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Risposte aperte paniere di psicologia scolastica

Lezione 11 - Parlare dello sportello di ascolto in ambito scolastico

Lo sportello di ascolto rappresenta uno spazio d’ascolto per allievi, genitori, insegnanti e rappresenta un’occasione per avvicinarsi alla figura dello psicologo, che permette ad ogni partecipante al sistema scolastico la possibilità di sperimentare il valore della riflessione guidata attraverso l’ascolto attivo da parte di un esperto, preferibilmente esterno all’istituzione. Il servizio offre una consultazione psicologica breve con la finalità di ri-orientare chi si trova in difficoltà.

La tutela offerta dal segreto professionale, il clima di non giudizio, la rielaborazione nella relazione attraverso un ascolto attivo ed empatico, l’attenzione agli aspetti meno manifesti del parlare e dell’agire permettono una reale comprensione delle vicende del proprio mondo interiore e delle risonanze che hanno per l’utente, promuovendo, al contempo, l’instaurarsi di una relazione privilegiata e significativa.

Lo sportello di ascolto non deve essere confuso con un percorso psicoterapeutico in quanto prevede solo una serie di incontri per utente, mirati a focalizzare il problema e a riscoprire le proprie potenzialità per gestirlo. In senso stretto, i principali destinatari dello sportello sono gli allievi anche se in uno spirito di alleanza educativa che dovrebbe caratterizzare le istituzioni scolastiche, il servizio si propone di fornire un punto di riferimento psicologico per la scuola nel suo insieme ed è pertanto aperto anche a tutti gli adulti che sentono l’esigenza di confrontarsi sulle problematiche vissute nell’ambito scolastico.

Le attività dello sportello di ascolto prevedono l’applicazione del metodo del colloquio psicologico. Il richiedente viene accolto ed orientato all’analisi del problema ed alla comprensione del suo vissuto attraverso l’ascolto, l’accettazione, il sostegno alla crescita, l’orientamento, l’informazione.

Lezione 21 – Parlare del fenomeno del bullismo

Quando parliamo di bullismo parliamo di un fenomeno sociale di carattere relazionale prima ancora che comportamentale. Si tratta di un comportamento aggressivo proattivo, cioè messo in atto senza provocazione per il perseguimento del fine dell’aggressore, da distinguere dall’aggressività reattiva che deriva invece da una provocazione. Va distinto dai veri e propri reati e dagli scherzi, in cui il distinguo è dato dal livello di disagio della vittima.

Può essere di tre tipi: diretto, quando si svolge prevalentemente sul piano fisico o verbale, indiretto, se viene agito tramite molestie nascoste, e cyberbullismo se viene implementato attraverso strumenti tecnologici. Gli elementi qualificanti sono: Intenzionalità – Persistenza – Disequilibrio.

Normalmente la modalità diretta è agita più dai maschi e quella indiretta più dalle femmine. Il tratto distintivo del bullo è dunque l’aggressività, associata ad un’alta opinione di sé, a bassi livelli di ansia e insicurezza, ad uno stile educativo spesso prevalentemente anaffettivo, autoritario, caratterizzato anche da punizioni fisiche.

La vittima può essere passiva o provocatrice; la prima è caratterizzata da un modello reattivo ansioso o sottomesso, è insicura, timida, sensibile, spesso ha un’opinione negativa di sé, tende a isolarsi. La seconda combina un modello ansioso e aggressivo; si tratta di soggetti con problemi di concentrazione o iperattività, provocatori di tensioni e di azioni negative. È il genere di vittima che desidera di non andare più a scuola, perde la stima di se stessa, reagisce anche fisicamente con mal di stomaco, mal di testa e così via.

Il bullo e la vittima sono circondati da altri attori del fenomeno che sono gli aiutanti, i sostenitori, gli osservatori e i difensori della vittima. Oltre a questi, che sono normalmente coetanei di bullo e vittima, ci sono gli adulti, che giocano un ruolo fondamentale nel prevenire o, dove esiste, nell’individuare il fenomeno, intervenire ed estinguerlo. I due contesti in cui si deve agire sul bullismo sono la casa e la scuola.

