Politica economica
Definizione di economia politica
Lionel Robbens definì l’economia politica come lo studio dell’impiego delle risorse scarse per massimizzare (o ottimizzare) obiettivi di benessere. Possiamo però individuare dei punti problematici, identificabili con i concetti di risorse scarse, con le definizioni di ottimizzazione e di benessere o interesse collettivo; inoltre nella sovramenzionata definizione di economia politica manca l’elemento degli scambi.
Concetto di risorse scarse
Se si parla di risorse scarse è implicito il fatto che noi conosciamo effettivamente le risorse e i prezzi relativi. L’attività umana di chi ragiona in termini economici ruota attorno al concetto di scarsità, che però è una misura del tutto relativa poiché dipende da fattori reali come genere, situazione politica etc. Impiegare risorse scarse dunque è vero fino a un certo punto, in quanto l’obiettivo è piuttosto quello di abbassare sempre di più il vincolo di scarsità: per esempio, se consideriamo il prezzo breakeven del petrolio, quello che permette la copertura dei costi, questo scende sempre di più con l’avanzamento tecnologico. In sintesi possiamo asserire che i vincoli di scarsità facciano parte del problema e non debbano essere considerati come variabile esogena.
Scelte degli operatori economici
Per quanto riguarda un operatore economico, data la carenza di capacità di elaborazione dei dati e la non conoscenza della propria funzione di utilità, le scelte formulate non massimizzano l’utilità, ma mirano ad aumentare il benessere di volta in volta, per cui non sono scelte massimizzanti ma esclusivamente migliorative.
Concetto di benessere
Anche il concetto di benessere può risultare ambiguo. Infatti un individuo di per sé non conosce il proprio benessere e non agisce per raggiungerlo. Un individuo è piuttosto spinto da un principio di non sazietà che lo porterà a voler sempre cercare di migliorare la propria situazione se possibile. Ma se anche riuscissimo ad assegnare un valore al benessere individuale, identificare il benessere collettivo come somma dei benesseri individuali può non apparire riscontrabile nella realtà in quanto le utilità non sono confrontabili né tantomeno aggregabili in quanto entrano in gioco fattori reali come l’invidia che rende per esempio scontento un individuo poiché un altro viene pagato di più, o ottiene condizioni migliori etc.
Scambi e morale
Lo scambio non porta a una situazione di ottimo, ma si tratta di un mero miglioramento della posizione di entrambi gli individui. L’economia dunque tentando di rappresentare delle conclusioni attraverso lo studio degli scambi viene definita disciplina amorale in quanto si deve astenere da giudizi di valore.
Dinamica dell'economia
L’economia è l’analisi delle condizioni di crescita economica, quindi è un processo dinamico piuttosto che statico. Infatti i vari processi produttivi, prodotti e fattori produttivi si modificano in continuazione. La visione dinamica tradizionale considera il futuro come un’estrapolazione del passato, nel senso che il futuro viene visto come continuazione del passato. Per cui vengono analizzati fenomeni passati e applicati per prevedere fenomeni futuri per inferenza. Parlando di futuro però non si può non menzionare l’incertezza.
Tipologie di incertezza
Nel caso specifico vi sono tre tipologie di incertezza. Una prima è quello che comunemente chiamiamo rischio, ovvero una situazione in cui l’evento è noto ed è nota la distribuzione di probabilità di realizzo dell’evento. Inoltre può essere noto l’evento, ignota la distribuzione di probabilità o possono essere ignoti entrambi. Un imprenditore avverso al rischio deve essere in grado non di prevedere un certo evento, ma di considerare le varie incertezze ed essere in grado di correggere in corso d’opera, anche rinunciando alla minimizzazione dei costi favorendo costi di medio piuttosto che di lungo termine, errori dovuti magari a un’obsolescenza dei fattori.
Lezione sulla politica economica del 20/09
Con il concetto di soggettivismo si intende l'idea secondo cui l'unico giudice di un bene di consumo è l'individuo che consuma. Non si possono dare giudizi oggettivi sull'utilità di consumo, l'unico che può farlo è colui che consuma. Non sempre l'individuo ha ragione, infatti questo può pentirsi della scelta effettuata, ma il fatto che abbia sbagliato non tocca questo concetto. Ognuno dunque è l'unico arbitro delle proprie attività economiche.
