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Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Tramma, libro consigliato Introduzione alla pedagogia e al lavoro educativo, Kaniza Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Pedagogia generale del professor Tramma, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Introduzione alla pedagogia e al lavoro educativo Kaniza . Gli argomenti trattati sono i seguenti: l’educazione e le sue possibili letture, l’educazione non è mai stata neutrale, le declinazioni dell’educazione, la livello di consapevolezza... Vedi di più

Esame di Pedagogia generale docente Prof. S. Tramma

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ESTRATTO DOCUMENTO

La povertà  fenomeno molto più dinamico che in passato. L’estensione

• della popolazione a rischio finisce per rendere la povertà un’esperienza

relativamente frequente, meno permanente che in passato.

3. Bisogno-domanda e offerta: le persone incontrano i

servizi educativi territoriali

Le persone che vivono in una situazione di disagio possono trovare nella rete

dei servizi territoriali una serie di risposte. Primo però è necessario che siano in

grado di riconoscere il proprio bisogno, di formulare una domanda di aiuto e

individuare nelle molteplicità dell’offerta il servizio appropriato a cui rivolgersi.

È la combinazione di bisogno-domanda-offerta a definire il sistema istituzionale

delle politiche sociali in cui i bisogni delle persone o dei gruppi sociale alla base

della formulazione della domande d’intervento che sollecitano gli enti

amministrativi a compiere scelte organizzative ed economiche finalizzate alla

garanzia del benessere dei cittadini.

Il bisogno  è la tensione di un individuo o di un gruppo sociale

• orientata ad individuare una concreta soluzione che ricostruisca un

equilibrio compromesso da una carenza

La domanda  è la richiesta formulata dal soggetto che ha riconosciuto

• il proprio bisogno e si rivolge a un interlocutore ritenuto in grado di

attuarlo, attraverso interventi specialisti mirati alla risoluzione della

situazione problematica

L’offerta  è la matrice di possibilità proposte ai cittadini a molteplici

• livelli, può essere rappresentata da un servizio o da un ente che

organizza e gestisce molti servizi

Gli enti amministrativi sono organizzazioni che accolgono e

• gestiscono la domanda sociale; possono essere enti locali oppure

soggetti privati

3.1 Il sistema dei servizi alla persona

La rete può essere considerata anche l’insieme di legami che

contraddistinguono ogni persona, anche l’intreccio degli interventi educativi

che si compiono all’interno che sistema dei servizi alla persona.

La rete rimanda a due dimensioni:

Nodo, cioè quella singola unità di offerte e quindi al singolo ente

- Tessuto di maglie cioè ai legami che la singola unità di offerta stabilisce

- con il territorio

Un sistema complesso è regolato dalle indicazioni contenuta nella legge

328/2000 ( legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi

20

e servizi sociali ) in cui il legislatore definisce gli interventi che costituiscono il

livello essenziali delle prestazione sociali e stabilisce tre tipologie principali

secondo i quali deve realizzarsi il welfare locale:

il sistema si qualifica sulla base di : sussidiarietà, solidarietà,

 partecipazione e concentrazione

la programmazione e la gestione degli interventi segue gli orientamenti

 di: unitarietà tra i Comuni dell’ambito e integrazione sociale

la gestione dei diritti di cittadinanza e la loro esigibilità avviene con:

 universalismo selettivo, equità nell’accesso, personalizzazione degli

interventi

I piani di zona sono stati creati in una prospettiva di progettazione sociale

condivida tra i Comuni e le Aziende sanitarie locali: individuano gli obbiettivi

strategici e le priorità d’intervento, le risorse finanziarie, strutturali e

professionali, le procedure di rilevazione dei bisogni , le modalità in grado di

garantire l’integrazione tra servizi e prestazioni.

Parlando di rete di servizi alla persona  un servizio consiste in un’unità

organizzativa attivata per l’esercizio di una o più funzioni aventi carattere di

continuità. Può essere costituito da una unità di offerte oppure da più unità

operative.

Le unità operative  devono essere in possesso : sede fisica, bacino di utenza o

ambito territoriale di riferimento, una serie di attività e prestazione, destinatari

reali .

Le azioni educative possono interessare molteplici ambiti d’intervento quindi

rivolgersi a differenti soggetti-utenti e compiersi all’interno di diverse tipologie

di servizi:

le strutture residenziali  sostituiscono temporaneamente il nucleo

 familiare, facendosi carico della persona. Sono finalizzate a garantire ai

propri ospiti i diritti fondamentali di benessere .

Le comunità alloggio possono ospitare minori che devono essere

temporaneamente allontanati dalla famiglia, donne maltrattare, disabili.

Le residenze sanitarie assistenziali per anziani stanno rafforzando il ruolo

riabilitativo dell’educatore, integrando attività di animazione con azioni

educative volte al mantenimento delle capacità cognitive.

Il carcere fa parte dei servizi residenziali finalizzati alla rieducazione

individuale

i servizi domiciliari  sono costituiti da un insieme di interventi di tipo

 socio educativo e socio assistenziale prestati al domicilio dei soggetti,

minori o adulti, o di nuclei familiari al fine di permettere la permanenza

all’interno del proprio ambiente di vita. Sono quindi attività di sostegno e

21

affiancamento nella gestione quotidiana delle relazioni familiari e

sociali, dei rapporti con le istituzioni scolastiche o le strutture sanitarie.

Gli interventi di assistenza domiciliare sono rivolti a minori che vivono in

famiglie i cui problemi possono essere risolti senza l’allontanamento del

soggetto; minori soggetti all’autorità giudiziaria per i quali i tribunali

stabilisce la necessità di progetti educativi integrativi/sostitutivi; sono

rivolti anche alle famiglie di soggetti disabili per dare un sostegno.

Attività domiciliare è anche l’attività educativa all’interno dei campi

nomadi.

I servizi territoriali  sono molti e hanno come fine la socializzazione,

 l’integrazione sociale e la prevenzione del disagio attraverso interventi

differenti. Es. : attività di promozione dell’autonomia individuale e

digestione del tempo libero all’interno di centri di aggregazione;

interventi psicosociali riabilitativi e terapeutici rivolti a persone con

disturbi psichici.

La massima espressione della centralità del territorio

nell’organizzazione di un servizio socioeducativo è rappresentata dalle

unità mobili cioè presenze più visibili.

