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alterazioni di colore (mosaico) , essi sono tutti di tipo sistematico , a piante indicatrici queste

possono manifestare sintomi locali, che hanno l'aspetto di macche clorotiche. Oltre ai sintomi che

possiamo osservare a occhio nudo, i virus possono provocare alterazione di cellule visibile soltanto

sezionando gli organi soggetti all'infezione (sintomi interni) e talvolta visibili con microscopi

(sintomi microscopici).

EPIDEMIOLOGIA

Lo studio delle modalità con cui i virus passano da una pianta è fondamentale per la scelta delle

misure idonee per prevenire e limitarne gli effetti, lo studio delle tecniche di trasmissione ci

permettono di verificare se la malattia è infettiva e anche il riconoscimento del virus.

La trasmissibilità da pianta a pianta è una delle proprietà fondamentali dei virus, abbiamo due casi :

nel primo il virus passa direttamente da cellule da pianta infetta a pianta sana, l'altro caso da pianta

infetta a un vettore e poi alla pianta sana.

Trasmissione per parti di pianta: Può realizzarsi con propagazione vegetativa, con innesto di una

porzione di pianta sana con una di pianta infetta, diffusione di polline o di seme infetta o

strofinamento di pianta di parte infetta con parti di pianta sana (viene detta trasmissione meccanica

o per succo, è utilizzata a fini sperimentali e fornisce risposte in tempi brevi).

Trasmissione meccanica o per succo: Essa deriva dal contatto fra il succo fuoriuscito da una

• pianta infetta e la superficie lesionata di un organo, sono rari in natura questi casi (succede

spesso nel mosaico del tabacco e nei pomodori). Questa trasmissione è molto importante per

le diagnosi.

Trasmissione per propagazione vegetativa e per innesto: Salvo poche eccezioni ogni

• infezione virale è sistematica, cioè i virus invadono la pianta infetta in ogni sua parte, la

propagazione vegetativa è una via di diffusione dei virus estremamente efficace, risulta

infetta tutta la discendenza (100% di trasmissione).

Anche nell'innesto , la saldatura tra le due parti fa si che il virus passi dalla parte infetta alla

parte sana, diffondendosi attraverso i fasci conduttori.

Nelle colture per propagazione vegetativa le malattie da virus sono particolarmente diffuse e

quindi deve essere fatta una selezione sanitaria.

Trasmissione per seme: il fenomeno è piuttosto diffuso, infatti il seme è un ottimo mezzo di

• conservazione e diffusione del virus, perché esso si mantiene a lungo infettivo nel seme,

perché esso viene trasportato a grandi distanze e possono diffondersi in paesi che prima non

lo ospitavano.

Molti virus trasmissibili per seme possono essere trasmessi da vettori come gli afidi.

Questi tipi di trasmissioni hanno basse percentuali, perché sono da attribuire a due cause

principali : la prima dal fatto che dopo la fecondazioni il sacco embrionale interrompe ogni

collegamento vascolare, quindi infezioni virali tardive non raggiungono l'embrione, la

seconda causa è perché i tessuti del seme sono embrionali (come nei meristemi) e quindi la

sua intensa attività metabolica è sfavorevole alla replicazione.

Trasmissione per polline: se la pianta è infetta anche il polline può risultare infetto, dopo

• aver raggiunto il fiore di una pianta sana, può trasmettere l'infezione sia alla pianta che ai

semi, le percentuali di trasmissioni raramente superano il 20 % perché il polline infetto da

virus spesso non raggiunge la fase di sviluppo completo oppure quando si ha germinazione

il tubetto pollinico che ne deriva è meno sviluppato di quello sano che pertanto riesce a

prevalere.

Trasmissione mediante vettori : per vettore si intende un organismo capace di trasmettere un

• patogeno da una pianta all'altra, tra queste abbiamo numerose specie animali : insetti,

nematoidi e acari e anche dalla cuscuta (che è una pianta parassita). Anche l'uomo può

essere vettore, quando si imbratta le mani di succo di pianta infetta e tocca le piante sane .

I vettori animali svolgono un ruolo importantissimo in natura per la loro diffusione: essite un

rapporto specificità tra vettore e virus.

Trasmissione per insetti: sono 30 specie di acari e nematodi e 370 di insetti. Per periodo di

acquisizione si intende il periodo in cui l'insetto deve nutrirsi sulla pianta infetta per poter

acquisire il virus da trasmettere, il periodo di inoculazione è il periodo necesario per poter

inoculare il virus in una nuova pianta. I virus vengono distinti in persistenti,

semi-persistenti, non persistenti.

I virus persistenti necessitano periodi di acquisizione molto lunghi e necessitano un periodo

di latenza nell'insetto prima di essere trasmessi, dopo questo periodo essi possono essere

trasmessi per parecchio tempo e in parecchie piante, anche il tempo di inoculazione è lungo

(superiore e a un'ora).

I virus non persistenti hanno tempi di inoculazione e acquisizione brevissimi, non

presentano periodi di latenza nel vettore, però è in grado di trasmetterlo solamente per pochi

secondi, questo tipo di infezione avviene attraverso particelle virali che rimangono attaccate

all'insetto e se non vengono trasmesse subito perdono la loro infettività.

I virus semi-persistenti hanno caratteristiche intermedie tra quelle persistenti e non

persistenti, hanno tempi ottimali di acquisizione e inoculazione, periodo di latenza è breve o

assente, il periodo di infettività dura abbastanza a lungo, questo virus però viene perso con

la muta del vettore.

Gli afidi sono i vettori più attivi e efficaci, risultano particolarmente dannosi alle colture, in

quanto non solo provocano danno diretto ma anche un altro derivante dall'infezione virale.

Trasmissione per acari: Gli acari hanno importanza inferiore rispetto agli infetti, la

trasmissione è del tipo persistente in quanto il virus può essere trasmesso per diversi giorni e

non viene perso con la muta.

Trasmissione per nematodi (specie di vermi) : Essi sono vettori che vivono all'esterno della

pianta e si nutrono infliggendo lo stiletto nei tessuti radicali , passando da radici di piante

infette a radici di piante sane, sono quindi capaci in grado di trasmettere virus e rimane

abbastanza a lungo nel corpo del nematode

Trasmissione per funghi: Alcune specie di funghi sono capaci di trasmettere virus da pianta

a pianta, sono funghi primitivi parassiti dell'apparato radicale aventi tallo unicellulare e

zoospore, dove sono proprio queste staccandosi dalle piante già infette e spostandosi nel

terreno umido vanno a infettare altre piante. Si ha una contemporanea infezione fungina e

virale.

NOMENCLATURA E CLASSIFICAZIONE

Il nome del virus di solito deriva dalla pianta ospite e dal sintomo caratteristico (mosaico del

tabacco, mosaico del pomodoro, mosaico giallo del fagiolo). La loro sigla deriva dalle iniziali del

nome in inglese (TMV, tobacco mosaic virus).

Una classificazione può essere fatta con i caratteri che vengono maggiormente presi in

considerazione che sono : la sequenza nucletodica del genoma, l'organizzazione del genoma e

caratteristiche biologiche come modalità di trasmissione, tipo di vettore e la gamma di piante ospiti.

