INTRODUZIONE ALLA PATOLOGIA GENERALE
La parola patologia deriva da: “Phatos” e “Logos” e significa studio delle malattie. Quindi la patologia va a
studiare le cause delle malattie e i suoi effetti, ovvero le alterazioni che possono essere a livello di: una
singola cellula, del tessuto, di un organo o di un sistema. Queste alterazioni possono essere di vario tipo:
strutturali-biochimiche-funzionalità e derivano dall’agente eziologico (causa). Queste alterazioni a loro
volta danno origine ai sintomi del paziente.
Nello studio della patologia si possono indicare quattro punti chiave:
1. EZIOLOGIA: (studio dei fattori che sono responsabili delle alterazioni che si osservano a livello
microscopico nella cellula e a livello macroscopico nell’organismo. quindi l'eziologia va a studiare
l'origine delle malattie).
I fattori eziologici delle patologie possono essere raggruppati in due macro famiglie:
Fattori acquisiti: che possono essere fattori ambientali: di origine virale, batterica, fungine,
fattori nutrizionali, ma anche fattori fisici: radiazioni elettromagnetiche, radiazioni
ionizzanti, ultraviolette, possono essere alterazioni delle risposte immuno-difensive;
Fattori ereditari: sono dei fattori genetici, in particolar modo sono delle mutazioni ( è
un’alterazione del codice genetico, cioè una sostituzione di un nucleotide in più nella
sequenza di un nostro genoma o uno in meno, oppure un cambiamento nucleotidico, cioè
un nucleotide al posto di un altro). Queste mutazioni sono alla base di alcune patologie,
però c’è da dire che le malattie che sono causate da singole mutazioni, che prendono il
nome di malattie monogeniche, sono malattie molto rare. Le malattie che affliggono la
maggior parte della specie umana sono, invece, definite Malattie Multifattoriali, cioè quelle
malattie alla cui base non vi è un solo fattore che può essere ereditario, una tossina… ma
sono malattie in cui ci sono vari fattori scatenanti esterni su individui che possono essere
geneticamente predisposti.
2. PATOGENESI: (studia quelle che sono le reazioni sia a livello biochimico sia a livello molecolare che
si verificano in una o più cellule che costituiscono un tessuto in risposta ad un agente eziologico).
I meccanismi molecolari e biochimici, vanno poi a determinare specifiche:
3. ALTERAZIONI MORFOLOGICHE di tipo micro e macroscopico, di cellule o tessuti, alterazioni che
possono essere anche rappresentati dai liquidi corporei come sangue, urina… parleremo quindi di
alterazioni biochimiche.
4. E infine ci sono dei DISTURBI FUNZIONALI che saranno i responsabili dei segni clinici nel paziente e
determineranno poi una prognosi negativa nel paziente, quindi il decorso clinico e la prognosi nel
paziente. OMEOSTATI
Una cellula può andare incontro a danno cellulare. Normalmente una cellula raggiunge un suo equilibrio e
cerca di mantenerlo quanto più costante (parleremo di variabili fisiologiche che devono essere mantenute
all’interno del nostro organismo in un range di valori definito Range di valori Normali). Questa stabilità deve
avvenire anche se c’è qualche fattore dall’esterno che perturba le nostre variabili. Questo perché col corso
dell’evoluzione umana l’organismo ha adottato una serie di meccanismi fisiologici, comportamentali allo
scopo di mantenere costanti il proprio ambiente interno (variabili fisiologiche) questo concetto nell’insieme
va sotto il nome di OMEOSTASI.
[MANTENERE UN AMBIENTE INTERNO COSTANTE PER PERMETTERE A TUTTE LE CELLULE DI
SOPRAVVVERE è NECESSARIO PER LA SOPRAVVIVENZA SIA DI CIASCUNA CELLULA CHE PER L’INTERO
ORGANISMO. I VARI PROCESSI ATTRAVERSO I QUALI IL CORPO REGOLA IL PROPRIO AMBIENTE INTERNO
VANNO COLLETTIVAMENTE SOTTO IL NOME DI OMEOSTASI]
Ogni cellula è circondata da un fluido extracellulare che è proprio l’interfaccia con l’ambiente esterno.
Quando cambiano le condizioni esterne possono riflettersi inizialmente sull’ambiente extracellulare, che
poi influenzerà le cellule. Di conseguenza per far si che una cellula non subisca delle alterazioni succede che
l’organismo inizia a mettere in atto una serie di meccanismi che sono deputati a mantenere il fluido
extracellulare invariato, cercando di non perturbare l’equilibrio della nostra cellula.
