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Che cos'è l'educazione informale

Di Sergio Tramma Editore Carocci – pagine 121

Capitolo 1 – Per la definizione di uno sfuggente oggetto di studio

L'oggetto generale "educazione"

La parola "educazione" si caratterizza per una pluralità di sfumature di significato e di contesti di utilizzo.

Significato letterale della parola "educazione":

  • Trasmissione di esperienze e di significati da una generazione all’altra che ha come scopo l’acquisizione, il riconoscimento e l’accettazione dei valori morali e culturali ritenuti più importanti.
  • Acquisizione, tramite processi che si svolgono soprattutto nella scuola, di nozioni e abilità in particolari campi del sapere.
  • Generale capacità di comportarsi correttamente e rispettosamente con le altre persone.

Etimologia della parola "educazione": in latino "educatio" deriva da "educere" cioè "condurre fuori". L’educazione ha quindi a che fare con qualcosa che esiste e che deve essere portato alla luce.

Sono quindi individuabili diverse aree di significato della parola "educazione".

  • Area riferibile ai processi di acquisizione della cultura presente in un determinato contesto sociale. Viene in questo ambito sottolineato l’aspetto processuale invariante dell’educazione che è finalizzata a favorire l’acquisizione di valori, saperi e comportamenti considerati positivi in un contesto sociale.
  • Area riferibile al processo di formazione complessivo e armonico della persona umana, cioè processo volto a fare emergere in ogni persona tutte le potenzialità positive della persona umana stessa. Viene sottolineato principalmente lo sviluppo delle potenzialità del soggetto, prescindendo almeno parzialmente dal contesto sociale, soprattutto se si ritiene che la personalità umana abbia caratteristiche universali.
  • Area riferibile alle attività intenzionali svolte in specifici ambienti e finalizzate all’acquisizione di saperi particolari.
  • Area riferibile alla pratica delle "buone maniere" che rappresentano una sintesi tra alcune aspettative di un contesto sociale nei confronti dei suoi membri e alcuni modi di relazionarsi con gli altri ritenuti propri di una persona matura.

Rispetto alle precedenti aree di significati della parola "educazione" ci sono dei significati forti e trasversali rispetto ad esse:

  • L’educazione può riferirsi al processo di formazione di un soggetto, processo che considera ogni persona nella sua globalità.
  • L’educazione può riferirsi a dimensioni particolari e limitate della personalità.

Le categorie dell'educazione

Le esperienze educative possono essere classificate secondo diversi criteri.