Gli interventi educativi possono comprendere anche attività di

 formazione e consulenza per lo sviluppo delle professionalità a livello

lavorativo e di volontariato nell’animazione, dell’educazione e

dell’assistenza delle persone.

3.2 Risposte multiple e complesse: le persone incontrano diverse figure

professionali

L’assistente sociale  garantisce alle persone in difficoltà un progetto

 che le permettere di utilizzare risorse individuali , di comunità e del

territorio. Utilizza spesso colloqui, lavoro di gruppo e lavoro sulla

comunità.

Si occupa di problemi di tipo familiare, professionale , sociale che

possono riguardare la povertà, carcere, disagio, disabilità e immigrazione

L’operatore sociosanitario ( OSS )  garantisce assistenza e interventi

 igienici e sanitari alle persone non autosufficienti , ammalate, disabili o

anziani. Può occuparsi anche di alcuni interventi semplici di carattere

sanitario.

Il tecnico della riabilitazione psichiatrica  aiuta le persone che

 soffrono di problemi psichici a migliorare la propria qualità di vita;

collabora con le famiglie e favorisce l’inserimento sociale in

collaborazione con le figure mediche, sociali ed educative all’interno di

servizi specialistici diurni e residenziali. 22

Lo psicologo  è competente rispetto ai processi mentali, consci e

 inconsci. Nei servizi alla persona si occupa in generale di aiutare il

singolo o in gruppo a comprendere il proprio passato per aumentale la

qualità della vita presente. Spesso aiuta l’educatore a comprendere le

persone di cui si occupa.

Il sociologo  si occupa delle strutture e dei ruoli sociali. Cerca

 connessioni tra le forme della società e le opportunità degli individui. Fa

ricerche e analisi sui comportamenti di gruppi nel contesto allargato di un

determinato territorio o periodo.

Il mediatore culturale  persona straniera che conosca bene sia la

 propria cultura di appartenenza sia quella del contesto ospitante in cui

vive, quindi a farsi ponte tra le due, facilitando la comunicazione e

l’incontro tra immigranti e residenti. Oltre a garantire la traduzione della

lingua, facilita l’accesso ai servizi presenti sul territorio. Lavora in campo

giudiziario, medico, scolastico e sociale.

Gli orientatori scolastici e professionali  sono professionisti del

 lavoro sociale specializzati nell’aiutare le persone a costruire i propri

curricula, mettendo in relazione le risorse individuali con le offerte

scolastiche o gli andamenti dei mercati del lavoro.

Le figure professionali di area medica  oltre ai OSS e ai medici

 comprendono infermieri, fisioterapisti, logopedisti e altre figure

specializzate nella riabilitazione.

Le figure professionali dell’ambiente scolastico sono gli insegnati

 di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria, gli insegnati che si

occupano di alfabetizzazione per gli adulti , gli inseganti di sostegno, i

dirigenti didattici e il personale di supporto.

Le figure professionali di area giuridica  con le quali l’educatore

 può trovarsi a collaborare sono: i magistrati del tribunale penale, civile e

amministrativo, gli avvocati e i procuratori.

Per il lavoro educativo con le famiglie è rilevante la relazione con il

tribunale dei minori che si occupa della difesa dei diritti dei minori, affido,

adozione e procedimenti penali in caso di reato.

Il pedagogista compete rispetto alla conoscenza e riflessione sui

 processi educativi. Si occupa di progettazione, formazione e

coordinamento dei progetti; può occuparsi di supervisore nel lavoro

educativo.

3.3 Équipe multidisciplinari: l’educatore professionale collabora con altri

professionisti 23

Le figure professionali stringono rapporti di collaborazione ad ampio raggio con

essi. L’educatore lavora all’interno di équipe multidisciplinari in cui diversi

professionisti collaborano al processi di presa in carico dei soggetti,

osservandole situazioni problematiche, così da riuscire a comporre un quadro

d’analisi articolato perché basato sul principio di complessità.

A seconda del tipo di servizio erogato, l’équipe può essere composta da

assistenti sociali, medici, psicologi, infermieri o altre figure sanitarie,

pedagogisti, sociologi e operatori del settore amministrativo.

Per funzionale un’équipe multi professionale deve basarsi sul dialogo , sul

principio della collaborazione e sul reciproco riconoscimento delle

competenze altrui.

I coordinatori sono coloro che hanno il ruolo di garante della tenuta dei gruppi

di lavoro e dell’effettuazione del progetto educativo.

3.4 L’educatore e la sua storia di vita professionale

La presa in carico quotidiana di storie di vita frammentate e multi

problematiche ha ricadute sulla vita dell’educatore. Il lavoro con le storie di vita

richiede un atteggiamento non giudicante.

Come difesa contro scivolamenti empatici e retro patici , l’educatore deve

riservarsi una parentesi narrativa con i colleghi, che assume una funzione sia di

antidoto e di lenimento alle fatiche del parlare – ascoltare – pensare, che di

riproposizione pedagogica.

Egli ha bisogno di uno spazio in cui riflettere sui racconti ascoltati per

analizzarli e comprenderli.

Ha bisogno anche di un tempo in cui lasciare sedimentare emozioni, pensieri in

cui riflettere sul carico emotivo che deve sostenere per riuscire a trovate la

giusta distanza.

Deve quindi ricercare e preservare alcuni luoghi della riflessività sulla sua

professionalità , contesti nei quali può confrontarsi con i colleghi e

riappropriarsi della propria intenzionalità e titolarità educativa.