Può succedere che c’è uno stimolo che produce dei cambiamenti nella variabile regolata (sbilanciamento
della variabile). Questo sbilanciamento determina l’attivazione del cambiamento, che è avvertita da alcuni
sensori (recettori), che avvertono una modificazione della variabile e mandano un’informazione che arriva a
d un centro di controllo, che ha il compito di mandare un’informazione di modifica ad un altro sensore
(effettore) che medierà una risposta di regolazione della variabile.
In generale la regolazione non avviene solamente quando c’è uno stimolo esterno diverso dal normale, in
realtà l’omeostasi è un processo costante e continuo che sfrutta la fisiologia umana per mantenere nel
range di valori stabili tutte le variabili dell’organismo, che non fanno altro che esplicare le funzioni chiave
per la sopravvivenza dell’organismo umano.
Quindi alla variabile regolata entro l’ambito dei valori desiderato non è richiesta nessuna azione; mentre
fuori dall’ambito di valori desiderato si va ad attivare un sensore il quale invia i segnali al centro di
integrazioni (sistema di controllo=neurone) che altera gli effettori e modificano la variabile regolata
Quindi in generale quando parliamo di una cellula che ha raggiunto il suo valore di equilibrio è grazie
all’attività di questi tre meccanismi molto importanti:
un sensore/recettore in grado di captare le variazioni del mezzo interno;
un centro di integrazione e controllo che interpreta i segnali dei recettori e regola le risposte:
un meccanismo effettore a cui è affidato il compito di produrre le risposte necessarie al rispristino delle
condizioni ottimali tipiche dell’omeostasi.
Inoltre può verificarsi che l’effetto prodotto su un sistema da uno stimolo iniziale ritorni indietro ad
influenzare il processo che lo ha rigenerato opponendosi alla variazioni (feedback negativo). Tutti i processi
a feedback negativo, sono processi omeostatici che quindi mantengono il valore di sistema in un valore di
riferimento. Esistono poi dei processi a feedback positivo che però non sono omeostatici, quindi è richiesto
un evento esterno al processo per bloccare la risposta, altrimenti la risposta rafforza lo stimolo.
Cos’è che garantisce l’omeostasi cellulare?
Ci sono essenzialmente quattro sistemi che la regolano.
1. OMEOSTASI IONICA: Innanzitutto l’integrità di una cellula è garantita da un corretto equilibrio
ionico tra l’ambiente interno e quello esterno della cellula, quindi ci sono una serie di ioni che
all’interno della cellula hanno modo di esistere in concentrazioni elevate, mentre altri ioni
all’esterno hanno concentrazioni più basse e viceversa. Quindi l’omeostasi ionica della cellula è
garantita dal mantenimento dell’integrità della membrana plasmatica e degli organuli endocellulari.
Cosa succede se la membrana si rompe? Succede che l’equilibrio ionico si sfasa, quindi entreranno
e usciranno a loro piacimento gli ioni.
2. ENERGIA: all’interno della cellula si ha la produzione di energia che serve per il mantenimento
delle funzioni vitali della nostra cellula. Quest’energia è prevalentemente prodotta sotto forma di
ATP attraverso un processo biochimico (respirazione aerobica). Cosa succede se non si produce
ATP? Il metabolismo energetico si altera e l’omeostasi della cellula senza energia si altera
analogamente e quindi non avviene l’omeostasi.
3. PROTEINE: le proteine sono effettori biologici e per esplicare la sua funzione biologica deve avere la
sua sequenza, la sua struttura e il ripiegamento corretti. Molte variabili si possono frapporre in
qualcuno di questi passaggi. Cioè affinché le nostre proteine vengano sintetizzate correttamente
sono richiesti diversi passaggi che portano poi alla sintesi proteica. È necessario che la proteina una
volta che è stata sintetizzata assuma anche una morfologia adeguata alla funzione che deve
svolgere, se così non fosse si avrebbe una disfunzione dell’omeostasi cellulare.
4. DNA: un danno al DNA è una mutazione, può essere causato da vari fattori, che si propaga. Se
l’insulto arreca un danno al DNA la cellula (con fisiologia non alterata) innesca una serie di
meccanismi atti a riparare il danno prima che la replicazione del DNA sia effettuata e così
preservare l’integrità dell’informazione genetica.
STADI DELLA RISPOSTA CELLULARE ALLO STRESS E AGLI STIMOLI NOCIVI
In generale le cellule interagiscono con l’ambiente extracellulare adattandosi ai cambiamenti dell’ambiente
esterno alla cellula, perché cambiano le condizioni esterne allo scopo di mantenere la loro omeostasi.
