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Paleografia greca - la scrittura greca a partire dall'antichità

Appunti di Paleografia greca sulla scrittura greca per l'esame della professoressa Formentin. Il primo manuale che in modo molto dettagliato ed esaustivo crea un percorso sulla scrittura greca dalle origini all'epoca della stampa. Grande spazio è dedicato ai filoni delle scritture informali e formali, al cui interno troviamo la grande distinzione tra scritture librarie e documentarie, corredate... Vedi di più

Esame di Paleografia greca docente Prof. M. Formentin

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ESTRATTO DOCUMENTO

Maiuscola biblica;

o Ogivale diritta e inclinata;

o Alessandrina.

o

Possiamo individuare tre filoni:

Il primo è rappresentato dalle scritture più o meno rotonde e unimodulari, che sono caratterizzate da asse

Ø verticale, forme geometriche, tendenza alla segmentazione del tratteggio. Sono scritture modulate sul

modello di base della maiuscola greca e attestate in ambiente di scuola, anche ai livelli dell’apprendimento

grafico; è all’interno di quest’ambiente che si forma il contesto di sviluppo della MAIUSCOLA BIBLICA.

Il secondo include le scritture a contrasto modulare, inclinate verso destra, caratterizzate da spezzatura del tratto e

Ø da angolosità più o meno marcata. Anche in questo caso i livelli di realizzazione, possono risentire di molti fattori,

come l’abilità dello scriba, le finalità per cui viene concepito un libro, gli ambiti e i luoghi di produzione e di circolazione.

Il terzo accomuna scritture rotonde e occhiellate, caratterizzate da asse verticale, curvilinearità dei tratti,

Ø modulo tendenzialmente quadrato e uniforme, ma anche leggermente contrastato a volte, occhiellature dei

tracciati, indotte dalla semplificazione del tratteggio di singole lettere.

Molti prodotti realizzate in scritture informali, che sono collegabili a questi filoni, potrebbero provenire da ambienti cristiani,

ossia da un percorso di produzione dei testi che aveva il suo fulcro nella comunità dei fedeli e trovava diffusione nelle relazioni

tra comunità e comunità. Sono prodotti realizzati per soddisfare le esigenze di proselitismo e di dibattito spirituale. Questa

tendenza informale continua sino alle soglie del IX secolo, ma a partire dall’VIII, la CORSIVA NOTARILE STILIZZATA,

comincia ad essere utilizzata per vergare interi codici, rinnovando così la tradizione di contiguità con le scritture corsive. Quello

che è importante sottolineare è che è profondamente cambiato il contesto in cui questi processi si realizzano e che comincia ad

emergere una nuova necessità nel meccanismo di produzione libraria, che rendeva ormai il momento adatto all’elaborazione di

tipologia grafiche innovative. Dal punto di vista grafico, non ci sono dubbi sul fatto che la corsiva notarile potesse rispondere a

esigenze di regolarità, chiarezza e leggibilità. I NOTARIOI giocano in questo senso un ruolo molto importante, perché vestono il

ruolo di copisti professionisti. Concludendo, non è sbagliato ritenere che la minuscola bizantina, sia il risultato dell’egemonia

storico – culturale di un gruppo di intellettuali scribi, dotati di ciò che serviva per imporre il nuovo modello grafico su larga scala.

Molto interessante è l’esperienza grafica dell’area sinaitico – palestinese, dove, tra VIII e IX secolo, possiamo

osservare una fioritura di esperienze grafico – librarie incardinate nel solco della tradizione corsiva e

documentaria. La cosiddetta MINUSCOLA AGIOPOLITA è una versione stilizzata della variante inclinata della

corsiva bizantina dei documenti, di cui conserva:

Esuberanza formale;

Ø Tendenza alla deformazione dei tratti;

Ø Ricchezza dei legamenti.

Ø

Il filone formale

L’esigenza di formalità inizia a manifestarsi a cavallo tra III e IV secolo, nella definizione di alcune scritture normative di lunga

durata come le MAIUSCOLE CANONIZZATE. Il processo di formazione dei canoni si può ricostruire molto bene dal punto di

vista formale e strutturale, ma non altrettanto precisamente si può definire l’insieme dei processi culturali e sociali in cui

inquadrare tali fenomeni grafici. Le fasi più antiche della scrittura greca, possono essere definite solo grazie ai materiali di

scavo, recuperati da:

1. Egitto;

2. Siti archeologici in limitate aree del Vicino Oriente.

Sono materiali che si sono salvati dalla distruzione e dalla conservazione di tipo medievale. In un contesto di questo tipo, lo

studio delle maiuscole librarie di età bizantina si fonda su basi vacillanti e su dati difficilmente interpretabili: possiamo sostenere

che le ragioni del prevalere di poche tipologie grafiche di impianto formale si devono ricercare nei processi storico – culturali che

  15  

coinvolsero gli assetti del mondo antico, alterando gli equilibri a svantaggio dei ceti medi urbani. Il venir meno del benessere

economico ebbe serie conseguenze nel ceto medio, compresa anche la diminuzione della domanda di libri e il mutamento del

meccanismo di produzione. Inoltre, la crescente influenza del cristianesimo, contribuiva a imporre nuovi indirizzi grafici, molto più

incisivi che in passato.

Sarà necessario ora dare una descrizione della principali scritture canonizzate.

MAIUSCOLA BIBLICA. I presupposti formali sono da rintracciarsi nel filone delle scritture rotonde e unimodulari,

caratterizzate da:

1. Asse diritto;

2. Modulo quadrato;

3. Chiaroscuro verticale;

4. Tendenza alla geometrica semplicità delle fonti.

È un filone grafico che è affine alla maiuscola e proprio per questo spesso confuso con altre manifestazioni della maiuscola greca rotonda e

unimodulare. Contribuiscono alla definizione del canone alcune scelte formali che provocano selezioni rigorose dal punto di vista

del chiaroscuro.

Ø Del tratteggio.

Ø

Il processo di selezione degli elementi del canone, dovette formarsi sulla base di scelte oculate, per elaborare un paradigma grafico su larga

scala. Il IV secolo è un momento importante per la storia del canone, prima di tutto perché a questo secolo sono ricondotti gli esemplari più

armoniosi e in seguito, si possono assegnare ad esso i codici più autorevoli di ANTICO E NUOVO TESTAMENTO:

Codex Vaticanus;

Ø Codex Sinaiticus.

Ø

La denominazione della scrittura risulta sensata, proprio in virtù della fama che essa acquista grazie a questi due codici, diventando così una

scrittura ufficiale. Dovette svolgere un ruolo significativo l’uso che il cristianesimo ne fece per la produzione dei codici biblici. Gli esiti formali

della scrittura in questo secolo sono segnati da una serie di dinamiche, ma propriamente riconducibili a due fattori:

Da un lato, il prevalere di processi mimetici indotti dal progressivo allontanarsi del modello canonico delle origini dagli

Ø orientamenti e dalle consuetudini grafiche degli scriventi;

Dall’altro l’emergere di un gusto per l’artificiosità e la resa pittorica del tratto grafico.

Ø

Queste dinamiche trovano espressione in alcuni tratti peculiari:

Alterazione dell’angolo di scrittura con modificazione del chiaroscuro;

1. Inserimento di elementi decorativi;

2. Alterazione del tratteggio e della forma di alcune lettere.

3.

Questa scrittura è attestata anche in altri ambienti:

1. Sinaitico – antiocheno;

2. Siriaco e mesopotamico;

3. Italogreco.

MAIUSCOLA OGIVALE. Filone che trova le sue origini in un ambito delle scritture tra II e III secolo, caratterizzate da contrasto

modulare e tracciati meno angolosi. Importante è tracciare le differenze tra i due filoni:

1. Inclinata

2. DIritta

  16  

Le   fasi   di   sviluppo   del   canone   della   maiuscola   OGIVALE  

INCLINATA   si   possono   ricondurre   al   periodo   tra   tardo   III   e   IV  

secolo  in  materiali  dislocati  piuttosto  variamente.  Negli  esemplari  

portati  ad  esempio:  

Chiaroscuro  è  marcato;  

• Tracciati  decisamente  angolosi;  

• Alternanza  del  modulo  omogenea.  

• Utilizzo   di   piccoli   apici   ornamentali   a  

• completamento   delle   aste   e   dei   tratti   orizzontali   e  

obliqui  di  alcune  lettere.  

