Estratto del documento

Il problema antropologico: questione portante della pedagogia

Il tema fondamentale della pedagogia è l’antropologia, cioè il voler definire l’uomo. L’antropologia filosofica si trova di fronte ai problemi dell’uomo, deve perciò dare risposta affinché si possa illuminare la problematica concreta ed esistenziale. Se la persona non intuisce una minima risposta alla domanda che cos’è l’uomo si può tenere presente alcuni temi importanti quali: ammirazione e meraviglia; frustrazione e delusione; esperienza del negativo.

Ammirazione e meraviglia

La meraviglia che l’uomo prova di fronte alla bellezza, grandezza e progresso presente nella vita, esprime un atteggiamento contemplativo, orientato al riconoscimento della grandezza del mistero.

Frustrazione e delusione

Non sempre la contemplazione è il punto di partenza del problema antropologico, spesso l’urto con la realtà è duro e si è spesso sotto l’ombra del contrasto tra ciò che si è e quello che si vorrebbe essere.

Il problema del male

Molte volte l’alienazione caratterizza l’esistenza, poiché si è immersi in un ente impersonale, che sfrutta l’uomo senza tenere conto delle sue problematiche e quindi da questa alienazione scatta la domanda “vale la pena di vivere?”.

Le radici del problema uomo

Le esperienze e le istanze specifiche della realtà umana sono:

  • Libertà da realizzare. L’uomo va considerato come soggetto personale, capace di dire io, tu, noi, di prendere distanza di fronte alle cose. Ci si rende conto che il vivere non dipende dall’esistenza e quindi non ci si può sottrarsi a questo compito.
  • La convivenza con gli altri. I legami con gli altri condizionano la libertà, a ciò si collega la problematica non solo della personale condizione di morte, ma anche la morte delle persone che sono presenti nella nostra vita.
  • Bisogno di un significato globale. Conseguente ai due precedenti aspetti è la nascita di una domanda riferita al significato globale.

I tentativi dell’antropologia moderna che cercano di comprendere l’uomo a partire dall’Io solitario verso la conoscenza dell’uomo, finiscono con la perdita dell’uomo, poiché esso è inafferrabile quando si tenti di coglierlo nella sua pura forma, cioè staccato dalla comunione con l’altro. L’antropologia moderna caratterizzata da una tendenza individualistica che ha provocato da un punto di vista socio-politico un movimento collettivista. L’idea di fondo è che gli individui non possono formare la società, ma è l’inverso, pertanto gli individui esistono in quanto partecipi di una società.

Per Marx i problemi dell’umanità si risolvono quando sarà realizzata la collettivizzazione dell’economia dello stato e della vita sociale. La visione esistenziale di Martin Buber è la struttura dialogale o interpersonale dell’uomo. Buber respinge la visione dell’uomo rapportato con le cose e afferma la presenza di una relazione con l’altro uomo.

La tesi fondamentale di Buber è che il rapporto con il Tu non è solo un rapporto con gli altri, ma l’aspetto primario di ogni antropologia e filosofia. Emmanuel Lévinas espone una antropologia caratterizzata da due idee:

  • Da un lato una radicale critica dell’egologia basata sul cogito di Cartesio.
  • Dall’altro, l’affermazione del tu come verità dell’uomo e luogo delle sue dimensioni metafisico-religiose.

Per Lévinas l’esigenza dell’altro è trascendente e esistenziale, di fronte alla morte l’angoscia esistenziale cerca una libertà definitiva, una ragione definitiva di sperare. La domanda antropologica nasce dal confronto tra la vita e la morte che distrugge ciò che è più bello dell’universo.

Lo scopo dell’antropologia filosofica

Lo scopo dell’antropologia filosofica, è quello di studiare l’uomo come soggetto nella sua globalità, si potrebbero dunque delineare due approcci: il primo riferito all’uomo come animale razionale (Aristotele, Teilhard de Chardin), che considera l’uomo come un essere oggettivo che appartiene alla materia e alla natura, ed emergente da essi mediante la sua razionalità; il secondo approccio è riferito all’antropologia dello spirito incarnato, che considera l’uomo come soggetto personale che prende coscienza di sé nell’incontro con gli altri e con la natura.