Luoghi formali  équipe educativa

Luoghi informali  il confronto con i colleghi in situazioni destrutturate

La riflessività sulle proprie prassi educative è una tappa importante del

percorso di costruzione dell’identità professionale dell’educatore, che gli può

permettere di definire la propria traiettoria con consapevolezza ed equilibrio 24

CAP. 3 I SOGGETTI DEL LAVORO EDUCATIVO

Il lavoro educativo ha senso poiché esistono destinatari cui è rivolto, non si

educata in astratto

I bambini

L’asilo nido come servizio educativo è nato nel 1971 sulle ceneri dell’Opera

nazionale maternità e infanzia  funzione essenziale era quella di preservare o

garantire le condizioni igienico -sanitarie delle donne in stato di gravidanza e

delle famiglie socialmente svantaggiate con bambini piccoli. Gli asili nidi

rispecchiavano gli scopi dell’istituzione connotandosi come servizi centrati

sull’assistenza dei bambini e sulla salvaguardia delle loro condizioni igienico –

sanitarie  bambini come soggetti da assistere

Nel dopoguerra emerse in maniera sempre più forte il bisogno di istituire luoghi

di custodia per i bambini piccoli come POLITICA DI SOSTEGNO AL LAVORO

FEMMINILE

Quando nacquero i primi asili nidi comunale nel 1971 l’idea dominante era

quella di favorire e sostenere l’entrata nel mondo del lavoro le donne  “gli asili

nidi hanno lo scopo di provvedere alla temporanea assistenza dei bambini, per

assicurare un adeguata assistenza alla famiglia e anche per facilitare l’accesso

della donna al lavoro nel quadro di un completo sistema di SICUREZZA SOCIALE

La funzione pedagogia ed educativa dei servizi per la primissima infanzia era

subordinata a quella sociale al bisogno prevalente di quell’epoca. Il bambino

non era ancora il destinatario principale dell’offerta del servizio

La riflessione pedagogica a sostegno del nido come luogo educativi trovava i

suoi fondamenti nelle teorie di Anna Freud e di Margaret Mahler, nelle teorie

dell’attaccamento di Bowlby e nei contributi di Emmi Pikler  studi ed

esperienze che consentirono di oebsanre e progettare l’asilo nido come un

luogo favorevole per uno sviluppo armonico del bambino “precocemente

socializzato”  incremento sullo studio deii bambini  negli ultimi decenni del

secolo scorso le teorie socio costruttiviste ed ecologiche hanno rafforzato il

riconoscimento della dimensione educativa del nido, mettendo in evidenza le

competenze dei bambini come soggetti ATTIVI e PARTECIPI del loro processo di

crescita

Il nido oggi si qualifica come un servizio educativoi a tutti gli effettu che

predispone contati e crea progetti a sostegno di uno sviluppo globale del

bambino da 0/3 anni  relazione con le famiglie si è consolidata intorno alle

tematiche pedagogiche ed educative in un’ottica di collaborazione e si

sostegno alla genitorialità  i soggetti ai quali si rivolge il nido sono il bambini

25

come persona di crescita e la famiglia come contesto di riferimento costante

per gli operatori del servizio

Dagli anni 70 maggiore partecipazione delle famiglie all’interno del nido

Dagli anni 80 in relazione alla crisi economica e ai nuovi bisogni delle famiglie

vengono avvbiate sperimentazioni con servizi integrativi al nido

Il nido ha una funzione pubblica un servizio in cui le famiglie ravvisano la

profonda valenza per i loro bambini, ma rintracciando e scoprendo nelle figure

educative interlocutori e consulenti con cui potersi confrontare rispetto al

proprio ruolo genitoriale

Carattere sempre più PEDAGOGICO nido luogo in cui le famiglie e il servizio

hanno il dovere e il bisogno di confrontarsi al fine di favorire la conoscenza

reciproca e il benessere del bambino e delle figure familiari attraverso un

percorso di SOSTEGNO alla genitorialità

La famiglia rappresenta la cornice educativa e culturale unica per il bambino

contesto portatore di modelli educativi, stili relazionali, valori culturali ecc

Relazione tra asilo nido e famiglia  tenere presenti molti aspetti cultura ecc c’è

bisogno di FIDUCIA , la conoscenza dei genitori è finalizzata a sapere quali

siano le aspettative e le modalità di intervento in una prospettiva di

cooperazione e condivisione delle responsabilità educative nei confronti dei

bambini  i genitori e i bambini non sono intesi come consumatori di un

servizio, ma MEMBRI DI UNA COMUNITA’

Obbiettivi e finalità  si fondano sull’affermazione delle rispettive autonomie: i

rapporti con la famiglie sono contesti di apprendimento razionale e cognitivo

che permettono di operare in vista dell’acquisizione di consapevolezza e del

riconoscimento delle rispettive differenze, specificità e responsabilità educative

 in una prospettiva di corresponsabilità educativa tra nido e famiglie la

condivisione del PROGETTO EDUCATIVO rappresenta un elemento fondante e

fondante della qualità e della ricchezza dell’esperienza del bambino e della

famiglia stessa

Il gruppo di genitori e degli educatori è la SEDE dove si costruisce un SAPERE

EDUCATIVO che cresce nella condivisione di esperienze e si chiarisce nel

confronto reciproco

I bambini, i ragazzi e i genitori in difficoltà

 26

La famiglia è cambiata:

Più piccola rispetto al passato

- Più complessa nella sua composizione, storia, organizzazione e

- nell’espressione delle sue fragilità

Possono verificarsi eventi :

CRITICI: modificano l’assetto familiare determinando la necessità di

- nuovi equilibri

POSITIVI: nascita di un bambino/a , matrimonio dei discendenti

-

Una delle difficoltà è data anche dalla povertà economica dato che a volte le

difficoltà dei minori derivano proprio da questo problema : sfratti, carcerazione

dei genitori, disoccupazione prolungata, malattie fisiche ecc  in generale si

cerca di salvaguardare il diritto del minore e della famiglia

La comprensione delle “storie difficili” dei genitori non può prescindere dalla

salvaguardia dei più piccoli di fronte ai problemi che si possono incontrare

nell’ambito familiare : maltrattamenti, abuso sessuale ecc  sta nelle capacità

degli operatori che vengono in contatto con le difficoltà aiutare a tramutare in

domande di aiuto queste situazioni, infatti il bisogno NON E’ SEMPRE ESPRESSO

dai diretti interessati

L’intervento nei confronti delle famiglie e dei minori può assumere diverse

forme:

Situazione familiare seppur problematica non crea rischi gravi ai minori si

- cerca di SOSTENERE le figure di riferimento da un punto di vista sia

economico che personale. In casi estremi è la stessa autorità giudiziaria

che interviene direttamente per tutelare il minore all’interno di una realtà

sostitutiva come la comunità o famiglia affidataria.