È  una  scrittura  che  si  presenta   meno  compatta  e  monolitica  e  più  

predisposta   ad   alterazioni   del   chiaroscuro,   dell’angolosità   del  

disegno  e  della  forma  delle  lettere.  Rispetto  alla  maiuscola  biblica,  

essa   poteva   essere   percepita   come   una   scrittura   codificata  

(malgrado  i  diversi  livelli  di  realizzazione),  ma  sicuramente  meno  

impegnativa   e   adatta   sia   a   libri   profani   che   a   libri   cristiani  

destinati   ad   accogliere   la   letteratura   patristica   e   agiografica,  

salteri,etc.    la  mancanza  di  un  vero  e  approfondito  studio  su  questa  

scrittura  rende  difficile  analizzarla  dal  punto  di  vista  diacronico  e  

sincronico.  Nei  successivi  esempi  riportati  dall’autore,  è  stato  però   La   maiuscola   ogivale   DIRITTA   affonda   le   sue   origini   in   scritture  

possibile  riportare  alla  luce,  una  variante  di  area  sinaitica:   angolose   e   a   contrasto   modulare   del   II   e   del   III   secolo,   gradualmente  

appesantite  da  un   chiaroscuro  che  ne  modifica  l’aspetto   e  imprimendo  

Angolo  di  inclinazione  molto  pronunciato;  

• alle   lettere   strette,   l’aspetto   che   determina   anche   il   nome   stesso   della  

Contrasto  tra  pieni  e  filetti;  

• scrittura.  I   primi   esemplari   si   datano   tra   la  fine  del  III  e  gli  inizi  del   IV  

Aste  lievemente  incurvate  verso  sinistra;  

• secolo.  Il  periodo  di  massima  diffusione  di  questa  scrittura  è  individuato  

caratteristiche   che   conferiscono   alla   scrittura   una   facies   molto   nell’età  medio  –  bizantina,  circa  tra  il  IX  e  l’inizio  dell’XI  secolo,  quando  

peculiare.   Sempre   appartenente   a   quest’area   è   la   SCRITTURA   la  scrittura  viene  utilizzata  si  per  codici  profani,  che  per  codici  liturgici.  

MISTA,   una   variante   di   area   sinaitico   –   palestinese,   che   in  questi  codici,  la  scrittura  presenta  caratteristiche  molto  differenti  da  

presente   come   tratto   principale   l’inserimento   di   lettere   di   quella   dei   manoscritti   più   antichi,   quasi   come   se   si   volesse   marcare   la  

forma  minuscola  (ALPHA  E  M Y)  nel  tessuto  grafico  ogivale:   differenza  con  uno  stile  più  vecchio:  

Il   primo   rotondo   con   il   tratto   di   destra   ben  

• Tracciato  angoloso,  rigido  e  appuntito;  

sviluppato;   • Chiaroscuro  netto  e  marcato;  

Il   secondo   con   il   tratto   iniziale   molto   sporgente   •

• Forma  delle  lettere  che  perde  morbidezza.  

sotto  il  rigo.   •

È  probabile  che  questa  scrittura  sia  stata  utilizzata  in  diverse  regioni  del  

Nell’insieme   la   scrittura   appare   più   compatta   e   fortemente   mondo   bizantino,   anche   se   è   molto   difficile   delineare   una   geografia  

chiaroscurale,  con  sviluppo  contenuto  delle  aste  e  dei  tratti  obliqui   basandoci   solamente   sulle   caratteristiche   grafiche,   perché   esse   ci  

e   prevalenza   di   forme   tendenti   al   quadrato,   che   attenuano   il   permettono  di  circoscrivere  alcuni  manoscritti,  ma  non  di  assegnarli  ad  

contrasto   modulare.   Un’altra   variante   da   prendere   in   una  regione  piuttosto  che  ad  un’altra.  

considerazione   è   quella   relativa  all’Italia,   sebbene  non   si  possano   Si   pensa,   comunque,   che   questa   scrittura   sia   stata   utilizzata   anche   in  

riconoscere   dei   caratteri   peculiari   e   distintivi.   Migliore   e   più   aree  periferiche:  

attendibile   è   la   considerazione   dei   codici   palinsesti,   per   i   quali   è   Sinai;  

opportuno  ipotizzare  che  i  codices  antiquiores  siano  stati  prodotti   

nello   stesso   ambito:   effettivamente   molti   tra   questi   codici,   Monastero  di  Santa  Caterina;  

presentano   come   scritture   inferiori   proprio   esempi   di   ogivale   Regione  siro  –  palestinese  e  Cipro;  

inclinata.   È   importante   anche   segnalare   esempi   di   ogivale   Italia  meridionale;  

inclinata:    

Modulo  piccolo;  

• Chiaroscuro  irregolare;  

• Angolo  di  inclinazione  variabile;  

• Uso  di  complementi  ornamentali;  

• Disegno  disomogeneo  e  impacciato.  

• gli ultimi due tipi di minuscola sono:

Nel  X   secolo,   questo  tipo  di  scrittura   sembra   cedere   di  fronte  alla  

variante  diritta,  che  in   questo  secolo  ebbe  un  momento  di  grande   1. MAIUSCOLA ALESSANDRINA

diffusione.   Non   mancano   però   esemplari   tardi   come:   2. MAIUSCOLA LITURGICA.

evangeliario,   copiato   da   Eustazio,   forse   in   Italia   Meridionale.  

È   sicuramente   degno   di   nota   del   materiale   proveniente   dalla  

Nubia,   datato   X-­‐   XI   secolo:   qui   si   creò   una   produzione   libraria   in  

grado  di   soddisfare  le  esigenze  del   culto  e  della   liturgia  locali.   Gli  

scavi   archeologici   hanno   restituito   molti   materiali,   tra   cui  

frammenti  di  codici  copti  e  greci,  che  contenevano  testi  liturgici  o  

cultuali,  provenienti  dalla  biblioteca  della  cattedrale.  La  scrittura:  

1. Fa  riferimento  alla  ogivale,  

2. Realizzata   in   forme   faticose,   che   attestano   la  

volontà   di   aderire   a   modelli   del   centro,   anche   sul  

piano  grafico.  

  17  

CAPITOLO 3: IL PERIODO MEDIOBIZANTINO

I secoli tra il IX e il X sono interessanti, perché attraversati da una rinascita culturale che fu sentita nel campo delle arti, ma

anche in ambito letterario, con la riscoperta degli autori antichi, conseguenza dell’uscita dell’impero da quel periodo di crisi che

ne aveva limitato la copia e la diffusione. Il movimento ebbe come fulcro la capitale, che di fatto fu l’unica città importante

dell’impero. Il fenomeno aveva preso piede già ai tempi della dinastia isaurica con:

Costantino VI;

è L’imperatrice Irene.

è

È però con l’avvento del IX secolo, che il fenomeno comincia a consolidarsi, soprattutto grazie all’intervento d’imperatori di alto

spessore culturale, come:

Leone VI il saggio;

è Costantino VII Porfirogenito.

è

Questa rinascita culturale, per un lasso di tempo molto lungo, si affiancò al lungo conflitto nato dal rifiuto delle immagini sacre,

quello che noi definiamo ICONOCLASTIA. Questi conflitti si conclusero con la vittoria dell’ortodossia e la riabilitazione del

culto delle immagini. In ogni caso, questa riscoperta, riportò in auge la conoscenza e il recupero della letteratura greca antica,

che, per quel che sappiamo, è stato portato avanti da:

Letterati;

è Eruditi;

è Copisti;

è Copisti – filologi,

è

che operarono isolatamente o all’interno di cerchie e diedero un contributo decisivo alla trasmissione e ricezione delle antiche

conoscenze. Un ruolo di primo piano fu rivestito anche da intellettuali e bibliofili, che ricoprirono cariche in:

Gerarchia ecclesiastica

• Apparato amministrativo

Fra coloro che presero parte a questa rinascita culturale ricordiamo LEONE IL FILOSOFO, FOZIO e ARETA. A questo

fenomeno si accompagnò un importante mutamento grafico, ossia il passaggio dalla scrittura MAIUSCOLA alla scrittura

MINUSCOLA, avvenuto nei primi decenni del IX secolo attraverso la modalità della TRASLITTERAZIONE (trascrizione degli

esemplari in maiuscola nella nuova minuscola libraria). Questa pratica non si esaurì in breve tempo, ma vi furono dei

fattori che contribuirono a protrarla nel tempo:

Varia collocazione delle opere e dei centri dove fu messa in atto;

• Orientamenti nelle scelte dei testi da trascrivere;

• Valenza culturale e ideologica della tradizione grafica maiuscola, che continuò ad essere usata per testi

• religiosi e liturgici;

Processo di apprendimento della nuova scrittura.

L’abbandono della maiuscola non fu improvviso, perché il suo ruolo venne solo progressivamente limitato e ristretto ad alcune

tipologie di libro e dalla fine del X secolo, essa era usata solo per gli EVANGELIARI. Alcune tipologie di maiuscole rimasero

nell’uso con una funzione distintiva, per:

Lettere iniziali;

• Ripartizioni del testo.

Queste lettere vengono definite: AUSZEICHNUNGS – MAJUSKELN. Questa funzione distintiva venne introdotta a

partire dal IV – V secolo, quando l’uso del codice e di differenti modalità di lettura spinsero a cercare degli strumenti di

organizzazione del testo. L’uso della minuscola non fece altro che consolidare delle prassi già in uso da secoli. In ogni caso,

tutte le maiuscole distintive sono documentate, anche se pare che quelle più usate siano state:

1. Maiuscola alessandrina;

  18  

2. Maiuscola epigrafica;

3. Ogivale diritta, però, diffusa in età bizantina e in area provinciale, come l’Italia meridionale.

Accanto a questo tipo di lettere, troviamo anche delle scritture distintive caratterizzate da:

Tratteggi;

• Forme;

che non rientrano in tipologie codificate, o che sono la conseguenza di una mescolanza tra tratteggi maiuscoli e minuscoli. La

scelta del repertorio chiaramente rispondeva a vari fattori:

Influenza dell’antigrafo;

1. Abilità del copista;

2. Contenuto e destinazione del libro;

3. Disponibilità finanziaria del committente.

4.

