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Politica economica internazionale

Per politica economica internazionale, si intendono quei meccanismi e conseguenze degli interventi volti a regolamentare le interazioni economiche tra paese e paese. Ci interessa sapere i contenuti, conseguenze, svantaggi e vantaggi di questi meccanismi. Per capire questo bisogna capire quali siano i meccanismi e cosa intendiamo per paese.

Definizione di paese e normative

Normalmente per paese si intende un insieme di residenti in un’area geografica, oppure l’insieme di operatori economici o individui, soggetti allo stesso insieme di regolamenti e norme. Quello che definisce un paese sono le norme che vengono emanate e valgono in quell’area geografica. Uno degli aspetti essenziali sono gli interventi normativi che insistono solo nel paese dove si ha il potere di intervento e competenza, l’area dove l’autorità ha un potere coercitivo.

I paesi si distinguono per le caratteristiche degli individui appartenenti a quel paese, oppure per la differenza di competitività normative che sono presenti nei paesi. Queste differenze non sono dettate da differenze culturali (quindi di tipi raziali) ma si basano per lo più sulle differenze normative quindi derivanti dagli stimoli istituzionali. Dove per stimoli istituzionali intendiamo l’insieme di norme formali.

Norme formali e informali

Le norme formali sono quelle norme che prevedono interventi coercitivi in caso di violazione. Abbiamo delle istituzioni informali e formali, entrambe definite dal fatto che presentano degli stimoli in base a come reagiscono gli individui. L’istituzione informale: quando l’insieme di norme non prevede delle conseguenze di tipo coercitivo; l’istituzione formale, se invece firmo un contratto e poi rinnego un contratto, violo una norma formale e quindi un’istituzione formale che prevede delle conseguenze coercitive, quindi c’è un danno da ripagare.

Ci sono altre definizioni di istituzione, alcuni autori definiscono il mercato come un’istituzione. Il professore invece non considera il mercato un’istituzione perché il mercato è un insieme di scambi che nascono da azioni volontarie di individui. Gli scambi seguono di per sé una serie di norme ma lo scambio non è una norma ma è una manifestazione di preferenze o di obiettivi che possono essere riferiti alla soddisfazione di un bisogno per l’acquirente e alla massimizzazione del profitto per il venditore.

Globalizzazione e libero scambio

Un sistema di scambi opera all’interno di un contesto istituzionale. Il fatto che una transazione avvenga all’interno di un contesto istituzionale non vuol dire che quell’azione sia di per sé un’istituzione. La distinzione tra istituzioni di mercato e di paese ha delle differenze e conseguenze nel linguaggio di tutti i giorni, quando parliamo di globalizzazione. Globalizzazione di che cosa? Di chi?

Si pensa ad un sistema di libero scambio, dove a ognuno è consentito di scambiare beni con una controparte con base volontaria. Al venir meno della volontarietà cade il libero scambio. In un contesto come quello europeo c’è regolamentazione, ci sono dazi, sussidi, contingentamenti, quello non è un sistema di libero scambio. Se sono infatti presenti degli elementi esterni che variano la transazione non si parla più di libero scambio. La differenza tra libero scambio e globalizzazione, nella globalizzazione i costi di trasporto sono diventati molto bassi, e inoltre il processo produttivo viene parcellizzato al livello internazionale ossia in più paesi (materie prime Africa, processo produttivo Cina, venduta in America).

Politica commerciale

Politica commerciale significa applicare quello che voi sapete di economia per analizzare natura, conseguenze e interventi di politica economica e dell’attività normativa. Ci interessa sapere di 4 fenomeni: quali sono questi meccanismi, quali sono i benefici che lo scambio comporta, chi commercia con chi (quali sono gli attori), quali sono le conseguenze delle politiche commerciali.

C’è una differenza sostanziale tra commercio interno e internazionale. In entrambi i casi si tratta di scambi, che in linea di massima dovrebbero essere volontari, ma possono non esserlo se ci sono limiti regolamentari che alterano lo scambio. Mentre i protagonisti e gli attori che danno vita al commercio interno seguono lo stesso assetto e sono soggetti alla stessa legislazione, in un contesto internazionale i due contraenti hanno come vincolo rispettivamente le norme del proprio paese, non si ha più comunanza istituzionale. Inizialmente la differenza veniva pensata sulla distanza, ma all’interno di uno stesso paese ci possono essere distanze superiori rispetto a due paesi differenti, quindi la distanza non è un criterio per distinguere le due tipologie di commercio.

