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Pedagogia generale – Educazione informale Appunti scolastici Premium

Appunti di Pedagogia generaleEducazione informale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Per la definizione di uno sfuggente oggetto di studio, L’oggetto generale “educazione”, Le categorie dell’educazione, Nella contemporaneità: trasformazioni sociali e implicazioni educative,... Vedi di più

Esame di Pedagogia generale docente Prof. S. Tramma

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ESTRATTO DOCUMENTO

Limitandoci a considerare i flussi migratori che interessano i paesi occidentali, si può notare

che tali flussi vengono prevalentemente considerati come un problema in entrata per i paesi

sviluppati. Conseguenza sul piano educativo: i paesi sviluppati vengono percepiti come

cittadelle assediate che devono difendersi dall’assalto dei migranti.

I processi migratori sono diventati una caratteristica stabile e imprescindibile delle società

contemporanee.

Conseguenza sul piano educativo: questi processi contribuiscono ad innovare i

climi educativi (formali e non) all’interno dei quali le persone realizzano la loro esistenza.

I processi migratori sono differenziati al loro interno in base a:

a) motivazioni e attese in uscita e in entrata (anche se esiste il dato unificante della ricerca di

migliori condizioni di vita);

b) paesi di ingresso e di uscita che si caratterizzano per le diverse culture;

c) religioni di appartenenza ;

d) ceti sociali dei migranti e collocazione sociali nei paesi d’arrivo rispetto a quella nei paesi

di provenienza (ingegneri che emigrano in Italia e fanno gli operai o le badanti);

e) appartenenze di genere in relazione, ad esempio, alle diverse convinzioni e percezioni sul

ruolo e sui diritti delle donne;

f) settori professionali entro i quali si inseriscono i migranti;

g) strategie formali e informali di accoglienza e di rifiuto nei paesi d’arrivo

.

Le precedenti differenziazioni contribuiscono a creare dei climi educativi locali molto diversi

tra di loro.

 Le migrazioni comportano rotture e ricomposizioni educative.

 Esse costituiscono un’esperienza educativa per i migranti che devono affrontare

differenti processi di socializzazione per inserirsi nella società ospitante.

 Tale socializzazione si innesta su una storia individuale, familiare e di gruppo già

caratterizzata da solidi apprendimenti. Ciò comporta che i migranti (adulti e bambini) vivano una

“doppia storia” educativa sia nei suoi aspetti formali che in quelli informali.

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Il turismo di massa

In generale, il turismo è un’esperienza educativa in quanto occasione di incontro tra persone di

paesi diversi.

Possiamo distinguere:

1) viaggi di formazione a cui si dedicano principalmente i ceti abbienti e culturalmente

attrezzati (esempio stages e master all’estero).

2) Turismo di massa cioè spostamenti per brevi periodi e con intenti ricreativi dai paesi più

ricchi verso quelli meno sviluppati. Rientrano in questo ambito anche i “tour tutto compreso” e i

“villaggi turistici”.

Il turismo, anche di massa, genera esperienze educative sia dirette che indirette, sia:

a) per le persone del paese meta del viaggio (gli apprendimenti derivano dal confronto

tra i propri valori e comportamenti e quelli praticati nei paesi da cui provengono i turisti),

b) per i turisti stessi (per alcuni turisti, il viaggio genera una profonda conoscenza di

culture diverse, per altri il viaggio funge da semplificatore cognitivo dele condizioni presenti in

altre zone del mondo).

Altri fenomeni che generano contatto diretto tra popolazioni di Stati diversi sono:

1) delocalizzazione della produzione dai paesi più sviluppati a quelli meno sviluppati:

 è favorita dal minor costo del lavoro e dai minori vincoli ambientali dei paesi

ospitanti,

 presenta uno scambio culturale “asimmetrico” in cui l’importazione di apprendimenti

da parte dei paesi che ospitano gli insediamenti economici esteri è superiore

all’esportazione,

 gli apprendimenti spesso generano contraddizioni e conflitti con i saperi preesistenti.

