Set domande aperte istituzione di diritto pubblico 9 CFU Tira Elisa
Lezione 2 domanda 5. Cos’è una Costituzione? Quali sono i contenuti fondamentali delle Costituzioni moderne?
La Costituzione è un insieme di regole fondamentali che caratterizzano un determinato Stato in un determinato momento storico. La Costituzione, nel diritto, è l'atto normativo fondamentale che definisce la natura, la forma, la struttura, l'attività e le regole fondamentali di un'organizzazione. La Costituzione può essere scritta o non scritta; corta o lunga. Se è scritta può essere rigida o flessibile. È rigida se può essere modificata solo attraverso un procedimento di revisione aggravato rispetto alla modalità di produzione della legge ordinaria e se vi è un organo cui sia attribuito il compito di controllarne e il rispetto. È flessibile se può essere modificata o derogata con legge ordinaria e non c'è un organo chiamato a controllarne il rispetto.
Le costituzioni moderne vengono scritte per fissare limiti al potere di chi comanda e per riconoscere i diritti degli individui nei confronti dell'autorità. Esse hanno quindi due contenuti fondamentali: riconoscimento dei diritti; divisione dei poteri come strumento per garantire i diritti stessi.
Lezione 2 domanda 6. Cos’è un ordinamento costituzionale?
Ogni organizzazione sociale costituisce un ordinamento giuridico «ubi societas ibi ius». L'ordinamento giuridico è l'insieme delle regole vigenti all'interno di una organizzazione sociale, considerate in una prospettiva unitaria. L'ordinamento giuridico, inoltre, assume sé stesso come coerente e completo, nel senso che non ammette contraddizioni fra norme.
Lezione 2 domanda 7. Cos’è una Costituzione? Che differenza c’è tra Costituzione rigida e Costituzione flessibile?
La Costituzione è un insieme di regole fondamentali che caratterizzano un determinato Stato in un determinato momento storico. La Costituzione, nel diritto, è l'atto normativo fondamentale che definisce la natura, la forma, la struttura, l'attività e le regole fondamentali di un'organizzazione. La Costituzione può essere scritta o non scritta; corta o lunga. Se è scritta può essere rigida o flessibile. È rigida se può essere modificata solo attraverso un procedimento di revisione aggravato rispetto alla modalità di produzione della legge ordinaria e se vi è un organo cui sia attribuito il compito di controllarne e il rispetto. È flessibile se può essere modificata o derogata con legge ordinaria e non c'è un organo chiamato a controllarne il rispetto.
Lezione 2 domanda 8. Spiegare la distinzione tra disposizioni e norme.
Le disposizioni sono gli enunciati linguistici nei quali si articola un testo normativo, ma le formulazioni linguistiche potenzialmente suscettibili di diverse interpretazioni. Le norme sono il significato di quegli enunciati, che si ricava a seguito di una interpretazione, operata sulla base di più criteri: letterale, teleologico, logico sistematico.
Lezione 2 domanda 9. Che differenza c’è tra ordinamenti di Civil Law e ordinamenti di Common Law?
Gli ordinamenti di Common Law sono un modello di ordinamento giuridico tipico dei paesi anglosassoni, nei quali le norme derivano prevalentemente dalla regolarità dei comportamenti dei consociati, accertati e verificati dai giudici. Gli ordinamenti di Common Law sono basati sui precedenti giurisprudenziali, che sono vincolanti, più che sulle norme scritte. Il giudice ha una funzione creativa di diritto. Invece, gli ordinamenti di Civil Law è un modello di ordinamento giuridico derivante dal diritto romano, nel quale è prevalente l'importanza delle norme scritte. Il giudice interpreta ed applica le norme contenute nei testi normativi.
Lezione 3 domanda 4. Come si ottiene la cittadinanza italiana?
