PATOLOGIA GENERALE
Definizione, sintomi e segni (clinica), meccanismi fisiopatologici.
PATOLOGIA: studio delle anomalie strutturali e funzionali che si estrinsecano sulla
struttura vivente
PATOLOGIA GENERALE: studio dei meccanismi che stanno alla base del fenomeno
morboso. La patologia generale studia
Eziologia: le cause della malattia
Patogenesi: meccanismi con cui le cause agiscono
EZIOLOGIA: le cause che determinano la rottuta dell’equilibrio omoestatico della
cellula possono essere di varia natura, ma si possono dividere in cause intrinseche
all’organismo (genetiche, neoplasiche, endocrine…) ed estrinseche all’organismo
(infettive, tossiche, da agenti fisici e chimici…)
PATOGENESI: studia i meccanismi patogenetici con cui le diverse cause agiscono,
possono essere tra i più disparati, dalla sintesi di una proteina alterata, al blocco di un
canale ionico, all’alterazione di un meccanismo di feed-back ormonale etc.
Esempi
Eziologia/patogenesi del colera: il colera si sviluppa da un’infezione intestinale da
parte del vibrione del colera, la patogenesi della malattia è rappresentata da un
complesso meccanismo biochimico che collega l’infezione colerica con la
sintomatologia diarroica della malattia. La subunità B della tossina colerica si lega al
ganglioside di membrana GM1 e permette alla tossina di entrare. La subunità A,
utilizzando il NAD come donatore, trasferisce un residuo di ADP-ribosio dal NAD su uno
specifico amino acido della unità alfa stimolatoria della proteina G associata alla adenil
ciclasi. La ribosilazione inattiva l'attività GTPasica e quindi prolunga il mantenimento
della proteina G in fase attiva con conseguente aumento intracellulare di cAMP • Ciò
inibisce l'assorbimento di Na+ e attiva l'escrezione di Cl- (con conseguente escrezione
passiva di Na+ per mantenere l'elettroneutralità intracellulare) da parete delle cellule
intestinali. L'acqua esce in modo passivo (seguendo il Na+) dalle cellule, si riversa nel
lume intestinale e produce diarrea, che costituisce il segno caratteristico della
infezione colerica
Eziologia/patologia della falcemia: l’eziologia è genetica, è una mutazione puntiforme
(una timina che sostituisce un’adenina) a livello del gene che codifica per le catene
beta dell’emoglobina e produce una valina che sostituisce un acido glutammico. La
patogenesi è legata al fatto che la valina mutata, in presenza di basse concentrazioni
di O2, forma ponti con alcuni aa di altre catene beta producendo aumento della
viscosità, irrigidimento della membrana, disidratazione per uscita di sodio e di potassio
ed entrata di calcio. L’HbS è instabile ed aumenta la produzione di radicali liberi
dell’ossigeno che partecipano a danneggiare le membrane dell’eritrocita. La
formazione di HgS è seguita dall’accorciamento della loro vita media e quindi anemia
emolitica, e dall’ostruzione del flusso di sangue nei letti capillari con danno tissutale.
LIVELLI D’INDAGINE
L’evoluzione della patologia generale a partire dalla patologia d’organo, con l’impronta
prevalentemente morfologica, alla patologia cellulare, subcellulare e molecolare è
stata condizionata dall’evoluzione delle tecniche di indagine. Sono diversi gli aspetti
della patologia che possono essere indagati:
Morfologico macro e microscopico
Biochimico
Genetico
Nell'800, Rudolf Virchow, introdusse il concetto che alla base di ogni fenomeno
patologico vi fosse un danno della più piccola unità vivente: LA CELLULA.
Questo rimane tuttora il fondamento della patologia moderna che tende ad
interpretare il danno cellulare come risultante di un'alterazione o di un superamento
dei meccanismi omeostatici che permettono alla cellula di sopravvivere nell'ambiente.
Lo stato di malattia della cellula si ripercuote in modo più o meno grave, in funzione
dell'entità e delle circostanze, sui tessuti, sugli organi ed in fine sull'intero organismo.
DANNO CELLULARE
Le cellule sono esposte a molteplici insulti nocivi che vanno dalla carenza di sostanze
essenziali o di ossigeno, all’esposizione ad agenti dannosi di tipo microbiologico, fisico,
chimico, immunologico e metabolico. L’equilibrio elettrolitico è fondamentali.
Se lo stress che colpisce la cellula va oltre alle capacità di adattamento per intensità
(danno acuto) (danno cronico)
o durata si va incontro ad alterazioni che sono
irreversibili. Il punto di non ritorno è influenzato da molteplici fattori, sia legati alla
natura ed alla intensità dello stimolo che alla cellula o al tessuto interessato.
