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Lezione 1: Life long learning

Life long learning: apprendimento permanente, è un’educazione che dura per tutta la vita. Processo che mira all’acquisizione di competenze e ruoli e comporta un cambiamento relativamente stabile nel tempo. Non solamente un apprendimento cognitivo ma anche la formazione personale.

Modello di Jakobson

Emittente, messaggio, ricevente. La comunicazione è la trasmissione di un messaggio da un emittente che costruisce il messaggio e il ricevente che riceve e capisce il messaggio. Per comunicare si usa il linguaggio verbale, iconico o non verbale (gesti postura sguardo spazio voce tono distanza espressioni). La comunicazione è fatta dall’emittente, dalle sue idee, progetti, valori, dai suoi atteggiamenti. Ma questo procedimento vale anche come risposta: anche il destinatario manda un messaggio di ritorno per mostrare che ha ricevuto il messaggio (feedback). Un messaggio non nasce nel vuoto, ma ha una storia, una cultura e anche chi riceve il messaggio è inserito in una cultura, una storia.

L’emittente deve tener conto delle caratteristiche proprie e del ricevente per formulare un messaggio. Esistono problemi di tecniche, di linguaggi, detti rumori. Qual è la competenza dell’emittente e del ricevente? Quali sono le condizioni di efficacia ed efficienza perché la comunicazione avvenga? E come si formano queste condizioni?

Eteformazione ed eteroeducazione

Viene costruito un progetto per aiutare gli altri ad acquisire competenze. Oggi esiste invece anche l’autoformazione, ovvero che anche nei progetti di eteroformazione, il soggetto è sempre protagonista e condiziona così l’efficacia e il miglioramento del processo stesso. L’autoformazione, sebbene inconsapevole, è sempre presente soprattutto nei bambini.

La competenza

Nel linguaggio comune è intesa come la capacità di svolgere bene un determinato compito o professione. Nel linguaggio scientifico invece ha diverse definizioni che variano secondo i modelli e le teorie. Viene usato nella progettazione della formazione scolastica e professionale, nella definizione di profili professionali per il reclutamento, la selezione, la formazione scientifica, la carriera del personale.

Lezione 2: Le dimensioni importanti nella vita di un uomo

: il soggetto umano, usato neutralmente, soggetto umano in generale senza sesso. Il sé si presenta come un’unità profonda. Tutte le azioni sono profondamente unite e si esprime in esse un’identità.

Il soggetto nel mondo affronta dei compiti di vita/dei problemi (privati professionali) e quindi ha bisogno di competenze. Le competenze sono fatte di conoscenza. Che tipo di conoscenza rende competenti? Il sé vive anche di relazioni in cui deve fare delle scelte morali ed etiche, guidate dai suoi valori. Il rapporto tra scelte morali è l’affettività: il nostro modo di sentire verso gli altri, ciò che pensiamo e viviamo.

La progettualità (pro-icere=scagliare avanti) qualcosa per il futuro immediato ma anche nel lungo termine. La motricità: profonde relazioni tra movimento e pensiero. Senso: le nostre scelte, le nostre decisioni, le nostre azioni sono tutte regolate dal senso. Noi agiamo quando le cose hanno un senso per noi. Il senso è il motivo per cui io scelgo se impegnarmi o meno in una certa azione.

Tutto ciò sta dentro ad un processo fondamentale di autoregolazione. L’uomo è consapevole della situazione in cui si trova, dei problemi che ha e delle scelte che fa. A tutte queste domande si risponde in base a certe convinzioni che si hanno in testa, che prendono il nome di modelli. I modelli sono come le ricette, sono il modo di impostare un progetto che risolve un problema. I modelli vengono costruiti utilizzando le teorie scientifiche per affrontare i problemi concreti.

Modello comportamentista

Agli inizi del 900 si sviluppa la psicologia come scienza moderna. Prima invece si pensava che la scienza fosse possibile solo per fenomeni naturali e non umani poiché la scienza era caratterizzata da un metodo rigoroso, empirico con osservazione e misurazione di fenomeni oggettivi con cui si costruivano le leggi scientifiche dopo formulazioni di ipotesi e tesi. Su questa base è dunque impossibile studiare l’uomo.

