Estratto del documento

Dispensa di politica economica

Gruppo PR-Z – Prof. Giuseppina Malerba

Indice

  • Modulo 1. Il metodo della politica economica: l'approccio strumenti-obiettivi e il ruolo delle istituzioni.
  • Modulo 2. Gli obiettivi di efficienza e di equità: i teoremi del mercato e il ruolo dello Stato.
  • Modulo 3. Politica economica ed efficienza: i beni pubblici e le esternalità.
  • Modulo 4. Politica economica ed efficienza: informazione e incertezza.
  • Modulo 5. Politica economica ed equità: teorie della giustizia sociale e diseguaglianza economica.
  • Modulo 6. Politica economica e distribuzione del reddito: stato sociale, povertà e occupazione.
  • Modulo 7. Politica economica e dinamica della produttività: inflazione, distribuzione del reddito e vantaggi comparati.
  • Modulo 8. Politica economica e stabilizzazione: canali di trasmissione delle politiche monetarie; le politiche di bilancio e di gestione del debito pubblico.
  • Modulo 9. Politica economica e crescita: teorie alternative della crescita, capitale umano, innovazione e istituzioni per la crescita.
  • Sintesi

Libro riferimento

L. Campiglio “Mercato, prezzi e politica economica”, Il Mulino, Bologna (capp: 1, 2, 3, 11, 5, 4, 12, 9, 13)

Note

La presente dispensa è adatta per lo studio in vista dell'esame di Politica Economia con la prof. Giuseppina Malerba. Per la redazione sono state utilizzate le slide del corso, gli appunti e il libro di testo consigliato. L'esame può essere svolto, in alternativa all'esame sull'intero programma, in due prove:

  • Per la prima prova bisogna studiare i moduli da 1 a 4
  • Per la seconda prova i moduli da 5 a 8

L'esame intero verte su tutti i moduli da 1 a 8

Modulo 1

Il metodo della politica economica: l'approccio strumenti-obiettivi e il ruolo delle istituzioni

Il metodo della politica economica

  • Il funzionamento del sistema economico: il ruolo delle istituzioni
  • Le istituzioni: stato e mercato

Un sistema economico è un concetto che descrive un'organizzazione. Esso è caratterizzato da un insieme di fondamentali, dati i quali, i diversi soggetti decisori mirano al raggiungimento di determinati obiettivi, coordinando le proprie strategie. Questi sono i 4 concetti che stanno alla base di un sistema economico (fondamentali, soggetti, obiettivi, coordinamento).

Strategia è un concetto tipico dell'azienda, essa è la decisione di un soggetto a cui consegue una determinata azione secondo razionalità economica. Mentre la strategia di un'organizzazione è coordinata, quella del singolo individuo rimane indipendente. Il concetto di coordinamento non è mai assoluto bensì relativo (vedi differenza tra piccola e grande impresa) e quindi una variabile strategica è appunto il coordinamento.

Quindi un sistema socio-economico è caratterizzato da:

  • Fondamentali che rappresentano la struttura del sistema e sono dati del problema. Sono la storia del sistema in questione, le regole di carattere naturale che istituzionale e quindi i contratti e le leggi che lo regolano e le risorse disponibili che presentano un carattere prettamente economico e tecnico.
  • Obiettivi che rappresentano il fine della nostra organizzazione economica e sociale, cioè i “valori” condivisi dalla collettività. Se l'organizzazione è una famiglia, il fine collettivo è il benessere della famiglia; se è un'impresa il fine sarà la realizzazione di un profitto.

Si pongono due questioni di fondo:

  • Dati i fondamentali, quali sono le scelte sociali condivise da implementare per il perseguimento di determinati obiettivi?
  • Come si coordinano scelte individuali, di gruppo e collettive per il perseguimento di obiettivi comuni?

I consumatori massimizzano una funzione di utilità e le imprese massimizzano una funzione di profitto, dato da un vincolo di risorse disponibili. Il profitto, definito come remunerazione del capitale produttivo, deve essere distinto dalla rendita, cioè il reddito aggiuntivo che deriva in quanto proprietari di fattori fissi per l'intera economia.

