Paniere con risposte aperte - Psicologia scolastica e dell'orientamento
Lezione 002 - Differenze tra la teoria di Piaget e quella di Vygotskij
Piaget considera l’uomo come un essere essenzialmente biologico il cui sviluppo avviene secondo stadi che vengono determinati dalla maturazione neurobiologica. Gli individui passano da uno stadio ad un altro grazie all’interazione con l’ambiente con cui ingaggiano processi di adattamento e accomodamento; ma è il contesto che si adegua ad un supposto ritmo naturale dello sviluppo.
Per Vygotskij, che come Piaget considera lo sviluppo connesso all’interazione tra individuo e ambiente, invece sono il contesto, l’ambiente socioculturale e le stimolazioni che si ricevono dall’esterno che permettono di attivare e il progredire dello sviluppo. L’ambiente e le relazioni che vi si stabiliscono svolgono una funzione di stimolo senza le quali non potrebbe esserci sviluppo.
Lezione 003 - Cosa si intende per "azione situata"?
L’azione situata, come definita da Suchman, è quell’azione che si determina momento per momento in seguito all’interazione sia tra i vari attori coinvolti che tra gli attori e il contesto in cui l’azione si svolge. Connesso al concetto di azione situata è quello di apprendimento situato, ovvero lo studio delle dinamiche attraverso cui le persone costruiscono significati condivisi del contesto attraverso le azioni che in esso sono state compiute.
Lezione 004 - Prospettiva socio-costruttivista
La prospettiva socio-costruttivista di Bruner prevede che la conoscenza non sia data a priori ma venga progressivamente elaborata, ridefinita e affinata dall’uomo grazie a specifiche abilità umane che attivano tutto il loro potenziale nella interazione tra pari e grazie all’uso di strumenti e artefatti stimolanti. In tale prospettiva il contesto è frutto di un processo di co-costruzione in cui dimensione temporale e dimensione spaziale sono fondamentali per un’adeguata comprensione dei fenomeni, ed è fondamentale in quanto luogo in cui le persone costruiscono i propri significati del mondo all’interno di una rete di relazioni e attività.
Lezione 005 - Ruolo degli strumenti e delle tecnologie nella teoria di Bruner
Per la teoria di Bruner, l’evoluzione dell’essere umano dipende dall’uso di strumenti tecnologici e artefatti trasmessi dalla cultura e attraverso i quali si elabora nuova cultura. Strumenti e tecnologie sono gli attrezzi di cui dovrebbe essere dotata la scuola, intesa come contesto in cui le persone costruiscono i propri significati del mondo, perché incaricata istituzionalmente non solo di trasmettere concetti e strumenti per l’elaborazione di conoscenza ma anche di equipaggiare i giovani con competenze tali da poter attivamente dare senso e forma al mondo e contemporaneamente costruire ed evolvere un senso sempre più sofisticato del sé.
Gli strumenti e le tecnologie, che consentono l’evoluzione dell’essere umano e permettono di elaborare nuova cultura, sono i libri, i video e tutte quelle tecnologie che amplificano le capacità motorie e sensoriali e sviluppano le abilità intellettuali.
Lezione 007 - Teoria ecologica di Gregory Bateson
Nella sua teoria ecologica, Gregory Bateson afferma che il “funzionamento” dell’individuo non può essere scisso ed estrapolato dal contesto, dal suo ambiente. Il contesto non è qualcosa che circonda e influenza un oggetto di studio ma un sottoinsieme del sistema più ampio che viene scisso e ritagliato per poter essere analizzato. Le particolari azioni o enunciazioni messe in campo dagli individui sono dunque parte del contesto e non vanno intese come prodotto o effetto di ciò che resta del contesto dopo che il pezzo che si voleva spiegare è stato rescisso.
