Bricolage educativi
Introduzione
Per poter incontrare davvero una famiglia, per poterla riconoscer per quello che è e per rispondere alle domande dette
e
non dette abbiamo bisogno di una buona teoria e di una buona pratica.
TEORIA: la relazione tra genitori e figli è universale. Nasce un bambino e immediatamente qualcuno deve decidere:
- se lasciarlo vivere,
-se lasciargli prendere la sua forma e come
attribuirgli:
- un genere
- un’identità
- un’apparteneza
il genitore è colui che:
- educa
-inizia
-propone
-mostra e introduce il piccolo alla vita di tutti: alla lingua, alle abitudini, alle pratiche che lo faranno membro
riconosciuto di quella tribù
Il genitore educa perché l’essere umano nasce in un branco
La primissima forma di vita con gli altri è la triade famigliare mamma-papà-figlio
La nostra attuale cultura della famiglia risente molto della presenza di esperti che osservano, valutano, sostengono la
coppia madre b/o.La triade esperto-madere-bamb in certi momenti è così preponderante da sostituirsi ad altre.
L’esigenza di pensare queste relazioni, di metterle sotto osservazione, di dare loro un senso x organizzarle, per renderle
più funzionale, è esplosa in anni recenti, qnd il disordine della fam ha reso evidente la nn scontatezza dei suoi modi di
presentarsi, di funzionare , di vivere.
Questo è in libro che fa della nn scontatezza delle relazioni famigliari e della genitorialità un p.d.p x ripensarle, x
interrogare i saxi che possono aiutarci a capire cosa accade nel processo morfogenetico della fam, del suo modelloe d e
di cura e della trasformazione dei suoi memri verso identità coordinate,cotruite e coerenti.Una trasformazione che
coinvolge anche i figli e costrige i gen a rivedere la loro idea di adultità ormai raggiunta e di sfidarli nel diventare
genitori.
Troppo spesso la tendenza a osservare, diagnosticare, categorizzare porta l’educatore.. a dimenticare che ogni
istantanea di un gr famigliare non è ditata di fissità “quata fam è così” BISOGNA ELIMINARE IL VERBO ESSERE
DA QUESTI DISCORSI. La def data dall’esterno blocca la fam nelle coordinate del contesto in cui noi la vediamo
senza prendere in consideraz la complessità del sistema Ogni stato della fam invece è provvisorio, in divenire. Ma il
testo ci mostra cm la prospettiva del divenire non è scontata ma può risentire di diversi approcci e pregiudizi. Ci serve
ragionare su queste preemesse anche interrogando altri saxi per fondare meglio una pratica educativa e consulenziale
CON la famiglia
Cm suggerimento oxativo vi è il bricolage:pasticciare, mettere le mani in pasti, giustapporre.Unire elem
apparentemente, inizialmente, slegati, provenienti da altre esperienze, x realizzare qualcosa di bello e di utile.Ciò che
aveva una forma ed un senso ieri, oggi viene rivisitato cn altri intenti, prende nuovi significati.
Questa metafora offre un prezioso appiglio x ripensare il processo di sostegno alla genitorialità, si tratta di proporre,
smussare, accogliere prima di tutto se stessi.Non bidogna tendere al perfezionismo, porre richieste troppo alte o
estranee x quella fam.
Infine c’è il filosofare:Non bisogna intendere la fam cm una disciplina accademica o cm un insieme di teorie elaborate,
la filosofia è anche uno stile di vita: pensoso,ingaggiato, interrogante…dubbioso.I filos antichi vivevano le loro teorie,
le sviluppavano man mano che nella vita si trovavano a dover risolvere probelmi concreti e risp a interrogativi
urgenti.Che cos’è la felicità? Cosa significa educare un figlio?Sn domande concrete ma di natura filosofica.
Possiamo costruire dispositivi trasformativi con i genitori, in quanto esperti, consulenti, educatori solo se questi
dispositivi ci sono noti, se a nostra volta li pratichiamo, se abbiamo una buona teoria del perché li usiamo.
Filosofare al nido, quasi un’introduzione
L’intento del libro è guardare alla e nelle transizioni alla genitorialità, intrecciando diversi sguardi e piani di
riflessione.
Bisogna riprendere a filosofare sull’attività professionale: rendere l’educatore capace di essere filosofo non solo nel
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rapporto cn se stesso ,ma anche con il proprio sapere, le proprie pratiche, le proprie superstizioni pedagogiche.Bisogna
analizzare le pratiche educative al fine di teorizzare su di esse e usare le suggestioni teoriche per indirizzare le prassi,
in quella circolarità specifica di una pedagogia critica e riflessiva.