Grafico prezzi e quantità
Se si considera il grafico con prezzi sulle ordinate e quantità sulle ascisse l'area sottesa alla curva di domanda alla quantità x* al prezzo p* è il sacrificio che si fa per ottenere la quantità x*. In caso di acquisto di un bene al prezzo di 100 euro, questi 100 euro non sono l'utilità guadagnata, ma è il prezzo dei beni a cui devo rinunciare per acquistare quel bene a 100 euro. Quindi non è il valore esatto del sacrificio, ma una misura indicativa. Il sacrificio sarebbe l'utilità che si sarebbe ottenuta utilizzando i 100 euro per altri beni. La visione soggettivista è dunque una visione in cui il concetto di valore è diverso per ognuno di noi. Non è possibile quindi nell'ambito della politica economica misurare le variazioni del benessere, ma solo prefiggerci l'obiettivo di migliorarlo.
Costi marginali e profitto
Dal punto di vista aziendalistico, considerando la curva data dal costo marginale C', sappiamo che il costo totale è dato dall'area sottesa alla curva in corrispondenza del prezzo e della quantità di equilibrio. La differenza tra l'area totale e il CT è il profitto. La rendita del produttore ammonta al valore dei beni e servizi che il produttore ricava attraverso l'impiego del profitto. Il benessere che si ottiene dall'impiego di questo è maggiore o uguale al profitto stesso. Se il beneficio fosse minore infatti non saremmo spinti a spendere poiché meno conveniente di tenere i soldi senza investirli.
Efficienza di scambio e produzione
Vi sono due tipi di efficienza: di scambio e di produzione. Per quanto riguarda la produzione si definisce efficiente la posizione in cui, data tecnologia e insieme di fattori produttivi, si massimizza la produzione. Quindi se x=f(K,L) io massimizzo x dati K e L. Si può anche dire che, data la funzione di produzione, sono efficiente quando uso la minima quantità di fattori produttivi.
La curva di trasformazione o frontiera delle possibilità produttive mi mostra le modalità di impiego dei fattori. (La tecnologia è l'insieme delle tecniche). Un ampliamento tecnologico si ha quando cambiano le possibilità di scelta.
Se si producono entrambi i beni e produco A vuol dire che c'è qualcosa che non funziona: sono all'interno della frontiera e non abbiamo max. Tutti i punti tra a e b sono migliori di A, cioè sono paretianamente superiori poiché tutte le combinazioni descritte da tale area prevedono un miglioramento di A senza peggiorare l'altro. Andando a produrre A significa che non abbiamo utilizzato tutte le risorse possibili, oppure non abbiamo usato le tecniche migliori (e quindi inefficienti).
Efficienza nel consumo
Per quanto riguarda il consumo si fa più complicato, poiché entra di nuovo in gioco il concetto di soggettivismo: l'efficienza non è perfettamente misurabile anche perché l'utilità varia da individuo a individuo.
Scambi e free riding
Si dice efficiente qualunque scambio che aumenta l'utilità delle parti coinvolte nello scambio. Quindi le attese date dei benefici dello scambio devono essere vantaggiose, quindi il concetto di efficienza si applica a prima dello scambio, perciò lo scambio ex ante è efficiente. Quindi l'efficienza che riguarda il consumatore è un problema irrisolvibile, perché le premesse dello scambio, in quanto volontarie, sono sempre efficienti. Ex post invece è difficile da capire.
Chiamiamo free riding una serie di comportamenti opportunistici. Il consumatore ha dei benefici ma non paga nulla. Secondo alcuni questo giustifica misure di politica economica. A questo proposito possiamo individuare un problema normativo e economico. Per esempio, se ipotizziamo che un soggetto debba pagare, io non conosco il beneficio per quale è disposto a pagare. Il soggettivismo rende molto vaga l'idea del free riding (basti pensare alla rendita del consumatore, in cui il triangolo del surplus del consumatore è a tutti gli effetti free riding, poiché si ottiene un valore aggiunto che non paghiamo, ovvero crea benefici per cui non si paga).
L'obbligo viola la libertà di scelta. Il free rider non ruba nulla e non può essere in alcun modo paragonato al furto. Il free riding è un comportamento inevitabile: se non ci fosse un modo per ottenere benefici superiori ai benefici non scambieremmo.