I fitovirus sono classificate in 15 famiglie, in 47 generi , dove si aggiungono 22 generi che non

appartengono a nessuna famiglia. Queste famiglie sono: Potyviridae, Bromoviridae, Comoviridae,

Tombusviridae, Closterovidae, Flexiviridae, Luteoviridae, Sequiviridae, Bunyaviridae,

Rhabdoviridae, Reovidae, Partitivirade, Caulimoviridae, Geminiviridae, Circoviridae.

LE MALATTIE DA VIROIDI

I viroidi sono i più piccoli agenti fitopatogeni finora conosciuti, essi sono costituiti solamente da

una molecola di Rna di piccole dimensioni e avvolto su se stesso così da simulare per lunghi tratti

del genoma una catena di Rna a doppia elica, essi non codificano la sintesi di alcuna proteina, i

viroidi finora conosciuti sono 27, si replicano autonomamente, attraverso un meccanismo detto

rolling cicle, il quale la molecola Rna del viroide da origine a una molecola di Rna complementare.

Sono agenti eziologici di importanti malattie delle piante (affusolamento del tubero della patata).

Sono considerati patogeni da quarantena , in genere i sintomi da malattie da viroidi presentano

molte somiglianze rispetto a quelle osservabili dalle malattie da virus, molti sintomi dei viroidi sono

più manifesti nella stagione estiva, da questo si deduce che i viroidi sono più stabili in condizione di

alta luminosità e alta temperatura. Ha il 100 di trasmissione nelle discendenza, c'è trasmissione per

seme, per insetti e attraverso arnesi di potatura.

LA FITOPLASMOSI

Le “fitoplasmosi” le malattie causate da fitoplasmi. Attualmente si conoscono 500 fitoplasmosi,

molti di questi provocano gravi danni alla produzione di importanti colture (vite, leguminose,

solanacee). In particolare in Italia alcune fitoplasmosi dannosi si sono rilevate in anni recenti tanto

da essere messe fra le malattie soggette a decreto di lotta obbligatoria.

CARATTERISTICHE GENERALI DEI FITOPLASMI

Sono microrganismi unicellulari procariotici, appartenenti alle piante Mollicules, si differenziano

dai tipici batteri essenzialmente per essere prive di parete cellulare e per possedere un genoma di

dimensioni nettamente inferiori. Sono parassiti obbligati con tendenza ad accumularsi nei tubi

cribosi, essendo privi di parete cellulare assumono forme varie (sferidiali , filamentose) . Le loro

cellule sono contenute da una sottile membrana che facilmente collassa , questa loro fragilità non ci

permette di coltivarli in vitreo, mancando di parete cellulare, sono resistenti a molti antibiotici e in

particolare alla penicellina (che impedisce formazione di parete), mentre sono sensibili alle

tetracicline, la cui somministrazione per via radicale, alle piante infette da fitoplasmosi ne

determina la remissione dei sintomi senza però portare alla completa guarigione, questo trattamento

è costoso e vietato per le piante che producono alimenti.

Una classificazione di questi microrganismi ha consentito una suddivisione di 15 “gruppi

ribosomici” e la presenza di 40 sottogruppi.

RAPPORTO PATOGENO-PIANTA E LE PRINCIPALE ESPRESSIONE

SINTOMATOLGICHE

Si è detto che i fitoplasmi sono parassiti obbligati e non possono moltiplicarsi o vivere al di fuori

della pianta o del vettore, non sono in grado di penetrare nella cellula dell'ospite, pertanto devono

essere introdotti da un vettore o con la connessione tra un tessuto infetto e uno sano come avviene

nell'innesto. Risulta che questi patogeni hanno perso dei geni nel processo evolutivo per replicarsi

autonomamente, la moltiplicazione dei fitoplasmi può avere diverse modalità : scissione,

gemmazione, suddivisione delle cellule filamentose in cellule più piccole, per formazione di corpi

elementari all'interno di una cellula madre dove questi fuoriescono per rottura della membrana di

essa. I fitoplasmi si trovano e si moltiplicano nel tubo floematico. Alcuni sintomi si possono trovare

con una difficile trasmissione di zuccheri , che porta alla formazione di amido nella foglia. Le

fitoplasmosi portano come le virosi a ridotto sviluppo della pianta , caratteristici della fitoplasmi

sono la virescenza (inverdimento dei petali), fillomania (trasformazione dei petali in organi

fogliari) e scopazzi (accorciamento degli internodi nei tratti apicali). Nelle piante legnose si

possono verificare fioriture fuoristagione (spesso sterili). Forme gravi di fitoplasmosi provacono un

deperimento più o meno rapido dell'intera pianta.

EPIDOMOLOGIA

La propagazione delle fitoplasmosi in natura e in pratica agraria può avvenire secondo due

modalità: attraverso la moltiplicazione della pianta per via vegetativa o mediante i vettori. Sono più

efficaci quello attraverso i vettori che sono rappresentati da insetti che si nutrono infliggendo il

rostro nel tessuto floematico. La trasmissione attraverso la cuscuta ha interesse sperimentale. I

fitoplasmi una volta prelevati si possono moltiplicare in diversi tessuti e organi del vettore fino a

giungere alle ghiandole salivari, ha un periodo di latenza tra 10-40 giorni e i fitoplasmi persistono

nel vettore anche dopo la muta, ma nella gran parte dei casi non vengono trasmessi alla loro

discendenza. La trasmissione dei fitoplasmi attraverso vettori riveste grande importanza perché

trattandosi di vettori alati si spostano rapidamente da una pianta all'altra e da una coltura all'altra,

secondo perché normalmente sono in grado di trasmettere per tutta la loro vita i fitoplasmi che

hanno acquisito e spesso localizzati nel loro corpo.

LE BATTERIOSI

L'esistenza di malattie delle piante di origine batteriche è nota dalla fine dell''800, i vari organi della

pianta presentano caratteristiche differenti, che determinano la costituzione di una comunità

microbica che si può definire residente dei diversi organi. L'azione di questa popolazione nella

pianta è in generale benefica e la malattia batterica è indotta da condizioni particolari, la natura

eterotrofa costringe questi organismi a vivere a spese della materia organica. L'aggressione di una

pianta richiede però la capacità di superare le difese di cui sono provviste, tale caratteristica può

essere perduta se il batterio viene coltivato al di fuori del suo ospite (su substrati artificiali). I batteri

sono termofili (per questo preferiscono gli animali rispetto alle piante), hanno esigenze di acqua

superiore a quelle dei funghi, non sono in gradi fare una penetrazione diretta nei tessuti dell'ospite,

preferiscono ambienti subalcalini, sono ostacolati dalla diffusione a distanza perché si accumulano

in masse mucillaginose e non sono trasportabili dal vento.

I batteri fitopatogeni non formano struttura di resistenza e ciò rende difficile la sopravvivenza

nell'ambiente. Nonostante queste limitazioni i batteri possono essere molto distruttivi visto la loro

elevata velocità di moltiplicazione e dal fatto che i prodotti fitosanitari mantengono e prevengono le

infezione ma non le curano. In Italia , i batteri fitopatogeni sono poco diffusi , perché le batteriosi si

manifestano in periodi umidi per scomparire in condizioni asciutte.

STRUTTURA DELLA CELLULA BATTERICA

I batteri fitopatogeni hanno tutti forma a bastoncino , con dimensioni comprese tra 0,5-1 nanometrie

presentano una struttura cellulare molto semplice tipica dei procarioti.

