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Politica comparata

La democratizzazione della terza ondata: Rivoluzione dei garofani

Il 25 aprile del 1974, un gruppo di ufficiali si ribella al governo di Marcelo Caetano, successore di Antonio Salasar nel 1932. Nel 1926, ci fu un colpo di Stato contro i portoghesi. Il governo era un governo militare e il colpo di Stato fu eseguito da altri militari subordinati (con grado più basso). La rivolta ha un successo immediato: Caetano scappa grazie all'aiuto degli USA che gli mettono a disposizione un aereo. Questo colpo di Stato mette fine a 50 anni di dittatura. Si chiama Rivoluzione dei Garofani, perché le donne mettono dei garofani nei fucili dei soldati.

Il 25 novembre del 1975, il capo di Stato impone dall'alto un regime politico democratico di tipo occidentale. È un inizio di democrazia e il Portogallo sarà il primo paese.

È poco plausibile perché:

  • Si tratta di un colpo di Stato militare (che aiuta la democratizzazione)
  • Democrazia

Quali fattori aiutano la democratizzazione?

Le cause della democratizzazione:

  • In genere, la democratizzazione in ciascun paese è il risultato di una combinazione causale.
  • La combinazione di queste cause varia da paese a paese.
  • La combinazione di cause, all'origine delle ondate di democratizzazione, varia in ciascuna ondata.

La complessità della spiegazione nelle scienze sociali

Alla base di una spiegazione nelle scienze sociali vi è una correlazione empirica (quando cresce una, diminuisce un'altra), es. livelli di ricchezza e di democrazia.

Studiamo il rapporto tra ricchezza e democrazia, ascolta audio al 5 min.

  • Tuttavia, un alto grado di correlazione tra alcuni fattori non implica sempre un nesso causale.
  • Affinché una correlazione si trasformi in una spiegazione (sussista un nesso di causalità) è necessario un altro elemento importante: la teoria, cioè una storia plausibile che collega la causa all'effetto.
  • La variabile dipendente "democratizzazione" è complessa. Crisi autoritaria; instaurazione democratica e consolidamento. Per ogni momento le cause possono essere diverse, es: l'impatto opposto dei militari su instaurazione e consolidamento della democrazia.

Questo è un problema perché in un regime democratico il governo ha il pieno controllo delle spese, anche quelle militari. Quindi non si ha il pieno consolidamento delle autorità perché il governo dovrebbe decidere lui senza scendere a patti.

Non esiste una storia che colleghi in modo plausibile causa ed effetto.

Correlazione tra ricchezza e democrazia

I paesi ricchi tendono ad essere democratici, i paesi poveri no.

Cause della prima ondata (1828-1926)

  • Sviluppo economico sociale:
    • Industrializzazione, passaggio dalla società agraria a industriali.
    • Urbanizzazione; chi vive nelle campagne si trasferisce nelle città.
    • Emergere della borghesia, c’è una rivoluzione sociale che crea nuove classi sociali.
    • Della classe operaia, sua organizzazione e conseguente diminuzione delle disuguaglianze economiche.
    • Diffusione dell'istruzione.
  • Ambiente socioeconomico delle società di frontiera (colonie inglesi: US, Nuova Zelanda, Australia e Canada).
    • Maggiori opportunità economiche.
    • Più equa distribuzione del reddito.
    • Istituzioni politiche deboli (possono essere plasmate).
  • Filosofia politica: cambia il modo di pensare. Ogni individuo in quanto tale ha il diritto di essere presente nella politica.
    • Locke, Mill, ecc.
  • Protestantesimo. 3/4 dei paesi democratici del 1900 apparteneva a questa confessione religiosa.
  • Vittoria alleati nella prima guerra mondiale e smantellamento imperi Europa centrale.

Cause della seconda ondata (1943-1962)

  • Vittoria degli alleati occidentali
    • Occupazione diretta: Italia, Germania occidentale, Austria, Giappone e Corea del Sud.
    • Influenza indiretta: Grecia, Venezuela, Turchia, Brasile, Argentina, Perù e Colombia.
  • Prodromi della decolonizzazione
    • Sorge il nazionalismo nei territori d'oltremare. Inizi demarcati e successive crisi autoritarie.

L'unico paese che si mantiene democratico è il Botswana nell'Africa.

