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CAPITOLO 1 – Elementi per un’analisi pedagogica della questione illegalità/legalità

I concetti di legalità e illegalità non sono astratti, ma costituiscono gli elementi fondamentali della

vita sia individuale che collettiva.

All’educazione è affidata l’importante missione di formare cittadini rispettosi della legalità e maldisposti

verso l’illegalità.

In ambito pedagogico è indispensabile constatare che, accanto all’educazione ufficiale alla

legalità, vi è un’educazione all’illegalità e che entrambe sono contrassegnate da valori, obiettivi,

didattiche sia formali che informali.

L’educazione all’illegalità è presente anche negli stessi luoghi dell’educazione alla legalità ed esse sono

legate tra loro in una trama non sempre facile da identificare.

L’analisi pedagogica su legalità/illegalità richiede la delimitazione dell’area di ricerca. E’ necessario

considerare lo scenario sociale più largo possibile, ma ovviamente non dilatato all’infinito.

La delimitazione dell’area di ricerca comporta inevitabilmente l’esclusione di alcuni fattori; nel caso della

lettura pedagogico­sociale della legalità/illegalità restano esclusi, ad esempio, i fattori legati alle

dinamiche intrapsichiche e interpsichiche.

Per comprendere la posizione della pedagogia rispetto al tema della legalità/illegalità è necessario

soffermarsi a definire il rapporto tra pedagogia e l’educazione nel suo complesso.

In generale, la pedagogia può essere considerata come luogo teorico e pratico in cui vengono rielaborate

conoscenze che provengono da altre aree disciplinari (ad esempio dall’ambito del diritto, della sociologia,

della psicologia, dai saperi sul costume, ecc.) e ciò avviene anche nella riflessione su legalità/illegalità.

Alla pedagogia spetta il compito di provare a spiegare come e perché si sviluppano processi di educazione

alla legalità o alla illegalità, sia a scopo descrittivo, che allo scopo di contribuire a trasformare l’esistente.

Educazione e legalità, entrambi concetti neutri

“Legalità” è un termine neutro che denota l’esistenza di norme che hanno l’obiettivo di stabilire

la posizione di un singolo atto rispetto a un campo di obblighi e divieti.

In questo senso, la legalità è un contenitore di norme storicamente prodotte e mutevoli.

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Gli obiettivi dell’educazione alla legalità

L’obiettivo primario dell’educazione alla legalità è l’apprendimento e la pratica di comportamenti

che non infrangano le norme vigenti.

Il raggiungimento di questo obiettivo non richiede necessariamente un’adesione morale, emotiva

o intellettuale a ciò che le norme prescrivono, ciò che conta è che nella pratica ci si attenga a ciò

che la legge prevede.

Il rispetto delle norme può derivare da tre livelli di educazione:

1° livello: educare al timore della legge e delle sanzioni previste: la legge viene rispettata per

forza;

2° livello: educare al contratto sociale: la legge viene rispettata perché ritenuta giusta,

condivisibile con gli altri;

3° livello: educare alla trascendenza della legge: la legge viene rispettata per identificazione con

la sua forza intrinseca e universale.

La legalità come esito e testimonianza del processo di socializzazione

L’educazione alla legalità costituisce una delle componenti del processo di socializzazione, cioè

del processo di apprendimento e di adattamento all’insieme di valori, aspettative e credenze di

una certa società.

L’educazione alla legalità comprende i processi che producono la concezione di ciò che è bene e ciò

che è male, di ciò che si può o non si può fare.

Le difficoltà legate all’educazione alla legalità possono riguardare:

carenze didattiche cioè i modi attraverso i quali l’intenzione educativa si trasforma in pratica

1. educativa;

concorrenza fatta dalle pratiche educative (intenzionali e non) tendenti ad educare all’illegalità;

2. presenza, anche nell’ambito dell’educazione istituzionale, di componenti che educano

3. all’opposizione e al dissenso verso l’assetto sociale esistente.

Il buon cittadino

Siccome l’educare è un’azione che si attua nel presente in prospettiva del futuro, nell’educazione

istituzionale ci si riferisce al soggetto auspicato, cioè quello che si spera possa diventare in futuro

l’uomo di oggi.

Il compito dell’educazione è quello di rielaborare e tradurre in didattiche le convinzioni sociali

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circa il soggetto auspicato, cioè quello che possiamo definire “buon cittadino”.

Sebbene soggetto a mutamenti anche nelle società più stabili, il buon cittadino ha una caratteristica

essenziale: è un cittadino rispettoso della legge e anche il suo eventuale dissenso dovrà manifestarsi

rispettando le procedure previste dalla legge stessa.

