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Empatia: quante e quali definizioni?

L'empatia è stato a lungo un concetto vago e misterioso. Nel corso del secolo scorso, molti studiosi della storia del pensiero si interessarono a questo argomento, che fu poi accantonato e ripreso attorno agli anni Ottanta. Se essa esiste, è insita nell'uomo e deve essere qualcosa di simile alla capacità di saper comprendere e condividere lo stato d'animo degli altri. A causa delle varie difficoltà e dei ritmi della vita odierna, si sente sempre più il bisogno di relazioni interpersonali migliori, capire ed essere capiti e l'empatia dunque potrebbe adempiere a questo ruolo.

Significa: "mettersi nei panni degli altri, condividerne lo stato emotivo in maniera vicaria, cioè provare un'emozione uguale o simile a quella dell'altro con la consapevolezza che la causa del proprio vissuto è l'emozione dell'altro. Per qualcuno, significa comprendere le emozioni che sta vivendo e viverle a propria volta, capendo le sue ragioni e le sue intenzioni; creare nel proprio mondo interiore uno spazio su misura per accogliere l'altro. Quando qualcuno prova empatia per noi, ci sentiamo capiti, accolti, non più soli; comporta quindi mettersi nei panni dell'altro e condividere lo stato emotivo.

Importanza dell'empatia

L'empatia è fondamentale per la costruzione di relazioni positive e comportamenti prosociali, favorisce la comunicazione, gli scambi sociali, l'accoglienza delle diversità e la collaborazione nell'ambiente lavorativo. Nel dizionario della lingua italiana, l'empatia è definita come la capacità di capire, sentire e condividere i pensieri e le emozioni dell'altro in una determinata situazione, quindi immedesimarsi o identificarsi in qualcun altro. La parola empatia deriva dal greco "eutavela", che significa sentimento emozione. Nel linguaggio comune, il suo significato è associato a esperienze di compartecipazione e di condivisione dell'emozione altrui (gradevole o spiacevole).

Introduzione

  • Varie definizioni di “Empatia”: Empatia “nella lingua italiana” è fusione emotiva tra soggetto e l’oggetto della conoscenza nel campo delle scienze umane; in “psicologia” è la capacità di capire, sentire e condividere i pensieri e le emozioni di un altro in una determinata situazione, la reazione di chi si immedesima o si identifica con qualcun altro; nel “linguaggio comune” il suo significato è associato a esperienze di condivisione dell’emozione altrui (che implica la capacità di comprendere gli altri), vedendo la situazione come loro la vedono e vivendola come loro la vivono.
  • Provare empatia per qualcuno significa comprendere le emozioni che sta vivendo e viverle a propria volta, capendo le sue ragioni e le sue intenzioni, significa creare nel proprio mondo interiore uno spazio su misura per accogliere il mondo dell’altro e mettersi nei suoi panni, condividendo lo stato d’animo in maniera vicaria (cioè consapevole che l’emozione condivisa deriva dall’emozione dell’altro); inoltre, sentire che qualcuno prova empatia per noi significa sentirsi ascoltati, capiti e non più soli.
  • Lo studio dell’empatia ha interessato diverse aree della psicologia (evolutiva, sociale, clinica, dinamica, del lavoro) ed è un fenomeno complesso, che coinvolge diversi ambiti della nostra vita individuale e sociale, che può manifestarsi in diverse forme (non semplici da definire).
  • Se per i primi “psicologi sociali” l’empatia consisteva nell’imitare spontaneamente i gesti e le posture osservate negli altri e condividere i loro vissuti, per “gli psicoanalisti” questo speciale modo di “sentire quello che l’altro sente” diventa una strada libera per accedere alle emozioni e ai significati del suo mondo interno.
  • Vreeke & VanDerMark definiscono l’empatia come risposta comportamentale ed emotiva a una specifica domanda dell’altro, infatti empatizzare con qualcuno ci permette di capire qual è il bisogno che l’altro esprime e rispondervi in modo adeguato, guardando anche il contesto comunicativo in cui la risposta empatica si origina e si evolve.
  • Gli effetti positivi sono: costruzione di relazioni interpersonali positive; comportamenti prosociali; favorisce la comunicazione e gli scambi sociali; incoraggia l’accoglienza della diversità; facilita la cooperazione nell’ambiente lavorativo; e regola i flussi di emozioni negative e le condotte aggressive.

