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Gregory Bateson (inglese, 1904­1980) ricevette una formazione da biologo, ma studiò anche

antropologia e psichiatria.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo: “Verso un’ecologia della mente” ; “Mente e natura, un’unità

necessaria” ; “Dove gli angeli esitano. Verso un’epistemologia del sacro” ; “Una sacra unità” che è

un’antologia di saggi raccolti da Donaldson dopo la morte di Bateson.

Prologo ­ IL TEMPO E’ FUORI SQUADRA

Nel 1978 Beteson scrisse un memorandum indirizzato ai suoi colleghi dell’Università della California,

per invitarli a prendere atto dell’obsolescenza delle premesse più consolidate del pensiero e dei

gravi danni provocati dalla loro applicazione negli attuali contesti socio­culturali.

Tra queste premesse rientrano:

1. il dualismo cartesiano che separa la “mente” dalla “materia”;

2. il fisicalismo delle metafore usate per spiegare i fenomeni mentali (ad esempio, i riferimenti ai

concetti fisici di potenza, energia, tensione, ecc.);

3. l’assunto antiestetico per cui si ritiene che tutti i fenomeni (anche quelli mentali) possano e debbano

essere valutati in termini quantitativi.

Bateson parla di “tempo fuori squadra” riferendosi ai precedenti assunti che sono radicalmente

sbagliati quando influenzano i nostri modi di pensare e di conoscere (e quindi anche l’insegnamento

universitario).

Egli ritiene che i fenomeni relativi agli esseri viventi non debbano essere studiati attraverso

l’uso di linguaggi basati su metafore che attingono dalla fisica e dalla chimica, ma piuttosto

attraverso metafore “creaturali” relative all’interazione, alla comunicazione, al pensiero e alla

“bellezza”.

Si tratta di un linguaggio che non opera dualismi e scissioni (tra mente e materia, emozioni e

intelletto, io e tu, individuo e società, ecc.), ma che opera attraverso la “danza” connettiva della

relazione: ciascuna “polarità” si produce per reciprocità, un polo attraverso l’altro, in un processo

1

circolare.

Bateson afferma che l’io non è separato dagli altri e dal contesto, l’universo antropologico non è

separato dall’universo creaturale in continua ed imprevedibile evoluzione e vi è una relazione

complementare e circolare tra i processi biologici e quelli mentali (egli afferma: “Se volete

comprendere il processo mentale, guardate l’evoluzione biologica e viceversa”).

Questo legame circolare e complementare delinea l’ecologia della mente nella quale la ragione e il

cuore non sono più separate tra loro e nemmeno dall’intero contesto.

L’ecologia della mente assume come unità elementare di analisi non i singoli organismi, ma

l’organismo­nel­suo­ambiente, cioè l’ecosistema interattivo, la struttura che connette.

Il linguaggio “ecologico” creato da Bateson rappresenta uno dei più apprezzabili tentativi

compiuti nel XX secolo di ripensare la condizione umana nell’era planetaria.

Bateson e la modernità liquida

Il sociologo polacco Bauman osserva che nella società liquida contemporanea si assiste alla

destabilizzazione irreversibile delle certezze più solide riconoscibili nelle epoche precedenti,

quali il lavoro, lo stato, il tempo, lo spazio, ecc. La stessa solidità dell’individuo si trova ad affrontare

vicende e contesti educativi inediti.

Di conseguenza Bauman afferma che nell’epoca contemporanea diventa indispensabile che la persona

non si ostini nell’acquisizione di abitudini perché il successo nella vita dipende sempre di più dalla

velocità con la quale le persone riescono a liberarsi dalle vecchie abitudini, piuttosto che dalla

velocità con cui esse ne acquisiscono di nuove.

Apprendere ad apprendere

Margaret Mead, riflettendo sui tratti culturali delle moderne società occidentali, osserva che in esse

l’organizzazione di pensiero ed azione secondo lo schema mezzo­scopo è tipica e considerata

come modalità naturale dell’essere umano.

