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LA SCRITTURA GRECA DALL’ANTICHITÀ ALL’EPOCA DELLA STAMPA

DI

EDOARDO CRISCI E PAOLA DEGNI

La paleografia ha come centro dei propri studi la scrittura, che viene analizzata secondo:

Tecniche;

• Modi di esecuzione dei segni;

• Fattori culturali, sociali e storici che ci permettano di definire le regole, le relazioni e i significati manifestati

• dai segni grafici.

È una disciplina formale, perché si applica ad un oggetto che si caratterizza proprio in virtù della sua forma e di cui è necessario

dare una descrizione completa. La scrittura, però, è allo stesso tempo partecipe della dimensione storica della vita umana,

riflettendone:

Orientamenti;

• Tensioni;

• Molteplici articolazioni.

Il primo obiettivo di questa disciplina è sicuramente quello di leggere e comprendere i documenti scritti a mano; mentre il secondo

obiettivo da realizzare consiste nel localizzare e datare le testimonianze scritte, sulla base di elementi certi o delle

testimonianze grafiche, nel momento in cui vengono individuate particolari caratteristiche. Normalmente, i documenti sono

provvisti di data e luogo, ma il caso si complica con i libri, che spesso sono sprovvisti di tali indicazioni. Alcune indicazioni utili

alla descrizione di un manoscritto sono:

Manifattura libraria;

• Ornamentazione;

• Tradizione dei testi.

In questo senso la paleografia diventa storia della scrittura, ossia diventa detentrice di quegli strumenti che consentono di

analizzare l’insieme delle relazioni esistenti attraverso i segni che ne rappresentano l’oggetto. Per fare luce su questa

disciplina, è necessario sicuramente adottare una terminologia specifica che permetta l’individuazione di un codice

convenzionale in grado di dare descrizione dei manoscritti e dei fatti grafici:

TRATTEGGIO: intendiamo con esso il numero, la successione e l’orientamento dei tratti che costituiscono ogni

⇒ segno grafico. Il tratto è un elemento strutturale di fondamentale importanza e analizzarlo, ci permette di valutare la

genesi formale, relativamente all’articolazione del gesto scrittorio, e i possibili esiti dei segni in seguito a variazioni.

Normalmente, a meno che non venga condizionato da particolari fattori, il tratteggio rimane invariato nel tempo, perciò

ogni eventuale mutamente deve essere oggetto di profonda valutazione.

DUCTUS: si riferisce all’aspetto dinamico della scrittura, ossia al tempo che s’impiega a realizzare i segni e

⇒ sicuramento questo è un aspetto che influenza l’aspetto finale del prodotto scritto. Quello che possiamo veramente

quanto più si tendono a

cogliere, non è la velocità dei segni, ma l’incidenza sull’aspetto complessivo della scrittura:

fondere i tratti costitutivi di una o più lettere in sequenza, tanto maggiore è la velocità di esecuzione della scrittura. Si

individuano due gradi estremi di velocità, che sono definiti come ductus posato e ductus corsivo. Le prime, sono

individuate attraverso un’esecuzione attraverso un ductus lento, le seconde attraverso un ductus veloce.

TRACCIATO E FORMA: con TRACCIATO si indica la qualità del tratto che definisce la forma singola delle

⇒ lettere, ossia l’aspetto che esse assumono come esito finale delle operazioni e dei processi in atto nella produzione

della scrittura. Il tracciato può essere di vari tipi: spesso, sottile, uniforme, contrastato, arrotondato, angoloso.

Non deve essere confuso con il TRATTEGGIO, che invece è un elemento strutturale.

MODULO: indica le dimensioni assolute o relative dei segni. Con ASSOLUTE, ci si riferisce al rapporto fra altezza e

⇒ larghezza delle lettere, perciò alla figura geometrica di riferimento. Con RELATIVE, invece, definiamo il rapporto fra i

  1  

diversi moduli di riferimento delle lettere; si definiscono invece UNIMODULARI le scritture in cui tutte le lettere sono

riferibili o moduli omegenei per forme e dimensioni.

ANGOLO DI SCRITTURA: l’invenzione di questo fenomeno si deve attribuire a JEAN MALLON e ROBERT

⇒ MARICHAL, ma fu GUGLIELMO CAVALLO a proporne una definizione: “per angolo di scrittura si intende

l’angolo complementare a quello formato dalla retta passante per le punte dello strumento scrittorio con il

rigo di base della scrittura e avente quest’ultimo in comune” , lo studioso completerà poi la definizione così:

l’angolo di scrittura è l’angolo complementare a quello formato dal rigo di scrittura con la retta passante

per le punte del calamo, intendendosi quest’ultimo a punta larga o flessibile e posato sul rigo stesso. In

pratica, l’angolo di scrittura misura la posizione nella quale lo strumento scrittorio si posiziona rispetto al rigo di base.

