Che materia stai cercando?

Riassunto esame Pedagogia Sociale, prof. Tramma, libro consigliato Legalità Illegalità : Il Confine Pedagogico

Riassunto per l'esame di Pedagogia Sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Legalità Illegalità: Il Confine Pedagogico di Tramma. Argomenti trattati: Stato e Antistato, malcostume, sequenza norma-infrazione-sanzione (NIS), sindrome del mandarino cinese, il "buon cittadino", illegalità anticipatoria, illegalità funzionale, perdono... Vedi di più

Esame di Pedagogia sociale docente Prof. S. Tramma

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

circa il soggetto auspicato, cioè quello che possiamo definire “buon cittadino”.

Sebbene soggetto a mutamenti anche nelle società più stabili, il buon cittadino ha una caratteristica

essenziale: è un cittadino rispettoso della legge e anche il suo eventuale dissenso dovrà manifestarsi

rispettando le procedure previste dalla legge stessa.

Formare il buon cittadino

Nella società attuale, che è definita liquida, dominata dall’incertezza, diventa particolarmente difficile

delineare un modello di un buon cittadino, generalizzabile e condiviso e ciò rende ancora più difficile il

compito dell’educazione.

In campo educativo si deve operare per formare il cittadino senza che via sia chiarezza non solo sull’umano

ideale, ma anche sull’umano non ideale.

I concetti di “buon cittadino” e “uomo ideale” non sempre corrispondono, anzi l’uno può essere la

negazione dell’altro.

In una società può sopravvivere un’idea di uomo ideale mutuata dal passato, cioè un modello di

umano ideale collocato in una società tradizionale considerata migliore di quella presente. I

luoghi comuni come “Dio, Patria e famiglia”, “buon padre di famiglia” e “angelo del focolare” che risalgono

al passato e delineano l’”uomo ideale”.

Si può avere anche un modello di umano ideale proiettato nel futuro, contrapposto a quello del

presente, cioè un soggetto pensato in una società futura, immaginata migliore di quella attuale.

L’uomo ideale, volto al passato o al futuro, può essere antagonista rispetto al buon cittadino del

presente.

Il senso dello Stato

Per “senso dello Stato” possiamo intendere:

la consapevolezza di essere compresi in una certa organizzazione territoriale e di dover quindi

1. sottostare alle leggi che la governano;

la coscienza che esistono interessi superiori di cui i soggetti devono tenere conto e che,

2. possibilmente, devono condividere, che possono richiedere di rinunciare parzialmente alla propria

autonomia;

la virtù che impone e consente di sacrificarsi, addirittura fino alla morte, per lo Stato e/o per

3. la Patria.

3

Il senso dello Stato in Italia

In Italia il senso dello Stato è un concetto problematico. I principali motivi sono:

1. motivi storici – Lo Stato unitario ha una storia piuttosto breve, che presenta momenti importanti di

discontinuità. La monarchia post­unificazione (avvenuta del 1861) è durata 85 anni, dei quali 21 sono

trascorsi sotto il regime fascista. In seguito, la Repubblica è stata messa in dubbio più volte dai movimenti

indipendentisti (in Sicilia negli anni ’40 e in Alto Adige negli anni ’60) fino a giungere alle attuali politiche

secessioniste di alcuni partiti (esempio la Lega).

2. Lo Stato ha trovato ostilità da parte della cultura cattolica mentre una parte della cultura

marxista ha visto lo Stato in senso negativo considerandolo come comitato d’affari della

borghesia, ma ha considerato la Repubblica in senso positivo come frutto della Resistenza.

3. presenza di una forte criminalità organizzata capace di controllare attraverso leggi proprie i

territori in cui è presente e radicata.

La mancanza di un diffuso senso dello Stato riduce i sensi di colpa e la vergogna nei confronti dell’illegalità

e fa decrescere la disponibilità dei cittadini a obbedire alla legge.

