L'oggetto generale educazione
Etimologicamente, la parola “educazione” deriva dal latino “educatio” che, a sua volta, deriva da “educere” cioè “condurre fuori”. L’educazione riguarda qualcosa che già esiste, ma che deve essere portato alla luce. Alla parola “educazione” sono associabili più significati, tra cui:
- Trasmissione di sapere da una generazione all’altra, volta all’acquisizione, al riconoscimento e all’accettazione, da parte delle nuove generazioni, dei valori morali e culturali ritenuti essenziali.
- Acquisizione, attraverso i processi che avvengono tipicamente nella scuola, di nozioni e abilità relativi a campi particolari del sapere.
- Capacità di comportarsi correttamente e rispettosamente nei confronti delle altre persone.
Le aree di significato dell'educazione
Possiamo quindi individuare diverse aree di significati relativi alla parola “educazione”:
- Area relativa ai processi di acquisizione della cultura di un determinato contesto. Viene messo in risalto l’aspetto processuale invariante dell’educazione, finalizzata all’acquisizione di valori, saperi e comportamenti considerati positivi in un certo contesto socio-culturale.
- Area relativa al processo di formazione globale e armonico della persona, cioè processo che mira allo sviluppo di tutte le potenzialità positive presenti nella persona. Sono potenzialità considerate come patrimonio di ciascuna persona umana e indipendenti dal contesto sociale in cui essa si trova.
- Area relativa alle attività intenzionalmente svolte in ambienti specifici, finalizzate all’acquisizione di saperi particolari.
- Area relativa alle “buone maniere” che rappresentano comportamenti ritenuti auspicabili da parte dei membri di uno stesso contesto socio-culturale. Le “buone maniere” indicano modi di relazionarsi con gli altri ritenuti propri della persona matura.
Riflettendo sulle aree di significati sopra elencate, possiamo osservare che:
- L’educazione può considerare le persone nella loro globalità e riferirsi, in generale, al processo di formazione.
- Essa può riguardare dimensioni particolari e limitate della personalità di ciascuno.
Le categorie dell'educazione
Ci sono numerosi criteri per classificare le esperienze educative. Consideriamo i principali.
Classificazione in base alle sedi dell'educazione
Una classificazione è quella che distingue tra educazione scolastica e educazione extrascolastica. Si tratta di una distinzione ormai superata, perché nel mondo contemporaneo esistono altre istituzioni educative oltre alla scuola. Franco Blezza propone la distinzione tra:
- Sedi specificamente riconosciute per l’educazione, ad esempio le scuole, centri per anziani, centri diurni per minori, ecc.
- Altre sedi che giuridicamente non sono riconosciute come educative, ma che lo sono di fatto (esempio la famiglia, i centri sociali, ecc.).
Classificazione in base ai destinatari delle esperienze educative
Considerando l’età dei destinatari, distinguiamo:
- Bambini e adolescenti (si parla di pedagogia in senso proprio).
- Adulti (si parla di andragogia).
- Anziani (si parla di geragogia).
Classificazione in base al grado di formalizzazione
- Educazione formale:
- Riguarda un sistema d’istruzione che funziona sulla base di precise norme e regolamenti.
- Tipicamente vi rientra il sistema scolastico nazionale.
- Riguarda un’area educativa fortemente intenzionale, dichiarata tale e riconoscibile.
- Al termine del percorso educativo è previsto il rilascio di attestati e diplomi (spesso aventi valore legale).
- È, almeno in parte, obbligatoria.
- La distinzione educatore/educando è evidente e dichiarata.
- Educazione non formale:
- Si svolge all’esterno del sistema scolastico (ad esempio, negli oratori, nei centri di aggregazione giovanile, in famiglia, ecc.).
- Produce apprendimenti che si aggiungono o che compensano quelli scolastici.
- Le esperienze educative sono intenzionali, dichiarate tali e riconoscibili.
- La distinzione educatore/educando è chiara e dichiarata.
- Tipicamente rientrano in questo ambito gli interventi educativi destinati a soggetti caratterizzati (anche solo potenzialmente) da devianza, disagio, emarginazione.
- Educazione informale:
- Si tratta di un’area di definizione più incerta rispetto alle precedenti.
- Genera apprendimenti spontanei, basati principalmente sull’esperienza, che si producono senza che sia presente alcuna organizzazione o istituzione dichiaratamente preposta allo scopo e senza intenzionalità pedagogica.
- Anche se talvolta è riconoscibile un intento di far apprendere qualcosa a qualcuno, tale intenzione non è pienamente consapevole e non viene dichiarata.
- Riguarda il vasto sistema di trasmissione di valori, comportamenti, ecc. derivante dalle relazioni interpersonali, dagli eventi lavorativi, dalla vita quotidiana.