Vi sono dei termini che sn centrali nel lavoro educativo:
-irriducibile complessità
-raccontare storie
-dipingere scenari
-toccare da vicino
-immaginario
-aspirazioni
-incertezze
- scelte dei singoli
Nella stesura i questo lavoro vi sn due percorsi:
1)attiene all’ambito della sistemica: una posizione, un modo x oss, un atteggiamento conoscitivo
2)ambito della pedagogia della famiglia e della formazione x genitori
L’educazione alla-della-x-cn la fam , lungo il continuum della riflessione peda e delle prassi in contesti formalizzati e
istituzionali muove oggi i primi passi.Insieme alla peda della fam iniziano a definirsi le prassi, gli itinerari e le
metodologie della transizione alla genitorialità.
La genitorialità non segue regole stabili e definite, non si può prevedere e nn è lineare, genitori si diventa.La
genitorialità diventa una sorta di bricolage una storia che nn è solo una fase del ciclo famigliare.la genitorialità a volte,
è intesa al singolare una traiettoria che conduce ad un traguardo che si raggiunge attraversi stadi, una concezione nn
ank suxata.Raccogliendo suggestioni che ci provengono da vari fronti è possibile intere la genitorialità cm un processo
improntato ad un poter divenire, plurale, creativi, unico.
L’epistemologia della complessità ci suggerisce un approccio al problema della conoscenza diverso da quello
tradizionale, che riguarda l’so di modelli diversi x connettere teorie, dati, probl e significati.Ciò ke più radicalmente
viene messo in discussione con il dibattito sulla complessità è l’idea che la scienza si costituisca secondo un percorso
asintotico( che tende ad approssimarsi il più possibile ad un altro snz mai coincidere cn esso) di avvicinamento a un
luogo di spiegazione e osservazione.Adottare questa prospettiva significa abbandonare l’oggettivismo della scienza
classica e assumere un p.d.v razionale.Significa vedere la fam cm sistema complesso, insieme
all’ambiente,caratterizzato da processi evolutivi di costruzione.
L’intervento alla genitorialità diventa educativo quando si caratterizza cm modello che sappia ispirare altri modelli, è
un agire ma separato dal conoscere che risponde alla ricerca di proprie possibilità e del proprio interlocutore, del creare
nuovi mondi attraverso il linguaggio.
chi lavora alla fam deve:
1)avere la consapevolezza della parzialità del proprio p.d.v
2) avere la responsabilità dell’oss che nn può conoscer in modo separato dall’agire
Formenti sottolinea la necessità di usare uno sguardo fenomenologico e processuale che riconosca alla fam un
carattere complesso, dinamico e i in continuo divenire che ci consente di indagare i processi di costruzione xsonale,
interxsonale, sociale e culturale che in un det luogo e T portano indiv e gruppi a considerare un certo insieme di xs cm
una dam.
L’ed ke lav cn la fam diventa un ricercatore sistemico, che tenta di riconoscere e usare i propri pregiudizi, di
spsperndere il giudizio, capace di decentrarsi, x comprendere il mondo di quella fam, così cm i suoi componenti.
Cap 1. TRANSITUM.iL TRANSITO DELLA FAM NELLE POLITICHE SOCIALI
La promozione di una nuova cultura nelle politiche per la famiglia
Nell’ultimo decennio assistiamo ad una intensificazione di provvedimenti legislativi e di ricerche sulla famiglia.Con
essa inizia ad assumere una specificità l’area di indagine e intervento relativa alla genitorialità.
In Italia manca una specifica politica x la famiglia e i provvedimenti che la riguardano devono essere rintracciati tra la
legislazione sociale e fiscale.L’assenza di interventi mirati contribuisce a perpetuare un modello di famiglia basato sul
maschio che produce reddito, la donna che si occupa del lavoro domestico…
Dalla metà degli aa 90 del sec scorso si ha uno spostamento, in materia di politiche sociali, verso una visione di
famiglia nella sua normalità e , correlato a questa,il tentativo di affermazione di una logica preventiva e di sostegno
che sostituisce la dimensione assistenziale e ripartiva.
