Politica e antiutopia: George Orwell e 1984
Intenti e interpretazioni
1984 fu pubblicato nel 1949, all'apice della prima ondata isterica della Guerra Fredda e fin dal primo giorno della pubblicazione, fu usato come una delle armi di questa guerra. Gli argomenti centrali dell'opera erano: il socialismo, il fascismo, la democrazia e le loro prospettive nel mondo contemporaneo. Conservatori e liberali da ambo le parti dell'Atlantico vi si aggrapparono, grati, come a uno strumento per colpire la Russia. Si deve ad essi se concetti come il Grande Fratello, la neolingua, il bispensiero, lo psicoreato e tutto il resto sono entrati a far parte del vocabolario politico dell'Occidente. Ma anche i seguaci del socialismo vedono fondamentalmente il libro di Orwell come un trattato antisocialista.
Qualche simpatizzante di sinistra poteva consolarsi pensando che il bersaglio di 1984 era lo stalinismo, non il socialismo. Per molti altri era troppo chiaro che il Socing rappresentava tutti gli effetti il socialismo. I simpatizzanti di sinistra preferivano vedere 1984 come un'appassionata disquisizione sulla natura del potere in generale e delle sue possibili forme di corruzione, in modo da limitare il potenziale pericolo per la causa socialista. Ma vi furono anche altre interpretazioni che rifiutavano la chiave politica. L'imminenza dell'anno 1984 e la qualità profetica del libro contribuirono a rinfocolare un'incessante polemica sull'atteggiamento di Orwell verso il socialismo.
In anni recenti, il proliferare di interpretazioni di 1984 come allegoria, satira, autobiografia, religione e così via. La vecchia interpretazione che vedeva nell'opera una visione del mondo futuro sul modello del totalitarismo è diventata oggetto di benevola condiscendenza da parte della tribù dei critici letterari. La complessità e per giunta le contraddizioni di molte tematiche del libro, paragonate con quelle di Animal Farm, rendono particolarmente facile per il lettore casuale concentrarsi sui simboli e sui bersagli più ovvi.
Ma chi conosceva Orwell non doveva avere avuto dubbio alcuno in merito alle sue posizioni sul socialismo nel 1948 come nel 1937, quando The Road to Wigan Pier annunciava pubblicamente per la prima volta il suo impegno verso il socialismo. Quando alcuni fra i primi recensori di 1984, specialmente in America, espressero una visione dell'opera esclusivamente antisocialista, Orwell, benché ormai molto malato, si diede un gran da fare per correggere questa impressione: “il mio ultimo romanzo non va inteso come un attacco al socialismo o al partito laburista britannico. Non penso che il genere di società che ho descritto debba necessariamente avverarsi, ma credo che qualcosa del genere potrebbe accadere.
Credo anche che le idee totalitarie si siano radicate nelle menti degli intellettuali in tutto il mondo, e ho cercato di mostrare le logiche conseguenze di simili idee. La scena del libro è collocata in Inghilterra, e questo per sottolineare il fatto che le razze di lingua inglese non sono per natura migliori delle altre e che il totalitarismo, se non è combattuto, può trionfare ovunque”. Ancora più chiara e completa fu la dichiarazione di intenti contenuta in una conferenza stampa che Orwell pubblicò nel giugno del 1949: “Questa è la direzione verso cui il mondo si sta muovendo, al presente, ed è una direzione che ha radici profonde nelle basi politiche, sociali ed economiche della condizione del mondo contemporaneo. Il pericolo risiede in modo particolare nella struttura imposta alle società socialiste della necessità di prepararsi alla guerra totale con la Russia e nelle nuove armi, delle quali naturalmente la bomba atomica. Da questa pericolosa situazione di incubo si ricava una sola morale: non lasciate che succeda. Dipende da voi.”
Non è un'assurdità palese leggere 1984 come ammonimento contro il socialismo, specialmente se si concepisce il socialismo essenzialmente come società ed economia statalizzate. D'altro canto non è più possibile escludere le interpretazioni autobiografiche, che sottolineano le paure e i desideri dell'inconscio scaturiti dalle profondità dell'infanzia e dalle esperienze successive.
In primo luogo, la spiegazione che Orwell dà al romanzo distrugge quella distinzione fra lettura in chiave di satira o profezia sulla quale si è molto insistito negli ultimi anni. Porre l'accento sugli aspetti satirici di 1984 implica delimitare la funzione primaria del romanzo come un ammonimento: le cose vanno male, non lasciate che peggiorino. Allo stesso tempo Orwell si preoccupa in egual misura di insistere sul fatto che ciò potrebbe accadere e ciò perché questa è la direzione verso cui il mondo si sta muovendo al presente. L'analisi del mondo contemporaneo contiene una sorta di profezia: se le cose vanno così male, è assai probabile che nel futuro prossimo il mondo rassomiglierà alla società totalitaria di 1984.