2) occupazioni militari da parte dei paesi occidentali:

 hanno lo scopo di sconfiggere militarmente un nemico pericoloso per i loro interessi,

 provocano l’importazione/proposta intenzionale di obiettivi di apprendimento legati,

ad esempio, alle forme di partecipazione al governo, agli stili di consumo e ai modi di

produzione.

Locale e globale

La globalizzazione ha comportato una radicale riformulazione del rapporto tra:

 locale contesti territoriali identificabili e circoscrivibili (Stato, quartiere, ecc),

 globale insieme di relazioni economiche, politiche e sociali che interessano il pianeta.

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Il locale ha perso la sua distinzione e autonomia rispetto al globale, infatti informazioni, merci,

persone e decisioni superano i confini materiali e immateriali dei vari territori .

Anche il locale influenza il globale nel senso che avvenimenti che si verificano a livello locale

possono contribuire, anche molto rapidamente, a determinare il globale e quindi ad influire altri

contesti locali (esempio 11 settembre 2001).

Il processo descritto di stretto rapporto tra locale e globale dà vita a processi a volte tra loro in

contrasto:

 aumento e diversificazione delle offerte informali di apprendimenti;

 processo di omologazione culturale, cioè riduzione della differenziazione culturale a

causa di una cultura locale che si impone sulle altre. E’ il caso della americanizzazione di

alcuni aspetti della vita al di fuori degli USA,

 la creolizzazione, cioè il prodursi, in tempi molto lunghi, di culture e apprendimenti che

sintetizzano e inglobano in sé aspetti culturali diversi,

 il rigetto, cioè i tentativi di salvaguardare le culture locali cercando di porre filtri

all’ingresso di una cultura proveniente dall’esterno.

Considerando l’intrecciarsi dei precedenti processi, si può evidenziare la questione

dell’occidentalizzazione del mondo (il sistema economico, politico, culturale che ha avuto

origine nell’occidente si estende e si impone in buona parte del pianeta).

Questo processo suscita reazioni diverse (resistenze latenti o palesi, opposizioni anche

violente).

Il post-fordismo sociale

Nell’età contemporanea si verifica il passaggio da una società fordista a una post-fordista.

Ciò significa che da una società con prevalenti caratteri di solidità si passa a una società che

presenta prevalenti caratteri di liquidità.

Il termine “post-fordismo” può avere diversi ambiti di significato:

1) significato ristretto: riguarda il superamento dell’organizzazione produttiva basata sulle

grandi fabbriche dedite alla produzione di massa di beni materiali. Le grandi fabbriche

esportavano fuori dal perimetro della fabbrica stessa un modello di lavoratore che

presentava evidenti connotati educativi e che forniva valori di riferimento sulla base dei quali

orientare la propria vita,

2) significato più ampio: indica il superamento di una organizzazione sociale funzionale e

imitativa dell’organizzazione fordista. 9

Mentre il modello fordista è dominato dalla stabilità, il modello post-fordista è dominato

dall’instabilità (precariato, flessibilità, spostamenti, delocalizzazioni) e dal disordine

educativo.

Il disordine educativo

Le trasformazioni che hanno riguardato la società contemporanea (globalizzazione con tutte le

sue conseguenze) hanno determinato un aumento dell’entropia educativa:

 aumento del grado di disordine, indeterminatezza, incertezza, pluralità di finalità e di

modelli di riferimento,

 l’entropia riguarda sia l’educazione formale che quella informale, sia le componenti

intenzionali che quelle non intenzionali,

 in particolare è un fenomeno che ha colpito anche:

1) la famiglia, cioè il luogo educativo “naturale” per eccellenza,

2) la scuola, cioè l’esperienza educativa che presenta il massimo grado di intenzionalità e di

formalizzazione,

3) le comunità.

1) la famiglia informale

La famiglia dipende dalle caratteristiche sociali e culturali del contesto in cui agisce.

