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9 • È difficile definire una persona senza stereotipi, però non si dovrebbe fare (ad es. non

sempre il primo della classe ha un bel carattere, è secchione, studia tutto il giorno, ecc.

ecc.)

• Comunicazione sociale rapida, tutti si riconoscono su questi stereotipi (es. luogo comune

che uno tradisce e lascia. Oppure foto a un vip che ha mal di pancia ma si dice che sta

male ed è arrabbiata per un tradimento)

• Reazione di creare consenso(es. i politici si fanno fotografare nella loro vita quotidiana

per avvicinarsi al pubblico, anche se in realtà la loro è molto diversa. E’ una scorciatoia.

Dai un immagine tranquilla e serena, della persona perfetta, di ciò che la gente normale

sogna.

Credere dell’esistenza di una casa bella a cui la gente vuole e può arrivare e si manipola

la persona. Es. se usi quella crema, mai una ruga!)

• Giudizi di valore

• Causa. Effetto (es. se è una donna, allora scriverà un libro in quel modo)

• Necessità di dare a qualcuno la colpa (nelle religioni antiche veniva spesso sacrificato un

capretto, ucciso come espiazione)

Capro espiatorio= persona sulla quale sono date le colpe.

Lo stereotipo va contestualizzato.

Es. barzellette sugli ebrei che sono avari (nasce nel passato, che molti ebrei facevano gli

usurai nei ghetti). Bisogna risalire all’origine, perché dico quella cosa di quel gruppo? E va

ricollocato nel tempo e nello spazio (da qualche parte certi stereotipi non esistono)

Capire noi stessi, come sono arrivata lo stereotipo?

E lo stereotipo spesso viene proposto nei media.

RAZZISMO COMUNICATIVO

“Insieme di atteggiamenti e di comportamenti che si concretizzano in strategie comunicative

messe in atto dai nativi nella interazione con gli immigrati e in genere con gli stranieri al

fine di segnare la distanza sociale e di diminuire l’accesso all’input dell’apprendimento

linguistico riducendone la qualità e quantità proposta nella comunicazione”. (definizione di

razzismo comunicativa tratta dal: Manuale di pedagogia interculturale – M.C. Castellani)

Prima tipologia di razzismo comunicativo

I step: parlare velocemente (può essere istintivo)

II step io so che l’altro mi capisce poco, nonostante ciò usi tutte le forme linguistiche

difficili.

Il linguaggio comunicativo più efficace è quello che spezza i discorsi.

Seconda tipologia di razzismo comunicativo

Es. Quando uso il “tu”, parlo all’infinito, scandisco in modo troppo accentuato le parole,

foreign talk.

USO DEL TESTO LETTERARIO A SCOPO PEDAGOGICO

La scuola occidentale ci ha abituati ad utilizzare il testo letterario come un esempio di bella

scrittura senza badare al significato antropologico, ci sono delle informazioni che noi a

livello letterario tralasciamo ma in realtà sono informazioni utili a livello antroplologico (es.

viaggi dell’autore)

Molto spesso in fondo ai testi dei autori americani ci sono elementi di sincretismo.

Hegel ? cerco definizione di particolare e universale

Andragogia: è una teoria unitaria dell'apprendimento ed educazione degli adulti. Il termine è

stato coniato in contrapposizione a quello di pedagogia. Si tratta di un modello incentrato

10 sulla comprensione della diversità di bisogni e interessi di apprendimento degli adulti

rispetto ai bambini, che ha trovato in Malcom Knowles il suo massimo esponente.

Nell’androgogia s’invita la persona a raccontarsi per conoscersi e farsi conoscere .In Italia

l’iniziatore di questo processo è Duccio Demetrio, insegna Filosofia dell’educazione presso

l’università Bicocca di Milano .Le sue ricerche promuovono la scrittura di se stessi, sia per

lo sviluppo del pensiero interiore e autoanalitico, sia come pratica filosofica e terapeutica.

Ha fondato e dirige la rivista Adultità e la Libera Università dell’autobiografia di Anghiari.

Esistono diversi sistemi per dimostrare il particolare nell’universale. Tra i veri metodi

autobiografici uno può essere quello di raccontarsi tramite l’uso d’oggetti.

