Set domande aperte economia applicata
Lezione 1 domanda 14
Che differenza esiste tra scienza e tecnologia? La scienza è un bene pubblico, almeno per certi caratteri, poiché lo scopo della ricerca che porta ad acquisirla, è quello di ottenere risultati e divulgarli nel modo più ampio possibile. Al contrario la tecnologia è un bene privato, che basa la sua rilevanza sulla segretezza e sulla protezione delle conoscenze acquisite.
Lezione 1 domanda 15
Definire il concetto di tecnologia. Conoscenze è la capacità di creare, installare e utilizzare le diverse tecniche conosciute, quindi è un insieme di conoscenze pratiche e scientifiche. Gallino definisce la tecnologia come "l’impiego razionale di conoscenze scientifiche di una data epoca per risolvere con la maggiore efficienza relativa problemi pratici". La tecnologia, nonostante si ritenga possa definirsi come una sorta di materializzazione dei risultati scientifici, risulta essere un bene privato, che basa la sua rilevanza sulla segretezza e sulla protezione delle acquisite.
Lezione 1 domanda 16
Definire il concetto di tecnica. È un complesso di operazioni impiegabili nella produzione di un bene, ossia un insieme di procedimenti che, se combinati, conduce alla realizzazione di un bene: è la traduzione in termini materiali del sapere scientifico e della tecnologia.
Lezione 2 domanda 4
Che differenza esiste tra innovazione e invenzione? L’invenzione rappresenta la materializzazione di una nuova idea. L'invenzione rappresenta l'attività creativa che produce idee che, se opportunamente adattate, permette la soluzione di problemi tecnici. Le invenzioni generano valore perché soddisfano un bisogno economico. L’innovazione nasce nel momento in cui si realizza il valore potenziale dell’invenzione, ovvero quando questa si trasforma in prodotto/processo che raggiunge il mercato. L’innovazione rappresenta un modo di realizzazione dell’invenzione.
Lezione 3 domanda 4
Che differenza esiste tra modello lineare e modello a catena? Nel modello lineare l’innovazione tecnologia è la risultante di un processo che inizia con la ricerca di base, prosegue con la ricerca applicata e termina con la realizzazione e l’introduzione sul mercato di un nuovo prodotto o processo (pensiero neoclassico) – nel modello a catena si assegna priorità all’individuazione del mercato potenziale del prodotto, allo studio dello stesso, in modo da identificare l’innovazione come una combinazione nuova della conoscenza esistente (pensiero evolutivo).
Lezione 3 domanda 5
Che differenza esiste tra innovazione incrementali e radicali? Le innovazioni incrementali sono un miglioramento o una modifica, della realtà esistente, di un prodotto. Esempio può essere dato dalle case automobilistiche. Al contrario, le innovazioni radicali comportano una modifica di quanto utilizzato al momento: in alcuni casi danno origine a prodotti del tutto nuovi permettendo la nascita di nuovi segmenti di mercato e/o nuove industrie. Esempio di innovazione radicale può essere l’introduzione nell’ambito di automazione bancaria degli sportelli automatici bancari cui si accede tramite bancomat.
Lezione 4 domanda 1
Quali sono le fasi dell’attività di ricerca e sviluppo? Argomentare. Ricerca di base, che ha come scopo l’ampliamento del sapere scientifico e può non prevedere alcuna applicazione pratica – ricerca applicata, che, sulla scorta dei risultati della ricerca di base, genera nuovi prodotti e processi, determina quindi la fattibilità tecnologica delle applicazioni – sviluppo, ossia la realizzazione del nuovo prodotto o processo.
Lezione 5 domanda 4
Quale ruolo svolge la domanda nell’adozione di una nuova tecnologia? La domanda svolge un ruolo essenziale nell’adozione di una nuova tecnologia, chiamando l’impresa innovatrice ad individuare il mercato di applicazione del nuovo paradigma, stimare il potenziale sviluppo della domanda e valutarne l’eterogeneità e quindi le potenzialità tecnologiche nella creazione di moderni segmenti di domanda. Le modalità di manifestazione della domanda rilevano per la valutazione della diffusione della tecnologia: in alcuni casi è facilmente accolta, soprattutto se da qualche tempo si sente l’esigenza di introdurre questa innovazione in quel settore. Altre volte si assiste a una resistenza all’introduzione della nuova tecnologia, che ne frena la diffusione e conseguentemente lo sviluppo. Effettivamente le ricerche e le innovazioni prodotto sono spesso immesse sul mercato in tempi molto successivi alla loro realizzazione, al fine di preparare il mercato alla ricezione delle stesse (es. cellulare, inventato a fine ’70, lanciato ’80).
