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Paleografia e diplomatica

Lezione 1- 19/09/2016

La scrittura permette di oggettivare il pensiero, vi è un rapporto fra contenuto, modo e luogo del testo scritto. Esistono molte definizioni di paleografia:

A. Quella tradizionale: 1935, Schiapparelli, scienza delle antiche scritture, limitatamente ai testi di carattere non monumentale (l’epigrafe è studiata dall’epigrafia). Quali sono gli strumenti e i metodi della paleografia? All’epoca di Schiapparelli vi sono 3 domande: che cosa, dove, quando. Nasce la paleografia in corrispondenza a che cosa contiene il testo. Le domande dove e quando le permettono di localizzare, editare, e ciò è importantissimo.

Dagli anni '50 del secolo scorso, soprattutto in Francia, vi è l’influenza delle scienze storiche, politiche, economiche e culturali. La paleografia iniziò a interrogarsi sulle tecniche con cui si scriveva. Paleografia: storia della cultura scritta, vi è un rapporto fra il testo scritto e la società che lo produce. Vi sono altre 3 domande: come (tecniche di esecuzione della scrittura), chi, perché. Vi è un incontro tra lo strumento che si usa per scrivere e il supporto scrittorio. È importante il legame nello sviluppo del modo di scrivere. Si può scrivere con qualsiasi oggetto e su qualsiasi supporto.

Nell’età romana i supporti sono duri (incisione), la scrittura avveniva per incisione o sgraffio (graffiare con uno strumento acuminato su muri come Ercolano o Pompei). Vi sono supporti di fortuna come gli ostraca, dagli antichi greci, o altri meno ovvi come la corteccia d’albero, tavolette cerate (rilegate), dalla forma concava, riempite di cera. Si tratta di un supporto molto economico, dove si usava lo stilo, ovvero una bacchetta lunga di diversi materiali, da un lato appuntita, e dall’altro con una spatola per pulire; essendo molto deperibili non veniva usata per testi di grande valore.

Per fatti più importanti (fonti: Pompei, casa di un banchiere con atti di valore legale). Nel Basso medioevo, alla corte del re di Francia i funzionari usavano le tavolette cerate. Un supporto più elevato era il papiro, derivante da piante acquatiche coltivate sulle sponde del Nilo e poi a Siracusa, formato da più platule in volumen. Il supporto scrittorio è dispersivo poiché si può scrivere solo da un lato.

L’uso del papiro venne scalzato alla fine dell’Impero romano dalla pergamena. Il papiro rimase per occasioni prestigiose (atti solenni, diplomi dei re franchi, i documenti pontifici sino al XI secolo). Solo la zona di Ravenna continuò a utilizzare il papiro perché legata all’Impero Bizantino. La pergamena ha una lunga storia, dall’Egitto alle civiltà precolombiane, è di origine animale (pecora, capra, feti di agnelli e vitelli, pregiati). La lavorazione era lunga e sommata all’uso dell’animale, il costo elevato. Molte pergamene hanno dei buchi (stiramento).

Il codice si affermò nel IV-V secolo. Possiede due lati: lato carne e lato pelo. La pergamena ha due facce diverse, una stava dentro l’animale e l’altra fuori: lato carne, bianco e più liscio, lato pelo, esposto alle intemperie e più scuro e irregolare. Abbiamo dei codici purpurei, ovvero bagnati di porpora, colore degli dei. La porpora è costosa e i libri scritti su porpora erano più costosi. Museo diocesano di Rossano Calabro, patrimonio dell’umanità. La soluzione più economica era il palinsesto: codice vecchio messo a bagno nella calce e così puliti, ad esempio le lettere ai famigliari di Cicerone.

Sul papiro si poteva scrivere con il calamo, sulla pergamena alla fine dell’età romana si scrive con la penna di uccelli, in genere oca. L’arrivo della penna animale fu una rivoluzione, unione bella scrittura perché la penna era flessibile e permette di scrivere in maniera più calligrafica e carina. La carta fu inventata dai cinesi, prodotta dagli arabi a partire dall’VIII secolo d.C. con stracci o fibre vegetali. L’Italia divenne leader europeo della produzione cartacea nel 1200-1300, in Piemonte abbiamo Chieri e Moncalieri.

La carta italiana ebbe prima delle altre la filigrana, disegno che si vede in controluce fatto immergendo nel bagno in cui si produceva la carta questo disegno fatto con asticella di metallo. Vi sono molti tipi di filigrana che sono simbolo della cartiera di produzione. I fogli di carta della cartiera di Torino hanno il toro. La carta è più economica della Pergamena, aumenta i tipi di scrittura (diari di famiglia) lo sviluppo delle città comunali si basa sul fatto che ci fossero burocrati zie che potessero scrivere su carta. Si può scrivere su Pergamena, carta, tavolette; complessità dei materiali.

