Discorso sull’educazione a partire dalla crisi del 900 (esperienza letteraria, artistica, musicale): x es.
quadri di Cezanne (non indispensabili x comprendere la crisi del secolo, ma una possibile chiave di
lettura). Nell’arte contemporanea, crisi radicale della rappresentazione del mondo ext.
Crisi: impossibilità della cultura contemporanea di darsi una forma (avvertimento di un deformarsi
della vita); la cultura contemporanea non si riconosce nelle forme codificate della tradizione, tende
a vivere una dimensione di eccesso (x es. Giacometti: rappresenta la condizione dell’uomo
contemporanea di fronte alla guerra, Auschwitz, l’impossibilità di rappresentare la forma della
normalità, o la disperazione di Munch).
La cultura contemporanea è costretta a riconoscersi nell’impossibilità di fare della norma
qualcosa di condivisibile, è il mondo della crisi.
Il nostro mondo è comprensibile solo se si coglie la dimensione della crisi, qualsiasi altro accesso
sarebbe consolatorio. La crisi è una fase complessa, articolata e problematica in cui stili e forme
tendono a dissolversi nella loro totalità difficile da decifrare; provoca sofferenza, inquietudine,
mancanza di orizzonte certo; ogni azione acquista la forma di unp’avventura o viaggio (apertura di
una crisi verso orizzonti sconosciuti). Tanto + si ama il viaggio come apertura alla criticità e + è
produttivo (è un allontanamento dalle abitudini quotidiane), comporta di andare nel mondo
aprendosi e non negandosi e chiedere agli altri che facciano la stessa cosa.
La cultura pedagogica tradizionale pensava al bambino come uomo in potenza, l’obiettivo è portarlo
alla maturità ponendogli un adulto come punto di riferimento (es. Cuore di De Amicis. La
pedagogia del 900 è una rivoluzione copernicana: rappresentazione dell’infanzia come fenomeno
autonomo con sua identità (= puerocentrismo), non è insufficiente rispetto all’adulto, ma qualcosa
di tipico, irripetibile, nella sua condizione originaria = è un’operazione di riconoscimento della crisi
contemporanea.
Es. impressionisti (rappresentazioni innocenti di Gauguin, Van Gogh), antropologi (Levi Strauss:
ricerca delle fonti primigenie di una storia dell’umanità). Quindi la pedagogia ha registrato la cris,
ma non l’ha riconosciuta.
Puerocentrismo è espressione della crisi, avvertimento che la vita adulta è già depredata di
significato, idea dell’infanzia come condizione originaria di innocenza (il bambino è colui che + si
approssima alla comunicazione di sé attraverso la verità) = infanzia come archetipo che ci
approssima alla verità.
La cultura del 900 è cultura della crisi e ha riflessi sul campo pedagogico. La pedagogia non se n’è
accorta e pertanto non ha saputo accorgersi di cosa le succedeva come scienza dal punto di vista
teorico.
Qual è la condizione epistemologica con cui una scienza può dirsi tale?
Principio di Newton (la scienza è tale quando è descrittiva, non prescrittiva: ci può dire cos’è, ma
non cosa bisogna fare = moralità non è scienza). Quando la scienza diventa prescrittiva non è +
scienza. È un problema inesorabile x la pedagogia: si può entrare nella coscienza della pedagogia (si
parte a fare pedagogia da una critica della pedagogia, l’accesso è di tipo fenomenologico ed
esistenziale).
Educazione ed esistenza = contiene 2 sradicazioni, una dinamica e una statica = ex-ducere (tira
fuori da) + ex-sistere (stare al di fuori di). L’esistenza è sempre radicale intenzionalità e
superamento problematico di sé. Esse, nella loro drammatica rappresentazione del dolore, sono
sintomo di dolore, ma esso è piacevole se permette all’uomo di condurre un’esistenza che si dà al
vivente come critica della vita, senza cedere intervallo di t in autentici.
PROLOGO
“I sentimento della profondità genera il silenzio, affoga gli oggetti nel silenzio” (Giacometti).
Tanto + il discorso va in profondità, tanto + evoca il silenzio; nel momento in cui si tocca l’essenza
del problema, si avverte che tutto ha senso solo quando ci intratteniamo con noi stessi.
La pedagogia, davvero, sembra non esistere, se non nei turbati sogni notturni dei pedagogisti =
esiste la coscienza pedagogica. La coscienza pedagogica non è pedagogia (ossia sistema codificato,
istituzionalizzato, con obiettività scientifica). La pedagogia non riesce a districarsi da questa
contraddizione (essere scienza, ossia descrittiva, senza alcuna intenzionalità formativa, o
prescrittiva e diventare quindi ideologia). Non vuole essere ideologica e neppure rinunciare
all’ambizione di essere scienza.
Da questa cultura non può nascere una pedagogia prescrittiva e moralistica, ma solo
smascheramento delle situazioni x metterne alla luce la problematicità: adottare una prospettiva
antipedagogica critica (se non è possibile fondare una teoria educativa).
Educazione come esperienza vissuta dell’uomo in quanto cultura = definizione che aderisce
all’intesa cielo e terra; tenere insieme l’inevitabile ovvietà delle cose che ci stanno attorno con le
cose che progettiamo e ci aspettiamo (orizzontalità e verticalità).
Infatti: cosa siamo, nel profilo atroce di ciò che dobbiamo diventare se non l’orbita vuota di quello
che avremmo sempre potuto essere e che non siamo stati capaci di diventare? = dobbiamo
realizzare noi stessi, xò il maturare in una direzione può porre il fine di noi stessi troppo lontano da
noi (rischio di non riconoscersi più o di sentire l’imperfezione, sentirsi mancanti).
Ma può esserci un rischio ulteriore: sottovalutare il sentimento di mancanza e cadere nel
narcisismo devastante (il sentimento di mancanza è fondamentale): nel momento in cui ci
domandiamo cosa siamo in relazione a ciò che dobbiamo diventare può sorgere un’ulteriore
contraddizione = la soddisfazione di ciò che siamo diventati ci spinge a non problematizzare.
Dobbiamo credere che ove viviamo veramente questa vita (con un’educazione che non smetta mai
di guardarsi allo specchio) sforzandoci di capirla e seguirla, essa stessa saprà darsi una forma che
alla fine apparirà ai nostri occhi come quella che cercavamo senza poter prevedere come sarebbe
stata.
Ecco: se la vita è vita, lì la vita, come critica della vita, diventa paradigma formale di una vita
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