Lezione 5 domanda 5
Cosa si intende per tecnology bundling? È la ricombinazione delle tecnologie conosciute per soddisfare nuove e più articolate richieste derivanti dal mercato.
Lezione 6 domanda 11
Cosa sostiene Abbot Usher a proposito dell’innovazione? Ritiene che le innovazioni siano il frutto di una “sintesi cumulativa”, che parte dalla percezione di un problema o di un bisogno, e conduce ad introdurre l’innovazione che risolve il problema o soddisfa il bisogno. Egli è il primo che inquadra l'innovazione come un processo articolato in fasi.
Lezione 6 domanda 12
Illustrare il pensiero di Smith in ordine al fenomeno innovativo. Ritiene che il progresso tecnologico sia incorporato nei beni capitali, e che contribuisca in modo rilevante al miglioramento della produttività del lavoro e all’innalzamento dei livelli di occupazione. Riconosce già l’importanza dell’acquisizione di conoscenza, in specie tecnologica, attraverso il lavoro e l’esperienza.
Lezione 6 domanda 13
Illustrare il pensiero di Ricardo. Espone la teoria della compensazione, secondo la quale i sacrifici che i lavoratori affrontano per effetto del progresso tecnico attraverso l’eliminazione dei posti di lavoro, vengono compensati dai vantaggi che derivano dalla creazione di nuove imprese dedite alla costruzione di macchine, che assorbiranno i lavoratori in surplus di altri settori.
Lezione 6 domanda 14
Illustrare il pensiero di Marx. Marx pone l’accento sugli aspetti sociali dell’innovazione, che modula in maniera diversa i ruoli all’interno della società, e articola in modo alternativo i conflitti fra i diversi attori del mondo economico – l’incentivo allo sviluppo dell’innovazione ha origine dalla pressione concorrenziale capitalistica.
Lezione 7 domanda 24
Illustrare il pensiero schumpeteriano. Schumpeter è il primo studioso che ha inquadrato in modo compiuto e sistematico il ruolo dell'innovazione nel sistema economico. Inquadra l'innovazione come un processo che interrompa la routine e l'equilibrio esistente per effetto dell'azione innovativa di alcuni imprenditori che, attraverso azioni e comportamenti, pongono le basi per il raggiungimento di un nuovo equilibrio. Parla di distruzione creatrice. Contrappone al modello classico la prospettiva dinamica della concorrenza individuando 4 fasi del ciclo economico: espansione, recessione, depressione, ripresa. Ritiene che l'innovazione appaia come un fenomeno dall'andamento a grappolo. Questo dipende dall'inerzia sociale che permette l'accumulazione di potenziale innovativo non utilizzato. Queste fasi si caratterizzano per la presenza di ondate di innovazione che creano cicli, durevoli secondo la portata delle innovazioni stesse. L’innovazione non è distribuita uniformemente, a causa dell’inerzia sociale, che permette l’accumulazione di potenziale innovativo non utilizzato, ma è diverso nel tempo e nello spazio, in una conformazione che appare ‘a grappolo’. L’idea di Schumpeter è quella dello sciame di innovazioni, che aumentano la spesa aggregata per gli investimenti e, al contempo, consentono un incremento della produzione industriale nel complesso, con aumento di prezzi e profitti: risulta un ulteriore incentivo ad innovare. Nel tempo si afferma poi una maggiore concorrenza, i prezzi e profitti diminuiscono, facendo calare la capacità dell’impresa di sostenere i finanziamenti attivati: questo può portare a una crisi. Schumpeter inoltre identifica 2 grandi cicli speculari: - Il ciclo economico: apice quando ciclo tecnologico è 0. - Il ciclo tecnologico: raggiunge il massimo quando crescita economica è prossima allo zero. Le innovazioni, secondo Schumpeter, possono riguardare: nuovo prodotto, nuovo metodo di produzione, nuovo mercato di sbocco, nuova fonte di approvvigionamento, nuova organizzazione. Gli imprenditori devono essere leader di innovazione, capaci di navigare nelle fluttuazioni. Sempre secondo Schumpeter vi è una forte relazione fra innovazione e struttura del mercato: in mercati fortemente concentrati le imprese possono sostenere costi dell’innovazione, l’impresa innovativa riesce a sfruttare le rendite del monopolio, la difesa delle rendite è incentivo a innovare ancora. La massima efficienza dinamica si realizza in concorrenza dinamica, almeno nel breve periodo. La spinta innovativa deriva dalla presenza di rigidità che rallentano la diffusione della conoscenza: queste sono indispensabili. Schumpeter, per questo motivo, è ostile alle politiche anti-monopolistiche, che implicano un’avversione verso la concentrazione del potere di mercato. L’innovazione infine deve essere protetta con brevetti o istituti similari.
