Peter Behrens (1868-1940)
Prima dell'unità tedesca (1870), la situazione geopolitica dello stato sorgente era molto variegata. L'architettura semperiana fu sempre presa come modello per ogni generazione a questa successiva. La corsa egemonica con l'Inghilterra e gli USA condotta dalla Germania nel periodo del cancellierato di Otto Von Bismarck, si concluderà con il 1890 (anno delle dimissioni del cancelliere). Da lì in poi lo stato tedesco tenterà sempre più di mirare alla qualità e non solo alla quantità dell'operato e della manifattura interna.
Behrens si forma in questa situazione molto complessa, nascendo ad Amburgo e studiando pittura secondo la poetica del Liberty europeo. Questa tendenza si evince dal famoso quadro “Il bacio”, in cui al colpo di frusta alla Guimard, Behrens oppone un senso plastico e dimensionale, vicino al naturalismo simbolico più che al fitomorfismo Art Nouveau. “Il bacio”
Produzione di massa e Behrens Haus
Postosi, sin dalle prime esperienze, il problema della produzione di massa, tra il 1900 e il 1901 egli attese alla sua abitazione sita entro un complesso residenziale: è la “Behrens Haus”, a Darmstadt. Secondo un modello e una disposizione tradizionale in pianta e sezione, l'architetto giunge a uno schema che parte dalla forma cubica per mirare a uno sviluppo verticale. Nell'interno è espressa l'idea dell'opera d'arte totale, secondo il modello di Olbrich. Il quadrato diviene un elemento ordinatore, dunque, dell'architettura. “Behrens Haus”
Altre opere significative
Citiamo anche il Padiglione tedesco all'esposizione di Torino, del 1902. Il linguaggio del primo Behrens appare diverso, sicuramente più incline alla coerenza e alla necessità dell'architettura in particolare che ad una unitarietà stilistica. Rimane, tuttavia, la stessa tensione verticalistica propria della Behrens Haus.
Interessante è anche il progetto per il crematorio Delstern, ad Hagen. La facciata ricorda molto quella di San Miniato al Monte di Firenze e la poetica unitaria è influenzata dalla “scuola di Boron”, secondo la quale vi era la necessità di recuperare l'architettura sacra antica sin dal mondo bizantino. Nella facciata appare, quasi fosse un rosone gotico, un cerchio inscritto in un quadrato e che, a sua volta, circoscrive un altro quadrato. Tutto questo è un richiamo geometrico-regolatore al rapporto aureo, secondo il quale il lato minore e il lato maggiore di un quadrato circoscritto ed inscritto ad una stessa circonferenza, sono tra loro in rapporto aureo. Non solo funzioni estetiche, dunque, ma anche logiche e compositive. Il bugnato forte della parte retrostante indica la “pesantezza”.
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