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origine a meccanismi di patogenesi. La trasmissione è transovarica nel

senso che solo quando l’insetto è adulto ha la capacità di trasmettere questo

batterio. I CICADELLIDI E CERCOPIDI devono avere una dimensione dai

5 mm in su per essere idonei alla trasmissione. La dimensione del vettore è

importante perché l’apparato boccale deve essere di dimensione tale da

contenere 4/5 cellule nello stiletto senza otturarlo.

INSETTI = questo batterio è trasportato da insetti che appartengono al

gruppo delle cicale

La Cicala orni (quella che canta) non c’entra nulla. Si tratta di insetti piccoli

piccoli.

La schiuma è un prodotto che serve per proteggere gli afidi, insetti giovani

di questo insetto che si chiama PHYLENUS SPUMARIUS. Misura 5 mm e

Ha una variabilità enorme, può essere grigio o marroncino ed è quello che è

responsabile dela diffusione di questo batterio. Recentemente anche altre

specie di cicaline sono state associate alla malattia ma non sono importanti

per queanto riguarda la diffusione.

SINTOMI

3) 2

disseccamento è RAPIDO e VELOCE

È un poiché il collasso della pianta avviene

nel giro di 1 o 2 mesi. Dalla prima comparsa dei sintomi fino all’intero collassamento

di branche principali (diametro circa di 35­40), nell’arco di tre mesi la pianta collassa.

Casi di branche morte ma alla base c’è una forte emissione di polloni è

un’indicazione del fatto che la sofferenza è al livello dei vasi. La malattia che si

colloca nei vasi di trasporto di linfa grezza provoca una forte esplosione di quelle

gemme avventizie che si trovano alla base delle piante. Maggiore è il numero di

polloni e succhioni , maggiore è il danno dei vasi Xylematici. Questi ricacci muoiono

nel giro di qualche settimane proprio perché la vigoria, l’eccesso di linfa rende i

germogli più succulenti e l’insetto si va ad alimentare proprio li. Non esistono

miracolose riprese di vegetazione.

I sintomi del disseccamento sono associati ad una manifestazione anche particolare, i

sintomi sulle foglie. Da qui possiamo avere una prima indicazione. La punta delle

foglie presenta delle zone marroncine terminali ma soprattutto tutto il margine della

foglia dissecca, assume una colorazione rosso mattone molto intensa ed è il classico

sintomo di LEAF SCORCING, a significare l’azione del “fuoco” (con disseccamenti

nella parte apicale e/o marginale della lamina, disseccamenti a carico della chioma

inizialmente di rami isolati (brachette di un paio d’anni)sparsi senza ordine specifico.

Nel giro di poco tempo la pianta inizia a seccare, intere branche e/o dell’intera pianta

e imbrunimenti interni del legno a diversi livelli dei rami più giovani, delle branche e del fusto.)

Alla zona clorotica segue una necrosi con colorazione rosso mattone caratteristica; ci

sono diverse situazioni che possono provocare ciò, ad esempio un fungo che provoca

colorazione

necrosi ma con colorazione grigia. I batteri, in particolare, hanno una

rosso­mattone nera SPECIFICO).

(sintomo Il nero è l’elemento differenziale con

altri patogeni di disseccamento. I sintomi vanno dalla foglia più vecchia a quella più

giovane. 3

OSSERVAZIONI:

All’inizio, abbiamo notato un maggiore associazione tra l’età della pianta e

l’incidenza della malattia infatti si è mostrato con maggiore virulenza su piante

secolari. Recentemente si è visto che anche piante giovani possono essere attaccate

anche se ben tenute e coltivate.

In campo, le piante dello stesso appezzamento sono infette con una incidenza della

malattia del 100%.

La cellula caratteristica ha pareti cellulari corrugate che ne consentono

4) l’identificazione al microscopio elettronico.

Sebbene se ne conosce una specie, Xylella fastidiosa è caratterizzata da un’

4 subspecie

ELEVATA VARIABILITA’ GENETICA con almeno e con

preferenza di ospite e di areale:

Pauca

­ Sandy

­ Fastidiosa

­ Multiplex

­ 4 sottospecie accettate dalla commissione tassonomica internazionale.

L’identificazione della specie risulta molto semplice utilizzando le

informazioni della regione 16 S.