Lezione 8 domanda 7
Illustrare i fondamenti del pensiero neoclassico. Uno dei caratteri fondamentali della teoria neoclassica è lo stretto legame tra produzione e distribuzione. Il reddito cresce per effetto dell'aumento dell'offerta di fattori produttivi che, in un'economia di concorrenza perfetta, sono remunerati sulla base della produttività marginale di ognuno e sono totalmente impiegati. È molto difficile introdurre la remunerazione di un ulteriore fattore di produzione, quale il progresso tecnologico. Nella teoria neoclassica l’innovazione è vista come un fattore esogeno: il progresso tecnologico non deriva da azioni consapevoli degli attori e il tasso di crescita del progresso tecnologico è indipendente dalle preferenze. Comunque sia i neoclassici sono concordi con gli evolutivi sul fatto che gli incentivi economici sono una determinante dell’innovazione e la possibilità di appropriarsi delle rendite derivanti dall’innovazione conduce gli attori a intensificare gli sforzi verso questa direzione. Ciononostante la struttura di mercato si relaziona con il tasso di innovazione in modo da evidenziare che strutture di mercato con una maggiore concentrazione permettono di realizzare maggiori innovazioni. Questo non è però unidirezionale: la struttura di mercato influenza il tasso di innovazione e viceversa. Il livello di concentrazione può aumentare per mezzo di innovazioni che fanno emergere alcune realtà. Inoltre in caso di elevata domanda, l’incentivo a innovare è maggiore. I neoclassici porgono particolare attenzione alla ricerca e allo studio delle posizioni di equilibrio, trascurando il disequilibrio e il riaggiustamento verso l’equilibrio. I neoclassici ritengono la tecnologia come un’informazione: si acquisisce e si arricchisce attraverso l’apprendimento.
Lezione 9 domanda 4
Illustrare i punti cardine del pensiero evolutivo. Pone attenzione alla dinamica e ai processi di cambiamento e assume come unità di analisi la conoscenza, anche tacita, che risiede o è prodotta o acquisita all'interno dell'impresa. Questa è vista come un organismo di sviluppo essenziale, che apprende conoscenze e competenze, e che si muove in un ambiente dove l'equilibrio è una posizione occasionale e dove i cambiamenti sono imprevedibili e rapidi. Secondo gli evoluzionisti le opportunità scientifiche e tecnologiche che caratterizzano una determinata industria influiscono sul livello di innovazione della stessa. Inoltre gli incentivi di natura economica giocano un ruolo essenziale nello sviluppo dell’innovazione. Per lo sviluppo dell’innovazione è essenziale la conoscenza, come cognizione e soluzione dei problemi, e il riconoscimento di una razionalità limitata in capo all’operatore economico. Viene mutuata da Schumpeter il concetto di routine, ovvero di attività che si svolgono nei laboratori di ricerca della grande impresa. La dottrina nega la possibilità di prevedere esattamente gli esiti delle azioni e il comportamento economico massimizzante degli operatori: le decisioni sono prese in condizione di scarsa informazione. L’impresa è un organismo inerziale, che procede per comportamenti (routine), soddisfacenti, che si autoalimentano finché l’ambiente o il mercato non impongono un cambiamento.
Lezione 10 domanda 10
Illustrare il concetto di routine individuandone i caratteri specifici e i momenti di cambiamento. Le routine sono schemi, protocolli di comportamento, che l'impresa apprende e applica continuamente alla risoluzione di problemi che ricorrentemente è chiamata ad affrontare. Non sono frutto di scelte, ma di automatismi, che attivano determinate reazioni alla presenza di eventi esterni. L'impresa non è altro che una gerarchia di routine: hanno carattere prevalentemente tacito e pertanto rimangono all'interno del patrimonio intangibile dell'impresa, perché difficilmente trasmissibili. Le routine rappresentano il prodotto di processo di apprendimento cumulativo, che si realizza attraverso esperienze e osservazioni. Solo nel momento in cui la routine non realizza più risultati, e si dimostra inefficace, l'impresa decide di innovare, o imitare innovazioni già adottate da altre imprese, dando vita a nuove routine. Nel momento in cui un'azienda innovativa da vita a nuove routine, muta il proprio patrimonio genetico.
