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Introduzione

L'importanza dell'opera: attraverso essa l'educazione americana ha scoperto il metodo dei problemi come una risorsa fondamentale dell'insegnamento. In essa compaiono gli aspetti pedagogici nelle sue caratteristiche formulazioni logiche/metodologiche che fissano il volto tipico dello sperimentalismo.

Il processo educativo si realizza con la penetrazione dell'intelligenza nei modi fondamentali dell'attività umana. L'intelligenza è il metodo stesso dell'esperienza. L'educazione mentale è il procedimento volto a rendere esplicita la potenzialità intelligente dell'esperienza. L'esperienza ha un tratto propulsivo e crescente e resterebbe qualcosa di incompiuto e indefinito se non intervenisse un procedimento euristico che ricerca un risultato.

Il segreto di ogni educazione sta nel cogliere l'esperienza individuale alle fonti della sua dinamica plasticità; quando ancora l'individuo non è irrigidito dalla routine o dipendente dalle cose/altri, ossia nella fanciullezza (ingenua, ricca di curiosità e meraviglia, in cerca di novità). Quest'atteggiamento diventa poi intellettuale e riflessivo, con il passaggio dal concreto all'astratto.

L'educazione del pensiero è indiretta: occupazioni materiali e pratiche che costituiscono i modi abituali della condotta umana. L'organizzazione di situazioni vitali attorno al fanciullo stimola, libera, potenzia i poteri di direzione e motivazione della condotta costituendoli in interessi, è un'apertura all'immaginazione e invenzione intellettuale, diventano abiti di coerenza, ordine e continuità (tratti morali del carattere).

Le operazioni pratiche sono il denominatore comune di tutta l'esperienza pensante perché intervengono a controllare lo sviluppo riflessivo e teoretico. Lo scopo dell'educazione è assicurare un'equilibrata interazione tra abiti di pensiero pratico e volti a lavorare concretamente e abiti più rigorosamente teorici (non c'è una superiorità tra 'uno e l'altro).

Lo sviluppo mentale dell'intelligenza verso l'astratto non implica la distruzione del potere di pensare praticamente per superare ostacoli o conseguire fini. L'abilità dell'invenzione e adattamento pratico è perfettamente in grado di far sorgere il gusto per il pensiero indipendentemente dalle conseguenze pratiche.

Compito dell'educatore: uso di situazioni congeniali allo studio immaturo dello sviluppo capaci di promuovere il suo elevamento a condizioni di maggiore efficacia e responsabilità proprie della vita dell'adulto (far sorgere la curiosità e guidarla, creare occasioni per l'affiorare dei problemi). Tener conto dell'influenza dell'ambiente esterno, influenza delle persone con cui il fanciullo viene a contatto, la natura degli studi.

La separazione fatta tra teoria/pratica è responsabile dell'inefficienza dei tradizionali metodi di educazione della mente. Non si può fare alcuna separazione tra pensiero/conoscenza/valore.

“L'educazione non si esaurisce nell'aspetto intellettuale, occorre formare attitudini ed efficienza pratica, sviluppare disposizioni morali e capacità di apprezzamento estetico”. L'atteggiamento scientifico è la meta e direzione naturale dell'intelligenza e indicazione sul piano pedagogico.

Cos'è il pensiero

I differenti significati della parola pensiero. Nessuno può dire ad altri in modo determinato in che modo dovrebbe pensare, ma si possono descrivere i diversi modi in cui gli uomini effettivamente pensano; alcuni sono migliori di altri. Comprendendo questo, si possono cambiare i modi di pensare e renderli più efficienti, migliorare il lavoro del pensiero e altre operazioni mentali.

Il miglior modo di pensare è il pensiero riflessivo: quel tipo di pensiero che consiste nel ripiegarsi mentalmente su un soggetto e nel rivolgergli una seria e continuata considerazione.

Ci sono altri processi mentali a cui non si può dare il nome di pensiero, per esempio la corrente della coscienza: per tutto il tempo che siamo svegli o dormiamo attraversa la nostra testa (fantasticherie, figurazioni mentali, reminiscenze casuali, impressioni) = sono processi mentali futili e caotici, un flusso incontrollato di idee, automatico e privo di regola.