- Essa è diffusa, relazionale, non intenzionale.
- È oggetto di studio della pedagogia sociale, ma anche della sociologia, dell’antropologia e della psicologia.
- Può generare apprendimenti più significativi e solidi e, a volte, di segno contrario, rispetto a quelli generati dalle esperienze che rientrano nelle altre due aree.
- È potenzialmente presente in ogni luogo e situazione. Pertanto riguarda ogni età della vita e qualsiasi condizione dell’esistenza individuale e collettiva.
- Diventa evidente (e su di essa si comincia a riflettere) quando alcuni degli apprendimenti che genera sono in conflitto con quelli ritenuti auspicabili a livello sociale.
Classificazione in base all'intenzionalità
- Esperienze educative intenzionali:
- È presente l’intento consapevole di produrre apprendimenti.
- Sono immediatamente e chiaramente riconoscibili.
- Esempi: scuola, corsi di vario tipo, campagne di informazione e sensibilizzazione su temi diversi (temi sociali, familiari, ecc.).
- Esperienze educative non intenzionali:
- Generano apprendimenti, anche se non vi è alcun intento educativo.
- Gli esiti educativi non sono dichiarati, previsti, ricercati.
- Sono riscontrabili anche all’interno delle esperienze intenzionali (ad esempio, apprendimenti generati nel rapporto tra compagni di scuola).
- Esempi: visione di spettacoli televisivi o film, lettura di un libro, ecc.
- Esperienze educative non dichiaratamente intenzionali:
- È presente un intento educativo che non viene dichiarato.
- Esempi: campagne pubblicitarie, disposizione delle merci nei supermercati, ecc.
La società occidentale e l'educazione informale
Per indagare sull’educazione informale è indispensabile considerare il luogo e il tempo in cui le esperienze educative si collocano. Noi considereremo la società occidentale nell’epoca contemporanea. La società contemporanea è interessata da continui cambiamenti che toccano tutti gli ambiti sociali (economia, politica, cultura, ecc.).
Per definirne le caratteristiche si preferisce sottolineare il carattere di discontinuità rispetto a ciò che ha caratterizzato le epoche storiche precedenti. Si parla quindi della società contemporanea come società post-industriale, post-fordista, post-moderna, ecc.
Il fenomeno della globalizzazione
Un importante fenomeno che interessa la società occidentale nell’epoca contemporanea è la globalizzazione o mondializzazione:
- Si tratta di uno stato di interazione che riguarda tutte le aree territoriali del globo e che comporta il movimento di merci, persone, saperi e culture.
- Sebbene alcuni aspetti della globalizzazione fossero riconoscibili anche in altre epoche storiche, nella contemporaneità il fenomeno manifesta la sua massima espansione.
- I giudizi di valore espressi sul tema della globalizzazione sono numerosi e diversi tra loro. Si riconoscono posizioni neutre, posizioni entusiastiche e posizioni critiche di chi, ad esempio, sottolinea il rischio dell’aumento del divario tra ricchi e poveri e il rischio di omologazione e discomparsa delle culture locali.
- Il fenomeno della globalizzazione ha delle conseguenze anche sull’educazione informale, legata agli apprendimenti generati dal contatto tra culture e modelli di vita diversi. Spesso è un contatto asimmetrico per il peso diverso delle parti.
Questo contatto può avvenire in presenza (contatto effettivo e diretto tra persone) o a distanza (contatto mediato tipicamente dai mezzi di comunicazione).
I processi migratori
I processi migratori rappresentano un aspetto evidente e importante della globalizzazione. Questi processi hanno accompagnato l’intera storia dell’umanità, ma, nella contemporaneità, essi investono l’intera società-mondo, cioè coinvolgono tutto il pianeta, nessuna regione esclusa.
Le migrazioni producono spesso:
- Disagi materiali e non.
- Distacco forzoso dalle culture di origine.
- Attaccamento al paese natale.
- Reazioni contraddittorie nelle società di accoglienza.
- Creazione di stereotipi.
- Modificazioni nell’organizzazione territoriale sia dei Paesi di arrivo che dei Paesi di partenza.
- I processi migratori comportano notevoli conseguenze sul piano educativo, che non possono essere descritte in termini generali, ma solo considerando particolari tempi e luoghi in cui esse si producono.
Considerando i Paesi del mondo occidentale, possiamo notare che i flussi migratori vengono generalmente percepiti come un problema. Dal punto di vista educativo, ciò comporta che questi Paesi vengono percepiti come cittadelle assediate, che devono difendersi dall’assalto dei migranti.
I processi migratori si differenziano al loro interno in base a:
- Motivazioni e attese sia in uscita che in entrata (il dato comune è rappresentato dalla ricerca di migliori condizioni di vita).