A stabilire la variazione dell’angolo possono concorrere diversi fattori, come l’impugnatura del calamo, la punta dello

strumento scrittorio,…

ANGOLO DI INCLINAZIONE: è l’angolo supplementare a quello formato dalla retta passante per l’asse delle

⇒ lettere con il rigo di base della scrittura.

È necessario, però, prendere in considerazione anche alcuni elementi fondamentali nella classificazione delle scritture:

è un concetto introdotto da Giorgio Cencetti “in ciascuna epoca e in ciascun luogo gli

a. SCRITTURA USUALE:

atteggiamenti delle scritture spontanee dei singoli individui possono essere più o meno diversi: hanno, per altro, tutte

qualche cosa in comune, se non altro il modello ideale, lo schema, lo stampo, si potrebbe dire quasi l’idea platonica dei

segni alfabetici. Questa comunità, questa costanza delle scritture individuali, che in certo modo le comprende tutte

epperciò non può essere costretta e configurata in regole precise e inderogabili, ma pure ha caratteri suoi propri e

uniformi, costituisce la scrittura usuale di quel tempo e di quel luogo.” La scrittura usuale si caratterizza come

l’insieme di tutti gli orientamenti e tutte le tendenze grafiche di un’epoca e di un contesto, così come si manifestano

nelle espressioni grafiche degli scriventi.

b. SCRITTURA FORMALE: s’indicano le scritture che sono caratterizzate da un’attenzione all’omogeneità delle

forme e regolarità dell’esecuzione, in quanto si riscontrano sia la volontà di conformarsi a modelli ben precisi, sia la

necessità di valorizzare la resa estetica del prodotto grafico. Sono realizzate da scribi di professione e riservate ai

libri. A volte, possono interessare anche alcuni documenti, in particolare relativi alla cancelleria.

c. SCRITTURE INFORMALI: s’intendono tutte le manifestazioni grafiche che risultano prive di impostazione di

fondo.

d. STILE: possiamo prendere la definizione di Guglielmo Cavallo “espressioni che mostrino anche differenziazioni;

tuttavia i caratteri più frequentemente ricorrenti e peculiari finiscono con il precisarsi, selezionarsi e

organizzarsi in un sistema, adeguandosi sovente a essi anche gli altri elementi scrittori della stessa

specie.” L’uso di questa definizione non è poi così categorico nella paleografia greca.

e. CANONE: l’applicazione di questo concetto allo studio della maiuscola librarie si deve ad un saggio di DANIEL

SERRUYS del 1910, dedicato all’analisi della maiuscola rotonda e della maiuscola alessandrina. Questa nozione non

sembra avere interessato le minuscole.

f. TIPO: il termine viene utilizzato spesso con diverse sfumature di significato

1. Scrittura riferibile a un filone grafico, i cui tratti peculiari sono rappresentati da

uno scriba noto, con il cui nome la scrittura può essere definita.

2. Scrittura caratterizzata da tratti distintivi e peculiari, i quali nell’ambito di un

particolare filone o orientamento grafico, sono enfatizzati in senso stilistico da un

singolo scriba noto o nell’ambito di un centro di copia;

3. Scrittura che presenta strette analogie con la scrittura di uno scriba noto

In tutti i casi si tratta di una scrittura di breve durata.

  2  

CAPITOLO 1: DALLA GRECIA ARCAICA ALL’ETÀ ROMANA

Qualsiasi tentativo di tracciare le fasi più antiche della cultura greca è molto difficile, a causa del carattere lacunoso delle

testimonianze grafiche. I più antichi libri greci a noi pervenuti, sono giunti:

In forma di rotolo;

Ù Su papiro;

Ù Risalgono alla seconda metà del IV secolo a.C.

Ù Tutta la produzione precedente è andata perduta.

