Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

5 anche sapere come si apprende. Questa competenza quindi permette di sapere come si impara

per conoscere le persone meglio.

Rousseau afferma→ siamo uguali perché siamo diversi

Siamo diversi perché siamo uguali

L’apprendimento e il modo di apprendere è uguale per tutti ma prende poi strade diverse a

seconda dell’esperienza personale.

Ad es. la fiaba di Cenerentola nasce in Cina dove le ragazze avevano il piede piccolo. Se fosse

nata in Italia ci sarebbero stati elementi uguali e ricorrenti come l’orfana, il principe ma

cambierebbe la questione della scarpa perché il Italia la cultura e le credenze sono diverse in

Italia le ragazze hanno il piede più grande e ciò ha una connotazione negativa.

Da questa affermazione di Rosseau, base ancora essenziale della pedagogia, perché da lui non

ci sono stati poi così grandi cambiamenti. Gli studi degli antropologi si orientano verso:

tassonomie (= corrispondenze, classificazioni il classificare è uno dei sistemi per imparare, è

alla base dell’apprendimento). Sono universali: ad es caldo, freddo…

..figure geometriche, universali perché impariamo tutti allo stesso modo vengono riconosciute

da bambini di diverse culture. Le figure più irregolari, invece, (trapezio, triangolo isoscele..) non

sono percepite tutte allo stesso modo e in questo influisce molto l’esperienza scolastica.

L’esperienza è uguale per tutti per quelli regolari (triangolo, cerchio e quadrato).

• Colori di base individuati da tutti allo stesso modo. Poi a seconda della cultura si creano

diverse classificazioni. In italiani abbiamo azzurri, turchino (2 parole arabe) e poi blu

(dal germanico). A 1 certo punto c’è stato un apparentamento con le popolazioni che

hanno invaso l’Italia: per es. in latino c’era albus, perché diciamo bianco? Deriva

dall’antico germanico blank. I colori li percepiamo uguali ma l’esperienza, come le

conquiste li fa diversi.

• Emozioni, universali per alcuni espressioni facciali, poi diverse per altre cose. Ad

esempio a seconda della cultura un saluto avviene con l’abbraccio o non con bacio o

non, ecc.

SETTING ECOLOGICO E APPRENDIMENTO

Formale → scuola

Non formale → immigrato

Informale → corso di cucina

La conoscenza incorporata mi deve portare a valorizzare chi sono e che cosa so fare. Quindi

rivalutare le preconoscenze (ciò che so già prima della scuola), quelle acquisite (conoscenze che

possono essere rievocate dai corsi..) e saper riconoscere gli altri che è la cosa più importante.

Vedere la diversità come una cosa positiva.

INDIVIDUO E APPRENDIMENTO

Studiosa francese nel 1999 scrive un saggio sul concetto che un individuo esiste in quanto è in

relazione con gli altri. Lei dice che dentro di noi abbiamo già una policulturità e interculturalità,

ossia diverse culture e siamo riusciti a trasformarle in intercultura, qualcosa che vogliamo. Dentro

di noi abbiamo riscritti ricordi, lingua, e valori, in modo personale e accetto il confronto con altri

nomi. Io imparo e man mano che imparo le lingue, c’è un valore di confronto, imparo anche le

diverse culture se mi immergo nello studio di una lingua, grazie anche ad esperienze di contatto,

che possono essere positive così come negative. Alcune lingue sono connotate negativamente.

Es. In Altoadige una bambina di lingua tedesca non parlava, chiusa ma parlava solo nell’ora di

italiano. Il blocco era nella lingua materna e in italiani no “in italiano non sono mai stata infelice”.

Aveva quindi riscritto dei ricordi e dei valori legati a quella lingua.

6

Es. Uno va all’estero, ha un’esperienza, magari negativa, che lascia qualcosa dentro.

L’identità è plurima, insiemi di cose diverse. L’uomo è attore perché si muove. Bisogna coltivare

questo pluralismo identitario, va preservato. Ad esempio, in modo appropriato, i dialetti, le diverse

lingue… Se vado al sud, devo essere capace di prendere altre abitudini, che sono necessarie.

Alterno diverse abitudini e azioni rispetto al posto dove vado. Lì alterno non faccio sempre una cosa

o un’altra.