SCRITTURE FORMALI

Non sappiamo se il passaggio di cui abbiamo accennato sopra, si sia svolto effettivamente in ambito laico o manastico, ma la

sua diffusione è sicuramente attribuibile all’adozione della minuscola da parte del monastero costantinopolitano di STUDIO.

Nel   monastero   sono   concentrate   le   prime   testimonianze  

di  minuscola  libraria  e  furono  attivi  dei  monaci  colti,  che  

avevano   acquisito   le   proprie   competenze   grafiche  

nell’ambito   della   burocrazia.   Un   caso   emblematico   è  

quello   di   TEODORO   STUDITA,   che   era   stato   un  

BASILISKOS   NOTARIOS   negli   uffici   dell’amministrazione  

imperiale   e   padroneggiava   molto   bene   la   scrittura  

notarile  stilizzata.  

Se non possiamo attribuire la scrittura solo ad un luogo, è

sicuramente bene sottolineare che in area costantinopolitana e in quella della Bitinia, essa riuscì ad assumere quei caratteri di:

Regolarità;

• Chiarezza;

• Leggibilità.

Che le fecero conseguire lo status di SCRITTURA LIBRARIA. Il processo di normalizzazione della minuscola ha una base

certa, fondata su una testimonianza datata, nel codice trascritto dal monaco Nicola nell’835: TETRAVANGELO

USPENSKIJ, dal nome del proprietario della collezione, di cui il codice faceva parte. questo codice porta in sé la

testimonianza di una fase certa e importante della scrittura, nonostante essa porti in sé ancora caratteri di omogeneità e

incertezza. La scrittura in questione viene definita MINUSCOLA ANTICA ROTONDA. LA SCRITTURA non si

esaurisce nel suo filone rotondo, ma mostra sin da subito una grande quantità di filoni e di tipi, che alle volte non sono

perfettamente classificabili. Al di là di questo, secondo un metodo collaudato, si è deciso di distinguere le diverse realizzazioni

grafiche sulla base delle modalità di realizzazione della scrittura:

Opposto al filone rotondo, sono documentate nello stesso periodo SCRITTURE DAL DISEGNO

è ANGOLOSO, in cui il tratteggio è organizzato a seconda della disposizione dei tratti. In questo filone, la

minuscola assume un modulo rettangolare stretto o quadrato, variante in conseguenza alla tendenza o al

gusto. Entrambe le modalità sono presente già durante il processo di normalizzazione della scrittura.Nei

primi testimoni, che documentano questo secondo filone, la scrittura ha un aspetto allungato, con lettere

che si sviluppano in altezza e compresse lateralmente, che definiscono la scrittura come MINUSCOLA

ANTICA OBLUNGA.

  19  

Nella seconda metà del IX secolo, il filone angoloso è documentato da una serie di manoscritti con delle

è caratteristiche comuni, riconducibili al TIPO ANASTASIO, dal nome del copista che li ha redatti. In questo

caso si pongono problemi di localizzazione dei testimoni vergati con questa grafia, perché sarebbe

importante avere indizi di natura codicologica o decorativa – testuale, per differenziare questo tipo da

scritture affini ad esso (minuscola angolosa e dal disegno più o meno oblungo). Ci si limita a descrivere la

scrittura in un codice parigino vergato da ANASTASIO: minuscola pura, caratterizzata da un’assenza di forme

maiuscole, assimilabile alla minuscola oblunga, contrasto modulare tra lettere di modulo normale e disegno tondeggiante

e altre strette e angolose. L’asse è lievemente inclinato a sinistra. Gli altri segni non presentano caratteristiche

peculiari.

Al filone angoloso, fanno sempre parte altre scritture dal modulo quadrato, con asse verticale o inclinato a

è destra, sviluppo ridotto delle aste verticali, spiccata angolosità di certe lettere. Fa parte di questo tipo, la

scrittura di un gruppo di manoscritti, che prende il nome di COLLEZIONE FILOSOFICA, perché

raggruppa 18 testimoni, di contenuto prevalentemente filosofico e di aspetto materiale e grafico simile.

Alla trascrizione di questo gruppo collaborarono 7 copisti anonimi, la cui attività è inquadrata a

Costantinopoli nella seconda metà del IX secolo. Essi usano: scrittura ad asse verticale o leggermente inclinato

a sinistra; lettere dal tracciato angoloso; di modulo quadrato o rettangolare schiacciato; aste verticali e oblique poco

sviluppate e caratterizzate da un ispessimento terminale, che distingue la scrittura dalle angolose quadrate. Le

pseudolegature prevalgono sulle legature. La posizione della scrittura sul rigo è variabile, gli spiriti e gli accenti

mostrano forme particolari. Questi manoscritti sono spesso corredati a note a margine vergate in una

maiuscola dal modulo piccolo. È stato notato che questa scrittura presenta alcuni tratti comuni con la

scrittura bouleteè.

Verso il IX secolo la minuscola subì una graduale evoluzione verso i tracciati più arrotondati, perdendo la rigidità tipica delle

prime fasi di sviluppo; parallelamente essa cominciò a interessarsi al fenomeno della separazione delle parole secondo un

principio ortofonetico e a quello delle presenza più regolare dei segni prosodici.

Il filone quadrato assume un disegno più morbido in una scrittura calligrafica dai tratti caratteristici, la

è MINUSCOLA BOULETEÈ, uno stile che contrassegna il primo terzo del X secolo e si diffuse nei decenni

centrali del secolo, coinvolgendo generazioni di scribi. È documentata nei manoscritti prodotti a

Costantinopoli, anche se non pochi manoscritti la attestano anche in aree provinciali. Le caratteristiche:

particolarmente artificiosa; modulo quadrato; aste verticali ridotte; struttura quasi bilineare. Le lettere sono talvolta

inclinate a sinistra. Alcune lettere sono talvolta attestate in forma maiuscola e gli spiriti sono di norma angolari. La

scrittura distintiva più usata per vergare codici di questo tipo è la maiuscola alessandrina. Questo stile è

legato principalmente ai codici di contenuto religioso. La scrittura continuò ad essere usata ancora per

qualche decennio dopo il suo periodo di diffusione. Sempre nell’ambito di questo stile si sono voluti

bouleteè italique,

individuare dei tipi marginali, caratterizzati dall’assenza o dall’alterazione dei tratti peculiari:

bouleteè slanciata.

Nell’ambito delle minuscole calligrafiche rotonde, invece, emerge un modello grafico di lunga durata, che

è rimarrà in uso fino al XII secolo, denominato PEARLSCHRIFT, ossia scrittura a perle, termine coniato da

Hunger. Essa sembra porsi in continuità con l’idea di armonia ed equilibrio che avevano caratterizzato la

produzione alta di età macedone e avevano trovato espressione nella BOULETEÈ. Anch’essa ha dei tratti

peculiari: equilibrio tra i nuclei circolari delle lettere e i tratti verticali o obliqui; asse diritto o inclinato a destra; spiriti

e accenti di dimensioni ridotte; abbreviazioni a fine di parola evitate. Quasi del tutto assenti le lettere maiuscole. la

perfezione di questo stile si colloca tra gli ultimi decenni del X secolo e l’XI secolo avanzato.

SCRITTURE INFORMALI

  20  

Nella categoria dell’informalità si fanno rientrare:

1. Espressioni grafiche usuali e corsive dal ductus più o meno veloce;

2. Scritture più posate, al cui interno figurano tratti corsivi, anche se ordinati.

Dalle testimonianze in nostro possesso, possiamo recepire come le due abilità in realtà fossero parte della formazione grafica

degli scriventi più esperti, che potevano utilizzarle per:

Trascrizione di codici di buon livello;

1. Specifiche mansioni professionali.

2.

A volte, può succedere che i documenti presentino anche entrambi questi registri di scrittura, probabilmente per:

Marcare la distinzione tra note di commento e testo principale;

è Concludere più velocemente il lavoro di copia;

è Stanchezza dello scriba, che perdeva di conseguenza il controllo sulla minuscola calligrafica.

è

Questo fenomeno è attestato anche per altri periodi della storia della scrittura greca; diversi esemplari dimostrano come il

filone informale fosse usato e vitale nel corso di questo periodo. Esso fu usato per:

a. Libri profani, trascritti da eruditi o fatti copiare su committenza per scopi di studio personale.

b. Produzione di libri sacri, destinati ad usi pratici.