Questa visione la si può ricondurre a tre esperienze:

  • Legata alla riflessione di T. D’Aquino, che sosteneva che lo spirito umano è di grado inferiore e ha bisogno di appoggiarsi al corpo;
  • Legata alla fenomenologia esistenziale, polarizzata dall’idea di esistenza o essere nel mondo attraverso un corpo;
  • Presente nel personalismo e nella filosofia dialogale, cioè l’incarnazione non è vista come essere presso le cose, ma come essere presso gli altri uomini nel mondo.

Essere uomo significa essere con gli altri

Un’importante domanda legata al problema dell’uomo, è "l’uomo è un essere orientato verso il mondo o un essere in comunione con le altre persone nel mondo?". Agli inizi del 900 avviene un rifiuto del primato Io-mondo materiale, e l’affermazione del primato Io-Tu nel mondo. L’antropologia moderna è caratterizzata dal fatto che l’uomo è visto nel suo rapporto con il mondo materiale.

Con Cartesio l’Io prende sopravvento e orienta la sua funzione verso la conoscenza scientifica e la denominazione tecnica del mondo, si formano dunque due orientamenti:

  • Razionalista idealista, col il quale si assolutizza la coscienza e si minimizza la materia e il corpo
  • Empirista, che assolutizza l’importanza del mondo materiale e del corpo minimizzando la coscienza.

Essere con gli altri e per gli altri

Rivelazione dell’altro

L’essere con gli altri significa che l’uomo non è mai solo, ma in comunione con l’altro e negare quest’ultimo rende incomprensibile se stessi. Lévinas ci ricorda che ogni uomo vuole essere riconosciuto come qualcuno e chiede di essere qualcuno davanti a lui e per lui.

La necessità della parola

La parola deve essere considerata come una delle manifestazioni umane che rilevano la struttura interpersonale dell’esistenza. La parola dà visibilità a due cose: le relazioni sociali; e l’intelligenza personale.

L’amore degli altri e l’amore per gli altri

Una persona conosce l’unicità del proprio io solo grazie alla relazione tra Io e Tu che conduce al Noi, ogni tipo di amore che non ha lo scopo dell’apertura dell’Io e del Tu a una comunione reciproca rappresenta un’illusione dell’amore. La reciprocità è un atteggiamento autentico con cui si comprende che l’incontro con l’altro va accettato e accolto così come è.

Forme fondamentali dell’intersoggettività

L’intersoggettività non può essere ricondotta al solo rapporto Io-Tu, ma bisogna aggiungere la dimensione oggettiva, sociale e politica. Le forme fondamentali del rapporto interpersonale sono: l’amore, la giustizia, il conflitto e l’indifferenza.

  • L’amore: incontrare e riconoscere un altro essere umano nella sua soggettività viene indicato come amore, per Nedoncelle l’Io che ama, vuole il Tu e il suo sviluppo. L’amore vero non si ferma alla sfera affettiva, ma vuole prendere in considerazione la persona in quanto tale, nella sua incertezza. Quindi ogni amore deve essere incondizionato, disinteressato e da considerarsi vero se è fedeltà a una persona.
  • La giustizia: come concretizzazione dell’amore. La volontà di riconoscere l’altro porterà in tutte le culture alla creazione di un sistema di giustizia e di diritto.
  • Il conflitto: la storia umana è la testimonianza di quei sogni utopici fatti da una convivenza governata dall’affetto e dall’amicizia, da un dialogo che risolve tutti i problemi. Ma questi sogni sono contraddetti dalla conflittualità. Hegel, Marx e Sartre sono tre figure che hanno dato grande rilievo al conflitto: per Hegel la coscienza egologica tenderà verso il potere e l’affermazione di sé a scapito dell’altro il quale cerca di opporsi; per Marx la lotta di classe sarà il modo per superare i conflitti; infine Sartre, attraverso la metafora dello sguardo, dice che l’altro è sempre colui che guarda e il suo sguardo riduce ad oggetto, per cui la presenza dell’altro è sempre terribile. Il senso dell’amore dentro la questione del conflitto non può essere inconciliabile con esso, l’amore autentico si metterà contro le alienazioni alle quali l’altro è legato e talvolta difende accanitamente.
  • L’indifferenza: nei confronti della maggior parte delle persone i rapporti si svolgono in terza persona, il che spesso viene indicato come rapporto in chiave di indifferenza.

