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Pedagogia generale Appunti scolastici Premium

Appunti di Pedagogia generale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il problema antropologico: questione portante della pedagogia, Le radici del problema uomo, Essere uomo significa essere con gli altri, Essere con gli altri e per gli altri, ecc.

Esame di Pedagogia generale docente Prof. F. Sirignano

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5.e-ducere o ex-ducere: educare come trarre fuori ciò che c’è dentro ogni educando, poiché

nessuno è vuoto,ogni uomo ha un codice genetico spirituale intellettivo e psichico e

l’educatore deve invitare all’educando a rispondere quanto più possibile alle indicazioni del

suo codice,quindi di tirar fuori l’educando.

Le quattro piste del pensiero pedagogico

Quattro sono le principali concezioni di pedagogia sviluppate dal XVIII in poi:

1. Storicistica-relativista

Si basa sull’affermazione che nel contesto storico personale e sociale dell’esistenza si può

individuare una pedagogia scientificamente certa.

Cambiano così gli indirizzi educativi e cambia la pedagogia relativamente alle strutture

socio-economiche,quindi non è possibile avere una pedagogia sistemica,perché i valori

educativi sarebbero costantemente varianti.

2. Sperimentalista

La pedagogia come scienza è vista tale quando di pome come comprensione empirica di

risultati ottenuti nella pratica e nell’osservazione di fatti ripetuti.

Solo così affermano i sostenitori E.Meumann e M.Montessori si possono realizzare indagini

e quindi precisare i fini e i metodi educativi di cui la pedagogia necessita per essere scienza.

3. Idealista

Altri pensatori non concedono grande valore ai contributi delle scienze empiriche e

sostengono che la pedagogia come scienza è possibile e attuabile per il suo identificarsi o

quasi con la filosofia a tal proposito c’è il pensiero di G.Gentile per il quale la pedagogia è

una sorta di arte pura dello spirito, esercitata al di sopra dei condizionamenti storici.

L’educazione quindi secondo Gentile, consiste nell’orientare la natura verso l’essere e

metterla in relazione con lui, nel quale esiste una persona e la libertà di agire.

Dalla partecipazione del soggetto all’essere nasce la vera educazione,al Gentile si avvicina

anche il pensiero di L. Stefanini che colloca la pedagogia nell’elevarsi dalla condizione dei

tatti relativi allo spirito umano, alla comprensione del loro significato e del loro valore, in

una visione unitaria.

4. Realista

Si pone il problema di concepire la pedagogia come vera e propria scienza,cioè esige che al

di là di eventi educativi si deve dare origine ad un complesso unitario di conoscenze

sistematiche accettate e verificabili.

Sul versante della pedagogia scientifica e realistica si pongono molti studiosi tra cui:

Ovide Decroly, iniziatore di una serie di metodi attivi e creatore di centri d’interesse che

egli applica all’educazione dei giovani nell’ambito della scuola;

le sorelle Agazzi conosciute per un metodo educativo infantile derivato da Froebel, che si

basa sull’osservazione e sull’operosità intesi come virtù tipiche dei bambini,cercando di

produrre nella scuola l’ambiente della famiglia, da qui il nome di scuola materna;

Maria Montessori che partendo da metodi attivi in favore dei giovani ritardati mentali e

subnormali arriva a quelli normali, si qualifica nel mondo dell’infanzia facendo leva sulla

spontaneità con un accurata educazione dei sensi; 7

J.Dewey parte da una corrente di pensiero lo strumentalismo per arrivare alla conclusione

che la filosofia dell’educazione e la teoria dell’educazione.

Le cifre epistemiche della pedagogia

Teoria e prassi si sono rilevati gli alfabeti costitutivi attraversi cui leggere e interpretare le

idee e i fatti educativi, questi alfabeti, si sono presentati come sistemi autonomi oppure

integrati.

Esiste dunque l’alfabeto teorico e l’alfabeto empirico, a cui fa riferimento l’intera scienza

pedagogica.

L’alfabeto teorico della pedagogia poggia su sei precise categorie formali relative:

L’oggetto della pedagogia. Il campo di riflessione della pedagogia può essere

1.

oggettivato, esso riguarda la formazione dell’uomo e della donna nel loro contesto

storico,culturale e sociale.

Riguarda una formazione direzionata alla crescita intellettuale,all’autonomia cognitiva e

affettiva e all’emancipazione e liberazione etico-sociale.

L’ambito della pedagogia come scienza della formazione, è molto complesso che ha come

oggetti i soggetti della formazione,i tempi,i luoghi.

I soggetti della formazione sono caratterizzati da profonde differenze:

a) -differenze di genere,legate alla specificità dell’essere uomo o dell’essere donna;

-differenze individuali,che fanno di ciascun individuo un soggetto unico nell’elaborare

informazioni,nell’organizzare le conoscenze,nei modi e nelle forme d’integrazione con

gli altri e con l’ambiente;

-differenze sociali,che vedono individui e gruppi fruire in misura ineguale dei

fondamentali diritti umani e civili,dovute a condizioni di precarietà

economica,svantaggio e deprivazione che incidono sullo sviluppo e promozione del

pensiero e della personalità.

-differenze etniche, linguistiche e culturali che si traducono in discriminazione e

disuguaglianze.

In sostanza da un lato c’è bisogno di differenza,dall’altro bisogno di parità e

uguaglianza,emerge dunque la necissità di differenziare le differenze,poiché il problema

delle differenze si leghi con complessi aspetti economici,legislativi e quanto essa debba

rapportarsi ai postulati pedagogici

L’età della formazione , la vita si caratterizza come un continuo processo di

b) apprendimento,per vivere occorre imparare a vivere.

L’apprendimento si presenta come un processo di modificazione del comportamento e

tale sviluppo accompagna le diverse età dell’uomo,infatti ricerche recenti hanno

dimostrato che il sistema celebrale è sempre ricettivo e ciò determina due conseguenze:

quella di mettere in crisi la concezione adulto centrica,che vede ogni prestazione umana

ridotta ad un soggetto solo adulto,vedendo come classe difettiva sia l’infanzia che la

vecchiaia; quella di permettere d’interpretare l’istruzione e l’educazione come principali

risorse che mantengono l’efficienza cognitiva in ogni fa dell’età umana.

Esistono però percorsi formativi differenti: 8

-per l’infanzia e la giovinezza, c’è la formazione di base (processi di alfabetizzazione

primaria e secondaria,scolarizzazione dell’obbligo,superiore e universitaria);

-per l’età adulta e l’età anziana, c’è la formazione continua e l’istruzione ricorrente

(stage residenziali,workshop,attività culturali ecc..)

c) I luoghi della formazione , in quanto processo continuo , la formazione coinvolge

molteplici luoghi:

-la famiglia, che è il luogo della socializzazione primaria, essa può ricoprire un ruolo

centrale di mediazione e collegamento tra gli apporti formativi.

-la scuola,che è l’ambiente specifico dell’istruzione che consente la trasformazione del

pensiero empirico in quello riflessivo della conoscenza spontanea in conoscenza

scientifica,delle forme di un sapere contestuale nelle forme di un sapere testuale.

-le istituzioni e le associazioni culturali del tempo libero,che sono

musei,biblioteche,campi da gioco,palestre,che collegate alla scuola l’ampliano e

l’arricchiscono.

-il sistema dei media culturali, è l’insieme degli strumenti culturali della comunicazione

sociale,che contraddistingue la cultura e la società contemporanea.