Es. La prof in Quebec chiede d’essere scagliata alle sette ma lì c’è l’abitudine e l’idea che non si

sveglia la gente che dorme. Si doveva adattare a quell’idea.

Serve formalmente ciò che viene espresso spontaneamente. Nel mondo in cui viviamo è necessario.

Solo la scuola riesce a portare all’applicazione in contesti nuovi mentali già acquisiti.

Bruner (psicologo statunitense) sostiene che l’efficacia della scuola vale se riesce a portare

all’applicazione in contesti nuovi di concetti mentali già acquisiti. A scuola la categorizzazione che

permette di applicare i concetti a tutti i contesti. L’educazione formale (appresa a scuola) aiuta la

categorizzazione e l’astrazione (raffigura con icone una categoria). Da qui nasce la capacità di

trovare delle regole e capire concetti, istruzioni non verbalizzati. Per capire istruzioni verbalizzati

devo conoscere la lingua e i concetti d’astrazione. Se ci troviamo davanti ad una persona che non ha

la capacità necessaria per astrarre e la lingua non è condivisa, serve un linguaggio non verbalizzato.

La mancanza di astrazione non consente ad ottenere risultati didattici soddisfacenti e ad arrivare ad

un lavoro più alto.

Es. Un cuoco deve saper cucinare, ma a un certo livello, deve avere la capacità d’astrazione per

insegnare agli altri come cucinare. Ci sono termini che ha imparato a categorizzare a scuola e ad

estrarre. L’altra interpretazione attribuisce dei limiti alla scuola occidentale.

Es. quando facciamo dei test non sappiamo cosa sa veramente il bambino perché nei test viene

usato esclusivamente un linguaggio verbale. I test verificano molto accuratamente competenze

matematiche e linguistiche (NO LOGICA).

Un’altra critica dice che quello che impariamo a scuola non è applicabile alla vita quotidiana.

Es. quando si va all’ estero per imparare una lingua senza avere delle basi s’impara a parlarla ma

non a leggerla e a scriverla , la scuola, invece, t’insegna a leggere e scrivere però all’essere si

avranno dei problemi a parlare. La scuola ti da delle basi che devono essere applicate. A scuola si

formano delle conoscenze che possono essere utili nell’applicazione.

Da una regolarità si può arrivare ad una regola → CONCETTO D’INTERLINGUA (però, il

processo sarà più lungo.

• Se manca la scuola non posso arrivare a livelli alti

• La scuola non è tutto perché serve anche l’esperienza

• La scuola ha processi appresi poco applicabili.

La scuola ha bisogno di:

• una revisione dei test

• migliorare la competenza linguistica

• maggiori prove pratiche

PASSAGGIO DALLO STEREOTIPO A RAZZISMO

Xenofobia → xeno = straniero, fobia = paura.

Xenofobia lieve stato d’animo verso una persona diversa da te e crea qualche difficoltà. Si ha

disagio.

Xenofobia grave/forte la paura che il contatto con l’altro ti cambi

Noi abbiamo tutti la percezione che l’altro è diverso da te. e’ un processo acquisito dià

nell’infanzia. Il primo contatto con il bambino diverso (sesso opposto, altra cittadinanza..) è di

stupore e ammirazione.

7

Quando scatta qualcosa a livello di nazione viene enfatizzato e nasce la falsa idea di razza e nasce

un fenomeno chiamato, nazionalismo, avere paura che il contatto con le altre cultura possa

compromettere l’integrità della propria.

L’Italia è il paese d’Europa con le leggi più severe nei confronti degli stranieri. Queste norme così

severe hanno un nucleo di xenofobia . I paesi con norme meno severe hanno una partenza giuridica

diversa anche se hanno una piccola essenza di xenofobia.

Hp freudiane (sistema formale in Europa e a Nord America) → il fratello minore viene visto come

invasore, la nascita del fratello minore corrisponde all’arrivo di uno straniero.

Xenofobia = naturale paura dell’altro che diventa brutto (perché diverso), cattivo (perché può

togliermi qualcosa od ostacolarmi).

Disagio culturale = il sincretismo culturale avviene quando due manifestazioni confluiscono, è il

senso del sacro.

Es. Fusione culture native africane con latini dell’America latina → (mescolanza tra rituali religiosi

diversi).