Formare il buon cittadino

Nella società attuale, che è definita liquida, dominata dall’incertezza, diventa particolarmente difficile

delineare un modello di un buon cittadino, generalizzabile e condiviso e ciò rende ancora più difficile il

compito dell’educazione.

In campo educativo si deve operare per formare il cittadino senza che via sia chiarezza non solo sull’umano

ideale, ma anche sull’umano non ideale.

I concetti di “buon cittadino” e “uomo ideale” non sempre corrispondono, anzi l’uno può essere la

negazione dell’altro.

In una società può sopravvivere un’idea di uomo ideale mutuata dal passato, cioè un modello di

umano ideale collocato in una società tradizionale considerata migliore di quella presente. I

luoghi comuni come “Dio, Patria e famiglia”, “buon padre di famiglia” e “angelo del focolare” che risalgono

al passato e delineano l’”uomo ideale”.

Si può avere anche un modello di umano ideale proiettato nel futuro, contrapposto a quello del

presente, cioè un soggetto pensato in una società futura, immaginata migliore di quella attuale.

L’uomo ideale, volto al passato o al futuro, può essere antagonista rispetto al buon cittadino del

presente.

Il senso dello Stato

Per “senso dello Stato” possiamo intendere:

la consapevolezza di essere compresi in una certa organizzazione territoriale e di dover quindi

1. sottostare alle leggi che la governano;

la coscienza che esistono interessi superiori di cui i soggetti devono tenere conto e che,

2. possibilmente, devono condividere, che possono richiedere di rinunciare parzialmente alla propria

autonomia;

la virtù che impone e consente di sacrificarsi, addirittura fino alla morte, per lo Stato e/o per

3. la Patria.

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Il senso dello Stato in Italia

In Italia il senso dello Stato è un concetto problematico. I principali motivi sono:

1. motivi storici – Lo Stato unitario ha una storia piuttosto breve, che presenta momenti importanti di

discontinuità. La monarchia post­unificazione (avvenuta del 1861) è durata 85 anni, dei quali 21 sono

trascorsi sotto il regime fascista. In seguito, la Repubblica è stata messa in dubbio più volte dai movimenti

indipendentisti (in Sicilia negli anni ’40 e in Alto Adige negli anni ’60) fino a giungere alle attuali politiche

secessioniste di alcuni partiti (esempio la Lega).

2. Lo Stato ha trovato ostilità da parte della cultura cattolica mentre una parte della cultura

marxista ha visto lo Stato in senso negativo considerandolo come comitato d’affari della

borghesia, ma ha considerato la Repubblica in senso positivo come frutto della Resistenza.

3. presenza di una forte criminalità organizzata capace di controllare attraverso leggi proprie i

territori in cui è presente e radicata.

La mancanza di un diffuso senso dello Stato riduce i sensi di colpa e la vergogna nei confronti dell’illegalità

e fa decrescere la disponibilità dei cittadini a obbedire alla legge.

Lo Stato e l’Antistato

Lo Stato, come luogo della legalità, dovrebbe essere contrapposto all’Antistato, luogo dell’illegalità.

Se a livello teorico non si può mettere in dubbio il principio di separazione tra Stato­legalità e

Antistato­illegalità (al massimo può essere accettata la presenza di un’illegalità fisiologica, occasionale e

non organizzata), dal punto di vista pratico, quando l’illegalità si presenta diffusa e radicata in settori e

apparati dello Stato, allora lo Stato distinto dall’Antistato non corrisponde alla realtà.

Dal senso dello stato all’etica pubblica

L’educazione dovrebbe mirare a delineare un buon cittadino al quale lo Stato non viene imposto, ma che,

attraverso un processo complesso e irreversibile, sviluppa personalmente un’etica pubblica.

Premessa allo sviluppo dell’etica pubblica è la formazione di una cultura civica, la quale comprende:

virtù civiche (partecipazione politica, lealtà alle istituzioni e l’attaccamento alla patria) che si traducono

○ in un impegno attivo e possono anche generare conflitti;

4 ideali e valori procedurali (rispetto delle leggi, responsabilità verso se stessi e verso la collettività,

○ tolleranza e buone maniere) che riguardano la vita privata e suggeriscono atteggiamenti controllati.

La formazione della cultura civica è affidata a numerose agenzie educative quali la famiglia, le

associazioni e i mezzi di comunicazione, ma soprattutto alla scuola.

CAPITOLO 2 – Separazioni, continuità e commistioni tra legalità e illegalità

Due concetti legati a quello di illegalità sono i concetti di devianza e marginalità.