Lo Stato e l’Antistato

Lo Stato, come luogo della legalità, dovrebbe essere contrapposto all’Antistato, luogo dell’illegalità.

Se a livello teorico non si può mettere in dubbio il principio di separazione tra Stato­legalità e

Antistato­illegalità (al massimo può essere accettata la presenza di un’illegalità fisiologica, occasionale e

non organizzata), dal punto di vista pratico, quando l’illegalità si presenta diffusa e radicata in settori e

apparati dello Stato, allora lo Stato distinto dall’Antistato non corrisponde alla realtà.

Dal senso dello stato all’etica pubblica

L’educazione dovrebbe mirare a delineare un buon cittadino al quale lo Stato non viene imposto, ma che,

attraverso un processo complesso e irreversibile, sviluppa personalmente un’etica pubblica.

Premessa allo sviluppo dell’etica pubblica è la formazione di una cultura civica, la quale comprende:

virtù civiche (partecipazione politica, lealtà alle istituzioni e l’attaccamento alla patria) che si traducono

○ in un impegno attivo e possono anche generare conflitti;

4 ideali e valori procedurali (rispetto delle leggi, responsabilità verso se stessi e verso la collettività,

○ tolleranza e buone maniere) che riguardano la vita privata e suggeriscono atteggiamenti controllati.

La formazione della cultura civica è affidata a numerose agenzie educative quali la famiglia, le

associazioni e i mezzi di comunicazione, ma soprattutto alla scuola.

CAPITOLO 2 – Separazioni, continuità e commistioni tra legalità e illegalità

Due concetti legati a quello di illegalità sono i concetti di devianza e marginalità.

Tutte le illegalità possono essere considerate devianze, ma non sempre l’illegalità produce

condizioni di marginalità.

Ci sono infatti casi in cui l’illegalità rende possibile occupare una posizione centrale nel contesto

sociale: si pensi al successo decretato dai mass media ad alcuni soggetti e comportamenti non virtuosi.

D’altra parte non tutte le marginalità sono considerate devianze (si pensi alla marginalità dovuta alla

perdita di mezzi economici).

Ne deriva che il collegamento tra illegalità, marginalità e devianza non è sempre lineare.

Una definizione descrittiva e neutra del concetto di devianza può essere:

devianza = non conformità a una o a più norme che sono accettate da un numero significativo

di persone all’interno di una comunità o società.

Per precisare il concetto di norma, occorre ricordare che le leggi sono norme, ma non tutte le norme

sono leggi.

Luciano Gallino in “Dizionario di sociologia” distingue:

norme d’uso, che riguardano le buone maniere e le usanze (esempio lo scambio di regali a Natale) e

○ che prevedono sanzioni relativamente leggere.

norme di costume che riguardano la condotta pubblica e privata di un individuo. Investono, ad

○ esempio, i rapporti tra coniugi, tra genitori e figli, ecc.

norme morali che sono norme di costume più vicine ai valori fondamentali che orientano i membri di

○ una società.

norme di diritto che sono le norme di legge e pertanto riguardano la legalità/illegalità in senso stretto.

○ norme tecniche che riguardano il funzionamento di “cose” o anche quello delle organizzazioni.

Relativamente alle precedenti distinzioni possiamo osservare che:

ci sono comportamenti che possono rientrare contemporaneamente in più aree (esempio: il

1. consumo di sostanze stupefacenti rientra nell’ambito delle norme morali, ma può rientrare anche nelle

norme di diritto dal momento che esistono leggi che vietano tale consumo).

5 Spesso le norme morali o quelle di costume precedono quelle che successivamente saranno

2. delle norme di diritto.

Ciascuna area di norme è interessata da pratiche educative, anzi il fatto che le norme regolino

3. effettivamente i rapporti tra soggetti dipende dall’educazione.

In generale, la sanzione è la reazione al comportamento di un individuo o di un gruppo che ha lo

scopo di assicurare il rispetto di una data norma.