L’educazione familiare è considerata come la principale esperienza educativa, che coinvolge i

soggetti per lungo tempo, che segue in modo permanente la storia delle persone e rispetto alla

quale le altre esperienze si pongono come funzionali e integrative.

Possiamo considerare almeno due concezioni di famiglia:

1) concezione ristretta: la famiglia deve intendersi solo come unione stabile tra conviventi di

sesso diverso, legittimata dal matrimonio e che genera figli,

2) concezione allargata: la famiglia può intendersi come convivenza sufficientemente duratura

di persone, prescindendo dal matrimonio, dalla presenza di figli e dall’orientamento sessuale.

Considerando la famiglia dal punto di vista educativo, individuiamo tre aree:

1) educazione nella famiglia Ci si riferisce agli apprendimenti:

 dalle persone di maggiore a quelle di minore età,

 tra “pari” (esempio tra coniugi e tra fratelli),

 dalle persone di minore verso quelle di età maggiore.

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Così come non si possono meccanicamente associare le intenzioni educative agli effettivi

risultati, non è nemmeno detto che le intenzioni e/o esiti dell’educazione familiare siano in

accordo con quelli attribuiti alla “buona” famiglia.

2) educazione della famiglia Ci si riferisce agli apprendimenti che l’insieme del nucleo

familiare acquisisce attraverso le influenze che derivano dall’esterno (esempio ambiente di

lavoro).

3) Educazione alla famiglia Ci si riferisce all’ambito di maggiore interesse per l’educazione

informale:

 Riguarda le caratteristiche costitutive della “forma famiglia” (missione, composizione,

rapporti interni) ritenute appropriate in un determinato contesto sociale,

 Tale insieme di apprendimenti maturano sia in ambito familiare che extrafamiliare,

 Oggi è in atto un processo di ridimensionamento del modello di famiglia tradizionale che:

 È stato per secoli l’unico modello che, se non realizzato, costituiva un indicatore

di problematicità,

 Sebbene la famiglia tradizionale sia il modello prevalente, oggi esistono forme di

convivenza familiare che si discostano da essa:

Caratterizzate da nuove discontinuità nel composizione del nucleo

o (esempio cambio di partner per i genitori),

Composte anche da soggetti a orientamento omosessuale,

o Che non hanno come finalità prevalente la procreazione dei figli.

o

Vi è una educazione diffusa e informale sia alla continuità che alla discontinuità

familiare, che avviene prevalentemente attraverso la pratica sociale che è da ritenersi la

dimensione educativa informale più efficace.

2) La scuola

Per molto tempo la scuola è stata al centro del dibattito pedagogico, tanto da generare uno dei

principali criteri di distinzione delle esperienze educative (educazione scolastica ed

extrascolastica).

La scuola è l’istituzione dove sono massimi i livelli di formalizzazione e intenzionalità

educativa.

In essa sono comunque presenti anche le altre dimensioni dell’esperienza educativa, tra cui

l’educazione informale che viene considerata sotto due aspetti::

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1) aspetto educativo informale interno alla scuola stessa legato, ad esempio, al rapporto tra pari

(esempio rapporto tra compagni) che genera apprendimenti importanti anche di segno

opposto a quelli intenzionali e dichiarati,

2) aspetto educativo informale legato all’ educazione alla scuola, relativo alla sua funzione

sociale e al suo ruolo nella vita individuale.

Questo secondo aspetto nell’età contemporanea è interessato da importanti e contraddittori

processi di cambiamento, legati principalmente al ridimensionamento della centralità

educativa della scuola.

 La scuola, come altre istituzioni educative, è stata interpretata come tentativo di

organizzare spazi e tempi in grado di garantire l’apprendimento di determinati valori,

saperi, comportamenti e modi di pensare.

 La scuola è stata ed è un progetto che tende a compensare le insufficienze della

famiglia e delle altre comunità educanti che sono ormai considerate non più adeguate

a trasmettere i saperi e le competenze minimi per affrontare i rapporti economico-

sociali tipici della modernità.