Individualismo metodologico
Individualismo metodologico: il soggetto economico è sempre un individuo e non un organo complesso. Le decisioni sono sempre individuali: decisioni aggregate sono date dalla somma delle varie decisioni individuali. Quindi non esiste il benessere collettivo, ma solo quello dei singoli individui. Essendo soggettivisti i vari benesseri individuali non sono sommabili. Non esiste nemmeno l'interesse collettivo, dato dal miglioramento paretiano di un gruppo di individui.
Applichiamo i principi soggettivisti e individualistici alle seguenti situazioni: dignità e razionalità. Dignità individuale: pari dignità delle preferenze o impossibilità di individuare un criterio in base al quale si classificano le preferenze individuali. Se non si ha qualunque cosa che discrimini una parte di popolazione, qualunque criterio per porre parte di popolazione sopra ad un'altra, si è alla pari dignità delle preferenze.
Dignità e governo
Il governo dunque non può perseguire politiche paternalistiche e non può imporre cose: per quanto riguarda il fumo per esempio, non si può imporre una legge specifica che ne limiti l'utilizzo. Il fatto che si abbiano pari dignità per preferenza sottintende che ognuno fa ciò che vuole: quindi le norme non esistono se danneggiano almeno una persona. Per esempio appunto i fumatori. In un'impostazione individualistica politiche di redistribuzione del reddito, se ai ricchi italiani si taglia per dare a qualcuno un reddito extra, assegnarlo solo ai poveri italiani e non ai poveri in generale, anche se magari più abbienti, comporta una discriminazione.
Analisi costi-benefici
Analisi costi-benefici: vi sono due possibilità, oggettiva e soggettiva. Nel caso di una analisi oggettiva bisogna guardare ai costi di produzione e il valore attuale dei flussi di ricavi (considerando mantenimento e costi futuri attesi). Se a favore, il beneficio certo è sottostimato, in quanto non considera il beneficio che se ne ricaverebbe. L'analisi costi-benefici non può tenere solo conto di variabili oggettive, ma dovrebbe tenere conto non dei prezzi ma dei valori. Se è un'impresa privata questa non lavora per conseguire perdite e quindi deve creare ricchezza, creando valore per chi decide di acquistare il prodotto. Nel pubblico le cose sono più complesse, in quanto è difficile calcolare i benefici. Infatti nel pubblico i prezzi sono regolamentati, e quindi poco indicativi. L'intervento pubblico può esservi in settori che danno un'analisi costi-benefici negativa, fornendo comunque il servizio.
Egoismo e altruismo
Egoismo e altruismo: avversione all'egoismo piuttosto che per l'altruismo. Il fatto che un comportamento o evento sia desiderabile non dà diritto a obbligare gli altri a farlo. L'altruismo puro non esiste. Esiste quello spurio in quanto si ottiene una remunerazione anche se non materiale, come la gratificazione per una buona azione. In ogni caso qualunque comportamento economico porta a un miglioramento della propria situazione, cioè io dopo lo scambio, o dopo aver dato soldi in beneficenza, sto meglio di prima (nelle premesse non si considera ciò che avviene dopo lo scambio).
Razionalità e informazione
Razionalità: informazione: secondo alcune tesi gli individui non sono razionali e quindi sono necessari sforzi paternalistici per porre rimedio a ciò. Vi sono infatti i sottostanti problemi:
- Non si hanno informazioni necessarie.
- Capacità di elaborare informazioni.
- Comportamenti emotivi.
Il problema sta nel fatto che si dovrebbe fornire le informazioni senza costringere gli individui ad agire in un certo modo piuttosto che un altro. Il compito dell'ente che è adito a porre rimedio alla mancanza di informazione non è sostituirsi a colui che deve decidere, ma esclusivamente fornire le informazioni.
Lezione 3 Politica economica, 24/09
L'assenza di informazione non implica necessariamente irrazionalità, infatti potrebbe essere razionale in alcune situazioni decidere di non accettare l'informazione in quanto questa è reputata errata. Non si può conoscere il valore di un'informazione finché non la si ha ottenuta. L'individuo commette errori in quanto tale: l'importante è correggersi in modo rapido. Questo concetto riprende quello già esposto dell'impossibilità di eliminare tutti gli errori, a cui invece occorre porre rimedio adattandosi ad essi e cercando di migliorare. Inoltre bisogna considerare la plausibile incapacità di elaborazione dei dati, e quindi una limitata capacità di immagazzinamento delle informazioni da un lato e la loro rielaborazione dall'altro. Questi possono essere motivi per cui viene preferito non informarsi. Inoltre l'agire umano spesso è spinto dall'emotività, che non implica necessariamente errore in quanto fa parte del nostro essere. I comportamenti emotivi non sono di per sé negativi.