  • Sedi dell'educazione
    • Educazione scolastica
    • Educazione extrascolastica (termine obsoleto perché nel mondo contemporaneo l’istituzionalizzazione non sta solo nella scuola)
  • Destinatari delle esperienze educative
    • In base all’età
      • Bambini e adolescenti (pedagogia propriamente detta)
      • Adulti (andragogia)
      • Anziani (geragogia)
    • In base alle dimensioni dell’esistenza
      • Alimentazione
      • Sessualità
      • Lavoro, ecc.
  • Criterio della formalizzazione
    • Educazione formale
      • Si riferisce a un sistema di istruzione formalizzato (che funziona cioè sulla base di norme e di regolamenti)
      • Coincide con il sistema scolastico nazionale
      • Area educativa marcatamente intenzionale, dichiarata e riconoscibile
      • Volta al rilascio di attestati e titoli vincolanti e riconosciuti
      • È in parte obbligatoria
      • La distinzione educatore/educando è chiara e dichiarata.
    • Educazione non formale
      • Esterna all’istituzione scolastica
      • Tende a produrre apprendimenti compensativi o aggiuntivi rispetto a quelli scolastici
      • Fornisce esperienze educative intenzionali, dichiarate, riconoscibili
      • La distinzione educatore/educando è chiara e dichiarata
      • Rientrano in questo ambito interventi educativi rivolti a soggetti caratterizzati (anche solo in partenza) da devianza/disagio/emarginazione
      • Esempi: famiglia, associazioni di vario tipo, oratori, istituzioni educative rivolte a giovani ed adulti.
    • Educazione informale
      • Area di più incerta delimitazione rispetto alle precedenti
      • Genera apprendimenti naturali, spontanei e con forte carattere esperienziale
      • Concorre, assieme alle esperienze educative formali e non, alla costruzione dei saperi, dei comportamenti, degli atteggiamenti e dei valori
      • È diffusa, relazionale, non intenzionale
      • È oggetto di interesse per la psicologia, per la sociologia e per l’antropologia
      • È naturalmente oggetto di studio della pedagogia, in particolare della pedagogia sociale
      • È diffusa nel più vasto sistema di trasmissione sociale e culturale ed è riferibile alle relazioni interpersonali, agli eventi lavorativi e, in generale, a quelli relativi alla vita quotidiana
      • Può generare apprendimenti più significativi, solidi e attraenti e, a volte, di segno completamente diverso rispetto a quelli generati in esperienze ufficialmente pensate (esempi riportati da pag. 11 a pag. 15)
      • È potenzialmente presente in ogni luogo, riguarda ogni età della vita e tutte le condizioni dell’esistenza individuale e collettiva
      • Interviene nello scenario sociale e pedagogico quando si presenta come problema, cioè quando alcuni degli apprendimenti che genera sono conflittuali con quelli socialmente auspicati
      • L’area delle esperienze educative informali non è individuabile in modo definitivo una volta per tutte, ma va considerata nel tempo e nel luogo sociale in cui essa si concretizza
      • È individuabile nelle esperienze relazionali e comunicative in cui si producono apprendimenti senza che sia presente alcuna organizzazione o istituzione dichiaratamente preposta allo scopo e senza intenzionalità pedagogica (cioè intenzionalità che pensa coscientemente all’educazione in quanto tale)
      • Può essere caratterizzata dall’intento di fare apprendere qualcosa a qualcuno, ma tale intento non è completamente consapevole e non viene esplicitato.
  • Criterio dell'intenzionalità
    • Esperienze educative intenzionali
      • È presente l’intento consapevole di stimolare apprendimenti
      • Sono esperienze generalmente immediatamente e chiaramente riconoscibili
      • Si svolgono generalmente in un ambito organizzativo saldamente associato alle esperienze di formazione (esempio aule scolastiche, valutazione del grado di apprendimento, formalizzazione degli obiettivi educativi)
      • Esempi: scuola, corsi di vario genere, campagne di informazione e sensibilizzazione su temi sociali, famiglia.
    • Esperienze educative non intenzionali
      • Non c’è alcun intento educativo, ma ciò nonostante si generano apprendimenti
      • Gli esiti educativi non sono dichiarati, previsti, ricercati
      • Tali esperienze si riscontrano anche all’interno delle esperienze educative intenzionali (esempio: messaggi presenti nella scuola che possono contraddire le intenzioni educative “ufficiali”)
      • Esempi: visione di spettacoli televisivi o film, lettura di libri, organizzazione degli spazi territoriali.
    • Esperienze educative non dichiaratamente intenzionali
      • È presente un intento educativo che però non viene dichiarato
      • Esempi: campagne pubblicitarie, atti di terrorismo (approfonditi più avanti), disposizione delle merci nei supermercati.

Sempre nell’ambito della distinzione tra intenzionalità e spontaneità dell’educazione, si colloca la distinzione proposta da Pietro Bertolini, che definisce:

  • Spontanea e naturale l’educazione che vede protagonista principale l’educando che apprende attraverso le relazioni con l’altro da sé. Si tratta di un’area di esperienze educative nella quale i protagonisti principali sono i soggetti più maturi che, mettendosi in relazione con i soggetti meno maturi, li stimolano e li aiutano a crescere. Questa attività educativa risulta però non programmata e pensata a priori, quindi risulta casuale ed estemporanea. Gli educatori si muovono sulla base della loro storia personale e dell’educazione da loro stessi ricevuta.
  • Voluta e intenzionale. L’educazione in cui i protagonisti sono gli adulti che manifestano la volontà di orientare la crescita degli individui meno maturi. In questo caso gli educatori ricavano gli orientamenti generali della loro azione e i contenuti da trasmettere da contesti culturali e ideologici extra-educativi (esempio teorie filosofiche, politiche, religiose).
  • Razionalmente fondata l’esperienza educativa nella quale l’intenzionalità si associa a “unità di senso” emergenti dalla struttura stessa dell’educazione. Essa è originaria, cioè non ideologicamente predeterminata.