Quando questo succede significa che il disagio un po’ è passato.

Shock culturale: es le persone non “genovesi” che entrano nel centro storico di Genova provano un

senso di spaesamento perché si trovano di fronte ad odori e rumori a cui non è abituato (ora odori

legati ad un clima etnico perché mescolanza di culture, in passato puzza di pipì di gatto, pesce e

focaccia..)

E’ normale una reazione di irritazione verso differenze culturali.

Oberg, (antropologo) negli anni ‘60 ha compiuto uno studio antropologico sul disagio che la cultura

straniera può provocare. Il nostro linguaggio comunicativo è composto da segni (linguistici) che

creano comportamenti a cui siamo abituati. Quando io non mi ritrovo più in questi segni → shock

culturale. Mi è difficile capire l’altro. Nel segno linguistico ci sono anche comportamenti del tipo

sociale e non, e anche dietro quelli linguistici c’è qualcosa legato al comportamento (mimica,

gestualità, tono di voce..). Nel nostro sistema linguistico (italiano) usiamo due forme: 1 il “tu” 2 il

“lei”, quando diamo del “tu” ad uno straniero è un chiaro segno di razzismo, perché lo stiamo

trattando con inferiorità.

Lo shock culturale è continuo, è tutto il gruppo che si crea un’idea negativa (razzismo).

Sulla base di teorie ed idee immagino che qualcuno sia diverso da me e quindi sono autorizzato a

trattarlo in maniera inferiore. Si pensa che una “razza” sia superiore od inferiore ad un’altra per

giustificare privilegi o maltrattamenti.

Es. credenza dell’esistenza di una razza ariana con statura alta, naso sottile, occhi e capelli chiari…

due persone con le stesse caratteristiche si dovevano unire ma il risultato non era proprio lo stesso

(idea sbagliata). Questa teoria infondata che nasceva dalla volontà di giustificare azioni egemoniche

è stata affondata quando è uscito fuori che Eva era nera dagli studi sul genoma. Lo studio sul

genoma ha stabilito che non esiste nessuna razza. Prima si pensava che l’umanità fosse divisa in 5

razze: quella nera in basso.. studi genetici affermano che dall’aspetto esteriore non si può far

discendere l’aspetto interiore, caratteriale e cognitivo.

TIPI DI RAZZISMO

1. EOGENETICO per la purificazione della razza. Gli studi eugenetici cercano di prevenire

malattie genetiche gravissimi.

2. ANTISEMITA idea che esistesse una razza semitica. (famiglia ebraica). Questa famiglia

nel ‘900 ha subito forme di persecuzione che hanno portato all’olocausto.

3. SPONTANEO insito in tutte le persone, reazione verso lo straniero quando viene

coltivato/incentivato diventa un vero e proprio odio razziale che va a giustificare dei

comportamenti delittuosi ad es. quando i mass media tendono a sottolineare che è stato uno

straniero a commettere un reato, quando in realtà è estraneo ai fatti.

8 4. SOCIALE viene individuata una classe sociale, la quale non ha opportunità diritti. Es.

succede da noi quando uno straniero raccoglie l’arance (razzismo sociale + razzismo etnico)

in più si può unire il razzismo religioso.

5. RELIGIOSO forte,vissuto in tutta la storia dell’uomo. Le religioni si portano dietro una

serie di segni (es. legati a rituali) che possono dare fastidio

6. APARTHEID abolizione formale nel 1991.

TEORIE E CONVINZIONI SUL RAZZISMO

Il razzismo implica:

→ differenze evidenti esterne (paura che queste possano entrare in contatto e mescolarsi)

→ paura che queste differenze provocano differenze morali ed intellettive.

Le differenze somatiche genetiche non si modificano, ma si può cambiare il nostro carattere,

attitudine ecc.. Non sono correlate

Universalizzazione → vengo derubata da un nero allora applico a tutto il gruppo con la pelle nera

l’aggettivo ladro.

Astrazione → processo mentale. Se io individuo persone con la pelle nera applico sia le

caratteristiche somatiche ma anche quelle morali.

Individualizzare → inquadro una persona, capisco com’è e mi comporto meglio come posso.

Deindividuazione →non vedo più una persona come individuo ma diventa una parte del gruppo B.