L’identificazione della sottospecie è molto complessa che necessita un

approccio di molti loci, sequenza type, quindi sono soprattutto alcuni geni

coinvolti nella biosintesi di alcuni amminoacidi, 5 di questi loci.

COLLOCAZIONE GEOGRAFICA

5) 4

Pauca = America del Sud, Agrumi e caffè

­ Sandy = ignota, Oleandro

­ Fastidiosa = America Centrale, Vite e mandorlo

­ Multiplex = USA meridionale, Oleandro querce e olivo californiano.

­

Questi sono originari delle zone americane, nord e sud America, con certezza

sono presenti su questo continente già da un po’ di tempo. Nonostante questa

difficoltà di portarli in coltura, i danni causati sono solo fino alla fine del 1800.

Inoltre accanto alla distribuzione geografica, è importante dire che per questi

SPECIALITA’ D’OSPITE

batteri esiste una o comunque una virulenza

incrociata che non è solo funzione della sottospecie ma è anche di

localizzazione geografica. Questo vuol dire che la sub specie multiplex nel

quadrante settentrionale dell’America la ritroviamo su mandorlo, fruttiferi,

olivo e su tante altre ornamentali, viceversa nel quadrante meridionale la

ritroveremo soltanto sul susino. La fastidiosa la ritroviamo su vite e su

mandorlo mentre la multiplex non la ritroviamo sulla vite. Multiplex quindi,

più che differente specificità di ospite in un areale si sviluppa in un ospite

(preferenza di ospite rispetto all’areale).

rispetto ad un altro.

Studiando il meccanismo di patogenicità ci sono due elementi fondamentali:

6) biofilm

La necessità di formare un sulle superfici in modo tale che possa

­ essere raggiunta una densità di cellule tale da scatenare quei meccanismi di

5

QUORUM SENSING che danno luogo alla produzione di un fattore

diffusibile di una molecola che scatena alcuni meccanismi di patogenicità.

(è un meccanismo che molte cellule batteriche della stessa specie utilizzano

per comunicare tra di loro. Fino a quando le cellule non raggiungono il

quorum si proteggono tramite una matrice polisaccaridica che le tiene unite.

Quando raggiunge un certo numero di cellule viene prodotto un fattore

diffusibile che scatena meccanismi di patogenicità. Non si sa di quanto

tempo c’è bisogno per tutto ciò).

Sicuramente all’interno delle strutture xilematiche si formano questi

agglomerati di cellule che interferiscono con il trasporto di succhi nella linfa

grezza.

Qui si apre il mondo e qui si pone l’aspetto critico di colui che fa la ricerca.

7) Tutta la letteratura mondiale, con eccezione della situazione specifica della

multiplex sulla vite negli USA , non c’è molto accordo sulla capacità di far

morire piante o di far generare il sintomo di questo batterio. Ci sono molti

meccanismi che ancora non sono noti e quello che è certo che la xylella

fastidiosa multiplex presente sugli olivi californiani non ha fatto altro che il

solletico, nel senso che si ha avuto solo qualche sintomo di bruscatura fogliare

senza la morte della pianta. xylella è

Di fatto c’è anche da considerare che la letteratura mondiale dice che

spesso in associazione con altre specie batteriche, per esempio la pauca sugli

agrumi perché la pianta possa morire di xylella pauca, è necessario la presenza

di altre specie batteriche che vivono come endofite nello xilema. Per il

momento dobbiamo cercare solo di limitarne la diffusione.

COMPLESSO DEL DISSECCAMENTO

Per questo in Puglia si chiama

RAPIDO DELL’OLIVO. Gli alberi quindi seccano per una concausa di

elementi tra i quali vi è un fungo, il Phaeoacremonium, un lepidottero,

la Zeuzera Pyrina, e un batterio parassita, la Xylella fastidiosa (non sempre si

trovano questi).

FUNGHI = Per quanto riguarda i funghi, sono funghi che provocano

­ imbrunimenti e sono presenti nei vasi, si possono trovare anche vicino alle

radici. I funghi presenti sono delle colonie note, pericolosi ma in letteratura

non è certo che abbiano provocano la morte così veloce degli ulivi. Accanto

a specie note (Phaeoacremonium) ci sono specie mai trovate prima. Sono

6

funghi nuovi con crescita lenta, non si sa se provocano la morte della pianta

(Pseudophaeomoniella).