Lezione 009 - Proposta di Perret-Clermont e importanza nel contesto educativo
Perret-Clermont attribuisce al contesto un carattere ecologico ovvero coniuga la dimensione individuale con quella socio-culturale. La proposta che elabora, pensata per i contesti educativi, si basa sulla segmentazione dello spazio di pensiero, inteso come contenuto e contenitore di un quadro in cui sono ritratti sia gli aspetti formali che informali della situazione, in quattro livelli:
- Gli individui
- Le relazioni interpersonali
- Le appartenenze sociali
- I sistemi simbolici
Tali livelli, come in un quadro, sono collocati all’interno di una cornice che rappresenta il contesto che altro non è che l’insieme delle regole, procedure, ruoli che fungono da cerniera tra la tradizione culturale e la situazione specifica. La capacità di comprendere ed usare il contesto è parte integrante delle competenze richieste agli insegnanti, in quanto ogni compito assegnato non è mai soltanto cognitivo ma ha significati sociali e identitari. Colui che apprende può interiorizzare contenuto e quadro: l’obiettivo dell’educazione deve essere di dare forma al contenuto e al quadro entro cui e da cui il contenuto prende forma.
Lezione 011 - Cinque principi dell'attuale versione della teoria dell'attività
L’attuale versione della teoria dell’attività ha rivisitato i cinque principi di Kaptelinin e Nardi riformulandoli così:
- Il sistema di attività come unità di analisi: l’unità di analisi passa dall’essere attività diretta verso un oggetto all’essere sistema di attività.
- La multivocalità: un sistema di attività si configura come comunità in cui sono presenti diversi punti di vista, interessi e tradizioni; la multivocalità è sorgente di cambiamenti e innovazioni e per costruire il senso di appartenenza alla comunità è necessario appropriarsi della voce dell’altro.
- La storicità: i sistemi di attività prendono forma e si trasformano in periodi di tempo lunghi e possono essere compresi solo se si considera la loro storia evolutiva. La classe ne è un esempio in quanto luogo in cui docenti e studenti si confrontano alla luce della loro storia, realizzando uno scambio tra passato e aspettative future; i due soggetti si influenzano a vicenda e ognuno trasforma la sua storia in base all’influenza determinata dalla storia dell’altro.
- La contraddizione: genera difficoltà e conflitti ma anche importanti indicazioni innovative. Le attività sono sistemi aperti che possono adottare nuovi elementi dall’esterno e condurre a una contraddizione secondaria in cui qualche elemento può combaciare con qualcuna delle nuove acquisizioni.
- Il ciclo di expanding learning: i sistemi di attività si muovono attraverso cicli relativamente lunghi di trasformazione qualitativa; una trasformazione espansiva è raggiunta quando sia l’oggetto che il motivo dell’attività vengono riconcettualizzati. Un ciclo di trasformazioni espansive può essere visto come un viaggio collettivo attraverso la zona di sviluppo prossimale dell’attività.
Lezione 012 - Teoria dell'attività di Kaptelinin e Nardi (1997)
Kaptelinin e Nardi (1997) individuano cinque principi della teoria dell’attività, ovvero:
- La mediazione degli strumenti il cui uso va inteso come accumulazione e trasmissione del sapere. Qualsiasi azione compiuta dagli individui è sempre mediata da strumenti che vengono continuamente creati e trasformati durante lo svolgimento delle attività e che recano con sé i segni del loro sviluppo storico-culturale.
- La strutturazione gerarchica delle attività per la quale ogni individuo svolge all’interno di ogni attività, azioni diverse che hanno però il medesimo obiettivo. Tali azioni sono implementate attraverso operazioni automatiche che rappresentano il livello più elementare all’interno della gerarchia. Per Leont’ev assomigliano a funzioni svolte in modo meccanico, potremmo dire senza pensare.
- L’orientamento sull’oggetto: la realtà in cui vivono gli esseri umani è fatta di oggetti che hanno due tipologie di proprietà: oggettive (definite dalle scienze naturali) e socialmente e culturalmente definite.
- Il principio di internalizzazione/esternalizzazione per il quale le attività interne non possono essere comprese se analizzate separatamente da quelle esterne dato che sono legate da un continuum dinamico per cui si trasformano a vicenda. Le azioni sono prima pensate interiormente e poi realizzate esteriormente: la rappresentazione interna è una sorta di simulazione delle attività esterne che vengono testate mentalmente prima di essere messe in atto. L’esternalizzazione a sua volta trasforma un’attività interna in una esterna e tale operazione è necessaria quando un’azione va riparata perché ha prodotto esiti diversi da quelli attesi.