La famiglia è il luogo in cui tramite l’educazione si deve prevenire l’emergere del fenomeno del bullismo. Il miglior modello educativo a questo fine è quello autorevole. Infatti il modello autoritario può essere frustrante e favorire comportamenti aggressivi, mentre quello permissivo o incoerente non danno regole, e la mancanza di regole, così come la diseducazione a seguirle, può creare nei ragazzi disorientamento. L’intervento familiare deve vertere sia sull’educazione emotiva che sull’educazione alla legalità.

La scuola in collaborazione con le famiglie deve individuare le situazioni problematiche e supportare lo sradicamento dei comportamenti aggressivi tramite interventi individuali, che possono andare dalle punizioni ai bulli al supporto psicologico per le vittime, o con interventi educativi in classe, attraverso lavori di gruppo e creazione di situazioni costruttive in cui si dia sostegno tra compagni, aiutando il corretto sviluppo emotivo e dell’empatia. È infatti proprio la mancanza di empatia uno dei problemi principali del bullo, che lo accomuna a quello che da adulto diventa un mobber sul posto di lavoro.

Lezione 31 – Parlare dei disturbi dell'apprendimento

I disturbi dell’apprendimento riguardano un gruppo di disabilità in cui si presentano significative difficoltà nell’acquisizione e utilizzazione di particolari e specifiche competenze. Si dividono in disturbo della lettura, del calcolo, dell’espressione scritta e disturbo dell’apprendimento non altrimenti specificato.

La principale caratteristica di questa categoria è proprio la “specificità”, ovvero il disturbo interessa uno specifico e circoscritto dominio di abilità indispensabile per l’apprendimento (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino non deve presentare deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici.

La dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente. È un disturbo che presenta spesso familiarità. Le diagnosi sono tra il 60% e l’80% fatte su soggetti maschi.

La discalculia riguarda la difficoltà a comprendere ed operare con i numeri e la difficoltà automatizzare alcuni compiti numerici e di calcolo. Anche in questo caso la disabilità influenza il rendimento scolastico e le attività quotidiane che implichino la capacità di calcolo.

I disturbi dell’espressione scritta si dividono in disgrafia e disortografia, a seconda che riguardino l’elemento esecutivo o costruttivo della scrittura; possono apparire già dalla I° elementare ma raramente vengono diagnosticate prima della II°.

Lezione 41 – Parlare degli interventi di educazione alla salute in ambito scolastico

I progetti volti alla tutela della salute hanno come obiettivo di sensibilizzare e orientare ad uno stile di vita sano, prevenire e combattere l’uso di alcol e droghe, stimolare verso una corretta alimentazione. Tra le dipendenze da combattere rientrano anche da gioco e internet. L’approccio utilizzato in questi progetti è psicopedagogico, che parte dall’analisi dei bisogni del gruppo e individua quali sono i comportamenti da disincentivare e quali sono invece quelli da rafforzare in quanto positivi.

Lezione 51 – Parlare del pensiero di Adler in tema di educazione

Alfred Adler è stato uno psichiatra, psicoanalista, psicologo e psicoterapeuta austriaco che visse tra la fine dell'Ottocento ed i primi decenni del Novecento, un periodo particolarmente fertile quanto ad innovazioni scientifiche e culturali. E anche il suo pensiero risulta innovativo.

In tema di educazione, egli afferma che non si educa solo attraverso ciò che si sa ma anche attraverso ciò che si è. Per questo un tema prioritario è istruire i genitori in vista della loro funzione educativa. Solo così infatti si può garantire che forniscano ai figli l’ambiente adeguato per poter sviluppare le proprie capacità.

Il bambino saprà strutturare la propria vita nella misura in cui la madre saprà trasmettergli coraggio di vivere e capacità di contatto sociale. Inoltre la figura materna non deve essere ingombrante ma lasciare che nel perimetro sociale del bambino abbiano il loro ruolo anche il padre, i fratelli, in modo che il bambino sviluppi il senso di collettività, e in modo che essi possano partecipare all’educazione del bambino stesso.

La parola d’ordine, che Adler indica anche nel suo libro “the education of children” del 1930, è educazione antiautoritaria. L’eccesso autoritarismo dei genitori si manifesta in indicatori comportamentali come ostinazione infantile, bugie infantili o anche bagnare il letto, mangiare le unghie.

