IL RAPPORTO TRA SISTEMA POLITICO E SISTEMA DEI MEDIA
Si vuole comprendere come il sistema politico si relaziona al sistema dei media e viceversa. Si vuole
comprendere come partiti, movimenti e gruppi di pressione interagiscono con quotidiani, televisioni, radio e
anche grandi agglomerati dell’i-tech. Per fare tale analisi si utilizza un approccio geografico. Hallin e
Mancini nel 2004 hanno presentato tre modelli di interazione tra sistema dei media e sistema politico.
Esistono dei parametri in base ai quali si possono classificare i tre modelli, che riguardano sia il sistema dei
media, sia il sistema politico.
I parametri inerenti al sistema dei media
La struttura della stampa
La struttura della stampa misura il livello di circolazione dei giornali, misura lo sviluppo del mercato della
comunicazione. La struttura della stampa è diversa da paese a paese, i due studiosi si rendono conto della
diversità tra Europa del sud e del nord, proprio in quest’ultima area la qualità dei giornali è molto più elevata.
Per misurare tale parametro vengono presi in considerazione due aspetti:
1. la quantità dei giornali;
2. la qualità dei giornali.
Il parallelismo politico
Il parallelismo politico misura la vicinanza, intesa di intenti riguardo la vita sociale e politica, tra giornalisti
e politici sia nei media commerciali, sia nel servizio pubblico. Si possono delineare due situazioni:
1. alto parallelismo politico, cioè c’è un forte adeguamento dei media ai partiti politici o alle coalizioni
politiche. C’è grande vicinanza tra politici e giornalisti, perché questi ultimi si adeguano ai partiti, ai
movimenti ed ai gruppi di pressione. L’Unità e Il Manifesto sono dei giornali di partito e quindi c’è un
forte adeguamento politico. Altri esempi di alto parallelismo politico sono La Repubblica per il Partito
Democratico, il Giornale per Forza Italia, etc.;
2. basso parallelismo politico, cioè c’è uno scarso adeguamento dei media ai partiti politici o alle
coalizioni politiche. La logica dei media non si adegua a quella della politica. I media hanno una logica
commerciale e legata alla deontologia professionale, quindi non c’è un attaccamento a fini politici (Es:
Wall Street Journal e The Washington Post). Un esempio in Italia è rappresentato dal Corriere della Sera.
Il parallelismo politico si misura prendendo in considerazione quattro elementi:
1. il contenuto del messaggio, per riuscire a comprenderlo si guardano i titoli delle prime pagine ed anche
ciò che scrivono negli editoriali gli editorialisti;
2. la connessione organizzativa misura chi sta dietro il giornale e permette di capire chi è il proprietario di
un giornale e la composizione di un CdA del giornale. Questi possono riflettere una vicinanza alla
politica o possono addirittura essere presenti dei politici all’interno di un CdA. L’Italia è un unicum dal
punto di vista della connessione organizzativa dato che esiste il finanziamento pubblico dei quotidiani,
ovvero se esiste un gruppo parlamentare che costruisce un giornale, vengono attribuiti dei finanziamenti
a questo, addirittura ancora dopo la morte del gruppo parlamentare stesso. La vita dei giornali è più
lunga della vita dei gruppi parlamentari. L’Unità, anche quando ormai il PCI non esisteva più, è andato
avanti a pubblicare. Esistono poi delle situazioni più sottili, cioè proprietari che si rifanno a determinate
visioni del mondo e partiti, ma non sono esponenti politici;
3. il ruolo attivo o non attivo dei giornalisti cioè i giornalisti possono svolgere una funzione politica
(attivi) dentro o fuori i giornali o i partiti. Ogni giornalista ha una propria visione del mondo che si rifà
alla vicinanza ad un certo partito o leader e soprattutto anche i giornalisti “scendono in campo”, quindi
entrano nell’agone politico trasformandosi da giornalisti in politici. Degli esempi sono David Sassoli,
Veltroni, Paragone, etc.;
4. la partigianeria dell’audience è un parametro ribaltato perché riguarda i cittadini, quindi bisogna capire
chi sono coloro che acquistano i quotidiani e quali quotidiani acquistano in base alla loro appartenenza
sociale o politica.
Pluralismo informativo
Questi parametri ci aiutano a capire in che modo il parallelismo politico sia legato al pluralismo
dell’informazione. Il parallelismo politico è garanzia di una pluralità di voci diverse. Quando c’è un
assenza di pluralità informativa tutto passa attraverso chi ha il potere ed è un gravissimo problema.
