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Pedagogia Mariani

“La scuola può fare molto ma non può fare tutto.” L’educatore fa la differenza perché incontrare una persona che insegni a vivere in società ad un bambino è importante.

L’educazione è importante per vari motivi: la “preoccupazione” per il futuro dei minori, la “convinzione” che il destino comune sia importante, la “comprensione” per le difficoltà che genitori e insegnanti si trovano ad affrontare per educare, un “tributo” a coloro che si sono sacrificati per l’educazione comune; non ci deve essere “nessuna simpatia” per chi non pensa a ciò.

Una volta la scuola aveva problemi soprattutto negli insegnanti che erano incapaci, svogliati, violenti, ingiusti e discriminanti, come ci raccontano i più grandi letterati italiani (De Amicis, Manzoni, Alfieri, D’Azeglio). Ma c’erano anche insegnanti capaci che trasmettevano passione e riuscivano in vari modi a far comprendere la materia agli alunni senza discriminarli.

Lo stesso vale anche per i giorni d’oggi dove gli insegnanti possono essere esauriti, tristi, troppo permissivi o troppo opprimenti, ma non mancano quelli che spiegano bene e entrano in contatto con la mente degli alunni riuscendo a stimolarli e a trasmettere la voglia di studiare e partecipare.

La scuola non può essere perfetta, come c’erano problemi una volta ce ne sono anche ora e come c’erano aspetti positivi una volta ce ne sono anche adesso.

Con l’educazione possiamo guardare più avanti dei grandi geni del passato perché essi non hanno avuto la nostra cultura e le nostre informazioni in più.

Capitolo 1

Educazione e formazione

L’educazione deriva da ex-duco cioè tirar fuori, infatti l’educazione è un “Divieni ciò che sei” non “Sii ciò che divieni” perché ciò può portare a un appiattimento del soggetto al modello offerto dalla società, come pensava JJR che affermava che l’uomo doveva essere lasciato in contatto con la natura per crescere bene, ma occorreva un’educazione per proteggerlo dai mali della società (come un pianta che cresce in strada e ha bisogno di protezione dai passanti).

Dunque l’educazione deve portare a “tirar fuori” un qualcosa che è dentro gli individui che non sono come alcuni pensavano “tabula rasa” vuoti da riempire, ma esseri che devono prendere forma relazionandolo con istanze individuali e sociali.

Educare vs Formare

L’educazione si identifica con la mamma di Socrate che faceva la levatrice cioè aiutava a far nascere i bambini, infatti l’educazione è riferita alla crescita dei minori quindi avviene nella scuola e nella famiglia perché “tira fuori” ciò che è in potenza nel bambino e diventa realizzazione (come un seme che in sé contiene la pianta e va allevato perché diventi una pianta vera).

La parte essenziale per l’educazione è l’“accettazione incondizionata” della persona a prescindere dalle scelte e dalle idee che essa prenderà dopo che l’educazione sarà terminata e avrà autonomia decisionale, quindi crescerlo nel migliore dei modi ma poi lasciarlo scegliere liberamente e accettare ciò che diventerà a prescindere, senza discriminazioni, perché non deve diventare “clone” di chi lo ha educato (questo è addestramento); ciò deve essere percepito dall’individuo che deve sentirsi accettato così com’è.

La formazione è il “dare forma” come il padre di Socrate che era scultore, dunque la formazione smussa gli angoli, rende la persona capace di vivere in società ed è riferita di solito ai soggetti adulti che devono crescere ulteriormente. Si divide in due tipi:

  • La formazione legata all’apprendimento di abilità specifiche mirate a precisi obiettivi di carattere organizzativo e quindi di lavoro utilizzando teorie sociologiche e psicologiche (training).
  • La formazione di sé come ampliamento della propria cultura per migliorare sé stessi (Bildung).

La prima è riferita alla manipolazione di capitale umano per il business, la seconda è più simile all’educazione. Queste due concezioni diverse si raggruppano nel termine “forma” che può essere qualcosa di esterno al soggetto ma anche un perfezionamento interno (l’entelechia aristotelica).