IMMAGINI TRASMESSE IN TELEVISIONE

L’immagine trasmessa in tv ha la caratteristica che immunizza. L’immagine è forte

nell’ambito educativo quando ci si ferma e si riflette.

Non si percepisce più la distanza temporale, ci si mette un po’ per capire chi/dove sono..

Es. dalla velocità “della parlata” colgo la differenza tra inglese ed americano.

Valore antropologico: ? manca

Film Hotel Rwanda, parte tragica quando loro con dei camion non sanno di passare su dei

corpi.

La carta geografica è importante per localizzare il problema. La nostra conoscenza storica e

geografica è molto debole.

Immagine → contemporaneamente: immunizzazione dell’immagine e forza dell’immagine

usata come si deve

MEDIAZIONE

Mediazione e traduzione non sono sinonimi, nelle traduzioni si prende il significato che si

ha, nella mediazione conta anche il linguaggio culturale.

Mediazione: passare da una lingua all’altra tenendo conto:

• del significato vero e proprio

• del framework

• il mediatore è diventato un lavoro

Nella mediazione, dò un forte input culturale alla parola, anche nel quadro comune europeo

delle lingue straniere, vengono elencate le competenze necessarie per capire una lingua.

Prima esisteva il lavoro di traduttore ed interprete qualificato; egli partecipava ad esempio a

convegni, conferenze. Questa figura era importante perché permetteva di passare da una

lingua all’altra nella discussione, inoltre accompagnava i dirigenti delle multinazionali

quando andavano in paesi in cui non si conosceva l’inglese, oppure quando serviva un

traduttore/interprete per una materia specifica (in questo caso l’interprete diventa anche

traduttore dei concetti).

Il termine di “mediazione”si è diffuso nella seconda metà del ‘900 con i fenomeni di

migrazione.

Caso francese (appunti integrati col manuale)

Paesi come Francia e Belgio sono stati interessati da flussi migratori extracomunitari molto

prima del nostro.

L’esperienza francese nello specifico è da ritenersi particolarmente significativa poiché

vanta la presenza di una pratica di mediazione culturale già a partire dagli anni ’70. La

figura del mediatore nasce spontaneamente negli anni ’70 soprattutto nelle banlieux.

Negli anni ’60, con l’avvio della decolonizzazione la Francia diventa meta di copiosi flussi

immigratori, provenienti soprattutto dagli ex-territori del Maghreb e del Sud-Est Asiatico,

che contribuiscono allo sviluppo del paese e alla nascita di una società multiculturale.

11 All’inizio degli anni ‘80 nascono, sempre nelle banlieux, gruppi di donne appartenenti a

diversi gruppi d’immigrati, le così dette femmes relais, esse si prendono carico dei problemi

della popolazione nel tentativo di gestire i conflitti tra i cittadini ed i gruppi estendendo il

campo di intervento ed attuando così una mediazione di tipo orizzontale.

Si arriva poco alla volta agli anni ’90 periodo in cui vengono fatti studi sulla mediazione

soprattutto su quella fatta a scuola.

Il ruolo del mediatore si esplica in diversi scenari (es. scuola), per ora soltanto gli enti locali

ne danno il riconoscimento.

Il mediatore può avere svariate funzioni: dalla traduzione di un testo a portare l’altro verso la

cultura del paese ospite (fz di reciproca acculturazione).

Advocacy (origine latina) stessa radice di avvocato, persona che viene assunta affinché

prenda le difese dell’altro, in realtà al mediatore non viene chiesto di difendere l’altro ma di

portare la persona verso l’altra lingua e cultura, all’inizio è normale che prenda un po’ le

difese, però non è giusto che il mediatore lo faccia per sempre.

Es. se un bambino di cultura orientale continua a guardare per terra in classe, il mediatore

deve spiegargli che in Italia si guarda negli occhi, contemporaneamente deve dire ai maestri

che il bambino si comporta così , perché nel suo paese d’origine vuol dire portare rispetto.

All’inizio le funzioni del mediatore possono essere simili a quelle dell’Advocacy ma poi

devono lasciare spazio all’empowerment (questa parola indica un attivo ruolo di mediazione,

con l’empowerment si vuole rendere autonoma la persona ed emanciparla).