Situazione dove la competenza genitoriale è osservata sostenuta e

- messa alla prova per esempio in comunità per mamme e bambino. In

altri casi è previsto l’intervento del tribunale per i minori o dei servizi

sociali possono limitare la podestà del genitore arrivando

all’allontanamento temporaneo dalla famiglia

Rispetto alle situazioni elencate fino ad ora le scelte degli educatori devono

essere RIELABORATE caso per caso, in collaborazione con tutte le altre

figure professionali coinvolte siano essi psicologi , insegnanti, genitori,

giudici ecc, ma alcune strategie possono essere delineate a prescindere

dalla particolarità del caso:

Non schierarsi ne dalla parte dei grandi ne da quella dei piccoli bisogna

- acquisire fiducia da parte di tutte le parti in modo d limitare nel possibile

ulteriori problemi 27

Stimolare la condivisione di un progetto educativo condiviso da tutti gli

- adulti coinvolti e gli stessi minori

L’educatore deve mantenere la capacità di OSSERVARE e ASCOLTARE sia

- la persona grande che quella piccola, come persona competente,

potenzialmente protagonista di un proprio progetto futuro

Gli adolescenti e i giovani

L’adolescenza è un periodo della vita molto osservato, studiato e anche

leggermente temuto  fase di passaggio, periodo di cambiamento, momento di

crisi: le definizioni sono molte mai esaustive e comunque incapaci di restituire

tutta la ricchezza, l’incertezza e la fatica di una fase della vita tanto comune a

tutti nella sua UNIVERSALITA’, quanto sempre UNICA e imprevedibile

Non si può darle dei limiti anagrafici specifici e fissi, cambiano in base alle

persone

L’attuale generazione di adolescenti è quella che possiede il livello di istruzione

più elevao, le maggiori competenze tecnologiche ed è la più mobile di tutti o

tempi  i giovani devono affrontare un individualismo e una pressione

concorrenziale crescenti e non godono necessariamente tutti delle stesse

opportunità

L’adolescenza è la fase nella quale si è impegnati nella costruzione di sé

attraverso l’acquisizione di competenze, nella maturazione delle capacità di

effettuare scelte e di orientarsi all’interno della realtà social, nello sviluppo

delle proprie capacità di relazione con sé e con gli altri  è un banco di prova,

un periodo in cui i ragazzi sperimentano sé stessi, la propria voglia di fare, il

bisogno e il desiderio del gruppo  cogliere il loro bisogno di protagonismo il

desiderio e di essere registi della propria vita e dei propri percorsi di crescita

risulta ESSENZIALE

In questo particolare momento della vita i ragazzi tendono a mostrare un

comportamento di sfida contro sé stessi o contro gli altri, sfida che può

assumere vesti di comportamento a rischio

La capacità di gestire attivamente il proprio sviluppo è fortemente influenzata

anche dalla possibilità di stabilire RELAZIONI INTENSE E SIGNIFICATIVE tanto

con i coetanei cossi detti “pari” quanto con gli adulti riconosciuti come

autorevoli. La relazione educativa si connota:

Riconoscimento affettivo e il tipo di relazione che persone adulte mettono

- in atto nei loro confronti per facilitare e sostenere la costruzione di sé 28

Sono determinanti le relazioni sociale, le opportunità di apprendimento,

- di confronto, di socializzazione e aggregazione , il contesto e l’ambiente

in cui i ragazzi si trovano a vivere, crescere , fare esperienza

Non si può parlare di esperienza senza riconoscere l’elemento centrale

costituito dal GRUPPO DI PARI (coetanei)  rappresenta una cerniera tra la sfera

psichica e quella sociale, costituisce una specie di microcosmo, funge da

laboratorio in cui il soggetto può sperimentare le proprie competenze

relazionali, costruire regole comportamentali e un proprio ruolo al di fuori di un

contesto conosciuto come la famiglia

Compito educativo  accompagnare ogni persona in quel percorso di cui

diviene protagonista rispetto a sé e al proprio contesto di vita

Impostare progetti di intervento in un’ottica di promozione comporta la scelta

di operare in contesti di normalità, più che sulla patologia conclamata, sulla

generalità della popolazione giovanile e non solo sui soggetti problematici 

aiutare un ragazzo ad affrontare i suoi compiti evolutivi, promuovere spazi e

tempi dove ognuno possa informarsi, ascoltare, dialogare ecc  favorire modi di

comunicare che aiutano ad esprimersi, ad avvertire problemi, le mancanze, gli

interessi sui quali costruire progetti di vita significativi per sé e per gli altri

 AUMENTARE IL BENESSERE ATTRAVERSO PROGETTI E AZIONI TENDENTI A:

Riconoscere e legittimare le RISORSE spontanee che le diverse forme di

- aggregazione esprimono

Responsabilizzare la COMUNITA’ LOCALE e gli amministratori rispetto alla

- necessità di occuparsi della questione giovanile promuovendo lo sviluppo

di politiche adeguate ed efficaci

Conoscere l’UNIVERSO GIOVANILE nelle diverse forme di espressione e

- aggregazione

Promuovere la CONSAPEVOLEZZA rispetto a ciò che li circonda e favorire

- lo sviluppo di AUTONOMI E SENSO CRITICO

Possono essere sostenuti da:

AZIONI SUL TERRITORIO CON I GRUPPI INFORMALI DI GIOVANI: mettere in

- moto interventi volti alla costituzione di relazioni significative sia

all’interno del gruppo sia con il territorio, implementare una progettualità

partecipata, creare occasioni di incontro ecc

INTERVENTI EDUCATIVI A SOSTEGNO DELLE COMPETENZE PERSONALI:

- promuovendo l’autostima e le capacità di scelta, potenziando le

autonomie, favorendo la motivazione all’apprendimento, svolgere un

opera di orientamento alla scuola 29

APERTURA DI CENTRI DI AGGREGAZIONE: mettere a disposizione dei

- giovani spazi di socializzazione a “bassa soglia” dove vivere

quotidianamente relazioni importanti

Come visto l’adolescenza è l’epoca di confronto creativo con sé e con gli altri,

ma anche l’epoca delle trasformazioni turbolente, della discontinuità,

dell’insofferenza alla regole  il coinvolgimento rappresenta una sfida difficile e

delicatissima per tutte le istituzioni che propongono e attivano servizi ed

interventi a loro destinati

Gli adulti

Non appare immediatamente comprensibile il motivo per cui anche gli adulti

sono soggetti del lavoro educativo questo grazie a un pregiudizio tuttora

presente  il lavoro educativo si configurerebbe come accompagnamento alla

crescita e come insieme di azioni tese a ridi introdurre o a eliminare la

problematicità  la scarsa considerazione degli adulti in quanto tali come

possibili destinatari di intervento educativo deriva da un’antica cultura attorno

all’età adulta nella quale si ritiene tale età caratterizzata da apicalità e stabilità

di conseguenza da processi educativi conclusi e stabilizzati

L’adulto oggi non è più considerato caratterizzato da stabilità e continuità, la

vita adulta è interessata da TRASFORMAZIONI che riguardano tutte le

sfumature dell’esistenza: assetti familiari, attività professionale, ruoli legati

all’appartenenza di genere, culture, identità collettivi, saperi ecc. non sono più

considerati dimensioni immutabili, bensì interessate da continui cambiamenti

L’età adulta diviene oggetto di lavoro educativo : è diviso in due aree:

Adulti caratterizzati da un qualunque particolare di problema riguardante

- sé o i soggetti ai quali sono legati da relazioni familiari: genitori di

adolescenti considerati devianti, figli di genitori non autosufficienti  il

problema di cui l’adulto è direttamente o indirettamente portatore 

adulti caratterizzati da importanti e conclamati disagi concernenti la

salute mentale oppure adulti le cui storie di vita hanno raggiunto un

livello di problematicità tale da non consentire eppure di porre la benché

minima domanda di aiuto. In quest’area di collocano:

Servizi e interventi specializzati che rispondono ai bisogni e a domande

 individuali dove l’educatore e le altre figure operano dove si rintracciano

e s’intrecciano saperi diversi da quello pedagogico

Interventi tesi a potenziare alcuni ruoli familiari, ma anche gli altri

 componenti del nucleo familiare : iniziative si sostegno alla genitorialità 30

Adulti non classificabili in quanto problematici ma che possono lo stesso

- vivere disagi “esistenziali”  confronto, orientamento e formazione

rispetto all’educazione dei discendenti può essere considerata un bisogno

diffuso

La condizione adulta può dunque essere interessata da molteplici problemi e

bisogni alcuni riguardano la fragilità altri la necessità di stare “ al passo “ con i

cambiamenti della società contemporanea: acquisire saperi e capacità

operative è per affrontare i continui processi di innovazione che incidono molto

sul quotidiano delle persone

Promuovere lavoro educativo attorno a quest’area significa attrezzare occasioni

e luoghi formativi per comprendere i processi sociali che si contrappongono

alla banalizzazione e semplicismo favoriti per esempio da una parte non

indifferente dei mezzi di comunicazione

Nell’associazione tra adulti ed educazione un aspetto che merita attenzione è il

lavoro da sempre considerato un tratto principale dell’età adulta :

Il lavoro non è più un progetto stabile di tutta la vita  i saperi necessari

- all’attività produttiva non è più così sufficientemente solida, e definitiva

da non richiedere ristrutturazioni e aggiornamenti continui

L’adulto deve essere trattato come tale cioè come un soggetto che da

- una parte può negoziare gli obbiettivi e le didattiche dell’esperienza

educativa dall’altra tende a volersi vedere riconosciuti e valorizzati

esperienza, motivazioni, percezione e concetto di sé cioè tutti quei tratti

che comunemente e diffusamente sono attribuiti all’età adulta

Gli anziani

Le considerazioni sulla età anziana sono distinte da quelle dell’adulto solo per

delle concezioni sociali persistenti  nelle società moderne la

compartimentazione dei cosi di vita in rigide fasce di età non ha più ragione di

esistere: non è più possibile pensare a età della vita rigidamente distinte tra

loro con caratteristiche fisiche , psichiche e connotanti, confini netti uniche

È difficile identificare il passaggio all’età adulta a quella anziana  la vecchiaia

si presenta più come fase dell’esistenza “post adulta” caratterizzata

prevalentemente o esclusivamente da inattività, inabilità, restringendo dei ruoli

sociali e familiari, disimpegno verso l’esistenza

L’età anziana non è più considerabile età post educativa per eccellenza e

diviene, come le precedenti età della vita, un periodo nel quale i saperi

possono essere preservati, recuperati, ampliati e nel quale il cambiamento si

presenta del tutto realistico e praticabile 31

Gamma di bisogni:

Continuità garanzia di reddito, ruoli sociali

- Accentuazioni o configurazioni salute /malattia

- Peculiari necessità di sostegno a fronte della riduzione dell’autonomia

- primaria

Bisogna considerare il processo di invecchiamento della popolazione come uno

tra i processi più importanti e contraddittori delle società sviluppate  ha

radicalmente mutato la composizione anagrafica della popolazione e perché

per la prima volta nel corso della storia dell’umanità una tale quantità di

persone supera le soglie di età oltre le quali si è tradizionalmente considerati

anziani

La popolazione anziana è stata considerata ineducabile sia per mancanza dei

necessari requisiti psicofisici sia per l’assenza di sufficienti motivazioni

all’apprendimento  secondo ciò le persone anziane non avrebbero alcun

bisogno e non manifesterebbero alcun intenzione di continuare ad apprendere.

Tali considerazioni sono andate progressivamente indebolite:

Nel primo caso poiché è l’inabilità che determina la mancanza dei

- necessari requisiti psicofisici per apprendere, non l’età anziana in sé, la

quale non è in sé una malattia

In età anziana non mancano le motivazioni ad apprendere

-

La vecchia quindi è una componente importante delle attenzioni professionali

delle figure educative il lavoro educativo può essere funzionalmente suddiviso

in due distinte aree:

Gli interventi nei confronti delle persone in condizioni di piena o

- sufficiente autonomia

Quelli rivolti alle persone con importanti problemi in tal senso

- (autonomia)

Tenendo ferma la distinzione tra persone autonome e persone con autonomia

limitata quali possono essere gli interventi e i progetti rivolti a tali categorie di

persone ?

