Il concorso del 1932 per il piano regolatore di Catania
Nel 1931 fu bandito il concorso per il nuovo piano regolatore della città. Catania in quel periodo scontava una crescita disordinata e periferica che aveva visto aggiungersi al fitto reticolo ottocentesco disegnato dal Piano di risanamento del Gentile-Cusa (1988) una serie di lottizzazioni di modesto livello. Luigi Picinnato partecipò dunque al concorso nazionale del 1931 per il Piano di Catania, in gruppo con Guidi e Marletta. Il Piano risulta particolarmente interessante per una comprensione della metodologia urbanistica seguita allora.
In questo piano si trovano presenti tre elementi emergenti dal punto di vista metodologico: una previsione di inquadramento territoriale generale, con le connessioni ai comuni vicini (il piano regionale); il chiaro disegno delle zonizzazioni di espansione, esattamente configurate da una viabilità principale e secondaria, secondo una ripartizione funzionale della città, e dall’altra parte una compiuta definizione tipologica delle strutture edilizie principali.
La struttura urbana è particolarmente curata nelle nuove espansioni litoranee, a sud e a nord del centro settecentesco, seguendo l’andamento della costa con configurazioni curvilinee di viali e strade, e con frequente ricorrenza di quadranti circolari che si appoggiano, sul preesistente reticolo viario prevalentemente ortogonale.
Ciò che però è ancora più importante è la ricerca di una nuova strategia complessiva per la struttura urbana futura di Catania. Si prevede infatti lo spostamento degli impianti ferroviari dalla fascia litoranea verso nord, liberando così la sequenza dei lungomare e collocando la nuova stazione centrale in posizione baricentrica rispetto alle espansioni della città verso il sistema collinare etneo. Si propone inoltre la utilizzazione delle aree a sud della città per i nuovi grandi impianti ricreativi litoranei e per le aree industriali e produttive, sui terreni pianeggianti della Plaja. Sono infine previste ampie zone di verde pubblico nelle aree di espansione e vengono classificati gli edifici monumentali e di notevole importanza del centro storico, anticipando una futura attenzione per i valori culturali urbani.
Il piano così redatto, forse proprio per i suoi contenuti innovativi, non viene mai più approvato e Catania ripiega, nel 1935, su una riduttiva zonizzazione edificatoria annessa ad un Regolamento Edilizio che conferma le linee del Piano di risanamento ed ampliamento del 1888.
La crescita urbana degli anni '50
Nel 1954 Catania, rapidamente passata a poco meno di trecentomila abitanti per la forte ondata immigratoria delle campagne esterne, adotta un nuovo piano regolatore che è lo specchio della situazione politico-economica del tempo. Il centro storico è classificato, con le aree circostanti come zona intensiva “A” (18,75 mc/mq), la prima periferia come zona intensiva “B” con 15 mc/mq e così via, confermando l'espansione a macchia d’olio già in atto, con irrisorie previsioni per servizi e verde ed ignorando il destino di tutto il circostante territorio.
Fortunatamente, nel 1958 questo Piano viene respinto per una più attenta elaborazione, dalla Regione e la città, nel 1959, si ritrova con il vecchio Regolamento Edilizio, artatamente modificato con varianti illegittime che ne aumentano ancora le potenzialità edificatorie private.
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