L'empatia tra cognizione e affettività

Nella psicologia, lo studio dell'empatia è suddiviso in due approcci diversi di teorizzarla:

  • Approccio affettivo: l’empatia è la partecipazione/condivisione del vissuto emotivo dell’altra persona, per molte persone innata, in maniera vicaria, cioè sulla consapevolezza che l'emozione condivisa è una derivazione di quella sperimentata dall'altro. È un meccanismo di attivazione emotiva più o meno involontario. Psicoterapeuti, psicoanalisti, psicologi sociali già dall’inizio del secolo scorso avevano dato maggiore rilievo alla funzione che l’empatia gioca nelle relazioni interpersonali. Infatti, per gli psicologi sociali, l’empatia affettiva è l’imitazione spontanea dei gesti, delle posture che una persona osserva nell’altra persona, perciò condividere le loro esperienze (Allport, 1937); mentre per gli psicoanalisti questo modo particolare di provare quello che una persona prova diventa una strada privilegiata per entrare nelle emozioni di un’altra persona e per comprendere quello che prova egli stesso (Rogers, 1975; Kohut, 1984).
  • Approccio cognitivo: l’empatia è considerata la capacità di comprendere il punto di vista dell’altra persona, capacità di decentrarsi cognitivamente e mettersi nei panni altrui. Infatti, per i cognitivisti, a incominciare dagli anni ’60, empatizzare con qualche persona vuol dire valutare, vivere, pensare le intenzioni dell’altra persona, riconoscere le sue emozioni in maniera scrupolosa, riuscire a vedere la circostanza che sta vivendo dal suo punto di vista (Borke, 1971), pure non negando che vi sia anche una piccola partecipazione dell’emotività che entra in gioco, ma considerandola come un epifenomeno cognitivo.

L'empatia come comprensione e condivisione

Dagli anni ’80, empatizzare vuol dire provare un’esperienza di condivisione, partecipazione emotiva e di comprensione dell’esperienza dell’altro, dando perciò spazio ad una componente affettiva ed una cognitiva, in modo tale che esse si integrano per generare una risposta empatica. Questo nuovo metodo di vedere il fenomeno si riferisce ai modelli multifattoriali o multidimensionali dell’empatia che si comparano ai precedenti modelli restrittivi, individualistici di Strayer, 198/a; David, 1994; Hoffman, 2000.

Malgrado alcuni autori distinguano due tipi diversi di empatia, come A. Mehrabian (1997), che distingue un’empatia cognitiva, ossia l’attitudine di capire diligentemente l’idea di un’altra persona, da un’empatia emozionale, ossia riuscire a percepire le emozioni vissute da altre persone, vi sono altri studiosi, come Feshbach (Feshbach, Roe, 1938), che reputa l’empatia come un senso multicomponenziale. In essa vi è un incontro affettivo (affect match), in cui perà si prova certezza nel fatto che quello che una persona prova è ciò che prova anche un’altra persona (condivisione vicaria). Perciò la componente affettiva e cognitiva sviluppano un’attività integrata per produrre una risposta empatica. Da questa definizione si deduce anche che l’empatia richiede l’abilità di mettersi nei panni degli altri.

Dal punto di vista di Hoffnan (2000), l’empatia può essere determinata in base ai seguenti termini:

  • Funzionali, ossia indirizzati a chiarire i meccanismi che sono assoggettati alle risposte empatiche, per esempio “il motivo che fa nascere la preoccupazione umana per le altre persone, il collante che fa sì che ci possano essere relazioni sociali”;
  • Fenomenologici, ossia termini che si rivolgono a esporre un avvenimento quando si rivelano in “una risposta affettiva più adatta alla circostanza in cui si trova l’altra persona rispetto alla propria”.

Per Hoffman, per poter parlare di empatia non è importante riuscire ad avere l’abilità di comprendere il vissuto di un’altra persona, dato che una partecipazione, condivisione del vissuto emotivo dell’altra persona può accadere tramite vari meccanismi, la cui base è lo sviluppo crescente dell’abilità di distinguere il proprio sé dall’altra persona, pertanto da capire sempre più maggiormente che il motivo delle proprie esperienze concerne non in questa misura i fatti esterni ma quanto i sentimenti del prossimo.