- Lo sviluppo dell’attività: la teoria dell’attività implica una precisa metodologia di ricerca (opta per una metodologia di tipo etnografico in grado di tenere traccia della storia e dello sviluppo di una certa pratica) e rifiuta quella tradizionale delle sperimentazioni in laboratorio.
Lezione 014 - Natura e ruolo degli strumenti nella teoria dell'attività
La teoria dell’attività considera ogni azione umana mediata da strumenti. Essa trae origine dall’ideologia marxista sul ruolo che gli strumenti hanno nella mediazione del lavoro. Secondo la prospettiva di Vygotskij, che ha elaborato la teoria negli anni ’20 insieme a Leont’ev, gli strumenti sono per loro natura sociali e psicologici e uno di questi strumenti è il linguaggio. Essi svolgono la funzione di mediatori tra il soggetto e l’oggetto e impediscono tra questi un’interazione diretta.
Nel momento in cui gli strumenti entrano a far parte dei sistemi di attività essi alterano il flusso delle funzioni mentali oltre che la loro struttura. Gli strumenti di mediazione, il cui uso va inteso come accumulazione e trasmissione sociale del sapere, non sono dati in natura ma emergono dall’interazione tra individuo e ambiente: sono la forma esteriorizzata dei processi mentali, la manifestazione dell’attività mentale. Qualsiasi azione l’uomo compia è sempre inevitabilmente mediata da strumenti che vengono continuamente creati e trasformati durante lo svolgimento delle attività e portano sempre i segni del loro sviluppo storico-culturale.
Lezione 017 - Modello Knowledge Building Community
Il Knowledge Building Community è un modello formativo fondato sulla creazione di conoscenza ed è stato elaborato da Bereiter e Scardamalia nel 2007. Questo modello si basa sull’idea che gli studenti lavorino insieme, come una vera e propria comunità di ricerca, per costruire teorie esplicative che diano senso al mondo che li circonda migliorando contemporaneamente lo stato delle proprie conoscenze e quello della propria classe.
La conoscenza è un prodotto a responsabilità collettiva costruito collaborativamente mediante la consultazione di fonti aggiuntive e autorevoli, soggetto a una valutazione trasformativa delle idee e distribuita all’interno della comunità stessa. Si parla di democratizzazione della conoscenza in quanto non vi è più un’autorità superiore che la decreta, bensì essa viene co-costruita attraverso la discussione e il confronto tra le idee, l’attività di indagine svolta dall’intero gruppo, la realizzazione di esperimenti, la possibilità di consultare esperti e di assumere le informazioni da fonti diverse, comprese quelle online. Gli studenti sono incoraggiati a specializzarsi in un’area di particolare interesse e a condividere con gli altri le loro idee. Questo modello risponde all’idea che la scuola non possa essere separata dal contesto socio-culturale in cui opera ma che debba formare menti che sappiano agire in esso per migliorarlo e farlo progredire attraverso la continua e costante produzione di conoscenza.
Lezione 018 - Importanza della scuola come "sistema di attività"
Il concetto di scuola come “sistema di attività” permette il superamento di una visione nozionistica del sapere scolastico, basato su un rapporto verticale docente-discente e che si avvale della metodologia della lezione frontale. L’idea di una scuola come contesto chiuso, senza contatti con altri sistemi, cristallizzata e poco propensa al cambiamento e alla dinamicità, va superata e ad essa deve subentrare l’idea di una scuola come sistema di attività aperto e interattivo che si concentra sulla progettazione e realizzazione di attività in classe svolte in assetto cooperativo, sfruttando metodologie come il cooperative learning che hanno una stretta correlazione con l’extrascuola, valorizzando così anche l’apprendimento informale. Si tratta dunque di strutturare l’apprendimento su attività di leading, attività guida che garantiscano interesse, partecipazione e motivazione negli alunni poiché legate alla vita quotidiana.