La cittadinanza italiana può essere acquistata o perduta sono disciplinati dalla legge 91 del 1992. Il principio fondamentale per l'attribuzione della cittadinanza è quello del diritto del sangue (ius sanguinis) contemperato però con il principio del diritto del territorio dove si nasce (ius soli) e con quelli del diritto di scelta (ius election) e della comunicabilità del diritto di cittadinanza di un membro della famiglia all'altro (ius comunicatio). È cittadino italiano per nascita il figlio, anche adottivo, di padre o di madre cittadini italiani, ovunque sia nato (ius sanguinis); chi è nato in Italia da genitori entrambi ignoti o apolidi, o che non comunicano la loro cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono (ius soli).
Può acquistare la cittadinanza italiana: lo straniero o l’apolide, del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado siano stati cittadini per nascita, a certe condizioni (se presta effettivo servizio militare per lo Stato italiano o assume pubblico impiego alle dipendenze dello Stato, anche all’estero, e, in entrambi i casi, dichiara preventivamente di voler acquistare la cittadinanza italiana; se, al raggiungimento della maggiore età, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica e dichiari, entro un anno dal raggiungimento, di voler acquistare la cittadinanza italiana) (ius electionis); lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzione fino al raggiungimento della maggiore età, se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data (ius electionis); il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero, salvo casi di preclusione per subite condanne o per comprovati motivi di sicurezza, e qualora, al momento dell’adozione del decreto che concede la cittadinanza, non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi (iuris communicatio).
La cittadinanza può infine essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’interno: allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni; allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno cinque anni successivamente all'adozione; allo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato; al cittadino di uno Stato membro delle Comunità europee se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio della Repubblica; all’apolide che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica; allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.
Lezione 3 domanda 5. Elencare e descrivere gli elementi che compongono lo Stato.
Lo Stato è composto da un popolo; un territorio; un governo sovrano. Non costituisce uno Stato un popolo privo di territorio, un popolo che, pur essendo stazionato su un territorio, non ha un governo sovrano in grado di controllarlo. Il popolo è la comunità di persone legate da un vincolo riconosciuto e istituzionalizzato, che fanno parte dello Stato in quanto ne hanno la cittadinanza. Il popolo è quindi il complesso dei cittadini non solo le persone fisiche, ma anche le associazioni e le persone giuridiche aventi la nazionalità.
Il territorio è lo spazio sul quale il popolo vive e su cui si esercita la sovranità dello Stato, è costituito da: una superficie di terraferma delimitata dalle frontiere dello Stato; acque interne comprese entro i confini; mare territoriale, fissata da quasi tutti gli stati in 12 miglia marine; spazio aereo sovrastante e corrispondente sottosuolo; piattaforma continentale, cioè parte che circonda le terre emerse. Vi è poi un territorio mobile costituito dalle navi e dagli aerei mercantili e militari battenti bandiera dello Stato; le sedi delle rappresentanze diplomatiche degli Stati all'estero. Governo e l'organizzazione dei centri di potere: struttura, organizzazione stabile che viene data al potere politico.
Lezione 4 domanda 6. Come è avvenuta l’adesione dell’Italia alle Comunità europee? Quali norme della Costituzione italiana sono state utilizzate per consentire tale adesione?
L’Italia è stata tra i 6 paesi fondatori delle Comunità europee, accettando le condizioni di appartenenza fissate dai trattati istitutivi tra cui la diretta applicazione di alcune norme europee nell’ordinamento interno e la prevalenza del diritto europeo su quello nazionale, introducendo quindi una parziale limitazione alla propria sovranità nazionale.
Questo è stato possibile ricorrendo a leggi di ratifica del trattato di Roma del 1957 e successivi contenenti i casi denominati “ordini di esecuzione”, e facendo leva sull’art. 11 della Costituzione pensato in precedenza per consentire all’Italia di partecipare all’organizzazione delle Nazioni Unite ma nel quale la Corte costituzionale ha letto anche un'autorizzazione a cedere parte della sovranità nazionale (“…consente in condizioni di parità con altri stati alle limitazioni necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni…”) per aderire alle Comunità europee. Le autorizzazioni interpretate all’art. 11 sono successivamente state riconosciute, a seguito della riforma del titolo V parte II della Costituzione dal nuovo art. 117 comma 1 che ha reso esplicita la sottoposizione della legislatura statale e regionale ai vincoli derivanti dall’ordinamento europeo. (“…la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dai vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”).