La capsula è costituita da polimeri e avvolge uniformemente la cellula, che costituisce una sorta di

separazione cellulare con l'ambiente esterno, la capsula non è indispensabile alla vitalità della

cellula, ma ha la funzione di proteggere dalla disidratazione e dal disseccamento. La capsula

protegge anche da ioni metallici, immobilizzando antibiotici, favorisce anche l'ancoramento della

cellula al substrato in modo estremamente tenace, la presenza della capsula riduce o annulla gli

effetti della reazione della pianta, consentendo in tal modo la colonizzazione dei tessuti.

La parete cellulare conferisce forma e rigidità alla cellula e a secondo della diversa struttura e

composizione chimica i batteri vengono divisi in due gruppi: gram-positivi e gram-negativi, nei

primi la parete è costituita da uno spesso strato denso e molto uniforme, dove prevale

peptidoglicano e polisaccaridi, nei secondi la parete la pare è più complessa e formata da due parti

distinte, con uno strato esterno più spesso e uno interno meno spesso ma rigido costituito da

peptidoglicano, lo strato esterno è formato da lipopolisaccaridi, proteine e fosfolipidi, quello più

profonda è costituita da proteine e lipoproteine. La membrana esterna ha il ruolo di protezione della

cellula batterica e lo strato interno forma una struttura molecolare a rete simile a un sacco,

assolvendo la duplice funzione di conferire forma e rigidità alla cellula e bilanciare la pressione di

turgore.

Il gel periplasmatico nei batteri gram-negativi, tra lo strato di peptidoglicano e quello della

membrana sottostante esiste una zona chiamato spazio periplasmatico e in essa sono stati evidenziae

enzimi di degradazione e proteine di trasporto.

La membrana plasmatica separa la parete dal citoplasma ed è un sistema lipoproteico a

permeabilità differenziata, la funzione di questa membrana è simile a quella di tutti i procarioti.

I flagelli, pili e fimbrie sono appendici filimormi che originano dalla membrana cellulare, pili e

fimbre sono appendici corti e diritti, la loro funzione è quella di consentire l'ancoraemento della

cellula batterica sulle superfici. I flagelli sono filamenti di natura proteica, la loro funzione è quella

di far muovere il batterio in un mezzo liquido con un andatura a scatti (questo perché alcuni batteri

sono mobili, però non è stato dimostrato come un vero vantaggio).

Il citoplasma è costituito da un liquido granuloso gelificato formato per l'80 % di pagine contenente

lipidi, proteine, carboidrati , sali minerali e ribosomi. Le informazioni sono contenute in una sola

molecola di Dna, il cromosoma, dove questo è avvolto se stesso così da formare un ammasso

compatto e organizzato. Durante la fase di crescita esponenziale si possono trovare più cromosomi

all'interno della cellula. I plasmidi sono invece piccole molecole circolari di Dna a doppia elica e si

possono codificare produzione di antibiotici, pigmenti, tossine, resistenza ad antibiotici, metalli

pesanti e ultravioletti, assimilazione del ferro e fissazione dell'azoto.

IL PROCESSO INFETTIVO

Nell'ambito del ciclo della malattia possono essere individuati due fasi: durante la fase epifitica il

batterio risiede sulla superficie degli organi epigei e ipogei dei vegetali. Sulla superficie epigea la

disponibilità dei nutrimenti è scarsa e incostante nel tempo, sostanze utili alla crescita batterica

possono derivare dalla posizione da parte del vento e dell'acqua di particelle organiche presenti nel

suolo. Dalle radici vengono rilasciate notevole quantità di sostanza organica e minerale in maniera

costante andando a costituire un ottima forma di nutrienti per la microflora.

Oltre alle forme fitopatogene, anche diverse forme saprofite possono condividire e entrare in

competizione, la fase epifitica costituisce il momento di presa di contatto tra il patogeno e l'ospite

potenziale, in pochissimi casi la presenza di batteri sulla superficie dei vegetali non causa

alterazione agli organi stessi, quando sia l'umidità e le temperature sono elevate si passa a una fase

di rapida moltiplicazione, quindi possono penetrare i tessuti dell'ospite e dare inizio alla fase di

colonizzazione endofitica.

Penetrazione:I batteri non hanno strategia di penetrazione attiva per raggiungere l'interno dei

vegetali, il loro ingresso è possibile dove la barriera del tugumento è interrotta, tipo aperture

naturali (stomi) oppure possono penetrazione in corrispondenza di ferite (anche se sono

microscopiche). Il processo è sempre passivo e avviene quando l'apertura è bagnata, i batteri si

spostano nei liquidi presenti sulle o nelle aperture oppure vengono risucchiate all'interno con

l'assorbimento dell'acqua. Le parti interne della pianta che ospitano le colonie sono gli spazi

intercellulari dei tessuti parenchimatici e le cavità dello xilema. Fra tutti i batteri presenti solo

quelli patogeni e virulenti saranno in grado di rimanere liberi e vitali e di avviare la propria

moltiplicazione, questo è un fattore essenziale per dare origine alla malattia. Al contrario i

fitopatogeni, dentro il loro ospite si possono sviluppare però in maniera ridotta senza alterare i

tessuti cioè funzionano come infezione latente (marciume molle dei tuberi di patata).

Ancoramento: Superate le barriere della penetrazione i batteri entrano in contatto con lo xilema e

questa fase è in funzione della capacità della cellula batterica di riconoscere quale pianta è più

adatta, in queste circostanze il riconoscimento di un batterio dannoso, da una parte della pianta non

avviene e se avvenisse le misure di difesa non arrestano l'invasione. L'ancoramento ha due fasi:

Adsorbimento: Le forze di attrazione batterio-ospite sono di carattere elettrostatico e

• repulsive avendo sia i batteri che le cellule della pianta polarità negativa, l'adsorbimento nel

momento in cui l'acqua dove sospesi i batteri, viene completamente assorbita dalle pareti

delle cellule, la forma a bastoncino aiuta a superare la forza repulsiva (meno intense agli

apici della cellula) e il contatto tra il batterio e la cellula avviene, questa fase è reversibile.

Adesione: si verifica quando i batteri producono adesina, per congiungere la loro parete con

• quella dell'ospite, questo tipo di interazione è stabile e irreversibile. Sulla superficie della

pianta, i batteri scivolono e si accumulano nei punti di giunzione fra le cellule, per esserci

buona adesione questa deve essere fatta in 3-4 ore , mentre le ore successive sono di rinforzo

dell'ancoramento e producono EPS.

Gli EPS sono utili per le reazioni di difesa del batterio contro composti batteriostatici o

batteriocidi prodotti dalla pianta.

A questo punto inizia il processo infettivo.

Periodo di incubazione e comparsa dei sintomi: Durante tale periodo i patogeni si moltiplicano

attivamente, una volta raggiunto un numero adeguato di cellule, i batteri si diffondono nell'ospite

secondo due possibili direzioni: intercellulare e intracellulare, dando origine rispettivamente a

batteriosi parenchimatica e batteriosi vascolari.

I batteri intercellulari invadono zone limitate e causano necrosi isolate, oppure estesi marciumi dei

tessuti, quelle a localizzazione vascolari, che si spostano sui vasi xilematici, danno origine a

infezioni diffuse.