La risposta cellulare dipende da diversi fattori: 1. Tipo di noxa patogena
2. Sua intensità e durata
3. Tipo e stato metabolico-funzionale della
cellula
STRESS ACUTO se esposta a stress risponde con la sintesi di proteine particolari, le
HSP.
heat-shock proteins o La risposta si sviluppa all’arco di pochi minuti e dura circa
24 ore.
Le HSP hanno la funzione fisiologica di partecipare al corretto ripiegamento delle
proteine chaperone).
proteine e al loro adeguato indirizzamento cellulare (
Quando aumentano nelle varie condizioni di stress, queste proteine riconoscono le
proteine danneggiate, le riparano e le reindirizzano alla giusta locazione cellulare.
ubiquitina
Altrimenti le proteine danneggiate vengono legate alla (formato da 76 aa),
la quale marca le proteine irreversibilmente danneggiate per la degradazioni che
avviene nel proteosoma a opera di enzimi proteolitici.
Un ulteriore meccanismo cellulare per degradare le componenti non funzionali, è
l’autofagia, un processo catabolico (alternativo all’utilizzo del complesso del
proteasoma e dell’ubiquitinazione) che coinvolge la degradazione dei componenti
stessi della cellula attraverso meccanismi lisosomiali. È un processo che sembra
essere coinvolto in risposta a diversi danni cellulari.
L’autofagia è sostanzialmente il programma di riciclaggio interno del corpo: le cellule
danneggiate vengono individuate e alcune parti vengono riutilizzate per generare
energia o creare nuove cellule e per eliminare proteine danneggiate dall’interno della
cellula. Carenze della funzione autofagica sono state individuate nei meccanismi
patogenetici delle malattie neurodegenerative, cardiovascolari, dell’invecchiamento
ecc.
Il processo, in funzione della sua modulazione, può avere in alcuni casi un duplice
significato:
protezione e aumento di sopravvivenza della cellula o sua eliminazione.
Ci sono numerosi dati sperimentali che indicano che la sintesi di HSP e l’innesco
dell’autofagia aiuta la cellula a superare brevi periodi di stress, impedendo che
imbocchi la via del danno irreversibile. Tuttavia se lo stimolo nocivo è troppo intenso o
dura troppo a lungo, la cellula supera il punto di non ritorno e va incontro a necrosi.
RIGONFIAMENTO IDROPICO E TORBIDO: costituisco aspetti lievemente diversi sul piano
di vista morfologico di un danno cellulare che può essere reversibile, ma che può
essere l’anticamera della necrosi. Sono il primo riscontro del danno cellulare da ipossia
osservabile con il microscopio ottico.
Le cellule hanno un aspetto dilatato, per aumento del contenuto idrico, e se osservate
a fresco si rileva una granulosità diffusa nel citoplasma, probabilmente dovuta ad
accumulo e condensazione di proteine. I mitocondri sono dilatati ed anche le
membrane del reticolo endoplasmatico (prime lesioni riscontrabili al microscopio
elettronico).
Il primo effetto dei danni prodotti dallo stress acuto si verifica inibendo l’attività delle
pompe Na-K, aumentando quindi la concentrazione di Na e di H2O all’interno della
cellula.
Gli organi colpiti, soprattutto rene, cuore, fegato, sono ingranditi tesi ed hanno
anch'essi un aspetto opaco. Il meccanismo è dovuto ad un iniziale danno delle pompe
ioniche di membrana. Le cause che producono questo quadro sono molteplici: ipossia,
malnutrizione, e soprattutto le cause tossiche e tossinfettive.
DEGENERAZIONE VACUOLARE: variante o evoluzione sul piano morfologico del
rigonfiamento idropico. La granulosità diffusa presente nel citoplasma della cellula in
rigonfiamento idropico assume l'aspetto vacuolare contenenti un materiale
debolmente eosinofilo. I vacuoli, limitati da una membrana, sono espressione
dell'edema citoplasmatico localizzato con segregazione dell'eccesso di liquido (che
contiene proteine). I vacuoli Classificazione dei tessuti proposta nel 1894 da Giulio
possono fondersi Bizzozzero Un organo può essere costituito da:
successivamente con i a) Cellule che si dividono e si replicano continuamente
lisosomi. Il quadro è (cellule labili); epiteli di rivestimento (epidermide,
frequente soprattutto a endometrio, mucose);
livello epatico ed e causato
soprattutto dalle condizioni b) Cellule che non si replicano continuamente ma che
di ipossia. sono capaci di divisione cellulare in risposta a certe
richieste (cellule stabili); tessuti ghiandolari (fegato);
c) Cellule che sono incapaci di divisione cellulare
STRESS CRONICO Lo
(cellule perenni); cellule altamente specializzate
stimolo lesivo, quando (neuroni, cellule muscolari cardiache).