Il sistema massmediale, però, porta in sé una serie di rischi e di pericoli, legati alla

pervasività del suo codice linguistico, alla frammentarietà delle sue procedure comunicative

e alla omologazione.

Il linguaggio della pedagogia. Il suo lessico è pluricodice,dal momento che si nutre

2. del linguaggio di varie discipline,questo per dire che la pedagogia, ha la capacità di

organizzare questo vasto repertorio di codici,rendendoli flessibili alle diverse

formalizzazioni dei suoi soggetti,oggetti,avvenimenti e contesti d’intervento.

La duplice riflessione della pedagogia,l’una rivolta alla dimensione teorica,l’altra rivolta

all’agire comporta il ricorso ad una molteplicità di linguaggi:

a) Il linguaggio analitico-descrittivo,che è un tipo di linguaggio esplicativo

caratterizzato da termini di natura scientifica,volto a fornire chiarificazioni sul

soggetto della formazione e inoltre permette di mettere a punto un sistema di

documentazioni sui fattori di rischio e sull’opportunità culturali presenti nei contesti

di vita dove si realizza la formazione.

b) Il linguaggio narrativo,che è un linguaggio interpretativo attento ai processi oltre che

ai fatti e alle più ampie esperienze di sviluppo e apprendimento.

c) Il linguaggio retorico-persuasivo,che è relativo a fini e valori,ed è un tipo di

linguaggio che è volto a favorire dibattiti e prese di posizioni, ricercando norme e

regolamentazioni.

d) Il linguaggio della quotidianità e del senso comune, che vede la compresenza di

formule diversificate, elementi di natura scientifica e filosofica.

e) Il linguaggio dell’analogia e della metafora,che è un linguaggio caratterizzato dalla

libertà di ricerca e associazione inedite,consente ribaltamenti di senso e lascia

intravedere logiche e sviluppi remoti inaspettati. 9

f) I linguaggi specifici della formazione,che si collocano accanto ai linguaggi con cui la

pedagogia è detta e scritta,quelli che vengono indicati come obiettivi di conoscenza :i

linguaggi delle scienze,della fisica,delle arti,della letteratura e del cinema.

La logica ermeneutica. Essa è il criterio descrittivo e interpretativo della pedagogia e

3. si formalizza nella dialettica, teoria-prassi-teoria, che fa della pedagogia una scienza

attenta alle istanze della filosofia e della storia naturale e culturale dell’antropologia.

La teoria costituisce la condizione primaria della pedagogia,la sua è una progettualità rivolta

alla prassi,dalla quale trae gli elementi per la sua teorizzazione.

La prassi è un controllo (verifica empirica,banco di prova delle teorie).

La formazione si realizza nel tempo storico,convoglia il tempo biologico e culturale,si

riferisce al singolo,anche se i suoi esiti riflettono sull’intera collettività,la teoria quindi dopo

aver attraversato la prassi,torna su sé stessa per elaborare modelli più maturi.

Non si tratta tuttavia di processi lineari e cumulativi,ma un processo carico di

contraddizioni,soggetto a deviazioni e continue ristrutturazioni.

Il metodo investigativo. La complessità dell’oggetto della pedagogia postula vari

4. metodi di ricerca:dalla ricerca teorica comparata, dalla ricerca storica alla ricerca

sperimentale, dalla ricerca clinica alla ricerca empirica.

La pedagogia si rifà a una pluralità di settori di ricerca :

-la ricerca sperimentale si occupa dell’osservazione, verifica dei fatti educativi;

-la ricerca comparata pone a confronto modelli diversificati di organizzazione pedagogica al

fine di sollecitare revisioni;

-la ricerca clinica allarga l’analisi ai vissuti emotivo-affettivi, ai processi della

socializzazione, in altre parole questo settore si propone di tradurre le metodologie del

setting psicoanalitico.

-la ricerca storica si occupa della storicità del sapere pedagogico,dei modelli pedagogici e

delle istituzioni formativi, da una parte si presenta come elaborazione storica di autori e idee

dall’altra si struttura come storia delle istituzioni.

Alla storia della scuola si è accompagnata quella di altre istituzioni formative e quindi di un

ampliamento di soggetti dell’educazione.

-la ricerca teorica analizza il discorso formale della pedagogia, si tratta di un campo di

indagine che parte dal riconoscimento della scientificità della pedagogia legata a molteplici

fattori: legame di dipendenza concettuale alla filosofia, rapporto problematico con le altre

scienze e un approccio interpretativo legato alla prassi. La ricerca teorica pur nella varietà

dei suoi modelli interpretativi trova un elemento unificante nell’indagare le coordinate

genetico strutturali del sapere pedagogico.

Il principio euristico interviene a ricomporre le antinomie strutturali della pedagogia

5. partendo dalla teoria e dalla prassi,dai fini e dai mezzi, dalla realtà e dalla utopia,

quest’ultima è intesa come direzione e come meta , fungendo da idea regolativa del

discorso pedagogico, criticando il profilo teorico per individuare le contraddizioni al

fine di proporre la specificità del suo telos. 10

A livello critico l’utopia affronta e interpreta l’educazione e le forme di dipendenza che

intervengono nei processi di formazione.

A livello trasformativo-progettuale, l’utopia agisce in cambiamento che assume un idea

fondativa del sapere pedagogico e che porta un nuovo modo di pensare alla natura, di

abitare la terra, a favore di una logica di cooperazione tra i sistemi viventi.

- l’identità della pedagogia quale scienza della formazione:

é il dispositismo all’interno del quale si collocano i 5 contrassegni epistemici che

contraddistinguono il sapere pedagogico che si legittima come sapere complesso,poichè

complesso è l’oggetto,e plurale, poichè molteplici sono i linguaggi.

La pedagogia vive in uno stato di crisi,dovuto alla distanza che separa il piano della

progettualità da quello dell’azione.

La dimensione utopica svolge una funzione decostruttiva-ricostruttiva,la sua idea regolativa

è l’emancipazione intesa come liberazione dai vincoli della

dipendenza(sociale,affettiva,culturale ecc..)e come conquista dell’autonomia

esistenziale,intellettuale e affettiva.

Si tratta quindi di una pedagogia costruita sull’idea di una ragione metodologica,è una

pedagogia che si mostra critica e aperta che si muove tra istanze di libertà,di evoluzione,di

costruzione.

Tale paradigma utilizza il dispositivo della speculazione (il piano idea della teoria) e il

dispositivo dell’azione (il piano contingente della prassi).

Questo,quindi è un modello di pedagogia caratterizzato dalla progettazione costruita sulla

pluralità e differenza,per la promozione delle molteplici dimensioni del pensiero e della

personalità.

Il paradigma di legittimazione. La pedagogia si legittima come sapere complesso e

6. plurale, antinomico e dialettico generativo e trasformativo.

La prasseologia

L’alfabeto teorico ci ha permesso di caratterizzare il sistema delle idee del sapere

pedagogico,le parole della pedagogia vengono dette “irrequiete” in quanto sono in stretta

relazione con i diversi contesti di riferimento.

L’alfabeto empirico della pedagogia poggia su dieci parole che ne testimoniano la tensione

verso un intervento concreto.

