Politica economica
Economia italiana e globalizzazione
Economia chiusa si riferisce al fatto che quello che avviene in un dato paese conta di più che gli scambi che avvengono tra il suddetto paese e gli altri. Le esportazioni italiane stanno aumentando del 4%, il consumo sta invece diminuendo del 3,5%, sintomo di una crisi profonda, il PIL sta variando del -2,4%. Quindi, per far aumentare un'economia occorre incentivare il mercato interno. ¼ della produzione è esportata, ¼ della domanda interna supporta la produzione interna.
L’Italia è un’economia aperta sia per l’importanza delle finanze in termini internazionali. In base alla fiducia nel paese a cui si presta il denaro aumenterà o diminuirà il tasso di interesse. Il tasso di interesse sui titoli di stato italiani è più alto di quello tedesco. Lo Stato tedesco continua a finanziarsi a tassi di interessi più bassi del tasso di inflazione, cosa inversa rispetto all’Italia.
Quanto costa in termini di PIL far sì che il rapporto debito PIL sia minore del 60% come previsto nel Trattato di Maastricht? Attualmente il debito italiano è del 126%, le previsioni vedono l’arrivo al 128% nel prossimo anno per diminuire negli anni successivi. Negli USA è al 100%, Giappone 250%, eppure questo non sta vivendo la nostra crisi perché la sua economia è considerata sicura. L’Italia no ma non per mancanza di soldi, ma perché:
- Tasso di risparmio è passato dal 20 al 10%, diventando un paese a risparmio basso come l’Inghilterra
- Metà del debito pubblico è detenuto da stranieri
Si è cercato di far rientrare il debito pubblico dall’estero per risolvere il problema della poca credibilità. Anche se la parte determinante dell’economia è quella internazionale, occorre che siano inseriti in un circuito internazionale che non ci consente di prendere decisioni da soli, non siamo più sovrani della politica economica. Gestire la politica economica nell’era della globalizzazione è difficile. Non esiste più una moneta nazionale e quindi occorre accordarsi con altri 16 paesi in merito all’euro. L’euro ha fatto sì che i paesi non abbiano più la forza interna per fare delle scelte autonome.
La spesa pubblica interna ad un paese deve essere prima sostenuta da un bando internazionale che prevede la possibilità che altri paesi si avvantaggino acquistando la possibilità di costruire dei beni pubblici. Questo ha un duplice effetto sia negativo per il paese che lo subisce ma positivo per chi ne coglie l’occasione.
Questo esempio sottolinea come il bilancio alla fine dipenda dalla nostra capacità di competere, di essere capaci di vincere gli appalti. La conclusione è che in un’economia globalizzata il peso della politica economica per promuovere il benessere del paese si sposta molto dalle politiche macroeconomiche a quelle microeconomiche che riguardano in primo luogo le imprese.
Argomenti
- Rapporto tra politica economica ed economia
- Fallimenti macroeconomici del mercato (Cos’è il mercato lasciato a sé stesso? Lasciare il mercato a sé stesso? Lasciare la libera concorrenza? Formazione di monopoli vanno combattuti? Occorre creare più concorrenza e più libera possibile? I fallimenti sono insiti nei mercati stessi, quindi far intervenire lo Stato conviene o no?)
- Problemi dell’intervento pubblico
Economia e politica economica
La politica economica è la parte dell’economia che utilizza le conoscenze dell’analisi teorica come guida dell’azione pratica. È la gestione politica dell’economia. L’economia lasciata a sé stessa ha un certo corso, tale corso può essere giudicato da alcuni (disoccupati, forze sociali, forze politiche) non conveniente in quanto può comportare un livello di disoccupazione non desiderabile. L’aumento della disoccupazione spesso è associato ad un mal governo.
Una disoccupazione o un’inflazione sono delle condizioni non desiderabili perché diminuiscono il benessere e vanno contro alla possibilità delle amministrazioni di non essere rieletti. Per questi motivi i governi cercano di fare qualcosa; il governo quindi può scegliere tra diverse opzioni di soluzioni date dalla politica economica. Gli esperti di politica economica offrono quindi delle ricette per diminuire la disoccupazione, ad esempio, aumentare la spesa pubblica potrebbe essere una soluzione per creare più posti di lavoro.
