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Lezione di storia del 21 novembre 2018

Il secondo intervento nel contesto europeo

Il secondo intervento lascerà un segno nel contesto europeo: piazza fortemente monumentalizzata, monumento al centro della piazza. L'area del marè (acquitrino) era una zona di risalita di acqua che conteneva un palazzo (palais detournelle). Aveva un’area boschiva, che viene demolita da Maria de Medici. Viene avviato un tentativo di prima lottizzazione che non va a buon fine. Il ministro delle finanze, Sully, con l’appoggio del sovrano, impianta una manifattura reale di seta, mettendo in moto la lottizzazione di quest’area.

Impiantare una manifattura reale significava farlo sotto copertura del sovrano per dare da lavorare a una componente della popolazione e per non dipendere dalle importazioni. Il sovrano ha la propria manifattura e non dipende da altri (non si importa). Questo meccanismo ha un’impostazione di fabbrica ed è un sistema efficientissimo nell’età in cui ci troviamo. Sully, con l’appoggio del sovrano, impianta questa manifattura con un “piccolo quartiere operaio”.

Trasformazioni urbane

Questo processo ridefinisce quella porzione di città con un invaso pubblico che per il sovrano è solo uno svago. Tuttavia, Sully propone di trasformarlo in un invaso pubblico celebrativo attraverso una speculazione. È un impianto regolarissimo, quadrato con attorno degli edifici che gli fanno da corona, con due padiglioni reali che sono leggermente diversi dagli altri. La piazza è verde e al centro c’è la statua di Luigi XIII (anche se in realtà doveva essere di Enrico IV, ma non ha fatto in tempo a vedere la piazza finita, quindi è passata al suo successore).

Il sistema omogeneo è contrassegnato dai padiglioni con i portici, caratteristica di tutte le place royale. L’arrivo delle vie è stabilito, le vie sono trapassanti. Non è sufficiente mettere solo la statua per definire la place royale; deve esserci il controllo dell’accesso. La piazza che risponde a queste caratteristiche diventa una piazza che ha una popolazione che appartiene al circuito della corte ed è un luogo in cui il sovrano si celebra. A questo modello guarda tutta Europa.

Il modello della place royale

Dimensionalmente non è piccolo e nemmeno neutro, perché condiziona cosa gli sta intorno. È un elemento regolatore capace di riassorbire interno a se stesso le irregolarità. La place royale ridefinisce e riforma, e il modello della place royale viene portato avanti per molto tempo dopo (1689). Continua ad essere impiegato per regolarizzare degli spazi. Funziona talmente tanto bene che a fine 1699 la place Vendôme viene attorniata da un edificio con i tagli smussati, un edificio tipico del 1600, la palazzata, strutture continue.

L’evoluzione della place royale prevede che la place sia attorniata dalla palazzata con una via passata dal centro, una statua posta al centro. Contemporaneamente, in Spagna, il modello è molto diverso. All'inizio del 1500 c’è ancora l’imperatore Carlo V a governare su un impero universale. Momento di omogeneità: non hanno una capitale ma solo città maggiori. Carlo V si sposta nelle città dominanti continuamente. Quando egli muore, l’impero viene ripartito e per la Spagna abbiamo Filippo II che dovrà scegliere dove fissare la corte. Ha due scelte: o a Valladolid (città commerciale) oppure a Salamanca (città importante). Nessuna di queste due città poteva essere capitale secondo lui e quindi la scelta ricade su Madrid.

A Madrid c’è un tessuto medievale, c’è una cortina di mura consolidata, ci sono dei poli conosciuti sui quali si centra l’interesse del sovrano che rientrano in un ridisegno che parte da un accurato rilevamento della condizione preesistente e con l’individuazione di un elemento.

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