Le sanzioni possono essere:

1.a) positive: offerta di una ricompensa per la conformità alla norma;

1.b) negative: punizione di un comportamento non conforme.

2.a) formali: inflitte da autorità competenti (esempio le sanzioni per la violazione di norme di

diritto);

2.b) informali: vengono inflitte ai trasgressori in modo meno organizzato e più spontaneo.

Spesso le sanzioni informali come l’isolamento e la riprovazione associate alla violazione delle norme

morali, sono più pesanti ed efficaci di quelle che derivano dalla violazione di norme di diritto.

E’ utile sottolineare l’importanza dell’educazione alla sanzione oltre che dell’educazione alla norma.

La sequenza teorica Norma­Infrazione­Sanzione (NIS)

La sequenza NIS è teorica, astratta, collocata in una società ideale piuttosto che nella società

reale.

E’ più aderente alla realtà la sequenza:

norma certa => infrazione quantitativamente rilevante della norma => sanzione prevista, ma non

sempre applicata, quindi incerta.

Alcuni elementi di criticità della sequenza NIS riguardano:

La percezione di parte dell’opinione pubblica, dello scarso peso delle sanzioni rispetto

○ all’infrazione commessa. E’ necessario educare all’adeguatezza della sanzione: ad esempio educare

a non considerare la pena di morte come sanzione adeguata ed auspicabile;

l’idea della sanzione riabilitativa, cioè di una sanzione configurata come processo che tende a

○ favorire il cambiamento in positivo di chi ha infranto la norma;

i discorsi sul pentimento e il perdono.

Le questioni di confine della legalità/illegalità

6

Spesso il comportamento “per male” (contrapposto a quello ritenuto “per bene”) è considerato praticato

da una persona “per male” che appartiene a un gruppo sociale anch’esso “per male”.

Questa sequenza deriva da un processo di etichettamento che, di volta in volta, definisce in modo diverso

le persone e i gruppi “per male”, che possono essere, ad esempio, i meridionali, gli stranieri, ecc.

Le pratiche di etichettamento sono rassicuranti perché permettono di mettere ordine nel mondo e

offrono l’illusione di individuare i soggetti pericolosi nei confronti dei quali innalzare le difese.

La questione diventa complessa quando sono i gruppi considerati “per bene” a produrre comportamenti

“per male”. Se l’illegalità è fronteggiabile abbastanza agevolmente fintanto che essa è confinata in un’area

ben definita e separata dalla legalità, tutto si complica quando l’illegalità diventa interna ad un gruppo

socialmente considerato “per bene”.

Queste considerazioni evidenziano come sia difficile individuare una linea che nettamente separi la

legalità dall’illegalità.

Illegalità e trasgressione

L’illegalità è trasgressione delle norme, ma non tutte le trasgressioni sono illegali e non tutte le

illegalità sono considerate trasgressioni.

Mentre l’illegalità deriva dalla violazione di norme giuridiche, la trasgressione è violazione di

norme d’uso, di costume o morali.

La questione del rapporto illegalità/trasgressione è rilevante dal punto di vista educativo.

L’educazione istituzionale­ufficiale non può educare alla trasgressione perché facendolo verrebbe meno ad

uno dei suoi compiti fondamentali. E’ però anche vero che essa dovrebbe favorire lo sviluppo di un

atteggiamento critico rispetto all’esistente e ciò potrebbe tradursi in una non accettazione di ciò che c’è,

dando origine alla trasgressione.

La trasgressione è spesso collegata all’adolescenza, età considerata a rischio di devianza, marginalità,

solitudine e trasgressione.

In campo educativo, non sempre è facile capire se i comportamenti degli adolescenti sono segno di

malessere individuale o sociale, desiderio di crescita e di maggiore autonomia, dissenso e ribellione verso le

regole sociali. Pertanto non è sempre facile capire se, come e quando promuovere azioni orientate

alla legalità o azioni orientate a una trasgressione non illegale.

