cambi fissi i movimenti di politica monetaria della Banca Centrale non possono essere altro che orientati al mantenimento della parità. In questa situazione, le decisioni della BC, possono essere previste dal mercato ed anticipate. Di qui il problema, in un sistema a cambi fissi, della difesa da attacchi speculativi. Di fronte ad un attacco speculativo al ribasso, la BC non ha altri strumenti se non la vendita delle proprie riserve valutarie; se attraverso tale vendita la BC non riuscirà a convincere il mercato, incorrerà nell’inevitabile svalutazione della moneta. Questo è un problema del sistema a cambi fissi: solo BC molto forti e credibili possono difendere la parità da attacchi speculativi. Altre possibilità operative per BC di fronte ad una crisi sono: offerta di tassi di interesse più alti per trattenere i capitali, oppure, una serie di comunicazioni al mercato con l’obiettivo di creare fiducia e sostenere il cambio.
Il regime di cambio instaurato tra più paesi merita un approfondimento. Tra più paesi possono esistere accordi che regolano la fluttuazione del tasso di cambio, in particolare distinguiamo un regime a cambi fissi ed un regime a cambi flessibili. Entrambi hanno loro peculiarità, punti di forza e di debolezza. Il regime di cambio, tuttavia, impatta su produzione e tasso di cambio producendo effetti solo nel breve periodo, nel lungo periodo il regime di cambio adottato è neutrale.
Il sistema a cambi flessibili permette il ricorso alle svalutazioni per sostenere la produzione, tuttavia, il prezzo da pagare è una forte volatilità del cambio ed elevati costi di transazione. Tale sistema è adottabile solo da paesi con BC forte e credibile. Un sistema a cambi fissi, invece, è preferibile in situazioni in cui si vogliono mettere in contatto paesi aventi condizioni economiche simili oppure paesi che cercano di conferire credibilità alla propria situazione oppure, ancora, paesi già integrati economicamente. Si vengono così a costituire delle Aree Valutarie Comuni (AVC) oppure delle Currency Boards (CB). Le AVC si creano tra paesi che subiscono shock simili e che sono soggetti a forte mobilità dei fattori produttivi: lavoro e capitale. Le CB, invece, sono lo strumento ideale a disposizione di quei paesi che necessitano di credibilità internazionale. Si definisce una moneta di riferimento ed in seguito la parità con essa. Dopo tale decisione, la PM dovrà essere indirizzata al mantenimento della parità.
Vediamo ora quali effetti reali può produrre una svalutazione. Intanto ragioniamo sugli orizzonti temporali:
Neutralità del tasso di cambio nominale nel lungo periodo
Breve Periodo Lungo Periodo
ε ↑ P ↑ Deprezzamento Reale Incremento del Livello dei Prezzi
– εQ ↑ …e quindi, Riduzione Prodotto Y ↓ Incremento Esportazioni Nette X
…e quindi, Y ↑ Incremento Prodotto
Quindi osserviamo come nel breve periodo una svalutazione possa influenzare positivamente la produzione attraverso un incremento delle esportazioni. Nel lungo periodo, invece, a fronte di un aumento della domanda (prodotto Y) si registri anche un aumento dei prezzi e quindi dei costi di produzione. Produrre diventa più costoso e quindi il prodotto (Y) si riassesta su livelli naturali.
Richiamiamo ora sinteticamente i contesti nei quali è utile adottare una svalutazione del cambio:
- Recessione
- Cambio sopravalutato
- Compensazione di effetti recessivi causati da altre manovre (HP: Deficit Commerciale)
- Prevenire attacchi speculativi contro il cambio
- Contenimento dei tassi di interesse (Compensazione aspettative di svalutazione)
Per quanto concerne gli investimenti in valuta estera dovranno essere effettuate le opportune considerazioni sul tasso di cambio. A questo punto è necessario introdurre la Condizione di Parità Scoperta dei Tassi di Interesse. Tale condizione ipotizza che nel lungo periodo i tassi di interesse interni siano uguali a quelli stranieri. Perché? Un paese che offre rendimenti maggiori attira capitali. Quindi la domanda di attività finanziarie aumenterà e con questo anche il loro prezzo aumenterà. Sappiamo che prezzo e rendimento di un’attività finanziaria sono legati da una relazione inversa, quindi, all’aumentare del prezzo, il rendimento diminuisce. Se il rendimento diminuisce il sistema torna in equilibrio. Il meccanismo che riequilibra tassi di interesse domestici e stranieri prende il nome di Arbitraggio. Riassumendo il tutto in una formula:
Tasso di Interesse Domestico = Tasso di Interesse Estero + Tasso di Deprezzamento Atteso della Moneta Nazionale
Il mercato dei beni in economia aperta
Introduciamo ora, nella formulazione vista in precedenza le considerazioni viste per Esportazioni ed Importazioni.
Condizione di equilibrio del mercato dei beni in economia aperta
Y = C (Y - T) + I (Y, i) + G + (X - εQ (Y, ε))
Domanda nazionale di beni
Esportazioni nette (NX)
Esportazioni nette = Esportazioni - Importazioni
Bilancia commerciale
Tasso di cambio reale
Come si può notare, importazioni ed esportazioni dipendono dal tasso di cambio reale mentre le prime dipendono dal reddito estero (Y*), le seconde da quello nazionale (Y). Il tasso di cambio incide sulla composizione di X e Q ma non sul livello. Se i prezzi dei beni esteri aumentano, allora le importazioni di suddetti beni diminuiranno. Se i prezzi dei beni interni aumentano, allora saranno le esportazioni a diminuire. Quindi le importazioni dipendono positivamente dal reddito interno e negativamente dal tasso di cambio.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Politica Monetaria & Politica Monetaria Internazionale - Esercitazioni
-
Strumenti di Politica Monetaria - Economia Monetaria
-
Economia monetaria - l'interazione tra politica fiscale e politica monetaria
-
Politica economica e monetaria