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PANIERE CON RISPOSTE APERTE

LOGICA E FILOSOFIA DELLA SCIENZA

SCIENZE PEDAGOGICHE

Docente: Pizzichemi Lorenzo Leonardo

16/04/2020

Lezione 002

06. Che cosa si intende per «problema logico»? Per quali motivi è legittimo parlare di «logica» prima

della messa a punto della "logica classica" di Aristotele?

Il problema logico riguarda l’insieme delle singole questioni, molte delle quali di carattere pratico, a

partire da cui prese avvio una forma di riflessioni volta a stabilire le condizioni di correttezza ed errore del

pensiero verbale concepito come inseparabile dalle realtà materiali da esso espresso.

Prima di Aristotele alcuni autori hanno cercato di sviluppare un pensiero logico che consentisse di spiegare

la natura a partire da argomentazioni coerenti e razionali ed è per questo che appare legittimo parlare di

logica prima della messa a punto della “logica classica” di Aristotele.

07. Che cosa si intende per tri-unità di pensiero, linguaggio e realtà con riferimento alla "logica arcaica"?

Secondo gli autori “preplatonici”, parlare di tri-unità di pensiero, linguaggio e realtà significa non fare

distinzione tra ambito del pensiero, struttura del linguaggio e mondo materiale. Ovvero, per questi autori,

ciò che è linguisticamente espresso in modo “corretto” deve essere “vero” con riguardo al pensiero e al

contempo “reale” in riferimento al mondo esterno.

Nella “logica arcaica” i tre momenti epistemologici della logica, dell’ontologia, ovvero il discorso sullo

specifico grado di realtà delle singole cose, e della gnoseologia, cioè il discorso sulle strutture e le modalità

della conoscenza umana, sono considerati ancora indistinti.

08. Quali sono le caratteristiche strutturali principali della "logica arcaica"?

Le caratteristiche strutturali principali della logica arcaica sono quattro.

Innanzitutto, la Tri-unità di pensiero, linguaggio e realtà. Non c’è distinzione fattuale tra ambito del

pensiero, struttura del linguaggio e mondo materiale. Questo significa che ciò che è linguisticamente

espresso in modo corretto deve essere vero con riguardo al pensiero e al contempo reale in riferimento

al mondo esterno.

Una seconda caratteristica generale della logica arcaica è la cosiddetta unità indifferenziata di parole e

cose: i nomi non sono una semplice etichetta che aderisce accidentalmente alla cosa designata per

rendere possibile la comunicazione tra uomini. Tra parola e cosa c’è una relazione intrinseca. Le cose sono

strutturate verbalmente come se fossero le parole da cui vengono designate; le parole hanno la medesima

capacità di produrre effetti e la medesima tangibilità delle cose che designano. Le parole sono la voce

delle cose. Nella logica arcaica, infatti, si parla a rigore di cose-nomi.

Una terza caratteristica della logica arcaica è la cosiddetta natura eminentemente verbale dell’errore.

L’errore, nella logica arcaica, non è dovuto ad una mancata adeguazione di discorsi a stati di fatto, ma

errare è semplicemente parlare male. Poiché l’espressione verbale non si distingue dal suo contenuto, ciò

che infrange i criteri dell’espressione verbale è di conseguenza falso. D'altronde tutto ciò che è esprimibile

in modo corretto, per quanto paradossale possa apparire, è sia vero che reale.

Una quarta caratteristica della logica arcaica è la scaturigine dei problemi a partire dalle forme

linguistiche. Nella logica arcaica è ravvisabile una certa tendenza a tradurre continuamente contingenze

linguistiche in problemi. Lezione 003

06. Quali sono le differenze e i punti di contatto tra le logiche di Parmenide e Eraclito?

Sia Parmenide che Eraclito credevano nell’unità indistinta tra cose e nomi, ma il loro pensiero a riguardo

differiva in alcuni punti fondamentali.

• Parmenide parte dall’unità indifferenziata di parole e cose ma si chiede come sia possibile, se ogni cosa

reale è quello che è in quanto ha il nome che ha, e se a ogni cosa corrisponde il suo nome specifico,

allora la sua esistenza implica anche una sua eventuale negazione. Parmenide tenta di rimuovere

questo conflitto di denominazioni, individuando almeno una parola in cui questa condizione non risulti

valida, ovvero il termine “essere”, usato in molte situazioni;

• Eraclito, a tal proposito, sosteneva che ad ogni “è” si accompagna un “non è”, quindi se per Eraclito le

cose-nomi al contempo “sono” e “non sono”, ogni aspetto della realtà è l’esito di un conflitto tra

opposti, in quest’ottica parole come vita e morte, giorno e notte sono la stessa cosa, si implicano e

condizionano a vicenda, l’uno è indispensabile per la configurazione dell’altro, parla di armonia degli

opposti, risultante dall’equilibrio di sforzi opposti e tensioni contrarie.