Adam Smith e il libero scambio

Dal punto di vista storico lo spartiacque dell’economia internazionale è segnato da Adam Smith. Non fu un grande innovatore ma ebbe due grandi meriti:

  • Fu il più esplicito avversario delle teorie mercantilistiche, erano le teorie di commercio internazionale dominanti fino agli inizi del ‘700.
  • Nel 1776 scrive "Ricchezza delle nazioni", che sistematizza tutta una serie di contenuti espressi in modo frammentario prima di lui.

Smith non ha inventato il libero scambio. Il nocciolo della visione smithiana è quella che ha messo in luce i benefici derivanti dal libero scambio. Smith ha dato il via alla teoria economica internazionale.

Motivi per essere libero scambisti

Si può essere libero scambisti per due motivi:

  • Perché il libero scambio produce ricchezza e fa "bene", quindi si è consequenzialisti, cioè fautori del libero scambio perché piacciono le conseguenze del libero scambio.
  • Si può essere libero scambisti in omaggio al principio che nessuno può imporre la propria volontà su quella di un altro (fondamentalista), quindi nessuno ha il diritto di imporre un dazio sulle importazioni.

Ci sono due vincoli: il principio della non aggressione e il rispetto degli accordi commerciali. Si può fare quel che si vuole, l’importante è non violare questi due principi.

Se si è consequenzialisti, si valuta l’intervento normativo a seconda dei risultati che quell’intervento normativo produce. Ci si espone alle critiche di coloro che non condividono le vostre analisi. Se c’è un dazio sulle importazioni cinesi in acciaio è legittimato perché produce ricchezza per l’Italia e ci viene detto che il miglior risultato in termini di ricchezza è la liberalizzazione del mercato siderurgico tra Italia e Cina. In questo caso è la mia parola contro la sua, perché non abbiamo dei fatti concreti da leggere, sono delle ipotesi che quindi si andrà a discutere con la controparte quelli che secondo noi sono gli effetti che un certo scambio può produrre.

Contributi di Smith e Babbage

L’idea di Smith era una idea consequenzialista, a Smith interessava la potenza e la ricchezza dell’Inghilterra (per questo scrive "Ricchezza delle nazioni") non il benessere degli individui. L’idea di Smith era che il libero scambio fosse la ricetta per far diventare una nazione ricca e potente. Smith viene celebrato come liberista, ma aveva una visione statalista che non è coerente con il liberismo. Lui proponeva il liberismo economico, con l’intervento statale nell’economia con l’attuale welfare state e investimenti infrastrutturali.

Il motivo principale che lui argomentava a favore del libero scambio era l’allargamento dei mercati. Secondo Smith la crescita economica era funzione della specializzazione (divisione del lavoro) e la specializzazione era funzione della dimensione dei mercati. A sua volta la dimensione dei mercati cresce con la diminuzione delle barriere protezionistiche. Smith menziona qualcosa senza svilupparlo, cioè riconosce il ruolo del progresso tecnologico e della innovazione, ma dimentica del tutto il ruolo dell’imprenditore con la propria capacità imprenditoriale. Il progresso tecnologico viene appena menzionato, grazie alla specializzazione l’economia diventa più ricca generando un surplus, ossia la ricchezza prodotta al di sopra della sopravvivenza. Questa ricchezza può servire per permettere agli scienziati (ricercatori) di sviluppare innovazione tecnologica o addirittura creare beni e servizi nuovi (innovazione di processo e innovazione di prodotto). Il suo contributo sull’innovazione tecnologica si ferma qui, in quanto Smith si è soffermato sulla capacità di ampliare i mercati.

Questa è una visione pessimista, la capacità di crescere finisce quando non si può andare oltre la dimensione del mercato. Una volta che questa dimensione è esaurita non c’è la possibilità di crescere economicamente. Quindi crescita come funzione della dimensione dei mercati, nel ‘700 un’economia cresceva molto lentamente 0,04% circa, l’idea della crescita vista dal punto di vista individuale non era considerata.