Sulla base di dati statistici, gli esperti possono affermare che per aumentare l’occupazione occorre aumentare la spesa pubblica di un tot. La formula del moltiplicatore ci fa capire di quanto dobbiamo aumentare tale spesa pubblica per aumentare l’occupazione. In un’economia anche in fase di crisi possono esserci lavori che sono fortemente ricercati e quindi carenti. Ad esempio, se un ingegnere è poco diffuso porta ad un aumento dello stipendio di quel dipendente e si rischia quindi un aumento dell’inflazione.
Davanti a queste opzioni il governo sceglie quale adottare per aumentare l’occupazione. Ogni azione presenta vantaggi o svantaggi come squilibri interni legati all’inflazione. Le ricette quindi danno delle soluzioni per ottenere risultati voluti. L’efficacia della politica economica dipende fortemente dalle istituzioni e anche dal grado di apertura dell’economia. Se l’economia è aperta, una parte dell’occupazione è legata all’estero e viceversa se si ha un’economia chiusa. L’effetto degli assetti istituzionali ha un particolare rilievo.
L’apertura dell’economia rende però anche meno drammatico il problema perché anche in assenza della spesa pubblica interna vi saranno interventi di altri paesi dei quali il paese che non impegna la propria spesa pubblica potrà beneficiarne. Occorre quindi avere una chiara visione degli assetti istituzionali del paese per prendere delle decisioni e per prediligere certe scelte ad altre.
Occorre quindi non tenere solo in conto la struttura dell’economia ma anche fattori come la psicologia del consumatore, gli status simbol, ecc. L’analisi teorica del sistema economico è quindi in funzione dell’intervento nell’economia stessa.
Teoria positiva e normativa
La teoria positiva (economia) spiega come il mondo è; la teoria normativa (politica economica) spiega come il mondo dovrebbe essere cioè quello che vogliamo raggiungere.
I fallimenti macroeconomici del mercato
I fallimenti denotano la presenza di inefficienze e/o iniquità e vengono spiegati dalla teoria macroeconomica. Lasciare l’economia libera senza alcun intervento non porta a dei benefici. Il concetto della scuola dell’obbligo non lascia, ad esempio, libertà di scelta; la scuola dell’obbligo quindi è gratuita. È questo un esempio di fallimento perché il mercato lasciato a sé stesso potrebbe portare iniquità.
I fallimenti sono spiegati quindi dall’economia a seconda dell’entità del fallimento stesso (macro o micro). Le ragioni che richiedono l’intervento nell’economia cioè le cause che chiedono l’intervento di questi strumenti sono:
- Instabilità delle economie di mercato, cercano di tenere sotto controllo tale instabilità.
- Disoccupazione, è indesiderabile in sé perché diminuisce il benessere e anche perché se aumenta diminuisce la domanda e quindi anche la domanda produttiva.
- Inflazione, tende a destabilizzare le decisioni economiche introducendo incertezza, vista come fortemente svantaggiosa. Convenzionalmente un’inflazione fino al 3% è benefica perché permette di recuperare i costi della produzione, l’iperinflazione porta ad una situazione di impossibilità di controllare l’economia.
- Disoccupazione e inflazione nella teoria economica
- Crescita e sviluppo
- Teorie della crescita squilibri della bilancia dei pagamenti
Due tipi:
- Fallimenti del mercato, sono causati dal mal funzionamento del mercato.
- Fallimenti macroeconomici del mercato, di diversi tipi che scaturiscono dall’incapacità di crescita delle economie, dalla disoccupazione, dall’inflazione, tutte queste componenti sono cicliche.
Tipi di mercato
Mercati efficienti, la teoria neo-liberale negli anni ‘90 ha elaborato l’idea dei mercati efficienti cioè che o i mercati sono perfetti o sono convinti di tale affermazione e quindi si comportano come tali. Se questo fosse vero non si capirebbero vari avvenimenti come la stessa crisi economica. Tuttora c’è una discussione riguardo a tali affermazioni. Le teorie neoclassiche affermano che il mondo è così perché i mercati sono messi in grado di funzionare. Se c’è crescita inferiore o decrescita economica è perché qualcosa blocca il funzionamento normale dei mercati, ad esempio perché l’offerta è controllata da monopoli (sindacati e imprese).