Illegalità, malcostume e inciviltà

Tra l’area della legalità e quella dell’illegalità, che come detto non sono sempre facilmente separabili,

si collocano l’area del malcostume e quella dell’inciviltà.

7

Il malcostume comprende quegli atti che, pur non essendo illegali, comportano un vantaggio per sé

(individuo, famiglia, gruppo) a scapito dei diritti degli altri e non tengono conto delle regole

sociali.

Esempi di episodi di malcostume sono raccomandare o farsi raccomandare per ottenere un posto di

lavoro, saltare le posizioni quando si fa la coda allo sportello, ecc

Definire e circoscrivere l’area dell’inciviltà è praticamente impossibile. Ci sono comportamenti,

come baciarsi in pubblico, mangiare un panino sulla scalinata di una chiesa, girare per le vie di una città in

abbigliamento da spiaggia, che, a seconda degli umori delle persone che frequentano la stessa area

territoriale, dei sindaci o dei ministri di turno possono essere considerati incivili.

In generale, possiamo considerare atti di inciviltà quelli che violano il contratto informale che

regolano la convivenza in alcuni luoghi e alcune situazioni non regolate da norme di legge.

Il comportamento pubblico degli individui ha subito col passare del tempo molte e importanti modificazioni

e alcune pratiche come bestemmiare o usare un linguaggio triviale, si sono diffuse ovunque anche in fasce di

popolazione, come quella femminile, che prima ne era esente.

L’area dell’inciviltà sfida il mestiere dell’educatore e non a caso è un’area di comportamento in cui si usa

correntemente l’espressione “maleducato”.

L’educazione formale impegnata ad educare al buon costume e alla civiltà trova difficoltà perché le aree

del malcostume e dell’inciviltà sono aree dominate da relativismo assoluto che si modificano in

relazione ai tempi, ai luoghi e ai gruppi sociali.

L’illegalità e il mandarino cinese

Nella sindrome del mandarino cinese (termine che deriva da un episodio contenuto in “Papà Goriot” di

Honoré De Balzac) rientrano gli atti con i quali si procura uno svantaggio ad altri individui,

sconosciuti, con cui non si hanno rapporti personali, a fronte di un vantaggio per sé (spesso

rappresentato dal mettersi alla prova), compiuti nella certezza quasi assoluta di non essere scoperti e

quindi sanzionati per l’atto compiuto.

Esempi inquadrabili in questo ambito sono i vandalismi quali l’imbrattamento dei muri o i graffi sulla

carrozzeria delle autovetture in sosta.

Nella sindrome del mandarino cinese rientrano anche atti molto gravi e penalmente sanzionabili, come il

lancio dei sassi dai cavalcavia delle autostrade.

La violenza sulle donne

Un’altra area vicina a quella dell’illegalità è quella delle violazioni piccole e quotidiane, quasi

8

impercettibili, che sono giustificate e perdonate sia da coloro che le effettuano, sia da coloro che

le subiscono.

Attraverso questi atti si radica pian piano la convinzione che esista una condizione umana o un

settore della popolazione, per lo più quello femminile, che è meno tutelato degli altri e questa

minor tutela finisce per non essere avvertita come problema.

Significativo è ricordare che in Italia solo dal 1996 la violenza sessuale è passata da reato contro la morale

a reato contro la persona.

CAPITOLO 3 – La varietà dell’illegalità

1.Le molte illegalità

Illegalità totale e illegalità parziale

Secondo il sociologo inglese Giddens afferma che nessuna società può facilmente essere suddivisa

tra coloro che deviano dalle norme e coloro che le rispettano. Infatti la maggior parte di noi in

certe occasioni trasgredisce norme di comportamento generalmente accettate”.