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<legge 285/1997 =disposizioni di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza.La legge non è specificatamente
rivolta alla famiglia, la coinvolge in modo indiretto occupandosi di infanzia e adolescenza.L’ente pubblico qui si
impegna nella promozione di opportunità. E non solo nella riparazione di disfunzionalità.
<mancanza di tale legge:aver favorito tale progettualità solo alle aree territoriali che già potevano contare su un
retroterra culturale, una sensibilità dell’ente pubblico e la presenza consolidata di servizi socio-educativi.
<assenza di definizione di elementi regolativi del sistema di opportunità che la legge intende avviare.<manca
l’indicazione di standard, requisiti minimi, criteri e parametri a cui attenersi.
< legge 328/2000 legge quadro x la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali che ha x oggetto il
riordino del sistema di servizi sociali.
La repubblica:
- assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali,
-promuove interventi x garantire:
° la qualità della vita,
° pari opportunità,
° non discriminazione e diritti di cittadinanza
-elimina le condizioni di disabilità,do bisogno e di disagio individuale e familiare che derivano da inadeguatezza di
reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli artt 2-3-38 della costituzione.
Anche se compare il termine famiglia la maggior parte delle risorse resta destinata alle disfunzionalità, emergenze…
il sistema della legge 328 e la riforma del titolo quinto attribuiscono un nuovo ruolo all’ente locale che da erogatore di
servizi si trova a svolgere un compio di:
_ raccordo tra diversi soggetti della comunità locale,
-di indirizzo e di supporto nella creazione di reti sociali
-di coordinamento
Un sistema che sia in grado di percepire se stesso in interrelazione con l’ambiente e con gli altri sistemi,
principalmente alla famiglia.
Nel nostro paese solo recentemente si inizia a parlare della necessità di una politica famigliare non più riducibile
all’assistenza sociale.
Nella legge 328 alla famiglia si richiede ( come prerequisito x accedere al sistema dei servizi sociali)
-la capacità di percepire in modo chiaro il proprio bisogno
-di decodificarlo articolando una domanda in vista di una molteplicità di risposte
-di possedere una competenza x selezionare,armonizzare e integrare le risposte
Di contro i servizi e le istituzioni proseguono nell’adottare una logica di settore e concorrenziale, ciascuno con i propri
codici comunicativi, schemi di riferimento, modalità di funzionamento che si mantengono inalterati e refrattari al
cambiamento..
Incoerenza del sistema:Da una parte si guarda alla famiglia cm portatrice di risorse da realizzare e attivare, in grado di
porsi cm partner interlocutore competente nei confronti della società, dei servizi…,dall’altro vi è il programma sul
territorio di interventi di riparazione di guasti famigliari, che persegue una logica assistenziale che interviene solo dove
la famiglia è carente.
La famiglia della regione Lombardia
La regione Lombardia con la legge 23/1999 “ politiche regionali x la famiglia” riconosce la famiglia cm soggetto
sociale politicamente rilevante e si impegna a promuovere il servizio pubblico alla famiglia e a realizzare una politica
di sostegno al nucleo famigliare.Per la prima volta si riconosce in modo esplicito la famiglia come soggetto sociale,
con diritti e bisogni che vanno riconosciuti e sostenuti dall’ente pubblico. Va specificato che le coppie di fatto.
Conviventi, famiglie allargate,single con figli, omosessuali, coppie di anziani, dalla Regione Lombardia non sono
considerate una famiglia.La legge parla di servizio pubblico, ma nei criteri attuativi l’ente pubblico sparisce,
appaltando all’esterno, ad un ente privato, il monitoraggio, la valutazione di progetti e la formazione dei valutatori.
La regione:
1)in attuazione al principio di sussidiarietà valorizza e sostiene la solidarietà tra le famiglie, promuovendo le
associazioni e le formazioni di privato sociale
2)la giunta regionale provvede a iscriverle, a domanda, in apposito registro
3)le associazioni famigliari iscritte nel registro possono stipulare convenzioni con la regione o con altri enti pubblici x
lo svolgimento di interventi o la gestione di servizi o di strutture nell’ambito dei servizi alla persona finalizzati al
sostegno della famiglia.
Si tratta di gruppi di famiglie che finanzia e sostiene nidi famiglia, strutture x l’infanzia..ma nella maggior parte dei
casi tali interventi sono sporadici e sono iniziative che si affiancano a realtà già esistenti e non ne creano di nuove.