Il modello di Hoffman dà una descrizione dello sviluppo dell’empatia più articolata e complessa di quella di Feshbach. Infatti, Hoffman estende la definizione di empatia a una serie più ampia di reazioni affettive coerenti con il sentimento provato dall’altro e colloca le prime manifestazioni di empatia nei primissimi giorni di vita. Inoltre, vi sono altri elementi che condizionano la risposta empatica delle persone, perciò Davis (1994), Vreeke, Van der Mark (2003) tentano di identificare qualcuno di questi elementi che condizionano la risposta empatica e presentano spiegazioni di empatia con dettagli differenti rispetto a quelli che abbiamo sino adesso descritti.

L'empatia tra fattori individuali e interpersonali

Dagli anni 1983, 1994 Davis definisce l’empatia come una serie di elementi determinati connessi fra di loro che subentrano ogni volta che si partecipa all’esperienza emotiva di qualche individuo. Nel 1994, Davis ha proposto un metodo integrato che vede legato la funzione di cognizione ed affetti. Come risaltano Albiero, Ingoglia, Lo Coco in un loro scritto, la novità introdotta nel metodo suggerito da Davis consiste nel sottolineare come gli elementi cognitivi, affettivi che sono presenti nell’empatia definiscono in maniera congiunta la natura multidimensionale dei meccanismi empatici. Davis, per inserire i punti cardine del metodo integrato dell’empatia, parte dalla definizione dell’episodio prototipico empatico che è formato dai seguenti tre punti:

  • Il soggetto che osserva;
  • Il soggetto osservato mentre sperimenta una situazione emotiva;
  • La risposta dell’osservatore.

Quindi l’episodio prototipo è formato da quattro espressioni che costituiscono l’empatia:

  • Le peculiarità dell’osservatore, dell’osservato e della sua situazione;
  • I meccanismi cognitivi dell’osservatore che acconsentono la conoscenza dell’osservato;
  • La risposta che avviene nell’osservatore davanti alla situazione emotiva dell’empatia cognitiva o affettiva;
  • I comportamenti interpersonali che provengono dall’esposizione agli stati d’animo dell’osservato.

Le componenti cognitive, affettive dell’empatia che contraddistinguono le risposte empatiche sono quattro: l’abilità di adottare il punto di vista dell’altro (Perspective Taking), la tendenza a immaginarsi situazioni fittizie (Fantasia), la condivisione dell’esperienza emotiva altrui (Considerazione Empatica), la consapevolezza dei propri stati di ansia, di preoccupazione in situazioni relazionali (Disagio Personale). Le prime due componenti concernono le abilità cognitive, mentre le altre due si riferiscono alla reazione emotiva del soggetto.

È interessante notare le due differenti modalità con cui può verificarsi la componente emotiva dell’empatia: la prima reazione è originata dal disagio personale ed è caratterizzata da una motivazione egoistica: in questo caso l’osservazione della sofferenza altrui determina nell’osservatore uno stato di tensione e di conseguenza il comportamento indirizzato a favore dell’osservato ha come finalità la liberazione di quel disagio che l’osservatore in prima persona prova. La seconda modalità è al contrario caratterizzata da una motivazione altruistica: in tal caso l’osservatore condivide gli stati emotivi dell’altro e mette in atto dei comportamenti prosociali affinché possano migliorare le condizioni dell’osservato.

L'empatia culturale ed etnoculturale

L’empatia è stata per tanti anni studiata in generale, ma solo attualmente molti studiosi hanno esaminato le forme che l’empatia può adottare in ambienti specifici differenti come la scuola, nelle relazioni che si stabiliscono in determinati ambiti lavorativi, organizzativi, culturali, etnici. Infatti, tutto questo ha portato all’identificazione di speciali forme di sentire vicario che sono:

  • Empatia culturale: è l’abilità di avere un interesse nei confronti delle altre persone, di avere un’attenta intuizione dei loro pensieri, sentimenti, atteggiamenti, esperienze (Van Oudnhoven, Van der Zee, zooz). Quindi questo tipo di empatia tratta all’apertura di accettare modi di fare, abitudini di un ambito culturale differente dal proprio;
  • Empatia etnoculturale: concerne nella capacità di empatia culturale che si rivolge sia a persone che fanno parte di altri gruppi culturali che di razze o etnie diverse dalla propria. In questo tipo di empatia ci sono sia le tradizionali componenti affettive, cognitive sia una componente che compre un’enorme rilevanza che è quella comunicativa, ossia l’abilità di comunicare alle altre persone i propri sentimenti, i propri pensieri di comprensione della condizione che vivono le persone facenti parte ad altre etnie e l’abilità di essere informati sui più interessanti avvenimenti politico-sociali che le concernono, di accettare le diversità culturali.