Tra i comportamenti illegali comportamenti diffusi, ma considerati moralmente solo lievemente

riprovevoli ricordiamo: scaricare audio e filmati da internet, non pagare il biglietto sui mezzi pubblici, non

rilasciare la ricevuta fiscale.

Interessante è chiedersi se sia possibile individuare una linea di separazione tra persone che stanno

esclusivamente nell’area di legalità o in quella di illegalità.

Nella società fordista, la linea di confine era rappresentata dal lavoro e dalla cultura: chi aveva un lavoro e

un certo livello culturale apparteneva all’area della legalità.

Nella società post­fordista non è sufficiente lavorare per stare nel gruppo dei legali, infatti esistono lavori

legali nei quali il tasso di illegalità risulta alto e diffuso.

Illegalità e politica

Nell’ambito della politica, il buon cittadino dovrebbe essere educato a ritenere legittime alcune procedure e

illegittime altre, dovrebbe comportarsi in maniera civile, ma la realtà è molto diversa.

Il giornalista e scrittore polacco Kapuscinski propone un confronto significativo tra le figure di

Salvador Allende e Ernesto Guevara.

Salvador Allende era il presidente del Cile quando, durante il colpo di stato militare del 1973, fu

ucciso e fu instaurata la dittatura del generale Pinochet. Allende, che si collocava in pieno nell’area

della legalità fu ucciso in seguito a un atto illegale.

9

Ernesto Guevara, detto “Che”, era un guerrigliero che partecipò alla rivoluzione cubana, a quella in

Congo e alla rivoluzione in Bolivia. Proprio in Bolivia venne catturato ed ucciso nel 1967. La storia di

Ernesto Guevara si costruisce tutta nell’ambito dell’illegalità.

Kapuscinski nota che entrambi questi personaggi, il legale Allende e l’illegale Guevara, sono

diventati importanti simboli dello stare dalla parte della giustizia, il che dimostra come in politica il

confine tra legalità e illegalità non sia facile da definire.

Attualmente nel Parlamento italiano si osservano spesso comportamenti illegali (ad esempio

quello di coloro che votano anche per un collega assente) ed episodi di malcostume ed inciviltà

(esempio nel 2008 al momento del voto che tolse la fiducia al governo Prodi, alcuni esponenti

dell’opposizione aprirono delle buste con della mortadella e la mangiarono sguaiatamente – Prodi è

soprannominato “Mortadella”).

L’illegalità anticipatoria

L’illegalità anticipatoria è una illegalità praticata allo scopo di superare quei vincoli normativi che

non sono più considerati adeguati ai cambiamenti intervenuti in alcuni settori o che non

rispondono più ad interessi generali o particolari.

Spesso si tratta di comportamenti illegali che anticipano i comportamenti che una successiva norma di legge

considererà pienamente legali.

L’illegalità anticipatoria può:

1. infrangere delle norme giuridiche. Ad esempio il movimento sviluppatosi negli anni ’70 a favore della

legalizzazione dell’aborto che praticava illegalmente l’interruzione di gravidanza come strumento di

pressione politico­culturale;

2. riguardare pratiche tecnico­scientifiche. Ad esempio, Franco Basaglia, infrangendo norme di

diverso tipo, ispirò l’approvazione della cosiddetta ‘legge Basaglia’ che nel 1978 impose la chiusura dei

manicomi.

L’illegalità funzionale

Nell’illegalità funzionale rientrano quei comportamenti illegali considerati da chi li pratica come

necessari per compensare la rigidità della norma.

Sono esempi di illegalità funzionali: esaminare lo studente universitario individualmente invece che alla

presenza dell’intera commissione (come la norma prescrive), percorrere un tratto di strada in senso vietato

per evitare di allungare il tragitto.

10

Chi pratica l’illegalità funzionale sta fuori dalla legalità, ma dentro il sistema.