Il mediatore di fronte a diverse tipologie di razzismo

Con il razzismo individuale il mediatore ha a che fare quotidianamente (in questo caso può

usare l’advocacy).

Verso il razzismo culturale ed istituzionale si usa l’empowerment, perché bisogna insegnare

all’altro a difendersi.

Profilo di competenze

• Verso i bambini migranti,

• verso le famiglie dei migranti,

• verso gli adulti migranti,

• nello scenario generale→ tenere conto di quale sia il profilo di competenze.

Tutto un programma migratorio se fosse fatto bene dovrebbe comprendere diversi aspetti

(scuola, sanità, pratiche ufficio stranieri) poi, però, dovrebbero esserci anche elementi

antropologici.

Obiettivi della mediazione

• Favorire l’accoglienza

• Il mediatore può diventare una figura di riferimento

• La mediazione deve agire sulle coscienze individuali, perché non basta dare gli

strumenti.

Es.1 non puoi pretendere che tua figlia faccia ginnastica solo con le femmine in una scuola

in cui maschi e femmine la fanno assieme.

Es. 2 Capita che una mediatrice di origine araba e di religione islamica, ma di formazione

laica , che ha maturato, anche con sue sofferenze personali, un percorso che l’ha portata al

rifiuto del velo, imponga a ragazze della sua etnia l’abbandono del velo, non spiegando alle

ragazze l’atteggiamento tollerante che si ha in Italia nei confronti del velo, ovviamente

quando esso non copre il viso in modo da non nascondere l’identità personale. (es. del

manuale).

Quando si diventa mediatore non esiste un profilo di competenze. Il livello di competenze e

gli obblighi di questa figura non sono chiari.

Il mediatore è un agente di cambiamento sociale, non deve solo sanare lacune comunicative

anche se all’inizio è normale che ciò avvenga.

12 ACCOGLIENZA DELLA SCUOLA DAL PUNTO DI VISTA NORMATIVO

Nel mese di Febbraio c’è stata una discussione mediatica riguardo gli stranieri nella scuola.

(data l’emanazione della Circolare Min. 2).

Ogni approccio, critico o elogiativo verso la Circolare Min. 2 è sbagliato, perché la circolare

è un atto che dovrebbe avere solo valore amministrativo e non politico.

Una circolare è una fonte normativa inferiore ad un decreto legislativo o ad una legge, (nel

diritto si parla di ordine gerarchico delle fonti). La circolare non può avere il valore dei

decreti, in questo caso specifico intendiamo il DPR 394/1999, questo decreto dice che come

un minore italiano ha il diritto e l’obbligo all’istruzione ce l’ha anche un minore straniero.

Quindi, un minore straniero che si trova il Italia (regolarmente o irregolarmente) ha il diritto

e l’obbligo scolastico (fino a 16 anni) e l’obbligo formativo (sino ai 18).

Fino ai 16 anni l’obbligo s’adempie o a scuola o con i corsi di formazione istituiti dalla

Regione e dalla Provincia (norma nuovissima rivolta a studenti stranieri e non).

La scuola privata non vale per l’assolvimento all’obbligo scolastico, semmai solo per quello

formativo.

Il DPR dice che come s’iscrivono gli studenti italiani s’iscrivono anche gli stranieri. La

C.M.2 non può modificare il DPR, ma può regolare l’iscrizione. In ogni scuola (classe prima

di ogni ciclo) il tetto max di alunni stranieri per classe è il 30 %. Es. se la classe è composta

da 27 bambini italiani e arrivano 3 stranieri, essi possono essere iscritti, se ne arrivano 12 no.

Finito il 30 % si può richiedere al direttore regionale una deroga che deve essere motivata.

Si propone nella circolare di costituire un gruppo di lavoro a livello regionale che coordini e

controlli come viene svolta l’integrazione. Il gruppo regionale deve fornire delle linee guida.

Nel decreto, si parla anche delle competenze che devono avere gli studenti stranieri, a questo

proposito, sarebbe bene che un alunno straniero che si voglia iscrivere ad un liceo abbia un

livello B2 della lingua italiana, mentre per una scuola professionale basta il B1 (ciò non è

regolato da una norma).