Il pensiero riflessivo somiglia a questo casuale flusso d'idee che attraversa la mente perché anch'esso è una successione di cose pensate, ma si differenzia perché non è un flusso casuale. La riflessione non è una mera sequenza, ma conseguenza di idee. Le idee hanno ordine consecutivo, ogni idea determina la successiva come suo risultato e ciascun risultato si appoggia a quelli precedenti. Le idee sono ben collegate in modo da rendere possibile un movimento rivolto ad un fine comune.

Il pensiero è di solito ristretto alle cose non direttamente percepite: hanno maggiore importanza gli episodi d'immaginazione che si succedono con coerenza (per esempio, storie immaginarie articolate dei fanciulli: hanno tutti i gradi di coerenza interna, simulano il pensiero riflessivo).

Pensiero = raffigurazione mentale di qualcosa non attualmente presente.

Pensare = successione di tali rappresentazioni.

Il pensiero riflessivo mira a una conclusione: risolvere una questione. La meta finale costituisce un compito che controlla la sequenza di idee.

Pensare come sinonimo di credere: riguarda tutte le faccende di cui non si ha una conoscenza certa o che si accettano come vere e possono essere messe in dubbio nel futuro (per esempio, gli uomini pensavano che il mondo fosse piatto). Molti pensieri del genere affiorano inconsciamente senza che ce ne accorgiamo diventano parte del nostro equipaggio mentale, come un'idea presa da altri (il soggetto non ha esaminato la questione e la sua mente non ha agito attivamente per raggiungere quella credenza). Ne sono responsabili la tradizione, l'istruzione, l'imitazione. Si tratta di pregiudizi.

Il pensiero riflessivo spinge all'indagine:

  • Presenza di un'ordinata catena di idee
  • Ha un proposito e fine che lo controlla
  • Comporta una ricerca attenta e indagine personale
  • Stabilisce la credenza su una base di evidenza e razionalità

Il fattore centrale nel pensare

Il suggerimento di qualcosa non osservato. Conseguire corretti abiti di riflessione sarebbe più facile se i diversi modi di pensare non si mescolassero l'uno con l'altro. Esempio:

  • Un uomo passeggia in una giornata calda, avverte l'aria più fresca e pensa che stia per piovere, guarda il cielo e vede delle nuvole = pensa a qualcosa che presentemente non vede (temporale), questa possibilità suggerita è il pensiero. È un caso di credenza (il fresco significa pioggia).
  • Un uomo guarda una nuvola e si rammenta un volto umano. È un caso di fantasticheria, perché non c'è alcuna connessione nuvola/volto.

Implicano entrambi il percepire un fatto e qualcosa di non osservato, ma solo suggerito. La differenza è che non crediamo al volto visto nella nuvola, non consideriamo la possibilità che sia un oggetto reale, mentre la possibilità della pioggia si presenta come reale a causa dell'abbassamento di temperatura.

La funzione del significato

Il fattore centrale di ogni pensiero riflessivo è questa funzione per cui una cosa ne significa un'altra inducendo così a esaminare dove l'una può essere considerata garanzia della credenza dell'altra.

Significare = una cosa ne fa vedere un'altra, è il preannuncio, un indizio.

La riflessione inizia quando iniziamo a indagare sul valore e affidamento di un'indicazione, quando ci sforziamo di provarne il valore e vedere quali garanzie essa offre che i dati esistenti conducano realmente all'idea suggerita.

La riflessione implica fede nell'evidenza. La riflessione implica che qualcosa si accetta non per se stessa, ma trasmette qualcos'altro che sta come prova, testimonianza, garanzia (fondamento della credenza).

Pensiero = operazione in cui i fatti presenti suggeriscono altri fatti così da indurre la credenza in ciò che viene suggerito sulla base di una relazione realmente esistente tra le cose stesse.

Le fasi del pensiero riflessivo

Il fatto osservato è fonte di perplessità, induce a un atto di ricerca per portare innanzi alla mente fatti che permettano una conclusione in base all'evidenza (acquisire un fondamento oggettivo su cui basare la credenza). Qualsiasi tentativo di risolvere una questione tramite il pensiero implica l'indagine su altri fatti.

Il pensiero ha origine in una situazione cruciale (ambigua) e l'incertezza costringe all'indagine. L'esigenza di risolvere una difficoltà è il fattore permanente che guida l'intero processo di riflessione. Il dubbio stabilisce un fine e incanala la corrente di idee in una via definita.