Questi funghi non stanno solo nel Salento ma anche nel foggiano e li gli

ulivi non muoiono.

Questi funghi fanno parte del complesso ma non sono i patogeni primari.

ZEUZERA PYRINA = è sempre stata presente ma mai provocando un

­ disseccamento così diffuso.

Le larve possono avere diversa età, da larve sottili quanto l’anima di una

penna fino ad arrivare a larve adulte. Dai fori causati dalla larva portano

imbrunimenti del legno causato da funghi. Questi imbrunimenti del legno si

estendono dalla zona vicino alla galleria fino alle cime più alte della pianta

a 4­6 m ma senza che ci sia la presenza della galleria quindi vuol dire che

c’è qualcosa che si muove a livello dei vasi e che raggiunge la parte

terminale. Questi funghi appartengono allo stesso gruppo che causa l’esca

della vigna ( sono funghi che debilitano la pianta e molto spesso fanno

morire le barbatelle se si tratta di attacchi precoci). Il problema è che però

non sono questi funghi per i quali noi abbiamo a disposizioni metodi e

strumenti per poterli controllare.

Questo batterio non l’avevamo mai visto ne in Europa e ne in Italia, si

chiama Xylella Fastidiosa. Fastidiosa perché cresce all’interno dello xilema,

all’interno del legno più profondo quindi per poterlo portare in coltura

artificiale ci vuole tempo. Per poter avere in coltura una colonia di questo

batterio ci vogliono circa 30 giorni quindi già i tempi della diagnosi

tradizionale sono lunghi. Questo batterio preoccupa perché presenta una

capacità di avere delle mutazioni molto veloci e soprattutto una capacità di

svilupparsi su 150 specie diversi.

COME SI RISOLVE IL PROBLEMA?

8) 7

Queste infezioni sistemiche non si risolvono affidandoci ai ricacci. Trattamenti

calce o rame non guariscono le infezioni sistemiche ma sono solo repellenti nei

confronti dell’insetti. Sicuramente si può intervenire con buone pratiche

agricole ad esempio con la distruzione delle erbacee che ospitano i vettori

importanti.

Aratura e distruzione del supporto dell’insetto così come la distribuzione con

fuoco di inoculo fungino. Disinfettare con calce i tagli per i funghi.

Viò che è importante sono i CONTROLLLI FITOSANITARI.

N.B. = nell’ultimo focolaio a Oria erano eseguite le buone pratiche agricole ma

NESSUNA

l’infezione c’è stata lo stesso. Questo implica che non c’è

SOLUZIONE.

L’ABBATTIMENTO delle piante infette ospiti e potenziali ospiti può rallentare

la diffusione della malattia se effettuato nel raggio dei 100 m dalle piante

infette (non solo olivo, ma anche mandorlo, vite e ciliegio).

È problematico perché si parla di piante secolari e ci dovrebbe essere un’

abbattimento delle piante che sono risultate positive al test diagnostico.

Abbattimento delle piante sul fronte di avanzamento della malattia è un

intervento chiave per abbattere l’inoculo. Non è sufficiente abbattere l’inoculo

del vettore perché l’olivo è SURCE e SINK, è il contenitore più ricco ed è il

fornitore più efficace.

QUALE SPECIE E’ PRESENTE NEL SALENTO?

È una cosa particolare. I fenomeni di ricombinazione genetica dei batteri sono un

fatto normale in natura e il ceppo che è presente nel Salento non si sviluppa sugli

agrumi, appartiene alla sottospecie Pauca ma non è proprio uguale alla Pauca che in

Brasile ha causato una quantità enorme di danni sugli agrumi. Sugli agrumi il batterio

causa una variegatura infettiva con frutti molto piccoli, poco sviluppati e foglie

ingiallite. A Lecce abbiamo trovato un olivo distrutto dalla malattia vicino ad un

arancio che non presentava nessun sintomo, di conseguenza si tratta di una

sottospecie Pauca e di un ceppo particolare della Pauca che abbiamo chiamato

CODIRO ovvero associato al disseccamento rapido dell’olivo. Le prove hanno

8

dimostrato inoltre che non si sviluppa sulla vite. Attacca il mandorlo e ciliegio infatti

sono a rischio. Sulle piante ornamentali, questo batterio si sviluppa principalmente su

Oleandro e questo è una piante chiave nella storia di questo batterio e di questa

malattia. Il batterio distrugge anche l’acacia saligna (falsa mimosa). Recentemente il

batterio è stato associato al mirto, al rosmarino, alla laterno che è una delle

componenti più importanti nella pianta mediterranea, sulla ginestra. (SPECIE CHE

RAPPRESENTA IL CUORE DEL NOSTRO ASPETTO PAESAGGISTICO). Il

problema che possono mostrare o non mostrare sintomi.