In caso di famiglia inadeguata, per Adler riveste un ruolo fondamentale la scuola, che può intervenire in supporto. Anche in questo caso è però necessaria una formazione preliminare adeguata agli insegnanti. Sia i genitori che gli insegnanti devono essere pazienti, non nevrotici, in grado di reagire con calma e razionalità agli umori del bambino. Il bambino deve sentirsi incoraggiato alla vita e all’essere un uomo tra gli uomini, a cooperare prima che a competere, ad agire in campo sociale.

Per quanto concerne i problemi di integrazione scolastica, Adler ritiene che i problemi principali siano:

  • Il bagaglio intellettuale ereditario, sia in termini qualitativi che quantitativi.
  • Le condizioni somatiche, intese sia in senso funzionale che estetico, che vanno a determinare il livello di sicurezza e autostima.
  • Le implicazioni emotive, derivanti dalle dinamiche dei rapporti intrafamiliari dei primi anni di vita.
  • Le motivazioni sociali, che descrivono il substrato culturale e che possono rivelarsi adeguate o inadeguate dal punto di vista preparatorio per i ragazzi.

Lezione 61 – Parlare degli obiettivi che si prefigge la scuola attraverso l’intervento dello psicologo scolastico

Lo psicologo scolastico rappresenta un ponte tra la scuola e la famiglia e supporta la famiglia tramite interventi di tipo psicoeducazionale nei casi sempre più frequenti in cui i figli manifestano disturbi della personalità.

Per psicoeducazione si intende una modalità di trattamento condotta professionalmente che integra e sinergizza interventi psicoterapeutici ed educativi. L’obiettivo è di intervenire nelle dinamiche familiari attraverso gruppi di incontro finalizzati a supportare il sistema familiare nella composizione delle fratture che si possono verificare e nel prevenire il verificarsi di possibili situazioni di crisi.

È fondamentale riconoscere l’importanza dell’ambiente familiare nella nascita dei problemi legati ai disturbi di personalità. L’approccio già nelle sue prime formulazioni in Inghilterra tra gli anni 50 e 60 era di coinvolgere nel processo di psicoeducazione tutto il nucleo familiare; anche nel pensiero adleriano, secondo cui è importante nello sviluppo del bambino l’insieme di tutte le figure conviventi durante l’età evolutiva, è importante prevedere interventi formativi per i genitori.

È stato dimostrato tramite diversi studi che l’intervento a livello di famiglia riduce percentualmente la probabilità di ricadute dei pazienti. Una delle principali strategie è quella dell’incoraggiamento, che consiste nella creazione di una relazione empatica che aiuta ad accogliere il deficit che è stato rilevato e a trovare la soluzione più adatta per quel paziente in quel momento. Nella pratica, l’intervento psicoeducativo o di counselling mira a evidenziare quali sono le risorse a disposizione e sottolineare tutti i progressi, anche minimi.

Il processo viene attivato con il gruppo (la famiglia) e tende a creare un’alleanza di lavoro, che implica cooperazione e focalizzazione sul compito e sull’obiettivo. La sperimentazione di questa alleanza può portare a modificazioni nelle dinamiche relazionali tra genitori e figli. Un’altra strategia utilizzata è quella della mentalizzazione, intesa come capacità di dare un senso alle azioni proprie e altrui in base alla comprensione agli stati mentali; è importante rendere i genitori capaci di relazioni più mentalizzate con i propri figli.

Lezione 71 – Parlare del counselling secondo il modello adleriano

Il counselling può essere definito: un uso della relazione abile e strutturato che sviluppi autoconsapevolezza e accettazione delle emozioni, crescita e risorse personali. L’obiettivo è vivere in modo pieno e soddisfacente.

In particolare, il counselling adleriano è una particolare modalità di scambio colloquiale tra un operatore preparato e un soggetto bisognoso d’aiuto. Lo scopo è quello di favorire il passaggio di questi da una condizione di disagio ad una di benessere, in un tempo relativamente breve (Pier Luigi Pagani).