Tra i manoscritti che presentano il ricorso a scritture informali, possiamo portare l’esempio di quella di un copista, che operò in

un monastero della capitale non ancora noto: la scrittura di EFREM. È  una  minuscola  tondeggiante,  leggermente  

inclinata  verso  destra  ed  eseguita  con  gradi  

di  corsività  più  o  meno  accentuati.  Il  tratto  

peculiare   della   scrittura   è   il   frequente  

ricorso   a   legature   deformanti,   di  

derivazione  corsiva.  Un  altro  tratto  corsivo  

della   scrittura   è   rappresentato   dalle  

inclusioni   di   lettere,   come   nel   caso   di  

SIGMA   che   racchiude   alpha,   omicron,  

sigma.  

Altre  abitudini  grafiche:  

Tendenza   ad   ingrandire   il   modulo  

è delle   lettere   iniziali   e   finali   di   rigo   e  

prolungarne   i   tratti   verticali   e   obliqui  

in  svolazzi;  

Recupero  delle  forme  maiuscole.  

è

Molte delle caratteristiche rilevate per questo copista, ricorrono anche in altri codici di questo periodo, ma proprio il fatto che in

queste ci sia la mano di Efrem, contribuisce ad attribuire un carattere di peculiarità.

Un discorso a se stante va intrapreso per la RESERVATSCHRIFT, ossia la scrittura di uso esclusivo della cancelleria

imperiale: Da un lato, si colloca nel gruppo delle scritture documentarie ad asse diritto;

è Dall’altro, esprime l’esigenza di un alto grado di formalizzazione e di caratterizzazione stilistica.

è

Questo termine fu introdotto da FRANZ DOLGER per definire quella scrittura che si trova in una delle testimonianze più

antiche, il PAPIRO DI SAINT – DENIS: è un frammento di una lettere ufficiale del basileus ad un sovrano occidentale,

di cui non possiamo identificare il mittente a causa del pessimo stato di conservazione. La lettera rappresenta un

unicum, dal momento che non si conservano altri documenti ufficiali su papiro. la scrittura è una minuscola ad asse

diritto di aspetto assai artificioso, realizzata con tratteggi molto elaborati e dal forte impatto visivo. L’elemento più

  21  

caratteristico è il tracciato arrotondato di alcune lettere e il marcato prolungamento dell’interlineo superiore di

alcuni tratti verticali, talvolta raddoppiato per realizzare legamenti con la lettera precedente o seguente.

Questa scrittura rimane appannaggio della ristretta cerchia dei notarioi della cancelleria imperiale, la cui formazione era

avvenuta in una SCHOLA NOTARIORUM. La scrittura cominciò a subire delle modificazioni già a partire dall’XI secolo, il suo

uso venne gradualmente limitato fino ad esaurirsi nel corso del secolo.

Con l’età macedone venne consolidato il ruolo di Costantinopoli, in cui confluivano influenze culturali e artistiche provenienti

anche dai confini dell’impero e da qui si diffondevano verso aree che erano connotate da tradizioni locali più o meno

sedimentate. Questo diede origine ad una dialettica vivace tra centro e periferia e alla creazione di tradizioni culturali autonome

e specifiche. Fare ipotesi di questo tipo non spiega completamente la complessità dei rapporti tra centro e periferia, che sono

influenzati anche da apporti culturali di culture che non sono propriamente bizantine. Tra le aree periferiche sono casi

emblematici:

Italia meridionale;

è La regione sinaitica e siro – palestinese.

è

In altre aree la penuria di documenti ha reso difficile la ricerca e il confronto tra la produzione locale e quella di Costantinopoli.

PALESTINA, SIRIA, SINAI

La produzione di manoscritti greci in queste regioni periferiche sembra svolgersi in due periodi:

Fra l’VIII e il IX secolo la Palestina si caratterizza per la produzione di libri e la loro circolazione;

è Dall’XI secolo in centri come il monastero di San Saba a Gerusalemme, il monastero a Betlemme e il

è monastero di San Giovanni Prodromo presso il fiume Giordano, etc assume un ruolo chiave CIPRO, per cui

si può parlare di scritture PALESTINO – CIPRIOTE.

A seguito dell’espansione araba, i cristiani di lingua greca subirono una esclusione da tutti i settori della vita culturale e sociale.

La resistenza opposta da questi cristiani si tradusse in una molteplicità di esperienze, che non riuscirono a contrapporsi al

modello studita e rimasero relegate in un ambito limitato e circoscritto. Il materiale sinaitico – palestinese documenta una grande

varietà di soluzioni formali, volontà di aderire da parte del filone corsivo alla trascrizione di libri, perlopiù di uso liturgico e

pratico. Prevalentemente di uso documentario fu la CORSIVA INCLINATA:

Scrittura dai tratti professionali;

è Ebbe una certa diffusione anche in ambito librario.

è

La scrittura è nota come MINUSCOLA AGIOPOLITA, che è caratterizzata da:

Asse inclinato a destra;

è Tracciati angolosi;

è Prolungamento eccessivo dei tratti verticali e obliqui negli interlinei superiore e inferiore;

è Lettere più significative sono: gamma con tratto iniziale incurvato verso l’esterno, epsilon a curve

è sovrapposte, theta sempre aperto a sinistra, ny con accentuato polimorfismo,etc..

Questa minuscola è attestata anche in manoscritti di diversa origine. In un dossier di frammenti di libri della Bibbia, compaiono

anche frammenti in corsiva inclinata a destra, che sono riconducibili all’VIII secolo. Una variante più posata è attestata in

manoscritti di provenienza sinaitica all’inizio del IX secolo. Altri manoscritti sinaitici documentano minuscole ad asse diritto che

adottano soluzioni informali, rendendole evidenti nel:

POLIMORFISMO;

è FREQUENZA DI LEGATURE DALLA STRUTTURA CORSIVA.

è

  22  

Diverso è il discorso per i manoscritti del monastero di Santa Caterina, che mostrano una minuscola formale e calligrafica,

vicina al modello studita. L’area sinaitico – palestinese, si connota come un ambiente di produzione grafica piuttosto vivace, in

cui si utilizzano anche corsive documentarie diritte e inclinate e si sperimenta l’adattamento di esse nell’ambito della

trascrizione libraria. Questo tipo di produzioni rimasero, però, circoscritte e limitate.

ITALIA MERIDIONALE

La presenza bizantina in Italia conobbe vicende alterne che non mancarono di far sentire i loro effetti anche sugli assetti

economici, culturali e sociali delle comunità ellenofone. Dalla riconquista ad opera di Giustiniano, l’Italia meridionale fu parte

dell’impero, ma l’estensione dei territori controllati da Bisanzio si ridusse gradualmente, a causa degli attacchi da parte di:

Longobardi;

è Arabi;

è Normanni.

è

Dal 965, gli Arabi controllano la Sicilia, in cui la comunità greca riuscì a sopravvivere solo nella zona intorno a Messina e

Troina. Alla fine del X secolo, il territorio amministrato da Bisanzio era circoscritto ai temi di:

a. Longobardia, con capitale Bari;

b. Calabria, con dentro amministrativo Reggio.

In quest’ultima in particolare si formarono dei monasteri che avranno un’importanza decisiva:

a. San Fantino il Giovane;

b. San Nilo di Rossano.

Le varie zone scambiarono con Costantinopoli le influenze artistiche e culturale, oltre che alle tendenze nuove che si crearono

nel panorama grafico. Un problema da risolvere è sicuramente quello relativo all’epoca di introduzione della scrittura minuscola

nell’Italia Meridionale, per la quale non emerse testimonianza anteriori al x SECOLO. In altri centri italiani del Meridione, la

compresenza latina e greca favorì la compenetrazione di tipologie corsive minuscole; ma solo a partire dalla metà del X secolo

si possono attestare codici vergati in minuscola. La persistenza di tendenze maiuscole accanto all’emergente minuscola fu in

questo territorio molto più lunga che altrove. L’esempio da cui si parte per la storia della minuscola è Patm.33, omelie di

Gregorio di Nazianzo: QUESTO è un codice vergato da due copisti che utilizzarono la stessa scrittura, differenziandosi solo

per il fatto che uno era più sicuro nella realizzazione, l’altro più impacciato. È un minuscola che esprime le caratteristiche del

TIPO ANASTASIO:

Disegno artificioso;

è Tracciato angoloso;

è Alternanza del modulo che oppone lettere larghe a lettere strette.

è

La scrittura del codice se ne differenzia solo per:

Contrasto modulare meno evidente;

è Maggiore rigidità del tracciato;

è Tendenza a rendere più geometriche le forme.

è

Le analogie tra le due scritture fanno però pensare ad un medesimo centro di copia, localizzabile a Reggio Calabria, in cui

sarebbero stati realizzati altri codici dello stesso tipo. Questo farebbe desumere che il tipo ANASTASIO avrebbe origini in

queste zone: le ipotesi sono molte, infatti altri studiosi riconducono queste analogie ad una sorta di codice ad imitazione. Quello

che è certo è che questo codice manifesta la vivacità culturale dell’ambiente calabrese.