Sintomi batteriosi parenchimatiche: Si verificano a caso dei tessuti carnosi, i batteri si

moltiplicano e si diffondono negli spazi intercellulari e provocano diverse tipologie di alterazione. I

sintomi più diffusi sono le necrosi dei tessuti, che si manifestano come maculature e marciumi

molli. Necrosi dei tessuti parenchimatici: Come sintomi si hanno maculature fogliari, su frutto e

• su fusti erbacei. L'andamento della moltiplicazione è diverso nelle varie combinazioni

ospite-patogeno, il loro numero aumenta 10^5-6 volte, a cui segue una fase stazionaria di 3-

4 e poi una fase di declino, durante questa fase non si manifestano sintomi. L'acqua protegge

le colonie batteriche dal disseccamento e consente a loro di assumere in maniera più agevole

i nutrienti, in questo stadio le cellule vegetali circostanti sono vitali. L'infezione prosegue

con l'uccisione delle cellule coinvolte mediante la produzione di tossine negli spazi

intercellulari e si evolvono in maculature necrotiche.

Alcune specie batteriche attaccano le pareti con il meccanismo enzimatico, le tossine ledono

la permeabilità della membrana, provocando una fuoriuscita di sostanze nutritive e

acqua,collasso cellulare e degenerazione dei tessuti, inibiscono gli enzimi (interrompendo le

reazioni enzimatiche), accelerano la senescenza, alterano il metabolismo vegetale e

inibiscono la reazione di difesa dell'ospite. Nella pianta resistente i batteri iniziano a

moltiplicarsi, ma questo tempo è più breve che nella pianta suscettibile perché la

popolazione aumenta solo 10-1000 volte, l'infezione quindi è bloccata perché la pianta

riconosce il batterio e attua le reazioni di difesa.

Come le sostanze tossiche, gli enzimi e i fitormoni sono considerati fattori patogenici le

arpine, le EPS e le LPS.

Le arpine aumentano la permeabilità della membrana plasmatica, in modo da provocare la

fuoriuscita di sostanze nutritive che i batteri utilizzano per il processo di moltiplicazione.

Gli Eps realizzano l'attaccamento della cellula batterica alla superficie esterna della pianta,

un ruolo essenziale per l'ancoramento e indispensabile per la moltiplicazione batterica.

Gli Lps svolgono un ruolo nel riconoscimento batterio/ospite e nell'adesione delle cellule

vegetali e bloccano le reazione di difesa dell'ospite suscettibile.

Attacchi litici alla lamella mediana: Come sintomi marciumi molli. I batteri induttori di

• marciumi uccidono rapidamente i tessuti parenchimatici dell'ospite. Hanno un breve un

periodo in cui si verificano eventi favorevoli della moltiplicazione e l'aumento delle cellule

batteriche. Gli enzimi sono responsabili della macerazione (degradazione dei tessuti) che dal

punto di vista sintomatologico si manifesta con la comparsa di marciumi molli, dove con

elevata umidità il processo è molto rapido, inoltre in condizione di assenza di ossigeno

possono danneggiare la membrana cellulare dell'ospite creando un ambiente favorevole alla

moltiplicazione dei batteri. La presenza di questi marciumi è fortemente condizionata dalle

condizioni ambientali.

Induzioni di iperplasie e ipertrofie: I sintomi sono tumori, fasciazioni, nanismi, scopazzi e

• rizomania. I batteri non uccidono direttamente ma alterano i meccanismi regolatori dello

sviluppo provocando una enorme crescita di cellule e tessuti. Questi gruppi di batteri

produce acido indolacetico (auxine) e citochinine, che provocano la formazione di galle

portando ipertrofie e iperplasie.

Rilascio di tossine: I sintomi sono aloni clorotici e necrosi. In alcuni casi la morte delle

• cellule è indotta dal rilascio di sostanze che una volta entrate ne alterano profondamente il

metabolismo.

Sintomi batteriosi vascolari e sistematiche : Sono provocati da batteri che vivono nello xilema,

non è semplice fare una distinzione fra i due tipi di batteriosi.

Nelle vascolari si insediano nello xilema, la penetrazione dei vasi avviene solo attraverso lesioni

nelle loro parete, avvenuta l'ancoramento i patogeni vascolari assumono sostanze nutritive dalle

cellule del parenchima, si moltiplicano producendo Eps e tossine che provocano danni irreversibili

alla membrana. Dal punto di vista di ancoramento i batteri quando sono numerosi procedono

all'invasione dello xilema e si spostano sia verso l'alto che verso il basso, dopo averlo colonizzato

penetrano nei vasi accanto. Il sintomo finale è, l'avvizzimento, conseguente all'interrotta

funzionalità dei vasi per blocco meccanico operato dai batteri e da tille formate dalle piante come

reazione di difesa e per i danni a carico della parete vegetale.

Le batteriosi sistematiche sono provocate da batteri che hanno diffusione sia xilematiche che

intercellulari, all'inizio di questo processo, essi colonizzano lo xilema, per poi invadere i tessuti

parenchimatici, spesso è proprio la degradazione dei tessuti non vascolari a indurre sulla pianta i

primi sintomi. L'evasione dei batteri, dai cancri, da luogo a infezioni secondarie localizzate, i

patogeni formano vere e proprie cavità di uno o più millimetri (ripieni di batteri, residui di cellule

vegetali, gomme ecc.) che rappresentano lo stadio iniziale dei cancri. Batteri di questo tipo sono

difficili da controllare, in quanto possono iniziare il processo infettivo a partire dal seme, in genere

sono le fasi iniziali della malattia quelle in cui i sintomi mostrano più chiaramente l'origine batterica

dell'infezione.

Evasione: L'evasione rappresenta la fase conclusiva del processo infettivo, cioè si intende la

fuoriuscita delle cellule batteriche da tessuti infetti dell'ospite che porta alla loro dispersione

nell'ambiente, ed esso è fondamentale alla diffusione della malattia, permettendo al patogeno di

proseguire il processo infettivo.

SOPRAVVIVENZA E DIFFUSIONE DELL'INOCULO BATTERICO

La diffusione nell'ambiente è essenzialmente operata dall'acqua, da insetti e altri animali.

Sull'ospite alcuni batteri fitopatogeni possono vivere epifiticamente (vivono su di esse senza

provocare danni) e comportarsi da patogeni in concomitanza con condizioni ambientali favorevoli. I

resuidi della vegetazione infetta rappresenta un ottimo substrato, solo che i batteri vivono per pochi

mesi. I semi sono uno dei più importanti mezzi di conservazione un buon mezzo di diffusione a

breve o a lunga distanza. LE MALATTIE FUNGINE

CARATTERISTICHE GENERALI DEI FUNGHI

I funghi sono organismi eterotrofi viventi come saprofiti, parassiti o associati in simbiosi con altri

organismi. E' un regno molto numeroso però hanno caratteristiche comune: sono eucarioti

eterotrofi, si riproducono per spore e si nutrono per assorbimento. Sono caratterizzati da ife unite in

un micelio, il loro costituente è la chitina e il loro carboidrato di riserva è il glicogeno. Risultano

sfavoriti rispetto ai batteri in condizioni di scarsità di ossigeno, diversi funghi sono autonomi per la

produzione di proteine e sintetizzano vitamine, altri necessitano di queste sostanze.

