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La comunicazione politica

Politica e comunicazione sono due termini nati assieme, ma distinti tra loro e al tempo stesso e soprattutto sempre di più nel mondo attuale, sono intrecciati, tanto è vero che ormai nel mondo contemporaneo si parla insistentemente di comunicazione politica. Si cerca di capire qual è il legame tra questi due termini, si cerca di capire quanto la comunicazione influisce sulla politica e sulle dinamiche istituzionali.

Gli attori della comunicazione politica

Nella comunicazione politica interagiscono tre attori differenti:

  • Il sistema politico è tutto quell'insieme di istituzioni e di gruppi che fanno la politica, quindi il sistema politico è formato dai partiti, dai movimenti sociali, dai sindacati, dai gruppi di interesse, sempre di più dalle organizzazioni internazionali e dalle organizzazioni non governative, oltre che dalle istituzioni politiche di ciascuno stato. Questo insieme di soggetti ha una dimensione sistemica, essendo in relazione fra di loro;
  • Il sistema dei media è formato dalla televisione, dalla stampa, dalla radio e sempre di più dai social media, ovvero da tutti quegli strumenti che vengono utilizzati per veicolare un messaggio;
  • Il cittadino elettore è chiamato nell’ambito delle democrazie ad esprimere il proprio voto, ovviamente non tutti sono regimi democratici. Il cittadino viene coinvolto nella scelta di coloro che governano un paese, così come non lo era quando al posto del cittadino esisteva il suddito nei confronti del re.

Per avere comunicazione politica dobbiamo avere attivi questi tre attori, perché se ne mancasse uno si avrebbero dei rapporti bidirezionali. Ad esempio, se l’interazione coinvolge soltanto il cittadino e il sistema dei media non si ha comunicazione politica, come nel caso della visione di un programma. Così come il sistema dei media e quello politico possono avere dei rapporti che però non hanno nulla a che fare con il tentativo di convincere un cittadino ad esprimere il proprio voto o cercarne il consenso. Se il cittadino ha che fare con il sistema politico la situazione è più complessa, chi è iscritto al partito può rivolgersi ai compagni di partito senza utilizzare i media; un tempo esistevano le sezioni, ovvero delle strutture sul territorio che permettono la condivisione dell’esperienza di partito tra gli aderenti ad un partito, ma non c’era l’intermezzo dello strumento mediale.

Modelli di comunicazione politica

Nell’ambito degli studi sulla comunicazione politica sono stati presi in considerazione due modelli:

  • Il modello pubblicistico-dialogico: la comunicazione politica è nell’intersezione dei tre insiemi (sistema politico, sistema dei media e sistema dei cittadini elettori);
  • Il modello mediatico: l’insieme del sistema dei media comprende il sistema politico e l’insieme dei cittadini elettori. Questo modello presuppone la mediatizzazione di fatto dell’esistenza umana e della politica. Nel modello mediatico il sistema dei media ingloba tutto. Siamo sempre più spostati verso un modello mediatico della comunicazione politica, perché sia i media sia la politica oggi sono d’appertutto. La politica utilizza i media per diffondersi. Il modello mediatico spiega al meglio la situazione attuale della comunicazione politica.

Forme di comunicazione in relazione alla politica

Le tre principali forme che la comunicazione assume in relazione alla politica sono:

  • Comunicazione pubblica è la comunicazione dell’istituzione politica che rende note le funzioni istituzionali e le decisioni normative. È la comunicazione del governo, delle regioni, dei comuni e che può svolgere anche il Presidente della Repubblica. A mano a mano che si avvicinano le scadenze elettorali chi ricopre il ruolo istituzionale può usare la comunicazione pubblica per fare comunicazione politica. Si veicolano ai cittadini aspetti istituzionali e normativi, nonché la bontà dell’operato. Viene utilizzato un tipo di comunicazione per un obiettivo differente, cioè politico;
  • Comunicazione politica è la comunicazione dei soggetti politici volta a modificare i rapporti di forza tra partiti, coalizioni, leader politici. La comunicazione politica è uno strumento di competizione politica per conquistare, mantenere e ampliare il potere, non uno strumento di comunicazione pubblica, quindi non ha scopo informativo. La comunicazione politica serve per conquistare il potere, perché si utilizza per conquistare il consenso dei cittadini ed ottenerne il voto, per modificare i rapporti di forza con i membri della coalizione al fine di rafforzare una posizione o per influire sulle decisioni politiche. La comunicazione politica non ha un andamento sempre a favore di chi la compie. La comunicazione politica viene utilizzata per far sì che anche l’opposizione o membri di diverse coalizioni abbiano voce in capitolo su una determinata decisione politica;
  • Comunicazione sociale è la comunicazione proveniente da istituzioni pubbliche o private in cui si cerca di sensibilizzare i cittadini su alcune tematiche, che però non hanno carattere politico. Non è mai facile distinguere tra comunicazione sociale e politica. Un esempio di comunicazione sociale è la pubblicità progresso o la pubblicità dei ministeri sulla sicurezza in strada, che non è un tema politico, ma che in alcuni casi può diventarlo. Anche la comunicazione sociale è uno strumento della comunicazione politica. Se attuo una campagna di comunicazione sociale per sensibilizzare la raccolta differenziata sensibilizzo i cittadini, ma se devo prevedere delle azioni politiche rispetto a questo tema sto facendo anche comunicazione politica.

Evoluzione della comunicazione politica

La comunicazione politica evolve nel tempo, infatti non è sempre stata la stessa né nel corso dei secoli, né nel corso del mondo contemporaneo. Trent’anni fa la comunicazione politica (es: la videocassetta di Berlusconi) era diversa da oggi. La comunicazione politica cambia perché cambia il panorama politico, ma anche la tecnologia e gli strumenti attraverso i quali viene attuata la comunicazione politica. Nel corso dei decenni i cambiamenti tecnologico-strumentali hanno modificato il modo di fare comunicazione politica, ma anche i soggetti che la fanno. Quando compare una nuova tecnologia quella precedente viene abbandonata/utilizzata in un’altra maniera ed anche i soggetti possono avere più o meno difficoltà con i nuovi strumenti. La comunicazione politica un tempo si faceva nei comizi, la capacità di parlare in pubblico e tenere la folla era importante, basti pensare all’importanza della radio. Le cose sono cambiate con l’avvento della televisione, ovvero con la possibilità da parte dei cittadini elettori di vedere fisicamente il candidato. Oggi i social media sono strumenti ai quali ci si appoggia per fare comunicazione politica.

Le fasi storiche della comunicazione politica

Blumler e Kavanagh nel 1999 sono abbastanza concordi nell’individuare tre fasi storiche nel corso del 1900 della comunicazione politica perlopiù negli Stati Uniti d’America. I passaggi da una fase all’altra sono segnati da cambiamenti tecnologici o cambiamenti di contesto molto importanti.

Prima fase della comunicazione politica - anni ‘40 e ‘50

La prima fase è dominata dai partiti, sono i partiti e i loro leader ad organizzare e definire la comunicazione del partito. Tutto ruota attorno alla struttura del partito, perché negli Stati Uniti (e poi soprattutto anche in Europa) i partiti sono il collegamento tra lo stato e la società. Questo significa che i partiti sono il soggetto che tiene collegata la società allo stato attraverso l’esperienza della partecipazione, quindi i partiti organizzano la vita politica dei cittadini e degli attivisti. I partiti seguono determinate visioni del mondo e sulla base di queste specifiche visioni organizzano gli interessi/ideali che sono presenti nella società. Negli Stati Uniti il modello è bipartitico, era presente quello democratico (centro sinistra) e quello repubblicano (centro destra). I partiti danno forma alla società. Le fedi e le appartenenze politiche sono forti, ovvero tendenzialmente i cittadini americani tendono a riconoscersi in uno dei due schieramenti in maniera piuttosto precisa. I partiti sanno di poter contare su un determinato bacino elettorale, perché tendenzialmente la geografia elettorale rimane sempre la stessa. La comunicazione politica è organizzata dai partiti, ma si rivolge quasi esclusivamente verso i propri elettori-seguaci, motivandoli ad andare a votare; si cerca di ravvivare ad ogni ondata elettorale l’appartenenza politica, senza cercare di conquistare gli elettori dell’altro partito. Gli strumenti fondamentali che definiscono il modo di fare comunicazione politica sono i giornali nazionali e locali e la radio. Esisteva la stampa di partito e i quotidiani particolarmente vicini alla posizione del partito, sia a livello locale sia a livello federale-nazionale. La comunicazione effettuata dai manifesti elettorali e dai comizi è un altro esempio di comunicazione politica. Ma a partire dagli anni ‘50 iniziarono anche ad essere utilizzati gli spot elettorali.