Ci sarebbero varie ragioni per le quali il libero mercato non funziona. L’unica politica da fare sarebbe quella di smantellare tutto ciò che impedisce la libera concorrenza e quindi ai liberi mercati di funzionare in maniera perfetta.
Altri studiosi affermano invece che questi fallimenti non sono dovuti a prevaricazioni nel mercato ma sono insiti nella natura stessa del mercato e quindi si parla di veri e propri fallimenti, il mercato non copre quindi tutte le attività economiche esistenti e ha carattere limitato. In alcuni casi si parla addirittura di mercati assenti o di fallimento del mercato. Chi sostiene il neoclassicismo evidenzia come la disoccupazione sia di tipo volontario, cioè che il soggetto non accetta di lavorare al salario di equilibrio cioè è considerato troppo basso rispetto al punto di equilibrio. Se c’è disoccupazione è perché è volontaria e quindi non è un problema ma fa parte del libero arbitrio delle persone.
La maggior parte della popolazione disoccupata però risulta di tipo involontario. Ci sono meno posti di lavoro e quindi si produce meno di quello che si consuma, ecc. In molti casi il mercato risulta incapace di trovare delle soluzioni efficienti e quindi deve inserirsi la mano pubblica per ricostituire una situazione desiderabile. Occorre quindi trovare una soluzione soddisfacente che faccia in modo di trovare una soluzione che vada bene senza però ledere altri.
Vi sono diverse categorie di mercato:
- Mercati completi ed efficienti, mercato borsistico degli USA, unico problema è quello di avere a disposizione e di diffondere a costo zero informazioni pubbliche. Occorre quindi controllare e poi diffondere le informazioni diffuse pubblicamente. Se sono rispettate queste premesse funziona quasi sempre bene. Occorre prevenire le manipolazioni di informazioni. Ci sono quindi dei mercati lasciati a sé stessi e che funzionano.
- Mercato del bene pubblico, difesa, ordine, ecc. Sono tutti basati sulla tassazione perché un bene pubblico prevede l’impossibilità di esclusione e quindi che per tale caratteristica il bene, essendo indivisibile, è diviso tra tutta la popolazione. Ad esempio, l’ordine viene mantenuto per tutti e non solo per alcuni, stessa cosa per la protezione. L’autostrada è un bene pubblico che però è stato privatizzato perché per accedervi bisogna pagare. I servizi vengono quindi pagati sotto forma di tassazione. L’offerta dei beni e dei servizi è quindi scelta dal governo al quale spetta poi l’aumento o la diminuzione delle tasse.
Instabilità dell’economia del mercato
Instabilità significa mancata convergenza dell’economia e di equilibrio. Gli economisti macroeconomici hanno una prospettiva a breve termine cioè annuale e ritengono che la situazione normale sia quella di equilibrio di risparmio ed investimento. Questi due sono decisioni prese da varie fasce della popolazione. Nel mondo moderno le cose sono cambiate, i risparmi iniziano a provenire dalle famiglie di lavoratori, le famiglie possono vivere e anche risparmiare mentre le imprese operano a debito prendendo dei prestiti. Le imprese quindi non risparmiano ma prendono soldi in prestito.
Sono quindi i risparmi delle famiglie che garantiscono i prestiti alle imprese. Se questo equilibrio si rompe si crea una situazione di crisi. Se risparmi ed investimenti coincidono allora vi è equilibrio, ma questa è una visione a breve termine. In realtà la situazione normale dell’economia è quella del movimento e non della stabilità. L’economia è quindi simile ad una bicicletta cioè la voglia ed il profitto portano il produttore a cercare sempre più impieghi per investire e gli acquirenti ad investire nell’acquisto.
Nel periodo del capitalismo vi è stato un aumento della popolazione e quindi della forza lavoro. Se il reddito dipende direttamente dalla popolazione, quindi se la popolazione aumenta la crescita dovrebbe aumentare, la situazione normale dell’economia dovrebbe quindi essere quella della crescita. Questa crescita può non essere però necessariamente efficiente, può portare ad esempio ad un eccesso di utilizzo e sfruttamento di certi lavoratori piuttosto che altri, o caratterizzata da inquinamento ambientale portando ad una crescita insostenibile e quindi inefficiente. Un disastro ambientale come il naufragio di una petroliera degli anni '80 portò ad un aumento dello 0,4 % del PIL.