Contributi di Charles Babbage

Se è vero, come è vero che la crescita economica dipende dalla dinamica della produttività, maggiore è lo stimolo ad essere più produttivi maggiore sarà il risultato economico. Prendendo la prospettiva smithiana, maggiore è la suddivisione del mercato e maggiore è la pressione a correre sennò finisce male. Questa visione può sembrare banale e scontata, non è stata tale fino alla seconda guerra mondiale. Per esempio, la Gran Bretagna ha raggiunto l’apice nel 1880, dopo questo apice ha iniziato a perdere terreno rispetto agli USA e alla Germania. Questo perché in quel periodo la classe dirigenziale inglese fino agli inizi del 900 era dominata dall’aristocrazia terriera e non industriale. Per quel mondo il processo tecnico non era una cosa fondamentale, la ricerca tecnologica non era considerata bene. L’idea era: se abbiamo trovato un modo migliore per produrre nel campo tessile o carbone... non c’è bisogno che ci miglioriamo, basta consolidare i profitti e andremo a sviluppare in ricerca solo quando questi profitti andranno a scemare. Gli industriali venivano considerati come categoria inferiore rispetto agli imprenditori terrieri, così come l’ambito finanziario, i finanziamenti erano sempre a breve periodo e quindi non c’era la forma attuale della city londinese al centro del mercato finanziario.

Questo avveniva invece in Germania, dove si investiva sull’innovazione e sulla ricerca, investendo in settori specifici. Tutto questo per dire che il terzo effetto del commercio internazionale-ampliamento dei mercati è l’effetto concorrenziale. Chi ne ha tratto la lezione erano i tedeschi che avevano capito che per essere concorrenziali dovevano investire in ricerca e sviluppo.

Concorrenza monopolistica

Un secondo meccanismo che è stato evidenziato in tempi più recenti è legato alla concorrenza monopolistica. I prodotti sono differenziati all’interno del settore mentre in concorrenza perfetta il prodotto è omogeneo; con un prodotto differenziato si ha potere di mercato, con prodotto omogeneo l’unica variabile è il prezzo. Con un prodotto differenziato modificando il prezzo in più non si perdono tutti i clienti, ma ci saranno dei clienti affezionati a quel tipo di prodotto che offre, in quanto si è disposti a pagare in più per avere un certo prodotto. Perfino un prodotto omogeneo si cerca di differenziarlo per cercare di avere un potere di mercato maggiore. In concorrenza monopolistica si opera in un punto della curva di costo medio che varia in base alla quota di mercato, nella concorrenza perfetta si opera nel punto di minimo della curva di costo medio.

Più il mercato è grande, maggiore è la quantità di prodotto immessa nel mercato (più clienti) più si riducono i costi medi di produzione, effetti di breve periodo. Se siamo in un mercato ampio è più semplice che sia presente un maggior numero di produttori e di versioni disponibili, in quanto scendendo i costi medi, rendono i prodotti più bassi e quindi più accessibili: primi vantaggi della specializzazione, individuato da Adam Smith.

Produzione differenziata

Seconda fonte di vantaggi è la produzione differenziata, più modelli si hanno più ci si avvicina alle preferenze dei consumatori. Con l’aumento del potere di acquisto si può procedere con una differenziazione di prodotto. A mano a mano che il mercato si espande posso differenziare il mio prodotto, avvicinandomi alle preferenze del consumatore, abbassando i costi medi si creano così le condizioni di differenziare il prodotto e quindi di aumentare il benessere del consumatore. Questo vantaggio è stato verificato negli ultimi 50 anni.

Pressione concorrenziale

Il terzo aspetto è la pressione concorrenziale, vuol dire che l’incentivo per un produttore ad innovare processo e prodotto dipende dal pericolo di essere fatto fuori dal mercato. Maggiore è il numero di concorrenti, maggiore è il rischio che venga fatto fuori. Di conseguenza maggiore è la dimensione del mercato e maggiore sarà la voglia di andare a innovare il nostro processo e il nostro prodotto. Esistono vantaggi dinamici e statici. Chi ha appreso questi effetti sono stati i tedeschi che hanno iniziato a investire in ricerca e sviluppo. Questi sono i tre aspetti tipicamente smithiani ma solo il primo era stato sviluppato da Smith.