Si parla anche di patti territoriali. In Liguria abbiamo un patto territoriale a metà, il comune

di Genova ha messo a disposizione una figura che dà solo informazioni.

Ci sono scuole molto attrezzate in cui si è sforato il 30% perché c’è una buona flessibilità

organizzativa. Nelle scuole che hanno lo stesso dirigente dove si prevede di non spezzare la

continuità didattica ci possono essere anche più del 30 % di bambini stranieri (I.C.).

Se in un paesino ci sono il 40% di bambini stranieri e un’unica scuola, i bambini hanno il

diritto a frequentarla.

C’è un limite di studenti stranieri per classe, gli stranieri devono essere max il 30%

degli studenti totali, salvo le deroghe.

La circolare è un tentativo di mettere ordine, perché alcuni direttori delle scuole inserivano

tutti gli studenti stranieri in un’unica classe.

Le deroghe dovrebbero essere controllate caso per caso.

In Italia negli anni ’80 viene accolta la direttiva CEE del’77, ma in questi anni il numero di

stranieri in Italia è ancora ridotto. In una circolare del 1990 si parla di educazione

interculturale, quando il fenomeno inizia a interessare la scuola dell’obbligo. Bisogna

arrivare al 1999 perché ci sia un regolamento vero e proprio per l’inserimento degli stranieri

nella scuola. (DPR 394/1999).

Negli anni ’80 c’erano indicazioni che riguardavano i migranti, però, nessuno si rendeva

ancora conto della potenza del flusso migratorio. Negli anni ’80 si tendeva a risolvere il

problema subito (sorta di pronto soccorso).

Bisogna arrivare all’89 con la circolare ministeriale 301 e al ’90 con quella 205 , per mettere

in evidenzia come si deve iscrivere i ragazzo stranieri.

13 Il DPR mette in evidenza che l’alunno straniere deve essere iscritto alla classe consona

anagrafica e del percorso di studio acquisito, parla anche dei corsi di lingue, di attività

aggiuntive e dei corsi d’aggiornamento per gli insegnanti.

Le esperienze formative per gli insegnanti sono divise per peso e valore.

Furono fatti dei progetti di formazione per ragazzi italiani all’estero della prima e seconda

generazione.

Dagli anni ’88 ad oggi si è presentato da una parte il problema linguistico dall’altra quello

normativo.

La normativa ha dei punti di forza e dei punti di debolezza. La scuola non può discriminare

la cittadinanza di chi è nato in Italia.

Stephen D. Krashen è uno degli studiosi che maggiormente hanno influenzato le più

moderne teorie sull’apprendimento di una lingua.

Lui fa una distinzione tra L2 ed LS.(fonte su Krashen sito internet)

Krashen formula 5 ipotesi la prima affronta la Distinzione tra acquisizione e

apprendimento. Krashen distingue due processi fondamentali attraverso cui si impara una

lingua: l’acquisizione, un processo inconscio, e l’apprendimento, un processo conscio

rivolto alla forma linguistica. L’acquisizione per Krashen è profonda, stabile, e genera

comprensione e produzione linguistica con processi automatici mentre l’apprendimento,

razionale e volontario, è di durata relativamente breve e funge da monitor per l’esecuzione

linguistica. Riguardo alla possibilità se l’apprendimento razionale possa trasformarsi in

acquisizione, la risposta di Krashen è di solito negativa. La differenza tra L2 ed LS è

sostanziale:

nell’italiano LS l’insegnante è l’unica fonte di input, quindi può graduare i materiali, può

• accettare esecuzioni imperfette sapendo che le correggerà in futuro, può decidere il

programma che vuole seguire;

nell’italiano L2 l’input avviene essenzialmente all’esterno delle ore di italiano, non ha