Di fatto in ambito istituzionale la formazione è l’acquisizione di contenuti per la cultura e la personalità, in concezioni totalizzanti indica la creazione di una personalità adatta alle richieste del contesto (come il lavoro). C’è dunque un perenne contrasto tra “efficacia” (raggiungere un obiettivo) e necessità di “efficienza” (dover raggiungere un obiettivo perché si è investito su ciò): nella formazione bisogna piegarsi alle esigenze del contesto, nell’educazione prevalgono le esigenze individuali che non devono essere spinte da un costo perché potrebbe spersonalizzare il soggetto.

Ci sono stati problemi nell’educazione con la nascita del pensiero che vedeva dei precisi livelli di formazioni distinguibili e indipendenti: livello del “sapere” (cognitivo), del “saper fare” (psicomotorio e relazionale) e del “saper essere” (valoriale); ma ognuno è legato all’altro, perché non si possono dare solo conoscenze senza educare ai valori, ecc… Dunque la formazione è legata a esigenze di crescita professionale e culturale in contesti organizzati.

L’educazione si riferisce al soggetto sulle componenti di “forma” acquisita per l’“azione” dell’individuo che subisce e si adegua. L’educazione non ha un solo modo, perché a volte bisogna essere severi, altre volte gentili e comprensivi, tutto dipende da come è il bambino, da cosa fa, dai suoi interessi, ma è l’obiettivo che deve essere comune a tutti gli insegnanti.

Alcuni pedagogisti volevano costruire processi in cui c’erano “scivoli” per gli alunni, per aiutarli, altri volevano costruire “attriti” perché imparassero bene a superare gli ostacoli: la via di mezzo è quella giusta. I limiti devono essere imposti dal soggetto direttamente da sé infatti la perfezione non esiste, come diceva Kant “da un bastone ruvido e storto non può derivare un ramo liscio e dritto”.

“L’idea di educazione dipende dall’idea che si ha dell’uomo e del suo destino”, dunque cosa ci si aspetta da lui. Per sapere chi è l’uomo bisogna tener conto di alcuni principi:

  • Il centro dell’educazione è la persona.
  • L’educazione deve allargare ciò che abbiamo dentro, infatti Vygotskij affermava che ciascuno di noi nasce con un potenziale che ci permette di essere certi tipi di persone in età adulta (teoria della “zona di sviluppo prossimale”); come un’oasi prende la forma della falda sotto di essa così un uomo non educato diventerà ciò che era in lui ma con crescita 0, se invece viene educato e sviluppata la dotazione di partenza si può arrivare alla crescita della persona (la Montessori si accorse che se i bambini disabili potevano, se educati bene, raggiungere il livello di quelli normali, allora capì che questi potevano raggiungere grandi risultati con lo stesso metodo).
  • L’educazione è condivisione di conoscenze perché tutti hanno diritto a sapere.
  • È inoltre una scelta continua tra 2 alternative entrambe valide (implica rapporti, emozioni, obiettivi, responsabilità, consapevolezza dei propri limiti, ecc…).
  • L’educazione è un’arte perché non dà risultati certi anche se si è bravissimi ad educare, non c’è un unico modo che dia risultati prestabiliti, ma è anche una scienza: è un arte con basi scientifiche.
  • Importanti sono le motivazioni da impartire all’allievo (no premi e punizioni) cioè spiegare l’importanza dell’educazione e spingere le coscienze a comprendere l’importanza dello studio imprimendo voglia; stessa cosa vale sia per la scuola che per la famiglia perché i genitori non devono costringere il figlio a fare certe cose ma spiegargli l’importanza di farlo perché sennò si rischia di farlo ribellare alle regole imposte non appena diventerà grande.
  • Sapere che si può sempre migliorare in qualunque situazione, ci deve essere “speranza pedagogica”.
  • Va rifiutata la formazione intesa come ripetitività e controllo delle variabili.
  • Rendere autonomo il soggetto staccandolo dalla dipendenza.

Siccome “l’uomo è programmato per non essere programmato” per formarlo bisogna puntare sulle possibilità del concetto di “esperienza consapevole”.