Il mistero della persona

La persona è definita tale nella sua unicità, perché è insostituibile, l’unicità si rileva nella comunione interpersonale che è vissuta come interiorità. Infine la persona manifesta un carattere sacro e metafisico e la realtà dell’incontro e della persona è una realtà prima, e che rende possibile l’incontro e la comunione interpersonale. Se l’uomo non sente al suo interno una carica che lo porta ad agire, egli creerà tensione, cercherà in tutti i modi delle occasioni che lo sfidino e lo provochino. Ma in una società che dà tutto e non lascia spazio al singolo, la gioventù manifesta la sua insoddisfazione e in forme estremiste.

I giovani spesso vivono la noia, l’apatia, dunque è importante indirizzare l’impegno delle agenzie educative, compreso la chiesa, di evidenziare il concetto di volontà di senso, cioè l’uomo è indirizzato verso un qualcosa di oggettivo, che gli consente di vivere in maniera degna. Viktor Frankl ritiene che l’uomo si rinchiude nell’autorealizzazione quando naufraga la realizzazione di senso, cioè quando non è in grado di trovare un significato che valga la pena di realizzare.

Si potrà parlare di incontro quando si evidenzieranno alcune modalità: andare incontro e non solo aspettare; suscitare l’incontro o il ritorno (fiducia). Se l’incontro non c’è si rischia di ripiegarsi su se stessi, è necessario dunque valorizzare l’incontro, affinché diventi luogo di fedeltà, se manca questo le manifestazioni della vita sono infeconde.

L’incontro con una persona determina alcune reazioni quali: la memoria, ovvero chiedersi da dove vengo e chi sono; il progetto, nel senso che ci chiede dove si vuole andare e con chi. L’incontro, risulta fecondo quando si rivela come coesistenza di due o più persone e sarà vero se terrà conto di alcuni passaggi: ritenere l’autenticità dell’essere, che vuol mettere il ragazzo nella condizione di diventare ciò che è, l’educatore deve sviluppare lo scrutare al di là delle apparenze. La profezia di chi educa affonda le radici nella capacità di cancellare la grande parete che separa i buoni dai cattivi; obiettivo fondamentale è la vita e la fedeltà di essa. Nell’ottica dell’educazione, fedeltà alla vita vuol dire fedeltà al futuro.

Il prosieguo dei sogni verso le mete portano alla consapevolezza che il camminare è la parte fondamentale della crescita e della vita. La psiche è sana quando è aperta al futuro (è depressa quando è raccolta nel passato e è maniaca quando è concentrata nel presente), ma quando il futuro chiude le porte o le apre, è solo per offrire incertezze, precarietà, insicurezza allora le iniziative si spengono, le speranze appaiono vuote, l’energia vitale implode; realizzare l’incontro nella gratuità. In un rapporto educativo, l’adulto esprime credibilità in forza dell’autorevolezza che gli viene dalla sua capacità d’amare gratuitamente, una gratuità che implica la cancellazione dei motivi che determinano l’agire.

Conclusione

L’autorevolezza dell’adulto ha la forza di promuovere, di suscitare nel giovane la domanda di senso e tale domanda matura dall’incontro con un adulto che vive in armonia con sé e con gli altri. In un contesto di accoglienza della vita, il piccolo viene accolto non solo come soggetto fragile, ma si riconosce in lui una dimensione essenziale per la sopravvivenza: l’innocenza. Victor Frankl ha sintetizzato che tre sono le strade per arrivare a realizzare il senso della propria esistenza:

  • Consiste nel fare qualcosa, nel lavorare, nel creare con la propria attività, nel compiere la giusta azione.
  • Consiste nel vivere con intensità un’esperienza oppure nell’amare con profondità un’altra persona.
  • Consiste nel prendere posizione di fronte ad una situazione dolorosa.

Cosa si intende per pedagogia

Gli studiosi sono d’accordo nel definire la pedagogia come “scienza dell’educazione”, una definizione non del tutto esauriente tuttavia, poiché sono coinvolte contemporaneamente molteplici differenti discipline umanistiche: la psicologia, la sociologia, l’etica, l’antropologia ecc. Infatti oggi si parla di “scienze dell’educazione” (al plurale). C’è da distinguere, però, ciò che attiene la sfera della pedagogia e quello che attiene la sfera dell’educazione.