Spiegare la terza ondata

Le storie specifiche dei mutamenti di regime:

  • Schema ciclico: A-D-a-D (lettere maiuscole vogliono dire lunga durata, minuscole breve durata).
    • Argentina, Brasile, Turchia e Nigeria fino anni '80.
  • Secondo tentativo: A-d-a-D
    • Italia, Germania, Giappone, Venezuela, Colombia, Spagna, Grecia, Portogallo.
  • Democrazia interrotta: A-D-a-D
    • India, Filippine, Uruguay, Cile.
  • Transizione diretta: A-D
    • Romania, Bulgaria, Messico, Taiwan, America centrale.
  • Decolonizzazione: D/a-D
    • Papua-Nuova Guinea, piccoli stati insulari.

Tutti gli schemi sono presenti nella prima parte della terza ondata di democratizzazione (1974-1990), ma quello più comune (23 casi su 29) è una precedente democratizzazione, che venne perciò considerata causa importante di questi processi. Dopo l'89 sarà la transizione diretta che adotteranno gli stati.

Cause della terza ondata:

  • Crisi di legittimazione dei regimi autoritari
  • Crescita economica senza precedenti
  • Concilio Vaticano II (1963-65)
  • Nuove politiche degli attori esterni (CE/UE; USA; URSS/Russia e Vaticano)
  • Effetto valanga o dimostrativo

La crisi di legittimazione dei regimi autoritari (3a ondata)

Non ha bisogno di essere legittimo ma non può rinnegare del tutto l'appoggio della società, perché seno il regime è a rischio.

  • Diffusione dei valori democratici nel mondo. (2 dottrine anti-democratiche sono fascismo e nazismo). La democrazia resta l'unica dottrina che legittima un regime politico come democratico. Emergono degli elementi procedurali che enfatizzano la democrazia. Anche le democrazie popolari:
    • Enfatizzano i valori democratici e partecipativi.
    • Ridimensionano quelli meno democratici: avanguardia leninista e dittatura proletariato.
  • Esperienze democratiche precedenti. (Prima del 1989 la maggior parte dei paesi della terza ondata aveva avuto precedenti esperienze democratiche).
  • Conflitti tra ideologia e nazionalismo.
    • Partiti unici nazionali e imposti dall'esterno.
  • Mancanza di un ricambio regolare della leadership nei regimi autoritari (es. Messico e Brasile).
  • Crisi economiche e shock petroliferi (1973-74 e 78-79)
    • Spagna, Portogallo, Grecia, Brasile, Uruguay, Filippine
    • Paesi comunisti
  • Sconfitte militari.
    • Cipro, Argentina, Grecia, Portogallo, Unione Sovietica
  • Raggiungimento dello scopo

Le reazioni:

  • Ignorare la realtà (manca feedback)
  • Repressione (Grecia 1973 avviene il massacro del politecnico di Atene, Cina 1989 proteste contro il regime, migliaia di persone vivacchiano nella piazza creando delle baraccopoli sino al momento della repressione. In tutti i due i casi i generali vengono cambiati perché hanno permesso le manifestazioni).
  • Provocare un conflitto
    • Grecia e Cipro; Argentina e Malvinas/Falklands
    • Politicizzazione delle forze armate. Nomina a posti chiave persone incompetenti: sulla base di simpatie politiche e non del valore professionale.
  • Creare una sembianza di regime democratico.
    • Indire elezioni per legittimarsi, con il rischio di perderle: le elezioni sorprendenti
    • Gli autoritaritarismi elettorali diventano comuni negli anni '90 e successivi. Regimi in apparenza democratici ma non sono democratici perché i partiti di opposizione non possono vincere perché il governo controlla tutto dalle tv alle radio ecc., e per l'opposizione è difficile imporsi.
  • Democratizzare

NB: La fine del regime autoritario non coincide con la democratizzazione (Iran 1979, Nicaragua 1979, liberalizzazione in URSS e Sudafrica ma questo non vuol dire essere democratici, anche perché con Putin si torna a un regime autoritario).

Crescita economica senza precedenti

La relazione tra libertà e livelli di sviluppo socioeconomico.

Indice di sviluppo umano: misura il livello di sviluppo non solo economico ma anche livelli di sanità e livelli di istruzione. I paesi si distinguono per livello di sviluppo.