Ù

Solo in parte grazie agli scavi archeologici, abbiamo potuto ottenere migliaia di testimonianze grafiche antiche, su papiro, ma

anche su materiali diversi:

Vasi

Ù Lamine plumbee o auree

Ù Ostraca

Ù Tavolette lignee e cerate

Ù Pergamene

Ù Ossa

Ù

Con questa documentazione, comunque il quadro della situazione risulta incompleto per poter interpretare tutta una serie di

fenomeni. Il papiro, per esempio, è il principale supporto dell’antichità e sopravvisse all’usura solo in condizioni climatiche e

ambientali favorevoli, come nel caso dell’Egitto. Talvolta, invece, eventi naturali catastrofici hanno creato le condizioni

favorevoli per la conservazione dei papiri, come nel caso della villa di Ercolano.

L’eruzione   del   79   d.C   permise   di   conservare  

centinaia   di   frammenti   di   volumina   di   testi  

greci  e  latini.  I  testi  sono  di  carattere  filosofico  

e   l’occasione   che   ce   ne   ha   permesso   la  

conservazione   ci   permette   di   datarli   in   un  

periodo   precedente   all’eruzione   del   Vesuvio  

del  79.  Altri  papiri  sono  riemersi  anche  in  altri  

siti,   per   esempio   nella   regione   mesopotamica,  

in   siti   archeologici   come   Dura   Europos,  

sull’Eufrate  e  in  area  assiro  -­‐  palestinese.  

La quasi totalità dei reperti proviene dalle regioni dell’Egitto, che erano sede di cittadine e villaggi. Non abbiamo quasi alcun

reperto dei grandi centri come Atene, Roma e Alessandria, sedi tutte di grandi biblioteche e famose già nell’antichità. Tutti i

documenti ritrovati in queste aree sono di natura epigrafica. I papiri, gli ostraca e altri reperti grafici greci – egiziani provengono

da ambienti che non sono ancora stati analizzati in contesti di carattere scientifico. Oltre alla casualità dei ritrovamenti

archeologici, è necessario rilevare anche una certa disomogeneità, che rende ogni tentativo d’interpretazione assai incerto. Una

delle conseguenze più evidenti è quindi una diseguale distribuzione cronologica dei reperti, che rende alcuni periodi meglio

rappresentati di altri.

Per affrontare una trattazione completa della storia della paleografia greca, è necessario trattare il problema della datazione

delle testimonianze scritte, soprattutto quelle:

Di carattere librario

⇒ Di contenuto letterario

I documenti venivano spesso corredati da indicazioni cronologiche precise, informazioni che mancano nei rotoli che contengono

opere di carattere letterario. Le sottoscrizioni con il nome del copista, del luogo, che sono molto frequenti nei codici di età

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bizantina, non sono presenti nei volumina papiracei, in cui venivano inseriti solo semplici titoli finali, corredati in alcuni casi,

dall’indicazione del numero di righe ricopiate. È sicuramente importante, allora, soffermarsi sui criteri di datazione:

La datazione dei papiri può essere circoscritta conformemente a considerazioni archeologiche. Il contesto in cui essi

o vengono rinvenuti può fornire degli elementi utili a delineare la cronologia dei reperti scritti, a patto che questi possano

essere relazionati con altre classi di materiali sicuramente datati. Un caso esemplare è costituito dai libri rinvenuti in

contesti funerari databili, questo tipo di documenti sono stati prodotti in un periodo precedente alla

celebrazione del rito funebre. Spesso i dati archeologici, in unione con altri elementi possono essere decisivi per una

datazione approssimativa: i papiri della villa di Ercolano. Altra situazione favorevole per rilevare la datazione è

riscontrabile nei cartonnages di mummia, che presentano numerosi papiri: in questo tipo d’involucri sono incollati assieme

parti di libri e documenti, pertanto la datazione certa dei testi documentari, favorisce indicazioni preziose per circoscrivere

la cronologia dei frammenti letterari.

Un altro criterio per precisare la datazione di un papiro è la possibilità di ricondurlo a un ARCHIVIO o a un DOSSIER. Con

o questi termini s’indica un insieme eterogeneo di testi, raccolti già anticamente per scopi tra i più disparati. Questi gruppi di

testi, comprendono documenti, ma in essi possono confluire anche opere letterarie, a volte trascritte da personaggi ben

attestati da archivio o dossier.

Una via privilegiata per stabilire la cronologia dei volumina letterari consiste nell’individuazione delle analogie tra le loro

o scritture e quelle di documenti datati o databili con sicurezza. Questo metodo, in ogni caso, non è esente da limiti nella

comparazione.

In tutti gli altri casi, la datazione dei materiali non può essere non affidata al giudizio dello studioso, che può essere

o considerato affidabile solo se i diversi fenomeni scrittori non sono analizzati singolarmente, ma sono delineati entro

dinamiche di sviluppo ben definite.