Capitolo 2 – Nella contemporaneità: trasformazioni sociali e implicazioni educative

Poiché, come già visto, l’indagine sull’educazione informale non può prescindere dal luogo e dal tempo in cui si collocano le esperienze educative considerate, cominciamo a stabilire che nel testo si considera la società occidentale nell’epoca contemporanea.

La società contemporanea è soggetta a profondi e continuativi mutamenti che interessano tutti gli ambiti sociali (dall’economia alla politica, alla cultura), tanto che per definirla si finisce per sottolineare il suo carattere di discontinuità rispetto alle caratteristiche che hanno distinto la società precedente e si parla quindi di società post-industriale, post-fordista, post-moderna, ecc.

Questa situazione non può che provocare cambiamenti anche nel clima educativo della società stessa.

Globalizzazione o mondializzazione

  • Si tratta di uno stato di interazione che investe tutte le aree territoriali del globo e che comporta il movimento di merci, persone, culture e saperi;
  • La globalizzazione non è un processo esclusivo dell’età contemporanea, ma nell’età contemporanea esso sta avendo la sua massima espansione;
  • I giudizi di valore e le posizioni assunte nei confronti di questo fenomeno sono numerose e differenti;
  • Si riscontrano posizioni neutre, entusiastiche ma anche più critiche che sottolineano, ad esempio, il rischio di aumento della distanza tra ricchi e poveri e il rischio di omologazione e scomparsa delle culture locali;
  • La globalizzazione comporta implicazioni anche relativamente all’educazione informale, in considerazione delle conseguenze sull’apprendimento derivanti dal contatto asimmetrico (cioè di peso diverso) tra culture e modelli di vita diversi. Tali contatti possono avvenire in presenza (cioè possono essere contatti effettivi e diretti tra persone) oppure a distanza (principalmente legati ai mezzi di comunicazione).

I processi migratori

  • Rappresentano un importante aspetto della globalizzazione;
  • Sebbene i processi migratori possano essere considerati parte integrante dell’intera storia dell’umanità, essi rappresentano nell’età contemporanea, un aspetto costitutivo della società-mondo, nel senso che essi interessano l’insieme del pianeta, nessuna regione esclusa;
  • Le migrazioni si accompagnano a:
    • Disagi materiali e non;
    • Distacco forzoso dalle culture d’origine;
    • Attaccamento al paese natale;
    • Reazioni contraddittorie nelle società di accoglienza;
    • Creazione di stereotipi;
    • Modificazione nell’organizzazione territoriale dei paesi di arrivo e di partenza;
    • Importanti e differenziate implicazioni educative rispetto ai luoghi e ai tempi in cui le migrazioni avvengono.

Limitandoci a considerare i flussi migratori che interessano i paesi occidentali, si può notare che tali flussi vengono prevalentemente considerati come un problema in entrata per i paesi sviluppati. Conseguenza sul piano educativo: i paesi sviluppati vengono percepiti come cittadelle assediate che devono difendersi dall’assalto dei migranti.

I processi migratori sono diventati una caratteristica stabile e imprescindibile delle società contemporanee. Conseguenza sul piano educativo: questi processi contribuiscono ad innovare i climi educativi (formali e non) all’interno dei quali le persone realizzano la loro esistenza.

I processi migratori sono differenziati al loro interno in base a:

  • Motivazioni e attese in uscita e in entrata (anche se esiste il dato unificante della ricerca di migliori condizioni di vita);
  • Paesi di ingresso e di uscita che si caratterizzano per le diverse culture;
  • Religioni di appartenenza;
  • Ceti sociali dei migranti e collocazione sociali nei paesi d’arrivo rispetto a quella nei paesi di provenienza (ingegneri che emigrano in Italia e fanno gli operai o le badanti);
  • Appartenenze di genere in relazione, ad esempio, alle diverse convinzioni e percezioni sul ruolo e sui diritti delle donne;
  • Settori professionali entro i quali si inseriscono i migranti;
  • Strategie formali e informali di accoglienza e di rifiuto nei paesi d’arrivo.