• alcuna forma di graduazione e di selezione, ogni errore può essere corretto da altri

insegnanti o da altri parlanti nativi con i quali gli studenti si trovano ad interagire, il concetto

di programma si fa labile: se gli studenti hanno bisogno di capire l’opposizione tra

imperfetto e perfetto oggi, in questo momento, e lo chiedono perché altrimenti non

capiscono i film o le lezioni di storia, è inutile attendere l’unità didattica dedicata al passato,

bisogna parlarne subito. L’insegnante di italiano LS è un allenatore che imposta la partita

come vuole lui, tanto i giocatori in campo sono tutti suoi, la partita è in realtà un

allenamento interno in preparazione del grande match; l’insegnante di italiano L2 gioca

invece una partita vera, i suoi giocatori sono in campo e si avvicinano alla panchina

dell’allenatore per chiedere cosa devono fare in quella data situazione, visto che non hanno

capito bene come gioca l’altra squadra, quella dei parlanti nativi italiani.

Quando tutti gli elementi culturali vengono utilizzati in un progetto didattico coerente →

PEDAGOGIA INTERCULTURALE. Nel confronto con gli altri mi devo approcciare ad un’altra

lingua e cultura e posso dimostrare un atteggiamento o di chiusura o di apertura. Il tema del

rapporto con l’altro ha attraversato la storia dell’uomo.

Progetto pedagogico → mettere a frutto le varie esperienze (la lettura di un libro, il cinema, la

telefonata con l’altro)

14

La servetta di monte (Giovanni Pascoli)La servetta di monte è una delle ragazzine che a inizio ‘900

si trasferisce dai monti alla città, dove va a lavorare presso una famiglia. Si trova di fronte ad un

mondo estraneo; prova una sensazione di forte distacco, dai suoi monti a questo mondo ostile.

Questo frammento di poesia ha un valore antropologico perché ci porta ad una riflessione.

Se noi abbiamo l’idea della storia interculturale soltanto in funzione della presenza delle altra

culture (presenti ora sul territorio italiano) non è un discorso fondato. Tutte le nostre esperienze

come migranti ci hanno reso produttori di culture. L’educazione culturale in una società

multiculturale significa garantire il diritto all’istruzione, costruendo una società multiculturale

intorno all’educazione.

Nelle immagini a noi proposte vediamo una realtà diversa dalla nostra. Nella prima immagine

vediamo dei bambini che stanno lavorando invece di giocare. Nella seconda una bambina sorride

perché stanno costruendo una scuola, in un’altra immagine una bambina si trova ascuola.

L’intercultura presuppone un progetto coerrente e non causale, l’integrazione è una delle soluzioni

possibili.

Fino a poco tempo fa il Regno Unito e la Francia riconoscevano lo “ius solis” mentre in italia e

Germania riconoscevano lo “ius sanguinis” (es. se tu nasci in un ospedale italiano hai tutti i diritti

però non la cittadinanza). In Italia questo meccanismo ha portato da una parte un’attenzione estrema

dall’altra una spinta multinazionale. Più spesso i ragazzi hanno difficoltà a frequentare i licei,

perché sanno che poi avranno pochi diritti.

ASPETTO LINGUISTICO

Apprendimento di una L2:

1. Ambiente formale: contesto comunicativo artificiale.

2. quando si acquisisce la lingua straniera in un contesto comunicativo reale. Questo succede a

chi viene a vivere in un paese straniero senza avere un elemento di L2. Es. quando vado a

fare la baby-sitter in un paese straniero e mi trovo in un contesto comunicativo diverso dal

mio, spontaneamente, acquisisco una L2.

Elementi fondamentali Le regole programmative che si applicano alla lingua, sono variabili, tipo

transculturale es. io in italiano posso dire: “lava i piatti, per favore “ ma se traduco questa

espressione, letteralmente, in inglese, risulta non educata, devo aggiungere la forma: could you

please… perché, anche se, la traduzione letterale è corretta grammaticalmente risulta, però, un

ordine. Gli americani trovano bizzarri i giapponesi che non rispondono con un “no” secco alle

domande, ma rispondono o in maniera allusiva o rinviando la domanda, una persona che non

conosce la lingua e la cultura giapponese interpreta la loro risposta come un “forse”, sono transfer

culturali che non hanno niente a che fare con le competenze grammaticali.Transfer pragma -

linguistico es. quando i giapponesi dicono per ringraziare “I’m sorry” e non “thank-you”. Nella