Da questo dato capiamo molte cose: perché qualcuno sceglie di usare un certo tipo di supporto scrittorio: i monasteri medievali che si svenano per realizzare una bibbia da 200 fogli. Chi scrive? La scrittura è una delle forme più tiranniche da sempre. Scrivere può essere l’appannaggio di alcune categorie. Cicerone scriveva le sue opere sotto dettatura per mano di un certo Tirone che sembra abbia inventato della tipologie grafiche. Nell’antichità abbiamo quindi un regime di delega di scrittura.

Il grande paleografo Petrucci ha stilato una classificazione di sei gruppi della capacità di scrittura: La scrittura normale è un’attrazione a scopo didattico, che si contrappone alla scrittura usuale, ovvero come una persona è solita scrivere. La scrittura elementare di base è quella che si apprende a scuola, che impariamo allo stesso modo. La scrittura canonizzata si è formalizzata, ovvero si è diffusa sino ad arrivare a un suo modello di ideale di scrittura, tutti quelli che la usano tenderanno a seguirla. Il nesso è costituito da un insieme di due lettere sovrapposte in maniera tale da avere un tratto in comune.

Una legatura si ha quando scrivo due lettere senza staccare la mano dal foglio passando da una lettera all’altra.

Storia della scrittura latina

Tre aspetti: genetico (processo di trasformazione), funzionale (perché) e di uso (in quale ambito sociale la scrittura viene adoperata). Dalle testimonianze sappiamo che la Roma nel VII secolo è vivace e produttiva, si confronta con Grecia e Etruria, che hanno progredite scritture alfabetiche. Vi sono due categorie che si servono della scrittura: la classe gentilizia per fissare annales ed epigrafi (autocelebrativa) e la classe sacerdotale per funzioni pubbliche e religiose.

Periodo dell’Unità scrittorio romana: l’alfabeto latino non è come oggi lo conosciamo, esiste una scrittura latina arcaica. Da dove deriva il latino? L’alfabeto latino arcaico è sinistroso (va da destra a sinistra), Bloch lo data alla prima metà del VII a.C., per questo si pensa che deriva da quello etrusco, piuttosto che da quello greco. Esempi antichi di scrittura latina:

  • Fibula predestina
  • Cippo del foro romano: legge sepolcrale
  • Lamina bronzea di Lavinio: dedica a Castore e Polluce da dx a sx
  • Vasetto di Duenos
  • Lapis Niger: iscrizione di carattere liturgico; andamento bustrofedico.

La g arriva nel III secolo a.C. con il commercio con i greci, da cui latinizzano la gamma. In seguito, nel I a.C. arrivano la y e la z. Con le guerre puniche e il predominio in Italia inizia uno sviluppo culturale poderoso e la scrittura diventa qualcosa di quotidiano. Ciò provoca un’evoluzione nella scrittura stessa si trasforma sino a giungere a una forma canonizzata detto alfabeto capitale.

Noi parliamo di capitale epigrafica per sezionare la capitale delle epigrafi, e di conseguenza libraria e corsiva, dal momento che la scrittura privata si rifà a quella monumentale. Nel III sec essa subisce un processo di normalizzazione grafica sulla base dell’epigrafia greca, che mira a raggiungere regolarità di allineamento. L’espansione di Roma ha come conseguenza un incremento della scrittura privata che fa sì che la scrittura epigrafica si canonizzi.

Un altro momento di gloria si avrà alla fine del IV secolo d.c. in un periodo di intensa cristianizzazione, fra gli anni 60 e 80 il pontefice Damaso fa restaurare quasi tutte le basiliche romane, in questa occasione fa scrivere delle grandiose epigrafi decorative dove viene usato un alfabeto capitale epigrafi damasiane. Esse sono leggibili e lineari, hanno un uso abbondante dei chiaroscuri.

La capitale libraria romana viene definita come capitale rustica, per distinguersi dalla capitale epigrafica. Ha il suo stesso tratteggio, è posata e disegnata, molto morbida, ha un uso abbondante dei chiaroscuri e vi è una bilinearità della scrittura e uniformità del modulo. Un altro momento di gloria si avrà alla fine del IV secolo d.c. in un periodo di intensa cristianizzazione, fra 366-384 il pontefice Damaso fa restaurare quasi tutte le basiliche romane, in questa occasione fa scrivere delle grandiose epigrafi decorative dove viene usato un alfabeto capitale epigrafi damasiane. Esse sono leggibili e lineari, hanno un uso abbondante dei chiaroscuri.