07. Quali sono i caratteri generali dell'opera di Eraclito nel contesto della "logica arcaica"?

Per Eraclito la struttura del linguaggio coincide con la struttura della realtà materiale, le determinazioni

verbali come determinazioni reali. Ogni aspetto della realtà viene ad essere solo per la cessazione

dell’aspetto contrario. Ogni aspetto della realtà è l’esito di un conflitto tra opposti, una sua vittoria

transitoria e momentanea prima di venir oppresso e invaso dal suo opposto. Perciò, paradossalmente,

giorno e notte, vita e morte sono la stessa cosa. Inoltre, Eraclito parte dall’idea del “tutto scorre” (panta

rhei) per spiegare il perpetuo divenire delle cose invece del perenne conflitto dei diversi aspetti opposti

del reale. Le conclusioni alle sue teorie provengono non dall’osservazione ripetuta di stati di cose, ma dal

considerare la struttura del reale concordante con la struttura del linguaggio. Gli aspetti opposti del reale

(giorno e notte per esempio) sono in relazione, si implicano e condizionano a vicenda, l’uno è

indispensabile per la configurazione dell’altro. Pertanto, quando egli parla di armonia degli opposti si

riferisce alla loro compagine ben connessa, la risultante dall’equilibrio di sforzi opposti e tensioni

contrarie. La relazione oppositiva tra parole si converte in un conflitto e connubio di realtà opposte. Per

Eraclito ogni antitesi verbale diviene sempre un’antitesi effettiva.

08. Quali sono i caratteri generali dell'opera di Parmenide nel contesto della "logica arcaica"?

Parmenide parte dall’unità indifferenziata di parole e cose ma si chiede come sia possibile che, se ogni

cosa reale è quello che è in quanto ha il nome che ha, e se a ogni cosa corrisponde il suo nome specifico,

allora la sua esistenza implica anche una sua eventuale negazione. Parmenide tenta di rimuovere questo

conflitto di denominazioni, individuando almeno una parola in cui questa condizione non risulti valida,

ovvero il termine “essere”, usato in molte situazioni. Così facendo, se per Eraclito le cose-nomi al

contempo “sono” e “non sono”, per Parmenide esse “non sono” rispetto all’unica autentica cosa-nome

che è: l’”essere”. Va da se che se tutto si afferma solo escludendo ciò che è altro, in quanto il suo essere

quel determinato segno implica il suo non essere tutti gli altri segni, non risulta evidente come “salvare i

fenomeni” del mondo materiale, data la corrispondenza di nomi e cose.

Lezione 004

06. Si espongano i paradossi di Zenone

A Zenone, allievo di Parmenide, si devono quattro celebri paradossi conseguenti all’impostazione del

“problema logico” prospettata da Parmenide. I suoi paradossi annunciano aporie intrinseche alla logica

arcaica, le quali non sono risolvibili nel suo stesso ambito.

Questi paradossi concernono il “movimento” o il “mutamento”: ovvero il rapporto tra l’uno (l’essere) e i

molti (il non essere). I più importanti sono due e mostrano in modo esemplare a quali conseguenze di

indicibilità può condurre una considerazione della realtà che rimanga su un piano puramente linguistico:

il cosiddetto paradosso di “Achille e la Tartaruga” e quello della “freccia”.

In merito al paradosso “Achille e la tartaruga”, egli immaginò che Achille, noto per essere il “piè veloce”,

venisse sfidato a raggiungere (non superare nella corsa) la lenta tartaruga, alla quale fu però concesso un

vantaggio iniziale. Il paradosso era fondato su questo presupposto: nel tempo che Achille impiega per

raggiungere il punto in cui inizialmente si trova la tartaruga, quest’ultima avrà, comunque, percorso un

piccolo tratto. Quando Achille avrà percorso questo piccolo tratto, la tartaruga sarà ulteriormente

avanzata. Achille non raggiungerà mai la tartaruga, perché dovrà percorrere gli infiniti spazi che colmano

la distanza tra i concorrenti. Il paradosso si risolve ricorrendo a un concetto matematico che gli antichi

greci non possedevano. La somma di infiniti addendi può, infatti, dare origine a un numero finito (la

distanza che Achille percorrerà prima di raggiungere la tartaruga). Achille dunque raggiunge la tartaruga.