Tutte le illegalità possono essere considerate devianze, ma non sempre l’illegalità produce

condizioni di marginalità.

Ci sono infatti casi in cui l’illegalità rende possibile occupare una posizione centrale nel contesto

sociale: si pensi al successo decretato dai mass media ad alcuni soggetti e comportamenti non virtuosi.

D’altra parte non tutte le marginalità sono considerate devianze (si pensi alla marginalità dovuta alla

perdita di mezzi economici).

Ne deriva che il collegamento tra illegalità, marginalità e devianza non è sempre lineare.

Una definizione descrittiva e neutra del concetto di devianza può essere:

devianza = non conformità a una o a più norme che sono accettate da un numero significativo

di persone all’interno di una comunità o società.

Per precisare il concetto di norma, occorre ricordare che le leggi sono norme, ma non tutte le norme

sono leggi.

Luciano Gallino in “Dizionario di sociologia” distingue:

norme d’uso, che riguardano le buone maniere e le usanze (esempio lo scambio di regali a Natale) e

○ che prevedono sanzioni relativamente leggere.

norme di costume che riguardano la condotta pubblica e privata di un individuo. Investono, ad

○ esempio, i rapporti tra coniugi, tra genitori e figli, ecc.

norme morali che sono norme di costume più vicine ai valori fondamentali che orientano i membri di

○ una società.

norme di diritto che sono le norme di legge e pertanto riguardano la legalità/illegalità in senso stretto.

○ norme tecniche che riguardano il funzionamento di “cose” o anche quello delle organizzazioni.

Relativamente alle precedenti distinzioni possiamo osservare che:

ci sono comportamenti che possono rientrare contemporaneamente in più aree (esempio: il

1. consumo di sostanze stupefacenti rientra nell’ambito delle norme morali, ma può rientrare anche nelle

norme di diritto dal momento che esistono leggi che vietano tale consumo).

5 Spesso le norme morali o quelle di costume precedono quelle che successivamente saranno

2. delle norme di diritto.

Ciascuna area di norme è interessata da pratiche educative, anzi il fatto che le norme regolino

3. effettivamente i rapporti tra soggetti dipende dall’educazione.

In generale, la sanzione è la reazione al comportamento di un individuo o di un gruppo che ha lo

scopo di assicurare il rispetto di una data norma.

Le sanzioni possono essere:

1.a) positive: offerta di una ricompensa per la conformità alla norma;

1.b) negative: punizione di un comportamento non conforme.

2.a) formali: inflitte da autorità competenti (esempio le sanzioni per la violazione di norme di

diritto);

2.b) informali: vengono inflitte ai trasgressori in modo meno organizzato e più spontaneo.

Spesso le sanzioni informali come l’isolamento e la riprovazione associate alla violazione delle norme

morali, sono più pesanti ed efficaci di quelle che derivano dalla violazione di norme di diritto.

E’ utile sottolineare l’importanza dell’educazione alla sanzione oltre che dell’educazione alla norma.

La sequenza teorica Norma­Infrazione­Sanzione (NIS)

La sequenza NIS è teorica, astratta, collocata in una società ideale piuttosto che nella società

reale.

E’ più aderente alla realtà la sequenza:

norma certa => infrazione quantitativamente rilevante della norma => sanzione prevista, ma non

sempre applicata, quindi incerta.

Alcuni elementi di criticità della sequenza NIS riguardano:

La percezione di parte dell’opinione pubblica, dello scarso peso delle sanzioni rispetto

○ all’infrazione commessa. E’ necessario educare all’adeguatezza della sanzione: ad esempio educare

a non considerare la pena di morte come sanzione adeguata ed auspicabile;

l’idea della sanzione riabilitativa, cioè di una sanzione configurata come processo che tende a

○ favorire il cambiamento in positivo di chi ha infranto la norma;

i discorsi sul pentimento e il perdono.

Le questioni di confine della legalità/illegalità

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Spesso il comportamento “per male” (contrapposto a quello ritenuto “per bene”) è considerato praticato

da una persona “per male” che appartiene a un gruppo sociale anch’esso “per male”.

Questa sequenza deriva da un processo di etichettamento che, di volta in volta, definisce in modo diverso

le persone e i gruppi “per male”, che possono essere, ad esempio, i meridionali, gli stranieri, ecc.

Le pratiche di etichettamento sono rassicuranti perché permettono di mettere ordine nel mondo e

offrono l’illusione di individuare i soggetti pericolosi nei confronti dei quali innalzare le difese.

La questione diventa complessa quando sono i gruppi considerati “p

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher assuntarappi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tramma Sergio.
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