Si possono distinguere due tipi di pluralismo informativo:
1. pluralismo interno significa che all’interno di un quotidiano c’è una pluralità di voci politiche, ossia
una testata ospita opinionisti di destra, sinistra e centro. Ci sono tanti editorialisti che hanno posizioni e
visioni del mondo differenti, basti ricordare il Corriere della Sera. Il pluralismo interno implica maggiore
neutralità dei titoli e degli articoli e il contenuto può variare di giorno in giorno;
2. pluralismo esterno significa che all’interno di un quotidiano non c’è una pluralità di voci politiche, ma
omogeneità. Il pluralismo è dato però dal fatto che esistono tanti giornali diversi con tante posizioni e
visioni differenti. Libero, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale sono degli esempi di pluralismo esterno.
Il parallelismo politico in televisione
Le televisioni assumono un ruolo preponderante nell’informazione. Il modo di fare comunicazione influisce
sul parallelismo politico anche in televisione. Il parallelismo politico in televisione lo si misura in base a
come vengono scelti i dirigenti di rete e i direttori dei tg sia della tv pubblica, sia commerciale. Di fatto
nella tv pubblica la presenza dei partiti c’è sempre stata, per questo si è parlato di lottizzazione della Rai,
ovvero la spartizione di radio e tv pubblica italiana tra i partiti. Fino agli anni ‘90 (I Repubblica) il sistema
politico repubblicano era molto semplice e la lottizzazione era la seguente: Rai 1 della DC, Rai 2 era legata
alla destra e Rai 3 alla sinistra. Dopo gli anni ‘90 avviene uno scongelamento dello spazio politico italiano e
la lottizzazione si complica. Possiamo distinguere quattro modelli all’interno della televisione pubblica:
1. il modello governativo afferma che la direzione dei tg e delle reti è gestita direttamente dal governo,
quindi tendenzialmente la televisione ha un unico orientamento che appartiene a chi vince le elezioni.
Questo modello è stato utilizzato nei primi anni di esistenza della televisione pubblica. Al tempo c’erano
pochi canali, concretamente uno, gestito dalla Democrazia Cristiana. A mano a mano che si ampliano i
canali il modello governativo è più complesso da adottare, perché non ci sarebbe più pluralità
informativa;
2. il modello parlamentare i vari partiti presenti in Parlamento cercano di posizionare i direttori di rete e i
direttori dei tg, quindi non è più il governo a decidere, ma sono i partiti in Parlamento che si mettono
d’accordo per spartirsi la Rai. Passano sia nomi della maggioranza, sia nomi dell’opposizione al fine di
creare maggiore equilibrio. È un modello chiamato parlamentare perché i partiti cercano di rispecchiarsi
nello strumento televisivo in base alla loro forza;
3. il modello professionale è tipico dei paesi del nord Europa; tendenzialmente le nomine della tv pubblica
vengono sempre fatte dal governo, mentre in questo caso i nomi dei candidati alla direzione di tg e reti
sono fatti da altri giornalisti, quindi si premia la professionalità, o per anzianità di servizio;
4. il modello civico/corporativo è considerato come esasperazione del modello parlamentare. Questo
modello si ritrova in paesi fortemente frammentati da un punto di vista politico, sociale ed etnico, perché
è più difficile creare un equilibrio. Si cerca di accontentare tutti anche non per forza in base alle loro reali
forze in Parlamento, si vuole garantire voce anche alle minoranze. In Belgio ed in Svizzera ci sono forti
fratture e quindi i giornali e le tv devono rispettare questa pluralità di voci.