ORIGINE DEL BATTERIO

Il gruppo del CNR ha fondati elementi per ritenere che ci sia un collegamento tra

piante ornamentali che vengono dal Costarica dove il batterio è presente l’oleandro e

soprattutto caffè. Questo perché il genoma di questo batterio è stato completamente

sequenziato. Questa analisi ha dimostrato che il fratello gemello del ceppo che noi

abbiamo in Salento si trova in Costarica. È una linea da perseguire. Anche se nel 2014

sono state intercettate partite di piante infette sbarcate in Olanda o in Germania e un

caso in Italia che erano destinate anche all’Italia di piantine di caffè infette dallo

stesso batterio.

CICLO

Nella zona di profilassi (Francavilla­ Ceglie è il territorio a confine) tutti i territori

confinanti devono effettuare gli interventi obbligatori previsti che sono le ARATURE

del terreno.

La distruzione delle erbacce del terreno consente di abbassare la popolazione

dell’insetto perché esso depone le uova su quelle specie che maturano a fine maggio.

Quando l’insetto è cresciuto abbastanza, a fine maggio, passa dalle erbe spontanee

all’olivo (l’erba spontanea comincia a morire e si alimenta sull’olivo). Se noi

riusciamo ad abbattere la popolazione attraverso l’aratura e la sfalciatura, un minore

numero di insetti passa dall’erba all’olivo.

Il problema è verso settembre ottobre dove per una serie di motivi gli adulti iniziano a

deporre le uova ecc. e qui potrebbe essere necessario attuare trattamenti fitosanitari.

Quello che bisogna fare è prevenzione e formazione. Ritorno alle nuove pratiche

agricole, serie di interventi per la conservazione del territorio.

9

Interventi di diserbo, seppur più sbrigativi e accessibili dal punto di vista economico,

potrebbero essere un problema. Se non sono fatti quanto le piantine sono abbastanza

piccole e la pianta è già diventat adulta e ospita le uova, il diserbante la farà morire

dopo circa una settimana (dipende dal principio attivo). Se stanno già le uova, la

morte delle piante non fanno altro che accelerare la schiusa delle uova. Il diserbante

potrebbe uindi essere controproducente.

Molti di questi interventi sono obbligatori.

PSEUDOMONAS

GAMMAPROTEOBATTERI

Pseudomonas appartiene al gruppo dei

• gruppo tassonomico complesso

Pseudomonas è un talmente :

• va dalla capacità di dare infezioni sistemiche (ACTINIDIAE) o infezioni

­ solo corticali oppure essere un endofita delle strutture radicali (quindi

peli radicali e piccole radichette) e contribuire e indurre resistenza, e

certi pseudomonas sono agenti di lotta biologica (pseudomonas

fluorescens).

Costituisce un gruppo estremamente complesso dal punto di vista

­ tassonomico e nonostante ci siano alcune caratteristiche a livello

genomico che consentono senza alcuna ombra di dubbio ormai di

indicare il gruppo degli pseudomondi, a livello generale sono

caratterizzati dalla produzione di pigmenti fluorescenti utilizzando

opportuni substrati. Sono alcuni di un verde intenso tanto è vero che

10

questo carattere è utilizzato di prima inquadratura tassonomica. Quindi

nonostante abbia delle regioni altamente conservate che ormai senza

ombra di dubbio consentono di individuare il gruppo degli

pseudomonodi, presenta una variabilità genetica soprattutto associata

con i geni determinati di patogenicità. Attraverso meccanismi di

ricombinazione intraspecifica, soprattutto con la capacità di muovere i

geni a livello intraspecifico, abbiamo una specializzazione parassitaria

estremamente diversificata, andiamo da infezioni sistemiche e in

situazioni di endofitismo.