Di fronte alle pratiche dell’illegalità funzionale, l’educazione non può porsi degli obiettivi scappatoia quali

negare la presenza di questa area di illegalità o condannarne decisamente ogni sua pratica. E’ necessario

invece che essa sviluppi la capacità di analizzare l’illegalità funzionale per affrontarla con consapevolezza.

L’obiezione di coscienza al servizio militare

In passato, in Italia, l’obiezione di coscienza si configurava come rifiuto di prestare il servizio militare

obbligatorio. La sequenza era:

NORMA (servizio militare obbligatorio); 2) INFRAZIONE della norma (rifiuto della chiamata a

1. prestare il servizio militare); 3) SANZIONE (reclusione in carcere).

A partire dal 1972, venne prevista dalla legge la possibilità di prestare, in alternativa al servizio militare, il

servizio civile che aveva però una durata maggiore rispetto al servizio militare, e per questo si configurava

come un percorso punitivo.

Nel 2004, una nuova legge abolì il servizio militare obbligatorio e la questione dell’obiezione di coscienza al

servizio militare si esaurì.

Attualmente si parla di obiezione di coscienza riguardo al personale sanitario (medici, infermieri) che, per le

proprie convinzioni morali, si avvale della possibilità offerta della legge n. 194 del 1978 e si astiene dal

partecipare alle pratiche legali di interruzione della gravidanza (= aborto).

In generale, l’obiezione di coscienza è un modo per non sottostare alla legge pur rispettandola (ad esempio

non sottraendosi alle sanzioni previste per la violazione), in modo da rispettare il principio superiore

rappresentato dalla propria coscienza.

La questione fiscale

L’evasione fiscale è uno dei problemi più rilevanti del nostro Paese.

A fianco delle posizioni di coloro che tentano di affrontare il problema fondendo tra loro una norma morale

(affermazione del valore della solidarietà sociale) con una norma giuridica (dovere di pagare le tasse), si

riscontrano le affermazioni di coloro che tendono a legittimare un comportamento “fuorilegge” come

l’evasione fiscale, quando esso è provocato da una pressione fiscale ritenuta eccessiva.

Si tratta di posizioni che generano effetti educativi.

In generale, possiamo notare che alla correttezza contributiva si dovrebbe associare la soddisfazione

morale di “aver fatto il proprio dovere”, mentre alla scorrettezza contributiva si associa di fatto la

soddisfazione di aver “fatto il furbo” agendo per il proprio tornaconto immediato.

11

Il tentativo di promuovere valutazioni critiche e giudizi negativi sull’evasione fiscale può essere un compito

affidato ad alcune pratiche educative intenzionali.

Le mafie

Le mafie (Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra) sono delle organizzazioni criminali particolari e tra loro

differenziate, ma non è netta la separazione tra illegalità mafiosa e la restante illegalità.

Le mafie hanno la capacità di coinvolgere pezzi della società civile che dovrebbero stare interamente dalla

parte della legalità.

Spesso nei luoghi geografici dove storicamente le mafie sono più radicate (regioni del Sud d’Italia)

mancano completamente i servizi e qualsiasi prospettiva di poterli ottenere. Capita così che le persone

possono ottenere ciò di cui hanno bisogno solo attraverso l’organizzazione mafiosa.

Gli ultimi anni sono stati particolarmente favorevoli sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. I

successi ottenuti sono sia il frutto dell’azione della magistratura e delle forze di polizia, sia il frutto di

movimenti, come “Libera”, che sono diventati delle vere e proprie esperienze di educazione alla legalità e

contro­educazione alle mafie.

L’educazione alle mafie

La criminalità organizzata è in grado di costituire una vera e propria contro­cultura educativa. Ad essa va

riconosciuta, ad esempio, la capacità di rispondere al bisogno di molti giovani emarginati di entrare in un

gruppo formato da persone solidali tra loro, favorendo il processo di identificazione dei giovani stessi

e configurandosi come una famiglia attenta, premurosa e presente.