La professionalizzazione
La professionalizzazione registra tipo e livello di formazione professionale dei giornalisti. Sono tre i criteri
che ci offrono una chiave per comprendere le varie situazioni:
1. l’autonomia, esistono delle norme che permettono al giornalista o a colui che è attivo nel sistema dei
media, di essere autonomo da pressioni politiche ed economiche esterne e dire la verità. Più c’è
autonomia, più il giornalista esprimerà la sua professionalità;
2. le norme professionali richiamano l’esistenza di regole di condotta attraverso le quali o conformandomi
alle quali (parallelismo con il Giuramento di Ippocrate in medicina) posso svolgere pienamente il mio
mestiere. Ci sono dei giornalisti usciti dall’Ordine perché fanno le cosiddette marchette. Le norme
professionali sono norme formali ed informali che richiamano la professionalità del giornalista. Può
anche darsi che non ci sia la garanzia di qualità del giornalista, per questo devono esistere degli Ordini
che decretino l’esclusione dall’Ordine per chi non rispetta le norme professionali;
3. l’idea del servizio è l’idea che il giornalista abbia uno spirito di servizio e quindi operi per il bene della
comunità, soprattutto su questioni sociali e politiche, e non per il proprio tornaconto. Un’idea corretta di
servizio è stata rappresentata dal Caso Watergate, quindi i giornalisti devono comunicare la verità e la
correttezza dei fatti ai cittadini.
Il ruolo dello Stato
Questo parametro valuta i livelli di intervento e regolamentazione sui media da parte dello Stato. Ci sono
paesi in cui il ruolo dello Stato è più forte ed altri in cui è più debole, perché la stampa e la tv possono avere
più carattere commerciale ed essere legate al mercato, mentre in altri stampa e tv sono strumenti più
regolamentati a livello politico. Possiamo sottolineare tre aspetti del ruolo dello Stato:
1. la televisione ovvero l’esistenza o meno di una tv pubblica ed il peso e ruolo che ha. In Italia la tv
pubblica esiste, ci sono canali sia generalisti, sia tematici. È molto presente, politicizzata e in parte si rifà
alle logiche di mercato. La BBC in UK è una presenza forte e professionale. La tv pubblica esiste anche
in America, ma i network pubblici sono una voce tra le tante nel mercato americano (esistendo anche tv
statali, federali…);
2. i sussidi alla stampa che possono essere diretti o indiretti e ci dicono quanto lo Stato interviene o
meno a sostegno delle testate. Ci può essere un forte intervento per migliorare la quantità e la qualità dei
giornali. In alcuni paesi il finanziamento pubblico è quasi irrisorio. I sussidi diretti implicano il sostegno
economico ai giornali, come avviene in Italia, mentre quelli indiretti sono presenti in America dove il
territorio federale è molto ampio. Se il giornale è nazionale, in senso federale-americano, il sistema
politico americano dona delle agevolazioni sulle spese di spedizione. L’agevolazione fiscale permette di
avere un regime fiscale per cui non si spende eccessivamente per ampliare la circolazione delle testate;
3. leggi esistono delle leggi che regolano l’informazione. Esistono anche delle forme di censura preventiva
nei paesi del nord e sud Europa. Esistono luoghi appositi per apporre la censura preventiva. Se esiste o
meno censura preventiva indica un certo tipo di leggi e di ruolo dello Stato.
I parametri inerenti al sistema politico
La storia politica
La storia politica misura il livello di conflitto o consenso all’interno dei diversi paesi. Questo parametro
prende in esame l’età delle democrazie (mature, durature…). La democrazia è una forma di
regolamentazione del conflitto. Più è alto il livello del conflitto, meno sarà stabile la democrazia, mentre
più ci sarà consenso, più la democrazia sarà adulta. Si guarda come si è svolto il processo di
democratizzazione di un paese, ovvero se la democratizzazione (passaggio da un regime non democratico
ad un regime democratico) avviene in maniera precoce o molto ritardata. Si guarda anche che tipo di
pluralismo c’è nel sistema politico e partitico, ovvero la pluralità di voce può essere polarizzata o moderata.
Pluralismo polarizzato significa che ci sono delle forti distinzioni all’interno del sistema politico, quindi ci
sono posizioni opposte e quasi incomunicabili, mentre è moderato se esistono una varietà di voci e posizioni
all’interno del sistema politico, ma c’è comunque comunicabilità tra le forze politiche.
Il sistema di governo
Il sistema di governo può essere consensuale o maggioritario. È consensuale in situazioni in cui ci sono
molti partiti ed è difficile creare un governo monopartitico, bisogna quindi creare una coalizione per fare un
governo (es. Belgio, Italia per alcune parti della nostra storia). Il sistema di governo consensuale porterà
maggiore voce alle minoranze. Un sistema di governo maggioritario (es. UK) è un sistema di governo
tendenzialmente monopartitico, ovvero un partito vince le elezioni e governa da solo. Il fatto che esistono
due tipologie diverse di sistema di governo dipende anche dal sistema elettorale (sistema elettorale
maggioritario o proporzionale) che si utilizza e dal parametro della storia politica del paese.
