Dal femminismo di inizio secolo alla seconda ondata degli anni '70
Gli inizi del femminismo in Occidente vanno ricondotti almeno al periodo della Rivoluzione francese, che nelle sue prime fasi aveva come obiettivo l’affermazione dell'uguaglianza nella società (vedi la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges, 1791). In Inghilterra, tuttavia, si può parlare di un primo movimento delle donne soltanto negli ultimi decenni dell’Ottocento, generalmente legato alla classe middle e talvolta incentrato sulla moralizzazione della sessualità, come nel caso delle fautrici della cosiddetta social purity. Nella seconda metà del XIX secolo si diffuse però anche il socialismo, e una parte delle femministe si avvicinò al pensiero socialista che rifiutava ogni compromesso con le religioni, la morale sessuale e il sistema di classi.
Friedrich Engels, economista e filosofo tedesco che con Marx pubblicò nel 1848 il Manifesto del Partito Comunista, affermava che i movimenti popolari sono caratterizzati dalla messa in discussione dei rapporti sociali umani, e quindi anche dei rapporti tra uomini e donne rispetto, ad esempio, alla contraccezione, al matrimonio e al divorzio.
Dopo la stagione delle suffragette
Dopo la stagione delle suffragette che combattevano per il diritto di voto, nel 1929 Virginia Woolf pubblicò A Room of One's Own, basato su una serie di sue conferenze all'università di Cambridge, in cui aveva sottolineato il ruolo nascosto della donna nella storia e nella letteratura. Celebre è il paragone che l'autrice fa tra William Shakespeare e una sua ipotetica sorella con le sue stesse doti artistiche: avrebbero avuto le stesse opportunità? Per la Woolf la sorella sarebbe stata incompresa e, anziché diventare il simbolo dell’arte teatrale, se non della stessa letteratura inglese nel mondo, sarebbe stata cacciata di casa e si sarebbe suicidata dopo essere rimasta incinta di qualche manager di teatro. Le donne, infatti, erano, ai tempi di Shakespeare, escluse dall'istruzione e non era permesso loro nemmeno recitare: era affidata loro solo la cura dei figli e della casa. Woolf sottolinea, in un momento in cui l’istruzione universitaria era ancora un privilegio maschile in Inghilterra, la necessità per le donne di crearsi uno spazio dove potersi ritirare per poter pensare e creare, nonché il bisogno di indipendenza economica per non dipendere dal marito. Pone quindi i presupposti per una visione nuova della donna, per un cambiamento prodotto dallo stesso genere femminile.
Dopo la Seconda guerra mondiale
Dopo la Seconda guerra mondiale il dibattito sulla condizione femminile riprese lentamente vigore. Nel 1949 Simone De Beauvoir, filosofa esistenzialista francese, pubblicò Il Secondo Sesso. Questo volume diventerà il punto di partenza fondamentale per la Seconda ondata del femminismo degli anni Settanta. Il titolo si riferisce alla posizione subordinata della donna rispetto all'uomo nella società. La celebre citazione – “donne non si nasce, lo si diventa” – è legata alla necessità da parte delle donne di non accettare un destino biologico prestabilito, ma di costruire la propria identità autonomamente. Il libro descrive i comportamenti della donna in ogni fase della sua vita e le figure di sposa, madre, prostituta, lesbica, innamorata, mistica. Si interroga inoltre su cosa succederebbe nel caso in cui i due sessi fossero equiparati, affermando che entrambi sarebbero più liberi e senza la necessità di dipendere l'uno dall'altro.
La trasformazione sociale del Regno Unito
Nel frattempo l’impero coloniale britannico cominciava la sua drammatica disgregazione: nel 1950 l'India raggiunge l'indipendenza dopo una serie di lotte guidate da Gandhi iniziate negli anni '40. Il declino dell'impero britannico era iniziato già a fine Ottocento, con l'indipendenza del Canada nel 1867 e dell'Australia nel 1901, e accelerò negli anni '60 con l'indipendenza delle colonie africane, asiatiche e caraibiche. I rapporti con le ex-colonie vennero regolati con la creazione del Commonwealth delle nazioni. Dopo l'indipendenza si accentuò il fenomeno migratorio, inizialmente soprattutto dall'India e dal Pakistan. I migranti, con facilitazioni per stabilirsi in Inghilterra derivanti dal British Nationality Act del 1948, erano al tempo stesso cittadini britannici e "stranieri", diversi per cultura, religione, colore della pelle. Iniziarono ad aggravarsi così i problemi legati al razzismo e all'integrazione, così gravi da rendere necessaria l'emanazione del Race Relations Act del 1965, che definiva e rendeva perseguibile la discriminazione razziale. Venne inoltre approvata una serie di Commonwealth Immigrants Acts (dal 1962 al 1971) che fissavano le quote limite per l'immigrazione.