Giusto per sottolineare la diversità patogenetica di Pseudomonas

­ andiamo dall’attività di necrosi e ossidazione a livello dei vasi sia

xilematici che floematici alla possibilità di indurre formazioni di

tubercoli e galle (psedomonas savastanoi, agente della rogna dell’olivo).

Produce delle sostanze ad azione ormonosimile che porta alla

formazione dei classici tubercoli dapprima di consistenza erbacea e poi

legnosa.

Diciamo che oggi dal punto di vista tassonomico ci sono 21 nomi che sono

• riconosciuti quali agenti patogeni soprattutto per le piante e addirittura ci sono

delle specie di pseudomonas in grado di dare malattie sui funghi, per esempio

Pseudomonas Tolaasi è una specie che determina marciume e deperimento di

funghi coltivati soprattutto cardoncelli. Di queste 21 specie riconosciute dalla

tassonomia formale, teoricamente deve essere pubblicata una lista di nomi in

uso e ufficialmente riconosciuti per tutte le diverse specie.

Pseudomonas Siringae = 56 patovars

­ P. Savastandi = 6 ecc.

­

Quindi una variabilità appunto relativa ai meccanismi di patogenesi davvero

rilevante.

PROCEDURE PER IL RICONOSCIMENTO

Il problema è che il riconoscimento delle diverse specie ma soprattutto delle diverse

patovars all’interno del complesso degli pseudomonas non si basa su metodi

FENOTIPICI.

Il meccanismo del processo di identificazione dei batteri passa attraverso delle analisi

di alcune caratteristiche macromorfologiche (si fa riferimento al tipo di colonie :

concava, convessa, sollevata, il margine, la produzione di pigmenti su substrati

particolari) e micromorfologiche (hanno a che fare con la dimensione della cellula, la

forma, la presenza dei flagelli ecc.) 11

Altri metodi sono anche dei diversi test biochimici : capacità di ossidare una certa

fonte di carbonio.

Ma all’interno del mondo degli Pseudomonas riuscire a trovare un metodo che ci dia

la certezza dell’appartenenza alla specie ma soprattutto alla patovar risulta

IMPOSSIBILE.

Ci sono alcuni geni e tra questi dobbiamo prendere come punti di riferimento

soprattutto le GIRASI A e le GIRASI B identificate con l’acronimo girA e girB.

Sono geni che codificano alcune proteine associate con il movimento dei flagelli che

una volta amplificate e sequenziale sulla base dell’analisi delle sequenze consentono

di differenziare in modo molto preciso le diverse specie di Pseudomonas. Anche al

livello del 16 S, il nostro target di riferimento, non sempre è utile e facile trovare

differenze significative tra le diverse patovars. Se sono patovar abbiamo detto che

presentano differenze al livello dei determinanti di patogenicità, di virulenza quindi

dobbiamo andare a cercare i geni di virulenza per cercare di capire se appartiene ad

una patovar o all’altra (questi geni di vrulenza devono essere sequenziali), ma fino a

quando si fanno queste analisi molto spesso alcuni saggi differenziali di reazione di

ipersensibilità sul tabacco per es ci aiutano in modo molto più veloce.

All’interno delle analisi filogenetiche che possono essere effettuate nell’ambito del

più grande complesso di Pseudomonas che è il complesso di Siringae ci sono circa

7/8 sequenze di geni che consentono di collocare i diversi ceppi abbastanza

facilmente. Sulla base di questi geni è possibile individuare nell’albero filogenetico

alcune ramificazioni ovvero alcuni gruppi che per esempio sono tutte quelle che si

sviluppano su tutte le piante monocotiledoni; quindi è una classificazione filogenetica

che è strettamente in relazione di quello che è l’habitat o la specializzazione del regi­

ospiti dove noi possiamo trovare questo gruppo di isolati. In linea di massima, tra gli

aspetti più importanti quando noi abbiamo a che fare con l’identificazione di

pseudomonas possiamo utilizzare approcci che dal sequenziamento di geni che oggi

rispetto a tutte le altre tecniche, si presenta come quello più economicamente

sostenibile piuttosto che procedere con l’analisi del profilo degli acidi grassi che è

uno degli elementi importanti per l’identificazione in microbiologia. Sicuramente è

utile ma i due test che nella tassonomia e classificazione sono importanti sono :

LOPAT = test biochimico. Si riferisce alla capacità di fermentare e utilizzare diversi

tipi di zucchero.

