LUIGI PIRANDELLO
LA VITA di Pirandello da LUPERINI pp.648-650 paragrafi 1 e 2
LA VISIONE DEL MONDO
I testi narrativi e drammatici di Pirandello insistono continuamente su alcuni nodi concettuali. Alla
base della visione del mondo pirandelliana vi è una concezione vitalistica affine a quella di varie
‘slancio
filosofie contemporanee (in particolare quella di Henri Bergson, teorico dello vitale’): la
“vita”, “perpetuo “flusso
realtà tutta è movimento vitale”, continuo, incandescente, indistinto” come
“forma”
lo scorrere del magma di un vulcano. Tutto quello che si stacca da questo flusso e assume
‘morire’. “vita” “forma”.
distinta e definita, si irrigidisce, si rapprende e inizia a Esiste uno iato tra e
Alla stessa maniera avviene per l’uomo. L’essere umano è parte integrante dell’”universale ed
“vita”,
eterno fluire” della ma tende a cristallizzarsi in forme definite e individuali, a fissarsi in una
personalità coerente e unitaria. Tale personalità, però, è una mera ILLUSIONE e scaturisce dal
‘forma’
sentimento soggettivo che ognuno ha della propria persona e del mondo che lo circonda. La
in cui l’uomo si cristallizza proietta attorno all’io un cerchio di luce, che lo separa fittiziamente
“vita”
dalla che rimane nel buio. Quest’ultima è una forza profonda e oscura che fermenta sotto la
forma ma che riesce ad erompere solo saltuariamente nei momenti di sosta o di malattia, di notte o
negli intervalli in cui non siamo coinvolti nel meccanismo dell’esistenza.
Non solo ciascuno si definisce in una forma ( gli ideali, i concetti), anche gli altri, secondo una
‘forme’:
prospettiva personale e soggettiva, conferiscono ai propri simili determinate noi crediamo
‘uno’
di essere per noi stessi e per gli altri, ma in realtà siamo individui diversi a seconda della
“maschera”
visione di chi ci guarda. Il soggetto si riduce a una che recita la parte che la società
esige da lui, la parte di impiegato, di marito, di padre, di figlio, e che egli stesso si impone
“maschere”
attraverso i propri ideali morali. Tutti gli uomini sono perché tutti recitano una parte.
‘NESSUNO’
Sotto questa maschera non c’è non esiste cioè un volto definito, immutabile, ma solo
un fluire indistinto di stati in perenne trasformazione. Pirandello, fortemente influenzato anche dalle
teorie dello psicologo francese Alfred BINET sulle alterazioni della personalità, è convinto che
nell’uomo coesistano diverse persone, ignote all’individuo stesso e in grado di emergere
all’improvviso in maniera inaspettata. L’uomo non può mai coincidere con la propria identità.
‘io’
Il sistema di idee pirandelliano scardina inesorabilmente il concetto di identità personale, di su
cui si era fondata una lunga tradizione filosofica. L’IO SI DISGREGA, si smarrisce, si perde, la sua
consistenza si sfalda, si frantuma in una congerie di stati in continua trasformazione >
“confederazione di anime”.
Il soggetto, costretto a vivere nella forma, non è più una persona integra, coerente e compatta,
fondata sulla corrispondenza armonica fra desideri e realizzazione, passioni e ragione; ma si riduce
‘maschera’ ‘personaggio’
a una o che recita la parte che la società esige da lui. Il termine
‘personaggio’ non viene usato da Pirandello nell’accezione comune: tutti gli uomini sono maschere
o personaggi perché recitano una parte. Il personaggio non è coerente, solido, unitario perché non è
più persona. Ha davanti a sé solo due strade: o sceglie l’incoscienza, l’ipocrisia, l’adeguamento
‘maschera’) “ “vita”
passivo alle forme ( oppure vive consapevolmente la scissione forma” e (
‘maschera nuda’).
Nella civiltà novecentesca entra in crisi sia l’idea di una realtà oggettiva organica, definita, ordinata,
univocamente interpretabile secondo gli schemi della ragione, sia di un soggetto forte, unitario,
coerente, punto di riferimento sicuro di ogni realtà. L’idea classica dell’individuo creatore del
proprio destino e dominatore del proprio mondo, dalla personalità inconfondibile e coerente, che era
rimasta alla base della cultura della borghesia ottocentesca, ora tramonta.
La crisi dell’idea d’identità e di persona risente evidentemente dei grandi processi in atto nella
realtà contemporanea, in cui si muovono forze che tendono alla frantumazione e negazione
dell’individuo. E’ questo il periodo dell’affermarsi delle tendenze spersonalizzanti nella società:
l’instaurarsi del capitale monopolistico, che annulla l’iniziativa individuale e nega la persona
dissolvendola in grandi apparati produttivi anonimi; l’espandersi della grande industria e dell’uso
delle macchine, che meccanizzano l’esistenza dell’uomo e riducono il singolo a insignificante
rotella di un gigantesco meccanismo; il formarsi delle grandi metropoli moderne, in cui l’uomo
smarrisce il legame personale con gli altri e diviene una particella alienata in una folla anonima.