agisce in modo cronico e
non è di intensità tale da
innescare i processi che
portano alla morte cellulare,
induce modificazioni adattative il cui scopo è quello di facilitare la sopravvivenza
cellulare. Tali alterazioni sono reversibili alla rimozione dello stimolo. (ipertrofia)
Modificazioni adattative: • Aumento del volume e delle dimensioni cellulari
ipotrofia / atrofia)
• Riduzione del volume e della specializzazione cellulare (
(ipoplasia o iperplasia)
• Alterazioni del loro numero
• Alterazioni di tipo differenziativo degli elementi cellulari presenti in un tessuto
(metaplasia, displasia)
accumuli intracellulari
• Formazione di (ad es. steatosi)
ATROFIA: E' una risposta adattativa della cellula che riduce la massa del suo
citoplasma e la sua funzionalità, limitando in questo modo il suo fabbisogno
energetico. Alcune forme di atrofia vengono definite fisiologiche, ma più spesso il
fenomeno assume connotati patologici:
• ridotta richiesta funzionale
• mancanza di innervazione di un muscolo
• ridotto apporto ematico
• insufficiente apporto nutrizionale
• interruzione dei segnali trofici
• in alcune infiammazioni croniche (ad.es. gastrite atrofica)
• invecchiamento (non è reversibile e non è una risposta adattativa)
Una caratteristica interessante dell’atrofia, che condiziona direttamente la
sopravvivenza del paziente, è la sua propensione ad essere di maggiore entità nei
tessuti non essenziali, come il tessuto adiposo, rispetto a quella che si verifica nei
tessuti funzionalmente più importanti, come il cervello. Istologicamente l’atrofia
cellulare è caratterizzata dalla distruzione degli organuli (ad es. i mitocondri) e delle
proteine strutturali, senza che avvenga morte cellulare. L'eliminazione di tali strutture
avviene o per aumentata degradazione proteica o per riduzione della sintesi o per
entrambi i fenomeni. In molti casi di atrofia si formano autofagosomi o
autofagolisosomi (definiti globalmente come vacuoli autofagici).
Il processo di autofagocitosi è rapido ed attivo, dato che viene bloccato dagli inibitori
della sintesi proteica. Viene attivata anche la via ubiquitina-proteasomi presente nel
citoplasma cellulare. Dopo un certo tempo, il materiale non digerito, ricco di lipidi e
chiamato lipofuscina, si compatta in strutture ad alta densità, chiamati corpi residui,
che sono una caratteristica istologica presente nelle cellule atrofiche. Se il deposito è
diffuso, produce una colorazione macroscopicamente evidente del tessuto, definita
atrofia marrone.
METAPLASIA: è la sostituzione di un tipo di cellula differenziata con un altro tipo di
cellula differenziata; il cambiamento non avviene a livello dei due tipi cellulari già
differenziati ma a livello delle cellule progenitrici.
Rappresenta un’alterazione della normale sequenza degli eventi differenziativi
controllata dai geni omeotici. È un processo di adattamento reversibile indotto in un
tessuto in risposta ad un’infiammazione cronica o ad un’anomala stimolazione della
crescita. È di solito un processo innocuo, che spesso offre un vantaggio selettivo,
tuttavia a volte può alterare la funzionalità di un organo; inoltre si associa ad un danno
tissutale cronico e quindi gli stessi stimoli che portano alla metaplasia possono essere
cancerogeni.
DISPLASIA: è un proliferazione disordinata di cellule che si verifica prevalentemente
negli epiteli ed è caratterizzata da: variazioni di grandezza e di forma delle cellule;
ingrossamento, irregolarità, ipercromatismo dei nuclei; mitosi abbondanti e localizzate
non solo nello strato basale ma non atipiche; non si verifica invasione della membrana
basale (la cellula si è fatta strada e sta entrando nel capillare metastasi); anarchia
architetturale dell’epitelio.
La cellula displasica è meno differenziata, la sua replicazione non è ben regolata, ma
non è ancora autonoma ed il fenomeno è reversibile. Vi sono molte caratteristiche
citosoliche in comune con il cancro ed il limite tra le due forme può essere molto
sottile. La displasia è un fenomeno precanceroso, cioè è probabilmente una tappa
necessaria nell’evoluzione neoplastica.