Molto modesta è invece è la produzione letteraria nella seconda metà del X secolo:

Prodotti letterari di qualità modesta;

è Vergati in scritture di aspetto arcaico;

è Dal disegno rigido;

è Si inquadrano in un filone grafico rotondo – quadrato.

è

  23  

A questo filone può essere ricondotta una cultura scrittoria calabrese tra gli ultimi decenni del X secolo e i primi dell’XI:

minuscola niliana. È   PRATICATA   dagli   ambienti   colti   e   alfabetizzati   della   Calabria  

settentrionale  e  di  Rossano  in  particolare  e  la  scrittura  sembra  legata  al  

monastero   sorto   a   San   Nilo   di   Rossano.   Peculiare   di   questa   scuola   è  

proprio  la  produzione  manoscritta,  per  la  quale  i  monaci  erano  fruitori,  

esecutori   e  committenti.  Peculiare  è   la  pratica  della   scrittura  condivisa,  

trascrizione  che  prevedeva  la  presenza  di  più  mani  nell’allestimento  del  

codice.   Questo   particolare   è   significativo   proprio   della   discontinuità  

della   produzione   grafica   di   questo   monastero.   I   tratti   peculiari   della  

scrittura  sono:  

Modulo  ridotto;  

⇒ Tratti  spessi  e  marcati;  

⇒ Non  mancano  accenni  a  forme  angolose;  

⇒ Si  d istingue  per  il  tratto  di  maggiore  modernità.  

Molti  particolari  dell’attività  scrittoria  fanno  pensare  ad  uno  scriptorium  

itinerante,  si  cui  San  Nilo,  fu  la  figura  di  massimo  riferimento,  anche  dal  

punto   di   vista   grafico.   La   minuscola   diventa   quindi   un   modello   di  

riferiemento,  che  i  monaci  apprendevano  e  realizzavano  a  seconda  delle  

proprie   abilità,   che   davano   alla   scrittura   un   carattere   diverso   e  

particolare.  

Una spiccata tendenza alla corsività del ductus compare in alcuni prodotti della scuola niliana. Il filone informale –

corsivo della scrittura dimostra:

Da un lato, la versatilità dei copisti;

⇒ La contiguità fra espressioni grafiche diverse che coesistono nei manoscritti.

L’altra scrittura della produzione grafica meridionale è la MINUSCOLA AD ASSO DI PICCHE, comparsa tra la metà del X

secolo e i primi dell’XI. Il nome fa riferimento alla forma della legatura tra epsilon e rho, che disegna una forma che ricorda,

appunto, l’asso di picche. Questo tipo di legatura ha origini molto antiche. Che risalgono al contesto della koinè tra scrittura

greca e latina. Altri elementi della scrittura sono:

a. Asse diritto o leggermente inclinato a destra;

b. Disegno arrotondato delle lettere;

c. Raddoppiamento delle aste di eta, iota, kappa, psi,etc.

Conclusasi la dinastia macedone, l’impero passò prima nelle mani dei DUCA, in seguito per più di un secolo nelle mani dei

COMNENI, con cui ebbe inizio un periodo di stabilità politica interna e di rinascita dell’impero, accompagnato da una vitalità

culturale, dovuta a:

Aumento dei fruitori di libri e testi;

⇒ Partecipazione attiva delle province alla vita culturale dell’impero;

⇒ Interesse e apertura verso le culture vicine.

Ci furono varie figure intellettuali importanti, che presero parte all’attività di studio, trascrizione e annotazione di codici, alcuni

minori, altri molto conosciuti come:

Michele Psello;

⇒ Eustazio di Tessalonica;

⇒ Michele Italico.

Questo slancio ebbe sicuramente ripercussioni anche sull’attività scrittoria, sollecitando una più vasta circolazione di prodotti

letterari. Sul piano grafico, le innovazioni più interessanti sono quelle che coinvolsero l’ambito delle scritture informali, ossia

quelle tendenze grafiche valide sia in campo documentario che in campo librario.

  24  

SCRITTURE FORMALI

Questo filone continuò ad avere come modello fino al XII secolo, la PERLSCHRIFT, che sostanzialmente mantenne una duplice

impostazione:

Il tipo classico, attestato con continuità fino alla fine dell’XI secolo, dissoltosi poi verso la fine del XII

è secolo.

Il tipo ieratico che si affianca al tipo precedente, in libri destinati a cerimonie pubbliche e funzioni liturgiche.

è

Ai margini di questa produzione grafica, si collocano delle scritture di aspetto arcaico, che continuano in maniera ripetitiva i

filoni rotondo e angoloso di IX e X secolo. Questa è una produzione grafica marginale, spesso di ambito provinciale, ma non

estranea a Costantinopoli. L’esaurirsi della Perlschrift coincide con l’affermarsi di nuove tendenze e di nuovi orientamenti

grafici, che sono il risultato della contaminazione tra lo stile che si stava esaurendo e gli stilemi delle scritture corsive e di

cancelleria. Queste ultime venivano usate sempre più frequentemente per la trascrizione di un certo genere di libri. Le scelte

adottate dagli scribi, avevano dato origine a una pluralità di esiti formali, talvolta originati dal rilievo assegnato alla forma di:

1. Lettere,

2. Tratti,

3. Legature.

L’aspetto che accomuna queste nuove varianti grafiche è la loro immissione nel filone delle scritture librarie, e l’introduzione di

elementi particolari delle scritture corsive e di cancelleria, ma organizzati secondo una nuova impostazione calligrafica. Un posto

importante occupa la scrittura del copista del METAFRASTA, un anonimo scriba attivo a Costantinopoli nella

seconda metà dell’XI secolo. La sua attività di copia risulta centrata sul Menologio metafrastico, una raccolta di

150 vite dei santi. A questo copista si attribuiscono 15 codici, realizzati in collaborazione con altri scritti e

decorati. La sua scrittura appare:

Fluida;

è Elegante;

è Calligrafica;

è Con lettere di modulo piccolo e rotondo;

è Tratti verticali leggermente incurvati verso destra.

è

Altro esempio di stili del periodo è la BAROCCA EPSILON – NY, che è testimoniata in un piccolo gruppo di

manoscritti prodotti alla metà del XII. La scrittura è caratterizzata da un contrasto fra lettere strette e lettere

larghe.

SCRITTURE INFORMALI

QUESTO ambito di scritture si mostra caratterizzato da fenomeni innovativi, che incideranno in modo evidente sui nuovi

assetti della minuscola. Il CAMBIO GRAFICO si verificò nell’ambito delle scritture informali e si deve mettere in relazione con:

Il mutato equilibrio tra centro e periferia;

è Le trasformazioni interne alla cancelleria imperiale, in cui il ruolo di basiliskos notarios fu appannaggio

è anche di scribi soliti a produrre atti privati, in scritture corsive e informali.

I tratti caratteristici di questo nuovo stile sono:

Ingrandimento del modulo di alcune lettere;

1. Prolungamento dei tratti verticali;

2. Svolazzi di rinforzo;

3. Forme e legamenti corsivi;

4. Ingrandimento dei segni abbreviativi;

5.

  25  

Sovrapposizioni e inclusioni di lettere.

6.

Nel tentativo di dare una descrizione al panorama della scritture informali tra XI e XII secolo, si trova una soluzione accurata

nella classificazione operata da Guglielmo Cavallo, che individua dei poli dominanti o di attrazione, in cui le varianti si

organizzano nel modo di adattarsi all’uso librario:

PRIMO POLO: raggruppa le scritture caratterizzate da un’esecuzione più o meno veloce, contraddistinte

è da asse inclinato a destra o diritto, frequenti legature e abbreviazioni;

SECONDO POLO: comprende scritture dal ductus più o meno rapido, elevato numero di abbreviazioni e di

è legature, etc;

TERZO E QUARTO POLO: rappresentano il prevalere di quella pretesa formale che si manifesta

è nell’elaborazione di nuovi stili.

CIPRO E AREA PALESTINESE

La conoscenza dell’attività scrittoria in area cipriota e palestinese nei secoli tra l’XI e il XII è fondata su una base

documentaria più ampia. L’aumento della produzione libraria è dovuto a Cipro, che poteva mettere in pratica i vantaggi che le

derivavano della sua posizione strategica. Sempre in questo periodo, vennero fondati o ristrutturati alcuni monasteri, tra cui vi

furono importanti centri di copia. La produzione manoscritta dell’area palestino – cipriota fu caratterizzata da un elevato

conservatorismo delle forme grafiche. Viene mantenuto l’utilizzo della Perlschrift in un certo numero di manoscritti e le

tendenze locali sono connotate da assetti tradizionali quasi arcaici. Nella seconda metà del XII secolo emerge un filone di

scritture che è stato nominato stile EPSILON A PSEUDOLEGATURA BASSA, attestato nelle varianti:

è documentato a Cipro e anche in Palestina. La scrittura presenta asse diritto, tracciato pesante,

Rettangolare:

è modulo quadrato o rettangolare e schiaciato, moderato ingrandimento delle lettere e legature;

Tondo: asse diritto, modulo piccolo e disegno arrotondato, andamento più fluido.