Politica economica vs economia
La differenza tra politica economica e economia è che l'economia spiega come gli individui stringano tra di loro relazioni di scambio, confrontando i dati opportuni dei singoli individui (si richiama il concetto di costo opportunità, ovvero il sacrificio che l'individuo deve compiere per ottenere qualcosa, come variabile essenziale in uno scambio). Il costo opportunità di acquistare delle cose a un determinato ammontare è in sintesi il valore che avrei ottenuto acquistando altri beni con lo stesso ammontare. La politica economica invece non si pone come obiettivo quello di spiegare qualcosa. Essa si divide in tre momenti:
- Si definiscono gli obiettivi da seguire.
- Si individuano gli strumenti con gli quali perseguire e ottenere tali obiettivi.
- Si procede alla valutazione dei risultati.
Definizione degli obiettivi
La definizione degli obiettivi non dovrebbe riguardare l'economista. Questa è una decisione politica, e deve essere considerata una variabile esogena. Il problema a tal riguardo sorge quando si considera la legittimità della autorità politica che può essere sovrana, come può essere sovrano l'individuo, o dichiarata illegittima. Fino al '500 l'impostazione era prevalentemente di tipo sovranista, in quanto il diritto a governare veniva fatto risalire essenzialmente a un diritto divino. L'autorità si proponeva di fronte ai sudditi come garante del diritto divino e per questo legittima a priori. Con l'avvento dell'umanesimo si cominciò a dare importanza all'individuo in quanto individuo. Questo favorì l'avvento dell'idea di contratto sociale.
Contratto sociale e autorità politica
Gli autori principali del '900 sono Rawls e Buchanan, però già Aristotele definiva gli esseri umani come animali sociali, in quanto siamo nati in una collettività che ci è utile per difesa, scambio, vantaggi vari derivanti da specializzazione etc., e realizziamo la nostra natura di individui sociali. Secondo Hobbes invece, l'uomo non si realizza nella collettività. La natura di uomo presuppone dei diritti, tra cui quello fondamentale è quello all'incolumità fisica e alla sopravvivenza. Poiché l'istinto umano è un istinto violento, se lasciati a se stessi gli uomini darebbero vita a uno stato di natura caratterizzato da violenza e prevaricazione, meglio definito come stato di guerra. Poiché l'essenza stessa dell'individualità è come detto l'incolumità fisica, non è possibile essere contrari alla nascita di un'autorità politica capace di dare sicurezza da aggressioni esterne e interne in quanto andrebbe contro la propria natura. Questo è un contratto sociale, cioè un contratto tra individui che accettano lo Stato come pacificatore. Il contratto non è esplicito, ma viene soltanto soddisfatto un diritto naturale. Lo Stato dunque è legittimato a fare di tutto per evitare un ritorno allo stato di guerra. Non essendoci un contratto tra Stato e individui è una idea molto moderna, poiché tuttora lo Stato è legittimo proprio perché guarda all'interesse collettivo. L'autorità politica si deve far carico quindi della protezione degli individui.
Economia classica e Stato minimo
Questa è una visione classica: l'economia classica prevede lo Stato minimo, cioè un'autorità politica con funzioni ridotte alla protezione dell'incolumità. Un esempio di questo è lo stato americano creato nel '700. I padroni fondatori chiedevano essenzialmente poteri e risorse per la difesa e la libertà di commercio. L'idea è che se io individuo appartenente di una comunità non riconosco lo Stato hobbesiano, non riconosco il diritto fondamentale che mi definisce in quanto uomo e quindi lo Stato è legittimato ad aggredirmi. Come è intuibile nella teoria vi sono alcuni punti oscuri, che riguardano soprattutto la natura di uomo, in quanto gli viene riconosciuta una propensione alla violenza piuttosto che alla cooperazione, cosa difficilmente accetta.
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