Struttura e organizzazione vegetativa:La struttura vegetativa è detta tallo, quello della

maggioranza dei funghi è detto tallo eucarpico, esso è differenziato in porzioni vegetative e

riproduttive e caratterizzato dalla presenza del micelio. Questo è formato da un complesso dette ife,

i funghi sono cenotici cioè nel corso della crescita si può avere divisione nucleare senza divisione

cellulare quindi si hanno grandi masse di citoplasma contenenti più nuclei (importante nella

variabilità). Nei lieviti, che sono anche dei funghi, non ci sono vere e proprie ife, ma si presentano

come cellule singole che si moltiplicano per gemmazione (la cellula madre si ingrandisce e viene

separata, si possono avere più gemmazioni) o per fissione (la crescita della cellula è seguita dalla

formazione di un setto che li divide in due).

L'ifa fungina: Le ife hanno una struttura cellulare senza compartimentazione (il micelio è uan sola

cellula dove sono divise in ife).

La parete conferisce alle ife rigidità e svolge un ruolo di primaria importanza nell'acquisizione di

nutrienti, molti enzimi sono qui localizzati e alcuni componenti di parete fungono da siti di

accumulo di sostanze di riserva, è formata da cellulosa e chitina , altri componenti della parete sono

i mannani (che sono importanti per il dimorfismo), altri polisaccaridi, sostanze aromatiche e lipidi.

La membrana cellulare dei funghi mostra la tipica struttura degli organismi eucarioti, è costituito

da un doppio strato fosfolipidico con proteine associate e steroli. E' importante sapere che negli

eumiceti lo sterolo presente è l'ergosterolo, questa differenza è fondamentale per il controllo dei

patogeni, in quanto esistono principi attivi che agiscono su questa sostanza. Alcuni di questi funghi

non sintetizzano gli steroli, per questo si comportano da parassiti o simbionti obbligati.

La funzione del plasmalemma è di regolare l'assorbimento e il rilascio di sostanze ma è anche il sito

di localizzazione di diversi enzimi.

L'apparato di secrezione è tipico delle cellule eucariote ed è composto dal reticolo

endoplasmatico, da un sistema vascolare e dall'apparato di Golgi, in quest'ultimo vengono generate

ad alta velocità il materiale per la formazione delle ife (da dove si verifica la crescita)

Nel citoplasma sono presenti i vacuoli, che nei quali sono contenute sostanze di riserva ed enzimi.

Il citoscheletro è costituito da microtubuli , microfilamenti e negli altri eucarioti. L'attività di alcuni

fungicidi (benzimidazoli) è legata alla loro inibizione sul citoscheletro che impedisce la divisione

nucleare e la crescita della parete.

I mitocondri sono estremamente variabili come forme, sono circondati da una doppia membrana

che separa due comparti, la membrana interna forma delle creste mitocondriali e i mitocondri

contengono Dna.

Il nucleo dei funghi è simile a quello di tutti gli organismi eucarioti essendo circondato da una

doppia membrana attraversata da numerosi pori nucleari e contenendo un nucleolo.

Le ife fungine possono presentare setti, cioè pareti trasversali, con l'allungamento delle ife anche il

protoplasma tende a spostarsi verso queste regioni in accrescimento, i setti vengono anche formati

per delimitare organi riproduttivi o per isolare porzioni di ife a seguito di ferite. Le ife degli

ascomiceti, dei basidiomaceti e dai funghi mitosporici sono settati, i setti in questi funghi sono

incompleti (alcuni hanno un ispessimento lungo il foro), in quanto perforati per assicurare la

continuità protoplasmatica lungo tutta l'ifa. Il diametro delle ife si aggira su 3-10 nanometri.

I funghi provvisti di micelio settato possono presentare aggregazione di ife in strutture chiamate

sclerozi, possono avere forma irregolare, subsferica o fusiforme. I funghi che producono gli sclerozi

sono resistenti per lunghi periodi anche in assenza dell'ospite.

In molti funghi che attaccano l'apparato radicale le ife si aggregano costituendo strutture più o meno

differenziate quali i cordonifali e le rizomorfe, nei primi le ife sono parallele intrecciandosi

ripetutamente, mentre le seconde si uniscono in strutture più complesse (la loro struttura ricorda una

radice con i peli radicali).

Altre modificazioni della struttura delle ife avvengono durante le fasi colonizzazione dell'ospite,

con la formazione di appressori ed austori.

La nutrizione: I funghi non sono in grado di organicare il carbonio come gli animali e per questo

vengono chiamati chemioeterotrofi. Le fonti di carbonio derivano dalla degradazione di sostanze di

ogni tipo, in questo modo i funghi partecipano al riciclo degli elementi rendendoli disponibili per

altri organismi ma deteriorano i materiali più vari così come contribuiscono alla detossificazione di

rifiuti e sostanze inquinanti. Nel caso di funghi biotrofici, che vivono assorbenti nutrienti

direttamente dalle cellule vive dell'ospite, questa attività degradativa è ovviamente molto più

ridotta. I funghi biodegratori per eccellenza hanno la capacità di formare una vasta gamma di

enzimi, servono per nel metabolismo fungino, oltrepassare la barriera della parete e del

plasmalemma. La crescita apicale, è uno strumento ottimale per il rifornimento dei nutrienti, con

questo sistema il fungo esplora il substrato, raggiungendo le zone più ricche di alimenti e lasciando

già quelle sfruttate.

Le esigenze nutrizionali della maggior parte dei funghi sono minime e relativamente semplici, è

necessario una fonte di carbonio e alcuni elementi minerali. Le esigenze nutrizionali che si

osservano per la crescita di un fungo sono le stesse che ne consentono la riproduzione, i funghi

biotrofici hanno esigenze nutrizionali complesse e non del tutto note. I funghi dipendono dalla

disponibilità di acqua in entrata e in uscita dell'ifa, prediligono condizioni di umidità elevata, in cui

la loro crescita avviene più facilmente e più velocemente. Col diminuire della disponibilità

dell'acqua la crescita delle ife rallenta e i funghi perdono vitalità.

Essi possono crescere con una ampia gamma di valori di pH, sono aerobi e l'esigenze termiche per

al crescita sono molto ampi e grazie a questo possono essere divisi in 3 gruppi: psicrofili, mesofili e

termofili. I funghi mesofili sono ottimali nei 18- 28°, i termofili sopra 32-35° e psicrofili 10°.

A temperature sotto lo 0° quasi tutti i funghi sopravvivono ma non crescono, temperature superiori

ai 60° sono letali per i funghi.

L'illuminazione può influenzare la forma e le dimensioni delle strutture riproduttive, come la

zonazione, quando i funghi si fanno a formare su terreni colturali o su organi vegetali.

Dispersione delle spore: la dispersione delle spore riveste un ruolo molto importante per la

propagazione delle malattie e per l'alterazione fungina in genere, la diffusione più efficace è quella

anemofila , i propaguli sono di piccole dimensioni e una notevole idrofibicità che impedisce loro di

assorbire acqua, aumentandone il volume e il peso, con questa modalità si possono superare decine

di chilometri.

Un'altra modalità di dispersione è quella attraverso vettori animali, generalmente insetti (diffusione

zoofila). Questo meccanismo presenta per il non pochi vantaggi soprattuto se fitopatogeno: può

essere infatti inoculato sull'ospite dove l'animale-vettore si reca per nutrirsi.