Una cellula normale è una cellula omeostatica e può succedere che questa subisca una stress che fa sì che
per raggiungere un nuovo equilibrio, visto che le condizioni esterne sono cambiate, la cellula si adatta e
quindi attua una serie di risposte di cambiamento, di struttura e di funzione queste risposte prendono il
nome di adattamenti e sono reversibili perché se viene meno lo stimolo che ha scatenato questo
adattamento, l’adattamento è reversibile e la cellula ritorna nello stato di omeostasi iniziale/basale.
Se invece lo stimolo persiste o comunque era grave fin dall’inizio, quello di cui parliamo è un danno
irreversibile. Questo determina morte cellulare perché gli effetti subiti dalla cellula non sono reversibili.
In definitiva:
non esiste stato di malattia che non abbia origine da alterazioni cellulari in risposta a stimoli anomali che
alterano l’omeostasi cellulare generando danno cellulare;
il danno cellulare rappresenta l’incapacità della cellula a far fronte ad una modificazione del proprio
equilibrio omeostatico;
il danno cellulare si ripercuote sulle interazioni cellula-cellula e cellula-ambiente extracellulare, risultando in
un danno tissutale ed a carico di organi specifici;
la risposta cellulare a stimoli dannosi dipende dal tipo di danno, dalla sua durata e dalla sua gravità (breve
ischemia può essere reversibile; ischemia prolungata può dare morte immediata o danno irreversibile);
le conseguenze del danno cellulare dipendono dal tipo, dallo stato e dall’adattabilità della cellula
danneggiata (ipossia muscolo scheletrico è tollerata; lo stesso non si può dire per la muscolatura striata del
cuore);
se l’insulto arreca un danno al DNA e non viene riparato, si introducono alterazioni ereditarie nel genotipo
cellulare che possono, portare alla morte cellulare per apoptosi o sfociare in formazioni neoplastiche.
RELAZIONE DEI CAMBIAMENTI DI UNA CELLULA MIOCARDICA
Nei casi di ipertensione arteriosa c’è un sopraccarico, quindi il miocardio subisce un sopraccarico di flusso
emodinamico e cerca di adattarsi a questo aumento di carico di lavoro e quindi il singolo miocita aumenta
di volume e di conseguenza tutto il miocardio aumenta, questo adattamento determina un inspessimento
della parete del ventricolo sinistro che normalmente è di 1 cm e aumentando può superare i 2cm. Cosa
succede se questo sovraccarico ematico persiste nel tempo o subentra un altro problema. Qui il flusso
ematico diminuisce provocando un’ischemia e il muscolo subisce danno cellulare. Se quest’ischemia è
transitoria il danno può essere reversibile e quindi il miocita può ritornare in condizioni basali, se l’ischemia
è prolungata o totale il danno è irreversibili e la cellula va incontro a morte cellulare (necrosi).
Se le cellule hanno subito dei danni di tipo reversibili sono delle cellule vive, però hanno una morfologia
simile alle cellule sane, però perdono la loro funzionalità (che nel caso del miocita è la forza contrattile).
LA MORTE CELLULARE
Esistono tre processi di morte cellulare fondamentali: APOPTOSI-AUTOFAGIA-NECROSI.
La morte per APOPTOSI è una morte che si ha sia quando la cellula è danneggiata, ma anche nei normali
processi fisiologici. Questo processo risulta fondamentale per mantenere quel processo di equilibrio
cellulare. È una morte programmata da eventi fisiologici, ed è regolata da eventi genici. La membrana
plasmatica rimane integra e quest’integrità fa sì che il contenuto presente all’interno della cellula non
fuoriesca dalla cellula e non innesca la risposta infiammatoria.
La morte per NECROSI subisce una serie di modificazioni nella struttura, ma anche nella membrana
plasmatica e fa fuoriuscire il materiale interno della cellula, quindi si ha una digestione della cellula. La
necrosi non è regolata da meccanismi genici, ma è improvvisa e rapida, inoltre non è programmata e non
regolata e innesca una risposta infiammatoria
ADATTAMENTO CELLULARE AL DANNO
Quando una cellula è esposta ad uno stress questa mette in atto delle risposte che possono essere di
natura strutturale o funzionale, risposte che prendono il nome di adattamenti. Grazie a queste risposte la
cellule raggiunge un nuovo equilibrio che comunque è diverso rispetto allo stato iniziale di regolazione, ma
comunque grazie a ciò la cellula riesce a rispondere in ogni caso a questo stimolo esterno riuscendo a
svolgere alcune delle sue funzioni. Quindi in generale gli adattamenti sono alterazioni cellulari reversibili,
che sono in grado di far si che la cellula sopravviva alle modificazioni esterne e ambientali.
