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Indovinello veronese

Il veronese è la porzione marginale superiore di una carta di pergamena, probabilmente un tempo foglio di guardia, che ha immediatamente sotto una rappresentazione della rosa dei venti. Sono interessanti le due scritte presenti. La prima ha una grafia identica ma non è stata redatta dalla stessa mano (scrittura precarolina) ed è della seconda metà dell'VIII secolo. Paradossalmente, è la scrittura del terzo rigo che precede l’altra.

Scrittura in protovolgare italiano

È il primo documento del volgare italiano. La scrittura precarolina si riferisce a scriptae regionali, molto marcata geograficamente. Cosa significa trovare una scrittura volgareggiante a fianco al latino? Si parla di diglossia, giocata nel diasistema, nel repertorio di questi scriventi con l’idea di utilizzare due varietà di latino, una rustica e l’altra scolastica. È più difficile pensare che si avesse coscienza del cambio di lingua. È più probabile la coscienza dell’esistenza di una varietà più rustica di latino. Questo è coerente con il testo: è un indovinello, un testo che affonda le sue radici nella tradizione orale/popolare, indovinello folklorico, dello stesso tipo testuale del proverbio e delle filastrocche (tradizione orale, raramente viene scritta).

Si tratta di una formula da colophon (ma non alla fine di una copiatura, è il terzo rigo). Probabilmente sono prove di penna. Due copisti entrano in concorrenza e dimostrano la loro abilità con un saggio di scrittura (prova comprovata da Bartoli Langeli, Baggio e Sanga).

Contestualizzazione paleografica

Dal punto di vista paleografico, è stato semplice trovare una grafia molto simile in un codice giuridico veronese latino (Cresconio, testo di diritto canonico) ma di origine irlandese, con tipici disegni di animali e particolari intrecci. Formazione irlandese dello scrivente. Le prime attestazioni di italiano le troviamo sempre in posizione marginale, mai al centro testo. Questo fa pensare che l’unica lingua che si potesse scrivere fosse il latino e quando il volgare compare è solo in circostanze marginali.

Per un lungo periodo, il volgare fu solo lingua del parlato, solo il latino essendo grammaticalizzato aveva un’ortografia e una scripta di tradizione a cui fare riferimento. La scrittura che vediamo è una varietà di latino o scrittura protovolgare? La grafia è italiana settentrionale. Riferimenti al foglio caricato ci sono tutte le informazioni che sono state lette in aula.

Contestualizzazione linguistica

Il VII secolo è quando è già avvenuto il cambio di lingua (senza una precisa documentazione però, inizia nel VI). Verso l’ottavo è già più che presente. Vediamo le diverse ipotesi:

  • Forma metrica: 1 rigo e poco più, non è esplicitata dalla scrittura. Ma ci sono quasi delle rime, 2 finali in aba e 2 in eba. Possiamo pensare a 4 versicoli assonanti in quanto la forma aba ed eba sono assonanze con diversità di tonica mentre parte consonantica e atona simile. Rime baciate o alterne. Per rime alterne bisogna spostare i versicoli rispetto a come ci sono presentati. Se AA BB → esametri ritmici caudati (coerente con poesia mediolatina di età longobarda).
  • Eba per aba: Veronese → varietà occidentale del Veneto, ma fino al 300 il Veronese/Trentino/Lombardo erano dialettalmente omogenei, che nelle loro peculiarità (per Battisti) è rimasta particolarmente conservata nei territori ladini che essendo luoghi periferici rispondono meno al conguaglio linguistico.
  • Principio delle aree laterali: Bartoli Langeli trentino occidentale, zona lombarda (area nonesa settentrionale semilatina, alto solandro, rendena, giudicarie). Quest’area per le sue peculiarità ha conservato molti elementi del lombardo occidentale più arcaico ladino dolomitico, che conserva molti tratti riferibili a un’antica unità di queste zone.

Caratteristiche linguistiche locali

Una delle caratteristiche: palatalizzazione di A tonica e raramente quella atona. Lo si trova anche nel veneziano antico e nel friulano. Nel veneziano antico, fenti per fanti, sento per santo. La parola versorio ci porta verso Verona. Si ha testimonianza nel Veneto centrale, in prossimità di Padova e Vicenza. Ciò non esclude la sua possibile presenza a Verona.

Struttura grammaticale

Int.S → soggetto
V → verbo
O → oggetto
IR → italo romanzo
GR → gallo romanzo
IS → italiano settentrionale

Se pareba boves alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba. Se prendo se come pronome, questo potrebbe essere un sibi e a seguire quel pareba come palatalizzazione di paraba. Viene bene per il senso perché se paraba boves significherebbe si spingeva innanzi ai buoi. Parar nel senso settentrionale di spingere. Boves è complemento oggetto. Il soggetto sarebbe sottointeso.

Se/sibi non possono che essere atoni davanti al verbo. Corrispondono un clitico davanti al verbo. Problema. Legge Tobler Mussafia – clitico mai al primo posto, non può essere prima del verbo se la posizione è dopo pausa forte.

Se deriva da SIC può essere (per Baggio) avverbio. Boh sono troppo stanco, non sto seguendo. Cfr. materiali online.

Parodia della lex salica (dei re sali di area galloromanza) → in fondo alla legge un copista aggiunge una regola in più. Chi beve troppo a un banchetto gli si spezzi in testa una bottiglia. Il testo è il latino merovingico. Quando si fa questa aggiunta scherzosa usa un registro più basso, latino rustico, ma ai nostri occhi un volgare gallo romanzo.

In un’epoca vicina l’indovinello veronese sembra seguire la stessa regola testuale. Registro scherzoso = varietà di latino rustico e volgareggiante. O un amanuense ricorda male l’indovinello → che giustifica importanti interventi filologici. Abbiamo quel che abbiamo.

Castellani-Pollidori separes boves pareba → suppongono che sia caduta una s, suppongono separes come ag.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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