- Culture dei paesi di ingresso e di uscita.
- Religioni di appartenenza.
- Classi sociali di appartenenza dei migranti e collocazione nella scala sociale dei paesi di arrivo rispetto a quella dei paesi di provenienza (esempio: ingegneri ucraini che emigrano in Italia e lavorano come operai o come badanti).
- Appartenenze di genere, importanti in relazione alle diverse convinzioni sul ruolo e sui diritti delle donne.
- Settori professionali in cui si inseriscono i migranti.
- Strategie e pratiche formali e informali di accoglienza o di rifiuto nei paesi di arrivo.
Tutti i precedenti fattori contribuiscono a creare climi educativi locali molto differenziati. I processi migratori costituiscono un’esperienza educativa per coloro che emigrano e che devono affrontare processi di socializzazione per inserirsi nella società del paese ospitante. Sono processi che si innestano spesso su una storia personale, familiare e di gruppo già caratterizzata da solidi apprendimenti. I migranti (adulti o bambini) vivono quindi una “doppia storia” educativa che investe sia gli aspetti formali che quelli informali.
Il turismo di massa
In generale, il turismo è un’esperienza educativa perché configura occasioni di incontro tra persone di Paesi diversi. L’esperienza educativa riguarda:
- I turisti. Per alcuni di loro, il viaggio genera una profonda conoscenza di culture diverse dalla propria; per altri il viaggio è comunque un semplificatore cognitivo delle condizioni di vita presenti in zone del mondo diverse da quella in cui vivono.
- Gli abitanti del paese di destinazione, per i quali gli apprendimenti derivano dal confronto tra i propri valori e comportamenti e quelli praticati nei paesi da cui provengono i turisti.
Si possono distinguere:
- Viaggi di formazione che vengono effettuati normalmente da persone culturalmente attrezzate e provenienti da ceti abbienti (esempio: viaggi per stages o master all’estero).
- Turismo di massa, caratterizzato da spostamenti di breve durata a scopo ricreativo di persone che provengono dai paesi ricchi e si dirigono verso i paesi meno sviluppati.
Altre situazioni, oltre al turismo, che generano dei contatti diretti tra popolazioni di Stati diversi sono:
- La delocalizzazione della produzione di alcuni beni dai paesi più industrializzati a quelli meno sviluppati. Essa:
- È favorita dal basso costo della manodopera e dai vincoli ambientali meno restrittivi dei paesi ospitanti.
- Favorisce uno scambio culturale “asimmetrico”: gli apprendimenti che si generano negli abitanti dei paesi che ospitano gli insediamenti produttivi sono spesso più ampi di quelli generati in coloro che sono ospitati.
- Si tratta di apprendimenti che possono generare conflitti con i saperi preesistenti.
- Le occupazioni militari, spesso etichettate come “missioni di pace” da parte, soprattutto, dei paesi occidentali. Esse:
- Hanno lo scopo di sconfiggere militarmente un nemico considerato pericoloso per gli interessi di questi paesi.
- Sono spesso associate alla proposta (a volte, imposizione) intenzionale di obiettivi di apprendimento legati, ad esempio, alle forme di partecipazione politica, agli stili di consumo, ecc.
Locale e globale
La globalizzazione ha comportato delle radicali modificazioni nei rapporti tra due dimensioni:
- Il locale: si tratta di contesti territoriali ben delineati e identificabili. Ad esempio: lo Stato, il quartiere, ecc.
- Il globale: insieme di relazioni economiche, sociali e politiche che interessano l’intero pianeta.
In particolare, il locale ha perso la sua distinzione ed autonomia rispetto al globale, perché le informazioni, le merci e le persone superano i confini sia materiali che immateriali dei vari territori. Il locale, a sua volta, influenza il globale, perché gli avvenimenti che si verificano a livello locale possono influenzare, anche molto rapidamente, il globale (ad esempio, i fatti dell’11 settembre 2001).
Il tipo di rapporto che si è venuto a creare tra locale e globale provoca, a livello educativo e culturale, processi tra loro in contrasto:
- Aumento e diversificazione delle occasioni informali di apprendimento.
- Processo di omologazione culturale, cioè riduzione delle differenze culturali quando una cultura locale si impone sulle altre. È il caso dell’americanizzazione, cioè dell’esportazione di alcuni comportamenti mode, ecc. al di fuori dei confini degli Stati Uniti.
- Processo di creolizzazione che produce, in tempi lunghi, culture e apprendimenti che inglobano in sé aspetti di culture tra loro diverse.
- Processo di rigetto che rappresenta un tentativo di salvaguardare le culture locali dalle possibili “contaminazioni” di culture provenienti dall’esterno.
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