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Politica e antiutopia Orwell e 1984

Appunti di letteratura inglese basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lamarra dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in lingue, culture e letterature moderne europee. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura inglese docente Prof. A. Lamarra

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dà il successo. È importante vedere come il culto del potere tenda a mescolarsi con un amore per

la crudeltà. Vi è una differenza di maturità intellettuale, Ma nessuna nello spessore morale.”

Orwell lamentava la mancanza, in Inghilterra, di ciò che si potrebbe chiamare letteratura da campo

di concentramento, e la conseguente assenza di una letteratura della disillusione nei riguardi

dell'Unione Sovietica. Praticamente non c'è nessuno scrittore inglese che abbia avuto in sorte di

vedere il totalitarismo dal di dentro. Orwell aveva visto il totalitarismo dal di dentro, e si trovava

perciò nella posizione di poter dare il suo contributo al nuovo genere di letteratura politica. Nella

guerra civile spagnola egli aveva avuto un accenno del quadro dei maggiori sistemi totalitari del

momento. Fino al 1936 Orwell, come moltissimi simpatizzanti di sinistra, aveva visto nel fascismo

la grande minaccia totalitaria. The Road to Wigan Pier è per buona parte incentrato sulla necessità

di impedire il passaggio della borghesia al fascismo, un pericolo possibile grazie alla stupidità e

all’ottusità dei socialisti ortodossi.

In Spagna Orwell aveva scoperto un nemico ancora più infido e minaccioso: il comunismo

stalinista. Egli stesso, come membro del POUM, era stato denunciato dai comunisti del governo

repubblicano come agente di una quinta colonna trotskista che operava a favore di Franco. A

Barcellona l’atmosfera era quella di un incubo, grazie ai continui arresti, alla censura sulla stampa,

alle squadre di poliziotti armati sempre in giro a caccia di qualcuno. Tutto ciò avveniva

contemporaneamente alle purghe di Stalin. Più traumatiche, per Orwell, furono le menzogne e le

sue pressioni della stampa di sinistra su quello che stava realmente accadendo in Spagna. Trovò

grosse difficoltà ad informare il pubblico inglese su quello che aveva visto in Spagna. Da allora in

poi, Orwell non potè più distinguere tra la minaccia portata dal Comunismo sovietico e quella del

Fascismo italiano e tedesco. Il peccato di quasi tutta la sinistra dal 1933 in avanti è quello di aver

voluto essere antifascista senza essere anti totalitaria. L'Inghilterra era piena di intellettuali

socialisti che attaccavano il fascismo, però, Orwell sentiva che il grosso dell'intellighenzia inglese

era passato ciecamente al comunismo, negando o sopprimendo l'evidenza della realtà della

società sovietica. C'erano dunque tutte le ragioni perché egli si ribellasse al comunismo sovietico.

Orwell avvertiva la necessità di smascherare il mito sovietico. Dopo Roosevelt e l’uscita di scena di

Churchill, dei tre grandi che avevano deciso il destino del mondo dopo la seconda guerra mondiale

era rimasto soltanto Stalin. Orwell, quindi, doveva aver sentito una necessità ancora più urgente di

mascherare il mito sovietico.

Molto prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Orwell aveva identificato il totalitarismo

in una nuova specie di politica, della quale facevano parte il fascismo e il comunismo presenti al

momento. Il suo primo impulso, dopo l’esperienza spagnola, era di vedere il nuovo totalitarismo

nell’immagine di un fascismo cresciuto a livello di sistema mondiale, un mondo totalitario. Meno di

2 anni dopo, dopo il ritorno dalla Spagna, Orwell notava le impressionanti affinità tra fascismo e

comunismo. “La cosa terribile delle dittature moderne è che sono qualcosa di assolutamente

nuovo. Non si può prevedere la fine. Nel passato, tutti i tiranni sono stati detronizzati in ragione del

naturale desiderio di libertà della natura umana. Ma non possiamo essere assolutamente certi che

la natura umana non cambi. Forse è possibile la nascita di una generazione che non desideri la

libertà. La radio, la censura sulla stampa, l’educazione unificata e la polizia segreta hanno

cambiato tutto. La suggestione di massa è una scienza degli ultimi vent’anni, e non sappiamo