Svizzera francese, spesso, quando i camerieri mettono il piatto dicono: “s’ils vous plait” e non

“bitte”. Ci sono, anche, interferenze molto forti, quando la mediazione non tiene conto degli

elementi pragma – linguistici ma degli elementi culturali. Non tutte le lingue consentono questo

transfer. Se io in una situazione d’urgenza ti chiedo: “prestami 25 €” è giusto, anche se,

l’espressione corretta sarebbe “ potresti prestarmi…”Quando s’impara una lingua ci sono due

macrofattori fondamentali:

1. Da un lato ci deve essere un essere umano con determinate caratteristiche,

15 2. è necessario un determinato ambiente. Quello che bisogna mettere in gioco affinché la non

conoscenza passi ad una L2.

Che ruolo ha l’ambiente?Che ruolo ha l’ambiente sociale?

Primo elemento da tenere conto è l’INPUT → materiale linguistico, tutto ciò che viene detto

,pronunciato (non rivolto a lui( e scritto in una L2 a chi impara. L’input è fondamentale in

acquisizione di L2. Questo input è veramente utile?Maggiore è la quantità di input e più s’impara

velocemente. Ci sono input che generano un acquisizione ed altri un atteggiamento (più possibile?)

A livello iniziale ci sono frasi acquisite spontaneamente e altre che hanno bisogno di un

apprendimento formale. È difficile fissare una soglia entro la quale dire che l’input serva o non.. c’è

una soglia dove l’input può diventare uno svantaggio. Negli S.U. alcuni bambini ricevono una parte

della loro educazione nella L1 e l’altra parte nella L2, se fosse vero: più input uguale più

acquisizione questi bambini dovrebbero imparare meno rispetto ad un bambino inserito in una lasse

monolingua, ciò non è vero, perché i bambini inseriti in una classe bilingue apprendono meglio.

Cummins nel 1989 aveva visto che le abilità che si studiano nella L1 si trasferiscono da una lingua

all’altra e si perdono quando si lascia la L1. Quando interrompi bruscamente il processo della L1

non si apprende nella L2. Es. lo stesso bambino che era competente nella L1 nella L2 non potrà

apprendere così velocemente (oltre all’aspetto linguistico si bloccherà anche quello cognitivo).

Questa ipotesi vale per il discorso dello studio a scuola e non vale per le famiglie bilingui. Il

bambino imparerà la lingua ma ci metterà più tempo. Non è detto che più input ti do con il parlante

nativo più ti porto nell’acquisizione. Nell’input si possono studiare quante strutture linguistiche si

possono dare, ma non è necessario che esse ci debbano essere tutte. (es. L’articolo è un input

linguistico fortissimo e nell’interlingua dei parlanti stranieri esso compare poco)

ORGANIZZARE LA CLASSE

Per classi multiculturali . Prima bisogna porsi domande. Quando io entro in una classe, soprattutto

quella multiculturale, qual è l’obiettivo che mi pongo? Quali attività? In che modalità? Dove?

Viene scelto un argomento che può coinvolgere tutti, come lo sport. L’insegnante richiede più

feedback, conoscenze. Ci si scambia il ruolo (ad es. l’alunno ne sa di più e l’insegnante può

chiedere delle informazioni). L’insegnante è un regista: si pone in continuazione la domanda del

perché? Dove? Come che cosa? Perchè? → Bisogna selezionare gli obiettivi. La classe diventa

multiculturale quando anche solo se uno studente non parla la lingua dell’insegnante. Immaginare di

dividere la classe in tre fasce e stabilire obiettivi per ciascuno. Il primo obiettivo è quello di capire

solo, poi di raccontare e infine di esprimere opinioni. A seconda del tipo di insegnamento e di

competenza chiedo una o tutte queste cose da acquisire. Per es. uno studente di lingue deve

imparare a fare tutte e tre le cose. Es. esame o verifica:

fascia uno: domanda a risposta chiusa sull’argomento

fascia due. Raccontare cosa succede

fascia tre: opinione. Andare al di là dei fatti (non a tutti può essere chiesta).