Lezione 4 domanda 7. Che tipo di organizzazione è l’Unione europea? Quali sono i caratteri dell’ordinamento dell’Unione europea?
L’Unione europea è definita come un’organizzazione sovranazionale che gode di sovranità parziale e derivata in quanto alle sue istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Gli atti adottati dalle istituzioni dell’UE possono quindi produrre effetti giuridici nei confronti degli stati membri e dei loro cittadini ed è istituito un organo giurisdizionale con il compito di vigilare sul rispetto dei trattati.
L’UE si fonda su principi di:
- Attribuzione, in virtù del quale le attribuzioni dell’Unione europea sono solo quelle espressamente previste dai trattati. Questi ultimi sono atti di diritto internazionale che oggi contengono quasi tutto quello che è contenuto nella carte costituzionali, essi sono emanati con consenso unanime degli stati membri e danno vita ad un diritto derivato, ovvero meccanismi autonomi per la produzione di norme che prevalgono sul diritto dei singoli stati e che hanno come unico interprete legittimo la Corte di giustizia dell’UE.
- Proporzionalità, in virtù del quale può utilizzare solo i mezzi necessari agli obiettivi da realizzare ricorrendo a misure proporzionali ai risultati da raggiungere.
- Sussidiarietà, in virtù del quale nel caso di competenze concorrenti l’intervento è ammesso solo se l’obiettivo non possa essere realizzato dagli stati membri.
Il motto dell’UE è “unità nella diversità”. Diversità che si riferisce all’esigenza di rispettare le varie identità nazionali e unità che si realizza nella moneta unica, nella cooperazione tra stati e nella cittadinanza europea introdotta con il trattato sull’Unione europea nel 1992, essa presuppone la cittadinanza in uno stato membro e completa quest’ultima senza sostituirvisi dando modo ai cittadini europei di beneficiare di una serie di diritti come ad esempio la libera circolazione sul territorio UE.
Risposta alternativa (incompleta)
L’Unione europea è una organizzazione del tutto peculiare, sia per il modo in cui è sorta e per il processo di sviluppo che ha avuto, sia per il fatto che essa è al tempo stesso una «unione di Stati» e una «unione di popoli». È definita come un’«organizzazione sovranazionale», per l’integrazione particolarmente intensa con gli Stati membri: gli atti adottati dalle istituzioni dell’UE possono produrre effetti giuridici non solo nei confronti degli Stati membri, ma anche dei loro cittadini (che sono anche cittadini dell’UE); è istituito un organo giurisdizionale con il compito di vigilare sul rispetto dei trattati.
Lezione 5 domanda 5. Descrivere la forma di Stato dell’Italia.
La Repubblica italiana è uno Stato sociale che si ispira al costituzionalismo liberaldemocratico e ha le caratteristiche dello Stato costituzionale. Con il riconoscimento dei diritti politici a tutti i cittadini maggiorenni favorisce l’organizzazione dei cittadini in partiti politici e in sindacati, al fine di tutelare meglio i ceti più deboli: nascono i partiti di massa. È garantito ampiamente il pluralismo: pluralismo di idee e di valori (politico, sociale, economico, religioso, culturale, dei mezzi di comunicazione) e pluralismo di formazioni sociali e di formazioni politiche (che trova garanzia nel riconoscimento della libertà di associazione, di formazione di partiti politici, sindacale, di confessione religiosa).