Seconda fase della comunicazione politica - 1960 e fine anni ‘80

Lo strumento principe della comunicazione politica è la televisione, infatti nel 1960 ci fu il primo dibattito televisivo in diretta tra candidati, ovvero Kennedy e Nixon. Il dibattito viene mandato sia in televisione sia alla radio; per coloro che ascoltano il dibattito alla radio i due candidati sono visti alla pari, mentre nel caso della televisione i cittadini si accorgono come Kennedy fosse più telegenico, con delle doti comunicative migliori rispetto a Nixon. Negli anni ‘80 Reagan diviene Presidente degli Stati Uniti e prima faceva l’attore, quindi seppe utilizzare al meglio l’empatia televisiva. La televisione generalista definisce il nuovo panorama comunicativo, perché si rivolge a tutto il pubblico e non ad un settore specifico. La televisione non è solo un’innovazione tecnica, ma ha definito un nuovo tipo di linguaggio politico fatto di semplicità, chiarezza e intuizione e slogan che impattano e stupiscono il cittadino. La televisione per la prima volta permette di vedere dal vivo il candidato. I partiti iniziano a perdere importanza, mentre assume sempre più importanza il leader di partito. Accanto all’innovazione della tv c’è un indebolimento progressivo delle fedi politiche e i cittadini sono portati più facilmente a cambiare idea e a farsi persuadere. Sempre più cittadini si definiscono indipendenti. I candidati cercano di persuadere gli indecisi, le campagne elettorali diventano di conquista. In Italia questa seconda fase nasce con la fine della Prima Repubblica, a partire dall’esordio di Berlusconi. In questa fase prevale la logica del broadcast, ovvero da uno a molti e si rivolge a tutti i cittadini indipendentemente all’appartenenza politica dato che si cerca di persuadere gli indecisi.

Terza fase della comunicazione politica - anni ‘90

L’offerta televisiva si moltiplica e si frammenta, perché non c’è più soltanto la televisione generalista. L’infotainment è la tendenza di far sì che la politica venga mediatizzata e spettacolarizzata. Assume un ruolo crescente l’online, a partire da internet e dall’utilizzo delle e-mail. In America iniziano anche a nascere i primi blog. In Italia questa fase inizia intorno al 2013 grazie al movimento 5 stelle che utilizza lo strumento mediatico. La comunicazione diventa sempre più centrifuga perché il messaggio si frammenta sempre di più e si targetizza e i linguaggi e le tempistiche si differenziano a seconda del target. Si registra un consumo occasionale di comunicazione politica. Tutti questi elementi della terza fase portano alla diffusione di linguaggi populisti che semplificano la realtà estremizzando alcune posizioni, infatti mira ad estremizzare il rapporto tra il leader politico e i cittadini che si riconoscono nel leader e non più nel partito ed infine è sempre più forte la contrapposizione tra una parte e l’altra, ovvero il messaggio populista invita a ritrovare il giusto nella propria parte facendo di quella parte il tutto. La logica del broadcast si perde.

Quarta fase della comunicazione politica (ipotizzata non teorizzata) - 2008

Con l’inizio dell’era di Obama nel 2008 si modifica ancora la comunicazione politica. La televisione è ancora uno strumento importante, ma riduce il suo peso. Dal 2008 si affacciano nuovi strumenti, come i social media che funzionano con la personalizzazione e targetizzazione del messaggio. Questo avviene per la prima volta con la campagna elettorale di Obama nel 2008 perché uno staff apposito si occupò dei media digitali e ne faceva analisi dei dati. L’analisi dei dati e l’utilizzo dei social media sono tipici di questa fase. Tutto questo porta ad una ridefinizione del concetto di cittadinanza. Attraverso l’utilizzo dei social media si cerca di ridare rappresentanza e partecipazione alla cittadinanza, facendola diventare partecipe non solo durante le elezioni, ma anche nelle campagne elettorali. Ritorna un forte senso di appartenenza, si rafforza il fenomeno della polarizzazione politica, quindi del portare all’estremo le posizioni politiche, la convergenza al centro scompare. Le posizioni si rafforzano o si parla di estrema destra americana (Trump) o di liberali (Obama).