ancora quali risultati potranno raggiungere”. Capitalismo puro sta terminando, e le nazioni stanno

adottando in serie un’economia centralizzata che, a scelta, possiamo chiamare socialismo o

capitalismo di stato. Con ciò, la libertà economica dell’individuo, è in buona misura la libertà di fare

ciò che vuole, di scegliersi il proprio lavoro, di spostarsi a suo piacere del mondo, è finita. Quando

la guerra terminò, il terrore più grande di Orwell era la capacità di controllo dei sistemi totalitari non

solo sulla realtà esterna, ma anche sul mondo interno degli uomini. Orwell considerava una

pericolosa illusione la convinzione di molti artisti e intellettuali di poter conservare la propria libertà

interiore. I regimi dispotici vecchio stampo permettevano in qualche modo la realizzazione pratica

di una simile convinzione, l’efficienza superiore dei moderni sistemi totalitari dimostrava

all’essenziale e falsità. L'errore più grande è immaginare che l'essere umano sia un individuo

autonomo. La libertà segreta di cui si può pensare di godere sotto un regime dispotico è

un'assurdità. Filosofi, scrittori, artisti hanno bisogno di un incoraggiamento, di un pubblico, di

stimoli. È quasi impossibile pensare senza parlare. Eliminate la libertà di parola e le facoltà

creative si spegneranno. Le ideologie totalitarie pretendevano di possedere la verità assoluta sul

mondo. Il partito o la chiesa era l’unico depositario di tale verità. Qualunque deviazione

dall’ortodossia era dunque eretica, se non propriamente criminosa. Il partito doveva essere

completamente libero di perseguire i propri obiettivi. Dal punto di vista totalitario, la storia non si

impara, la si crea. Uno Stato totalitario è una teocrazia, e la sua classe dirigente deve essere

considerata infallibile. Ma poiché nessuno è infallibile, in pratica, si rende spesso necessario

riordinare gli eventi passati allo scopo di dimostrare che determinati errori non sono stati

commessi. Il totalitarismo richiede la continua alterazione del passato. I membri di uno Stato

totalitario Devono accettare una cosa oggi e l'indomani una completamente diversa. In questo

senso, il totalitarismo promette non un'età di fede quanto un età di schizofrenia. Accettando un

simile atteggiamento verso la realtà, gli intellettuali mostrano la loro resa al totalitarismo. I regimi

dispotici del passato non erano totalitari. il loro apparato repressivo era sempre inefficiente, la

classe dominante era di solito corrotta, o indifferente, o di vedute semi liberali.

Il mondo di Oceania: la neolingua e il bispensiero

Orwell presenta in 1984 un mondo diviso fra tre superstati: l’Oceania, creata dagli Stati uniti, che

comprende le Americhe, le isole britanniche, la Australasia e la parte meridionale dell'Africa;

l’Eurasia, dominio Russo e che comprende gran parte della parte settentrionale dell'Europa e

dell’Asia; l'Estasia, principalmente composta da Cina e Giappone. Verso la fine della seconda

guerra mondiale, Orwell si era andata sempre più convincendo che questo sarebbe stato, in futuro,

l’assetto del mondo. Con l’avvento della bomba atomica Orwell Senti quel futuro più vicino.

Considerato il costo elevato, solo tre o quattro paesi avrebbero potuto farlo. Orwell si aspettava

che i due o tre mostruosi superstati che possiedono la bomba ne avrebbero usato il potenziale di

minaccia per spartirsi il mondo.

L'anno in cui stava lavorando alla prima stesura di 1984, Orwell ritorno alla possibilità di un tacito

accordo tra le superpotenze di non usare la bomba atomica, sviluppando le possibili conseguenze:

la divisione del mondo fra due o tre grandi superstati, incapaci di conquistarsi a vicenda e