Lo sviluppo. Per Piaget lo sviluppo è un passaggio continuo da uno stato di minor

1. equilibrio ad uno di maggior equilibrio e da questo punto di vista lo sviluppo mentale è

una costruzione continua. Lo sviluppo psichico viene visto come un cammino orientato a

ritrovare un equilibrio con l’ambiente,si tratta quindi di uno sviluppo costruttivo,perchè

il soggetto è stimolato per procedere a successive ristrutturazioni,ma in opposizione a

questo modello di sviluppo c’è quello che privilegia i momenti di lontananza

dall’equilibro,che procede secondo linee di andamento irregolare e discontinuo, tale

processo viene definito reticolare che ha come fine un’educazione permanente.

L’interesse. L’interesse è l’apertura al mondo ,èn l’occasione concreta che permette di

2. entrare in contatto con la realtà,permette,inoltre, di orientare l’azione al raggiungimento

11

dei propri fini,quindi favorisce lo sviluppo e l’apprendimento. Aristotele sosteneva che

per natura tutti gli uomini desiderano conoscere,quindi l’interesse è legato ai bisogni

dell’individuo. La pedagogia per favorire l’interesse deve dare risorse e quindi

promuovendo:interesse verso l’ambiente,verso gli altri,verso la conoscenza.

Il gioco. Giocare è l’attività con il + alto grado di sviluppo perchè rappresenta l’interno

3. dell’individuo,il bambino che gioca fino a stancarsi da adulto avrà una personalità attiva.

Col termine gioco,prima si faceva riferimento solo ai giochi di parole,ma poi è andato ad

indicare ogni tipo di attività svolta dai bambini o adulti. Il gioco viene utilizzato sia

come tecnica terapeutica,superando quindi atteggiamenti egocentrici (psicologia dello

sviluppo),sia come strumento che permette al bambino l’ingresso in ruoli che gli creano

la personalità (pedagogia). Si può parlare di 2 dimensioni del gioco: 1. dimensione

cognitiva, il gioco attraverso alcune funzioni permette al bambino di conoscere si tratta

quindi della funzione esplorativa,si ha voglia di conoscere; funzione costruttiva,capace di

dare via libera all’esigenza di fare da sè; funzione comunicativa, utilizza e perfeziona il

linguaggio; funzione creativa e inventiva, dà la possibilità di modificare la realtà al suo

piacimento. 2 dimensione emotivo-affettiva, che poggia sulla funzione simbolica,infatti

con i simboli il bambino ha la possibilità di esplicitare e rielaborare i conflitti.

La diversità. L’approfondimento offerto dalla biologia ha fornito i dati utili per

4. riconoscere nella diversità ogni adattamento efficace dell’organismo al suo ambiente.

Grazie alla diversità di genere e tra gli individui,gli organismi hanno potuto perfezionare

i propri meccanismi di sopravvivenza e ogni individuo è unico. Ogni gruppo etnico si

caratterizza per i prori modi di vedere la realtà,le proprie tradizioni e ogni cultura è

testimonianza storica della creatività con cui hanno affrontato i rapporti con l’ambiente.

Per elaborare degli interventi formativi bisogna tenere presente 2 istanze pedagogiche: 1

la valorizzazione della diversità,che comporta attenzione scientifica all’individuazione

delle particolarità di ogni soggetto rispetto alle molteplici forme d’intelligenza; 2.

l’educazione alla diversità,che comporta una disponibilità all’incontro,alla

collaborazione con persone e gruppi diversi.

L’autonomia. Sin dalla nascita il bambino intraprende un cammino di emancipazione e

5. distacco dall’adulto,quindi vi è un passaggio dalla dipendenza assoluta a quella parziale

fino ad arrivare all’autonomia. L’autonomia nasce dall’equilibrio dialettico tra bisogno

di attaccamento e bisogno di allontanamento, bisogno di dipendenza e bisogno di libertà.

In pedagogia l’autonomia è un processo di adeguamento alle regole e di rivelazione di

poter contare solo sulle proprie forze, ma anche sulla disponibilità degli altri, tutto ciò

implica,comunque che ci devono essere dei luoghi,strategie che favoriscono l’autonomia

e ciò indica che anche i genitori e gli educatori devono sostenere. Queste condizioni

indispensabili,sono espresse da M.Montessori,attraverso il suo concetto “aiutatemi a fare

da solo!”.

Educazione intellettuale. Il bambino è libero di muoversi e muovendosi si perfeziona,

6. Montessori dice che quando si lascia il bambino libero,esso lo si affida alla propria

intelligenza. Claparede parla d’intelligenza come delle capacità di risolvere i problemi 12

nuovi. Piaget afferma che l’intelligenza è l’adattamento a situazioni nuove,ma entrambi

affermano che l’intelligenza è una facoltà dell’uomo in continua riformulazione e va

stimolata. Per quanto riguarda il funzionamento dell’intelligenza 2 tesi si confrontano:

gli studiosi generalisti sostengono che l’intelligenza è una e ingloba dentro di sè diversi

aspetti che la riguardano,inoltre per loro i test offrono una visione attendibile del

quoziente intellettivo personale; gli specifisti sostengono che l’uomo dispone di una

pluralità di intelligenze ognuna attrezzata per affrontare i diversi problemi,inoltre per

loro i test non sono attendibili. Gardner propone 7 forme d’intelligenza che portano a

conoscere cose differenti,una d queste è quella logico-matematica,che permette di

organizzare in modo continuo tutti i discorsi che vengono fatti. L’educazione deve aprire

varchi per stimolare l’interesse,l’educando segue la strada che meglio interessa ed è per

qst che l’intelligenza è autocostruttiva, è soggetta a continui mutamenti,si propone come

strumento di collegamento tra l’uomo e il suo ambiente,esprime attraverso il linguaggio i

suoi percorsi logici,ne fornisce le chiavi interpretative. Da questo emerge la necessità di

un ambiente formativo ricco,ma + intelligenze chiamano in causa + ambiti disciplinari.

Educazione estetica. Riguarda l’aspetto sensoriale,infatti il termine estetica richiama

7. esperienze di sensualità, attraverso cui ogni individuo interagisce con l’ambiente. Queste

capacità dell’estetica ha favorito il sorgere della poesia,musica,pittura ecc.. tutti prodotti

espressivi che confermano che l’estetica si estende a numerosi attività di comunicazione

e come qst abbia un ruolo centrale nella quotidianità. Molti autori hanno criticato il

voler separare l’estetica dalle attività umane,perchè l’acquisizione della dimensione

estetica della realtà permettono di cogliere dissonanze formali. È importante ricordare

anche la produzione artistica e in questo caso la scuola favorisce il passaggio a momenti

passivi di fruizione estetica a esperienze critiche, per qst deve superare la ricerca di un

assoluto estetico,non deve escludere le varie forme di produzione artistica e infine deve

favorire un raccordo con associazioni che si preoccupano della dimensione estetica e

della produzione.

Educazione fisica. “mens sana in corpore sana” è la condizione per vivere felici nel

8. mondo. La dimensione fisica dell’uomo per troppo tempo è stata intesa come strumento

di corteggiamento,ma nell’età moderna la pedagogia considera la fisicità dell’infanzia

come strumento di conoscenza che trova sostegno nella diffusione di modelli culturali

innovati, che mostrano come nel bambino l’apprendimento si realizza attraverso il corpo

e la sua sensorialità. Dunque il bambino acquisisce le capacità senso-percettive,impara

ad adeguare a esso i propri modelli motori,acquisendo conoscenza delle regole della

comunicazione. Montessori sostiene che la mano è la parte del corpo che consente

all’intelligenza di entrare in rapporto con l’ambiente.

