Approccio inferenziale e semiotico
Peirce e il pragmatismo
Charles Sanders Peirce è un filosofo americano, fondatore della tendenza filosofica detta pragmatismo. Usa il termine semiotics in riferimento allo studio dei segni. Dal suo pensiero deriva la cosiddetta semiotica interpretativa.
Il segno secondo Saussure
Per Saussure il segno ha una funzione biadica; esso si compone di due parti inscindibili della stessa cosa: significante e significato. Le parole si comprendono col significato. Da ciò emerge l’assenza del riferimento alle cose.
Il segno secondo Peirce
Per Peirce il segno ha una funzione triadica; c’è una terza entità: l’oggetto. Questo perché la sua visione è realista. Il segno, o representamen, è qualcosa che per qualcuno sta al posto di qualcos’altro, sotto un certo rispetto o capacità, e crea in questo qualcuno un segno equivalente o forse più sviluppato, cioè l’interpretante.
All’infuori del triangolo troviamo l’interprete, cioè la mente, il cui compito è far funzionare questo triangolo. Un segno per Peirce funziona perché il ragionamento parte dall’oggetto dinamico, tutto fenomenico (esterno), che è una definizione ampia e riconoscibile in qualche misura dall'interprete.
Non si parla di intuizione, ma di semiotica (rinvio ad altro) che è oggettiva. Il criterio semiotico opera secondo il principio del se-allora, il qualcosa che sta al posto di qualcos’altro.
Confronto tra Saussure e Peirce
Il discorso semiotico ha a che fare non con elementi riconducibili alla sola sfera linguistica, come affermava Saussure, ma vuole raggiungere la realtà. Nella cognizione semiotica segnica di Peirce, la realtà o oggetto dinamico è riconoscibile solo tramite il segno.
La differenza tra Saussure e Peirce risiede nella visione biadica e triadica. L’oggetto è composto da:
- Significante: immagine acustica
- Significato: concetto del segno
Il segno linguistico in Saussure è esclusivamente astratto, non ha un’oggettività. Il significato evocato dal significante non ha agganci con la realtà oggettiva. La funzione biadica di Saussure prende in considerazione l’oggetto come implicazione del significato. Egli dunque mette in gioco l’oggetto implicitamente.
Per Peirce, invece, la struttura segnica è emanazione dell’oggetto dinamico. Egli dà realtà all’oggetto dinamico.
Conoscenza e semiotica in Peirce
Qualsiasi approccio alla conoscenza per Peirce avviene per via semiotica (formula del se-allora). Anche ai livelli minimali, ovvero nella presa d’atto dei percetti, la percezione è successiva alla conoscenza nella nostra mente, che permette di capire il senso ed il significato della cosa.
Dunque, a questo livello minimale, c’è un meccanismo di tipo inferenziale percettivo, che parte dal giudizio percettivo, cioè il livello successivo alla presa d’atto dello stimolo, che è la conclusione del percorso della percezione stessa. Il primo livello della conoscenza è di tipo semiotico: non è lo stimolo fenomenico (ingrediente principale di un processo percettivo), ma il giudizio percettivo che entra nella semiotica.
Noi non abbiamo mai accesso a null’altro se non a ciò che viene completato nella nostra mente; la mente è l’entità in grado di completare ciò che è stato percepito dai sensi, cioè la realtà oggettiva.
Semiosi illimitata e Umberto Eco
Tutto ciò è a favore di Peirce. Egli sviluppa il concetto di semiosi illimitata: l’interpretante costituisce una specie di secondo segno che si forma nella mente dell’interprete nel momento in cui egli comprende il nesso esistente alla base del triangolo tra representamen e oggetto.
Tramite questa specie di secondo segno (interpretante), l’interprete si avvicina ulteriormente all’oggetto dinamico, ossia alla realtà oggettiva. Essa non è davvero la realtà oggettiva; ciò che noi definiamo realtà oggettiva è in verità frutto di una primordiale semiotizzazione.
Per Peirce tutta la realtà è già il frutto di una primitiva/originaria/primordiale semiotizzazione, dalle quale partono poi le altre; ogni tipo di conoscenza della realtà è la conseguenza di una dinamica semiotica. Questo processo di semiotizzazione è illimitato.
Avvenuto il primo ciclo della semiosi, l’interprete ha riconosciuto il nesso tra representamen e oggetto, la presa d’atto di questa conoscenza si manifesta nella mente dell’interprete tramite un interpretante (concetto), il quale assume la fisionomia del nuovo representamen e dal nuovo nesso fra nuovo representamen e oggetto immediato ha origine un nuovo circuito di semiosi illimitata, che approfondisce le conoscenze ottenute dal primo circuito.
Umberto Eco afferma che il meccanismo di semiosi illimitata è anche quel meccanismo che fa sì che quando parliamo di sale ci venga in mente il cloruro di sodio, ma anche pizza, etc. La nozione enciclopedia, secondo Eco, caratterizza il criterio della mente umana di riconoscere la realtà. La nozione di enciclopedia nasce dalla nozione di inferenza logica.
La nostra esperienza è l’enciclopedia, che si forma per via inferenziale/prende forma dall’inferenza logica, e si basa dunque solo sulle pertinenze concettuali, e non sui significati.
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