Ne deriva che anche le relazioni interpersonali assumono la fisionomia di rapporti mezzo­scopo

(l’alter diventa un mezzo per realizzare gli scopi di ego) e che questo schema tende a riguardare

anche modi di apprendimento. 2

Per riflettere su questo tema, Bateson osserva che nei processi di apprendimento sono sempre

riconoscibili due livelli:

1) Apprendimento 1 o protoapprendimento: aspetti dei processi di apprendimento che si possono

pianificare e controllare coscientemente (ad esempio, acquisizione di nuove informazioni, ecc).

2) Apprendimento 2 o deuteroapprendimento: aspetti dei processi di apprendimento che non si

possono pianificare coscientemente. Il deuteroapprendimento riguarda l’“imparare ad imparare”.

Mentre è in atto un apprendimento di tipo 1 (ad esempio l’apprendimento di una regola linguistica) è

sempre in atto anche un altro tipo di apprendimento (di tipo 2) di ordine più generale, che riguarda

appunto “come si fa ad apprendere”.

L’Apprendimento 2 riguarda l’apprendimento a considerare naturali certe forme di pensiero, che di

fatto sono invece acquisite culturalmente, attraverso l’esposizione prolungata a contesti in cui quelle

stesse forme sono praticate come fossero naturali.

Il fatto che l’Apprendimento 2 avvenga al di fuori del diretto controllo da parte dei responsabili della

formazione non significa che esso sia irrilevante. Anzi è proprio attraverso il deuteroapprendimento

che i destinatari dell’azione educativa acquisiscono competenze particolarmente importanti

per la loro vita.

Bateson, ritenendo insufficiente fermarsi all’Apprendimento 2, cercò di approfondire la riflessione

individuando un nuovo tipo di apprendimento (Apprendimento 3) caratterizzato da altissima

creatività, particolarmente necessario nelle odierne società “liquide” e relativo all’apprendere a

“liberarsi dalle abitudini”, cioè l’apprendere a disabituarsi.

Per fronteggiare le sfide dell’età ‘postmoderna’, non si tratta di imparare a padroneggiare un insieme di

alternative per adattarsi al mondo, ma diventa necessario apprendere ciò che serve per modificare tali

alternative, rinunciando alla pretesa di padroneggiarle.

La frase paradossale “apprendere a disabituarsi” deve diventare la più adeguata per descrivere la

razionalità “normale”, quella che dovrebbe condurre ad imparare la difficile disciplina del “non

padroneggiare” e, quindi, al superamento delle obsolete abitudini di pensiero dualistiche ed antiestetiche.

E’ un apprendimento inconsapevole, che richiede il ricorso a modalità di pensiero di tipo non cognitivo,

ma emozionale, che rimanda alle ragioni del cuore, quelle che la ragione (razionalità) non conosce.

Per realizzare questo apprendimento occorre aver fiducia, affidarsi, coltivare quotidianamente la

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capacità di convivere con l’incertezza e con punti di vista differenti, come capita nell’innamoramento, nel

piangere e nel ridere assieme agli altri.

Bateson collega l’Apprendimento 3 al sentimento del sacro e al godimento del bello, modi ecologici per

sconfiggere l’obsolescenza delle moderne abitudini di pensiero e per riconoscerci parte danzante della

struttura che connette.

Capitolo 1 ­ FILTRI CREATIVI

Nel 1933 il pittore belga René Magritte realizzò il dipinto “La condizione umana” che rappresenta

una tela sulla quale è dipinto un paesaggio. Essa è appoggiata ad un cavalletto posto di fronte a una

finestra.

La prima impressione è che il dipinto sulla tela sia la copia fedele della parte di paesaggio che

la tela stessa nasconde. Ma questa impressione è ingannevole per due motivi:

1. nulla assicura che il paesaggio dipinto sulla tela sia quello che realmente appare agli occhi del pittore.

Quella che noi consideriamo una certezza (il paesaggio realmente presente al di fuori della finestra

corrisponde a quello dipinto sulla tela) è di fatto solo una delle tante possibilità.

Ma dobbiamo andare oltre: tale possibilità è anche da escludere.

2. Un esame attento del dipinto svela che lo sguardo del misterioso pittore del paesaggio sulla tela è

perpendicolare alla finestra, mentre il nostro sguardo è perpendicolare al quadro di Magritte (che è poi

la stessa posizione dello sguardo di Magritte quando ha dipinto il quadro). La tela sul cavalletto

nasconde al suo autore una p

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

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