IPERTROFIA: è l’aumento reversibile della dimensione della cellula tramite l’accumulo
di componenti strutturali di solito finalizzata ad un aumento della capacità funzionale.
Non deve essere confusa con processi come il rigonfiamento idropico o con fenomeni
di accumulo (steatosi). Nell’ipertrofia pura il contenuto di DNA/mg di proteina tissutale
è diminuito.
Si verifica: in stimolazioni ormonali, aumentata richiesta funzionale. Alcune ipertrofia
vengono definite fisiologiche (gravidanza), altre patologiche. Alla base del fenomeno vi
è l’attivazione genica mediata dai fattori di crescita che in funzione della specifica
situazione della cellula possono indurre ipertrofia o iperplasia. Molto spesso, quindi, sia
i fenomeni di ipertrofia che di iperplasia contribuiscono all’ingrandimento di un organo
contenente cellule stabili o labili. L’incremento della sintesi proteica sembra essere il
fenomeno prevalente ed ha come base ultrastrutturale un aumento di ribosomi e
poliribosomi. Il ridotto catabolismo produce una riduzione del volume e del numero dei
vacuoli autofagici.
Si cominciano ad evidenziare differenze qualitative tra ipertrofie fisiologiche e
patologiche, ad es., l'ipertrofia cardiaca da ipertensione causa una riduzione della
contrattilità miocardica. Diversi fattori possono essere responsabili: una maggior
difficoltà di ossigenazione della cellula ipertrofica; il profilo di espressione genica tende
ad assumere le caratteristiche di quello del cuore fetale; un aumento progressivo dei
fenomeni apoptotici con conseguente aumentata perdita di elementi contrattili.
IPERPLASIA: E' l'aumento reversibile del numero di cellule presente in un organo
costituito da elementi labili o stabili. Come nel caso dell'ipertrofia, alcune iperplasie
vengono definite fisiologiche, altre patologiche ed il fenomeno si verifica in situazioni
di: aumentata richiesta funzionale; iperstimolazione ormonale; ma anche danno
cellulare persistente. I meccanismi che determinano l'iperplasia sono quelli che
controllano la proliferazione cellulare: mitogeni, fattori di crescita, dimensioni della
popolazione cellulare ecc. Non bisogna quindi stupirsi che l'iperplasia costituisca un
suolo fertile per l’instaurarsi di fenomeni neoplastici
ACCUMULI IONTRACELLULARI: quantità anormale di diverse sostanze nel citoplasma,
negli organuli cellulari o nel nucleo. Il materiale accumulato può originarsi nella cellula
stessa o essere prodotto altrove. Il materiale può essere organico o inorganico: 1.
Costituenti cellulari normali (proteine, lipidi, carboidrati); 2. Sostanze anomale
(minerali, tossine((endogene)), prodotti di sintesi o metabolismo alterati((endogene)));
3. Pigmenti.
L’accumulo cellulare può essere innocuo o produrre lesioni di varia gravità, può essere
espressione della reazione cellulare alla lesione o essere il risultato di eccessiva
biodisponibilità.
Meccanismi di formazione: 1. eccesso di produzione e assunzione, superamento dei
normali meccanismi metabolici; 2. riduzione metabolizzazione per difetto metabolico
acquisito o alterazione genetica (deficit enzimatico, trasporto o ripiegamento alterato
di proteine anomale); 3. eccessivo accumulo in assenza di enzimi di metabolizzazione
e per saturazione di meccanismi di eliminazione.
STEATOSI: accumulo di trigliceridi in cellule parenchimali che si presentano come
gocce di dimensioni variabili a seconda dello sviluppo e del tipo di processo lesivo. Gli
organi più colpiti sono fegato, rene, miocardio, anche se il fegato va indubbiamente
incontro a steatosi con particolare frequenza. Le steatosi sono in genere prodotte da
svariate cause esogene (con diverso meccanismo patogenetico), tranne due rari casi
in cui la patologia è causata da deficit enzimatici su base genetica: morbo di Wolman,
deficit di una lipasi acida lisosomiale; abetalipoproteinemia, in cui vi è una carenza
della sintesi di apoproteina B.
Al microscopio il grasso appare sottoforma di goccioline o singole gocce che occupano
tutto il citoplasma schiacciando il nucleo contro la membrana cellulare.
Il fegato è l’organo più colpito: 1. un ruolo centrale nel metabolismo dei trigliceridi e
delle lipoproteine 2. una marcata esposizione ad agenti steatogeni di derivazione
gastrointestinale.
CAUSE: 1. Aume
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