Livello di sviluppo Democrazie Regimi ambigui Regimi autoritari
Paesi ad alto livello di sviluppo (HDI da 0,8 a 1) 51 (81%) 0 12 (19%)
Paesi a medio livello di sviluppo (HDI da 0,6 a 0,8) 42 (51%) 2 (2%) 39 (47%)
Paesi a basso livello di sviluppo (HDI da 0 a 0,6) 7 (22%) 5 (24%) 19 (61%)

Questa tabella ci dice che i paesi più ricchi a livello socioeconomico tendono a essere democratici.

Livello teorico

  • Secondo Seymour Martin Lipset (1959): i paesi ricchi tendono ad essere democratici, quelli poveri autoritari. Eccezioni: paesi poveri e democratici. Paesi ricchi e autoritari (Arabia Saudita).
  • La zona di transizione politica. Le transizioni democratiche tendono a verificarsi nei paesi con livelli intermedi di sviluppo economico. L'ingresso in questa zona aumenta le chances di transizione politica. (Paese povero diventa più ricco, suo essere che passi da autoritario a semiautoritario; queste sono solo probabilità, non è detto che accada per forza così).

Sviluppo economico e transizioni democratiche (1974-1989)

PNL pc 1976 ($) Paesi democratici nel 1974 Paesi democratici/liberalizzati nel 1974-89 Totale % dei paesi democratici/libralizzati
<250 1 2/33 6% (2/33)
250-1000 3 11/38 29% (11/38)
1000-3000 5 16/21 76% (16/21)
>3000 18 2/5 40% (2/5)
Totale 27 32/97 32% (31/97)

La zona di transizione politica corrisponde alla zona di sviluppo socioeconomico medio.

Ricchezza e democrazia: le eccezioni

I paesi produttori di petrolio: Arabia Saudita, Qatar, Iran, ecc.

  • La ricchezza derivante dalla materia prima finisce nelle mani dello stato. Non c'è industrializzazione e diffusione della ricchezza a livello sociale o entrambe sono minori. Non esiste una classe imprenditoriale indipendente o una classe media svincolata dallo stato. Il principale imprenditore e datore di lavoro è lo stato.
  • Aumenta la capacità repressiva dello stato.
  • Lo stato provvede gratuitamente (o quasi) tutti i servizi essenziali. Non c'è tassazione. La popolazione ha meno incentivi a chiedere una più ampia rappresentazione politica per soddisfare i propri interessi. Alla richiesta politica: no taxation without representation si affianca la constatazione: no representation without taxation.
  • Lo sviluppo anche industriale, va a vantaggio di cerchie ristrette che interagiscono con i partiti al potere. La classe media e i lavoratori sono dipendenti dallo stato (impiegati pubblici o lavorano per un settore privato basato in realtà su rendite parassitarie legate alla politica). Di qui dipendenza culturale ed economica dai gestori del potere politico.

Lo sviluppo economico come fattore di democratizzazione

Cristianesimo, chiesa cattolica e democrazia

Rapporto privilegiato tra cristianesimo e democrazia

  • 1988: su 46 paesi democratici, 39 sono cristiani, pochi islamici, buddisti e confuciani.
  • 2000: su 85 paesi democratici, 76 sono cristiani. Pochi paesi islamici ecc.

Questo rapporto privilegiato in realtà esisterebbe tra democrazia e protestantesimo. Il cattolicesimo era considerato antitetico alla democrazia in Europa almeno fino alla seconda guerra mondiale e in America Latina sino agli anni '80.

Protestantesimo e democrazia: i meccanismi

  • Motivi dottrinali: coscienza individuale, accesso senza mediazioni alle scritture (cioè Dio). Nel cattolicesimo il prete funge da intermediario. Atteggiamento più critico attivo, responsabile nell'interpretazione delle scritture del protestantesimo. Atteggiamento più passivo, subordinato, interno nel cattolicesimo.
  • Motivi organizzativi: alla congregazione protestante corrisponde la struttura gerarchica. Chiesa cattolica come struttura autoritaria, il Papa e l'infallibilità. Di conseguenza prevale una cultura autoritaria.
  • Tesi di M. Weber (l'etica protestante e lo spirito del capitalismo): il protestantesimo incoraggia l'impresa economica.
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jtai di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica comparata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Grassi Davide.
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