Il pluralismo
Può essere organizzato o individuale. Il pluralismo ha a che fare con il sistema politico e partitico. Il
pluralismo registra il tipo di rappresentanza che c’è in un paese. È organizzato quando cerca di
rappresentare intere categorie, che si raggruppano intorno ad un determinato partito e trovano in quel partito
espressione dei propri interessi. Il pluralismo è individuale quando non si vota per appartenenza ad una
categoria, ma si vota con il voto di opinione, quindi ogni individuo vota un leader o un partito, ma quel voto
non è determinato dalla sua appartenenza sociale. Nel primo caso c’è l’appartenenza ad un gruppo sociale o
di interesse, nel secondo caso ci si rifà ad un leader o rappresentante.
Il ruolo dello Stato
Il ruolo dello Stato ci dice se il sistema politico, e di conseguenza comunicativo ed economico, è dirigista
(chi ha il potere, quindi lo Stato, ha il pieno controllo sull’economia e sulla comunicazione, nulla viene dato
al mercato), sociale (situazione intermedia tra sistema politico dirigista e liberale) o liberale (a decidere è il
mercato, siccome lo Stato si intromette poco nell’economia e nell’apparato comunicativo). Il ruolo dello
Stato dà indicazione sulla presenza o meno del clientelismo o della lottizzazione nel sistema.
L’Autorità razionale-legale
L’Autorità razionale-legale può essere scarsa o forte nei diversi paesi. Questo parametro riprende la politica
di Weber. L’Autorità legale del potere è legata all’obbedire a delle norme, ovvero si parla di
spersonalizzazione del comando (mondo moderno e contemporaneo). L’Autorità razionale-legale è forte se il
sistema è molto regolamentato, altrimenti è debole se il rapporto con l’Autorità legale dello stato è meno
forte.
INTERAZIONE FRA SISTEMA POLITICO E SISTEMA DEI MEDIA
1. Modello mediterraneo o pluralista polarizzato
È diffuso in Italia, Francia (ma non completamente), Grecia, Portogallo e Spagna.
Il sistema politico
Democratizzazione ritardata e pluralismo polarizzato (destra vs. sinistra). La democratizzazione
avviene abbastanza in ritardo, cioè non solo sono caratterizzati da sistemi non democratici per alcune
parti del 1900, ma in questi paesi c’è una forte contrapposizione tra destra e sinistra. C’è una forte
distanza ideologica tra partiti o coalizioni di partiti di destra (o centro destra) e di sinistra (o centro
sinistra);
sistema di governo maggioritario o consensuale;
pluralismo organizzato e non individuale e i partiti hanno un ruolo molto forte o almeno lo hanno
giocato per gran parte del 1900;
ruolo dello Stato può rifarsi al dirigismo o allo stato sociale, ovvero una forte presenza statale nei
servizi rivolti ai cittadini (Welfare state);
Autorità razionale-legale tendenzialmente è scarsa (eccezione Francia) e prevalgono delle forme di
clientelismo, quindi non prevale l’impersonalità della norma, ma il legame che il politico crea con i
cittadini.
La struttura della stampa
Nel caso di un modello mediterraneo si registra una scarsa circolazione dei giornali, che non sono diffusi e
vengono poco letti. Tendenzialmente la stampa è d’élite, quindi sono le classi dirigenti (politica) o le diverse
élite (economica e culturale) a leggere i quotidiani. Non è un caso che in Italia il quotidiano più diffuso è La
Gazzetta dello Sport. La Francia del sud è caratterizzata da scarsa circolazione dei giornali e stampa d’élite,
mentre nel territorio del nord si registrano delle caratteristiche più simili al modello centro-settentrionale.
Il parallelismo politico
Alto parallelismo politico, quindi c’è un adeguamento del sistema dei media al sistema politico. Il
sistema dei media rispecchia le diverse posizioni politiche del paese. Le testate giornalistiche sono
quindi schierate, è difficile trovare delle testate neutrali;
pluralismo esterno è dato all’interno del sistema dei media dalla somma delle diverse posizioni che
rispecchiano diversi orientamenti politici. Ogni giornale ha una linea specifica;
giornalismo orientato al commento, quindi i giornalisti diffondono delle informazioni, ma ci legano
anche dei commenti personali. Prevale la v
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