La formazione va dunque eseguita secondo le esperienze (apprendere con l’esperienza) perché tutte le volte che il soggetto trova qualcosa di rilevante si trans-forma, quindi ci sono stimoli esterni che vanno filtrati dall’educazione per migliorare il soggetto, oppure una ristrutturazione interna al soggetto dove si limitino certe perturbazioni; infatti la persona non può prendere ad esperienza ogni evento in cui si trova ma avere una sola configurazione per volta. Per questo non bisogna dare così tanta importanza all’educazione infantile, perché questa è “condizione” di educazione: questi condizionamenti sono fermi e inalterabili ma il soggetto può essere educato senza modificarli, anzi appoggiandosi ad essi.

L’esperienza però deve essere fatta propria per auto-formarsi, non solo “apprendere con l’esperienza” ma “apprendere dal fare”, diverso dall’“agire” perché il “fare” è intenzionale e quindi solo così il soggetto può trarre miglioramento dalle proprie azioni. Invece dall’esperienza si impara per caso, ritrovandosi in una situazione e attuare l’autoeducazione sapendo interpretare le vicende positive e negative sviluppandosi.

Ma non bisogna togliere importanza all’insegnamento nozionistico, perché come è necessario fare per apprendere, serve anche insegnare ad apprendere.

Va inoltre definito il rapporto utente-formatore dagli stessi partecipanti per sviluppare il dialogo. Ma bisogna definire anche il migliore insegnante: non è colui che lascia fare perché non è questa la vera libertà (se si lascia alla società viene condizionato dai media e non sarà mai educato), né colui che attua demagogia, né chi lavora di più ma quello che sa far lavorare bene gli alunni (sia teoricamente che praticamente). Ma non basta l’eteroeducazione, cioè quella derivante da altri, ma bisogna anche eseguire un’autoeducazione, su di sé, far proprio il cammino che troviamo anche nelle occasioni informali imparando dalla propria esperienza. Tutto ciò che avviene dai 20 anni in poi è mia responsabilità, i problemi (presenti sempre nella vita) devo affrontarli io e se non riesco a cambiare in nessun modo la realtà esterna, devo modificare la mia realtà interna.

Infatti è l’educazione informale quella più presente nella nostra vita prima, durante e dopo la scuola, (famiglia, ambiente) e avviene senza che il soggetto se ne renda conto, ma è l’educazione formale che dà la sicurezza della conoscenza e fornisce meta-conoscenza e senso critico per potere ampliare la propria coscienza. L’educazione informale è come la parte sommersa dell’iceberg, la più grande ma anche quella “senza ossigeno” cioè senza l’elemento indispensabile per la nostra esistenza. È simile all’autoeducazione in quanto vede dei progetti formativi intrapresi raccogliendo info. È un processo di formazione che prosegue di continuo anche per adulti e anziani ma non come banco scuola, piuttosto come banco di prova della vita che necessita di occasioni educative da cogliere.

Caratteristiche dell'educazione informale

  • L’educazione formale è la “conditio sine qua non” perché si possa avere consapevolezza delle opportunità dell’esistenza, e perciò per la quale si possa applicare l’educazione informale.
  • L’educazione informale raggiunge tutti anche se con livelli differenti e in questo processo si è sia educati che educatori.
  • L’educazione informale avviene fuori dalle strutture rigide (scuola, agenzie formative).
  • L’educazione informale è da distinguere dall’“impregnazione” cioè la trasmissione di modelli attraverso strutture che non consente l’attivazione dell’intenzionalità del soggetto e rende difficile la riflessione, mentre l’educazione informale segue la via delle relazioni.
  • L’educazione informale è caratterizzata dalla imprevedibilità che può essere importante (come secondo i teorici della complessità) ma anche pericolosa.
  • Bisogna puntare sull’intenzionalità del ricevente perché l’ambiente non è intenzionale.
  • Siccome la rielaborazione del materiale acquisito con l’esperienza avviene internamente al soggetto esso può essere condizionato, infatti più è invisibile la conoscenza più inciderà su di noi.

Non bisogna condannare la burocrazia e i servizi formali a favore di categorie private perché è stato dimostrato che liberandosi dei sistemi formali i gruppi informali come la massoneria e la mafia son stati fin troppo efficienti ma dannosi, in quanto presentati come vasi di Pandora al contrario che eliminerebbero il male dal mondo liberandosi del controllo sociale.

