APPUNTI DELLE LEZIONI PER L’ESAME DI
PEDAGOGIA SPERIMENTALE (integrati con i libri di
testo)
L’ECO PROGRESSISTA-ATTIVISTA (e “NEO-PROGRESSISTA”)
1. DOPO DEWEY
La concezione ATTIVA del processo formativo, come rileva Cambi, si salda su alcuni temi centrali:
PUEROCENTRISMO, RIVALUTAZIONE DEL FARE, RECUPERO DEL VALORE FORMATIVO
DEL GIOCO E DELLE ATTIVITA’ MANUALI, AUTO-MOTIVAZIONE, STUDIO DELL’AMBIENTE,
SOCIALIZZAZIONE, ANTI-AUTORITARISMO, ANTI-INTELLETTUALIMO. Le più significativa
manifestazioni sperimentali ebbero modo di concretarsi a cavallo tra il XIX e il XX secolo,
sviluppandosi ed estendendosi soprattutto in NORD AMERICA e nell’EUROPA OCCIDENTALE e
ponendosi in netta antitesi al modello della scuola tradizionale, additata per essere
tendenzialmente PASSIVA E FORMALISTA, ADULTOCENTRICA ED ELITARIA.
Nonostante le tante PROBLEMATICHE ADATTIVE del sistema educativo attivista, esso ha
evidenziato il reale bisogno sintomatico delle ESIGENZE INNOVATIVE che tale movimento
rappresentava in risposta ad un’educazione tradizionale che NON pensava ad una educazione
GLOBALE del fanciullo, ossia alla formazione di un’individualità integrata.
Nel 1921, in Italia, viene istituita L’ASSOCIAZIONE PER L’EDUCAZIONE NUOVA la quale, nel suo
primo documento, definisce alcune linee comuni riconducibili a un’idea condivisa di scuola, intesa
come contesto in cui l’ESPERIENZA rappresenta il cardine sia della FORMAZIONE
INTELLETTUALE, raggiungibile attraverso il LAVORO MANUALE, sia dell’EDUCAZIONE
MORALE, possibile grazie alle condizioni di una relativa AUTONOMIA dei discenti. La scuola
rappresenta una realtà in cui l’esperienza pedagogica ricerca concretamente dei PERCORSI
INNOVATIVI rispetto alle istituzioni scolastiche tradizionali; vede la realizzazione di ATTIVITA’
MANUALE, la RICERCA e il PENSIERO CRITICO come strumenti idonei per l’apprendimento dei
contesti culturali. Il processo di insegnamento – apprendimento trova il suo fondamento non solo
nei libro, ma anche nei FATTI, nell’ESPERIENZA e nei risultati delle osservazioni compiute dagli
alunni: l’esperienza pratica rappresenta la via privilegiata per raggiungere i contenuti teorici,
passando attraverso i NATURALI INTERESSI degli alunni, a seconda dell’età.
Un’ORGANIZZAZIONE COMUNITARIA del gruppo permette un’EDUCAZIONE MORALE
sperimentata direttamente.
HOWARD GARDNER vedi appunti su “pregi e difetti” del movimento attivista, secondo
Gardner.
LA SCUOLA-LABORATORIO NEODEWEYANA D’OLTREOCEANO
2.
WILLIAM HEARD KILPATRICK
Egli critica Dewey per il fatto che la sua teoria dell’apprendimento NON proponesse una
spiegazione attendibile del come, grazie ad attività svolte cooperativamente o individualmente, SI
INTERIORIZZASSERO I CONCETTO, GLI SCHEMI MENTALI E I COMPORTAMENTI. Questo
vuoto fu compensato e delineato soprattutto nel “METODO DEI PROGETTI” del 1918.