Lezione 020 - Livelli della transizione ecologica secondo Bronfenbrenner
Le transizioni ecologiche sono gli effetti e gli elementi motori dello sviluppo; sono eventi/processi che possono rendere i contesti maggiormente visibili e quindi favorirne i cambiamenti trasformazionali che possono ampliare le alternative di soggetti in via di sviluppo. Bronfenbrenner attribuisce alle transizioni ecologiche la funzione di esperimenti di trasformazione già pronti in natura. Il soggetto può vedere il contesto e farne oggetto di pensiero grazie ai cambiamenti di posizionamento nell’ambiente, alle assunzioni di nuovi ruoli o ai cambiamenti di contesto. Tali cambiamenti si situano su quattro livelli:
- Microsistema che rappresenta i rapporti con una cerchia di persone intima e ristretta;
- Mesosistema che è contraddistinto dal rapporto tra microsistemi di cui l’individuo partecipa;
- Esosistema che caratterizza i contesti di cui l’individuo non fa ancora parte ma che lo influenzano;
- Macrosistema che è caratterizzato dalla storia, dalla cultura e dalle leggi che permeano anche tutti gli altri livelli.
Lezione 022 - Visibilità dei contesti
I sistemi di attività continuamente si evolvono includendone sempre di nuovi. L’evoluzione avviene attraverso quelle che sono chiamate transizioni ecologiche ovvero attraverso eventi/processi che possono rendere i contesti maggiormente visibili favorendone i cambiamenti trasformazionali. Le transizioni, i confronti con nuove situazioni, gli intoppi, le contraddizioni fanno prendere coscienza dell’essere parte di un determinato contesto, lo rendono visibile. Come afferma lo psicologo Cole, il contesto, però, può essere reso visibile solo nel medium dell’incontro con altre culture perché finché ci troviamo immersi all’interno di una cultura è come se in essa non esistessimo.
Lezione 023 - Proposte ecologiche di Bronfenbrenner e Bateson sul piano pedagogico
Per riconoscere, analizzare, documentare e valutare una transizione ecologica, intesa come cambiamento, passaggio da uno stato all’altro che implica una ridefinizione del sistema abituale di significati entro cui l’individuo si riconosce e apprende, Bronfenbrenner ritiene che siano necessari schemi di attività, ruoli e relazioni (tra loro intrecciate e simultanee al punto che un cambiamento in una di esse comporta una ridefinizione anche nelle altre). Queste sono considerate come unità minime di analisi per osservare i cambiamenti introdotti dalle transizioni e per comprendere un qualunque contesto sociale.
Bateson invece parla di deuteroapprendimento intendendo con questo termine l’apprendimento che riguarda il contesto stesso di apprendimento, che mette in gioco l’imparare ad imparare consentendo di ridefinire gli schemi abituali. Il contesto è per costui un sottosistema ecologico che non circonda e influenza un oggetto di studio bensì viene ritagliato da un sistema più ampio per bisogni di analisi. Le teorie ecologiche dei due autori hanno una grande rilevanza sul piano pedagogico perché evidenziano come la vitalità cognitiva di ogni soggetto sia legata e dipendente dalla “struttura che connette” le attività ai ruoli e alle relazioni.
Lezione 026 - Teoria dei livelli di comunicazione di Bateson (1972)
Per Bateson, la comunicazione è lo strumento tramite il quale si realizzano le connessioni nel sistema. Secondo la sua teoria dei livelli di comunicazione del 1972, ogni messaggio comunicativo servirebbe allo stesso tempo sia a produrre informazioni sul contenuto manifesto dell’attività condivisa tra i partecipanti, sia teso a specificare il senso contestuale del contenuto del messaggio insieme alla natura del frame sul piano interpersonale, a livello di metacomunicazione (ovvero non verbale o paraverbale). Quando questi diversi aspetti si trovano in equilibrio, quindi i partecipanti condividono il senso del frame sia a livello di contenuto che di relazione e ruoli, l’accordo sulla metacomunicazione resta implicito; ma se ci si trova in una situazione di transizione, di comunicazione interculturale o di ambiguità, si pone con maggiore evidenza il problema della distinzione tra livelli. La comunicazione può inciampare poiché i parlanti non si riferiscono allo stesso argomento. Se le incomprensioni sono frequenti e riguardano le aree più delicate per la costruzione di un sistema di significati condiviso, il ruolo della metacomunicazione assume maggiore importanza.
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Paniere completo (aperte e chiuse) di Psicologia scolastica e dell'orientamento
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