Nel primo caso i soggetti con totale o sufficiente autonomia l’attenzione

- può rivolgersi alla promozione del TERRITORIO di residenza anche in

collaborazione con altri di luoghi permanenti occasioni temporanee o

iniziative collegabili vari progetti al fine di fornire supporto e sostegno

conoscitivo per affrontare alcuni cambiamenti e transizioni che hanno

ampi margini di probabilità di interessare la componente della

popolazione definita anziana predisporre opportunità per rimpiegare

l’aumento del tempo libero per favorire relazioni sociali ecc 32

Nel secondo caso i soggetti con rilevanti problemi di autonomia l’azione

- degli educatori si attua prevalentemente in istituti di ricovero 

l’educatore opera in stretto rapporto con le altre figure professionali

attraverso attività di tipo relazionale, ludico, ricreativo ecc

Ulteriore aspetto della condizioni anziana: l’aumento della necessità e della

pratica di cura ricevuta  la sopravvivenza delle persone determina la necessità

di aiuti che sono erogati dagli stretti familiari, coniuge e discendenti in primo

luogo.

Le persone senza dimora

La federazione italiana organismi per le persone senza dimora assumendosi il

difficile compito di ricondurre a una definizione univoca la complessità il

fenomeno della grava emarginazione adulta riconosce una persona senza

dimora come “ un soggetto in stato di povertà materiale ed immateriale

portatore di un disagio complesso, dinamico e multiforme”  non si ferma

all’evidenza delle condizioni di vita, ma le riconduce ai concetti di multi

problematicità, vulnerabilità ed emarginazione sociale al fine di consentire la

reale comprensione del fenomeno

Parlare di persone senza dimora significa andare oltre la problematicità del

disagio delle persone “ senza tetto”  senza dimora significa che manca un

ambiente di vita in cui costruire la propria identità personale

Seguendo le indicazioni della fio.PSD è possibile individuare quattro aree

problematiche che connotano la vita delle persone senza dimora:

Presenza contemporanea di bisogni e problemi diversi, che definisci un

- disagio complesso a carattere multidimensionale

Progressività del percorso nel tempo che determina l’interazione e il

- consolidamento dei fattori di disagio attraverso un meccanismo che si

autoalimenta e definisce un processo di cronicizzazione tale da rendere la

persona non più in grado di contrastare validamente il processo di

esclusione sociale

Difficoltà nel trovare accoglienza e risposte appropriate nei servizi

- istituzionali

Difficoltà per la persona a strutturare e mantenere relazioni significative

-

Le persona senza dimora possono trovarsi in una condizione di povertà

economica dovuta alla perdita del lavoro e della casa; possono avere problemi

di dipendenza da sostanza o dal gioca d’azzardo ecc  sono persone che non 33

possono contare su reti personali di sostegno né sono in grado di rivolgersi in

maniera autonoma ed efficace ai servizi territoriali

Sono utenti ATIPICI difficilmente collegabili a servizi che seguono la logica della

categorizzazione e forniscono prestazioni specifiche  la loro improbabile

collocazione in un’unica definizione diagnostica e prognostica rende impossibile

l’individuazione di una struttura specifica di riferimento

Le persone senza dimora in genere non hanno i requisiti per richiedere le

prestazioni per la mancanza di residenza ad esempio

L’intervento nei confronti dei senza dimora nasce da sinergie tra istituzioni e

privato sociale, che seguono logiche e prassi d’intervento differenti in grado di

compensarsi, creando un sistema d’aiuto complesso per competenze ruoli e

risposte, formulate attraverso diverse modalità relazionali e di presa in carico

dell’utenza

Il punto prospettico dal quale si osservano i soggetti senza dimora e diverse

forme del disagio orienta la formulazione di ipotesi d’intervento differenziate:

Il lavoro assistenziale mira al soddisfacimento dei bisogni primari, nello

- stesso tempo però rischio di sviluppare nei soggetti un meccanismo di

adattamento dipendenza

Il lavoro sanitario si occupa del trattamento delle patologie fisiche e

- psichiche, rivolgendosi però solo a soggetti con disagio conclamato

Il lavoro educativo integrandosi spesso con i precedenti è invece teso al

- cambiamento e all’acquisizione di consapevolezza, decisionalità,

autonomia, diritti di cittadinanza

L’educatore riesce ad agganciare le persone senza dimora perché pensa

innanzitutto il suo intervento come presenza in strada; va quindi a cercare i

soggetti nel LORO AMBIENTE DI VITA e si propone come presenza DISCRETA

attenta e disponibile all’incontro, ma RISPETTOSA delle loro scelte e dei loro

tempi  instaurare una relazione stabile e la proposta di un’accoglienza

personale divengono strumento educativo per aiutare le persone a superare la

difficoltà vissuta

L a multi problematicità del disagio delle persone senza dimora pone gli

educatori di fronte alla necessità di definire obiettivi d’intervento volti:

Miglioramento delle condizioni di vita delle persone

- Avvicinamento dei soggetti ai servizi sociosanitari territoriali attraverso

- azioni informative 34

Individuazione delle risorse istituzionali e informali necessarie per la

- tenuta nel tempo di un progetto di vita complessivo

All’avvio di percorsi di autonomia e reinserimento sociale, abitativo e

- lavorativo

-

Tali obbiettivi si compiono a più livelli

Interventi in strada

- Prevenzioni e riabilitazione educativa e sanitaria

- Riduzione del danno

- Accoglienza a bassa soglia e/o in comunità residenziali

- Prese in carico e accompagnamenti individuali

-

Sono azioni educative volte al rafforzamento di strategie di autotutela, che

consentono d’innescare un processo di cambiamento consapevole a partire da

una relazione caratterizzata da un ascolto attento e rispettoso, non giudicante,

che fa dell’attesa un’occasione di condivisione della quotidianità  l’educatore

diviene MOBILIZZATORE E COORDINATORE delle risorse formali e informali

della comunità

La prostituzione

Il mondo della prostituzione è un pianeta ambivalente, un contenitore di storie

diversificate e contraddittorie, un sistema complesso difficile da descrivere.