Una economia nella quale il comportamento dei soggetti sia principalmente guidato dalla massimizzazione del capitale può essere definito capitalismo di mercato. Un'analoga definizione, nella quale gli individui sono liberi di decidere senza alcun vincolo è la dottrina del laissez-faire la cui idea centrale è quella di lasciare piena libertà al comportamento di massimizzazione del profitto senza alcun vincolo da parte dello Stato. Il problema di questa dottrina nasce dal fatto che la libertà di massimizzare il profitto può configgere con altre libertà ritenute almeno altrettanto importanti.

Il potere economico, cioè l'accumulazione di capitale attraverso lo scambio volontario, rappresenta un'alternativa preferibile all'accumulazione di capitale realizzato attraverso l'appropriazione violenta e quindi il motivo del profitto diventa anche un inconsapevole strumento di pace sociale: il vizio privato del profitto diventa così una virtù sociale. Quando ciò avviene i prezzi privati nel mercato coincidono con i prezzi sociali.

In un sistema socio-economico complesso sono necessari due meccanismi di coordinamento: Stato e Mercato. Studiarli, significa analizzare le forme alternative di organizzazione produttiva e sociale in cui possono essere presenti soggetti decisori diversi, strutture informative diverse e meccanismi di coordinamento più o meno complessi, dati i fondamentali e in funzione degli obiettivi da perseguire.

Il sistema politico (Stato) costituisce il meccanismo di coordinamento delle scelte economiche di tipo collettivo con pochi agenti decisori che sono tra loro di norma coordinati per via gerarchica e istituzionale. Laddove la decisione è collettiva e centralizzata lo Stato avrà un'azione più efficace rispetto al mercato. L'insieme delle forze di mercato (Mercato) costituisce il meccanismo di coordinamento di scelte economiche decentrate con molti soggetti decisori che perseguono un proprio interesse individuale o di gruppo. Dove il contesto decisionale è molto ampio e le scelte decisionali sono decentrate e con finalità individuali, il Mercato avrà più efficacia.

Il sistema politico interviene sui fondamentali (struttura organizzazione) e attraverso la modifica di questi può influenzare gli obiettivi. Le forze di mercato invece esercitano scelte individuali, ma di fatto subiscono i fondamentali. Di fatto le due forze hanno capacità inverse e devono essere analizzate secondo una logica di complementarietà.

Per comprendere meglio le economie reali, caratterizzate dalla presenza simultanea di Stato e Mercato, è utile analizzare due casi estremi di organizzazione economica:

  • Le economie ex-sovietiche caratterizzate da un sistema che utilizza solo le istituzioni politiche per coordinarsi.
  • Il liberismo economico che rappresenta il caso estremo di un sistema che utilizza il mercato per coordinarsi.

Né lo stato né il mercato rappresentano gli obiettivi del sistema economico, bensì gli strumenti. Ciascuno dei due processi richiede che il sistema persegua obiettivi diversi, regole diverse e fondamentali diversi, questo perché il processo di coordinamento dei due sistemi è dato da queste caratteristiche appunto differenti.

Queste due modalità hanno caratteristiche molto diverse, non solo negli ideali filosofici, ma soprattutto nella modalità di coordinamento. Nelle economie ex-sovietiche ha fondamentale importanza la forza istituzionale, quindi in primo piano troviamo la collettività e non il singolo. Il liberismo economico ribalta la situazione: le situazioni politiche diventano lo sfondo e tutto il coordinamento del sistema economico avviene attraverso il mercato e gli individui. I limiti di entrambe forniscono la spiegazione del perché nelle economie reali si osservi la presenza simultanea di Stato e Mercato.

Economie ex-sovietiche

L'obiettivo primario è il socialismo reale, quindi un ideale di uguaglianza assoluta e di equità, un interesse all'applicazione di forme di uguaglianza come esito di un processo economico. Il principio primo è il Capitale di Marx. Questa economia nella sua struttura decisionale è certamente una struttura di tipo centralizzato, quindi se l'obiettivo è collettivo significa che in realtà le decisioni devono essere molto centralizzate per realizzare obiettivi collettivi e i soggetti decisori devono essere pochi. Questo è possibile solo con una particolare forma contrattuale, ossia quella della proprietà collettiva dei mezzi di produzione.