Setting d’aula (tipi di aula)

16

Generalmente è quella che riproduce la posizione one up (= professore) e one down (=alunno). Di

solito c’è un banco con l’insegnante e poi i banchi dell’alunno, la lavagna, ecc.. ← situazione

naturale che si presta a un input tutto testuale (si deve usare la voce alta, declamare se si legge

qualcosa, usare strategie di recitazione per attirare l’attenzione). Un film è un livello di attrazione

maggiore, come qualsiasi altro tipo di input studio/visivo a differenza di quelli scritti).

Ferro di cavallo, in cui tutti gli alunni si guardano in faccia. Al posto di insegnanti ci può

anche essere un film o altro.

A isolotti, che si presta ai lavori di gruppo. Si possono svolgere attività diverse da gruppo a

gruppo, oppure all’interno del gruppo ogni componente fa una cosa che si adegua di più alla sua

competenza e poi si mette tutto insieme. E un lavoro alla pari e di collaborazione reciproca.

Tutti a cerchio, senza banco. Si presta per attività orali ed è il setting migliore per

l’insegnamento delle lingue straniere. (per terra per quelli più piccoli, con le sedie con quelli più

adulti) Per attività in cui non c’è molto da scrivere. E il rapporto più informale in assoluto. “circle

type”. In questa situazione automaticamente si abbassa il tone di voce.

Tavolata (con o senza insegnante). Altro setting che agevola la conversazione e la massima

iterazione. C’è una possibile condivisone di materiale. Si può anche lavorare a coppie, molto utile

nelle lingue.

Setting da laboratorio di informatica. Non da usare se si deve guardare le persone negli

occhi.

Interlingua = stato intermedio tra lingua di partenza (L1) e punto di arrivo (L2). Iperonimo = parola

con tanti significati che possono essere sostituiti da una sola parola. E’ il caso di L1 L2.

L1 è sia la lingua materna, sia la prima lingua, sia la lingua madre (si assomigliano ma sono

comunque cose diverse). L1 comprende tutti e tre i significati è per questo è un iperonimo.

L2 è sia straniera (che si studia a scuola), lingua imparata spontaneamente e lingua seconda.

Esistono vari tipi di interlingua: Basico (es. Domani andato a Roma. Esempio di interlingua basica

a livello grammaticale. Esprime un concetto con il minor di elementi indispensabili, selezionando

tra gli elementi ricorrenti, fonologico (es. in tedesco si confonde b/p, d/t..) Se l’interlingua è

avanzata ci sono meno errori. Lessicale (es. falsi amici) Sintattico.

Difficoltà del parlante nativo di adattarsi a un tipo di cultura diverso, all’apice della quale c’è la

lingua. Anche per le interlingue avviene la fossilizzazione, un indurirsi ed il perseverare di un errore

(es. usare l’imperfetto al posto del passato prossimo spesso per i germanofoni che usano il

preferito). Interlingue diverse influenzate dalla L1. C’è la fossilizzazione anche in interlingua

avanzata.

Presente > participio passato > passato prossimo > imperfetto > futuro > congiuntivo (fasi di

acquisizione).

L’interferenza della L1 è molta all’inizio e nella fase basica poi diminuisce e nell’interlingua

avanzata si tende a evitare esempi di interlingua forte spesso cadendo nell’ipercorrettismo, ossia

correggere anche quello che si può dire. Lo straniero usa quello che sente di più (es. al sud si usa

sempre il passato remoto). Quando si impara una lingua si cerca di semplificare e evitare le strutture

più difficili per i lavoratori stranieri della svizzera più spesso usano l’infinito per la difficoltà delle

coniugazioni. Oppure il passato si esprime con un avverbio di tempo (es. ieri sono … già ieri ci da

l’idea del passato). Semplificazione anche a livello di pronuncia (es. in italiano sono più difficili i

dittonghi e la “r”).


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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Pedagogia generale con analisi dei seguenti argomenti: l’apprendimento e il modo di apprendere, il concetto di multicultura, il fenomeno dell'acculturazione, la deculturazione e l'inculturazione, chi sono i migrantes, origini del concetto di stereotipo, gli studi psicologici, individuo e apprendimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione (SAVIGLIANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Chiosso Giorgio.

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