è

Di questo stile è documentato anche uno stile più informale, che ne recepisce solo gli elementi generici e non quelli più

caratterizzanti: scritture del genere sembrerebbero riflettere una padronanza dello stile da parte di scribi che ne furono

influenzati, ma non lo praticarono consapevolmente.

ITALIA MERIDIONALE

La geografia politica subì profonde trasformazioni a causa della presenza normanna. Il processo portò importanti conseguenze

sulle sorti della cultura greca, che si connota per il carattere di continuità con l’età bizantina: si continuò a produrre libri di

contenuto religioso, specialmente liturgico, per soddisfare le esigenze di culto di monasteri, chiese, comunità locali.

Dal punto di vista grafico s’individuano due diverse tendenze:

Da un lato, ci sono scritture d’impianto arcaico e conservativo, che ripetono i tradizionali filoni angolosi e

⇒ arrotondati di età bizantina;

Dall’altro, scritture d’impostazione più moderna, elegante e fluide, che si fissano in tipologia come lo STILE

⇒ ROSSANESE e lo STILE DI REGGIO.

STILE ROSSANESE STILE DI REGGIO

  26  

FU   PRATICATO   PER   CIRCA   UN   VENTENNIO.   Si   Fu   largamente   utilizzato   nella   zona   che   va   dalla  

tratta  di  una  scrittura:   Calabria   alla   Sicilia   orientale,   proprio   per   questo  

sarebbe   da   preferire   il   nome   di   STILE   DELLO  

Minuta;  

⇒ STRETTO.  La  scrittura  presenta:  

Con  nuclei  regolari  e  uniformi;  

⇒ Nuclei  arrotondati;  

Con  asse  diritto  e  inclinato  a  destra;   ⇒

⇒ Aste  piuttosto  ridotte;  

Equilibrio  tra  larghezza  e  altezza;   ⇒

⇒ Contrasto   modulare   fra   lettere   larghe   e  

Misurato  sviluppo  delle  aste.   ⇒

⇒ lettere  strette;  

La   scrittura  conobbe  diverse  varianti  ad   opera   Frequente   uso   di   forme   maiuscole   alternate  

dei   singoli   copisti.   QUESTI   manoscritti   sono   ⇒ alle  minuscole;  

anche   omogenei   dal   punto   di   vista   della   la  decorazione  di  questi   manoscritti  è  omogenea  

manifattura  libraria.   e   sobria,   prevale,   infatti,   lo   stile   fiorito,   spesso   è  

utilizzata  la  tecnica  della  riserva.  

Accanto a queste scritture formali una parte della produzione del periodo è caratterizzata da scritture informali,

simili a quelle dei documenti. Sono corsive che si strutturano secondo i principi di questi due stili, ma sono

caratterizzate da:

Velocità di esecuzione,

⇒ Disarmonie modulari;

⇒ Legature deformanti;

⇒ Svolazzi di vario genere;

erano vergate da notai, tabulari, preti o funzionari laici. Poli culturali importanti nel meridione sono:

Puglia;

⇒ Salento;

⇒ Otranto.

⇒  

In   quest’area   si   sviluppa  uno  stile   chiamato   STILE   OTRANTINO   O  

STILE  RETTANGOLARE   APPIATTITO;  il   tratto   più  caratteristico   è  

la  forma  regolare  e  schiacciata  di  molte  lettere  e  di  certe  legature.  

L’impostazione   è   di   stampo   tradizionale   con   predilezione   dei  

colori   rosso   mattone,   verde   e   ocra.  La   scrittura  è  testimoniata  a  

partire  dalla  fine  dell’XI  SECOLO  fino  al  XII  inoltrato.  

 Si  esaurì  intorno  al  XIII  –  XIV  secolo.  

  27  

CAP.4: LA MINUSCOLA GRECA DAL 1204 AL 1453 (E OLTRE)

Dopo che i Latini presero Costantinopoli nel 1204 e la capitale fu spostata a NICEA, cominciò il periodo del dominio latino a

Costantinopoli, che fu portato avanti sino al 1261, quando l’imperatore Michele VII Paleologo la riconquistò e vi fece ritorno.

Questo periodo ebbe però delle conseguenze molto negative per l’impero:

l’impero era spartito tra conquistatori stranieri, venne provato della sua unità e ridotto a territori in preda

• al tracollo finanziario.

La conquista crociata determinò una crisi d’identità che ridefinì le forze intellettuali e i luoghi della

• produzione scritta;

L’impero non s’identificava più con la sua capitale Costantinopoli, ma si riconosceva in tutti coloro che

• avevano come base del proprio sistema di valori l’ortodossia cristiana e l’eredità classica;

La caduta della capitale portò a un superamento dello scarto culturale nei rapporti tra il centro e la

• periferia, facendo sì che essa non fosse più il centro intellettuale dell’impero.

Emersero altre realtà, come ad esempio:

Nicea;

• Tessalonica;

• Mistrà;

• Efeso;

• Trebisonda;

• Numerose altre città.

Quest’annata influenzò molto la produzione libraria, perché provocò la perdita del più importante centro di copia, che era

rappresentato dalla capitale e allo stesso tempo condusse allo sviluppo delle periferie, ma incise soprattutto sulla qualità della

produzione, che si abbassò notevolmente, traducendosi in:

Mancanza di libri di pregio;

• Uso di pergamene qualitativamente scarse;

• Massimo sfruttamento del materiale scrittorio.

Dal punto di vista grafico, invece, il 1204 non assume particolare significato. Dopo l’età macedone e l’inizio dell’età comnena, si

assiste ad una demarcazione sempre più distinta tra le scritture formali, legate al libro di contenuto sacro e le scritture

informali, diffuse a tutti i livelli della pratica corrente e in certi casi destinate a sostituire le scritture calligrafiche.

Nel periodo del regno latino, questa situazione rimase stabile:

I libri sacri e i libri destinati agli uffici del culto continuarono ad essere vergati in scritture conservative che

• ripropongono il modello della minuscola calligrafica rotonda, la Perlschrift; Così accade che, accanto ai

tradizionali esiti calligrafici, emergono esemplari in cui l’esecuzione si fa trasandata e sciatta.

Per quanto riguarda le scritture correnti, esse erano impiegate per i libri di contenuto profano, i genere cartacei,

• copiati per uso personale da eruditi, maestri di scuola. Queste stesse scritture erano utilizzate per i documenti privati,

locali e provinciali e dagli atti della cancelleria imperiale. Grafie di questo tipo vengono esibite da manoscritti datati tra

il 1204 e il 1261, i documenti emanati dagli uffici minori e due atti imperiali del periodo conservati in originale.

PRIMA ETÀ PALEOLOGA: 1261 - 1341

SCRITTURE FORMALI

La riconquista di Costantinopoli nel 1261 diede inizio all’età dei Paleologi, ultima fase dell’impero di Bisanzio, prima della sua fine

a causa della sconfitta ottomana del 1453. La politica dell’imperatore verteva sulla restaurazione, cercando di cancellare

quanto era accaduto nel periodo precedente. Le basi di questa volontà poggiavano su:

  28  

Ortodossia cristiana;

• Eredità classica.

Gli imperatori che seguirono s’impegnarono a riaffermare la dignità dell’impero bizantino:

Finanziarono il restauro e la fondazione di edifici di culto e monasteri;

• Favorirono la riorganizzazione delle comunità monastiche disperse nel dominio latino;

• Diedero impulso a forme di studio e di trascrizione dei testi antichi.

Anche sul piano della scrittura, si percepirono i cambiamenti in atto:

Sul versante delle scritture calligrafiche, si avvertì il problema di che tipo di scritture adoperare per i manoscritti di contenuto

religioso, copiati per gli uffici liturgici e per fornire chiese e monasteri. Erano libri di apparato, realizzati con una pergamena di

qualità e decorati, commissionati da membri dell’aristocrazia e della famiglia imperiale. Le scritture del periodo niceno non

potevano, quindi rispondere a tale obiettivo e la propaganda paleologa aveva necessità di una scrittura solenne, provvista di una

forte valenza ideologica e simbolica, che riuscisse ad esprimere questo tentativo di reataurazione.

In questo contesto, si sviluppò il fenomeno della MIMESI GRAFICA.

Per  i  libri  di  contenuto  religioso  e  di  alta  qualità,  si  cominciarono  a  prendere  in  considerazione  gli  

esiti  migliori  della  minuscola  antica  dei  secoli  X/XI,  che  venne  presa  ad  esempio  e  copiata.  Si  tende  

a   parlare   di   SCRITTURE   ARCAIZZANTI,   perché   richiamano   una   tradizione   scrittoria  

interrotta  da  tempo,  cercando  di  riprodurla.  Il  concetto  si  basava  sull’imitazione,  il  più  possibile  

fedele,  dei  modelli  antichi,  con  la  consapevolezza  che  essi  non  erano  altro  che  esempi  di  un  tipo  di  

scrittura,   su   cui   i   calligrafi   si   sarebbero   esercitati   per   trovare   il   più   corretto   sistema   grafico   –  

mimetico  di  riferimento.  Queste  scritture:  

a) Sono  eleganti  e  ordinate;  

b) Hanno  un  ductus  lento;  

c) Disegno  accurato;  

d) Uso  massiccio  di  legature  e  nessi;  

e) Abbreviazioni  rare  e  limitate  ai  nomina  sacra  e  alla  nasale  di  fine  rigo;  

f) Spiriti  e  accenti  posizionati  con  cura.  