Il recente sviluppo delle tecnologie inoltre favorisce il recupero dell’esperienza anche se la realtà virtuale è stata vista come antagonista dell’apprendimento astratto, mentre Internet ha aiutato al superamento del rapporto intimistico con sé stessi.

L’attivazione del soggetto dunque è essenziale ma non sufficiente a sostituire quella istituzionale perché l’educazione formale fornisce gli attrezzi di conoscenza a chi ne usufruisce mentre l’autoeducazione permanente consente la possibilità di scegliere anziché di farsi scegliere.

L’uomo primitivo credeva nel fato e nei fatti perciò viveva di speranza e partecipava al suo mondo, l’uomo moderno viveva di aspettative perciò si adattava al mondo senza parteciparvi, l’uomo contemporaneo cerca di creare il mondo a sua immagine ma a patto di modificare sé stesso per adattarsi ad esso.

Autoeducazione

In sintesi l’autoeducazione avviene in vari punti:

  • Accensione della scintilla di consapevolezza da mantenere con mezzi propri, “togliere l’opaco” dalla mente, cioè raggiungere la consapevolezza intesa come attivare l’essere presenti a sé stessi; infatti viviamo in una boccia per pesci inconsapevolmente perciò dobbiamo accertare e accettare la nostra condizione per uscirne; per togliere l’opaco a qualcuno devo innanzitutto farmi un esame di coscienza, autoeducarmi a mia volta.
  • Lo scopo dell’educazione è non dipendere da nessuno (come Kirkegaard “Stare solo, con l’aiuto di qualcuno” non “Stare, solo con l’aiuto di qualcuno”) applicando le regole imparate a scuola elementare quando mi hanno insegnato a risolvere i problemi degli insegnanti consapevoli di ciò, cioè che le prime conoscenze insegnano a vivere.
  • Nessuno è escluso e può nascondersi da ciò - perché non è mai troppo presto o troppo tardi, non esiste che una volta cresciuti diciamo “non sapevo che avevo un’altra chance”, o si vive come si pensa o si finirà per pensare a come si vive.
  • Altrimenti senza un’idea della propria vita si rischia di deviare rispetto alla strada da percorrere (“la rovina è metodica, lento il lavoro del diavolo, non si cade in un istante ma scivolare è la legge del crollo” Dickinson); non bisogna avere dipendenze di nessun tipo e bisogna andare dritti per la propria strada (“se incontri il Buddha per la strada uccidilo”).
  • Il concetto di “illuminazione” orientale rispecchia questo “accedere alla verità” (devi essere paziente o non ci arriverai mai) attraverso un lungo lavoro su di sé da completare spiegandolo con le parole per organizzare il pensiero.
  • Ma non serve un’unica luce accecante ma bastano piccole lucine che possono dare idea del movimento del sapere.
  • La consapevolezza deve essere anche presente di fronte alla morte (“Va bene morire, o Dio, perdermi tutto ciò che c’è di bello nel mondo, ma non rinuncio a non dover essere più coscienza” Davide Turoldo).
  • La consapevolezza vuole dire anche cambiare prospettiva, guardare il mondo da un altro punto di vista (come sentirsi al registratore) una cosa difficile da fare in azione, bisogna sdoppiarsi e quindi uscire dalla boccia, perché immedesimandosi nelle vite degli altri si imparano molte esperienze come vivere una vita che non si vivrà mai per migliorare la propria.
  • Ogni persona vuole essere ascoltata così spesso va in terapia da psicologi per il semplice fatto di voler essere ascoltati ma sapendo inconsciamente di risolvere i propri problemi da soli perché in realtà parlando con un altro parla con se stesso.
  • Non tutti raggiungono la consapevolezza perché le regole sono diverse da persona a persona (Riflessione su luci accese e spente, Saint-Exupèry) e chi la acquisisce deve mantenerla facendo un lavoro su di sé sennò si rischia di perderla.
  • Per raggiungerla è necessario il distanziamento (allontanarsi dal proprio luogo di origine anche se ciò che...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eddyilgranata di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Mariani Anna Marina.
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