 Nella scuola avviene così, almeno teoricamente, l’apprendimento delle caratteristiche

ritenute oggi necessarie, quali:

Educazione all’uso adeguato delle proprie risorse intellettuali,

o Educazione professionale,

o Educazione ai comportamenti richiesti ai cittadini

o

 La scuola è ormai rimasta l’unica esperienza educativa di massa, essendone venute meno

altre che in passato avevano importanza (esempio: servizio militare obbligatorio e

educazione religiosa).

 La scuola si trova in una posizione contraddittoria in quanto, da un lato si riduce la fiducia

rispetto alle effettive possibilità di successo nel raggiungimento degli obiettivi che la

scuola stessa si pone, dall’altro si addossano alla scuola nuove responsabilità educative.

 Il problema più rilevante è dovuto all’esistenza di convinzioni diffuse, generate da

concrete pratiche sociali, che educano a un’idea di scuola diversa da quella ufficiale. Tali

convinzioni veicolano l’idea che la scuola non mantiene le promesse, che essa è poco

rilevante per il successo professionale e personale e che essa non riesce ad adeguarsi ai

cambiamenti sociali.

 L’educazione alla scuola (quindi la costruzione dell’immagine della scuola) avviene in

molti ambiti di esperienza (esempio gruppo di pari, media, comunicazione interpersonale)

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che generano apprendimenti non sempre governabili e che concorrono a formare un’idea

non sempre positiva della scuola.

3) La comunità

La comunità si pone nell’orizzonte educativo come oggetto sfuggente che non permette un

inquadramento e una definizione univoche.

Possiamo considerare 2due significati-limite di comunità e un’ampia gamma di sfumature

intermedie:

1) comunità intesa come stato relazionale intensamente percepito e vissuto dagli individui che la

compongono,

2) significato molto meno vincolante: la comunità esprime una generica dimensione collettive

e/o di gruppo.

Nella pratica, le comunità possono presentare caratteristiche diverse:

 possono essere caratterizzate da relazioni dirette tra i componenti oppure essere

“virtuali” o a distanza,

 possono essere fondate su motivazioni permanenti o strutturali oppure possono essere

temporanee e finalizzate ad uno scopo limitato,

 possono riferirsi ad un o specifico territorio oppure no.

Le comunità si presentano come dimensioni intermedie tra l’ambito individuale e familiare e il

più vasto ambito sociale.

Si individuano:

1) forme di educazione alla comunità

, cioè tentativi di fare apprendere ai soggetti il principio

che determinate dimensioni comunitarie possono diventare importanti nella vita

dell’individuo, in modo che essi si sentano parte di comunità locali, nazionali o internazionali,

2) forme di educazione della comunità

, cioè azioni educative che la comunità svolge nei

confronti dei propri componenti.

Nell’epoca contemporanea, la comunità ha subito un ridimensionamento sia a livello nazionale

che a livello locale.

Parallelamente all’indebolimento della coesione comunitaria, si verifica un ridimensionamento

di capacità di educazione alla e della comunità le cui principali cause sono:

 comparsa di soggetti educativi specializzati (esempio la scuola) che svolgono una parte

sempre più rilevante dell’educazione indispensabile ai cittadini,

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 ridimensionamento delle culture forti un tempo espresse dalle comunità, che ne

costituivano i tratti caratterizzanti che dovevano essere trasmesse ai giovani.

Il ridimensionamento del peso educativo della famiglia, della scuola e della comunità

pone in evidenza il peso via via maggiore che le dimensioni informali e non intenzionali

dell’educazione assumono nella formazione degli individui.

Il “peso” dell’educazione informale nell’epoca contemporanea

A fronte di un ridimensionamento del peso degli apprendimenti trasmessi dai soggetti

educativi più istituzionalizzati, si assiste ad un aumento di significatività delle esperienze

educative informali.

Il peso delle esperienze informali è sempre e comunque rilevante anche nei periodi e nelle

società in cui le istituzioni pubbliche e private (famiglia, scuola, chiesa, ecc) appaiono solide

ed efficienti.

