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Peirce - completo

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Esame di Filosofia del linguaggio docente Prof. G. Lo Feudo

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*Approccio inferenziale=semiotico=logico (sinonimi)

PEIRCE

Filosofo americano, fondatore della tendenza filosofica detta PRAGMATISMO; usa il

termine semiotics in riferimento allo studio dei segni, dal suo pensiero deriva la

cosiddetta semiotica interpretativa.

per Sussure il segno ha una funzione BIADICA; esso si compone di 2 parti inscindibili

della stessa cosa: SIGNIFICANTE E SIGNIFICATO. (le parole si comprendo col

significato)

Da ciò emerge l’assenza del riferimento alle cose.

SIGNIFICANTE

SIGNIFICATO

Per Peirce il segno ha una funzione TRIADICA, c’è una terza entità: l’oggetto. Questo

perché la sua visione è realista. INTERPRETANTE

REPRESENTAMEN OGGETTO

Il segno, o representamen, per Peirce è qualcosa che per qualcuno sta al posto di

qualcos’altro, sotto un certo rispetto o capacità; e crea in questo qualcuno un segno

equivalente o forse più sviluppato, cioè l’interpretante.

All’infuori del triangolo troviamo l’interprete, cioè la mente, il cui compito è far

funzionare questo triangolo.

Un segno per Peirce funziona perché il ragionamento parte dall’oggetto dinamico

tutto fenomenico,

(esterno), che è una definizione ampia, esso è il riconoscibile in

qualche misura dall’interno dall’interprete.

Non si parla di intuizione, ma di SEMIOTICA (rinvio ad altro) che è oggettiva; il criterio

SEMIOTICO opera secondo il principio del SE-ALLORA, il qualcosa che sta al posto di

qualcos’altro.

Il discorso semiotico ha a che fare non con elementi riconducibili alla sola sfera

linguistica, come affermava Saussure, ma vuole raggiungere la realtà.

Nella cognizione semiotica segnica di Peirce, la realtà o oggetto dinamico è

riconoscibile solo tramite il segno.

Differenza Saussure e Peirce

-visione biadica e triadica

- L’oggetto è composta da

Significante= immagine acustica

 Significato= concetto del segno

il segno linguistico in Saussure è esclusivamente astratto, non ha un’oggettività. Il

significato evocato dal significante non ha agganci con la realtà oggettiva. La funzione

biodica di S prende in considerazione l’oggetto come implicazione del significato. Egli

dunque mette in gioco l’oggetto implicitamente.

-per Peirce la struttura segnica è emanazione dell’oggetto dinamico. Egli dà realtà

all’oggetto dinamico

Qualsiasi approccio alla conoscenza per Peirce avviene per via semiotica (formula del

se-allora). Anche ai livelli minimali, ovvero nella presa d’atto dei percetti, la percezione

è successiva alla conoscenza nella nostra mente, che permette di capire il senso ed il

significato della cosa. Dunque a questo livello minimale c’è un meccanismo di tipo

inferenziale percettivo, che parte dal GIUDIZIO PERCETTIVO cioè il livello successivo

alla presa d’atto dello stimolo, che è la conclusione del percorso della percezione

stesso.

Il primo livello della conoscenza è di tipo semiotico: non è lo stimolo fenomenico

(ingrediente principale di un processo percettivo), ma il giudizio percettivo che entra

nella semiotica.

Noi non abbiamo mai accesso a null’altro se non a ciò che viene completato nella

nostra mente; la mente è l’entità in grado di completare ciò che è stato percepito dai

sensi, cioè la realtà oggettiva.

Tutto ciò è a favore di Peirce. Egli sviluppa il concetto di SEMIOSI ILLIMITATA:

«l’interpretante costituisce una specie di secondo segno che si forma nella mente

dell’interprete nel momento in cui egli (l’interprete) comprende il nesso esistente alla

base del triangolo tra representamen e oggetto. Tramite questa specie di secondo

segno (INTERPRETANTE), l’interprete si avvicina ulteriormente all’oggetto dinamico,

ossia alla realtà oggettiva»

Essa non è davvero la realtà oggettiva; ciò che noi definiamo realtà oggettiva è in

verità frutto di una primordiale semiotizzazione. Per Peirce tutta la realtà è già il frutto

di una primitiva/originaria/primordiale semiotizzazione, dalle quale partono poi le altre;

ogni tipo di conoscenza della realtà è la conseguenza di una dinamica semiotica.

Questo processo di semiotizzazione è illimitato; avvenuto il primo ciclo della semiosi,

l’interprete ha riconosciuto il nesso tra representamen e oggetto, la prese d’atto di

questa conoscenza si manifesta nella mente dell’interprete tramite un interpretante

(concetto), il quale assume la fisionomia del nuovo representamen e dal nuovo nesso

fra nuovo representamen e oggetto immediato ha origine un nuovo circuito di semiosi

illimitata, che approfondisce le conoscenze ottenute dal primo circuito.

Umberto Eco afferma che il meccanismo di semiosi illimitata è anche quel meccanismo

che fa sì che quando parliamo di sale ci viene in mente il cloruro di sodio, ma anche

pizza, etc.