Analizzando gli aspetti di contenuto dei progetti, appare una visione di famiglia fragile e deficitaria ancora bisognosa
di interventi che non perdono la caratteristica istruttiva e/o normativa, scuole x genitori, corsi..attorno a figure di
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esperti che forniscono indicazioni e consigli su come affrontare alcuni aspetti della genitorialità.La valutazione dei
progetti da ammettere al finanziamento attribuisce un alto valore alla pluralità di figure professionali coinvolte, ma non
incentiva la possibilità di figure stabili e la continuità relazionale che queste potrebbero garantire.
Cecità o occhio di lince?
Dai progetti e dagli interventi degli ultimi 5 anni resta una famiglia sempre più sola ne è un esempio la legge 53/2003
meglio conosciuta cm Legge Moratti di riforma della scuola
-privatizzazione della scuola che ha messo in atto un percorso di privatizzazione delle scelte della famiglia.La famiglia
ha maggiore libertà di scelta per i propri figli ( se sc pubblica o privata, tra cattolico e laico, anticipo scolastico ma solo
se la fam lo ritiene opportuno)L’ambito all’interno del quale la famiglia può operare queste scelte è quello della
propria appartenenza sociale, culturale, econ, etnica, è un orizzonte privato che sancisce x legge la disuguaglianza
delle opportunità.
Servizi x la prima infanzia
Volgendo l’attenzione al settore della primissima infanzia assistiamo ad una diffusione di servizi e strutture x bambini
molto piccoli e le famiglie: non si parla più di nuove tipologie ma di servizi integrativi: agenzie e centri per
l’infanzia,baby parking, nidi in famiglia. In condominio, in casa propria…Servizi che a volte sono improvvisati ,che
nascono da finanziamenti pubblici, la cui esistenza è spesso usata come alibi e giustificazione ai tagli dei capitoli di
spesa degli asili nido.
Sono strutture che si occupano di assistenza più che di educazione, poco regolamentate, con vincoli gestionali e
strutturali ridotti al minimo… Gli iter burocratici sono inesistenti o semplificati.Inoltre hanno costi più bassi x le
famiglie e accettano più bambini di un asilo nido.La domanda di strutture integrative al nido aumenta dove l’offerta
territoriale di asili nido e più forte per quantità di posti e qualità di gestione.L’asilo nido è diventato elemento
propulsivo e di stimolo x la progettazione di servizi diversi, complementari, sperimentati e consolidati in quelle aree
del paese dove la storia del nido è stata più significativa e quindi capace di produrre un radicamento forte e diffuso di
una nuova cultura dell’infanzia che ha condotto all’espressione di nuovi e diversificati bisogni di supporto da parte
delle famiglie.
negli ultimi anni si usa sempre più spesso il termine nido x designare servizi x la prima infanzia che poco hanno a che
fare con l’asilo nido ( nido-famiglia, nido-condominiale, micro-nido).Analizzando legislazione in materia di
primissima infanzia è possibile scoprire che l’asilo nido non appartiene più alle categorie delle agenzie socio-
educative.
Oltre all’uso del termine improprio nido x definire ciò che nido non è,C’è l’altra tendenza che porta a definire i luoghi
deputati all’educazione e socializzazione dei piccolissimi cn espressioni quali spazio-gioco, centro infanzia,baby
parking.Sono definizioni usate nelle proposte di leggi, nelle denominazioni dei servizi stessi
La giunta regionale con la DGR 20588 di febbraio 2005 ( requisiti strutturali e generali per la prima infanzia) definisce
tali requisiti x gli asili nido, i micro nidi i nidi famiglia e per i centri prima infanzia, così definiti:. Strutture similari
agli asili nidi che offrono un servizio temporaneo di assistenza educativa e di socializzazione, accogliendo, in maniera
nn continuativa, bambini da zero a tre anni in numero non superiore a trenta eventualmente con la presenza dei
genitori e/o adulti di riferimento, e per un massimo di 4 ore consecutive.
Vi è un ritorno al concetto di assistenza che sebbene accompagnato dal termine educativo e socializzazione richiama
quei luoghi di asistenza e custodia per i bambini di famiglie gravemente impedite di attendere alla loro cura, come si
definivano gli asili nidi nel regolamento OMNI negli anni 30 del secolo scorso.
Dopo varie polemiche si è resa necessaria una circolare esplicativa, in cui la giunta regionale così si eprime:
i centri per la prima infanzia sono da intendersi quali servizi che offrono, in modo non continuativo, le prestazi
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