Educazione affettiva. La dimensione affettiva richiama la tensione a fare ed a influire

9. su qualcuno, infatti l’esigenza di legame è un’esigenza esistenziale. Se il bambino si

sente curato egli proverà piacere e dunque mostrerà interesse per il mondo circostante,

viceversa avrà un atteggiamento di ostilità. La psicanalisi ha evidenziato la complessità

dell’esperienza effettiva nell’età infantile e quest’ultima la indica come un’età 13

dell’innocenza mentre al contrario viene peoposta come un’età piena d’ansie, infatti il

bambino vive nella paura dell’abbandono. Il bambino progressivamente riconosce le

zone del corpo che meglio si legano alle sue richieste di piacere e in questi anni egli

incomincia a formare la sua identità di genere. Man mano che cresce il bambino diventa

più attento ai sentimenti degli altri e diventa disponibile a condividere emozioni diverse

dalle proprie. Il bisogno del piccolo di essere protetto, deve essere soddisfatto poichè tali

richieste successivamente avranno bisogno di contesti di vita in grado di offrire uno

scambio in ambiti più allargati, importante è il ruolo della scuola. Fondamentale è tenere

presente i sentimenti di gelosia, ostilità, crudeltà nei confronti di adulti e di compagni,

poichè la scuola deve trovare le cause ed inserirle in una progettazione educativa attenta

alle frustazioni. Inoltre una dimensione emotiva affettiva equilibrata può permettere di

vivere serenamente le due età più problematiche dell’esistenza, ossia l’adolescenza, in

cui l’amicizia svolge un ruolo determinante per controllare l’angoscia e la vecchiaia

caratterizzata dalla solitudine.

Educazione etico –sociale. Una società che permette a tutti i suoi membri di partecipare

10. in egual modo alla formazione del paese è una società fondata sulla democrazia. L’etica

è dunque l’insieme dei costumi di una comunità mentre la socialità si riferisce

all’associarsi in vista di un obiettivo specifico, ma in alcuni casi si è rilevato un distorto

processo di normativizzazione e questo è avvenuto quando le norme di un singolo si

sono imposte agli altri individui. Siccome la questione sociale, scientifica e morale sono

intrecciate le trasformazioni che si hanno con il passare del tempo creano squilibri, ma la

ricerca di un equilibrio va ricercata fin dalla prima fase di evoluzione, già con il primo

rapporto con la madre il bambino prende conoscenza di quanto lo scambio comunicativo

sia importante. Una formazione etico-sociale implica la necessità di un confronto tra io e

l’altro. La capacità di elaborare norme comportamentali è una questione di

apprendimento, che permette all’infanzia di conoscere tali principi, infatti la scuola è

sede primaria di apprendimento, in questo modo il bambino si confronta con gli altri

formando di conseguenza la sua identità e prende coscienza che il mondo è pluralità.

Le stagioni dell’educazione

Le età di confine, ossia infanzia e vecchiaia vengono prese in considerazione per la

marginalizzazione socio-culturale che sono costrette a subire a causa di una società orientata

al lavoro.

Le tre identità negative sono:

Bambino/adulto, ovvero infanzia negata. SI fa riferimento all’età medievale dove il

- bambino era compagno dell’adulto poichè veniva considerato adulto già a sette anni e

quindi capace di intendere e di volere. Dunque in quest’ottica si può concludere dicendo

che appena l’infanzia mostrava di non avere più bisogno di cure materne veniva

considerato come appartenente alla società degli adulti.

Bambino/figlio scolaro, ovvero l’infanzia istituzionalizzata. Si fa riferimento all’età

- moderna dove l’infanzia viene rivalutata e non si guarda solo l’immagine che si ha del

bambino ma anche i contenuti delle esperienze. Questa nuova identità d’infanzia la

14

troviamo con la rivoluzione industriale dove il bambino all’interno della famiglia

diventa un personaggio essenziale nel processo di trasformazione del nucleo, che sta

assumendo una coscienza pedagogica in quanto i genitori vogliono dare a tutti i figli una

preparazione alla vita, ed è per questo che l’educazione affettiva viene integrata con la

funzione di socializzazione della scuola.

Bambino immagine,ovvero l’infanzia mercificata. Nell’età contemporanea si ha la

- concezione del bambino-immagine poichè c’è la scomparsa esistenziale dell’infanzia

dovuta dalla diffusione dei mass-media, della televisione, che porta a percepire

l’infanzia come spettacolo, un’infanzia artificiale.

L’identità sè:un ‘infanzia con le chiavi della città.

I diritti primari dei bambini sono, diritto alla socilizzazione, diritto al movimento, diritto

all’autonomia possono essere recepiti in una famiglia o in una scuola, poichè quest’ultimi

devono progettare una nuova immagine di bambino, che abbia una propria personalità con

la voglia di conoscere e di creare. Il gioco nell’infanzia porta un contributo prezioso alla

qualità della vita evitando dunque l’isolamento e la solitudine. Per cui il gioco si propone

come elemento educativo capace di espugnare tre finalità formative:

1. Valorizzare i bisogni primari del bambino

2. Valorizzare il potenziale cognitivo dell’infanzia

3. Valorizzare i linguaggi infantili

I giovani

Il profilo esistenziale del mondo giovanile è visto:

1. come epoche della vita in attesa del passaggio all’età adulta;

2. come età di rinuncia;

3. come esigenze di dissacrazione di un adulto titolare delle norme imposte;

4. la realtà giovanile come spazio socio-esistenziale di marginalità.

L’adolescente si trova di fronte all’emarginazione e questo xkè si sta accentuando la

divaricazione tra chi controlla la vita sociale e chi intende accedervi, inoltre va considerato

che il giovane è di fronte a una società priva di futuro.

Per poter soddisfare le esigenze dei giovani è importante che lo stato assumi compiti di

direzione-programmazione-gestione di una rete di opportunità per i giovani e un equilibrio

territoriale delle risorse,per creare degli spazi.

Quindi è importante avere una politica di programmazione e investimento culturale che non

si limita solo a finanziare, ma anche porre un sistema di offerte come spunto per espandere

molte opportunità socio-culturale.

L’età adulta si presenta in bilico,poichè da un lato guarda al passato e dall’altro guarda al

futuro,per molti aspetti è un’età che non c’è + e spesso la si considera come un’età che

coincide con la maturazione dell’identità..

Questo cambiamento quindi,dato dall’età adulta, è percepito in modo + consapevole,grazie

al cambiamento + accelerato,ma in ambito demografico qst si traduce in allungamento della

vita adulta e ridimensioni verticale delle acquisizioni professionali in campo lavorativo (nn

è + il lavoratore cn + esperienze a formare il giovane, ma è il contrario). 15

La scoperta della dimensione adulta emerge dopo la II guerra mondiale,quando dopo una

serie di ricerche sull’analfabetismo emerge che è un fenomeno molto diffuso tra gli adulti e

quindi si avviano dei progetti volti alla formazione degli adulti che offrono saperi +

complessi, e accanto ad essi viene inserita anche l’educazione permanente,vale a dire la

formazione sia iniziale che professionale.

L’età anziana, invece,viene percepita in modo diverso a seconda delle zone in cui

vivono,ma cmq in entrambi i casi dimostrano di possedere elementi comuni: la necessità di

ricevere cure e soggetti a comportamenti di rifiuto ed è proprio x qst condizione di disagio,

che difficilmente riescono a riconoscere la propria immagine.

Le agenzie educative

LA SCUOLA Ogni agenzia educativa deve esplicitare un proprio campo formativo

primario.