Pedagogia è un termine composto da due parole greche: fanciullo o giovane o anche figliolo, e guidare agire condurre. In altre parole accompagnare per mano la crescita, lo sviluppo della personalità di un giovane educando, pertanto può anche significare cura dell’ammalato, non certo di malattia fisica piuttosto di malessere riferito all’atteggiamento o comportamento educativo. Col tempo però, questo significato ha acquistato valenza in quanto si è riferito non tanto e non solo all’età giovanile, né ad una situazione di salute precaria, ma a tutte le età.

Con pedagogia s’intende sottolineare l’aspetto conoscitivo e dottrinale di tale iter educativo, mentre con educazione s’intende più o meno la prassi o l’azione concreta. Il termine pedagogia sta ad indicare tutta la pluralità di scienze che si occupano dell’educativo, in realtà tutta la realtà educativa non può non essere multidisciplinare specie se si considera ora come rapporto interpersonale, ora come sistema, ora come evento storico ecc. Il termine educativo invece si riferisce all’iter del processo formativo pratico, è ben pertanto distinguere pedagogia da educazione anche se sono complementari tra di loro.

È inconcepibile tentare di separare la prassi educativa dalla elaborazione mentale del concetto di educazione, del resto l’azione è sempre motivata dal pensiero come il pensiero sempre sensibilizzato dall’azione. Tutta la storia è storia di educazione, storia di individui, di gruppi, di popoli che vanno educandosi, nel bene come diseducandosi nel male.

Significato di educazione

Il problema dell’educazione è vecchio quanto il vivere, l’uomo se l’ha sempre posto a volte imposto a sé e agli altri come necessario per la sua stessa convivenza ora familiare, gruppo, sociale, anche se con metodi, indirizzi, obiettivi diversi. L’educazione è una teoria proiettata e coinvolta in un intreccio di rapporti vitali con il mondo della natura, della cultura, delle strutture economiche, socio-politiche ecc.

All’incrementarsi di tale intreccio contribuiscono fatti diversi, individuali e sociali, hanno molta importanza a riguardo fenomeni del tipo la socializzazione, l’inculturazione, le imposizioni ideologiche, le violenze personali, di gruppo, di massa. L’opera educativa però tiene presente sue soggetti: il soggetto educando e il soggetto educatore e troppa importanza è stato dato al compito degli educatori a discapito degli educandi che hanno finito con l’accettare passivamente di farsi fare.

Occorre tenere presente che il risultato degli interventi educativi non è dovuto solo all’efficacia degli educatori, ma soprattutto alla risposta di coloro a cui tali interventi sono rivolti. La pedagogia contemporanea, infatti, mette in risalto l’aspetto attivo e dinamico dei soggetti educandi, oggi si parla di educando protagonista, con l’aiuto, lo stimolo degli educatori, quindi si parla di un’unica opera di educazione.

P. Freire sostiene “nessuno libera nessuno: nessuno è liberato da nessuno: ci si libera insieme”. Educazione può derivare da:

  • Docere: educare sinonimo di insegnare, come trasmissione d’insegnamenti per la vita, quando l’educatore è capace di riservare nell’educando tutto un bagaglio di valori principi atti a raggiungere livelli formativi alti. In questo caso si fa leva sull’azione educatore-maestro capace di trasmettere dottrina ad educandi-allievi, che apprendono. Non basta dunque insegnare, ma occorre aiutare a crescere e acquisire una personalità valida ed integrale all’educando.
  • Edere: tale verbo ha due versi, può esprimere l’atto del mangiare o sorbire, oppure l’atto del produrre o manifestare. Ambedue i significati sono attinenti all’azione educativa, ogni educando deve infatti farsi tesoro di quanto gli viene indicato, come chi ha fame fino a farle proprie, per dimostrarle. Infatti l’opera educativa si avvicina molto a quello che attiene lo sviluppo del corpo umano, senza nutrimento non...
Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 46
Pedagogia generale Pag. 1 Pedagogia generale Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia generale Pag. 46
1 su 46
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Sirignano Fabrizio Manuel.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community