La natura del problema fissa il fine del pensiero e il fine controlla il processo del pensiero. Si è in grado di pensare riflessivamente solo quando si è disposti a prolungare lo stato di sospensione e assumersi il fastidio della ricerca.

Perché il pensiero riflessivo deve costituire uno degli scopi dell'educazione

Il pensiero rende possibile l'azione accompagnata da uno scopo consapevole. Il pensiero riflessivo emancipa da un'attività impulsiva e abitudinaria, consente una direzione previdente delle nostre attività e la formazione di piani d'azione conformi ai fini e propositi di cui siamo coscienti. Permette di agire in modo deliberato e intenzionale per aggiungere oggetti futuri o disporre di ciò che è presente o assente. Trasforma l'azione appetitiva in azione intelligente.

È possibile il controllo delle cose che ci circondano solo se hanno significato per noi. Il pensiero consente sistematicamente la possibilità di preparazioni e invenzioni. Sviluppa costruzioni artificiali che permettono di prevedere le conseguenze; per evitarle istituisce meccanismi che aiutino a prevenire le emergenze della vita, che difendano dalle ostilità, rendano la vita più sicura. Gli strumenti artificiali sono modificazioni di cose naturali. È l'elemento di differenza tra uomo civilizzato e selvaggio.

Il pensiero arricchisce le cose di significati. Conferisce a eventi e oggetti fisici una condizione e valore diverso da quello che posseggono se privi di riflessione, per esempio, le parole: sono semplici scarabocchi per chi non sa scorgervi segni linguistici. Un oggetto è più di una semplice cosa, è una cosa avente un significato definito. Il pensiero controlla e arricchisce il valore. Il grande vantaggio che proviene dall'esercitare la facoltà del pensiero è la continua crescita di significato della vita umana.

“Ognuno di noi ha bisogno di accertare i fatti che non sono stati direttamente osservati perché quei fatti stessi hanno importanza per i suoi propri interessi e occupazioni” - Stuart Mill.

Due motivi della necessità di educare il pensiero

Mostrano la differenza tra vita umana razionale e animale istintiva. Non si realizzano automaticamente, occorre che il pensiero sia attentamente educato e diretto anche perché il pensiero, nonostante ci liberi da istinto e routine, porta con sé la possibilità di errori (può condurre a false credenze).

Locke: “qualunque facoltà l'uomo impieghi, l'intelligenza costantemente lo guida, è del più alto interesse che si prenda cura dell'intelligenza al fine di condurla rettamente nella ricerca della conoscenza”.

Le tendenze hanno bisogno di essere costantemente controllate

Rischio di accettare naturalmente credenze errate: si possono accettare conclusioni solo perché vi sono suggestioni vivide e interessanti, mentre un accumulo di dati sicuri può mancare di suggestioni perché in contrasto coi costumi correnti (credulità primitiva: tendenza a credere a tutto ciò che viene suggerito in mancanza di una potente evidenza contraria). Ancora oggi le masse conservano certe opinioni solo perché correnti e popolari, senza comprendere le ragioni su cui si fondano.

La superstizione è altrettanto naturale che la scienza. Esempio: sale rovesciato porta sfortuna, morso della zanzara porta la malaria. La differenza sta nella regolamentazione delle condizioni in cui sono effettuate le osservazioni. Il passaggio da superstizione alla scienza non è stato causato da una migliore acutezza dei sensi, ma è frutto della regolazione in cui avvengono le osservazioni e inferenze.

Le cause generali degli errori: gli “idola” di Bacone

Tentativi di individuare le cause degli errori. Bacone parla di idola che inducono la mente conducendola su strade sbagliate:

  • Della tribù: radicati nella natura umana in generale
  • Del mercato: credenze provenienti dalle relazioni sociali e linguaggio
  • Della spelonca: dovute a cause specifiche di un soggetto particolare
  • Del teatro: che hanno origine nella moda corrente

Il pensiero di Locke sulle forme tipiche dell'errore

  • Coloro che raramente ragionano, ma agiscono sull'esempio degli altri, che prendono come guida e si liberano dal disturbo di pensare da sé
  • Coloro che mettono la passione al posto della ragione: non usano né la propria né ascoltano quella altrui, non vanno oltre ciò che si accorda al loro interesse o partito
  • Coloro che sinceramente seguono la ragione, ma non hanno una visione piena di tutto ciò che ha riferimento al problema (conversano con una sola specie di persone, libri, nozioni), non si avventurano nel grande oceano della conoscenza

L'importanza delle abitudini

Ogni giorno si osserva la tendenza a credere a ciò che si accorda ai propri desideri, si prende per vero ciò che si desidera, difficilmente si considerano idee opposte alle nostre speranze. Saltiamo subito a conclusioni, senza mettere alla prova le idee, a causa dell'influenza delle nostre personali attitudini.