Egli interpreta il metodo deweyano centrato esclusivamente sul LAVORO DELL’INTELLETTO e
per questo aderente alle metodologie didattiche già presenti nelle scuole, mentre queste
andrebbero modificate valorizzando la DIMENSIONE SOCIALE. La sua idea pedagogica poggia
sulla necessità di coinvolgere TUTTE LE ESPRESSIONI DELLA PERSONALITA’ del bambino,
favorendo non solo la sua crescita culturale, ma anche la sua MATURAZIONE SOCIALE: un
percorso progettuale dovrebbe indurre lo studente ad agire con intenzionalità e al contempo con
forme di positiva COLLABORAZIONE E INTERAZIONE con gli altri, facilitando sia lo SVILUPPO
INDIVIDUALE che quello SOCIALE. L’esperienza progettualizzata volge verso la realizzazione di
scopi aderenti ai REALI INTERESSI E BISOGNI degli alunni, riferibili ad una MOTIVAZIONE
INTRINSECA e ad un contesto in cui le materie NON SONO SEPARATE DALLA VITA REALE. Il
suo atteggiamento ANTI-INTELLETTUALISTICO è rimarcato proprio dal bisogno di affiancare, ai
bisogni intellettuali, quelli AFFETTIVI E SENSOMOTORI.
Gli alunni e gli insegnanti devono impegnarsi in un PROGETTO CONDIVISO, capace di suscitare
interesse perché prossimo all’esperienza diretta di ognuno e affrontato con un LAVORO DI
GRUPPO in cui ognuno è invitato a portare il proprio contributo personale. L’esperienza non
rimane racchiusa nelle pareti scolastiche: LA RACCOLTA DI INFORMAZIONI SI ESTENDE AL
TERRITORIO. La dimensione relazionale tra gli alunne, e tra questi e insegnanti, è finalizzata a
coltivare il RISPETTO e la SOLIDARIETA’ RECIPROCI.
HELEN PARKHURST
E’ famosa per il PIANO LABORATORIO DALTON, che è un progetto scolastico sperimentale con
cui si cerca di CONIUGARE I CONTENUTI CULTURALI CON L’ESPERIENZA, accanto alla
necessità di INDIVIDUALIZZARE la didattica. Da questo fondamento deriva un’organizzazione per
cui ogni materia prevede un LABORATORIO: l’aula non risulta più legata alla classe, ma ad un
INSEGNANTE QUALIFICATO, cui spetta il compito di gestirne l’aspetto organizzativo. Il
programma, diviso in unità mensili, viene affrontato da ogni alunno con il proprio RITMO DI
APPRENDIMENTO, mentre all’insegnante compete di dare SUGGERIMENTI ed ESAMINARE il
percorso.
L’educatrici americana esprime seri dubbi sulle reali capacità della scuola di formare generazioni in
grado di far fronte alle REALI DIFFICOLTA’ DELLA VITA. La Parkhurst elabora l’innovativo
approccio metodologico del PIANO DI LABORATORIO, un percorso educativo pensato
inizialmente per bambino tra 8/12 anni, esteso poi anche ad altri contesti, come la scuola per
bambini minorati o la scuola secondaria di Dalton. Il Piano Dalton parte dal principio che il bambino
possa dedicarsi ad un’attività senza che nessuno lo DISTOLGA DALL’INTERESSE scaturito
dall’esperienza stessa: in questo modo si evita di DISPERDERE LE POTENZIALITA’ DI
APPRENDIMENTO, favorendo non solo il RISPETTO DELLE ESIGENZE INDIVIDUALI, ma anche
lo spirito di COLLABORAZIONE. La scuola assume le prerogative di una comunità regolata da
NORME che guidano le esperienze di vita SENZA IMPOSIZIONI e SENZA ATTEGGIAMENTI
AUTORITARI.
Il fulcro del processo educativo si sposta dall’insegnante all’alunno (PUEROCENTRISMO),
l’insegnante diventa una sorta di CONSIGLIERE DI ORIENTAMENTO NELLO STUDIO, senza con
questo sottovalutare il ruolo dell’insegnante. Nel Piano Dalton è chiara la necessità di suscitare nel
bambino la capacità di ORGANIZZARE IL PROPRIO LAVORO e indirizzare proficuamente le sue
capacità di CONCENTRAZIONE nello studio. Al bambino è affidato il compito di RICERCARE
AUTONOMAMENTE LE STRATEGIE più idonee alla meta da raggiungere: in questo modo il
bambino acquista un senso di RESPONSABILITA’ E AUTONOMIA. Il compito mensile
comprendente le MATERIE PRIMARIE E LE MATERIE SECONDARIE è affidato ai bambini di una
stessa classe e ufficializzato con un CONTRATTO (altro modo per responsabilizzare l’allievo) in
cui sono scritti gli OBIETTIVI da raggiungere.