In sostanza è necessario che chi insegue giunga prima al punto da cui è partito chi fugge.

In merito al paradosso della “freccia”, Zenone afferma che una freccia scoccata da un arco, sebbene

appaia in movimento, è in realtà immobile. In un dato istante di durata nulla, infatti, la freccia occupa una

porzione di spazio pari alla sua lunghezza, quindi in ciascun istante è immobile. Poiché il tempo è fatto di

infiniti istanti, e in ogni istante la freccia risulta ferma, dalla somma di istanti immobili non può scaturire

un movimento, quindi il moto della freccia è solo un’illusione. In sostanza ciò che si muove occupa sempre

in un istante di tempo uno spazio uguale a se.

07. Si espongano il contenuto e il significato del paradosso zenoniano di "Achille e la tartaruga"

In merito al paradosso “Achille e la tartaruga”, Zenone immaginò che Achille, noto per essere il “piè

veloce”, venisse sfidato a raggiungere (non superare nella corsa) la lenta tartaruga, alla quale fu però

concesso un vantaggio iniziale. Il paradosso era fondato su questo presupposto: nel tempo che Achille

impiega per raggiungere il punto in cui inizialmente si trova la tartaruga, quest’ultima avrà, comunque,

percorso un piccolo tratto. Quando Achille avrà percorso questo piccolo tratto, la tartaruga sarà

ulteriormente avanzata. Achille non raggiungerà mai la tartaruga, perché dovrà percorrere gli infiniti spazi

che colmano la distanza tra i concorrenti. Il paradosso si risolve ricorrendo a un concetto matematico che

gli antichi greci non possedevano. La somma di infiniti addendi può, infatti, dare origine a un numero

finito (la distanza che Achille percorrerà prima di raggiungere la tartaruga). Achille dunque raggiunge la

tartaruga. In sostanza è necessario che chi insegue giunga prima al punto da cui è partito chi fugge.

08. Si espongano il contenuto e il significato del paradosso zenoniano della "freccia"

In merito al paradosso della “freccia”, Zenone afferma che una freccia scoccata da un arco, sebbene

appaia in movimento, è in realtà immobile. In un dato istante di durata nulla, infatti, la freccia occupa una

porzione di spazio pari alla sua lunghezza, quindi in ciascun istante è immobile. Poiché il tempo è fatto di

infiniti istanti, e in ogni istante la freccia risulta ferma, dalla somma di istanti immobili non può scaturire

un movimento, quindi il moto della freccia è solo un’illusione. In sostanza ciò che si muove occupa sempre

in un istante di tempo uno spazio uguale a se.

Lezione 005

06. Quali sono i caratteri generali dell'opera di Melisso nel contesto della "logica arcaica"?

Il motto di Mellisso fu “il niente dal niente”. Per lui l’essere si cala sul piano della materia e acquista alcune

determinazioni positive delle quali quella secondo il tempo (l’eternità) diventa prioritaria. Anche l’ideale

dell’eterno nasce quindi da un’insidia della parola.

07. Quali sono i caratteri generali dell'opera di Anassagora nel contesto della "logica arcaica"?

Anassagora è d’accordo con Empedocle sulla stabilità delle singole cose che non rischiano di venir meno

nel loro esser tali per quanto sia variabile il loro ordine di accrescimento o diminuzione. Anassagora ha

però introdotto i termini di prospettiva al di là dei nomi delle cose che però appartengono alla natura

verbale e materiale delle cose-nomi senza intaccarne in alcun modo il grado di esistenza. Per quanto le

cose possano venire accresciute o diminuite esse rimangono né più né meno di quel che sono, non

perdono o acquistano un solo granello del loro “essere così e non altrimenti”. In merito alla dottrina della

causalità, egli ritiene che l’effetto, prima di giungere ad esistenza, sarebbe già presente nella causa. Per

quanto riguarda la teoria dell’intelletto, questo viene concepito come una (invisibile) realtà

onnipervadente di cui partecipa ogni cosa-nome.