Anche la pioggia può fungere da agente di dispersione, sia cadendo con violenza su fruttificazioni o

spore isolate sia creando ruscellamento su cui vengono trasportati i propaguli.

Un altro mezzo di propagazione delle spore è l'attivita umana, l'uomo diffonde i propaguli a varie

distanza, come ad esempio quando si fanno le lavorazioni sul terreno con lo stesso mezzo agricolo.

Le germinazione delle spore: Le spore sono le principali responsabili di dissimazione dei funghi e

sono in grado di generare un nuovo micelio. La germinazione delle spore presenta modalità diverse,

infatti possono germinare mediante emissione di un tubetto germinativo, liberazione di

sporangiospore, formazione di un promicelio, gemmazione, formazione di un'altra spora in

condizioni sfavorevoli.

Il tubetto germinativo è il più diffuso, vale a dire una corta ifa che da origine a un micelio, il tubetto

germinativo, esaurite le sostanze nutritive, cessa di essere dipendente e si nutre autonomamente

assumendo le caratteristiche della specie.

La sporangiospora è caratteristiche degli zigomiceti e omiceti.

La formazione di un promicelio è tipico dell'Ustilaginale (agente delle malattie dette carbone), la

spora duratura, forma un promicelio, dal quale si origina uno sporidio che da vita a un tubetto

germinativo.

La gemmazione non è molto comune, e non è comune neanche la formazione di una nuova spora

dove da un tubetto germinativo, si forma un'altra spora (il fenomeno è chiamato microciclo).

Le condizioni ambientali e nutrizionali adatte sono uguali per tutti i funghi che sono : la presenza

di acqua allo stato liquido, umidità, la presenza di ossigeno, la necessità di CO2, la temperature.

Per quanto riguarda la richiesta di nutrienti queste sono generalmente già presenti all'interno della

spora in quantità adatte per la germinazione, se qualcuno è assente, il processo avrà luogo solo nel

caso che possa essere reperite insufficienti concentrazioni nel substrato, lo stesso accade se la spora

appartiene a un organismo che nn sa sintetizzare vitamine o aminoacidi. Le esigenze nutrizionali

sono fosforo, zolgo, carboidrati e fonti azotate.

Alcune specie fungine hanno un periodo di latenza, che può essere di due tipi : endogena e

esogena, endogena viene ritardato a causa di caratteristiche intrinseche, esogena per fattori

ambientali.

LA RIPRODUZIONE DEI FUNGHI

I funghi hanno cicli vitali complessi e per la gran parte di essi esiste uno stadio sessuato

(telomorfico) e uno asessuato (anemorfico).

Spore sessuate: Sono spore che coinvolgono, processi di fecondazione e fusione di nuclei, sono

quattro i tipi di spore sessuate: oospore, zigospore, ascospore e basidio spore.

Spore asessuate: Si formano secondo varie modalità e hanno aspetto e comportamenti differenti.

Le sporangiospore sono prodotte all'interno di uno sporangio e le sporangiospore possono essere

mobili (flagellate) o immobili.

Più semplici sono le tallospore che si formano per frammentazione di ife preesistenti e le

blastospore che sono prodotte dalle ife per gemmazione.

Conidiospore o conidi sono propaguli prodotte da ife specializzate dette conidiofori dalle quali essi

si separano appena prodotti.

Le strutture sporangine, sono di diversa tipologia, le principali sono:

Fruttificazioni libere: le ife sporigene a volte sono indifferenziate, simili alle altre più

• spesso, si riscontra la presenza di rami specializzati (sporofori).

Sinnemi: ha una struttura formata da un insieme di conidiofori riuniti a mazzo al cui apice si

• formano le spore.

Sporodochi: sono costituiti da un fitto intreccio di ife ammassate a formare un cuscinetto

• Acervuli: sono simili agli sporodochi e sono più brevi e strettamente cementati

• Picnidi: sono formati da uno strato esterno di forma tondeggiante, il cui interno è tappezzato

• totalmente o in pare da corti conidiofori.

CLASSIFICAZIONE DEI FUNGHI PATOGENI

Gli organismi fitopatogeni che sono indicati come “funghi” sono un gruppo eterogeno tra cui

Protozoi e Funghi propriamente detti.

Protozoi: Sono organismi monocellulari o pluricellulari fagotrofi (organismi che utilizzano come

cibo altri organismi viventi) tra questi ci sono i Myxomycota , che sono organismi privi di parete,

sono saprofiti e causano malattia epifitiche, sviluppandosi sulla superficie di piante che crescono in

prossimità del terreno e i Plasmodiophomycota che sono invece parassiti obbligati la cui intera

esistenza si svolge all'interno di un ospite sottoforma di plasmidio.

Chromista: Appartengono a questo regno alcune alghe brune diatomee, oomiceti e altri organismi,

molti sono fotosintetici, non utilizzano l'amido come riserva energetica e hanno un pigmento

fotosintetico diverso da quello delle piante (clorofilla c)

Eumycota: Appartengono a questo gruppi :

Gli zygomycota , sono funghi terrestri, saprofiti e alcuni si comportano come parassiti o

• simbionti. Prediligono ambienti con molta acqua, le spore si chiamano zygospore.

Gli ascomycota sono funghi che si trovano ovunque , comprendono forme e comportamenti

• molto vari, le spore sessuate si chiamano ascospore e vengono prodotte dall'asco. Gli aschi

sono liberi solo in pochi gruppi, in altri sono contenuti in gruppi fruttiferi detti ascocarpi che

possono assumere forme diversi come apoteci (a coppa) , periteci (a fischetto), cleistoteci

(sferiche).

I basidiomycota, in questi funghi non esistono strutture sessuali differenziati ma si

• riproducono con la germinazione basidiospore, che sono prodotte dal corpo fruttifero

chiamato basidio. Il ciclo dei basidiomiceti comprende: la germinazione di basidiospore

aploidi dal quale si sviluppa il micelio, fusione di ife somatiche di due miceli , formazione

del micelio secondario e formazione dei basidiocarpi che originano basidiospore. Di solito

sono saprofiti, ma alcuni sono anche parassiti e comprendono anche simbionti micorrizici.

IL PROCESSO DI INFEZIONE

I funghi possono contrarre con l'ospite un rapporto di tipo biotrofico oppure comportarsi come

necrotrofi anche se alcuni sono intermedi (prima sono biotrofi e poi sono necrotici). Gli eventi

principali che abbiamo nel processo di infezione sono: il contatto iniziale, la penetrazione, la

colonizzazione e l'evasione (questo processi vale per biotrofi e necrotofi, anche se gli ultimi sono

più distruttivi).

Il contatto iniziale: Quasi sempre una spora raggiunge l'ospite, la germinazione richiede condizioni

micrometeorologiche come buona luce, bagnatura fogliare, buona concentrazione d'ossigeno dove

ognuno di questi fattori sono adatte ai diversi patogeni. Se il contatto con l'ospite avviene a livello

della foglia, lo spessore della cuticola può essere determinante per l'infezione. Una volta avvenuta,

la spora emette il tubetto di germinazione , se non ci sono le condizioni adatte per l'adesione, esso si

atrofizza e ne viene emesso un altro, in posizione differente al fine di ricercare la posizione adatta.