Il 94% delle prostitute sarebbe costituito da donne il 5% da transessuali e lo

0,8% da travestiti.--> il fenomeno della prostituzione è notevolmente mutato

negli ultimi 20 anni  accanto a una progressiva diminuzione della presenza di

donne italiane nella prostituzione in strada, si è assistito a una massiccia

comparsa delle donne straniere per lo più legate e sfruttate dalle

organizzazioni criminali

Negli ultimi 20anni si è registrato un ritorno di donne provenienti dal sud

America e una presenza di donne cinesi e marocchini  molte donne sono

consapevoli di quale sarà la loro sorte in Europa, ma altre vengono ingannate

altre vengono addirittura rapite  nessuna in ogni caso immagina le condizioni

di SOPRUSO e SFRUTTAMENTO cui sarà sottoposta

Le modalità di esercizio della prostituzione possono essere catalogabili in 4

macrolivelli:

Prostituzione invisibile: esercitata da professioniste (escort) e riservata

- ad una clientela cosiddetta esclusiva

La prostituzione mascherata : esercitata all’interno i locali pubblici/privati

- da persone che svolgono ufficialmente altre professioni

La prostituzione di strada

- 35

La prostituzione in appartamento rappresenta oggi un ambito invisibile si

- segregazione e sfruttamento di Donne immigrate in sempre maggior

espansione

Le persone che si prostituiscono sono esposte a molteplici rischi:

Sanitari

- Malessere psicosociale

- Sentimenti di vergogna

- Forme di disagio

- Isolamento

- Malattie

-

La condizione di irregolarità rende problematico l’accesso ai servizi e il

riconoscimento di alcuni stati di malessere  il grado di conoscenza dei servizi

da parte delle intervistate è scarso: la maggior parte conosce solo il pronto

soccorso e gli ospedali

Un fattore di difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici è quello della lingua

Per intervenire su questo fenomeno è necessario mettere in atto strategie

articolate, capaci di rispondere al fenomeno nei suoi tratti generali ma nello

stesso tempo, capaci di accogliere ogni soggettività riconoscendo che ciascuna

storia è una storia a sé e come tale va ascoltata e accolta

Nonostante la loro varietà e molteplicità possiamo ricondurre i modelli di

riferimento del lavoro a due differenti e non antagonisti approcci metodologici:

Riduzione del danno  ha come obbiettivo principale far si che soggetti

- mettano in atto azioni e comportamenti che riducano i rischi legati

all’attività di prostituzione

I percorsi di uscita dalla strada: un approccio che si basa su interventi

- finalizzati esclusivamente all’offerta di possibilità di uscita dalla

condizione di sfruttamento

Negli anni le due tipologie di approccio si sono spesso fuse in una terza

possibilità che accetta e condivide l’importanza della riduzione del danno,

superandola attraverso l’individuazione, il sostegno e la facilitazione di percorsi

di autodeterminazione

Dopo alcune leggi sono stati messi in campo programmi di protezione sociale

attraverso una strategia articolata di accoglienza che vede attivati una serie di

case denominate di fuga o di accoglienza con percorsi di formazione, laboratori

di orientamento e motivazione 36

La salute mentale

Fra il xiv e il xvii la follia portatrice di male assoluto, divenne emblema e

incarnazione di un disordine sociale che si volle rinchiudere, allontanare  per

tutti coloro che nell’organizzazione sociale non trovarono una collocazione

morale e socialmente riconosciuta non restò che l’internamento coatto in

istituti  lo scopo fu quello della separazione e quindi non contaminazione, in

luoghi non di cura ma di PUNIZIONE

L’avvento psichiatria, dell’ospedale psichiatrico, storicamente cambiò le sorti di

follia, ma non modificò quelle dei pazienti  forte di una giustificazione medico

biologica l’internamento è restato a lungo la feroce garanzia della tutela della

società del pericolo e dello scandalo

Bisognerà attendere un clima sociale del tutto particolare  1978 legge

BESAGLIA sancisce il riconoscimento e bisogno di cura e riabilitazione che la

persona con esperienza di sofferenza psichica condivide con le altre persone

malate, la necessità conseguente di avvicinare la realtà degli ospedali

psichiatrici a quella ospedaliera generale e l’avvio della chiusura dei manicomi

cui eco la necessità in termini preventivi, di intervenire fuori dagli istituti e

dentro il territorio

Alla malattia mentale viene riconosciuta la complessità delle sue possibili

origini e dei suoi possibili significati e al manicomio la responsabilità, dei

percorsi di cronicizzazione e stigmatizzazione

Superata la manichea assimilazione alla classe dei savi e dei folli la peculiarità

dei singoli vengono nel tempo riconosciute parte di una comune e più ampia

normalità che non tende a separare e a etichettare ma nutrirsi della

complessità delle persone che la abitano  si passa alla logica della CURA e si

abbandona quella CUSTODIALISTA che permette di istituire la libertà quale

prassi del processo terapeutico che restituisce anzitutto alla persona la dignità

di sé della propria storia e del proprio futuro.  manicomio viene così definito

irriformabile e da eliminare

Il riconoscimento dell’esistenza della persona oltre la malattia e il sintomo ha

dischiuso per la pedagogia la possibilità di un lavoro interdisciplinare in cui

essa incontra, ascolta e sollecita l’esperienza di sofferenza psichica quale

possibile esperienza formativa

Il vissuto della malattia viene considerato parte di una complessa narrazione

formativa che definisce la cifra di quel farsi uomo o di quel farsi donna  il 37

lavoro educativo sottolinea la necessità di partire dal singolo, mai assimilabile e

perciò riconducibile e riducibile ad altri nel nome di una comune “appartenenza

diagnostica”  la malattia quale esperienza formativa fra altre che ha

contribuito a tessere una biografia unica e particolare diviene oggetto di

interesse pedagogico, capace di interrogarne il portato formativo e di

sollecitare riflessioni intorno al senso che essa ha assunto per ciascuna persona

che ne ha maturato esperienza

Assume così un significato peculiare e personale su cui il soggetto stesso può

esercitare un potere di definizione e ri-declinazione

I percorsi di cura si orientano in base alla storia della persona, alle sue

peculiarità personali istituendo sperimentazioni personali che il soggetto

contribuisce a definire e costruire

Accanto alla riabilitazione e al riconoscimento della complessità esistenziale del

singolo e dei suoi bisogni, la pedagogia rivaluta quelle dimensioni relazionali,

familiari e politiche che la alimentano connettendo il singolo al proprio contesto

storico-sociale importante la centralità del soggetto

Il ritorno sul e nel territorio di persone private del contatto con la società per