Orwell, durante gli anni '40, era pronto a fare dichiarazione di notevole valore profetico sulla forma che il mondo avrebbe preso in futuro: “Hitler, non c'è dubbio, sparirà presto, ma in sua vece si rafforzeranno Stalin, i miliardari anglo-americani e ogni sorta di meschino führer sul tipo di de Gaulle. I movimenti nazionalisti di tutto il mondo assumono forme non democratiche, e fanno capo a qualche führer superuomo e adottano la teoria che il fine giustifica i mezzi. Dappertutto il mondo sembra muoversi nella direzione delle economie centralizzate, che possono funzionare in senso economico ma che non sono organizzate democraticamente e tendono a stabilire un sistema di caste. Di pari passo avanzano gli orrori del nazionalismo.
Hitler può dire che sono stati gli Ebrei a cominciare la guerra, e questa diventerà la storia ufficiale nel caso in cui sopravviverà. Non può dire che due e due fanno 5, perché, a fini balistici, devono fare quattro. Ma se il genere di mondo che temo arriverà, un mondo di due o tre superpotenze incapaci di prevalere l'una sull'altra, allora, se i capi lo vorranno, 2 e 2 faranno 5. Questa, per quanto posso vedere, è la direzione nella quale ci stiamo muovendo, benché il processo sia reversibile.”
La relativa immunità al totalitarismo di Stati Uniti e Inghilterra può semplicemente significare che non ci sono mai stati messi alla prova, non hanno mai conosciuto sapere disfatte o sofferenze, è vissuto alcuni brutti sintomi in veste di presagio: ad esempio, la visione totalitaria di molti intellettuali inglesi, che hanno sempre sostituito Hitler con Stalin. Per tutta la vita Orwell rimase convinto che la corsa al totalitarismo poteva essere fermata, e che vi erano paesi come l'Inghilterra che potevano essere in prima linea nella lotta contro questa tendenza.
È innegabile che vi siano elementi kafkiani in 1984. Vai da ogni scritto di Orwell appare chiaro che la sua preoccupazione dominante era per gli eventi della sua epoca, tumultuosa e rivoluzionaria, per l'analisi delle forze principali che stavano plasmando il mondo del ventesimo secolo, e la necessità di opporvisi se si voleva creare un mondo umano decente. Le sue opere, come quasi ogni critico ha osservato, sono decisamente autobiografiche. Ma, in senso generale, sono anche opere profondamente storiche, immerse nei luoghi e nei tempi della vita di Orwell come riflesso della vita della sua società e della civiltà.
In dozzine di saggi e recensioni Orwell indicava il tema del totalitarismo come forza e tratto distintivo della storia del ventesimo secolo e la Spagna come luogo del suo incontro determinante per la conoscenza delle due maggiori espressioni totalitarie, il fascismo e il comunismo.
1984 nella tradizione della scrittura utopica
1984 si colloca nettamente all'interno della tradizione della moderna scrittura utopica e antiutopica. Si continua a negare questa affermazione, di solito sulla base dell'assunto che il libro è fondamentalmente una satira, e perciò appartiene più al genere del viaggio di Gulliver che a quello che Orwell definì la catena dei libri di Utopia. L'opera viene anche definita come una variabile nel romanzo sociale e della satira polemica, e ne indica il posto nella stessa tradizione orwelliana delle opere, narrative e non, del realismo documentario, il cui scopo è colpire e provocare il lettore mostrando le cose come stanno realmente.
1984 trae il suo vigore e la sua autenticità dall'uso immaginativo che Orwell fa dei fatti, delle emozioni, delle iconografie associate particolarmente con la Russia stalinista, la Germania nazista e l'Europa devastata dalla seconda guerra mondiale. Orwell traeva ispirazione da scritti non puramente utopici, e si esprimeva facendo uso della satira e della parodia: l'appendice sulla neolingua ne è un buon esempio, come il suo modo di trattare i proletari. E vi butta dentro lo stile e gran parte del contenuto dei saggi politici e delle opere documentaristiche. È un miscuglio che non serve alla compattezza dell'opera finita, e che lascia parecchi dubbi nel lettore riguardo alle reali intenzioni di Orwell. Ma per molti versi 1984 funziona, così come erano le idee di Orwell, come romanzo antiutopico: è un ammonimento è una profezia.
Una tendenza revisionista diffusa degli ultimi anni ci porta a prendere le distanze dal mondo di 1984, a vederlo attraverso la prospettiva del 1948 per ridurlo a un distillato di esperienze del nazismo e del bolscevismo e a trattarlo come satira o allegoria. 1984 parla di noi, dei nostri tempi e questa, come asserisce Orwell, è una delle ragioni per cui il romanzo è ambientato in Inghilterra. Le tendenze sono di portata mondiale.