Successivamente c'è una serie di eventi, tra cui lo sviluppo dell'ifa e la sua adesione all'ospite, l'ifa

si differenzia in una struttura chiamata appressorio, di forma variabile e aderente al substrato, da

cui si origina l'ifa deputata alla penetrazione. La formazione dell'appressorio è indotta da condizioni

che possono essere la durezza e l'idrofobicità della superficie, dove si trova il tubetto germinativo o

l'ifa da esso originata. Nel corso della sua formazione l'appressorio si separa dall'ifa che lo ha

generato mediante un setto, e sulla parete si deposita melanina, per renderlo resistente alla pressione

di turgore che viene creata per facilitare la penetrazione.

La penetrazione: La penetrazione può avvenire in 2 modi: per ferite e aperture naturali e per via

diretta (cioè l'azione meccanica esercitata dal fungo).

Le ferite possono essere accidentali o naturali, quelli accidentali sono prodotte da agenti

atmosferici, da animali ecc. mentre quelle naturali si formano in seguito a normali processi

fisiologici della pianta come l'abscissione fogliaria e l'emissione di radici laterali. I funghi necrotofi

utilizzano questa via e per questo vengono detti funghi da ferita.

Gli stomi sono le principali aperture naturali ad essere sfruttate dai funghi patogeni assieme alle

lenticelle. Le cellule stomatiche sono costituite da cellule di guardie dove la loro elevazione rispetto

alle altre cellule costituisce una barriera per i funghi.

La penetrazione si ha secondo una duplice strategia spesso utilizzata contemporaneamente cioè la

lisi e la forza meccanica. Al di sotto dell'appressorio, abbiamo un ifa di penetrazione che è lo

stiletto, il quale esercita una spinta meccanica sullo strato di cuticola sottostante e anche una azione

litica sui costituenti della cuticola. La spinta meccanica sfrutta la pressione di turgore che si è

venuta a creare, mentre la strategia principale del fungo è quello di degradare, grazie alla cutinasi,

di degradare le cellule della foglia. Dopo aver oltrepassata la barriera, un ulteriore ostacolo è di

parete cellulare, qui altri enzimi concorrano la lisi, degradando le emicellulosa e le cellulasi

degrandono la cellulosa. Va inoltre sottolineato che la forzatura degli stomi da parte del fungo,

rientra nei meccanismi di penetrazione diretta.

La colonizzazione: Abbiamo differenti modalità con le quali il fungo può istaurare un rapporto di

parassitismo con l'ospite,intercellulare se il patogeno si sviluppa nello spazio tra cuticola ed

epidermide, la sua crescita è data dai nutrienti rimossi dalle cellule per via enzimatiche, mentre è

intracellulare quando le ife del fungo si differenziano all'interno della cellula. La colonizzazione è

di tipo vascolare quando il patogeno si insedia nei vasi xilematici.

I patogeni necrotofi, sfruttano i costituenti cellulari dei tessuti quale fonte di nutrimento a differenza

dei biotrofi che utilizzano i prodotti del metabolismo. Questo tipo di funghi ha avuto un successo

evolutivo per la capacità di uccidere velocemente la cellula ospite con la degradazione per via

enzimatica (la pectinasi, la depolimerasi, le cellulasi e le proteasi).

I funghi biofitrici, colonizzano inizialmente i tessuti dell'ospite secondo una strategia di tipo

biotrofico, differenziando ife e vescicole d'infezione, successivamente dalle vescicole d'infezione

vengono sintetizzate una maggiore quantità di enzimi che trasformano il fungo da biotrofo in

necrotrofo.

L'evasione: La maggior parte dei funghi fitopatogeni sviluppa le proprie ife all'interno dei tessuti

dell'ospite, in questa fase si differenziano le strutture riproduttive, per lo più all'esterno degli organi

della pianta per consentire la disseminazione dei propaguli.

PRINCIPALI ESPRESSIONI SINTOMATOLGICHE

I funghi possono causare nelle piante alterazioni molto diversificate: nelle malattie trofiche i

sintomi provocati dai funghi, si trovano su foglie, steli e rametti ma possono trovarsi anche su fiori

e frutti. Caratteristico è lo strato muffoso biancastro che si nota sulla superficie dell'ospite, tanto che

gli oidi vengono chiamati “mal bianco”, questo determina l'arresto dello sviluppo degli organi

infettati, provocandone una deformazione. Sui frutti possono verificarsi delle fessurazioni (come nel

caso della vite che ci sono spaccature che si verificano negli acini), delle peronospore, il sintomo

più caratteristico è costituito dalla comparsa sulla lamina fogliare, di una o più macchie giallastre

(come la macchia d'olio che si nota sulle foglie di vite infette). Sugli organi erbacei di piante colpite

dalle ruggini, che hanno colorazione diversa e da questo si origina il nome ruggine nera, ruggine

bruna, ruggine gialla. I funghi, agenti di malattie auxoniche, determinano alterazione di tipo

morfologiche, alterazione dello sviluppo che vanno a interessare o tutta la pianta o alcune parti della

pianta, le foglie appaiono spesso deformate, bollose e ispessite, mentre i fiori possono subire

alterazioni piuttosto evidenti o essere completamente assenti, frutti mostrano varie tipi di

deformazione accompagnate da fessurazioni, nei rametti ci sono le formazioni di galle. Negli ospiti

erbacei la taglia di questi risulta alterata, come nanismo e gigantismo oppure come l'allungamento

anomalo (giberellina fujikoroi) . Più raramente c'è la formazione di tumori su steli e organi

riproduttivi.

La colonizzazione dell'ospite dalle malattie necrotiche è evidenziata dal disseccamento dell'aria

infetta, macchie necrotiche compaiono sulla foglia di color bruno-rossastro, menre sui fusti erbacei

si osservano aree disidratate di colore scuro, i fiori presentano alterazione analoghe ai frutti e c'è un

arresto di sviluppo.

Sui steli erbacei e sui rami legnosi, gli agenti della malattia necrotica provocano l'insorgenza di

cancri, il sintomo è costituito da zone depresse e imbrunite in corrispondenza delle ferite, il ramo

affetto da cancro stenta a crescere o dissecca completamente.

I sintomi della tracheomicosi sono avvizzamenti di una parte o della totalità delle vegetazione delle

piante infette , la pianta infettata precocemente ha come sintomo la taglia alterata. I sintomi esterni

della tracheomicosi sono imbrunimento del sistema xilematico e formazione di tille, dove il risultato

finale porta al disseccamento della pianta.

Il sintomo provocato dalle malattie litiche è il marciume che interessa le varie parti della pianta, il

marciume è localizzato nella zona del colletto, con successive estensioni dell'apparato radicale, il

tessuto prima mostra un imbrunimento e poi un rammollimento, dove la pianta necrotizza

rapidamente. Alterazioni di tipo litico possono interessare anche colture orticole, le piante infette

presentano un ingiallimento e successivo avvizzimento dell'apparato fogliario causato da marciume.

I frutti perdono consistenza e raramente la disidratazione del tessuto, possiamo anche avere il

marciume del cuore, che porta al marciume della parte interna del frutto.