Si sviluppa così il comportamentismo che risolve il problema: bisogna rinunciare ad osservare la mente dell’uomo poiché è una scatola nera, ma si può osservare l’oggetto dall’esterno osservando con metodo scientifico azioni e comportamenti. Possiamo dire che il soggetto è un’unità poiché i comportamenti hanno coerenze e si differenziano tra i vari soggetti. Questo metodo scientifico di pensare non è solo della psicologia ma sta dentro un modo profondo di pensare la scienza, detto paradigma.

Come si studia il problema delle competenze nel modello comportamentista? Studiando le azioni professionali, ciò che il soggetto fa quando lavora. Dentro queste competenze di un soggetto che agisce bene, vi sono conoscenze adeguate e abilità adeguate a risolvere i problemi.

  • Conoscenza: ciò che noi sappiamo delle cose, le teorie e i modelli
  • Abilità: saper fare.

Il modello comportamentista cerca quindi le conoscenze e le abilità giuste per poter compiere le azioni. L’educazione deve individuare le azioni che il soggetto deve fare e la formazione deve costruire le conoscenze e le abilità necessarie, ovvero le competenze. Il comportamentismo è un impostazione propria della psicologia mentre il funzionalismo è un modo di intendere l’educazione.

Questo modo di pensare è espresso concretamente con lo strumento della matrice Job-skills: Il profilo è un condensato di azioni!

  • Job: lavoro, scopi che deve raggiungere, macroazioni e microazioni che deve fare.
  • Skills: competenze che devi avere e abilità.

Percorso formativo: si prende la matrice e in funzione di tale matrice si progetta un percorso formativo ovvero una serie di unità didattiche pensate in sequenza e ogni unità di lavoro deve contenere delle azioni di formazione (costituiti da spiegazioni, esempi, consegne di compiti, esercitazioni, consolidamento, ripasso, nuove spiegazioni, nuovi esercizi, studio, leggere e ripetere).

Dentro le teorie della psicologia comportamentista si costruisce un modello teorico operativo per interpretare le competenze (matrice job-skill) e un modello teorico operativo per progettare la formazione delle competenze. Si ottiene così la competenza richiesta dalla matrice e su questa base si danno le certificazioni delle competenze: certificati e diplomi.

Lezione 3: Definizione e punti di vista

Quando dobbiamo definire cos’è una cosa, la risposta dipende dal punto di vista che si assume. C’è un’oggettività, ma non è assoluta. Cambiando il punto di vista cambia anche l’apparato di competenze.

Cos’è il profilo? Dipende dal punto di vista che adotto. Ci mettiamo dal punto di vista di un’attività generale e della sua organizzazione.

Es: Barista. L’attività generale è il servizio commerciale, perché vende prodotti e servizi. È la ristorazione, cioè servizi che forniscono alimentazione. Per capire il profilo devo mettermi dal punto di vista dell’attività che considero. Ci sono diversi livelli di generalizzazione.

Dentro una tipologia di attività cos’è quindi il profilo? È l’insieme dei compiti assegnati ad un soggetto, necessari per raggiungere lo scopo di quella attività. Ci sono profili individuali, dove i compiti sono assegnati ai singoli individui e profili collegiali che vengono svolti da un gruppo di persone. Il livello del profilo lo si stabilisce nel contesto concreto. (Es: nel piccolo bar il barista deve svolgere tutti i compiti, mentre nei grandi bar il barista svolge solo determinati compiti.) Se l’organizzazione è piccola per un profilo ho bisogno di un solo addetto, se invece l’organizzazione è grande ho bisogno di moltiplicare gli addetti (non il profilo), affido lo stesso profilo a più addetti.

Il profilo di per sé è individuale. La collegialità entra in gioco quando i compiti vengono svolti da più persone insieme. Es: il professore è un compito individuale, mentre l’organizzazione della classe, la decisione se bocciare o meno ad esempio è un compito collegiale perché richiede la cooperazione di più persone.

N.B: Non c’è mai una definizione assoluta per le cose. Dipende sempre dal contesto di riferimento.

Job: compito concreto e osservabile particolare. Skill: azioni per svolgere quel compito, solo le azioni osservabili, non le conoscenze. Un job ha sempre molte skills.

Es: profilo calciatore → Se mi metto dal punto di vista del profilo come un insieme di compiti, le caratteristiche fisiche non sono job, perché non è un compito. Il profilo è valido se fa riferimento ad un profilo definito dalla comunità.