La “guerra alla mafia”

Si tratta di una metafora a cui spesso si fa riferimento. Naturalmente ci si riferisce ad una guerra “giusta”

(una guerra è considerata giusta quando esiste una causa giusta per scatenarla e quando viene dichiarata da

un’autorità competente che deve avere intenzioni rette, aver valutato tutte le possibili soluzioni pacifiche e

avere una ragionevole probabilità di successo).

Sul fatto che la guerra alla mafia possa essere una guerra giusta ci sono però dei dubbi:

La causa della guerra alla mafia è ritenuta giusta solo da una parte della popolazione;

○ L’autorità competente a dichiarare questa guerra è lo Stato, che al suo interno presenta delle

○ controtendenze.

12

Capitolo 4 – L’apprendimento dell’illegalità

La questione dell’apprendimento dell’illegalità è complessa.

Per riflettere su come praticamente possa avvenire l’educazione all’illegalità, distinguiamo:

L’educazione per adesione e imitazione;

● L’educazione per constatazione e adeguamento.

Si tratta di didattiche aspecifiche e informali che possono presentare sovrapposizioni.

L’educazione all’illegalità per imitazione e adesione

L’educazione alla illegalità per imitazione presuppone l’esistenza di modelli dai quali ricavare dei

comportamenti imitabili che forniscano orientamenti per la costruzione di un percorso di vita

considerato positivo.

L’imitazione, cioè l’adeguamento (“vorrei diventare”) ai modelli illegali, è strettamente

intrecciata alla contrapposizione (“non voglio diventare”) con quelli legali.

Nella pratica, non sempre il rifiuto dei modelli legali porta all’imitazione di quelli illegali. Si può

verificare uno stato di “non modello”, una specie di neutralità che non si trasforma in vera pratica di

comportamenti illegali.

L’educazione all’illegalità per constatazione e adeguamento

L’educazione all’illegalità che avviene per constatazione e adeguamento è un adattamento spontaneo ai

rapporti di forza e alla situazione esistente.

L’educazione all’esistente avviene senza alcuna mediazione da parte degli ‘educatori’: ciò che esiste

educa a se stesso attraverso l’esserci delle cose, dei fatti, delle relazioni.

Si tratta di un’educazione che si configura come socializzazione silenziosa, acculturazione

subliminale, apprendimento diffuso e continuativo e avviene attraverso la forza del sentito dire,

dei programmi televisivi, dei blog, delle conversazioni, di ciò che si osserva.

Gli elementi rafforzativi dell’educazione all’illegalità

Possono contribuire ad educare all’illegalità:

1) L’economia

Nell’economia orientata al profitto, l’illegalità si concretizza in un comportamento orientato a superare gli

13


ACQUISTATO

16 volte

PAGINE

26

PESO

413.91 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia Sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Legalità Illegalità: Il Confine Pedagogico di Tramma. Argomenti trattati: Stato e Antistato, malcostume, sequenza norma-infrazione-sanzione (NIS), sindrome del mandarino cinese, il "buon cittadino", illegalità anticipatoria, illegalità funzionale, perdono e pentimento, obiezione di coscienza, il fascino del carnefice, Giddens.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher assuntarappi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tramma Sergio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Pedagogia sociale

Riassunto esame Pedagogia sociale, prof. Tramma, libro consigliato Che cos'è l'educazione informale
Appunto
Sunto Didattica e Pedagogia dell'inclusione, prof Cristina Palmieri, Libro consigliato "L'agire educativo. Manuale per educatori e operatori socio-assistenziali" di Loredana Perla e Maria Grazia Riva (eds.)
Appunto
Riassunto esame Didattica dell'inclusione, prof. Palmieri, libro consigliato Crisi sociale e disagio educativo. Spunti di ricerca pedagogica
Appunto
Riassunto esame Pedagogia del corpo, prof. Gamelli, libro consigliato Sensibili al corpo: I gesti della formazione e della cura
Appunto