I funghi sono gli unici a provocare malattie ipnochereutiche, che interessano la struttura lignificata

della pianta, con questa malattia si ha il disfacimento dei tessuti di sostegno della pianta, dove

questi hanno una consistenza spugnosa e si sfaldano con facilità, il sintomo è noto come “caria”,

che può compromettere la stabilità dell'intera pianta che si spezza facilmente. Nelle piante in cui si

ha queste malattie del legno, si manifestano spesso gomme sui rami e sul fusto e la fuoriuscita

avviene dove si è inserito il patogeno. Le foglie ingialliscono e cadono, e presentano macchie

rossastre, lasciando la foglia come impollinata, sui frutti compaiono macchie rossastre o aree

marciscenti che nel loro insieme vengono indicate come “allupatura”.

EPIDEMIOLOGIA

I funghi sono in grado di diffondersi nella popolazione di piante ospiti, dando luogo a un

progressivo incremento dell'incidenza della malattie che nei casi più gravi può avere caratteri

epidemici. I danni attribuiti dalle epidemie sono tali da comportare la distruzione completa del

raccolto (alcune epidemie hanno causato carestie in particolare in Irlanda la peronospera della

patata).le epidemie ,per avere un incremento devono avere un ambiente favorevole sulla

popolazione suscettibile. La continua selezione operata dai coltivatori per favorire le caratteristiche

nutrizionali ha provocato un disequilibrio tra l'aggressività del patogeno e le difese della pianta. Le

epidemie su foglie e frutti si evolvono più rapidamente mentre sul legno è più lenta.

Fattori che influiscono sullo sviluppo delle epidemie: L'ambiente nel quale si ha l'attività dei

patogeni incide sulla loro capacità di diffusione e di conseguenza di infettare rapidamente un gran

numero di piante ospite, la diffusione dei propaguli fungini che avviene per vento e per pioggia è

più agevole rispetto a quanto avviene nel suolo, in ambiente ipogea la propagazione dell'infezione è

dovuta alla continuità tra piante infette e ospiti sani e al movimento limitato di strutture mobili

come le zoospore. Patogeni con un ciclo di vita corto possono dare luogo a infezione

successivamente alla loro morte.

Forme di diverse ipedemie: I patogeni vengono distinti in due categorie fondamentali, patogeni

monociclici e patogeni polietici , che necessitano di più annate per portare a termine la

colonizzazione dell'ospite.

Epidemie determinate da patogeni policiclici: Ai patogeni policiclici appartengono agenti

• di peronospore, ruggini ecc. La sopravvivenza dei patogeni policiclici è data sia da strutture

derivanti dalla riproduzione sessuata sia da organi specializzati come gli sclerozi. Le

strutture sessuate sono tipiche di questi patogeni, come i miceti che si comportano come

parassiti obbligati (si possono trovare nei semi contaminati). Gli organi in cui sono presenti

questi funghi servono a stabilire siti d'infezione più estesi. La manifestazione di questi

sintomi è seguita dalla formazione di spore che determinano nuove infezioni. Il primo

fattore dipende dal tipo di ospite, dalla durata del periodo, dalle condizioni ambientali e

climatiche. La maggior parte dei patogeni policiclici è caratterizzata dalla capacità di

produrre quantità di spore. Le condizioni ambientali influiscono in maniera determinante

sull'istaurarsi di nuove infezioni. La rappresentazione grafica dell'infezione è una curva

chiamata “Gompertz”. Questa curva ci permette di capire che la progressione della

epidemia ha un massimo incremento all'inizio del processo (quando c'è maggiore parte sana

della pianta), via via che la pianta viene infettata ci sono meno cellule sane e quindi

l'incremento va diminuendo. L'incremento dell'epidemia declina quando il 35-50 % della

pianta è già stata infettata.

Epidemia determinata da patogeni monociclici: E' data da un solo ciclo infettivo, a questa

• categoria appartengono i funghi presenti nel suolo, provocano marciume o avvizzimenti

nella parte ipigea della pianta , la sopravvivenza di questi patogeni è data da strutture

specializzate come sclerozi, clamidiospore, questi danno anche come sintomi carie e

carboni. I patogeni monociclici non formano inoculi aggiuntivi in grado di provocare nuove

infezioni, questo è dovuto alla durata del processo infettivo e alla difficoltà di dispersione

dell'inoculo. I danni determinati dal patogeno dipende dalla quantità dell'inoculo, la sua

efficienza è influenza dalla virulenza del patogeno e dalle condizioni ambientali.

L'andamento dell'epidemia è data da una curva monomolecolare, dove all'inizio si ha un

incremento dovuto al numero di propaguli e alla virulenza del patogeno che via via declina

nel tempo.

La diffusione del patogeno può essere fatta da una pianta infetta a una pianta sana attraverso

l'acqua che scorre nel terreno e la formazione è favorita dalla disponibilità idrica a livello

dell'apparato radicale. Le infezioni provocate sull'apparato radicale sono dovuti ai propaguli

infettivi , ma anche al micelio quando si ha il contatto fra radici sane e radici infette, questo

quando c'è una elevata fittezza di impianto (marciume radicale e del colletto del pomodoro)

Conseguenti strategie di difesa: La riduzione dei danni dovuti ai patogeni monociclici viene

conseguita dalla pianta diminuendo l'inoculo, così da limitarne i danni. Ciò può essere ottenuto sia

intervenendo sul terreno, in modo da provocare la divitalizzazione dell'inoculo, però non è sempre

necessario eliminarlo completamente, perché basta ridurne le quantità. Il patogeno monociclico può

comportarsi da policiclico, dove è opportuno attuare pratiche per impedirne la diffusione, le

strategie usate di difesa per i patogeni policiclici puntano a ridurre il tasso di incremento e il periodo

di incremento dell'epidemia, viene fatto impedendo alle spore di creare cicli secondari di infezione

o cercando di prevenire l'insorgenza di infezione primarie.

LA DIAGNOSI

Effettuare la diagnosi di una malattia per difendere le colture è una operazione molto importante

sotto il profilo economico, se è fatta tempestivamente può far risparmiare interventi inutile per fare

quelli più efficaci. Vi sono casi dove si può facilmente diagnosticare una malattia, osservandone i

sintomi, però per giungere a una diagnosi certa bisogna identicare la causa (cioè identificare il

patogeno).

PROCEDIMENTO DIAGNOSTICO

1. Esame visivo delle piante malate in loco o dei campioni pervenuti in laboratorio: Lo scopo è

di rilevare i sintomi della malattia sui campioni prelevati però è meglio esaminare le piante

nell'ambiente in cui sono cresciute perché può dare informazioni importanti (distribuzione

piante malate rispetto alle sane, ristagni d'acqua, vicinanza di altre colture ecc.). Se l'esame

invece è svolto su campioni devono essere scelti in modo che rapprestano tutti i sintomi

presenti sulla pianta.

2. Acquisizione di tutte le informazioni utili per la diagnosi: Queste informazioni riguardano la

comparsa dei primi sintomi, la loro evoluzione, l'età della pianta, le cultivar più colpite, la

provenienza del materiale di propagazione ed eventuali interventi fitoiatrici effettuati come

concimazioni.

3. Confronto delle osservazioni effettuate e delle informazioni acquisite: si può identificare la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in produzioni agraria in ambiente mediterraneo (Lamezia Terme)
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher riccardo.rizzo.5851 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia Vegetale e Fitoiatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Agosteo Giovanni.

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