 

Sono   scritture   che   si   apprendono   con   fatica   e   dopo   un   lungo   periodo   di   esercizio,   come   viene  

testimoniato   anche   dallo   scriba   tessalonicese   TEODORO   AGIOPETRITA,   uno   dei   pochi   ad   oggi  

conosciuti.  

Nella scrittura mimetica, spesso, emergono particolari della personalità grafica del copista o del periodo in cui scrive, aspetti

che aiutano il paleografo nella datazione corretta delle grafie. A questo scopo risultano utili alcuni fenomeni:

Tendenza ad ingrandire il modulo delle lettere, specie quelle provviste di nucleo circolare (omicron, rho,

• sigma);

Forme di gamma e tau, quelle di kappa con asta leggermente incurvata, theta con tratto orizzontale

• inscritto ondulato o diritto;

Presenza di svolazzi;

• Uso di segni abbreviativi;

• Spiriti e accenti di dimensioni ingrandite;

• cercare di riprodurre una grafia con precisione, spinge il copista verso un

Assenza di qualsiasi spontaneità:

• disegno rigido e un’esecuzione artificiosa.

  29  

Abbiamo un gruppo di manoscritti religiosi e liturgici, noto come GRUPPO DELLA PALEOLOGINA, che testimoniano queste

tendenze: sono accomunati oltre che dalla scrittura mimetica, anche da caratteristiche codicologiche e iconografiche

omogenee, perché sono codici allestiti in pergamena pregiata, proprio con lo scopo di dare rilievo all’aspetto

estetico, vergati con inchiostri preziosi e decorati con uno stile fiorito costantinopolitano e miniati con figure che si

ispirano ai modelli antichi (la scrittura è una perfetta imitazione delle scritture di X/XI secolo. Questi caratteri hanno

spinto spesso gli studiosi ad ipotizzare che i manoscritti possano essere stati confezionati all’interno del monastero

metropolitano, in cui esercitava la propria attività il monaco DAVID. L’interesse verso questo gruppo di manoscritti, è nel fatto

che la scrittura mimetica è:

Fluido;

• Provvisto di tracciato sottile;

• Ductus non proprio posato;

• Asse leggermente inclinato a destra;

• Legature agili;

• Raddoppiamenti di aste e molti altri vezzi individuali.

FILONE INFORMALE

La restaurazione paleologa si fondò anche sulla base della tradizione ellenica. Gli autori antichi furono sottoposti a lettura,

studio e trascrizione, al punto che si è propensi a parlare di RINASCENZA PALEOLOGA. A ciò seguì una crescita della

produzione libraria erudita, ossia manoscritti che contenevano opere classiche o testi bizantini profani, fatti senza alcuna

pretesa estetica, su carta generalmente. Erano connesse a questa tipologia di libro, le scritture rapide della prassi corrente, le

stesse che erano appannaggio di quegli eruditi che si copiavano i libri da soli. Nella seconda metà del XIII secolo, si sviluppa la

tendenza scrittoria della FETTEUGEN MODE. Scritture riferibili ad essa sono usate anche nei documenti prodotti

dalla cancelleria imperiale e patriarcale. In questo caso la scrittura ha subito una connotazione in stile

cancelleresco, con la rinuncia agli aspetti più corsivi e nella gestione del contrasto modulare.

TRA FORMALE E INFORMALE

Queste attività di studio e di trascrizione dei testi antichi, determinò un’esplosione delle scritture riconducibili alla FETTAUGEN

MODE, così che tra XIII e XIV secolo, si completa il processo di evoluzione della scrittura minuscola. Tuttavia, si avvertì la

necessità di disporne anche in esemplari allestiti con cura grafica e materiale. L’esigenza era quella di disporre di una scrittura

rapida e fluida, connessa al libro profano e alle sue pretese, ma che non fosse privata di una certa accuratezza. Da questa

duplice esigenza, nacquero numerose grafie, che, malgrado la diversità apparente, erano accomunate da una unitarietà di base:

SCRITTURE INDIVIDUALI, di singoli individui e connotate da una certa peculiarità. Visto che non è al momento

possibile rintracciare tutte queste singole manifestazioni grafiche, si può fare riferimento alla reazione di esse al modello

principale della FETTAUGEN MODE:

Da un lato, si elaborano scritture che si limitano a ridurne gli eccessi, in una sequenza grafica che abbandona

• asimmetrie e variazioni modulari, per fare spazio a criteri di leggibilità, chiarezza e ordine;

Dall’altro, si mantenne un legame con essa.

Per quanto riguarda il primo caso, si considera la scrittura di MASSIMO PLANUDE, un erudito di Nicomedia ma attivo a

Costantinopoli. La sua grafia si è conservata in numerosi testimoni di autori antichi. Oltre a lui ci sono numerosi altri eruditi

che esibiscono scritture:

Vergate con ductus rapido;

• Tracciato spontaneo;

  30  

Leggera inclinazione a destra;

• Provviste di una pretesa all’informalità;

• Risultano nell’insieme accurate e formali.

In particolare, le figure di Planude e di Triclinio sono state associate a correnti scrittorie, che si sarebbero sviluppate a partire

dal modello normativo delle loro grafie e poi diffuse nella prima metà del XIV secolo, nell’intero Oriente greco. È improprio

ipotizzare l’esistenza di uno stile panudeo o tricliniano. Loro non hanno inventato nulla, ma hanno semplicemente fornito

risposte individuali a esigenze di ordine e leggibilità. Il   caso   di   Triclinio   e   del   suo   stile   è   interessante   perché  

permette   di   allargare   il   discorso   all’opportunità   di  

distinguere  tradizioni  scrittorie  locali  per  l’età  paleologa.  

Egli   fu   attivo   nella   città   di   Tessalonica,   dove   nel   primo  

trentennio   animò   un   gruppo   di   copisti   -­‐   filologi.   In   ogni  

caso,   il   carattere   tricliniano   della   scrittura   dovrebbe  

garantire  che  quel  codice  è  stato  prodotto  a  Tessalonica.  

Tuttavia,  uno  stile  tricliniano  non  dovette  m ai  esistere.  

L’individualismo grafico della prima metà del XIV secolo e la conseguente impossibilità di localizzare le scritture individuali sono

da mettere in relazione con la realtà socio – culturale della Bisanzio di età paleologa. In questa nuova località, una nuova classe

di intellettuali si raccolse in sodalizi eruditi e interagiva con amministratori e funzionari di vario livello inviati dal potere centrale

e spesso integrati in quelle cerchie dotte che essi stessi contribuivano ad alimentare. Anche in ASIA MINORE, a CRETA e nel

tricliniano

PELOPONNESO e in località marginali, si incontrano dei copisti che realizzano scritture di tipo :

MICHELE LULLUDE: attivo ad Efeso, esibisce una scrittura di base leggermente inclinata a destra, nitida e regolare. Gli

sono stati attribuiti una quindicina di manoscritti, tra cui libri contenenti autori classici e quattro codici bilingui greco – latini

(codici che presentano su due colonne affiancate il testo originale latino e la metafrasi greca).

Dopo la creazione del Despotato greco di Morea, numerosi funzionari e intellettuali constantinopolitani si trasferiscono a

Mistrà, ponendo le basi ad una produzione libraria differente sotto il profilo quantitativo e qualitativo di carattere provinciale.

Nel periodo che stiamo esaminando, cresce a dismisura il numero dei personaggi dei quali si conosce il nome e questa attività di

copia: Casi celebri di METOCHITESSCHREIBER, Giorgio Galesiota e Giovanni Giovanni Cortasmeno.

• LO SCRIBA F, un copista anonimo, attivo nei decenni centrali del XIV secolo a Tessalonica, ma

• rintracciato anche in manoscritti riferibili alla capitale. Deriva il suo nome dall’aver trascritto il CODICE F

nella tradizione di Eschilo. La sua grafia è fluida, sciolta, accurata e non priva di eleganza.altr

Di altro genere è lo stile di METOCHITA, o meglio del copista di METOCHITA. Questo stile si definì nella cancelleria imperiale

al tempo di ANDRONICO II per la trascrizione dei CHRYSOBOULLOI LOGOI e di alcuni documenti di tenore assai elevato e

rappresenta il naturale esito del processo di formalizzazione delle scritture usuali riconducibili alla FETTAUGEN MODE. Qui,

tra XIII e XIV secolo, operarono alcuni personaggi tra cui:

MICHELE CLOSTOMALLE;

• GIORGIO BULLOTE.