Intoccabili da una ribellione interna. Avrebbero con tutta probabilità una struttura gerarchica, una

cassa semidivina al vertice e schiavitù completa in fondo, con ogni Libertà schiacciata a un livello

cui non sei ancora assistito nel mondo. All’interno di ogni Stato l’atmosfera politica sarebbe

necessariamente sostenuta da un distacco completo con il mondo esterno e da una continua

guerra fittizia contro gli Stati rivali. Civiltà di questo tipo possono rimanere statiche per migliaia di

anni. Ciò significava guerra permanente e continua. Si usano solo armi convenzionali, e si

combatte quasi esclusivamente fuori dai territori Vitali delle tre grandi potenze. si combatte

perlopiù nell'emisfero sud, nelle zone più povere del mondo. Le alleanze mutano di continuo, ma

nessuna potenza vince, e neppure sembra volere la vittoria. La ragione apparente della guerra è

economica: ottenere il controllo della materia prima e, soprattutto, sfruttare la manodopera a buon

mercato disponibile in abbondanza nelle aree depresse dove la guerra infuria. I super stati si

reggono su un sistema economico indipendente dove produzione e consumo sono strettamente

legati e il fabbisogno delle materie prime è garantito dalla vastità dei territori. La ragione di questa

guerra è di natura politica e psicologica. Il primo scopo della guerra è di consumare i prodotti della

macchina senza migliorare il livello generale di vita. Il problema centrale della società industriale,

sin dalla fine del XIX secolo, era stato il disporre delle eccedenze di beni di consumo. L’ultima

parte del XIX secolo e l’inizio del ventesimo secolo videro un aumento notevole del livello generale

di vita. Ma questo suonava come un allarme per le Élite al potere della società gerarchica la cui

stabilità veniva minacciata è un generale accrescimento della ricchezza. Se la tranquillità e la

sicurezza fossero state godute da tutti nello stesso modo, la maggior parte degli esseri umani

avrebbe appreso a leggere e a scrivere, a pensare col proprio cervello, non avrebbero tardato,

prima o poi, a capire che la minoranza privilegiata non aveva alcuna reale funzione. Una società

organizzata su base gerarchiche era possibile soltanto sul fondamento della povertà e

dell’ignoranza. La soluzione di tenere le masse in uno stato di povertà limitando la produzione dei

beni fu disastrosa. Il problema era come mantenere in moto le ruote dell’industria senza che si

accrescesse la reale ricchezza del mondo. I beni dovevano essere prodotti ma non dovevano

essere distribuiti. La risposta era la guerra perpetua. La generale scarsità dei beni aumenta

l'importanza dei piccoli lussi e così accentua le differenze tra un gruppo e l'altro.

La guerra ha quindi una funzione sia politica che psicologica, diretta verso gli stessi membri del

partito, i suoi sentimenti fondamentali han da essere la paura, l’odio, l’adulazione e lo stato

orgiastico del trionfo. Si richiede che egli abbia la mentalità conforme allo stato di guerra. Più si

sale nella gerarchia del partito, e più si radica questa mentalità. I membri del Partito Interno sanno

in qualche modo che la guerra è un’invenzione, è inutile e tuttavia importante per ragioni

psicologiche. La tecnica del bispensiero neutralizza questa contraddizione. Nessun membro del

partito interno vacilla un solo istante il suo mistico credo che la guerra è reale.

Ciò che mantiene in atto La guerra è il fatto che ogni superstato e praticamente la copia identica

dell’altro. Le condizioni di vita sono uguali in ognuno, ma di questo le popolazioni devono essere

tenute all'oscuro. Perciò è proibito ai cittadini dei tre super stati ogni contatto fra di loro. Di

conseguenza, essi non si accorgono che l’ideologia dell’Oceania e appena distinguibile

dall’ideologia dell’Eurasia, il neo bolscevismo, o da quella dell’Estasia, il culto della morte. Allo

stesso modo, queste ideologie sono i supporto a sistemi sociali identici. i tre super stati non solo

non possono vincersi non l'altro, ma non saprebbero trarre da una vittoria nessun vantaggio. Essi

necessitano uno stato permanente di guerra proprio nell’interesse della loro struttura gerarchica

interna.

Oggi La guerra è un vero affare di politica interna. Le classi dirigenti non si combattono affatto a

vicenda. La guerra viene mossa dalle classi dirigenti contro i propri seguaci, e l’oggetto della

guerra non è quello di prevenire o di fare conquiste territoriali, bensì quello di mantenere intatta la

struttura della società. Il risultato è che la guerra deve essere senza interruzioni e, per questa

ragione, essa cessa di essere tale. Mentre gli altri membri del partito faticano a rendersene conto,

Julia, almeno, ha capito il vero significato dello slogan del partito: la guerra è pace.