brevi o lunghi periodi di tempo ha permesso di restituire loro e alla società

stessa una nuova dimensione di cittadinanza diritto, democrazia stare nel

territorio ha permesso di superare concettualmente orizzonti fittiziamente

monoculturali, dischiudendo alla costituzione e all’educazione di nuovi progetti

di società

L’educazione e la cura assumono in questo senso non solo il ruolo di garanti

dell’accompagnamento nel quotidiano, della tutela e dello stimolo al

raggiungimento di una piena titolarità di sé del singolo, ma prefigurano anche

interventi d’ordine sociale e collettivo

Il carcere

Le istituzioni totali come le carceri e gli ospedali durante il 900, sono state

sottoposte a processi di analisi, decostruzioni, liberazione, trasformazione 

processo di revisione critica  le riflessioni circa il senso della pena detentiva

che hanno contribuito a rammentare la necessità di un orizzonti rieducativo

verso cui orientale e in cui iscrivere il percorso di detenzione si sono arricchite

negli anni e sono in grado di riconoscere quanto sussista una catena di afflizioni

che permangono queli peculiarità diffuse della carceri italiane 38

Oggi gli ostacoli alla ridefinizione in chiave pedagogica e riabilitativa del

sistema penitenziario fanno sì che l’ingresso in un carcere segni ancora

inesorabilmente una frattura che si abbatte sulla definizione stessa della sua

propria identità  il carcere segna un vuoto tra la società che sta fuori e il

microcosmo che si crea al suo interno disconnettendo il singolo dal flusso

relazionale, emotivo sociale nel quale era inserito  l’atto criminoso commesso

prevale su tutto quel resto che rimane in ombra , ma viene sospeso, cancellato

influenzato dalla nuova categoria: quella del criminale

Il dispositivo penitenziario che oggi conosciamo si iscrive in una intenzionalità

legislativa che ha tentato di erodere i principi esclusivamente punitivi della

pena ma che non riesce a trovare sistematicità nell’applicazione se non per

rare eccezioni dopo la 2° guerra mondiale un articolo 27 della costituzione

annunciò per la prima volta una nuova funzione della pena:”le pene non

possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono

tendere alla rieducazione del condannato”

Le intenzioni di radicale critica e riforma delle istituzioni totali che maturano

negli anni 60/70 trovano sostanzialmente inalterate le condizioni dei

penitenziari e delle persone che vivono al loro interno  il diffondersi della

contestazione nella società civile contribuì a mettere in discussione la

presunzione di normalità o la rassegnazione nei riguardi dello stato in cui

versano le carceri italiane

Legge 354 del 1975  propone per il termine rieducazione un’effettiva

corrispondenza nelle nuove disposizioni che rendono possibile la realizzazione e

la frequentazione di opportunità culturali, sportive accanto a quelle lavorative 

dischiude il microcosmo penitenziario al mondo esterno

Nel carcere entrano contemporaneamente figure nuove e con gli assistenti

sociali, gli insegnanti, i volontari, educatori  dopo gli anni di piombo ci fu il

fenomeno della dissociazione che contribuì alla legge GOZZINI : il sistema

penitenziario italiano attesta il proprio doppio binario che separa le condizioni

di carcerazione cui destinare i detenuti pericolosi per il mantenimento

dell’ordine da quelle rivolte ai detenuti che accettano la pena loro combinata

Si dispone la possibilità di considerare la persona detenuta protagonista di

quello che diviene un percorso di TRATTAMENTO attento alle sue peculiarità

specifiche, ai suoi bisogni e interessi  nella nuova cornice educativa i detenuti

39

non dovrebbero più essere semplificati e ridotti al reato commesso e alla pena

da scontare, ma essere considerati persone complesse e in divenire

Dal punto di vista educativo l’avvio del percorso tratta mentale può

permettere di ricucire una continuità fra il dentro e il fuori intercettando e

sollecitando pedagogicamente bisogni di riflessioni e ridefinizione biologica

della propria storia consentire e accompagnare una continuità relazionale,

affettiva, sessuale con l’esterno permette alle persone di non vivere divise fra il

quotidiano arido di relazioni significative e una dimensione emotiva relegata

nell’ombra

Entro questa logica penitenziaria si possono proporre opportunità formative che

vanno dalla scolarizzazione di base a quella superiore  le carceri hanno oggi

guadagnato l’appellativo di “modello” sono quelle che non limitano la propria

tensione progettuale alla sola possibilità di svolgere al proprio interno una

mansione lavorativa in alcuni casi si possono trovare forme di produzione

svincolate dal sistema carcere come cooperative di catering, torrefazioni ecc:

connessione con il territorio

La perdita o la privazione del rapporto con il territorio significa la sospensione

della cornice democratica che dovrebbe costituire elemento di continuità nella

vita di una persona “carcere aperto” dimostra la possibilità di una giustizia e

di un ordine sociale credibili e realmente percorribili nonché la possibilità di una

formazione

Accanto alle progettazioni educative troviamo un’altra educazione  trae la sua

ispirazione da logiche che si basano su sistemi di premi e punizioni che in

realtà educano e continuano ad educare: “scuola del carcere”  incrementa

competenze criminali, diffonde un senso di inferiorità e una necessità di

vendetta, questa è la galera che sollecita forme di controllo e assistenzialismo

che educano alla subalternità all’irresponsabilità, alla sottomissione e

all’ignoranza

La restituzione della possibilità di scelta e il rispetto per l’autodeterminazione

del singolo stanno alla base della realizzazione di persone che fondano

l’autenticità di una relazione e di un’esperienza formativa ispirate ai principi di

responsabilità e rispetto di sé e dell’altro

In Italia lo stato dell’arte delle carceri di penuria di personale educativo e di

risorse economiche destinate al trattamento limita le possibilità degli educatori

di impostare interventi volti a riflettere, progettare e operare in una

dimensione di contenimento dei rischi di un’ulteriore alienazione

Le dipendenze

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia generale del professor Tramma, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Introduzione alla pedagogia e al lavoro educativo Kaniza . Gli argomenti trattati sono i seguenti: l’educazione e le sue possibili letture, l’educazione non è mai stata neutrale, le declinazioni dell’educazione, la livello di consapevolezza individuale e civica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraSimba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tramma Sergio.

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