Io astraggo e deindividuo una persona, portandomi a una gerarchia delle razze, le metto in ordine

sulla base delle caratteristiche.

Decido che la razza A è più bella della B, e la A è anche superiore. Se questo razzismo è applicato

alla società si ci sente autorizzati al comando e anche all’uccisione se si ha paura che la purezza

della razza può essere contaminata.

Es. colonialismo. Idea che i colonizzatori fossero superiori e autorizzava a comandare.

(Astrazione: applico una mia prima percezione ad altre cose; ne faccio una categoria.).

1. il mio popolo è al centro → uccisione dell’altro popolo

2. razza superiore su basi biologiche

3. es. cittadini superiori a contadini

4. si basa sul naturale odio verso lo straniero

5. contro ebrei

6. Eu = buono. Porta a selezionare geneticamente la specie. es. realizzare tutti bambini biondi

7. es. lotta tra cattolici e protestanti in Irlanda.

8. Tipico del sud africa. Discriminazione della popolazione locale da parte dei boeri di

origine olandese e britannica.

Termine di Morin: Tromperie = inganno, essere convinto che io sono diverso dal tu. E’ un

fenomeno individuale, è autoinganno (es. fratello maggiore). Ma se lo applico a livello sociale

fa nascere xenofobia e razzismo.

Ingroup= il mio gruppo

Outgroup= gli altri

E’ normale percepirli come diversi, ma degenera se si forma il senso di superiorità.

PENSIERO BINARIO

Opponiamo il noi al loro, l’io agli altri nel collettivo, il moderno al tradizionale…

E’ incentivato dai media perché è più efficace sul pubblico, è più di impatto ragionare così. Non

sono cose così divise, c’è un passaggio tra le 2 cose ma è più facile il pensiero binario, ma nella

realtà è molto più sfumato.

Perché usare stereotipi?

9 • È difficile definire una persona senza stereotipi, però non si dovrebbe fare (ad es. non

sempre il primo della classe ha un bel carattere, è secchione, studia tutto il giorno, ecc.

ecc.)

• Comunicazione sociale rapida, tutti si riconoscono su questi stereotipi (es. luogo comune

che uno tradisce e lascia. Oppure foto a un vip che ha mal di pancia ma si dice che sta

male ed è arrabbiata per un tradimento)

• Reazione di creare consenso(es. i politici si fanno fotografare nella loro vita quotidiana

per avvicinarsi al pubblico, anche se in realtà la loro è molto diversa. E’ una scorciatoia.

Dai un immagine tranquilla e serena, della persona perfetta, di ciò che la gente normale

sogna.

Credere dell’esistenza di una casa bella a cui la gente vuole e può arrivare e si manipola

la persona. Es. se usi quella crema, mai una ruga!)

• Giudizi di valore

• Causa. Effetto (es. se è una donna, allora scriverà un libro in quel modo)

• Necessità di dare a qualcuno la colpa (nelle religioni antiche veniva spesso sacrificato un

capretto, ucciso come espiazione)

Capro espiatorio= persona sulla quale sono date le colpe.

Lo stereotipo va contestualizzato.

Es. barzellette sugli ebrei che sono avari (nasce nel passato, che molti ebrei facevano gli

usurai nei ghetti). Bisogna risalire all’origine, perché dico quella cosa di quel gruppo? E va

ricollocato nel tempo e nello spazio (da qualche parte certi stereotipi non esistono)

Capire noi stessi, come sono arrivata lo stereotipo?

E lo stereotipo spesso viene proposto nei media.

RAZZISMO COMUNICATIVO

“Insieme di atteggiamenti e di comportamenti che si concretizzano in strategie comunicative

messe in atto dai nativi nella interazione con gli immigrati e in genere con gli stranieri al

fine di segnare la distanza sociale e di diminuire l’accesso all’input dell’apprendimento

linguistico riducendone la qualità e quantità proposta nella comunicazione”. (definizione di

razzismo comunicativa tratta dal: Manuale di pedagogia interculturale – M.C. Castellani)

Prima tipologia di razzismo comunicativo

I step: parlare velocemente (può essere istintivo)

II step io so che l’altro mi capisce poco, nonostante ciò usi tutte le forme linguistiche

difficili.