È possibile passare dai fondamentali agli obiettivi con un importante strumento: la pianificazione, strumento tipico delle organizzazioni centralizzate. Significa intervenire nella struttura del sistema economico, la pianificazione risulta l'alternativa opposta a quella della "mano invisibile" di un capitalismo di Stato con il potere politico di pianificare le scelte economiche di tutte le imprese.

In questo tipo di logica lo strumento tipo governativo per attuare pianificazioni è il meccanismo di comando e controllo centralizzato per il coordinamento interno. Questo sistema rappresenta un “gestore pubblico” della produzione, ossia un'impresa pubblica. I limiti di questo sistema vengono identificati nella democrazia (non politica), ma che si riferisce alla libertà di scelta, di decisione, di consumare al meglio. Una mancanza di cultura economica, mancanza della figura dell'imprenditore. Questo si è rivelato un metodo inefficiente di produzione, quindi scarsità di progresso tecnico. Se manca l'imprenditore manca anche la figura dell'innovatore sia di prodotto che di processi. Dall'altro punto di vista, un altro limite è la standardizzazione, in cui non emerge un bisogno di consumo.

Per avere una pianificazione efficiente che permetta di eliminare il limite della centralizzazione ci vorrebbe un pianificatore in grado di disporre di tutte le informazioni necessarie per una pianificazione centralizzata di tutta l'attività economica (odierne indagini di mercato). La pianificazione globale è una organizzazione economica possibile, anche se inefficiente: quando non esistono vincoli dal lato dell'offerta di risorse e la domanda riguarda un numero limitato di beni da produrre in elevata quantità (es. pane o acciaio). Essa fallisce invece quando si tratti di rispondere ai bisogni differenziati e molteplici di una società matura, nella quale le risorse disponibili diventano un vincolo e la quantità di informazioni cresce esponenzialmente.

Nell'abbandono di un sistema economico ex-sovietico non si era capito che era fondamentale cambiare i fondamentali e gli obiettivi, per raggiungere un metodo di coordinamento differente da quello originale.

Liberismo economico

Riconosce come obiettivo sociale l'efficienza, pone molta attenzione al vincolo delle risorse e si pone come obiettivo della collettività quello di utilizzarle al meglio. Il concetto filosofico/politico che sta dietro a questo sistema è il capitalismo. Esso riconosce la proprietà privata come diritto reale oggettivo e rappresenta il requisito che consente di prendere decisioni in modo personale/individuale. Utilizza una struttura decisionale decentrata che presuppone l'esistenza della proprietà privata, forma contrattuale che appunto s'impone il liberismo economico.

Nel mercato abbiamo una struttura di domanda e di offerta che si incontrano e lo strumento che li fa incontrare sono i prezzi (concetto di equilibrio). Il prezzo rappresenta lo strumento per descrivere i processi di coordinamento. Il concetto di efficienza è un concetto collettivo e quindi il coordinamento deve essere collettivo. Sembrerebbe una contraddizione, ma il liberismo economico è un processo teorico che accetta implicitamente questa scommessa, riassunto dalla teoria della mano invisibile di Adam Smith. L'idea centrale è che l'individuo che persegue il suo interesse individuale realizza, inconsapevolmente, l'interesse collettivo, e quindi uguagli i prezzi privati ai prezzi sociali.

La funzione necessaria dello Stato è la definizione delle leggi e delle regole. La proprietà privata deve essere governata da un soggetto terzo (estraneo ai contraenti) in grado di gestire regole ed eventuali conflitti. La moneta implica l'esistenza di un prezzo e quindi se esiste un prezzo esiste una politica monetaria gestita dallo Stato. Solo così avremo il funzionamento del mercato. Nel modello precedente questo poteva essere non indispensabile.

I limiti, diversi dal modello delle economie ex-sovietiche, dimostrano il non realismo dell'ipotesi. L'economia non si pone problemi di equità sociale, ma esclusivamente di efficienza. Quindi colui che è più efficiente dovrebbe gestire tutte le risorse disponibili, ma così facendo il mercato non esisterebbe e avremmo un mondo destinato a non sopravvivere. Un altro problema è dato dal fatto che non vi è coordinamento tra risorsa economica e prezzo, e quando quest'ultimo non esiste, vi è assenza di prezzo. Perché non tutte le risorse economiche possono essere valorizzate da un prezzo ed alcune risorse sono dei beni comuni (ad esempio, l'aria inquinata).