Non bisogna farsi trarre in inganno dalla somiglianza del termine Counselling con il termine consiglio. Il consiglio sottintende un rapporto paritario e il suggerimento di scelte o modificazioni; il counselling invece consiste nel rapporto con un esperto con cui si ricerca una strategia che renda possibili scelte e modificazioni. Il successo del counselling è proprio quello di favorire il cambiamento; l’individuo riscopre la propria autonomia tramite migliore conoscenza di sé e delle proprie possibilità.

Rogers individua tre atteggiamenti che il counselor deve avere:

  • Genuinità e spontaneità, essere sempre sè stesso in contatto con i propri sentimenti.
  • Considerazione positiva incondizionata, cioè accettazione del paziente indipendentemente da ciò che pensa e dice, interesse non contaminato dal giudizio.
  • Comprensione empatica, capacità di cogliere la situazione personale.

La metodologia si articola in 4 fasi:

  • Instaurazione di una corretta relazione basata su fiducia e rispetto.
  • Comprensione da parte del counselor del disagio.
  • Conduzione dell’utente alla consapevolezza dei motivi del disagio.
  • Ricerca condivisa di una prospettiva alternativa, di un significato diverso, di una possibilità di cambiamento.

Tra gli elementi decisivi abbiamo il setting, l’insieme degli elementi spaziali, temporali e mentali all’interno dei quali si sviluppa la relazione di aiuto. È necessario che l’ambiente sia neutro, caldo, la luce sia tale da rendere ben percepibili anche gli elementi di comunicazione non verbale; il tempo deve essere ben definito per evitare dispersioni e cali di attenzione.

Lezione 81 – Parlare del disturbo del controllo degli impulsi

I disturbi del controllo degli impulsi sono una categoria diagnostica riconosciuta solo in tempi relativamente recenti. Come ci indica il termine stesso, i disturbi del controllo degli impulsi, sono in generale caratterizzati dall’incapacità del soggetto a resistere ad impulso o ad una tentazione impellente. Tale spinta induce il soggetto alla realizzazione di un’azione pericolosa per sé stessi e/o per gli altri ed è preceduta da una sensazione di crescente tensione ed eccitazione a cui fa seguito piacere, gratificazione, e sollievo. In genere l’azione è seguita da una sensazione di rimorso, di biasimo personale o senso di colpa.

Fanno parte dei disturbi del controllo degli impulsi:

  • Il gioco d’azzardo, comportamento di gioco maladattivo, ricorrente e persistente.
  • La piromania, abitudine ad appiccare il fuoco per piacere, gratificazione, o alleviamento della tensione.
  • La cleptomania, ricorrente incapacità di resistere all’impulso di rubare oggetti che non hanno utilità personale o valore commerciale.
  • Il disturbo esplosivo intermittente, costituito da saltuari episodi di incapacità di resistere ad impulsi aggressivi e che causano gravi aggressioni o distruzione della proprietà.
  • La tricotillomania, lo strapparsi ricorrente di capelli o peli per piacere, gratificazione, o alleviamento della tensione e che causa una rilevante perdita di essi.
  • Il disturbo del controllo degli impulsi non altrimenti specificato (NAS), incluso per codificare i disturbi del controllo degli impulsi che non soddisfano i criteri per nessun disturbo specifico descritto sopra.

Molto vicini a questi disturbi, troviamo anche una serie di dipendenze associate a compulsività, che si verificano quando normali attività quotidiane, come lavorare, fare acquisti, navigare su internet o andare in palestra, si trasformano in una dipendenza che può condizionare lo stile di vita e creare grande sofferenza. Rivestono particolare importanza i disturbi del comportamento alimentare associato a compulsività (ad esempio anoressia, bulimia, night eating syndrome, exerciting).

La presenza di queste problematiche soprattutto a livello di scuola superiore rende necessario un intervento dello psicologo scolastico, che coinvolga sia la famiglia che i docenti, oltre che eventuali istituzioni esterne sensibili alla problematica, con cui lo psicologo scolastico dovrà fare da ponte. Il progetto di intervento dovrà prevedere un’attenta analisi del fabbisogno e la definizione delle modalità di intervento. Possono essere previste delle fasi formative di prevenzione e sensibilizzazione e delle fasi formative/attuative per la gestione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rafgio00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia scolastica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Bosetto Daniela.
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