Grandi cambiamenti stanno modificando il linguaggio, gli strumenti e gli attori della comunicazione politica. Ci troviamo molto probabilmente di fronte a quella che potremmo chiamare fast politics. La “politica veloce” ha un tempo di vita piuttosto limitato. Le carriere politiche dei politici a partire da questa fase diventano sempre più stringate, ad eccezione del ventennio berlusconiano.

Il concetto di politica

Di che cosa parliamo quando parliamo di politica?

Il termine politica ha più di 2000 anni, ma nel corso di questo periodo ha cambiato il suo significato. Bisogna distinguere la politica come “cosa” e come “termine”. Nella prima accezione la politica è una dimensione della vita umana che possiamo trovare in ogni luogo in cui si trova il potere. La politica decide chi comanda ed obbedisce e che regole prevede un’organizzazione del potere. Mentre la politica come “termine” è un’invenzione occidentale, della Grecia classica. La politica come termine assume dei significati diversi a mano a mano che cambiano i contesti culturali in cui il termine viene utilizzato. Il termine (forma) può rimanere, ma il significato politico (concetto) del termine può cambiare. Il termine politica deriva dall’aggettivo polis che è legato al sostantivo polites (cittadino, ovvero gli abitanti della città-stato, ovvero la struttura organizzativa di base del mondo greco).

Terminologia politica nel mondo greco

Nel mondo greco esistono due termini per indicare la politica:

  • Ta politikà è il titolo dell’opera più famosa di Aristotele, considerata come il primo trattato sulla natura, le funzioni e l’organizzazione di una comunità politica e sulle diverse forme di governo che una comunità politica può assumere. Cerca quindi di spiegare cos’è il buon governo. Ta politikà è il complesso delle cose che riguardano i rapporti tra i politai (cittadini) e tra le poleis (città-stato). La politica ha a che fare con le relazioni tra i cittadini all’interno della città-stato e il rapporto tra le diverse città-stato, quindi si parla di politica interna e internazionale. Ciò che è “politico”, in sostanza, è ciò che riguarda gli affari di tutti i cittadini per Aristotele.

Nel mondo greco esiste una forte differenza tra ciò che è privato e ciò che è pubblico. Si parla appunto di:

  • Polis è la città, il luogo della sfera pubblica, in cui si consumano rapporti orizzontali artificiali, ovvero tra i cittadini, coloro che sono chiamati liberi ed uguali, i capi famiglia di fatto. Ognuno di loro, che aveva diritti civili e politici allora aveva lo stesso valore degli altri. Sono rapporti artificiali perché creati dalla legge, dal nomos e non dalla natura dove vige la legge del più forte. Il logos, la parola, permette all’uomo di utilizzare la parola e quindi di rendersi superiore agli animali. Infatti, i liberi ed uguali, perché dotati di parola e di ragione, potevano dar luogo alla convivenza e quindi alla vita politica che era una sfera artificiale creata dall’uomo. La polis è un insieme di cittadini o di famiglie che si riuniscono insieme e decidono di convivere tra di loro su un determinato territorio. Spesso le polis sono circondate da mura per proteggerle. Lo fanno per avere autonomia e indipendenza. Quindi definiscono un confine come città-stato e si danno un ordinamento, quindi creano delle leggi, infatti nella città prevale il nomos;
  • Oikos è la casa, il luogo della sfera privata, in cui si hanno rapporti gerarchici naturali. Prevale la natura, quindi il rapporto gerarchico, non la legge come nel caso della polis. Il capo famiglia nel mondo greco comanda su mogli, figli e schiavi. La parola economia deriva dal termine oikos.
  • Politeìa è il titolo di una grande opera dello scrittore Platone (traduzione del mondo latino è Repubblica). Il termine politeìa deriva da polis e da polites. Questo termine era già stato usato da uno storico greco, Erodoto ed indicava il diritto di cittadinanza. La Repubblica di Platone si occupa per la prima volta del buon governo, ovvero cerca di capire qual è il rapporto tra la giustizia e l’ingiustizia all’interno di una convivenza politica. Il termine politeìa in Platone coincide con quello di Costituzione, quindi ha a che fare con tutti i cittadini.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Castellin Luca Gino.
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