È uno Stato sociale poiché si realizza un intervento dello Stato nell’economia per far fronte ai bisogni delle classi più deboli e, al tempo stesso, il riconoscimento giuridico, accanto ai tradizionali diritti civili già garantiti dallo Stato liberale e a quelli politici, anche di alcuni diritti sociali. L'Italia è uno Stato sociale perché la finalità prevalente è quella di realizzare “l’uguaglianza dei punti di partenza” tra i cittadini, ossia l’uguaglianza sostanziale. Lo Stato sociale ricomprende, tra i compiti del potere politico, quello di intervenire nella distribuzione dei benefici e dei sacrifici sociali. A tal fine, esso promuove forme di solidarietà tra gli individui e tra i diversi gruppi sociali.
Negli Stati democratici la tutela dei diritti civili, politici e sociali viene fissata in Costituzioni rigide: si parla dunque di Stato costituzionale, che rappresenta una evoluzione dello Stato di diritto. Mentre lo Stato di diritto si limitava a sottoporre gli organi statali alle leggi, lo Stato costituzionale sottopone lo stesso legislatore ad una “legge” superiore, la Costituzione. Caratteri dello Stato costituzionale, che si ispira al costituzionalismo liberaldemocratico: si basa sul suffragio universale, la segretezza e libertà del voto, le elezioni periodiche, il pluralismo e il pluripartitismo.
L’ordinamento si fonda su una Costituzione rigida (e in genere scritta), alla quale è sottoposto lo stesso potere sovrano. I diritti dell’uomo hanno il primato su ogni altro valore (nello Stato sociale, peraltro, alla tutela dei diritti civili e politici si aggiunge quella dei diritti sociali). È garantito il rispetto del principio di uguaglianza formale e sostanziale. La sovranità appartiene al popolo: il diritto e lo Stato trovano il loro fondamento nella volontà dei consociati. La principale tecnica di adozione delle decisioni politiche è il principio di maggioranza. È realizzata la separazione dei poteri. Il potere legislativo è attribuito ad Assemblee rappresentative (elettive). I diritti dei cittadini sono garantiti dall’attività di giudici indipendenti. È previsto il controllo di costituzionalità delle leggi ad opera dei giudici (controllo diffuso) oppure di appositi tribunali costituzionali (controllo accentrato). Vige il principio di laicità: la sfera politica è autonoma da quella religiosa, lo Stato non privilegia alcuna confessione ma le rispetta tutte.
Lezione 5 domanda 6. Cosa si intende per «forma di Stato»? Come vengono classificate le forme di Stato?
Il rapporto che intercorre tra gli elementi costitutivi dello Stato, si distinguono due diversi profili: con riguardo al rapporto tra governo e popolo e ai fini perseguiti dall'ordinamento, si distingue tra Stato assoluto, liberale, democratico, totalitario, socialista, confessionale; con riguardo al rapporto tra territorio e governo si distingue tra Stati unitari, federale, regionali.
Stato assoluto è la prima forma dello Stato moderno, si afferma in Europa tra il XV il XVII secolo a seguito della dissoluzione dell’ordinamento feudale. È caratterizzato dalla legittimazione del sovrano di origine divina, dall’accentramento in capo al sovrano di tutto il potere pubblico, senza separazione tra le diverse funzioni; da una rigida divisione in classi sociali e riconoscimento all’aristocrazia di una condizione particolare di privilegi e immunità.
Lo Stato liberale nasce tra il XVIII e il XIX secolo, grazie all’avvento di una economia di mercato connessa allo sviluppo del modo di produzione capitalistico e grazie all’affermazione della borghesia sull’aristocrazia e sull’alto clero che si realizza con la Gloriosa Rivoluzione del 1689 in Inghilterra, la Rivoluzione americana del 1776, la Rivoluzione francese del 1789, le rivoluzioni europee del 1848. È caratterizzato: dalla finalità prevalente dello Stato liberale che è quella di garantire l’autonomia e la libertà dell’individuo; lo Stato è uno strumento per la tutela delle libertà e dei diritti degli individui; L
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