Alcune disposizioni che danno il potere di fuorviare il pensiero sono buone, per il desiderio di essere in armonia con gli altri, però possono indurre a cadere nei pregiudizi altrui, indebolire la propria indipendenza di giudizio, non considerare le credenze estranee al proprio gruppo.

Non basta per educare il pensiero conoscere le migliori forme di pensiero più nessuna serie di esercitazioni formali a pensare correttamente può rendere buoni pensatori. L'individuo deve essere animato da certe attitudini dominanti nel suo stesso carattere.

L'unione dell'attitudine e di un metodo di ricerca

La sola conoscenza dei metodi non è sufficiente, necessario il desiderio e volontà di impiegarli (disposizione personale). Necessità di coltivare attitudini più propizie all'impiego dei migliori metodi:

  • Apertura mentale: libertà dal pregiudizio e tutti quegli abiti che rendono la mente refrattaria a considerare nuovi problemi e ospitare nuove idee più attivo desiderio di dare ascolto a più parti, badare ai fatti da qualsiasi parte provengano, prestare attenzione alle possibili alternative, riconoscere la possibilità di errore anche nelle credenze più care (spesso per pigrizia si chiude la mente, ci si identifica con un'idea che diventa la nozione preferita) = vigile spontaneità e propensione al nuovo
  • Sincera adesione al totale: un genuino entusiasmo, chi è totalmente interessato a qualcosa vi mette dentro tutto se stesso; importante non solo per le faccende morali/pratiche, anche per sviluppo intellettuale. I problemi si presentano spontaneamente, danno un impulso in avanti al pensiero
  • Responsabilità: considerare le conseguenze di un passo progettato, essere disposti ad accettare le conseguenze di una posizione presa, conferisce integrità, coerenza e armonia

Queste 3 attitudini portano alla prontezza: affrontare in modo altamente pensante i problemi che si presentano nel corso dell'esperienza.

Le risorse native dell'educazione

Non si può introdurre forzatamente la capacità di pensare; l'insegnante ha bisogno di conoscere qualcosa del capitale primario, più il maestro è consapevole delle esperienze passate degli studenti (speranze, desideri, interessi), più capirà le forze operanti che hanno bisogno di essere dirette per la formazione degli abiti riflessivi. Il numero e la qualità di questi fattori variano da soggetto a soggetto (in ogni soggetto operano forze e tendenze che devono essere usate).

La curiosità

Ogni individuo è in interazione costante col suo ambiente per agire in qualche modo sugli oggetti che lo circondano e ricevere da essi impressioni e stimoli. Questo processo di interazione costituisce la trama dell'esperienza più possediamo tendenze continuamente protese in avanti e all'esterno che spingono a stabilire nuovi contatti, a cercare nuovi oggetti, a estendere il campo dell'esperienza = curiosità.

Non esiste una singola facoltà chiamata curiosità, ogni organo di senso cerca un'occasione per agire. È il primo fattore fondamentale nell'allargamento dell'esperienza, il primo ingrediente da sviluppare.

Tre livelli di curiosità

  • Livello organico: è ancora ben lontana dall'essere pensiero (fa ogni sorta di esperienza che permette di presentare nuove qualità). È un trasporto vitale, esuberante energia organica, irrequietezza fisiologica; nei bambini piccoli è una profusione incessante di attività di esplorazione/prova. Non si possono dire attività intellettuali, ma senza di esse mancherebbe materiale per far operare l'attività intellettuale.
  • Livello sociale: sotto l'influenza degli stimoli sociali, il bambino capisce che può ricorrere ad altri per allargare la sua esperienza, chiede agli altri nuovi materiali interessanti (fase dei perché), non è una richiesta di spiegazione scientifica, ma impazienza di acquisire una più larga informazione del mondo (è più interessato a chiedere che ascoltare la risposta, una domanda succede all'altra continuamente, non c'è posto per il loro sviluppo in una catena di pensiero).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Piacenza Massima.
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