Tra i luoghi dell’educazione rientra la scuola,ma ad ostacolare la sua funzione c’è sia il

neoliberismo che il neointegralismo.

Il primo vuole postulare una libertà e parità culturale,partendo dal presupposto che ci sono +

società e – stato e quindi la scelta di adottare politiche scolastiche liberistiche porta ad

ostacolare l’intervento dello stato.

Il secondo vuole un sistema scolastico diviso in tante scuole autonome quanti sono i gruppi

sociali e le ideoligie presenti in un territorio,ciò porterà quindi allo smantellamento della

scuola pubblica e alla diffusione di scuole private.

Nella nostra società spesso ci si dimentica della cultura e pertanto solo una politica dei

consumi culturali potrà apire nuovi spazi culturali alternativi ai terreni di consumo di massa.

La scuola è chiamata a rinnovare e specializzare i propri percorsi di socializzazione e

apprendimento e qst è possibile sl se ci si basa su una cultura antidogmatica,antiautoritaria e

antropologica.

Affinchè la scuola segui un orientamento democratico è importante che rispetti alcune

regole infatti vanno dettate regole:

1. di politica della programmazione e sviluppo del sistema scolastico;

2. di politica dell’interconnessione-integrazione tra sistema formale(scuola),non

formale(famiglie enti locali),informale(offerte formative);

3. in merito alle tipologie strutturali dell’edilizia scolastica,delle divaricazioni NORD-

SUD;

sui compiti e ruoli del ministero dell’istruzione,dando risposta al nodo delle autonomie

4. sociali;

5. che legittimino la centralità della scuola pubblica,sancita dalla costituzione;

6. che mettano in relazione la scuola con il mondo del lavoro;

di fondazione pedagogica che prescrivono coefficienti di formazione ed educazione

7.

LA FAMIGLIA Molti considerano la famiglia come l’istituzione educativa di maggiore

rilevanza, bisogna educare i figli non solo come cittadini, ma anche come membri della

comunità,infatti l’educazione familiare ha un carattere globale. 16

Di fronte all’informazione diagnostica, i genitori di un figlio affetto da disturbi o

ritardi,creano in casa un clima di ansia, ma altro aspetto negativo è il pensare a ciò che

accadrà al bambino che porta quindi il genitore ad agire per conoscere e non conoscere per

agire,qst ricorda l’idea di Montessori,la quale afferma che l’aiuto educativo dell’adulto è

quello du agire sostenendo le esigenze dell’infanzia e quindi lasciandolo fare da solo.

Dunque il legame tra genitori e figli è difficile,il bambino deve crescere sereno,perchè la

maturazione della sua personalità percorre una strada tortuosa.

La presenza della collettività sociale all’interno della scuola accelera i processi di

socializzazione e democratizzazione,ed è x qst motivo ke l’insegnamento deve essere

sempre revisionato.

Gli obiettivi della partecipazione sociale sono, dunque,pedagogici volti ad attivare un clima

educativo in continuità tra scuola e famiglia e tale obiettivo si raggiunge con incontri

periodici che permettono di mettere in luce le problematiche del bambino,mentre gli

obiettivi socio-culturali sono divisi,di conseguenza la scuola può far sì che le culture di un

territorio si integrino e qst si realizza solo se l’adulto partecipa alla vita scolastica.

GLI ENTI LOCALI per disegnare una linea di governo e gestione del sistema formativo

da parte dell’ente locale occorre analizzare gli avvenimenti passati che vengono proposti in

3 stagioni:

stagione è quella della costituzione del 2giungo del 1946 fino agli anni 70,quando il

1. comportamento dell’ente fu quello di sostituire il sistema formativo.

stagione l’ente ha un posto centrale nel sistema formativo ,ma nn ha politiche capaci

2. orientare il suo operato,qst inoltre è una fase dove vede l’ente locale impegnato in

momenti di gestione (ricordiamo la nascita dei nidi) e sperimentazione. La legge 517

prevede per la scuola elementare l’integrazione dei diversamente abili e la nascita di

nuovi programmi,mentre per quanto riguarda la sperimentazione l’ente locale,al di

fuori della scuola, ha proposto molte iniziative ben gestite. Sempre in qst periodo

ricordiamo la legge 328 2 616 che offrono agli enti di assumere la gestione del

sistema formativo.

3. stagione, anni80, c’è una alta progettualità che intende il sistema formativo +

organico,ma cmq esistono ancora divaricazioni tra nord e sud.

L’ente locale deve quindi tenere presente un sistema formativo capace di espugnare

l’integrazione culturale, poichè il sistema formativo sta diventando policentrico,i luoghi

dell’educazione si stanno frantumando per cui il sistema si presenta disintegrato e qst porta

delle conseguenze,quali la discriminazione sociale e l’improduttività culturale.

L’ente ha il dovere di contribuire al passaggio da un sistema formativo allargato ad uno

unitario,dove esso sa in grado di governare le risorse e i terreni e i servizi

internazionalmente formative,dovrà inoltre occuparsi delle politiche al diritto allo studio e

alle diversità.

Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia,si dovrà evitare la burocratizzazione del nido che

va reso + flessibile,in grado pertanto di sviluppare le potenzialità del bimbo 0-3,mentre per

la scuola materna c’è l’esigenza di vivere un sistema pubblico nazionale che integri le 17

scuole dello stato e l’ente. Nella scuola elementare occorre che l’ente si allarghi nella rete

delle opportunità didattiche del territorio,l’allievo,cioè, dovrà usufruire di attività

pomeridiane extrascolastiche.

L’ASSOCIAZIONISMO si propone come una risorsa pedagogica per lo sviluppo,per cui

la legislazione regionale dovranno affermare il principio di sussidarietà a favore dei

movimenti associazionistici: una regione deve finanziare l’associazionismo quando svolge

funzioni pedagogiche.

Infatti una politica culturale per i giovani orientata alla formulazioni di programmi vuole

che venga ridisegnata una rete istituzionale degli enti locali su un sistema formativo

integrato.

Assicurare all’associazionismo le risorse economiche per rafforzare il 3° settore significa

permettergli di creare un progetto nazionale d centri d’aggregazione per adolescenti,vi

saranno ,inoltre,offerte strutturate e di progetto che mirano ad ampliare e integrare la

formazione.

La socializzazione all’interno del’associazionismo si realizza nella partecipazione alla

gestione dei servizi,mentre la produzione culturale sempre nell’ambito dell’associazionismo

è contrassegnata da una fantasia,intesa come esigenza di superamento del banale,delle

forme di monologo,come esigenza di vivere un’intensa tensione emotiva ecc..

L’intercultura

La presenza nelle nostre città di bambini e ragazzi immigrati,rende necessaria una

formazione interculturale in grado si promuover una buona convivenza tra soggetti aventi

culture e origini diverse.

Da un punto di vista pedagogico l’incontro con l’altro si struttura come un reciproco

scambio di valori e di pensieri che determina l’integrazione, e in qst prospettiva ci si rende

conto come i propri punti di vista siano relativi e di come è importante comprendere

l’uguaglianza e la diversità con le quali si può superare il pregiudizio etnocentrico.

Per comprendere come una pedagogia si muove per promuovere l’intercultura è importante

riprendere alcune parole,quali l’uguaglianza,che accomuna tutti gli esseri della terra, e la

differenza del colore della pelle,della cultura,delle lingue ecc.. ma tali parole devono essere

colte in modo diverso ovvero,differenza diventa semplice assimilazione del

diverso,uguaglianza diventa indifferenza diffusa.