Negli ultimi 40 anni le superpotenze si sono astenute nell' usare la bomba atomica, ma non hanno

rinunciato alle guerre. Dal 1948 in poi si può dire che vi è in atto una continua terza guerra

mondiale: una guerra non combattuta nei territori delle superpotenze o dei loro principali alleati,

Bensì in quei paesi comunemente chiamati del terzo mondo.

C'è un altro inquietante sviluppo: il sistema internazionale è stato dominato sin dagli anni 50 due

superpotenze, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, ma agli inizi degli anni 70, il presidente Nixon aprì

la strada al ruolo della Cina come terzo protagonista. Lo scopo di questa strategia non era soltanto

di far pressione sull’Unione Sovietica, ma di introdurre una politica di equilibrio triangolare,

all’interno della quale gli USA potessero mantenere relazioni amichevole sia con l'URSS che con la

Repubblica Popolare cinese, ambedue in antagonismo fisiologico fra loro, nei confronti degli Stati

Uniti (questo sistema triangolare è lo stessor descritto nel libro di Goldstein).

Convincente è la spiegazione di Orwell riguardo alle motivazioni della guerra: il consumo delle

eccedenze della produzione e il mantenimento dell’ordine sociale. Gran parte dell’impiego, degli

investimenti e delle ricerche degli ultimi 40 anni è andato negli armamenti.

Il mondo del 1984 è straordinariamente vicino a quello di 1984. In tutte le società le persone sono

state suddivise in tre gruppi sociali principali, gli Alti, i Medi e i Bassi. Questa è l’essenziale

struttura della società che non si è mai alterata. Le rivoluzioni, in genere, nascono dai tentativi dei

Medi di sostituirsi agli Alti e di stabilire un nuovo equilibrio. Gli Alti possono resistere, ma viene

sempre il momento in cui la loro fiducia e capacità di governare si indebolisce. Nella corsa al

potere i Medi reclutano di solito al loro fianco i Bassi, promettendo di instaurare una società basata

sulla giustizia e sulla libertà. Una volta saldamente insediati come nuovi Alti, i Medi invariabilmente

tradiscono i propri temporanei alleati, i Bassi, riducendoli di nuovo in soggezione.

Nel diciannovesimo secolo, parve ad alcuni che questo modello fondamentale potesse per la prima

volta essere spezzato. La produzione meccanica prometteva l’uguaglianza sociale ed economica

senza provocare una perdita della cultura e della civiltà. I primi socialisti predicavano appunto

questo: l’ineguaglianza come fenomeno storico. Ma la generazione successiva aveva cominciato

ad esprimere una visione del socialismo dove si affermava che l’uguaglianza era impossibile e la

democrazia un mito. Costoro parlavano in favore dei nuovi gruppi di Medi. I nuovi movimenti

(Socing, Neo Bolscevismo, il Culto della Morte) che apparvero verso la metà del ventesimo secolo

ebbero lo scopo cosciente di perpetuare la non libertà e la diseguaglianza. I nuovi Alti sono

costituiti per la maggior parte di burocrati, scienziati, tecnici, organizzatori sindacali, periti di

pubblicità. Essi sono il prodotto del mondo improduttivo dell’industria di monopolio e di governi a

tipo centrale. Orwell identifica gli intellettuali come persone mediocri che si sentono frustrati da un

sistema in cui l’aristocrazia sopravvive ancora, in parte, e che sono affamati di prestigio e di

potere. I nuovi Alti impiegano molti dei vecchi sistemi di repressione per salvaguardare la propria

posizione. Tuttavia, la loro condizione di intellettuali li rende diversi dei gruppi dirigenti del passato,

per una maggiore consapevolezza di ciò che fanno. Individualmente, nessun membro del Partito

possiede qualcosa, ma collettivamente, il Partito possiede ogni cosa che si trova nell’Oceania,

perché esso controlla ogni cosa.

Le tecniche e i rituali comuni dello stato totalitario sono tratti chiaramente dalle pratiche naziste e

comuniste. Tutto è pervaso da una deliberata atmosfera di paura e di sospetto verso chiunque.

Dappertutto sono stampati gli slogan del partito: la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza. E vi è lo

sguardo penetrante e vigile del Grande Fratello.