Terre di confine

Il dibattito sulla concettualizzazione e anche sulla misurazione dell’empatia resta ancora oggi aperto, sebbene come abbiamo visto il fenomeno sia stato ampiamente trattato ed esaminato. La formulazione di una definizione univoca, esaustiva non è infatti stata affatto facilitata dall’enorme utilizzazione del costrutto empatia in vari dominii, branche della psicologia. Inoltre, non dobbiamo dimenticare quanto questo costrutto possa essere complicato, evanescente affermano Bonino, Lo Coco e Tani (1998), proprio in quanto è formato da livelli interconnessi che contano e si contraccambiano, tra cognizioni e affetti, revisioni delle esperienze personali e sentimenti sociali e anche coscienza dei limiti del proprio sé e accettazione emotiva dell’altra persona.

Vi è un’altra questione che è rappresentata dall’impiego, usuale in letteratura, di termini quale empatia e simpatia quali sinonimi, empatia e role taking affettivo, etichette che si riferiscono bensì ad avvenimenti distinti, con implicazioni e correlati molto differenti fra loro. Per questo motivo, dopo avere rappresentato le più importanti definizioni di empatia, bisogna rafforzare i limiti contraddistinguendola da altri concetti simili e per altre forme possano coincidere, come role taking, risposte affettive come la simpatia, il disagio personale, il contagio emotivo. Inoltre, dobbiamo precisare che anche le definizioni di questi termini sono state molte volte modificate dagli studiosi che hanno esaminato ogni volta punti di vista diversi.

Empatia e role taking

È necessario distinguere per prima l’empatia da altre forme simili di esperienza emotiva in risposta alle esperienze di altre persone per capire le diversità, fermandoci sui diversi modi di risposta emotiva che possono crearsi nella persona che esamina le emozioni dell’altra persona: role taking o assunzione di ruolo, si intende la capacità di immedesimarsi nell'altro assumendone il ruolo anche se differente dal nostro senza però che venga offuscato il nostro punto di vista. Quest’abilità interviene nelle forme di empatia più mature ed esclude un coinvolgimento di tipo affettivo. Inoltre, quando nel role taking si annette un’esperienza emotiva si incomincia a parlare di una risposta affettiva all’emozione di un altro individuo che può essere del genere empatico e simpatico. Sostanzialmente, il role taking è un'esperienza mentale che si configura come una forma di osservazione delle definizioni che l'altro attribuisce al proprio Sé, al proprio stato emotivo e alla situazione contingente nella quale si trova ad agire.

Appunto, come riscontrano Bonino, Lo Coco, Tani, vi è un accordo fra molti autori nell’approvare che all’interno del role taking vi siano tre dimensioni:

  • Role taking emozionale: è responsabile del riconoscimento dello stato emotivo altrui e del rispondervi in maniera appropriata. Può essere paragonata a una preoccupazione empatica;
  • Role taking cognitivo: quando una persona può comprendere cause, pensieri, intenzioni di un’altra persona e inoltre d’accordo con Hoffam (2000) consiste in un meccanismo tramite il quale una persona si pone in maniera cognitiva nella situazione dell’interlocutore abbandonando il suo punto di vista e tentando di capire pensieri e stati interni;
  • Role taking percettivo: è intesa come l’abilità di capire come un determinato oggetto, insiemi di oggetti è visto da un altro individuo che non occupa il nostro medesimo posto nello spazio ed esso coincide con la capacità di perspective taking.

Empatia, simpatia, disagio personale e contagio emotivo

È obbligatoria fare una seconda distinzione fra le varie definizioni di empatia e le altre forme simili di esperienza emotiva formatasi in risposta alle esperienze di altre persone: la simpatia, il disagio personale, il contagio emotivo. Per capire meglio le differenze fra simpatia, disagio personale, contagio emotivo, bisogna inserire una circostanza di vita concreta, soffermandoci ad un esempio di una vecchietta che mentre sta passeggiando in una via del centro vie...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erica.depasquale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Scienze Storiche Prof.
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