Altro importante elemento di diversità dal metodo scolastico tradizionale è la GESTIONE
FLESSIBILE DELL’ORARIO: il Piano prevede che le ore di laboratorio siano gestite liberamente
dall’alunno, anche se i bambini più piccolo sono chiamati a concordare con l’insegnante specialista
il tempo da dedicare alle materie individuate come deboli. Per riuscire a monitorare il percorso di
apprendimento individuale e collettivo è ideato un METODO DI REGISTRAZIONE GRAFICA.
CARLETON WASHBURNE
L’altra esperienza pedagogica neodeweyana significativa nasce dalla constatazione che in
una classe numerosa il livello di apprendimento differisce al punto da rendere necessario
organizzare GRUPPI OMOGENEI a cui presentare compiti adeguati alle singole capacità.
Washburne, in quanto direttore presso le scuole di Winnetka (sobborgo di Chicago) mette
a punto il “metodo pedagogico di Winnetka” che rappresenta la risposta ad una particolare
istanza di rinnovamento e miglioramento della QUALITA’ DELLE SCUOLE PUBBLICHE.
W. dopo aver visitato alcune scuole attive europee recupera la COMPONENTE SOCIALE
dell’apprendimento che, tuttavia, non elude il dominio della “INDIVIDUALIZZAZIONE
FORMALE”, prevedendo che le attività finalizzate all’acquisizione di competenze di tipo
strumentale siano svolte individualmente. In seguito, egli recupera il LAVORO DI
GRUPPO, considerandolo non più in antitesi all’apprendimento individualizzato. W. è per
una FORMAZIONE INTEGRALE dell’alunno: attraverso l’individualizzazione si deve
comunque valorizzare la COMPONENTE SOCIALE.
Le diverse soluzioni didattiche elaborate intendono rispettare il TEMPO DI
APPRENDIMENTO del singolo bambino: il MATERIALE AUTO-DIDATTICO, preparato
dagli insegnanti, è integrato ad un sistema di AUTO-CORREZIONE costruito in modo che
ogni esercizio sia correlato con la risposta corretta. In mancanza di errori, l’alunno può
passare al livello successivo. Esiste anche un REGISTRO DEI PROGRESSI che permette
di osservare l’andamento degli apprendimenti relativi ad ogni alunno e di annotare le
strategie più idonee a favore dei bambini con una particolare lentezza cognitiva.
Le scuole di Winnetka rappresentano una delle PIU’ RIUSCITE manifestazioni di
laboratorio scolastico in cui la ricerca delle metodologie didattiche, allineata alle idee
attiviste della pedagogica, è corroborata alll’uso metodico di TEST DI AVVIAMENTE E DI
CONTROLLO DELLE DIVERSE MATERIE DEL PROGRAMMA COMUNE, allo scopo di
attualizzare adeguate forme di ATUOCORREZIONE regolabili con un’attenta verifica dei
risultati di volta in volta raggiunti. Il metodo non è un percorso rigidamente precostituito,
ma è FLESSIBILE E SPONTANEO e sostenuto dalla professionalità dell’insegnante; i
BISOGNI AFFETTIVI E SOCIALI degli allievi sono sempre tenuti in considerazione.
L’ATTIVISMO SCOLASTICO-LABORATORIALE IN EUROPA
3.
In ambito europero il filo conduttore dei vari pedagogisti è rappresentato dal nuovo modo di
pensare l’educazione e dall’aver dato vita ad importanti IMPRESE SCOLASTICO-SPERIMENTALI,
dove è evidente l’eco-deweyana della filosofia della scuola-laboratorio.
OVIDE DECROLY (Belgio, 1871)
Importante per Decroly è la rilevanza data al METODO GLOBALE DEI CENTRI DI INTERESSE, o
“idee fulcro”. Decroly evidenzia il LEGAME TRA SCUOLA E AMBIENTE NATURALE DI VITA del
fanciullo, riferendosi a luoghi all’aperto, che pongono il fanciullo a contatto con la natura. Secondo
lui la scuola deve esse una “scuola per la vita, attraverso la vita”, situata soprattutto in
CAMPAGNA: egli incoraggia attività come giardinaggio, allevamento di animali, escursioni, in
modo da MOSTRARE E FAR PRATICARE al fanciullo i mestieri più semplici che trasformano la
materia in oggetti utili o in alimenti.