Il totalitarismo: la "dittatura dei teorici"
Animal Farm era ambientata in una idilliaca campagna inglese, in 1984 la scena è Londra, città principale di Pista Prima. Il mondo di Pista Prima è palesemente il mondo prostrato dalla guerra dell'Inghilterra durante la fine della seconda guerra mondiale. È un mondo squallido e tetro. Lo scenario in declino degli anni '40 non viene presentato in modo così preciso e scrupoloso soltanto perché la materia dei romanzi è l'esperienza di tutti i giorni e l'esperienza di Winston era quella di Orwell. Per quanto riguarda le innovazioni presenti nell'opera, si tratta semplicemente di modificazioni minime della tecnologia esistente. Le 3 superpotenze di 1984 usano armi convenzionali benché vi sia stato un breve accenno di guerra atomica. Questo è dunque un mondo in cui il progresso sul piano fisico e tecnologico si è fermato. Orwell voleva creare nei lettori un senso di familiarità, stabilire un punto di contatto con il loro mondo, così da imprimere una forza devastante alla scoperta del brutale sistema politico che opera al suo interno.
Ambientando il suo romanzo in un futuro prossimo piuttosto che nel futuro remoto usando gli scenari familiari del suo tempo, Orwell impediva al lettore la fuga del mondo dell'esotismo e della fantascienza. Lo squallore e l'apertura delle condizioni di vita di Winston sono usati per introdurre un altro tema: l'importanza della memoria, e del passato. Le piccole privazioni e i disagi personali sono fra le cose che spingono Winston alla ribellione. Nell'improbabile caso in cui le cose peggiorino, il passato (la memoria atavica) sarà la via verso un'esistenza più umana.
Il carattere tendenzialmente catastrofico degli anni Quaranta, teatro di 1984, ha un'altra funzione: è la vendetta di Orwell su Wells e il suo rimprovero a Huxley. L'utopia wellsiana è un mondo di scienze, ordine, progresso. Il futuro non è migliore del presente, ma, in realtà, è peggiore. Il mondo di 1984 ha subito un regresso sul piano tecnologico ed economico (“il mondo di oggi è a uno stadio assai più primitivo di quanto non fosse, mettiamo, cinquanta anni fa”). È un mondo primitivo, questo regresso è il vero centro focale della nuova società totalitaria. Il progresso si era rivelato essere un inganno: “è come se nello spazio di dieci anni fossimo scivolati indietro all'età della pietra. Figure che pensavamo estinte da secoli, lo stregone, il Grande Inquisitore, sono ricomparse improvvisamente come padroni del mondo.”
Negli anni Quaranta il pensiero politico era tutto improntato all'autoritarismo. Le persone come Wells e Huxley, per Orwell, sono troppo equilibrate per comprendere il mondo moderno. Il razionalismo impedisce loro di vedere le radici profondamente irrazionali, ancestrali, del totalitarismo moderno. “Il fascismo è il nazismo sono psicologicamente ben più solidi di qualsiasi concezione edonistica della vita. La stessa cosa è vera, probabilmente, per la versione militarizzata che Stalin dà del socialismo”. Coloro che hanno dimostrato di saper meglio capire il fascismo sono quelli che hanno sofferto sotto di esso, oppure quelli che hanno in sé una vena fascista.
Il paradosso è che il nuovo totalitarismo è di per sé una creazione degli intellettuali di nuovo genere. Hitler e Stalin, come Lenin e Trotsky, appartengono a una specie nuova: i filosofi militanti. Le dittature da essi create sono “dittature di teorici”. Essi sono giunti al potere facendo appello agli istinti e alle emozioni anti-edonostiche: nazionalismo, culto del comando, abnegazione e autosacrificio.
La nuova generazione di intellettuali inglesi era stata a lungo bersaglio di insulti di Orwell. Secondo lui, essi si abbandonavano alle critiche verso la propria classe e il proprio paese mentre vivevano senza fatica grazie ai guadagni delle società capitalistica. Più pericoloso era quel loro inconscio culto del potere, in fondo la forza che guidava l'intellettuale socialista o fascista era la stessa. “Per molti di costoro, la rivoluzione significa una serie di riforme che NOI, i più bravi, imporremo alle classi inferiori”.
Orwell pensò sempre che i lavoratori comuni avessero una concezione molto diversa del socialismo. Questa concezione riconduceva l'idea del socialismo come giustizia, come libertà e uguaglianza sociale. Per gli intellettuali era diverso, il loro modo di vivere non li rendeva immuni al culto del potere. “Gli innumerevoli intellettuali inglesi che leccano il c*** a Stalin non sono diversi dalla minoranza che si dichiara fedele a Hitler e Mussolini. È importante vedere come il culto del potere tenda a mescolarsi con un amore per la crudeltà. Tutti venerano il potere, e la crudeltà che dà il successo. È importante vedere come il culto del potere tenda a mescolarsi con un amore per la crudeltà. Vi è una differenza di maturità intellettuale, ma nessuna differenza sostanziale.”