Per i giovani e i fanciulli, come per la gioventù hitleriana, vi sono le Spie, la Lega della Gioventù e

la Lega Giovanile Anti-Sesso. I bambini vengono incoraggiati a spiare chiunque, specialmente i

loro stessi genitori. Nessun regime tirannico del passato e mai riuscito a raggiungere un livello di

sorveglianza sulla popolazione con me quello in atto in Oceania. Un membro del partito, da

quando nasce fino a quando muore, sotto l’occhio vigile della psicopolizia. La sorveglianza

meticolosa dei membri del Partito è di cruciale importanza per la stabilità dell'ordine sociale di

Oceania, poiché ogni minaccia a tale stabilità può provenire unicamente dall'interno stesso del

Partito. La stabilità del sistema mondiale fa sì che non vi siano pericoli di una conquista straniera. Il

libro di Goldstein dice infatti che le masse non si rivoltano mai di propria iniziativa, né si rivoltano

soltanto perché sono tenute in oppressione. In realtà, senza uno standard di paragone non

riescono mai nemmeno ad accorgersi che sono oppresse. La coscienza delle masse occorre che

sia influenzata soltanto in modo negativo, ad esempio, mantenendo vivo il terrore della guerra

instillando la paura di un nemico straniero. Gli unici pericoli effettivi possono essere costituiti dal

sorgere di un nuovo gruppo di persone abili, mal considerate e assetati di potere da una parte, e

dal possibile diffondersi di uno scetticismo di tinta liberale nelle loro medesime file. Il problema è, in

altri termini, educativo.

All'apice della struttura piramidale della società sta il Grande Fratello: onnisciente, infallibile. Si

suppone addirittura che egli non morirà mai. La tua funzione, in ogni caso, è simbolica. Il Grande

Fratello è la forma con la quale il partito ha deliberato di presentarsi al mondo. Al di sotto del

Grande Fratello si trovano i membri del partito. Per la maggior parte si tratta di membri del Partito

Esterno, che conta il 15% della popolazione; il partito interno è composto da meno del 2% della

popolazione. Il Partito Interno rappresenta il cervello dello stato, il Partito Esterno la sua mano, i

prolet ne sono i piedi. L'appartenenza non è ereditaria. Vi sono esami aperti e competitivi per

l'ammissione a una delle due categorie. Tuttavia, i prolet non sono mai ammessi a far parte del

partito, ed anche fra il partito esterno e quello interno vi è un margine di scambio limitato, così che

la struttura della società sembra in apparenza basata su una rigida stratificazione a schema

ereditario. Il partito deve concentrarsi sulle fedi, costumi, gusti, emozioni e atteggiamenti mentali

dei suoi stessi membri. Non ci sono leggi. Secondo Orwell le tendenze di tipo totalitario non si

governano per mezzo di un sistema di leggi ma fanno appello ai dettami totalmente autonomi della

ragione, che ognuno di si pensa disposto ad accettare.

In Oceania lo Stato e le forze di polizia sono anche troppo evidenti. In ultima analisi lo scopo finale

è quello di farne a meno, esattamente come in una società anarchica. Il mondo di 1984 non è il

totalitarismo che conosciamo, bensì il totalitarismo dopo il suo trionfo mondiale. Strettamente

parlando, la società di Oceania potrebbe essere definita post-totalitaria.

In Oceania non vi sono leggi, e siccome la sorveglianza e l’operato della polizia deve sempre

lasciare un certo margine, lo scopo è quello di far sì che tutti i membri del partito siano poliziotti di

se stessi. Devono diventare essi stessi la psicopolizia, in modo tale da renderne superfluo

l’impiego e, con esso, tutto l’apparato repressivo dei repubblicani in grande stile. Un elaborato

allenamento mentale, fin dall’adolescenza, garantisce che la stragrande maggioranza dei membri

del partito non verrà mai presa di mira dalla psicopolizia. Ortodossia significa non pensare, non

aver bisogno di pensare. L’ortodossia è non conoscenza.