08. Quali sono i caratteri generali dell'opera di Empedocle nel contesto della "logica arcaica"?

Per Empedocle l’occhio non deve essere parificato dalla struttura del pensiero verbale. Esso viene

chiamato in causa da Empedocle come testimone. Viene inaugurata una collaborazione di sensi e

intelletto al fine del raggiungimento della conoscenza corretta. Ciò che rimane immune dalla negazione

non è più l’essere in quanto tale, ma l’essere determinato di ogni singola realtà. È da questa istanza che

vengono stabiliti i celebri quattro elementi, irriducibili l’uno agli altri, di ogni oggetto reale (aria, acqua,

terra e fuoco).

09. Quali sono i caratteri generali dell'opera di Diogene di Apollonia nel contesto della "logica arcaica"?

Per Diogene di Apollonia, il punto di partenza di ogni conoscere deve essere al di fuori di ogni dubbio e

ammesso come valido da tutti gli astanti. La chiarezza deve essere proprietà di ogni discorso. Dionigi di

Apollonia afferma che tutte le cose che sono si differenziano dalla stessa cosa e sono questa stessa cosa.

Ogni cosa è sempre la stessa e altra. Nessuna differenza delle cose-nomi può venir ipostatizzata come

totale, perché esse non sono altro che una continua differenziazione da un’unica cosa, e non sono più

connesse da una sclerotica e implacabile opposizione.

10. Per quali motivi non si dà per Democrito una relazione intrinseca tra parole e cose?

Per Democrito non c’è alcun motivo di considerare le parole coessenziali alle cose. Le parole non sono

Non si dà per Democrito una corrispondenza “naturale” tra parole e cose, per le seguenti quattro ragioni:

• perché un solo nome può indicare o voler dire molte cose

• perché una sola cosa può avere molti nomi

• perché si può cambiare nome alle cose

• perché ci sono molte cose che non hanno nome

La coessenzialità di parole e cose, tipica della “logica arcaica” viene così privata del suo fondamento. In

realtà, le critiche di Democrito in questo caso sono molto ingenue, e un sostenitore dell’unità di parole e

cose potrebbe rispondere con argomenti altrettanto convincenti).

11. Quali sono i caratteri generali dell'opera di Democrito nel contesto della "logica arcaica"?

Democrito affrontò dal di dentro la struttura della logica arcaica ritorcendo contro di essa le stesse

condizioni logico- verbali che essa voleva imporre a ogni altra cosa. Per lui non c’è alcun motivo di

considerare le parole coessenziali alle cose. Le parole non sono la voce delle cose, tant’è che tanto il niente

che l’iente hanno lo stesso diritto di cittadinanza nel mondo convenzionale del linguaggio umano. Per

Democrito se vogliamo arrivare ad una conoscenza certa, dobbiamo revocare l’unità arcaica di pensiero,

linguaggio e realtà materiale, dimostrandone l’inconsistenza. Egli afferma che ciò che viene detto non

coincide necessariamente con la realtà e il pensiero. Democrito deve però dimostrare non solo

l’indipendenza del reale dall’enunciato (ossia l’indipendenza delle cose dai loro nomi), ma anche la sua

indipendenza dal pensato (ossia l’indipendenza delle cose dal loro pensiero) e l’indipendenza di

quest’ultimo dall’enunciato (ossia l’indipendenza del pensiero dal linguaggio).

12. Quali sono le differenze e punti di contatto tra l'impostazione del «problema logico» in Melisso,

Anassagora, Empedocle e Dionigi di Apollonia con riferimento a Eraclito e Parmenide?

Sia Parmenide che Eraclito credevano nell’unità indistinta tra cose e nomi, ma il loro pensiero a riguardo

differiva in alcuni punti fondamentali.

• Parmenide parte dall’unità indifferenziata di parole e cose ma si chiede come sia possibile, se ogni ogni

cosa reale è quello che è in quanto ha il nome che ha, e se a ogni cosa corrisponde il suo nome specifico,

allora la sua esistenza implica anche una sua eventuale negazione? Parmenide tenta di rimuovere

questo conflitto di denominazioni, individuando almeno una parola in cui questa condizione non risulti

valida, Ovvero il termine “essere”, usato in molte situazioni;

• Eraclito a tal proposito sosteneva che ad ogni “è” si accompagna un “non è”, quindi se per Eraclito le

cose-nomi al contempo “sono” e “non sono”, Og

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Froggy_F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Logica e filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Pizzichemi Lorenzo Leonardo.
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