Il linguaggio comunicativo più efficace è quello che spezza i discorsi.

Seconda tipologia di razzismo comunicativo

Es. Quando uso il “tu”, parlo all’infinito, scandisco in modo troppo accentuato le parole,

foreign talk.

USO DEL TESTO LETTERARIO A SCOPO PEDAGOGICO

La scuola occidentale ci ha abituati ad utilizzare il testo letterario come un esempio di bella

scrittura senza badare al significato antropologico, ci sono delle informazioni che noi a

livello letterario tralasciamo ma in realtà sono informazioni utili a livello antroplologico (es.

viaggi dell’autore)

Molto spesso in fondo ai testi dei autori americani ci sono elementi di sincretismo.

Hegel ? cerco definizione di particolare e universale

Andragogia: è una teoria unitaria dell'apprendimento ed educazione degli adulti. Il termine è

stato coniato in contrapposizione a quello di pedagogia. Si tratta di un modello incentrato

10 sulla comprensione della diversità di bisogni e interessi di apprendimento degli adulti

rispetto ai bambini, che ha trovato in Malcom Knowles il suo massimo esponente.

Nell’androgogia s’invita la persona a raccontarsi per conoscersi e farsi conoscere .In Italia

l’iniziatore di questo processo è Duccio Demetrio, insegna Filosofia dell’educazione presso

l’università Bicocca di Milano .Le sue ricerche promuovono la scrittura di se stessi, sia per

lo sviluppo del pensiero interiore e autoanalitico, sia come pratica filosofica e terapeutica.

Ha fondato e dirige la rivista Adultità e la Libera Università dell’autobiografia di Anghiari.

Esistono diversi sistemi per dimostrare il particolare nell’universale. Tra i veri metodi

autobiografici uno può essere quello di raccontarsi tramite l’uso d’oggetti.

IMMAGINI TRASMESSE IN TELEVISIONE

L’immagine trasmessa in tv ha la caratteristica che immunizza. L’immagine è forte

nell’ambito educativo quando ci si ferma e si riflette.

Non si percepisce più la distanza temporale, ci si mette un po’ per capire chi/dove sono..

Es. dalla velocità “della parlata” colgo la differenza tra inglese ed americano.

Valore antropologico: ? manca

Film Hotel Rwanda, parte tragica quando loro con dei camion non sanno di passare su dei

corpi.

La carta geografica è importante per localizzare il problema. La nostra conoscenza storica e

geografica è molto debole.

Immagine → contemporaneamente: immunizzazione dell’immagine e forza dell’immagine

usata come si deve

MEDIAZIONE

Mediazione e traduzione non sono sinonimi, nelle traduzioni si prende il significato che si

ha, nella mediazione conta anche il linguaggio culturale.

Mediazione: passare da una lingua all’altra tenendo conto:

• del significato vero e proprio

• del framework

• il mediatore è diventato un lavoro

Nella mediazione, dò un forte input culturale alla parola, anche nel quadro comune europeo

delle lingue straniere, vengono elencate le competenze necessarie per capire una lingua.

Prima esisteva il lavoro di traduttore ed interprete qualificato; egli partecipava ad esempio a

convegni, conferenze. Questa figura era importante perché permetteva di passare da una

lingua all’altra nella discussione, inoltre accompagnava i dirigenti delle multinazionali

quando andavano in paesi in cui non si conosceva l’inglese, oppure quando serviva un

traduttore/interprete per una materia specifica (in questo caso l’interprete diventa anche

traduttore dei concetti).

Il termine di “mediazione”si è diffuso nella seconda metà del ‘900 con i fenomeni di

migrazione.

Caso francese (appunti integrati col manuale)

Paesi come Francia e Belgio sono stati interessati da flussi migratori extracomunitari molto

prima del nostro.

L’esperienza francese nello specifico è da ritenersi particolarmente significativa poiché

vanta la presenza di una pratica di mediazione culturale già a partire dagli anni ’70. La

figura del mediatore nasce spontaneamente negli anni ’70 soprattutto nelle banlieux.

Negli anni ’60, con l’avvio della decolonizzazione la Francia diventa meta di copiosi flussi

immigratori, provenienti soprattutto dagli ex-territori del Maghreb e del Sud-Est Asiatico,

che contribuiscono allo sviluppo del paese e alla nascita di una società multiculturale.