Un membro del partito si suppone che non abbia alcun tipo di vita privata, ma che tutti i tuoi

pensieri ed emozioni sono diretti all’esterno. L’atteggiamento ascetico e puritano verso il sesso in

Oceania è uno dei modi per forgiare le emozioni del pensabenista modello. Winston, trovandosi a

riflettere sul proprio infelice matrimonio con una donna che gli era sempre stata estranea, pensa

che il fine ultimo del partito è togliere qualsiasi piacere all'atto sessuale. Una commissione

nominata dal Partito ha il compito di approvare tutti i matrimoni fra i membri del partito. L’unico

scopo ammesso e riconosciuto del matrimonio consisteva nel procreare figli a beneficio del Partito.

I rapporti sessuali dovevano essere considerati come una sorta di operazione minore, disgustosa.

Il desiderio è uno psicoreato. La cosa migliore della sua breve storia con Julia, è l'aver compiuto

assieme a lei quell’atto di ribellione. Il loro amplesso era stato una battaglia. L'attimo di godimento,

una vittoria. Era un colpo inferto al partito. Era un atto politico. Tutta la forza di Julia, la sola da cui

trae la sua ribellione al Partito, risiede nella sua sessualità. Ella è una ribelle soltanto dalla vita in

giù. Julia non crede nella rivolta organizzata, o nell'esistenza della Fratellanza. Le dottrine del

partito la annoiano. Secondo Winston, Julia non si ribella contro l'autorità del partito ma

semplicemente lo evita, come un coniglio scansa un cane. L’astinenza sessuale produceva

l’isterismo, un fenomeno da favorirsi, perché lo si poteva facilmente trasformare nell’infatuazione

per la guerra e nell’adorazione dei capi. Il Partito ha fatto altrettanto con “l'istinto filiale”. Mentre i

genitori vengono spinti ad essere fieri dei propri figli, i figli vengono messi contro i genitori. La

famiglia era divenuta in effetti un prolungamento della psicopolizia.

Se il rigido puritanismo sessuale di Oceania mira a costringere le emozioni dei membri del partito,

la Neolingua cerca di incanalare il pensiero. Fine della Neolingua era di rendere impossibile ogni

altra forma di pensiero. Il linguaggio era lo strumento per antonomasia dell’intellettuale, e

difenderlo era il suo credo più grande. Egli doveva impegnarsi particolarmente nel compito di

allargare le possibilità di espressione e di pensiero del linguaggio, variandone i diversi livelli di

significato, contro l’uso ridotto e discriminante. Gli intellettuali di Oceania fanno esattamente il

contrario. Se l’intento della neolingua è semplificare e ridurre, in ogni campo della vita, è normale

che il suo obiettivo primario sia il linguaggio dei politici: le parole B sono parole composte; la parola

singola psicoreato ad esempio, comprendeva tutte le parole e le idee radunate attorno ai concetti

di uguaglianza e libertà, mentre le parole che richiamavano concetti come oggettività e

razionalismo si risolvevano nell’unica parola archepensare. Un'altra categoria di parole B sono gli

eufemismi politici, il cui significato era quasi esattamente l'opposto di quel che poteva apparire: ad

esempio Minipax (Ministero della Pace/Guerra).

L'appendice sulla neolingua costituisce uno dei momenti maggiori in cui 1984 si esprime come

commedia. il tono stravagante e beffardo, molto diverso da quello del libro di Goldstein, ne rivela

l'intento satirico. Il bersaglio è palese: quel giornalese che, ad Orwell, sarebbe risultato familiare.

Orwell si preoccupò per tutta la vita delle relazioni che intercorrono tra linguaggio, verità e politica.

Egli accettava il fatto che il linguaggio governava il pensiero e che un pensiero limpido è il primo,

necessario passo verso la rigenerazione della politica. La lingua inglese possedeva una flessibilità

e una semplicità invidiabile, ma proprio perché è così facile da usare è altrettanto facile farne un

cattivo uso. Il linguaggio politico, ovunque, è uno strumento per far sì che la menzogna sembri

verità, è diventato una massa di eufemismi, di manipolazioni. L’appendice della neolingua richiama

l’attenzione su certe tendenze che avevano portato alla formulazione definitiva di quei principi. Una

di queste era la tendenza ad abbreviare frasi e parole (Nazi, Comintern), particolarmente evidente

nei paesi e nelle organizzazioni di tipo totalitario. I teorici della neolingua notarono che abbreviato

in questo modo un nome, si restringe e si altera sottilmente il suo significato, eliminando molte


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture e letterature moderne europee
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SimoneDelMauro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Lamarra Annamaria.

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