L’educazione informale può considerarsi:

1) tanto più diffusa quanto più la società è complessa e investita da processi di cambiamento,

2) tanto più ingovernabile quanto meno presenti e credibili risultano le istituzioni educative.

E’ evidente che nella società contemporanea, l’educazione dei giovani, in particolare, è

sempre più influenzata dai mass-media e dalle consuetudini di comportamento indotte dai

consumi diffusi.

Nella società contemporanea si torna a parlare di società educante volendo riferirsi al fatto

che all’educazione contribuiscono molti fattori (volontà, azioni e istituzioni) che non si

coagulano formando un unico progetto educativo.

CAPITOLO 3 – La didattica dell’educazione informale

Il clima educativo della contemporaneità

E’ molto difficile compilare un elenco esauriente degli ambiti, degli esiti, degli strumenti e

dei mezzi dell’educazione informale e ciò per almeno due motivi:

1) l’analisi e la ricerca sulle esperienze educative informali sono state spesso condotte sulla

base di esigenze conoscitive derivate, cioè relativi ad altri tipi di esperienze che solo in

seconda battuta hanno affrontato l’informalità educativa,

2) anche quando l’attenzione si concentra direttamente sull’educazione informale, la difficoltà

riguarda tale educazione che costituisce in sé un oggetto sfuggente e non circoscrivibile.

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Il problema si complica ulteriormente nelle società sviluppate, nelle quali si ampliano gli

aspetti “immateriali” dell’esistenza. Ciò comporta che anche le esperienze educative si

svincolano da tempi, luoghi ed esperienze ben individuabili.

Si rende così necessario riferirsi al clima educativo generale (1) della società e ai climi

educativi particolari nei quali si strutturano anche le esperienze informali.

(1) Esso è dato da un insieme di fattori interagenti, generati dalle condizioni che

caratterizzano, ad esempio, la società contemporanea (globalizzazione, post-

fordismo, ecc.).

Gli elementi che concorrono a formare il clima educativo della contemporaneità mutano

velocemente, tendono a riguardare ogni dimensione relazionale e ogni contesto territoriale e

finiscono per tradursi in didattiche molto particolari.

Al termine “didattica” possono attribuirsi due significati:

1) intenzionale e preordinato intreccio di comportamenti, procedure e strumenti che consentono,

all’interno di tempi e luoghi appositi, di raggiungere obiettivi educativi chiaramente

individuati. Si tratta di una definizione non applicabile all’educazione informale.

2) Modi e percorsi attraverso i quali si raggiungono esiti educativi (cioè apprendimenti) non

necessariamente intenzionali e svolti con rigore metodologico. Si tratta di una definizione

applicabile anche per le dimensioni educative non intenzionali e non pedagogicamente

impostate, quali l’educazione informale.

La didattica dei mezzi di comunicazione di massa

Franco Combi, uno dei maggiori pedagogisti dell’età contemporanea, sottolinea l’importanza

dei mezzi di comunicazione di massa nell’educazione delle nuove generazioni.

I media costituiscono l’elemento che ha prodotto la radicale e irreversibile modificazione

dell’intero panorama educativo, nel senso la loro aumentata importanza ha prodotto il

ridimensionamento del peso educativo di molti altri soggetti, quali la scuola, la famiglia e il

lavoro.

I media, fin dal loro apparire, sono stati oggetto di particolare attenzione da parte della

pedagogia, che ne ha analizzato gli effetti che, sotto certi aspetti, sono stati riconosciuti come

virtuosi, ma sotto altri sono stati ritenuti dannosi, soprattutto con riferimento alle prime fasi

dello sviluppo del bambino.

“Cattiva maestra televisione” del 1994 è una raccolta di saggi che costituisce un classico

dell’analisi sugli effetti educativi della televisione.

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Nel libro, John Condry (scrittore e filosofo statunitense) specifica che l’influenza della

televisione dipende da due fattori:

1) il tempo di esposizione dello spettatore al mezzo televisivo, nel senso che tanto maggiore è il

tempo, tanto maggiore risulta l’influenza esercitata,

2) i contenuti trasmessi dal mezzo televisivo, che determinano la natura dell’influenza esercitata.