L’occidente ha sempre gestito il controllo sulle culture,ma inoltre ha anche precise

responsabilità nei processi di desertificazione e deforestazione dei territori extraeuropei.

L’identità culturale si costruisce sul riconoscimento del soggetto complesso e diverso,per

cui è necessario confrontarsi con l’altro,ma quando l’identità è debole e fragile è difficile

accettare il confronto,e quindi si crea la discriminazione.

Per cui l’intolleranza e la discriminazione di altre etnie scaturiscono da forme di sistemi e di

pensieri rigidi e dogmatici.

Quindi l’interculturalità,significa disponibilità ad allargare le proprie

conoscenze,approcciando a culture diverse,ma soprattutto facendo una critica sia alla

propria cultura che quella altrui. 18

Il modello scolastico tradizionale offre saperi proponendoli attraverso programmi formativi

che si concentrano soprattutto sul territorio italiano senza dar spazio ad altri popoli,senza un

insegnamento storico-geografico che rispecchi le caratteristiche dell’interculturalità a quei

luoghi smarriti e marginali.

La religione cattolica diventa l’unico insegnamento di religione ufficialmente impartito

nella scuola italiana,per cui risulta + difficile integrare l’insegnamento di altre religioni.

La fede si propone come luogo d incontro e confronto tra cultura e modi di legarsi alle

culture,lo studio comparato d religioni diverse comporterebbe una opposizione alle forme di

fondamentalismo religioso che alla base dei conflitti nazionali.

L’insegnamento della lingua italiana ha allontanato le lingue delle minoranze e ha

generalizzato la sua offerta formativa su 2° 3 lingue extranazionali.

Le discipline scientifiche,invece hanno assunto un carattere + flessibile.

L’insegnamento della musica si muove all’interno della teoria melodica tradizionale,il

ritmo,le qualità del suono,che confermano una visione parziale della musica,ma un discorso

simile viene affrontato nelle arti figurative,ma il problema sta di conoscere nuovi modi di

vedere le cose,soprattutto la capacità di intendere nuovi modi di cogliere e formalizzare lo

spazio. 19

Esame PEDAGOGIA GENERALE prof. Frauenfelder

Riassunto Libro Frabboni - Pinto Minerva: Introduzione alla pedagogia generale

Parte I. L’identità della pedagogia

CAPITOLO 1 Pedagogia fra scienza e utopia

La pedagogia è una disciplina che per un lungo periodo è stata subordinata alla filosofia

sviluppando approcci di tipo teoretico ed etico, ctitico-dialettico e filosofico-ermeneutico.

Solo nella seconda metà del novecento si può assistere all’avvio di un difficile percorso

scientifica con il progressivo distacco dalla filosofia.

Le padagogia è una disciplina che si muove in uno spazio di interdisciplinarietà, essa avendo

come oggetto di studio la relazione tra istruzione – educazione - formazione, necessita dei

risultati e delle tesi ottenute in altri ambiti disciplinari, quali quello psicologico, sociologico,

filosofico, scientifico, sociale ecc..

La formazione in campo pedagogico assume una duplice dimensione, la prima relativa al “dar-

forma” ossia ai processi attraverso i quali le istruzioni formative si occupano di conservare e

trasmettere alle giovani generazioni la conoscenza e la cultura di un gruppo sociale, e una

seconda dimensione relativa al “formar-si”, ossia ai processi auto-costruttivi attraverso i quali

il singolo soggetto elabora e trasfigura tale cultura con l’apporto della propria individualità.

La pedagogia come sapere generale e riflessico si muove in direzione della ricerca teorica,

focalizzando l’attenzione in modo particolare sull’analisi dei fini e dei mezzi dell’istruzione

-educazione - formazione, in direzione della prassi pedagogica attraverso la progettazione,

realizzazione e verifica dei processi formativi mettendo in risalto la complessità delle stagioni

dell’educazione (dall’infanzia alla vecchiaia) e della pluralità dei luoghi dell’educazione (che

vanno dalla scuola alla famiglia, alle strutture sociali e culturali del territorio).

La pedagogia nel tentativo di definire il suo ruolo in un ampio ambito sociale, comincia

allargando il proprio interesse teoretico verso correnti di pensiero , quali il neopositivismo,

che andava sviluppandosi in Europa, il pragmatismo negli Stati Uniti, la fenomenologia, il

personalismo francese legato a Mounier e Maritain e la filosofia marxista.

La prima corrente che sembrò poter interpretare meglio le esigenze del rinnovamento

scientifico della pedagogia fu quella dell’empirismo. Così la pedagogia scende in campo con

l’osservazione, la sperimentazione e la verifica empirica collegando la ricerca alla concretezza

dell’esperienza e della pluralità dei dati.

Per quanto concerne i problemi educativi, la pedagogia adottò il punto di vista scientifico del

pragmatismo di Dewey, tale modello partiva dalla problematicità dell’esperienza, valorizzando

la dimensione logica del pensiero attraverso fasi costruttive dell’intelligenza.

Secondo la visione dewyana il metodo dell’intelligenza consente all’individuo di affrontare con

successo le situazioni problematiche che si presentano nell’ambito dell’esperienza. Nel

proseguire la complessa opera di riscrittura scientifica, la pedagogia si sposta dal pragmatismo

di Dewey al neopositivismo soprattutto in Italia. L’adozione dell’empiricità da parte della

1

pedagogia, trova in Italia e nello specifico in La Porta, la sua sintesi più esaustiva. Una

riflessione lunga e costante che iniziò negli anni ’70, formalizzatasi negli anni ’80 e

approfondita negli anni ’90 con la pubblicazione dell’opera “L’assoluto pedagogico” di La Porta.

Il modello empirista e neopositivista che la pedagogia assunse tra gli anni ’60 e ’70 per

avviarsi alla sua autonomia scientifica, fu aperto a critiche mosse soprattutto da Popper, Khun

e Feyerabend.

Popper sosteneva che ogni verità scientifica era parziale, in quanto essa è sempre in attesa

che una nuova verità venga a correggerla e a falsificarla. Quindi per Popper il metodo della

falsificazione sostituiva il metodo induttivo che fra l’altro riteneva insufficiente. Pertanto,

concludeva affermando che una proposizione è scientifica solo quando può essere confutata e

quindi dimostrata falsa, dall’esperienza. Nella prospettiva di Popper, la teoria precede sempre

l’osservazione orientando e condizionando l’intero lavoro razionale di costruzione di conoscenze

e verità.

Kuhn, approfondisce il rapporto tra continuità e discontinuità nel processo scientifico.

L’andamento reale del processo scientifico non è lineare e cumulativo. Esso non segue una

direzione precisa ma si muove in modo irregolare, alternando lunghi periodi di stasi a

improvvise crisi e trasformazioni. Nei periodi di scienza normale gli scienziati lavorano

all’interno delle coordinate concettuali e metodologiche di un determinato paradigma. Nella

lotta dei paradigmi, pertanto, il passaggio dall’uno all’atro implica sempre aspetti regressivi e

aspetti progressivi.

Lo stesso Feyerabend, in linea con Kuhn sottolineava l’incommensurabilità delle teorie

scientifiche.

In tal senso l’attenzione si sposta su fattori di natura non razionale, legati all’intuizione,

allamotivazione, all’immaginazione e alla narrazione, in campo scientifico. Questo perché, nella

nascita di una teoria operano prima di tutto le intuizioni, le suggestioni e tecniche escluse dalla

pratica ufficiale e tradizionale della scienza. Ciò che emerge dal dibattito filosofico - pedagogico

degli anni ’70, è che si va delineando l’urgenza di dare spazio a un’idea di ragione che sappia

costruirsi a partire dalla crisi.