11 All’inizio degli anni ‘80 nascono, sempre nelle banlieux, gruppi di donne appartenenti a

diversi gruppi d’immigrati, le così dette femmes relais, esse si prendono carico dei problemi

della popolazione nel tentativo di gestire i conflitti tra i cittadini ed i gruppi estendendo il

campo di intervento ed attuando così una mediazione di tipo orizzontale.

Si arriva poco alla volta agli anni ’90 periodo in cui vengono fatti studi sulla mediazione

soprattutto su quella fatta a scuola.

Il ruolo del mediatore si esplica in diversi scenari (es. scuola), per ora soltanto gli enti locali

ne danno il riconoscimento.

Il mediatore può avere svariate funzioni: dalla traduzione di un testo a portare l’altro verso la

cultura del paese ospite (fz di reciproca acculturazione).

Advocacy (origine latina) stessa radice di avvocato, persona che viene assunta affinché

prenda le difese dell’altro, in realtà al mediatore non viene chiesto di difendere l’altro ma di

portare la persona verso l’altra lingua e cultura, all’inizio è normale che prenda un po’ le

difese, però non è giusto che il mediatore lo faccia per sempre.

Es. se un bambino di cultura orientale continua a guardare per terra in classe, il mediatore

deve spiegargli che in Italia si guarda negli occhi, contemporaneamente deve dire ai maestri

che il bambino si comporta così , perché nel suo paese d’origine vuol dire portare rispetto.

All’inizio le funzioni del mediatore possono essere simili a quelle dell’Advocacy ma poi

devono lasciare spazio all’empowerment (questa parola indica un attivo ruolo di mediazione,

con l’empowerment si vuole rendere autonoma la persona ed emanciparla).

Il mediatore di fronte a diverse tipologie di razzismo

Con il razzismo individuale il mediatore ha a che fare quotidianamente (in questo caso può

usare l’advocacy).

Verso il razzismo culturale ed istituzionale si usa l’empowerment, perché bisogna insegnare

all’altro a difendersi.

Profilo di competenze

• Verso i bambini migranti,

• verso le famiglie dei migranti,

• verso gli adulti migranti,

• nello scenario generale→ tenere conto di quale sia il profilo di competenze.

Tutto un programma migratorio se fosse fatto bene dovrebbe comprendere diversi aspetti

(scuola, sanità, pratiche ufficio stranieri) poi, però, dovrebbero esserci anche elementi

antropologici.

Obiettivi della mediazione

• Favorire l’accoglienza

• Il mediatore può diventare una figura di riferimento

• La mediazione deve agire sulle coscienze individuali, perché non basta dare gli

strumenti.

Es.1 non puoi pretendere che tua figlia faccia ginnastica solo con le femmine in una scuola

in cui maschi e femmine la fanno assieme.

Es. 2 Capita che una mediatrice di origine araba e di religione islamica, ma di formazione

laica , che ha maturato, anche con sue sofferenze personali, un percorso che l’ha portata al

rifiuto del velo, imponga a ragazze della sua etnia l’abbandono del velo, non spiegando alle

ragazze l’atteggiamento tollerante che si ha in Italia nei confronti del velo, ovviamente

quando esso non copre il viso in modo da non nascondere l’identità personale. (es. del

manuale).

Quando si diventa mediatore non esiste un profilo di competenze. Il livello di competenze e

gli obblighi di questa figura non sono chiari.

Il mediatore è un agente di cambiamento sociale, non deve solo sanare lacune comunicative

anche se all’inizio è normale che ciò avvenga.

12 ACCOGLIENZA DELLA SCUOLA DAL PUNTO DI VISTA NORMATIVO

Nel mese di Febbraio c’è stata una discussione mediatica riguardo gli stranieri nella scuola.

(data l’emanazione della Circolare Min. 2).

Ogni approccio, critico o elogiativo verso la Circolare Min. 2 è sbagliato, perché la circolare

è un atto che dovrebbe avere solo valore amministrativo e non politico.

Una circolare è una fonte normativa inferiore ad un decreto legislativo o ad una legge, (nel

diritto si parla di ordine gerarchico delle fonti). La circolare non può avere il valore dei

decreti, in questo caso specifico intendiamo il DPR 394/1999, questo decreto dice che come

un minore italiano ha il diritto e l’obbligo all’istruzione ce l’ha anche un minore straniero.