Condry ritiene che l’esposizione al mezzo basta da sola a influenzare lo spettatore e ciò

indipendentemente dai contenuti.

 La televisione non è un pessimo strumento educativo per caratteristiche sue proprie,

ma perché, anziché operare per perseguire interessi generali finalizzati alla crescita

delle persone, agisce per perseguire interessi di mercato, nel senso che essa diffonde

valori congrui con gli interessi del mercato stesso.

 Il filosofo Karl Popper, in un saggio incluso nel libro precedentemente citato, ritiene

che sarebbe necessaria un’attività formativa specifica diretta a coloro che producono

programmi televisivi, in modo che essi si rendano conto di essere coinvolti in un

processo di educazione di massa potente con tutte le responsabilità che ciò comporta.

 Popper si auspica che gli operatori impegnati nella produzione di programmi televisivi

si trasformino da agenti educativi non consapevoli e non intenzionali in agenti

consapevoli e intenzionali.

Come educa la TV

Possiamo sintetizzare gli aspetti e le forme attraverso le quali la televisione partecipa al

processo educativo, considerando i seguenti punti:

1) vi è una importante intenzionalità educativa finalizzata al consumo – La televisione

trasmette intenzionalmente contenuti tesi a favorire il consumo in generale e quello di

particolari prodotti. Si tratta della televisione “pubblicitaria” caratterizzata da diverse

espressioni che vanno dalle più esplicite e immediate a quelle meno manifeste, fino a quelle

occulte. La TV è così educativa perché assume il compito di formare il cittadino consumatore,

colui che si identifica e trova soddisfazione in aspirazioni e pratiche consumistiche.

2) L’intenzionalità educativa televisiva comprende anche trasmissioni finalizzate al “bene”

degli spettatori – Si tratta di una TV “pedagogica” che in Italia ha avuto la sua massima

diffusione negli anni del boom economico e che è presente anche oggi nelle trasmissioni che

tendono a fornire informazioni, stimolare riflessioni critiche, ecc. Questa televisione tende

intenzionalmente ad educare i cittadini all’accettazione del presente.

3) La TV è educativa soprattutto quando non è percepita come tale dagli spettatori - Si

tratta della TV che trasmette contenuti che vengono considerati come occasioni di svago, di

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divertimento e di intrattenimento. I programmi di intrattenimento leggero propongono

ideologie, modelli sociali, approcci alla vita e gerarchie di valori. Si pensi ai reality show e ai

talk show che stimolano nello spettatore l’identificazione con modelli irreali. Bisogna anche

considerare le trasmissioni televisive in cui vengono elargite ingenti somme di denaro a

concorrenti ai quali non è richiesta alcuna competenza o abilità particolare. Rientrano in

questo ambito anche le trasmissioni come “Grande fratello”, che offrono spazio a storie e a

persone “normali” che diventano modelli “virtuosi”, a causa della valorizzazione di un modo

di essere e di percepirsi che non richiede apprendimenti, cambiamenti e riflessione critica.

La televisione sta vivendo processi trasformativi legati allo sviluppo di nuove tecnologie. I

principali tra essi sono:

A) aumento dell’offerta di canali e di programmi televisivi

Ciò ha comportato un aumento dell’offerta che consente allo spettatore di essere più

indipendente nella costruzione del proprio “palinsesto”. Ciò può aumentare il fascino

della televisione, con conseguente aumento delle sue potenzialità educative anche

informali.

B) possibilità di interazione tra telespettatore e mezzo televisivo

Gli spettatori possono partecipare a gare e concorsi esprimendo, attraverso ad esempio

gli SMS, un voto di preferenza, oppure possono inviare una mail per esprimere la

propria opinione durante alcune trasmissioni giornalistiche.

Si tratta di modi per fornire l’illusoria percezione di essere parte di un evento, di poter

influire sulle decisioni, di contribuire alla costruzione di opinioni collettive, di essere

parte di una comunità mediatica.