Le precedenti differenziazioni contribuiscono a creare dei climi educativi locali molto diversi tra di loro.

  • Le migrazioni comportano rotture e ricomposizioni educative.
  • Esse costituiscono un’esperienza educativa per i migranti che devono affrontare differenti processi di socializzazione per inserirsi nella società ospitante.
  • Tale socializzazione si innesta su una storia individuale, familiare e di gruppo già caratterizzata da solidi apprendimenti. Ciò comporta che i migranti (adulti e bambini) vivano una “doppia storia” educativa sia nei suoi aspetti formali che in quelli informali.

Il turismo di massa

In generale, il turismo è un’esperienza educativa in quanto occasione di incontro tra persone di paesi diversi.

Possiamo distinguere:

  • Viaggi di formazione a cui si dedicano principalmente i ceti abbienti e culturalmente attrezzati (esempio stages e master all’estero).
  • Turismo di massa cioè spostamenti per brevi periodi e con intenti ricreativi dai paesi più ricchi verso quelli meno sviluppati. Rientrano in questo ambito anche i “tour tutto compreso” e i “villaggi turistici”.

Il turismo, anche di massa, genera esperienze educative sia dirette che indirette, sia:

  • Per le persone del paese meta del viaggio (gli apprendimenti derivano dal confronto tra i propri valori e comportamenti e quelli praticati nei paesi da cui provengono i turisti),
  • Per i turisti stessi (per alcuni turisti, il viaggio genera una profonda conoscenza di culture diverse, per altri il viaggio funge da semplificatore cognitivo delle condizioni presenti in altre zone del mondo).

Altri fenomeni che generano contatto diretto tra popolazioni di Stati diversi

  1. Delocalizzazione della produzione dai paesi più sviluppati a quelli meno sviluppati:
    • È favorita dal minor costo del lavoro e dai minori vincoli ambientali dei paesi ospitanti,
    • Presenta uno scambio culturale “asimmetrico” in cui l’importazione di apprendimenti da parte dei paesi che ospitano gli insediamenti economici esteri è superiore all’esportazione,
    • Gli apprendimenti spesso generano contraddizioni e conflitti con i saperi preesistenti.
  2. Occupazioni militari da parte dei paesi occidentali:
    • Hanno lo scopo di sconfiggere militarmente un nemico pericoloso per i loro interessi,
    • Provocano l’importazione/proposta intenzionale di obiettivi di apprendimento legati, ad esempio, alle forme di partecipazione al governo, agli stili di consumo e ai modi di produzione.

Locale e globale

La globalizzazione ha comportato una radicale riformulazione del rapporto tra:

  • Locale contesti territoriali identificabili e circoscrivibili (Stato, quartiere, ecc),
  • Globale insieme di relazioni economiche, politiche e sociali che interessano il pianeta.

Il locale ha perso la sua distinzione e autonomia rispetto al globale, infatti informazioni, merci, persone e decisioni superano i confini materiali e immateriali dei vari territori. Anche il locale influenza il globale nel senso che avvenimenti che si verificano a livello locale possono contribuire, anche molto rapidamente, a determinare il globale e quindi ad influire altri contesti locali (esempio 11 settembre 2001).

Il processo descritto di stretto rapporto tra locale e globale dà vita a processi a volte tra loro in contrasto:

  • Aumento e diversificazione delle offerte informali di apprendimenti;
  • Processo di omologazione culturale, cioè riduzione della differenziazione culturale a causa di una cultura locale che si impone sulle altre. È il caso della americanizzazione di alcuni aspetti della vita al di fuori degli USA,
  • La creolizzazione, cioè il prodursi, in tempi molto lunghi, di culture e apprendimenti che sintetizzano e inglobano in sé aspetti culturali diversi,
  • Il rigetto, cioè i tentativi di salvaguardare le culture locali cercando di porre filtri all’ingresso di una cultura proveniente dall’esterno.

Considerando l’intrecciarsi dei precedenti processi, si può evidenziare la questione dell’occidentalizzazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tramma Sergio.
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