Quindi, un minore straniero che si trova il Italia (regolarmente o irregolarmente) ha il diritto

e l’obbligo scolastico (fino a 16 anni) e l’obbligo formativo (sino ai 18).

Fino ai 16 anni l’obbligo s’adempie o a scuola o con i corsi di formazione istituiti dalla

Regione e dalla Provincia (norma nuovissima rivolta a studenti stranieri e non).

La scuola privata non vale per l’assolvimento all’obbligo scolastico, semmai solo per quello

formativo.

Il DPR dice che come s’iscrivono gli studenti italiani s’iscrivono anche gli stranieri. La

C.M.2 non può modificare il DPR, ma può regolare l’iscrizione. In ogni scuola (classe prima

di ogni ciclo) il tetto max di alunni stranieri per classe è il 30 %. Es. se la classe è composta

da 27 bambini italiani e arrivano 3 stranieri, essi possono essere iscritti, se ne arrivano 12 no.

Finito il 30 % si può richiedere al direttore regionale una deroga che deve essere motivata.

Si propone nella circolare di costituire un gruppo di lavoro a livello regionale che coordini e

controlli come viene svolta l’integrazione. Il gruppo regionale deve fornire delle linee guida.

Nel decreto, si parla anche delle competenze che devono avere gli studenti stranieri, a questo

proposito, sarebbe bene che un alunno straniero che si voglia iscrivere ad un liceo abbia un

livello B2 della lingua italiana, mentre per una scuola professionale basta il B1 (ciò non è

regolato da una norma).

Si parla anche di patti territoriali. In Liguria abbiamo un patto territoriale a metà, il comune

di Genova ha messo a disposizione una figura che dà solo informazioni.

Ci sono scuole molto attrezzate in cui si è sforato il 30% perché c’è una buona flessibilità

organizzativa. Nelle scuole che hanno lo stesso dirigente dove si prevede di non spezzare la

continuità didattica ci possono essere anche più del 30 % di bambini stranieri (I.C.).

Se in un paesino ci sono il 40% di bambini stranieri e un’unica scuola, i bambini hanno il

diritto a frequentarla.

C’è un limite di studenti stranieri per classe, gli stranieri devono essere max il 30%

degli studenti totali, salvo le deroghe.

La circolare è un tentativo di mettere ordine, perché alcuni direttori delle scuole inserivano

tutti gli studenti stranieri in un’unica classe.

Le deroghe dovrebbero essere controllate caso per caso.

In Italia negli anni ’80 viene accolta la direttiva CEE del’77, ma in questi anni il numero di

stranieri in Italia è ancora ridotto. In una circolare del 1990 si parla di educazione

interculturale, quando il fenomeno inizia a interessare la scuola dell’obbligo. Bisogna

arrivare al 1999 perché ci sia un regolamento vero e proprio per l’inserimento degli stranieri

nella scuola. (DPR 394/1999).

Negli anni ’80 c’erano indicazioni che riguardavano i migranti, però, nessuno si rendeva

ancora conto della potenza del flusso migratorio. Negli anni ’80 si tendeva a risolvere il

problema subito (sorta di pronto soccorso).

Bisogna arrivare all’89 con la circolare ministeriale 301 e al ’90 con quella 205 , per mettere

in evidenzia come si deve iscrivere i ragazzo stranieri.


PAGINE

19

PESO

191.15 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Pedagogia generale con analisi dei seguenti argomenti: l’apprendimento e il modo di apprendere, il concetto di multicultura, il fenomeno dell'acculturazione, la deculturazione e l'inculturazione, chi sono i migrantes, origini del concetto di stereotipo, gli studi psicologici, individuo e apprendimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione (SAVIGLIANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Chiosso Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Pedagogia generale

Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Mariani, libro consigliato La scuola può fare molto ma non può fare tutto
Appunto
Riassunto esame Pedagogia, prof. Chiosso, libro consigliato Novecento pedagogico
Appunto
Riassunto esame Pedagogia, prof. Chiosso, libro consigliato Il principio dialogico, Buber
Appunto
Appunti esame pedagogia generale
Appunto