I nuovi media

Nell’epoca contemporanea si assiste allo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione legati ad

Internet, l’uso di telefoni cellulari, PC, videogiochi, ecc.

A differenza della televisione, i nuovi media offrono la possibilità di non essere solo spettatori

passivi di programmi confezionati da altri, ma di produrli in proprio (esempio You Tube).

Per quanto riguarda le conseguenze dal punto di vista dell’educazione informale, da una parte i

nuovi media riducono il tempo dell’esposizione passiva a ciò che è stato prodotto da altri e

questa può essere considerata come una conseguenza positiva. Resta però qualche dubbio circa

il “fare” senza competenze specifiche che rischia di aumentare il peso complessivo della

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“banalizzazione delle competenze necessarie” per affrontare la vita (che è un tratto tipico della

contemporaneità).

Le nuove tecnologie sembrano educare alla non prossimità, alla distanza, alla mancanza di

relazioni dirette e reali con l’altro. Si tratta di un punto di criticità che non è solo legato allo

sviluppo di nuove tecnologie, ma che trova terreno fertile anche in altri aspetti della società

contemporanea, si pensi ai deserti relazionali delle grandi metropoli, alla teorizzazione e alla

pratica del disimpegno e delle relazioni “mordi e fuggi” tra le persone.

La questione dell’effetto educativo dei nuovi media e delle nuove possibilità di comunicazione

è comunque ancora aperto e in fase di analisi.

La didattica della paura

Circoscriviamo per prima cosa l’oggetto sul quale ci concentreremo:

A) consideriamo le paure pubbliche e collettive socialmente vissute (non invece le

paure riconducibili alle storie relazionali delle singole persone),

B) non consideriamo le rielaborazioni individuali di paure collettive.

I nessi tra paura ed educazione sono riconducibili a due aree distinte, ma correlate:

1) Educazione alla paura - In questo senso la paura diventa l’esito possibile al quale tendono

delle azioni educative. Presenta, a sua volta, due configurazioni diverse e contrapposte:

- educazione alla ragionevole paura

, propria della capacità matura di rendersi conto

dei rischi connessi alle proprie azioni individuali e collettive. Si tratta di una

educazione auspicabile e pedagogicamente condivisibile. Si tratta di una paura che

rafforza la capacità di agire in modo conasapevole.

- Educazione alla paura come stato – Condizione che immobilizza, che limita le

possibilità progettuali di messa in discussione dell’esistente (esempio paura

dell’autorità, paura dell’inferno, ecc.). Si tratta di una paura molto inquietante e di una

educazione non auspicabile.

2) Educazione attraverso la paura - La paura è usata come didattica (educare attraverso la

paura). La paura è un mezzo per promuovere cambiamenti riguardanti valori, saperi,

comportamenti. La paura diventa uno strumento che convince a essere o a non essere,

convinzione che, se assimilata dai soggetti che la subiscono, può dare luogo, ad esempio, alla

convinzione di appartenere a un genere o a un’etnia inferiore o a una cultura subalterna.

La paura della guerra

- La paura del conflitto nucleare è stata tipica della storia dell’umanità nella seconda

metà del Novecento. 18

- Si tratta della paura dello scoppio di un conflitto nucleare tra le due Superpotenze che

hanno caratterizzato la “guerra fredda” nei decenni successivi alla Seconda Guerra

Mondiale fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989.

- E’ stata un’esperienza vissuta collettivamente all’interno di ciascuno dei due

schieramenti come diffusa, costante e comune paura degli “altri”: degli americani, dei

russi, della NATO, ecc.

- La paura del conflitto nucleare era alimentata dalla certezza della reciproca, totale e

definitiva distruzione in caso di conflitto generalizzato.

- Il timore della guerra nucleare ha educato molti a non riuscire ad immaginare un

mondo differente da quello esistente, all’accettazione dello status quo, con ricadute

anche sulle vite dei singoli individui.