IPERTROFIA
Uno degli adattamenti cellulari e l’ipertrofia che è un aumento delle dimensioni delle cellule dovuto ad un
incremento e una concentrazione della sintesi. Essenzialmente vanno incontro ad ipertrofia anche le cellule
che non possono dividersi, cioè ci sono vari stimoli che determinano una risposta adattativa diversa. Uno
stesso stimolo può portare sia una cellula ad aumentare le sue dimensioni, ma uno stesso stimolo può
portare una cellula ad aumentare il numero, questo perché ci sono delle cellule che non possono diversi
(come quelle del miocardio, ai neuroni) queste cellule sotto stimolo possono solo andare incontro ad
ipertrofia. Se aumenta la dimensione delle cellule e sono coinvolte più cellule, aumenterà tutta la massa del
nostro tessuto, tale da far diventare ipertrofico anche un intero organo. Il numero delle cellule, non varia
perché aumentano solo le dimensioni delle cellule, quindi il rapporto tra DNA e il peso del tessuto
diminuisce. L’ipertrofia, quindi, è un adattamento a cui va incontro una cellula che non può dividersi e che
può rispondere ad uno stress senza aumentare il numero, ma aumentando la dimensione.
L’ipertrofia può essere:
Fisiologica - può dipendere da un aumento delle richieste funzionali, quindi è un’ipertrofia
>
compensatoria che dipende dall’aumento della richiesta della domanda funzionale, oppure può
essere indotta da stimoli ormonali, quindi ci sono ormoni o fattori di crescita che possono spingere
una cellula a diventare ipertrofica.
Alcuni esempi:
ipertrofia muscolare: lo stimolo più comune è un aumento carico di lavoro, l’aumento delle
dimensioni è dovuto ad un ingrossamento delle singole fibre muscolari, in riposta ad
un’aumentata domanda che determina un aumento di tutta la dimensione del muscolo.
muscolo striato cardiaco: le cellule che hanno limitata capacità di dividersi, sotto stimolo
vanno incontro ad ipertrofia, si aumenta la sintesi di proteine con conseguente aumento di
numero dei miofilamenti, determinando un incremento della forza che ogni miocita riesce
a produrre potenziando quindi la capacità di lavoro di tutto il muscolo.
ormonale: quello che succede durante la gravidanza è particolare in quanto l’aumento delle
dimensioni dell’organo (utero) è dovuto al fatto che aumenta di dimensioni in quanto le
cellule muscolari lisci dell’utero subiscono due adattamenti diversi uno è l’ipertrofia, l’altro
è un aumento in termini numerici delle cellule (iperplasia). Le cellule muscolari lisce
dell’utero hanno uno stimolo preciso ed è di natura fisiologica e ormonale. Ci sono degli
ormoni che sono sessuali femminili (estrogeni) che agiscono su queste cellule muscolari
lisce dell’utero attraverso specifici recettori (recettori estrogenici) e il legame che c’è tra
questi fa si che queste cellule rispondano con delle modificazioni sia funzionali che
strutturali. Funzionali perché aumentano in termini di numero, strutturali perché vanno
incontro ad un aumento delle dimensioni.
Patologica: sono indotte dall’ambiente esterno che sottopone a sforzi la cellula.
Un esempio è l’aumento di volume del cuore causato, nel caso di ipertensione o difetti
delle molecole cardiache da un sovraccarico emodinamico. Questo sovraccarico può
generare un aumento di volume di tutto l’organo che è determinato dall’aumento di
volume delle singole cellule miocardiche (miociti= cellule che non sono in grado di dividersi)
che da normali aumentano di dimensioni, diventando ipertrofiche.
MECCANISMI DELL’IPERTROFIA CARDIACA
La maggior parte delle conoscenze sull’ipertrofia è stata effettuata su studi fatti sul cuore, è stato
fondamentale studiare l’ipertrofia cardiaca perché oltre un certo limite questa non riesce più a rispondere
all’aumentato carico di lavoro emodinamico e quindi porta ad una serie di patologie ad essa correlate:
aritmie- insufficienza cardiaca-morte.
I meccanismi che innescano l’ipertrofia cardiaca: nella patogenesi molecolare dell’ipertrofia cardiaca sono
coinvolte diverse vie di trasduzione del segnale ( come l’attivazione
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