Definire cos’è un oggetto, una persona. La risposta dipende dal punti di vista che si assume. Di conseguenza le competenze cambiano, a seconda del punto di vista. I punti di vista non sono sostituibili, uno non elimina l’altro, sono semplicemente visioni diverse. Quando si parla di profilo ci si mette dal punti di vista di un’attività in generale e della sua organizzazione. Può essere un profilo commerciale ma anche sociale: per esempio il barista è un profilo commerciale mentre la madre è un profilo sociale. Ogni attività ha uno scopo e per raggiungere degli scopi bisogna fare delle azioni.

Modello comportamentista

Osservazione dei comportamenti. Selezione: Si usa questo metodo nelle assunzioni. Il punto debole è che è un approccio conservatore. Analizzo il job, le skills di quel determinato momento, in quel contesto. Una volta, quando i cambiamenti erano lenti, poteva andare bene. Adesso che il mondo cambia molto velocemente questo metodo è entrato in crisi. Formazione: ogni skills organizza un percorso di formazione. Questo approccio è molto analitico e rischia di essere statico.

Lezione 4: Modello comportamentista e paradigma analitico oggettivo

Un paradigma è un sistema teorico profondo, radicale, sta alle radici del nostro modo di pensare. È così profondo che non ne siamo consapevoli. Non è però l’inconscio (quella parte di noi che sta al di sotto della coscienza) ma appartiene alla fascia della coscienza, del pensiero consapevole. È implicito, pur essendo frutto della coscienza, del pensiero consapevole, non è detto che sia consapevole per tutti, per tanti rimane implicito.

La capacità di capire è un elemento fondante nelle competenze. In che paradigma si colloca il comportamentismo? Nel paradigma analitico oggettivo: È una teoria del metodo scientifico della scienza basata sulla proposta di Cartesio del 1600 che sostiene che per arrivare ad una conoscenza valida, scientifica, bisogna analizzare il problema, fenomeno, scomporlo nelle sue componenti fino ad arrivare agli elementi più semplici che non si possono scomporre ulteriormente.

Questa idea vale fino alla fine del 900. Adesso non viene più considerata la strategia fondamentale, unica. Questo approccio ha condizionato il modo di fare scienza in tutti i settori, è estremamente concreto. La tecnica nasce in questo modo, usa la conoscenza del fenomeno per progettare. (es: un farmaco, conoscendo il fenomeno, la malattia, trova un modo per bloccarlo.)

La conoscenza è fatta di generalizzazione. La scienza astrae, vede l’insieme dei fenomeni e ne trova la soluzione. L’astrazione non è una fuga dalla realtà, non è irreale. Non è la teoria che è lontana dalla realtà, è una teoria sbagliata che non serve, che è lontana dalla realtà. Qualunque spiegazione di un fenomeno concreto è generato da spiegazioni teoriche. “Non c’è niente di più concreto di una teoria”. La differenza sta nell’avere teorie implicite o consapevoli. Noi guardiamo il mondo e lo pensiamo attraverso sistemi di concetti.

Es: matrimonio gay, se guardiamo il matrimonio secondo una teoria il matrimonio gay è impossibile. La cultura è prendere coscienza delle teorie implicite che usiamo. La libertà non è contrapporsi al modello esistente, ma prendere coscienza delle radici del modello esistente e decidere che cosa tenere o cambiare.

Nel pensiero di Cartesio c’era un’illusione, l’illusione dell’autotrasparenza della ragione. La ragione è in grado di prendere completamente coscienza di sé. Questo è impossibile. Ci saranno sempre elementi di pensiero che non conosciamo. Es: iceberg. C’è una parte esplicita della quale siamo consapevoli, e una implicita, che non vediamo. Posso far emergere alcune parti che stanno sotto, ma non tutto. (Mito della caverna di Platone.) non posso prendere coscienza di tutto. L’autotrasparenza è un mito, un’illusione.

Kulm ha scritto “Le rivoluzioni scientifiche”. Sostiene che ogni ricerca scientifica avviene sempre all’interno di un sistema di pensiero che la condiziona. Lui chiama paradigma questo sistema di pensiero, che è a livello profondo, quindi difficile da vedere, ma c’è. È il sistema di teorie che detta le regole a...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dalpa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Azzali Franco.
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