SEQUENZIAMENTO GENI OUT SKIPING = standardizzati e presenti all’interno

di una popolazione perché associato a qualche attività metabolica di fondo.

12

Sulla base di questi due approcci tassonomici è possibile procedere con

l’identificazione.

PSEUDOMONAS SIRINGE pv. SAVASTANOI (questa patovar oggi è una

NUOVA SPECIE a se stante). PSEUDOMONAS SAVASTANOI.

(PSEUDOMONAS SAVASTANOI pv. SAVASTANOI (sull’olivo)

PSEUDOMONAS SAVASTANOI pv. NERII (sull’oleandro))

È una specie che agisce sull’olivo e determina la ROGNA DELL’OLIVO. È

• una malattia molto comune, presente in tutte le regioni di coltivazione

dell’olivo e segnalate già in epoche remote.

Responsabile di questa alterazione è il batterio PSEUDOMONAS

• SAVASTANOI. È un patogeno da FERITA e per quanto la ricerca abbia cercato

di trovare resistenza nell’olivo, si è concluso che non c’è resistenza nei

confronti del batterio direttamente ma c’è cv che, presentando resistenza al

freddo, di conseguenza era resistente al batterio.

È un batterio gram­, aerobio, bastoncellare 1 o più flagelli polari.

• È un batterio mobile di forma bastoncellare in grado di penetrare nei tessuti

SOLO SE LESIONATI

della pianta o feriti per cause dovute a vari agenti

GRANDINE, GELO, INSETTI, POTATURE E ALTRO.

come È però

indispensabile la PRESENZA DELL’ACQUA (piogge o forti umidità) così da

consentire al batterio lo spostamento nel mezzo liquidi. Una volta all’interno

della pianta si può diffondere seguendo la via dei vasi linfatici potendo quindi

originare nuovi tubercoli in punti lontani dal luogo di penetrazione.

È un patogeno epifita su olivo con varietà stagionali ovvero in estate la

popolazione epifita è minima mentre in inverno­autunno e fine inverno e inizio

primavera la popolazione epifita è il massimo.

La temperatura non è un fattore limitante per il batterio, dai 15 gradi in su

• lavora bene. Nel più rigido inverno il batterio sopravvive perché approfitta

delle ferite da freddo che ne derivano.

Associato a PSEUDOMONAS ci sono ERWINIE ENDOFITICHE. Quando ci

• sono entrambe i sintomi sono maggiori e la malattia è più elevata. Se è endofita

vuol dire che sta sempre. Se è in associazione con altri patogeni non sappiamo

cosa succede, sicuramente con PSEUDOMONAS aggrava la malattia.

CICLO 13

Il batterio produce sostanze ormonosimili a base di ACIDO INDOLACETICO che fa

proliferare (moltiplicare le cellule parenchimatiche (cellule più abbondanti nel fusto

di una pianta in fase di accrescimento). L’acido indolacetico agisce sul cambio e si

produce così maggiore xilema, la corteccia non subisce una grande modifica).

Inizialmente le galle sono erbacee, poi il batterio prolifera quando la colonizzazione è

arrivata a buon punto le galle si aprono e diventano tubercoli da cui fuoriescono le

cellule per diventare epifiti sulle superfici e sono trasportate da pioggia e vento. I

tubercoli si vedono dove ci sono le cicatrici fogliari, il batterio penetra. Le cicatrici

sono attive all’infezione fino a 25 giorni dopo la caduta delle foglie, se la foglia non

cade le cicatrici sono aperte per tantissimo tempo.

SINTOMO CARATTERISTICO :

• è la presenza di GALLE che di solito si sviluppano sui RAMI e

­ BRANCHE.

Eccezionalmente anche le FOGLIE possono essere attaccate. Nel bacino del

­ mediterraneo la malattia è strettamente legata ai danni da freddo. I micro

tubercoli si trovano vicino alla venatura principale nella parte superiore,

nella suerficie inferiore invece sui margini.

Sui frutti tacche perilenticellari (o,5­2,5 mm di diametro), di colore

­ dapprima bruno e poi nerastro (picchiettature su drupa) con alone rossastro,

macchie necrotiche attorno alle lenticelle che si confondono con lesioni di

funghi.

I tubercoli li possiamo trovare anche sui peduncoli

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie agrarie
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CICCIOMANCIO di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia vegetale generale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Nigro Franco.

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