Non esiste però un sistema di contabilità che sfrutti le catastrofi naturali per aumentare il PIL cosa che invece c’è in Giappone (es: Tzunami). Alcuni paesi stanno raggiungendo una crescita economica attraverso la distruzione dell’ambiente e quindi è una crescita fasulla. Altra questione importante è la mancanza di equità che costituisce un fallimento macroscopico del mercato. L’Italia era uno dei paesi più equi al mondo mentre ora è uno dei più iniqui insieme a Gran Bretagna e Giappone anche se meno. Oggi all’interno dell’UE i paesi più equi sono la Repubblica Ceca e la Slovenia, due economie che stanno andando anche bene.
Quando si parla di equità ci riferiamo a diversi aspetti oltre che alla distribuzione dei redditi. Il tema della mancanza di equità sta diventando un tema dirompente, ad esempio per quanto riguarda le possibilità per gli studenti. La trappola della povertà e del sottosviluppo vede un paese che è povero e rimane tale se non investe e se non ha la possibilità di risparmi non vi sarà investimento perché non vi è un mercato interno. Un paese povero è intrappolato nella sua povertà perché povero. È una condizione drammatica che si sta diffondendo anche in paesi non poveri. Un fallimento importante che porta le imprese ad agglomerarsi in certe zone piuttosto che altre. Questo porta alla situazione in cui alcune aree sono più industrializzate di altre.
Disoccupazione
Tipi di disoccupazione:
- Disoccupazione involontaria, quando il lavoratore non trova lavoro anche se accetterebbe qualsiasi stipendio.
- Disoccupazione volontaria, quando è il lavoratore che decide volontariamente di non lavorare perché non accetta lo stipendio che gli verrebbe assegnato.
- Disoccupazione frizionale, in condizioni normali un tasso di disoccupazione del 3% è un tasso che misura i tempi morti che esistono nel passare ad esempio tra condizione di studente a disoccupato, oppure tra un lavoro e l’altro. Se tale tempo è troppo lungo allora il mercato risulta inefficiente ma non è un tipo di disoccupazione così critico.
- Disoccupazione tecnologica, se ne è parlato nell’800, si ha quando le macchine sostituiscono i lavoratori. La tecnologia distrugge lavoro ma allo stesso tempo lo aumenta, a parte in alcuni periodi. Più elevato è il progresso tecnico più è elevata la richiesta di lavoro.
La stessa creazione di tali macchine costituisce un aumento dell’occupazione. La disoccupazione è pericolosa per coloro che non sanno sfruttare la tecnologia stessa.
Disoccupazione involontaria
È quella che richiede il maggiore intervento perché è causa di:
- Perdita di efficienza statica, per efficienza statica si intende il prodotto ottenuto dall’impiego delle risorse di un paese. L’incapacità di sfruttare tali risorse causa la perdita dell’efficienza statica stessa.
- Perdita di efficienza dinamica, se vi è una grande percentuale di disoccupati l’economia non cresce. Chi è disoccupato non contribuisce all’economia, non consumando il disoccupato rende il mercato meno produttivo ecc.
- Ineguaglianza distributiva, è un problema di crescente importanza: le esportazioni aumentano mentre il consumo interno diminuisce. Il mercato interno vale circa tre volte rispetto al mercato estero, il risultato è quindi negativo anche se esportazioni e consumo interno si equivalgono. Maggiori sono le disuguaglianze distributive più si riduce il mercato interno. Per far cassa e quindi aumentare le entrate di bilancio abbiamo creato un disastro sulla produzione riducendo le entrate fiscali a causa dei costi introdotti.
- Costi economici e non economici, varie sono le conseguenze della disoccupazione sia dal punto di vista economico che sociale. Una serie di conseguenze che andrebbero conteggiate.
Inflazione
L’immissione di ingenti quantità di moneta pari ai due terzi del PIL italiano come immesse dagli USA può portare all’inflazione. Per quanti soldi vengano immessi nel sistema non si trova però inflazione. Gli osservatori sono concordi nel sostenere la trappola monetaria cioè che i tassi di interesse sono bassi ma non c’è motivo di credere che tali tassi aumenteranno. I soldi non sono immessi nel circolo perché la gente li tiene per sé e non li spende. L’elevata immissione di so
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