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Liberazione sessuale e reazioni conservatrici dagli anni Sessanta a oggi

Per poter analizzare gli anni Settanta, caratterizzati non solo dal femminismo ma anche dai movimenti di “liberazione omosessuale”, è necessario delineare un quadro generale della situazione socioculturale che parta circa dagli anni Sessanta.

Anni Sessanta: Il contesto socio-culturale

Nel 1957 venne pubblicato il “Wolfenden Report” in cui per la prima volta veniva affrontato in Inghilterra il tema della riforma giudiziaria in tema di omosessualità. Il rapporto, frutto di una commissione governativa, proponeva che i rapporti sessuali consensuali tra adulti, di età pari almeno a 21 anni e in privato, non dovessero essere puniti per legge. Da questo momento iniziò un decennio di campagne per la depenalizzazione degli atti omosessuali, condotta in particolare dall'associazione “Homosexual Law Reform Society”. Una caratteristica importante di questo documento era il principio che la legge non dovesse intervenire in questioni di moralità o immoralità individuali, se limitate alla sfera privata. Il rapporto fu approvato anche dall’arcivescovo di Canterbury e dalla “British Medical Association”, ma venne respinto dal governo conservatore di Macmillan.

L’atmosfera creata dalla commissione Wolfenden e i sintomi di una graduale evoluzione della morale pubblica influenzata anche dalla liberalizzazione di una società del benessere e dei consumi, nonostante la Guerra fredda, portò a ridiscutere la censura in materia sessuale anche nei confronti delle espressioni artistiche. Nel 1958 fu allentata la censura intorno ai temi omosessuali a teatro. Nel 1968 la censura esercitata dal Lord Chamberlain venne definitivamente abolita. Nel 1959 era stato inoltre approvato l’“Obscene Publications Act”, che permetteva di considerare il valore artistico di opere accusate di “oscenità” e nel 1960 si allentò finalmente anche la censura sui film.

Anni Sessanta e Settanta: Verso la depenalizzazione

Nel 1967, dopo un decennio di dibattiti seguenti al “Wolfenden Report” e una proposta di legge individuale da Arthur Gore, l'omosessualità venne finalmente depenalizzata, soltanto per atti omosessuali in privato tra due individui. I rapporti omosessuali a tre o di gruppo invece rimasero illegali e restò invariata la discriminazione dell’età minima per atti consensuali: 21 anni per rapporti gay mentre era di 16 anni per quelli eterosessuali o lesbici. La legge entrò in vigore in Inghilterra e Galles. In Scozia l’omosessualità verrà depenalizzata solo nel 1980 e nel 1982 nell’Ulster (l’Irlanda del Nord parte della Gran Bretagna), dopo forti pressioni dall’Unione Europea che minacciò il governo inglese per violazione della Convenzione sui Diritti Umani.

Il Sessantotto e la rivoluzione sessuale

Un momento cruciale per tutti i movimenti di contestazione occidentali fu il 1968: l’ondata lunga del movimento pacifista, dei diritti civili e dei neri, e del movimento giovanile sviluppatosi in America perlomeno dagli anni Sessanta e coagulatosi intorno alle manifestazioni contro la guerra in Vietnam portò una ventata di trasformazione radicale e di desiderio di rivoluzione, che coinvolse in modo potente anche la liberazione globale del corpo e della sessualità umana. Il filosofo tedesco Herbert Marcuse nel 1964 aveva pubblicato The One-dimensional Man, un libro che divenne uno dei manifesti dei movimenti giovanili e di liberazione sessuale contro la repressione della società borghese e capitalista.

Insieme allo psicoanalista austriaco Wilhelm Reich, Marcuse cercava di integrare il pensiero di Freud e di Marx in una critica radicale ai valori borghesi della produttività e della strumentalizzazione dei corpi. Secondo la loro visione socioculturale, il capitalismo e la repressione sessuale hanno un legame profondo e il controllo della sessualità è uno strumento per la riproduzione dei valori dominanti legati al profitto e alla subordinazione dell’individuo. Anche la famiglia tradizionale e la coppia eterosessuale convenzionale sono strumenti funzionali alla riproduzione di soggetti integrati al potere: la sessualità è regolata, inibita e diretta non per il bene dell’individuo, ma per il vantaggio della società capitalista.

I moti di Stonewall e la liberazione omosessuale

In seguito agli eventi di questi anni si arrivò a ciò che storicamente viene chiamato “il Sessantotto”, un complesso fenomeno socio-culturale globale che vide aggregati grandi movimenti di massa di uomini, donne, operai, studenti, e non solo, in protesta contro i pregiudizi e le convenzioni sociali, contro la borghesia, nella lotta per i diritti civili, tra cui anche i diritti sessuali e delle donne, e in generale per la liberazione dell'essere umano nel suo complesso. Anche il Sessantotto fa dunque parte del contesto in cui si sviluppa la “liberazione sessuale” degli anni Sessanta e Settanta. La rivoluzione sessuale fu un aspetto centrale dei nuovi movimenti che esprimevano la controcultura: il movimento operaio, il movimento giovanile pacifista, il movimento delle donne, il movimento studentesco e il movimento omosessuale. La “politica sessuale” di quegli anni vedeva nella sessualità la chiave di una ribellione che dalla vita personale doveva propagarsi a tutta la società. La scelta contro corrente di “stili di vita” alternativi e la ricerca di modelli di liberazione personale dalle regole imposte dalla società capitalista erano visti come parte di un grande momento di liberazione collettiva: la “rivoluzione” possibile da subito.