Nella pedagogia trova spazio il concetto di utopia, che dal greco significa <<nessun luogo>>.

E’ proprio l’utopia che apre l’accesso alla pedagogia agli orizzonti dei cambiamenti

consentendole di muoversi agevolmente per raggiungere i territori della concretezza.

Fondamentalmente la pedagogia verte in due direzioni una improntata su una visione

religiosa riferendoci in particolare al personalismo pedagogico fondato da Mounier in Francia

intorno agli anni ’30, e una pedagogia di impronta laica.

La pedagogia religiosa o personalismo cerca di sottrarsi a una duplice difficoltà: il rischio di

confondere la persona con l’individuo o, al contrario, la tentazione di ricomprenderla

interamente nella ragione astratta e nei valori impersonali. Per i filosofi di ispirazione

personalista, ogni persona incarna una libertà impegnata nel mondo e tra gli altri uomini, e

valori eterni all’interno di situazioni temporali. 2

Sul piano politico, il personalismo si oppone sia all’individualismo borghese sia ai totalitarismi

che alienano l’individuo. La pedagogia laica focalizza la sua attenzione su dimensioni più

concrete dell’esperienza radicate nella storicità della vita sociale e culturale.

All’interno della pedagogia sorge un paradigma che richiede un’attenta analisi che è il

problematicismo pedagogico. Il problematicismo allude a un modello interpretativo e

operativo dei processi educativi rivolto alle teoie e prassi educative. Questo paradigma riflette

sulla realtà educativa utilizzando più approcci:

Trascendentale: che ha lo scopo di recuperare e valorizzare ciascuna delle polarità

caratterizzanti le contraddizioni dell’esperienza educativa (io-mondo, natura-cultura,

individualità-socialità);

Dialettico: ha il compito di assicurare la natura dinamica e trasformativa dell’esperienza

educativa, opponendosi agli assunti normativi della pedagogia teista e alle intesi assolute della

pedagogia laica;

Fenomenologico: consente alla pedagogia di riconoscere la molteplicità delle dimensioni

dell’esperienza educativa: storica, culturale, psicologica, sociale, affettiva, cognitiva.

In altre parole il problematicismo delinea un modello di razionalità critica muovendosi su un

doppio binario:

1. binario metodologico, che conduce verso orizzonti di superamento delle prospettive unilterali

della pedagogia del secolo scorso, tendenti ovviamente su questa polarizzazione si sono

aggregati modelli soggettivisti da una parte che vede le correnti dell’esistenzialismo, i

neospiritualisti e i fenomenologici, dall’altra i modelli oggettivisti vede le correnti dei

pragmatisti, marxisti e strutturalisti.

2. il binario epistemologico conclude l’idea trascendentale e l’idea del possibile.

a) L’idea tracendentale, intesa come ipotesi limite, si fa carico dell’antinomia educativa: io-

mondo, individuo-società, ecc..fare pedagogia in questa prospettiva significa storicizzare, cioè

assicurare il massimo respiro formativo a ciascun polo antinomico; in altre parole l’idea

trascendentale coglie l’universalità dell’esperienza, soprattutto nella prassi educativa

eliminando l’unilateralità e la parzialità;

b) L’idea del possibile dà luce e prospettiva al modello educativo, e si basa su coordinate

aderenti alla realtà; aderenza alla realtà vuol dire legare passato-presente-futuro in modo da

considerare le situazioni in maniera critica traendo le giuste indicazioni relative anche ai

problemi emersi in passato, alla situazione attuale per evitare possibili errori in futuro.

In questa prospettiva si colloca il concetto di ragione, intesa come strumento di analisi storico-

sociale. Essa deve trovarsi nelle condizioni di non comprendere soltanto il mondo, ma di

trasformarlo, cosicché in essa individualità e socialità possano armonicamente svilupparsi.

Il problematicismo, con la sua elaborazione teoretica, è in stretta relazione con la pedagogia in

situazione, il modello ideale del problematicismo con la sua teoria del trascendentale e del

possibile è compatibile con il modello contingente della prassi in termini di scelta e di impegno,

è da sottolineare che questo rapporto è interdipendente, cioè nessuno dei due dipende

dall’altro né sono subordinate. 3

La pedagogia della scelta: il problematicismo postula l’equazione biunivoca teoria-prassi, cioè

piano dell’idealità e della contingenza, ed è in questo piano dell’antinomia pedagogica che il

problematicismo chiama a scegliere tra direzioni ambivalenti.

La pedagogia dell’impegno: la progettazione e l’attuazione di un modello pedagogico

problematicista non vanno condotte ne al tavolino ne in laboratorio, ciò indicherebbe un reale

distacco dall’esperienza educativa, la pedagogia dunque è costantemente impeganta non solo

con la formulazione della teoretica nella capacità di agire per realizzare l’esigenza intesa come

integrazione di tutti gli aspetti in cui si esprime l’infinita ricchezza della vita e dell’esperienza.

Di qui lo spessore etico-sociale del problematicismo: il suo costante richiamo alla disponibilità,

alla cooperazione, alla solidarietà, all’impegno collettivo.

Per concludere possiamo dire che se è vero che l’impegno etico-sociale invita il

problematicismo a essere costantemente aderente alla realtà, a saper tener conto della sua

complessa trama di variabili, è altresì vero che tale impegno si presenta aperto al processo di

integrazione superamento delle resistenze poste dal contesto sociale, dalla realtà contingente. 4

Parte I CAPITOLO 2 L’assetto epistemologico della pedagogia

Finora abbiamo detto che la pedagogia si è mossa per cercare di ottenere una propria

autonomia non solo come disciplina ma anche come scienza, e lo ha fatto mettendo in atto due

dimensioni quella teorica e quella prassica.

Teoria e prassi in ambito pedagogico sono gli alfabeti attraverso cui leggere e interpretare la

complessità delle idee e dei fatti educativi.

Questi alfabeti si caratterizzano come sistemi autonomi e complementari.

L’alfabeto teorico della pedagogia poggia su categorie formali quali: l’oggetto, il linguaggio,

la logica ermeneutica, il dispositivo investigativo, il principio euristicoe il paradigma di

legittimazione, tutte categorie che fanno della pedagogia una scienza della formazione.

1. l’oggetto della pedagogia: il campo della riflessione pedagogica riguarda la formazione

dell’individuo (uomo-donna-bambino-adulto) nella loro contestualizzazione storica, culturale e

sociale, una formazione che si struttura in direzione di crescita intellettuale, di autonomia

cognitiva e affettiva e di emancipazione;

2. il linguaggio della pedagogia: la pedagogia usa un linguaggio plurale, nel senso che ricorre

spesso al linguaggio della filosofia, delle scienze applicate,della storia, della quotidianità.

L’originalità della pedagogia consiste nel fatto che essa è in grado di organizzare questo vasto

repertorio di codici rendendoli funzionali e applicativi alle diverse necessità di formalizzazione

sia dei soggetti che dei loro contesti educativi e di intervento;

3. la logica ermeneutica: la pedagogia utilizza questa logica come criterio descrittivo e

interpretativo, formalizzando una triplice dialettica che vede implicate teoria-prassi-teoria.