Nel 1901 egli aprì un istituto per la DIDATTICA SPECIALE che aveva l’aspetto di un laboratorio
predisposto per esaminare psicologicamente i bambini anormali. In seguito si trasformò in una
scuola-laboratorio intenta a formare i fanciulli con un’educazione che fosse identica a quella
riservata ai bambini normodotati. La teoria educativa proposta fa della FUNZIONE DELLA
GLOBALIZZAZIONE l’idea cardine con cui contrastare il dogma “dal semplice al compresso”, dal
particolare al generale, tipico della scuola tradizionale. Secondo D. l’allievo è portato a
COMPRENDERE LA REALTA’ NELLA SUA COMPLESSITA’ in maniera del tutto naturale: il
processo cognitivo muove dal sintetico all’analitico, dal COMPLESSO AL SEMPLICE.
I BISOGNI sono il motore principale dell’INTERESSE, nonché l’elemento prioritario con cui
costruire il metodo educativo da adottare. I centri di interesse sono diversamente fruibili e adattabili
all’età dell’alievo e sono organizzati in modo da FACILITARE I PROCESSI DI APPRENDIMENTO,
che secondo lui seguono tre fasi: OSSERVATIVA, ASSOCIATIVA, ESPRESSIVA.
L’organizzazione delle materie di studio avviene nell’ottica globalizzatrice dei centri di interesse,
che permettono di UNIRE LE DIVERSE ATTIVITA’ COGNITIVE secondo un criterio psicologico
legato al bisogno vitale dell’allievo. I diversi campi del sapere diventano INTERCONNESSI gli uni
con gli altri.
EDOUARD CLAPAREDE (Ginevra, 1873)
Gli scritti cleparediani testimoniano l’elaborazione di concetti relativi ad espressioni come
“EDUCAZIONE FUNZIONALE” e “SCUOLA SU MISURA”: il sistema educativo dovrebbe far leva
sui REALI BISOGNI E INTERESSI dei bambini, favorendo un apprendimento scolastico centrato
sulla MOTIVAZIONE INTRINSECA.L La scuola dovrebbe elaborare occasioni di apprendimento
diversificate, che tengano conto delle DIFFERENTI ESIGENZE INDIVIDUALI: questo ideale di
scuola nuova è PUEROCENTRICO e ATTIVO, finalizzato a creare le necessarie condizioni
educative per soddisfare BISOGNI E INTERESSI INDIVIDUALI, e stimolare le SINGOLE
POTENZIALITA’.
Cleparède pensava ad una scuola “su misura” dell’individuo, organizzata in CLASSI MOBILI E
SEZIONI PARALLELE, dove diminuiscono le ore obbligatorie a vantaggio di quelle libere durante
le quali ci si può dedicare alle discipline per le quali ha una MAGGIORE ATTITUDINE.
ADOLPHE FERRIERE (Ginevra, 1879)
Può considerarsi uno dei massimi interpreti dell’educazione nuova, per una piena adesione alle
idee rivoluzionarie dei metodi progressivi. Lui appoggia la teoria puerocentrista e aggiunge
l’importanza della SPONTANEITA’ CREATRICE dell’infanzia, che si esprime attraverso una triplice
attività: LUDICA, COSTRUTTIVA E SOCIALE. Sostiene che una scuola trasformata dovrebbe
PARTIRE DAI BISOGNI degli alunni, per riorganizzare interamente la didattica e formare degli
insegnanti consapevoli che il fanciullo è un ARTIGIANO, COSTRUTTORE AUTONOMO DI
CONOSCENZA, capace di comprendere e costruire solo il sapere da cui è REALMENTE
ATTRATTO.
L’insegnamento deve essere PRAGMATICO, basato sui FATTI e sulle ESPERIENZE. Il
pragmatismo vuole che l’apprendimento sia di tipo INDUTTIVO e che, quindi, la TEORIA
PRECEDA SEMPRE LA PRATICA, tanto che il compito dell’allievo si deve articolare in tre
momento teorico-pratici: 1) RACCOLTA DEI DOCUMENTI; 2) CLASSIFICAZIONE; 3)
ELABORAZIONE. Come per Decroly, anche per Ferrière la scuola attiva deve trovarsi in
CAMPAGNA, all’aria aperta.