Lezione 11 domanda 4
Illustrare l’approccio delle capacità dinamiche. Prova ad analizzare i processi di gestione della conoscenza, partendo dalla nozione d'impresa di Penrose, che la definì come repository di conoscenza. L'approccio ritiene il vantaggio competitivo dipendente dal continuo sviluppo delle competenze dell'impresa e della configurazione in modalità nuove delle risorse e delle capacità specifiche di questa. L'impresa dovrebbe essere vista come un'organizzazione knowledge-creating (crea la conoscenza) e non solo knowledge-using (usa la conoscenza). Esplora i modi in cui risorse e competenze distintive d'impresa permettono di adattare e rinnovare: essenziale la continua riconfigurazione delle risorse e la loro dinamica ricombinazione per ottenere vantaggi competitivi basati sulle innovazioni.
Lezione 12 domanda 2
In quali paesi dal 1990 al 2007 si riscontra continuativamente una crescente attività innovativa? Giappone, Cina e Corea. Secondo gli studi di Schumpeter, mercati fortemente concentrati presentano maggiori opportunità di sviluppare ricerca e, quindi, innovazione: poche grandi imprese hanno a disposizione le risorse per sostenere gli oneri di ricerca. In mercati così però non vi è un forte incentivo all’innovazione da parte di imprese che già godono di potere di mercato, mentre mercati di concorrenza perfetta sono molto più stimolati. Non vi è quindi concordanza sulla forma di mercato più idonea allo sviluppo dell’innovazione. L’andamento della spesa in ricerca e sviluppo negli anni tra il 1990 e il 2007 è stata altalenante per tutti i paesi al mondo. Si può però riscontrare che Cina, Giappone e Corea del Sud presentano tassi di innovazione quasi continuamente crescenti, in allontanamento dai valori medi.
Lezione 13 domanda 9
Quali sono i modelli per studiare l’incentivo ad innovare? Modelli Patent Race attraverso i quali l'impresa cerca di assumere una posizione di leadership nella ricerca e nel mercato del prodotto finale. Vi è una gara in cui vi è un solo vincitore. All'interno di questa macro categoria riconosciamo i modelli senza memoria (statici) che sono i modelli per cui la probabilità di innovare dipende dalle spese correnti in R&D. Stretta relazione tra struttura di mercato e investimenti in ricerca e sviluppo. A questa categoria appartengono i Modelli simmetrici (Modello Dasgupta-Stiglitz; Modello Lee-Wilde; Modello Loury) e i modelli asimmetrici (Modello Gilbert-Newberry e Modello Reinganum). Abbiamo poi i modelli con memoria in cui si considera la verosimile ipotesi che la capacità innovativa dipenda anche dalla storia dell'impresa e dallo stock di conoscenze che questa ha accumulato. I modelli di riferimento sono: Modello Fudenberg e modello Harris-Vicker. L’impresa cerca di assumere una posizione di leadership nella ricerca e nel mercato del prodotto finale. Nonostante tutte le imprese investano nella ricerca, una soltanto realizza l’invenzione e, acquisendone il brevetto, ne godrà per un tempo infinito. Modelli senza memoria o statici: non vengono considerate le esperienze e lo stock di conoscenze. Modelli simmetrici: la probabilità di innovare dipende dalle spese correnti in R&D. L’attenzione è su mercati con imprese identiche tra loro per costi e tecnologia, oltre che per benefici attesi. Vi è una stretta relazione fra struttura di mercato e investimenti in ricerca e sviluppo. Modello Dasgupta-Stiglitz: i costi di ricerca sono contrattuali e in equilibrio l’investimento in ricerca decresce all’aumentare della numerosità delle imprese sul mercato. La numerosità delle imprese dipende dall’incertezza dei risultati. La concentrazione di mercato favorisce l’innovazione. Modello Lee-Wilde: non sono contrattuali i costi di R&S. In equilibrio gli investimenti aumentano all’aumentare del numero di imprese.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Paniere di economia applicata - risposte aperte
-
Paniere di economia applicata - risposte aperte
-
Paniere nuovo completo di Economia applicata
-
Paniere Economia applicata - risposte multiple e aperte