La nozione enciclopedia, secondo Eco, caratterizza il criterio della mente umana di

riconoscere la realtà. La nozione di enciclopedia nasce dalla nozione di inferenza

logica. La nostra esperienza è l’ENCICLOPEDIA, che si forma per via inferenziale/

prende forma dall’inferenza logica, e si basa dunque solo sulle pertinenze

concettuali, e non sui significati, cioè non si basa sulla codifica e decodifica. Essa non

avviene nell’ambito linguistico, cioè dello scambio verbale comunicativo. L’esperienza

che si compie nella mente è legata al rapporto semiotico. La mente prende atto delle

inferenze della realtà circostante che si riconosce per via inferenziale. L’inferenza

logica prescinde dai codici e si basa solo sul se-allora; è possibile costruire

inferenzialmente la realtà, perché ciò a cui ci riferiamo è manipolabile in modo

inferenziale. In questo modo le inferenze si espandono nella nostra mente che in

qualche modo sono presenti nella realtà circostante.

È per l’enciclopedia che la mente umana riesce ad andare da una struttura

concettuale ad un’altra seguendo lo stesso criterio. Secondo Eco, la conoscenza è

rizomatica, cioè si va sempre ad arricchire qualcosa che è già nella propria mente, non

si conoscono cose nuove. È un incremento della conoscenza che parte dallo stesso

spunto.

Il rapporto tra representamen ed oggetto è la base/ground del segno. Per individuare il

legame inferenziale tra representamen ed oggetto, l’interprete deve avere già una

cognizione minimale dell’oggetto stesso che permette di fare dei ragionamenti

inferenziali corretti e il processo di combinabilità di quegli elementi deve essere

fattibile (fattibilità del processo di combinabilità. Esso rappresenta il ground prima

della combinazione degli elementi stessi.) Il segno lo conosciamo perché

esperienzialmente ne abbiamo avuto conoscenza. Secondo Peirce l’interprete ha la

naturale vocazione di individuare il legame tra representamen e oggetto immediato;

tutto gioca all’interno di un universo circoscritto, e l’esigenza di questa recinsione è

necessaria per definire il ground. I confini naturali che ci caratterizzano, a partire dal

corporeo, li trasformiamo nel simbolico, nel segno, e li riconosciamo come qualcosa

che rinvia a qualcos’altro. Il fatto che l’oggetto oltre ad essere riconosciuto come tale

può essere riconosciuto come altro, cioè come oggetto-veicolo, fa in modo che si

amplino i confini; la conoscenza va dunque oltre, al di là del confine stesso. La

naturalità della recinsione resta in piedi anche nel momento in cui viene oltrepassato il

confine stesso.

CONFINE-IRRITAZIONE DEL DUBBIO-SCONFINAMENTO-INCREMENTO DELLA

CONOSCENZA- CONFINE- etc.

La semiosi illimitata è un incremento conoscitivo graduale, ma concentrato sullo

stesso elemento dal quale si parte, col quale si può approdare ad ambiti non

necessariamente legati tra loro (fumo-fuoco-ambulanza).

Ogni sconfinamento concettuale (conclusione transitoria) diventa confine; questa

limitatezza del sistema dinamico raggiunge un limite e da un punto di vista essi ci

consolano. Poi l’irritazione del dubbio che conferma il limite, fa in modo di voler andare

oltre. Questo sconfinamento per Peirce è infinito. (ILLIMITATI NELLA LIMITATEZZA)

Lo sconfinamento che diviene confine viene chiamato da Peirce ABITO, (disposizione

regolare ad agire) cioè una circostanza particolare, che induce l’interprete ad agire in

modo regolare in una certa maniera: si prende atto e ci si adegua agli obblighi e alle

circostanze. Lo sconfinamento è tenuto a bada perché la collettività ce lo impone.

L’abito del circuito precedente viene arricchito con ogni circuito successivo. Secondo

Peirce si ragiona sempre così, perché la realtà stessa è la conseguenza di un processo

inferenziale.

L’oggetto dinamico è l’iniziatore del processo dinamico; esso sta al di fuori del

triangolo, è un insieme di elementi che possono essere riconosciuti. L’oggetto

dinamico considerato come un’entità infinita ed inteso come realtà, non può non

essere conoscibile, ma lo deve essere necessariamente; da qui è possibile capire il

motivo logico-filosofico di Peirce che spiega che l’oggetto dinamico è differente dal

noumeno di Kant in quanto è circoscrivibile e conoscibile.

Peirce è realista; gli elementi configurano nella realtà stessa e possono essere

riconosciuti. Il realismo di Peirce si configura nel momento in cui sostiene l’esistenza di

ciò che chiamavano universali, oggi concetti, che sono gli elementi essenziali. Non c’è

l’esigenza di introdurre qualcosa di irraggiungibile e non conoscibile, come fece Kant,

entità che rassicurano e servono a giustificare. Peirce afferma che gli spunti che ci

permettono di provare emozioni quando ascoltiamo musica fanno parte dello stesso

insieme della musica.

[per i realisti le essenze che compongono la realtà esistono veramente ǂ i nominalisti

(Locke) credono che l’essenza delle cose, della realtà non ha un’esistenza, ma solo un

significato. Esistono solo significati, elementi astratti dai quali partono le reazioni dei

concetti.]


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AUTORE

kiara.cz

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kiara.cz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Lo Feudo Giorgio.

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