Questa triplice esigenza di fondazione teorica (sotto forma di ipotesi), di traduzione (e quindi

verifica), di riformulazione teorica fa della pedagogia una scienza attenta alle istanze delle

varie discipline, attenta cioè alla pluralità dei punti di vista e dei diversi modi di codificazione

del reale;

4. il dispositivo investigativo: la complessità dell’oggetto della pedagogia richiede una pluralità

metodologica che va dalla ricerca teorica alla ricerca comparata, dalla ricerca storica alla

ricerca sperimentale e clinica;

5. il principio euristico (della ricerca o relativo alla ricerca): tale principio si pone al centro della

pedagogia rendendola scienza in continuo cammino verso una destinazione mai definitiva, ecco

perché la pedagogia si dice che è in continua discussione;

6. il paradigma della legittimazione: la pedagogia per la sua riconosciuta poliedricità e per la

sua continua ricerca si legittima come sapere complesso e plurale, antinomico e dialettico,

generativo e trasformativo.

L’alfabeto empirico pone al centro delle parole chiavi nella prassi pedagogica, quali:

sviluppo, gioco, diversità, autonomia, creatività, formazione intellettuale, formazione estetica,

formazione del corpo e del movimento, formazione affettiva e relazionale e formazione etica e

sociale. 5

Per approfondire l’analisi dell’alfabeto teorico in pedagogia ci avvaliamo della metafora

del gioco degli scacchi.

Le pedine, nella nostra metafora, rappresentano gli oggetti, ossia i processi formativi relativi

ai differenti soggetti della formazione (differenti per genere uomo-donna, lingua, cultura, etnia,

forme di intelligenza, stili di apprendimento), alla molteplicità dei tempi della formazione (dal

momento che la vita è un continuo processo di apprendimento e formazione, tanto che si dice

che per vivere occorre <<imparare a vivere>>, l’apprendimento e la formazione si

propongono come processi di modificazione del comportamento, di ristrutturazione delle

proprie mappe cognitive, e questo processo di cambiamento attraversa tutte le fasi della vita

dall’infanzia alla giovinezza, dall’età adulta alla vecchiaia.

In tale prospettiva la formazione offre continue opportunità e svariate occasioni a tutte le fasi

d’età.), alla pluralità dei luoghi (famiglia: che è il luogo della socializzazione primaria, dei primi

apprendimenti, dell’avio e del sostegno per la costruzione della propria identità; la scuola: che

è l’ambiente specifico per avviare quel processo di insegnamento-apprendimento, è il luogo

anche dove è possibile trasformare il pensiero empirico a pensiero riflessivo, dalla conoscenza

spontanea a conoscenza scientifica, dal sapere contestuale al sapere testuale; le istituzioni

extrascolastiche: tipo ludoteche, teatri, palestre biblioteche, campi gioco, associazioni ludo-

ricreative, tutte quante ognuno nel proprio ambito rappresentano un’istituzione formativa per il

singolo e per l’intera collettività;) e infine il sistema dei media culturali (cinema, televisione,

radio, telefono, computer, questi mezzi contraddistinguono la nuova società da quelle

precedenti, essi inoltre riescono a veicolare non solo l’informazione ma anche la conoscenza

mettendo in relazione spesso oggetti situazioni e saperi lontani riuscendo ad accorciare la

distanza fisica che intercorre per es. tra la situazione politica in America e quella in Italia, cioè

grazie a questi mezzi è possibile sapere in tempo reale ciò che succede dall’altra parte del

mondo, come quando e perché, e così via).

Gli alfieri, rappresentano invece, la pluralità dei linguaggi con cui la pedagogia legge e

interpreta la complessità dei fatti educativi. La molteplicità dei linguaggi in pedagogia si spiega

perché la riflessione pedagogica si basa ora sul piano teorico ora sul piano pratico.

I diversi linguaggi sono:

linguaggio analitico-descrittivo: si tratta di un linguaggio di tipo esplicativo, volto a

fornire chiarificazioni sulla specificità del soggetto della formazione, sulla sua struttura

biologica, sugli stadi del suo sviluppo mentale, sui condizionamenti di natura sociale e culturale

che influenzano e determinano la sua identità. Il linguaggio analitico-descrittivo permette di

mettere a punto un sistema di documentazione sui fattori di rischio e sulle opportunità presenti

nei contesti di vita dove si realizzano i processi di formazione.

Il linguaggio narrativo: è un linguaggio interpretativo, attento alla ricostruzione dei

processi di apprendimento dei soggetti in formazione. 6

Il linguaggio retorico-persuasivo: è un linguaggio relativo ai fini e ai valori. È oltretutto

argomentativo che mira a negoziare le diverse teorizzazioni per raccogliere consensi.

Linguaggio della quotidianità e del senso comune: si tratta di un linguaggio che vede

la compresenza di elementi scientifici o filosofici con elementi frasi e concetti del senso

comune.

Linguaggio dell’analogia e della metafora: è un linguaggio che si caratterizza per

l’utilizzo di frasi o concetti simili o ambigui che intendono specifici significati.

Le torri, rappresentano la logica ermeneutica. Esse sono l‘espressione del punto di vista della

pedagogia, il “luogo di avvistamento” dal quale guardare il mondo con un “cristallino”

pedagogico. La procedura logica della pedagogia è costruita sul triangolo teoria-prassi-teoria.

La teoria, nella sua dimensione critico costituisce la condizione prima della pedagogia, la prassi

è controllo analitico e metodologico. Essa è però anche intervento trasformativo. La teoria,

dopo aver attraversato la prassi, torna su se stessa per elaborare modelli più maturi e

comprensivi, per riorientare il proprio percorso, per costruire nuove ipotesi a un livello di

ulteriore teoreticità. Non si tratta, tuttavia, di un processo lineare e cumulativo. Un processo

carico delle contraddizioni della storia sociale e culturale, così come dell’ esperienza educativa:

soggetto, quindi, a possibili deviazioni e continue ristrutturazioni.

I cavalli, nel gioco degli scacchi, si muovono a <<salti>> e, nella nostra metafora,

rappresentano il modello investigativo, cioè il metodo della <<ricerca>>:una ricerca che gode

della massima libertà esplorativa. La complessità dell’ambito di riflessione teorica e di

investigazione pratica, nonché la pluralità dei linguaggi e delle logiche descrittive e

interpretative comportano, per la pedagogia, una pluralità di settori di ricerca: storia, teorica,

sperimentale, clinica, comparata.

La ricerca storica si occupa delle trasformazioni e delle evoluzioni della ricerca pedagogica,

delle istituzioni della formazione, delle idee di educazione, istruzione, scuola elaborate nel

corso dei secoli;

La ricerca teorica analizza il discorso formale, cioè la strutturazione e l’assetto della

pedagogia;

La ricerca sperimentale si occupa dell’osservazione - verifica dei fatti educativi (la messa

appunto di prove oggettive di misurazione e valutazione degli apprendimenti, la

sperimentazione di metodologie d’insegnamento individualizzato e in gruppo;

La ricerca comparata pone a confronto modelli diversificati di organizzazione pedagogica,

ognuno con la propria specificità territoriale e nazionale, al fine di sollecitare revisioni;

La ricerca clinica, infine, allarga l’analisi ai vissuti emotivo-affettivi, ai processi di

socializzazione, alla modalità degli scambi interpersonali, che condizionano profondamente le

dinamiche dell’apprendimento, in altre parole questa ricerca si propone di tradurre in ambito

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Sara F

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Sirignano Fabrizio Manuel.

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