Motore, anche simbolico, della liberazione omosessuale degli anni Settanta furono i moti di Stonewall del 1969 a New York. La rivolta di Stonewall prese il suo nome in seguito a un'ennesima retata della polizia avvenuta il 27 giugno del 1969 nel locale “Stonewall Inn”, frequentato da gay e drag queens, soprattutto di colore: la rivolta vide impegnati in scontri di strada polizia, gay e transgender. Stonewall è considerato un evento catalizzatore del movimento di liberazione omosessuale negli USA e subito dopo in Inghilterra ed Europa Occidentale, compresa l’Italia. Nei primi anni ’70 la maggior parte dei paesi europei vide la nascita di gruppi gay e lesbici con una carica non solo rivendicativa, ma anche di contestazione radicale ai modelli della cultura eterosessuale dominante. In Italia ad esempio vi era il FUORI, in Francia il FHAR.

Il GLF inglese e il primo Gay Pride

Nel 1970 venne fondato il GLF inglese (Gay Liberation Front) da Aubrey Walter e Bob Mellors, due studenti della London School of Economics che erano stati in America ed erano venuti a contatto con l’omonimo GLF americano dopo gli eventi di Stonewall. Il gruppo inglese decise di inscenare la prima protesta pubblica di gay e lesbiche in Inghilterra nel novembre del 1970 per protestare contro l’arresto di Louis Eaks per cottaging (termine che indica la ricerca di sesso occasionale nei luoghi di battuage gay, in particolare i bagni pubblici). Le azioni del GLF, non potendo contare sull’appoggio dei mass media, puntavano a interrompere l’ordine quotidiano secondo le tattiche del situazionismo. La più famosa è l’irruzione in drag al Festival of Light organizzato da Mary Whitehouse, attivista per la morale cristana e il buoncostume. La prima marcia del Gay Pride a Londra si svolse nel 1972, con circa 700 partecipanti.

Anni Settanta: Innovazione artistica e musicale

Gli anni Settanta furono anche un periodo di grande fermento e innovazione artistica in tutti gli ambiti, specialmente in quello musicale, nel quale vi fu un’esplosione di grandi artisti che rispecchiano il clima di quegli anni: Jimi Hendrix, che visse il grande evento rivoluzionario dei concerti rock a Woodstock, Jim Morrison, i Pink Floyd, i Queen, immersi nella cultura pop e rock degli anni '70 che proponeva modelli di contestazione giovanile. Uno di questi artisti fu David Bowie, che era cresciuto nell’atmosfera della Swinging London, quando negli anni Sessanta la capitale inglese era divenuta il centro di una nuova rivoluzione culturale: la generazione giovanile per la prima volta iniziava a definire un proprio e autonomo stile di vita, di abbigliamento e di musica, come segni nuovi di un’identità spregiudicata, di un nuovo edonismo, di una nuova estetica e moda. Queste trasformazioni inevitabilmente ridefinivano anche il significato della “Britishness”, in aperta ribellione contro l’identità nazionale e culturale impersonata dalla generazione precedente. David Bowie negli anni Settanta fu l’icona di un look completamente nuovo che influenzerà tutto il cosiddetto “glam rock”. Pur non rendendolo un'icona gay, l’androginia quasi extraterrestre di Bowie è assolutamente teatrale e fa riferimento a un immaginario bisessuale in cui maschile e femminile si confondono e si contaminano. David Bowie aveva una personalità artistica poliedrica e assunse diversi alter ego nella sua carriera: uno di questi è Ziggy Stardust, protagonista nel 1972 dell'album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars.

Il movimento femminista e le leggi sull'uguaglianza

Il movimento femminista che si era sviluppato alla fine degli anni Sessanta cominciò a dare frutti anche in campo legislativo. Nel 1975 il “Sex Discrimination and Equal Pay Acts” sancì finalmente le pari opportunità tra uomini e donne nei luoghi di lavoro: uomini e donne non potevano più ricevere salari diversi per lo stesso tipo di lavoro. La “Equal Opportunities Commission” proibiva inoltre annunci di lavoro diretti esclusivamente a uomini o donne. Fu dunque l'inizio di un impegno sociale volto ad attuare passi concreti per combattere gli stereotipi maschili e femminili e a combattere i ruoli di genere.

Anni Ottanta: Ritorno al conservatorismo

Il decennio di trasformazione radicale dei costumi influenzata dalla politica sessuale dei movimenti vide una battuta d’arresto negli anni Ottanta, periodo che coincise con l'era della Iron Lady Margaret Thatcher, che salì al potere nel 1979 con un governo del partito Conservatore ed esercitò una politica di forte liberismo, conservatorismo e austerità: essa doveva portare a una rigenerazione morale di stampo neo-vittoriano per curare i mali di una nazione deviata, secondo lei, dall'eccessivo permissivismo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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