Charles Babbage e la specializzazione

Charles Babbage cercò di applicare la visione smithiana alla realtà. Smith visse nel ‘700 in un’epoca pre industriale, Babbage 60 anni dopo scrisse il suo libro nel 1833, iniziando a considerare la rivoluzione industriale considerando il ruolo della specializzazione. Vide che Smith aveva posto la sua attenzione su 3 aspetti: l’aspetto generale è l’importanza del mercato e la divisione del mercato. All’interno di questa visione generale di Smith, lui aveva sviluppato 3 punti, gli effetti della frammentazione del lavoro in termini di:

  • Learning by doing, consente l’apprendimento. Se ci si specializza facendo un numero limitato di operazioni, si diventa più bravi in quelle operazioni accorciando le tempistiche, senza preoccuparsi di altre operazioni, ci si concentra solo sulla propria operazione.

La differenza tra Smith e Babbage sta nel fatto che Smith le industrie non le aveva viste. Gli esempi che utilizzava li prendeva da dei manuali francesi, Babbage invece le industrie le aveva viste, infatti aveva in mente di costruire un computer. Babbage aveva osservato che il processo di apprendimento va bene. Infatti, i miglioramenti inizialmente sono molti alti, con il passare del tempo questi miglioramenti man mano diminuiscono con una curva che va ad appiattirsi. Babbage dice che l’aspetto riferito al vantaggio della specializzazione è di breve termine, il vantaggio rimane ma finisce di migliorare, il vantaggio svanisce perché poi anche le altre imprese raggiungono quel vantaggio; quindi l’economia è più ricca ma la singola impresa no.

La pressione concorrenziale fa sì che una volta che ci siamo specializzati, per non uscire fuori dal mercato dobbiamo cercare sempre un modo di migliorare la nostra produttività. Frammentando il processo produttivo, prima o poi il learning by doing diminuisce, quindi i vantaggi di specializzazione sono di breve termine, il vantaggio acquisito rimane ma si finisce di migliorare. Non basta che un’impresa si specializzi per rimanere nel mercato, in quanto il vantaggio lo avrà per qualche settimana, in quanto poi le altre imprese la raggiungono. Babbage fa una distinzione tra i vantaggi della specializzazione per l’insieme della comunità e i vantaggi per la singola impresa. Secondo Babbage i tempi del learning by doing sono più rapidi rispetto a quelli stimati da Smith. Babbage dice che il fatto che le curve di apprendimento sono molto ripide provoca che il lavoratore, essendo pagato per ciò che produce, accorciando il tempo di apprendimento, si inizia a guadagnare molto prima.

Frammentazione delle mansioni

Stavamo parlando del passaggio da Smith a Babbage, come la divisione del lavoro veniva vissuta in quell’epoca. Abbiamo parlato di apprendimento, era un punto importante della visione di Babbage. Un altro punto importante in cui Babbage era innovativo di cui Smith non aveva mai parlato, era la frammentazione delle mansioni (spacchettamento). Ha un vantaggio che per Smith semplicemente consente il miglioramento della manualità delle singole operazioni, per Babbage il discorso va oltre. Quando noi assumiamo qualcuno e non c’è specializzazione, noi assumiamo qualcuno che sa fare più cose, pagandolo al prezzo marginale, anche se ricopre più mansioni, verrà pagato solo per una. Se abbiamo l’opportunità di andare ad assumere per ogni ambito di specializzazione, se noi abbiamo quindi tanti soggetti, che ricoprono i vari ruoli, ognuno sarà pagato per la mansione che svolge a differenza della piccola azienda che prende un soggetto per ricoprire diversi ruoli dove verrà pagato solo per una mansione.

La specializzazione consente di pagare ognuno in base alla propria produttività media, che è uguale alla sua produttività marginale. Questo permette non solo di essere più efficienti perché ovviamente chi ricopre una sola mansione riuscirà a farla meglio, quindi il lavoro non verrà sovra pagato. Questo consente un vantaggio anche al consumatore che vedrà un prezzo più contenuto.

Le operazioni per le quali uno è qualificato senza essere sovra pagati. La prima innovazione di Babbage era riferita al modello di apprendimento, il secondo blocco di considerazioni lo spacchettamento. Terzo blocco di considerazioni era la ricerca tecnologica, che Babbage conosceva meglio.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gia_ripepi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di politica economica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Colombatto Enrico.
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