La trasformazione sociale del Regno Unito non era dovuta soltanto agli effetti della fine dell’impero coloniale. Con il crescente benessere economico, il fiorire di una cultura giovanile sempre più autonoma e indipendente dai valori tradizionali e l’inizio di una vera e propria società dei consumi, Londra diventò negli anni '60 il centro europeo di una rivoluzione culturale giovanile che aveva come segni identificativi la ribellione nello stile di vita, nell’abbigliamento e nella musica. Anche grazie al contributo della cultura americana post-bellica, in particolare della controcultura giovanile sviluppatasi sia a New York che in California, il fenomeno della cosiddetta Swinging London vide una spinta verso l'indipendenza delle giovani generazioni dal modello genitoriale e la ricerca di una maggiore libertà di espressione e stile di vita, inclusa la sessualità.
L'abbigliamento divenne l’espressione di una particolare scelta di vita: dalle differenti tendenze nacquero subculture giovanili come i beatnik, i teddy boys, gli hippy sino alla fine degli anni Settanta con il fenomeno punk. Le boutique londinesi diventarono un luogo d'incontro e di aggregazione, e lo shopping diventava uno strumento per affermare la propria identità. Nel 1964 Mary Quant diventò il punto di riferimento della nuova libertà femminile lanciando la minigonna, ispirandosi a un modello di donna che non teme di mostrarsi seducente. Sempre nello stesso anno Rudi Gernreich, stilista tedesco, disegnò il monokini, un costume da bagno che permette alla donna di stare in topless, immaginando un tipo di donna legata alla liberazione sessuale che non ha paura ad esibire il proprio corpo.
La rivoluzione degli anni Sessanta
Gli anni Sessanta prepararono dunque una lenta ma inesorabile trasformazione dei costumi e dei valori morali condivisi. In questo contesto anche la legislazione dovette lentamente adattarsi. Nel 1960 il processo vinto dall’editore Penguin portò alla pubblicazione del romanzo Lady Chatterley’s Lover di DH Lawrence, divenuto simbolo della libertà di espressione sessuale. Nel 1967 il Sexual Offences Bill depenalizzò gli atti omosessuali in privato tra adulti consenzienti. Un anno prima la Chiesa anglicana aveva riconosciuto che la Chiesa non doveva interferire nelle materie secolari e aveva raccomandato il divorzio in caso di necessità: il divorzio fu legalizzato nel 1969. Nel 1971 le donne sposate erano un terzo rispetto al 1951, con un aumento dell'età del matrimonio, delle convivenze, del numero dei divorzi e dei risposati, con conseguenti cambiamenti nella struttura delle famiglie. Il sesso era sempre più dissociato dai fini riproduttivi.
Negli anni Sessanta non era soltanto la moda e la società dei consumi che introducevano nuovi modelli per le giovani donne e uomini. Nel 1961 venne introdotta in Inghilterra la pillola anticoncezionale, provocando una vera e propria rivoluzione. Permetteva infatti alla sessualità di slegarsi da fini riproduttivi, rendendo possibile un maggiore grado di autonomia per le donne e contribuendo alla diffusione della sessualità pre-matrimoniale come momento di sperimentazione delle relazioni e dei propri desideri; inoltre, eliminava di fatto il rischio di gravidanze indesiderate e la pratica del matrimonio riparatore. Questo tipo di contraccezione divenne sempre più disponibile, anche se scarsamente pubblicizzato. La Family Planning Association all'inizio aveva ristretto l'uso della pillola alle coppie sposate e solo successivamente, nel 1974, lo aveva allargato alle unmarried girls per contrastare l'aumento delle gravidanze in età adolescenziale.
Sull’onda di queste trasformazioni sociali, di costume e di stili di vita, i movimenti pacifisti, femministi, studenteschi e omosessuali che caratterizzarono in momenti diversi i decenni '60 e '70 erano tutti caratterizzati dalla volontà di una rivoluzione sociale radicale, in cui la sessualità e la liberazione del corpo erano viste come punto più o meno centrale per un cambiamento dell'intera società. La rivoluzione doveva venire dal basso e partire dalla trasf...
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