COUSINET E FREINET (Francia)
Il pensiero pedagogico dei due francesi sposta l’asse attivista verso problematiche maggiormente
POLITICHE E SOCIO-CULTURALI.
COUSINET elabora un metodo intento a lasciare il bambino LIBERO di condurre il proprio
percorso di apprendimento, non ignaro del ruolo dell’insegnante che, ATTENTO E PARTECIPE
OSSERVATORE, è pronto ad intervenire quando la situazione effettiva lo richieda. L’AMBIENTE e
la sua organizzazione svolgono un ruolo fondamentale, avendo il compito di rispondere alle
ESIGENZE ESPLORATIVE E DI SOCIALIZZAZIONE del bambino, espresse in attività di gruppo
indirizzate non solo all’acquisizione di conoscenze, ma anche alla realizzazione di prodotti culturali.
I percorsi di apprendimento sono sollecitati e sostenuti da DOCUMENTI predisposti
dall’insegnante, raccolti in schedarsi suddivisi per materia e CONSULTABILI DAI BAMBINI
liberamente.
La visione pedagogico-educativa di FREINET si può riassumere in quattro aspetti rilevanti:
• LA CLASSE: intesa come luogo dove è possibile elaborare la PRATICA e la TEORIA del
processo educativo
• L’AUTO-CORREZIONE: vista come strategia per riuscire a compiere un percorso formativo
INDIVIDUALIZZATO
• LA TIPOGRAFIA E IL TESTO LIBERO: intesi come occasione per utilizzare al meglio il
testo scritto e il suo processo di elaborazione
• IL METODO NATURALE: utilizzo di materiale didattico NON STRUTTURATO
Freinet considera l’attività del bambino come un PERCORSO GUIDATO DAI BISOGNI: si fa
essenziale l’idea di un percorso educativo NON PRECOSTITUITO, ma rispondente ai reali bisogni
e interessi degli alunni e aperto nei confronti dell’esperienza. Tale apertura permette di parlare di
TECNICHE e non di metodo.
L’ATTIVISMO SCOLASTICO-LABORATORIALE IN ITALIA
4.
MCE: BRUNO CIARI e MARIO LODI
Un gruppo di insegnanti italiani, rappresentato da TAMAGNINI da vita a un rinnovamento
metodologico e didattico ( MCE: MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA). Questo
considera l'utilizzo delle tecniche di Freneit uno strumento per contrapporsi all'isolamento della
scuola rispetto alla realtà viva e dinamica, superando i vincoli dei programmi scolastici e della
stesa aula: lo scopo è di agire nella quotidianità didattica con un procedimento metodologico
particolarmente articolato e in sintonia con le idee di COOPERAZIONE ,RICERCA PERMANENTE
e ANTI-DOGMATISMO. Ai bambini è offerta la possibilità di affrontare le diverse attività per
soddisfare il bisogno di SCOPERTA, RICERCA E CONDIVISONE della propria esperienza
personale insieme agli altri.
Al testo libero viene riconosciuto il fatto far sentire libero il bambino di RACCONTARE SE
STESSO; con le attività tipografiche i bambini prestano attenzione alle REGOLE GRAMMATICALI,
CURANO L’ASPETTO ESTETICO nella stampa e diventano RESPONSABILI del proprio lavoro.
Anche CIARI aderisce a questo movimento,l'MCE, il cui intento principale è quello di apportare
cambiamenti metodologici e organizzativi nella scuola per promuoverne le qualità. CIARI
attribuisce una forte valenza educativa e culturale al TERRITORIO E ALLA COMUNITA’ SOCIALE,
superando la visione limitata alunno-insegnante; la scuola si apre al TERRITORIO, all'ambiente, ai
GENITORI e alle FORZE SOCIALI diventando così una scuola ANTI-AUTORITARIA E ANTI-
DOGMATICA. Questo viene considerato un aspetto significativo da FRANCO FRABBONI.
Importante per CIARI è la dimensione d
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.