- Questa paura sembra oggi essere finita, anche se il rischio di conflitti nucleari, forse

“limitati” e non globali, è oggi probabilmente maggiore rispetto al recente passato.

- La paura collettiva si è trasformata in una preoccupazione debole, indice di una

sottovalutazione delle tensioni internazionali che esistono.

- La paura della guerra che direttamente ci riguarda ha cessato di esistere

paradossalmente proprio quando le guerre in varie parti del mondo sono

effettivamente combattute e coinvolgono anche i Paesi occidentali.

- Tale situazione può ricondursi a due fattori:

a) le aree di crisi non riguardano direttamente il territorio nazionale;

b) è subentrata l’importante innovazione relativa alla fine del servizio militare

obbligatorio. Ciò ha comportato la diminuzione del timore di un

coinvolgimento diretto nell’esperienza della guerra e la delega della

questione a un sistema esperto e attrezzato: le forze armate.

La paura del terrorismo

- nella contemporaneità la paura del terrorismo sembra avere preso il posto della paura

della guerra.

- Nella storia italiana il modello terroristico è costituito da stragi come quella di piazza

Fontana a Milano, della stazione di Bologna, del treno Italicus, ecc.

- Si tratta di un terrorismo che ha come obiettivo quello di creare un clima di paura,

cioè che ha il compito di educare a una condizione di paura socialmente diffusa e

condivisa, il cui scopo è quello di mantenere lo status quo impedendo la riforma degli

assetti sociali e politici. 19

- Diverso, almeno da un punto di vista strettamente tecnico, è il caso della “lotta

armata”, cioè di quelle azioni rivendicate da particolari gruppi e che derivano da un

progetto politico-militare esplicitato con chiarezza. Tali azioni sono tentativi volti ad

allargare la propria sfera di influenza, stimolare apprendimenti nei gruppi sociali a cui

ci si riferisce o contro i quali ci si rivolge. Rientrano in questo ambito il rapimento e

l’uccisione di Aldo Moro. Si tratta dell’educazione basata sul principio “colpiscine

uno per educarne cento” che ha il compito di esplicitare la fattibilità di un progetto

politico e di impaurire il “nemico”.

- L’attuale terrorismo internazionale può essere definito come GUERRA

INFORMALE. Rientrano in questo ambito l’attentato del 11 settembre 2001 a new

York, quello del 2004 a Madrid e quello del 2005 a Londra. Si tratta di una strategia

volta da un lato a generare apprendimenti dal lato dell’avversario, che è portato a non

sentirsi sicuro nella vita quotidiana, dall’altro, dal lato del campo di riferimento in cui

si cerca di generare la percezione di un progetto in grado di mettere in difficoltà i

Paesi sviluppati e rivitalizzare alcuni aspetti della propria tradizione culturale.

La didattica dell’insicurezza

- Nella contemporaneità sono ravvisabili paure relative ad un nemico interno, cioè un

nemico locale, quotidiano, visibile e diffuso.

- Si tratta di una paura riguardante forme di violenza che mettono o potrebbero mettere

a repentaglio la propria incolumità fisica o il proprio patrimonio.

- Occorre delimitare il campo di interesse, circoscrivendolo alla violenza sociale, cioè

alla violenza che si manifesta nei territori ritenuti pericolosi, degradati o malfamati e

che viene attribuita, ad esempio, alle bande giovanili, agli immigrati, ai

tossicodipendenti, ai nomadi.

- Non viene considerata la violenza privata, tipicamente la violenza che si concretizza

nella famiglia.

- L’analisi effettuata circa la sicurezza degli ambienti urbani moderni evidenzia una

situazione contraddittoria: da un lato si evidenzia una sicurezza che ha raggiunto

livelli molto elevati, dall’altro l’emergere di nuove insicurezze.

- Lo sfondo della didattica dell’insicurezza è la metropoli della contemporaneità

.

- La questione del clima di paura e di insicurezza riferito al territorio deve essere

analizzata considerando tre elementi:

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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tramma Sergio.

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