COSTORO elaborarono uno stile grafico in cui si percepisce la volontà di conferire maggiore dignità alla scrittura usata nelle

pratiche documentarie attraverso la disciplina degli stilemi più corsivi della FETTAUGEN MODE. La scrittura che ne deriva è:

Formalizzata, elegante, curata;

• Ductus posato;

  31  

Tratteggio spontaneo;

• Repertorio di forme ricco;

questo stile si rivolse alla parte di mercato interessata ai libri vergati in scritture individuali:

Codici profani;

• Classici e bizantini;

• Su pergamena e di un certo livello estetico;

• Commissionata dall’elitè costantinopolitana.

Questo stile rimase un fenomeno prettamente metropolitano.

SECONDA ETÀ PALEOLOGA: 1341 – 1453

SCRITTURE FORMALI

Nel 1341 l’imperatore Andronico III morì improvvisamente, causando un nuovo momento buio per l’impero, attraversato da varie

crisi: POLITICA: lotte per la successione tra i sostenitori di Giovanni V Paleologo e l’usurpatore Giovanni VI

Ø Cantacuzeno;

SPIRITUALE: vittoria del monaco athonita Gregorio Palama;

Ø ECONOMICA: Bisanzio era vicina al tracollo finanziario.

Ø

Dal punto di vista della scrittura, queste date hanno dato luogo ad altri fenomeni, di cui vale la pena di parlare. Si crea un nuovo

stile grafico, che prende il posto delle scritture mimetiche: stile τϖν Οδηγων, nome derivato dal monastero dedicato alla

vergine Odigitria. Questo stile è caratterizzato da:

Ductus più lento;

Ø Asse lievemente inclinato verso destra;

Ø Tracciato angoloso;

Ø Repertorio tradizionale, anche se lettere e legature sono permeate di un gusto geometrico.

Ø

Questo stile uscì presto dal monastero, diramandosi in tutti gli ambienti religiosi dell’impero. Anche se si trattava di

uno stile nuovo, aveva il vantaggio di rimanere tradizionale e il suo aspetto chiaro lo rendeva adatto alla copia di

testi destinati agli uffici liturgici.

SCRITTURE TRA IL FORMALE E L’INFORMALE

Dal punto di vista delle grafie correnti non riscontriamo novità rispetto al passato. La FATTAUGEN MODE era ormai da

tempo superata, anche se sono presenti alcuni echi qua e là nel tessuto grafico di alcuni copisti che tendono ad ingrandire i

nuclei circolari di alcune lettere. A dominare l’ambito grafico, rimangono le GRAFIE INDIVIDUALI, che rientrano nel filone

tricliniano, ma che nella realtà sono scritture che ogni copista elaborava individualmente, contaminando tendenze scrittorie

diverse. I protagonisti del dibattito teologico, furono quegli stessi copisti che consentirono la trasmissione della tradizione

ellenica. Alcuni protagonisti della controversia palamitica furono:

Niceforo Gregora con una scrittura più aderente alla FETTAUGEN MODE,

Ø Manuele Tzicandile, dalla scrittura più sobria;

Ø Isacco Argiro;

Ø Filoteo di Selimbria, le cui grafie rientrano nello stile τϖν Οδηγων.

Ø

Emergono dai fratelli antipalamiti Cidone scritture:

1. Sobrie e regolari;

2. Modulo piccolo;

  32  

3. Assenza di squilibri;

4. Moderato sviluppo delle aste;

5. Prive di una precisa connotazione.

Essi si cimentarono anche nella traduzione in greco di testi della teologia latina, in particolare Tommaso d’Aquino, che

introdussero a Bisanzio e conciliarono con l’aristotelismo, per favorirne la ricezione.

Al patriarca FILOTEO COCCINO, invece, sono stati ricondotti alcuni interventi attestati nei codici delle sue opere. Egli utilizza

una grafia:

Di impostazione tradizionale;

Ø Chiara e leggibile;

Ø Lettere di modulo oblungo e tracciato antico.

Ø

Inconfondibile è anche la scrittura di uno scriba, che per molto tempo è stato considerato anonimo, in seguito gli è stato

attribuito il nome di papa MALACHIA, grazie ad un esemplare di contenuto medico copiato da 17 amanuensi. Egli esibisce una

scrittura: Tracciato rotondo;

Ø Tratti spessi;

Ø Squilibri modulari;

Ø Aste ridotte.

Ø

Egli riesce a riproporla in due varianti:

L’una più informale;

1. L’altra regolare e con una maggiore pretesa alla formalità.

2.

Un’altra scrittura da ricordare è quella di GIORGIO GALESIOTA, che fu il notaio della cancelleria patriarcale dal 1323 al

1371. Egli condivide con lo scriba di METOCHITA, il gusto per il contrasto modulare, al presenza di svolazzi, inversioni,

inclusioni e alcuni tracciati peculiari, anche se la scrittura del Galesiota è più informale e trascurata.

Il XV secolo si apre con due fenomeni importanti:

1. L’elaborazione delle SCRITTURE CRISOLORINE;

2. PRODUZIONE del libro da esportazione.

Con l’arrivo di Manuele Crisolora, si aprì per l’occidente un periodo di riscoperta dello studio del greco. In modo concreto,

questo studio era veicolato nel concreto dalla scrittura di Crisolora, che diventava il modello da imitare. Le caratteristiche sono:

Parecchie lettere esibiscono un solo tracciato;

Ø Le abbreviazioni sono scarse;

Ø Legature ridotte al minimo;

Ø

la facilità di imitazione di questa scrittura favorì la nascita di grafie, dette CRISOLORINE.

La riscoperta del greco, fa si che un altro fenomeno si imponesse sul mercato librario, quello del LIBRO DA ESPORTAZIONE:

si cominciano a copiare manoscritti che contengono testi della tradizione ellenica da vendere ai facoltosi clienti

stranieri. Questi manoscritti erano i pochi ad essere allestiti con il supporto membranaceo, infatti la pergamena era

di scarsa qualità, spesso palinsesta.

  33  

LE AREE PERIFERICHE

La caduta di Costantinopoli aveva favorito il decentramento dell’attività culturale e della produzione libraria in aree periferiche

dell’impero. Merita un accenno il noto concilio convocato nel 1438 a Ferrara e trasferito l’anno successivo a Firenze. Esso

vide la partecipazione di un piccolo gruppo di prelati greci, tra cui spiccano:

GIORGIO GEMISTO PLETONE;

• I SUOI ALLIEVI BESSARIONE, ISIDORO DI KIEV, MARCO EUGENICO.

CIPRO, PALESTINA, SINAI

Questi territori formano un’area geografica omogenea, a cui aggreghiamo Egitto e Siria. Nell’ambito palestinese il centro di

maggiore rilievo fu Gerusalemme, ma non dobbiamo dimenticare:

SAN GIOVANNI PRODROMO;

Ø SANTA CATERINA DEL SINAI;

Ø I MONASTERI DI BETLEMME.

Ø

Dal punto di vista grafico, il modello di riferimento è costituito dallo stile EPSILON palestino – cipriota:

Se da un lato, la Palestina interagisce con gli orientamenti ciprioti attraverso il modello dello stile epsilon;

Ø Dall’altro appare legata alla tendenza della penisola sinaitica per la prevalenza del filone grafico

Ø tradizionale.

Si tratta di MINUSCOLE CALLIGRAFICHE:

DISEGNO REGOLARE;

Ø DUCTUS POSATO;

Ø TRACCIATO ARROTONDATO;

Ø INSERIMENTO DI FORMULE MAIUSCOLE.

Ø

SEMBRANO essere state utilizzate per una produzione libraria di livello medio, per soddisfare le esigenze di una comunità

religiosa. Nel secolo XIV la scrittura caratteristica dell’area di Cipro fu la MINUSCOLA BOUCLEÈ, ossia una scrittura:

Di base corsiva;

Ø Inclinata verso destra;

Ø A contrasto modulare;

Ø Ricca di legature;

Ø Aspetto esuberante e barocco.

Ø

Sembra attestato oltre a questo anche un filone di scritture quadrate, di tipo conservativo, povere di legature, e talora

schiacciate.

GRECIA ED EPIRO

La documentazione riguardante la produzione libraria in Grecia è piuttosto scarna, anche se diventa più consistente proprio nel

XIII secolo. Dal punto di vista grafico, non abbiamo individuato nessuna stilizzazione locale, perché prevalgono scritture dal

carattere conservativo, spesso con l’aspetto rozzo e affini ai materiali grafici italo – meridionali, altre volte, invece prevedono

elementi più corsivi. La documentazione in nostro possesso fa capo ad alcune località:

ARGOLIDE;

  34  


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Paleografia greca sulla scrittura greca per l'esame della professoressa Formentin. Il primo manuale che in modo molto dettagliato ed esaustivo crea un percorso sulla scrittura greca dalle origini all'epoca della stampa. Grande spazio è dedicato ai filoni delle scritture informali e formali, al cui interno troviamo la grande distinzione tra scritture librarie e documentarie, corredate anche da numerosi esempi e dagli stili dei copisti più conosciuti. una particolare attenzione anche al panorama italiano del XIV secolo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Paleografia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Formentin Mariarosa.

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