Pirandello è uno degli interpreti più acuti di questi fenomeni e li riflette lucidamente nelle sue teorie
e nelle sue costruzioni letterarie. La presa di coscienza dell’inconsistenza dell’io genera nei
‘nessuno’,
personaggi pirandelliani smarrimento e dolore. La consapevolezza di non essere
l’impossibilità di identificarsi in un io determina orrore, angoscia, profonda solitudine.
‘forme’
La sofferenza è però anche determinata dalle date dagli altri e nelle quali l’individuo non
“si
può riconoscersi. L’uomo vede vivere”, si esamina dall’esterno, come sdoppiato, nel compiere
“maschera”.
gli atti abituali che impone la sua Queste forme sono i ruoli imposti dalla società a ogni
‘trappola’, ‘carcere’, ‘un’enorme
uomo. La vita sociale è una un pupazzata’ falsa e artificiosa che
‘vita’,
impoverisce l’io, lo isola irrimediabilmente dalla conducendolo alla morte anche se
apparentemente continua a vivere.
Permea tutta l’opera pirandelliana un rifiuto totale delle forme della vita sociale e dei ruoli che
impone alla ricerca disperata di autenticità, spontaneità vitale. Giovanni Macchia ha definito lo
‘stanza
spazio sociale entro il quale si muovono i personaggi di Pirandello come la della tortura’. La
finzione su cui si regge la vita sociale viene nella sua produzione svelata e quindi demolita.
Pirandello, che nella vita reale segue le logiche del perbenismo borghese, è intimamente un
anarchico, un ribelle insofferente a qualsiasi legame. Le convenzioni, su cui la vita sociale si fonda,
vengono nella sua opera irrise e disgregate.
‘trappola’ ‘forma’
L’istituto in cui si manifesta la della che imprigiona l’uomo, separandolo dall’
‘vita’
immediatezza della è la famiglia. L’ambiente familiare è opprimente, gravido di tensioni,
‘trappola’
rancori, odi, menzogne. L’altra è quella economica, costituita dalla condizione sociale e
dal lavoro. I personaggi pirandelliani sono prigionieri di una condizione misera, di lavori monotoni,
‘trappola’,
di un’organizzazione gerarchica oppressiva. Per Pirandello non c’è scampo alla non è
possibile ipotizzare una via d’uscita storica: è l’organismo sociale condannabile perché costituisce
la negazione del movimento vitale. Il suo pessimismo è totale e non prevede alternative.
La società borghese che egli indaga è la condizione particolare di una situazione universale. L’unica
“In
via di relativa salvezza è la fuga nell’irrazionale. certi momenti di piena straripa e sconvolge
“l’oltre”
tutto”. In alcuni momenti è possibile cogliere dietro la forma. L’irrazionale può coincidere
‘altrove’
con l’immaginazione che trasporta in un fantastico come avviene per l’impiegato Belluca
di che sogna paesi lontani e attraverso questa illusione può sopportare
Il treno ha fischiato,
l’oppressione del suo lavoro di contabile e la famiglia composta da tre cieche, due figlie vedove da
mantenere e sette nipoti.
Altra possibilità di fuga nell’irrazionale è offerta dalla follia che diviene lo strumento di
contestazione per eccellenza in Pirandello delle forme fasulle della vita sociale, l’arma che fa
esplodere le convenzioni e ne rivela l’assurdo (Enrico IV; Uno nessuno e centomila).
‘forestiere
Figura ricorrente ed emblematica è il della vita’, colui che ha capito il gioco, ha preso
coscienza del carattere fittizio del meccanismo sociale, si isola, si esclude, guardando vivere gli altri
‘parte’,
dall’esterno, rifiutando di assumere la sua osservando gli uomini imprigionati dalla trappola
‘umoristico’,
con un atteggiamento di irrisione e pietà.
“filosofia
E’ quella che Pirandello definisce del lontano”: essa consiste nel contemplare la realtà da
un’infinita distanza in modo da vedere in una prospettiva straniata tutto ciò che l’abitudine ci fa
considerare normale. In questa figura di eroe straniato si proietta la condizione stessa di Pirandello
come intellettuale, che rifiuta il ruolo politico attivo perseguito dagli altri intellettuali del primo
Novecento e si riserva solo un ruolo contemplativo.
Dal vitalismo pirandelliano scaturiscono importanti conseguenze anche sul piano conoscitivo. Se la
realtà è magmatica, non può essere fissata in schemi di ordine totalizzanti. Ogni immagine globale
che pretenda di sistemarla organicamente non è che una proiezione soggettiva. Il reale è multiforme,
polivalente, non esiste una prospettiva privilegiata da cui osservarlo; al contrario le prospettive
possibili sono infinite e tutte equivalenti. Scaturisce da tale visione un radicale relativismo
conoscitivo: non esiste una verità oggettiva, fissata a priori, una volta per tutte. Ognuno ha la sua
verità che nasce dal modo soggettivo di vedere le cose. Ne deriva una totale incomunicabilità tra gli
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