Il mercato per sua natura non è in grado di gestire decisioni collettive, nel momento in cui si esce da un'idea di proprietà privata si riscontra il problema di prendere delle decisioni collettive (ad esempio, sui beni comuni non sottoposti a proprietà privata).

Il coordinamento istituzionale tra potere politico e potere di mercato

Il funzionamento del sistema economico può essere analizzato come un problema di coordinamento tra potere di mercato e potere politico e quindi come problema di distribuzione del potere nelle moderne democrazie. Il problema si risolve in termini di efficacia, per stabilire quanto potere decisionale abbia lo Stato e quanto il mercato.

Le economie reali si caratterizzano per la presenza di entrambi, che non si escludono a vicenda ma che sono e devono essere complementari. Sono quindi richiesti meccanismi e strumenti di coordinamento più complessi rispetto al sistema dei prezzi (liberismo economico) e al comando (economie ex-sovietiche). L'obiettivo fondamentale è la ricerca e individuazione teorica e normativa del meccanismo di coordinamento fra forze di mercato e forze politiche per il perseguimento del benessere sociale.

Però è importante definire le regole di questa complementarietà istituzionale:

  1. Nelle moderne democrazie il potere politico è il potere della maggioranza parlamentare che si esprime attraverso le elezioni. Nel processo di formazione delle scelte sociali si utilizzano i principi della democrazia indiretta non essendo possibile utilizzare la democrazia diretta (un esempio è il referendum). Ciò implica la delega al sistema politico delle decisioni collettive, quindi che ci sia un soggetto decisore che si faccia carico della collettività e della validità del criterio di maggioranza come meccanismo di voto.
  2. Il mercato coordina decisioni troppo decentrate mentre lo Stato avrebbe bisogno di decisioni più centralizzate. Esistono quindi forme di organizzazione intermedia fra Stato e agente economico (individuo). Abbiamo forme di organizzazioni quali le famiglie (decisioni di consumo), le imprese (decisioni di produzione), gli enti no-profit e le associazioni economiche (confindustria, associazioni consumatori) che riducono l'eccessivo decentramento decisionale del Mercato. Vi sono anche organizzazioni in cui la presenza di decentramento amministrativo e politico (federalismo) riduce l'eccessivo accentramento, da parte dello Stato, nella formazione delle decisioni collettive.
  3. La struttura informativa e decisionale dell'economia è decentrata (individuale) e raccogliere informazioni private rappresenta un processo costoso. Le regole attraverso cui dovrebbe essere possibile gestirla implicano:
    • Il rispetto delle libertà di scelta degli individui;
    • Efficienza teorica del Mercato nel coordinare le decisioni economiche;
    • Garanzia delle condizioni per il funzionamento del Mercato.
  4. Il problema del decisore collettivo sarà capire quali sono le preferenze degli individui e non potendo, dovrà incentivare gli operatori economici a fornire queste in un contesto in cui queste aumentano ad un livello molto elevato.
  5. Lo Stato svolge un ruolo sussidiario rispetto agli individui e le istituzioni elementari (come famiglie e imprese) sono libere di organizzarsi come meglio ritengono nel coordinamento dell'attività economica; lo Stato assume un ruolo solo nel caso in cui tale coordinamento fallisca.

Questi principi sono ripresi dal principio di sussidiarietà che svolge un ruolo fondamentale nel processo di coordinamento dell'attività economica tra sistema politico e forze di mercato. Afferma che deve essere tutelata la libertà di scelta e di azione economica di individui, famiglie, imprese e associazioni (Mercato), seppure regolamentata. È un principio ordinatore generale in cui Stato e Mercato sono i casi estremi.

Tuttavia, per la natura collettiva di molte decisioni può essere necessario, per lo Stato, intervenire direttamente per:

  • La fornitura di beni non prodotti dal mercato;
  • La modifica dei fondamentali del sistema;
  • La modifica dei prezzi distorti di mercato;
  • La distribuzione delle risorse economiche;
  • La definizione degli obiettivi e delle priorità.

L'obiettivo iniziale del corso è quello di spiegare che cosa significa, in una economia semplificata, coordinare le decisioni economiche attraverso il Mercato in presenza di un sistema di fondamentali e di un insieme di obiettivi.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucavara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Malerba Giuseppina.
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