La data precisa di introduzione dell’alfabeto in Grecia è oggi un motivo di grande dibattito tra gli studiosi, e, nonostante le

ipotesi siano state molte, le teorie più accreditate tendono a collocarlo tra la fine del IX secolo e l’VIII secolo. La conoscenza di

questa prima fase della scrittura è piuttosto lacunosa e dipende quasi interamente da fonti epigrafiche, che aumentano

soprattutto a partire dal VI secolo. Accanto ad iscrizioni incise o dipinte su vasi, troviamo anche dediche apposte su:

Materiali fittili

o Statue ex voto di diverso tipo

o Stele sepolcrali

o Defixiones

o Testi magici e sacrali su lamine di piombo, bronzo e oro

o Graffitti di natura privata

o Leggi, trattati e testimonianze che ci riconducano alla vita della polis

o

Accanto a questo tipo di reperti, esistono fonti letterarie e iconografiche che attestano l’utilizzo di altri supporti scrittori di

natura piuttosto reperibile, come:

Tavolette di legno

o Dittici o trittici di tavolette ricoperte di cera o gommalacca

o Fogli di pergamena

o Rotoli di papiro

o Materiale di origine egiziana

o

Questo tipo di documentazione, lascia intravedere come la scrittura fosse realmente utilizzata per svariati scopi, sia privati che

pubblici, presso classi sociali che si fanno sempre più differenziate con il passare del tempo:

Le prime testimonianze sembrano rimandare al mondo dell’aristocrazia;

  4  

Già a partire dal IV secolo possiamo osservare un radicarsi della parola scritta, nelle sue varie forme,

presso una grande fetta della popolazione.

Si registra anche l’uso di incidere lettere o sigle utilizzate come marchi di fabbrica sulle anfore usate nel trasporto delle merci.

L’aumento della quantità d’informazioni affidate alle scritture, raggiunse il suo massimo periodo nel V secolo, in particolare nei

centri di grande sviluppo culturale, come Atene. In un quadro molto complesso e caratterizzato da una documentazione ampia e

disomogenea, le forme grafiche attestate sono diverse, anche se fino alla fine del V secolo ogni polis adottava una personale

serie di segni per annotare segni consonantici e vocalici tipici del proprio dialetto. Gli studiosi, sulla base dei ritrovamenti hanno

suddiviso questi diversi dialetti in tre gruppi, sulla base di come venivano realizzati i suoni KS KH PH PS:

GRUPPO ALFABETICO VERDE: a Creta e nelle Cicladi;

è GRUPPO ALFABETICO AZZURRO: nelle città dell’Asia Minore, in Argolide e ad Atene

è GRUPPO ALFABETICO ROSSO: nel resto della Grecia Continentale, in Eubea e a Rodi.

è

Gli alfabeti locali vanno tracciati in una pluralità di soluzioni grafiche ben documentate, anche se limitatamente al campo delle

testimonianze epigrafiche. Le differenze principali sono relative a:

Qualità di esecuzione della scrittura e al ductus: tratteggio si mostra invariato e la forma dei segni è sempre ben

è riconoscibile, mancano le legature o i nessi

Le scritture usate dai pittori vascolari risultano formalizzate e sono impreziosite da accorgimenti di vario

è genere per integrarsi agli elementi decorativi di vario genere: uso di particolari colori, attenzione allo spessore

dei tratti,…

Le scritture private o i graffitti hanno un andamento irregolare ed è tracciato da un ductus rapido.

è

Con il secolo IV ebbero inizio una serie di trasformazioni politiche, economiche, sociali e culturali:

I rapporti di potere vennero sovvertiti con il crollo dell’egemonia spartana e con la sconfitta delle poleis da parte di

1. Filippo il Macedone;

Con Alessandro Magno, il dominio macedone determinò l’inizio di una nuova fase storica;

2. Con la morte di Alessandro Magno, le guerre di successione portarono ad un nuovo assetto geopolitico destinato a

3. diventare stabile solo dopo numerose guerre.

Si verificano trasformazioni anche nella cultura, visto che la consuetudine ad una trasmissione orale, comincia a

4. retrocedere di fronte alla diffusione delle pratiche scrittorie documentate.

Testimonianze grafiche su papiro: di questa produzione possiamo ricostruire solo in modo approssim

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/09 Paleografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Paleografia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Formentin Mariarosa.
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