Verso la fine dell’impero romano ci sono innovazioni importanti nella struttura della capitale rustica, alcuni calligrafi si inventano un tipo di capitale molto più pesante e quadrato, dalle lettere larghe, detto capitale elegante; molti paleografi pensano che la capitale elegante sia un’imitazione della scrittura damasiana, ma più probabilmente si tratta di varietà calligrafiche di ambiente romano durante il periodo goto (V sec).

La capitale rustica rimane l’unica scrittura libraria sino al III secolo. Capitale corsiva: tratteggio si mantiene simile, si scrive il più possibile verticale, si evitano le rotondità poiché si usa un punteruolo sulla cera (tecnica a sgraffio su materia dura). La b presenta la pancia a sx (le due pance si fondono in una), la d della capitale corsiva viene definita pure minuscola, dal momento che mostra delle avvisaglie dell’alfabeto minuscolo (stessa cosa per la h) in questo caso si parla di tecnica a sgraffio su cera.

La scrittura minuscola arriva molto tardi e sarà una rivoluzione, avrà una vita travagliata, arriva dalle scritture della pratica, quindi. Infatti si sviluppano delle varianti plebei minuscole, abbiamo libri in da testi poco importanti, quelle comuni capitale rustica con lettere che iniziano a essere scritte in minuscolo. Frammento del De Bellis Macedoni (testo scolastico) dove la d è corsiva, così come la q e la h. Questo tipo di alfabeto minuscolo è chiamato minuscolo primitiva, che ha tendenza alla quadrilinearità.

Epigrafe pompeiana del 57 d.C. (capitale corsiva)

Soltanto nel V d.c. troveremo una scrittura minuscola canonizzata.

Lezione 3- 21/09/2016

A partire dal II secolo d.C. iniziano a comparire libri di poco pregio in alfabeto minuscolo per via del mutamento dell’angolo scrittorio, una diversa inclinazione del foglio per l’adozione della pergamena, non si sa se si sia sviluppata in ambito librario o usuale. Nel III secolo d.C. la potenza dell’età di Traiano svanisce, Roma affronta un periodo di crisi, cambia l’equilibrio romano, poiché Roma conta sempre di meno e prendono potere le amministrazioni provinciali, fatte di un gruppo nutrito di burocratici che si occupano di finanze, territorio, giustizia. Lo fanno scrivendo molto, su papiri in maniera rapida ed efficiente.

Gli elementi della scrittura di tutti i giorni e la tensione verso la minuscola trovano espressione in una grafia che diviene corsiva, la grafia di tutti i giorni, caratterizzata dal fatto di essere minuscola, ed estremamente corsiva nuova o minuscola corsiva, che diventa la grafia delle amministrazioni.

L’uso di un calamo o di una penna a punta dura impedisce il chiaroscuro del tratteggio. La differenza dalla capitale corsiva è che mentre la capitale corsiva è formata da tante asti e segni che non si toccavano mai, perché la cera si spacca, nella corsiva nuova la mano non si stacca dal foglio, formando molte legature, essa è arrotondata e scorrevole, si inclina verso destra. La corsiva nuova sopravvive alla fine dell’impero romano, nel V sec diventa l’unica scrittura corsiva ed è la base di tutte le scritture altomedievali. Nel VII sec mostra un irrigidimento delle forme.

Lettera di Achillio a Vitale - Papiro conservato in Francia e scritto nel 317 da un funzionario imperiale di nome Vitale che scrive al collega Achillio, governatore della Siria, per presentargli un suo pupillo che deve fare un viaggio nella provincia amministrata da Achillio. La lettera è caratterizzata da due righe di testo, il resto sono elogi, saluti e ringraziamenti. La lettera non è datata.

A partire dal II secolo iniziano a circolare alcuni libri con capitale rustica, sono di basso pregio, per ragazzi, dal chiaroscuro accentuato e dagli angoli curvi. Con la crisi del III secolo anche la fortuna dei libri della capitale rustica inizia a venire meno, tutti quanti scrivono ormai in minuscolo, la capitale rustica è troppo distante dall’uso. Per di più la diffusione del Cristianesimo fa sì che ci si confronti con la scrittura libraria greca, al maiuscola biblica.

Si iniziano a vedere delle forme più simili alla scrittura di tutti i giorni, dal disegno artificioso e ondulato, anche nei libri di pregio, che però deve mantenere la maiuscola. Nasce così la nuova scrittura libraria elegante, la scrittura onciale. Codice Bobiensis, Biblioteca Nazionale di Torino, distrutto nell’incendio di inizio 900. Nasce per un motivo di gusto, per la cristianizzazione dell’impero, dal momento che i Vangeli sono scritti in greco, man mano che l’Occidente si cristianizza, dall’Oriente iniziano ad arrivare i codici in greco. In quel periodo i codici greci di maggior pregio avevano una scrittura di grande modulo, molto rotonda, tutta maiuscola e dai toni molto forti, maiuscola biblica. Tutti questi codici influenzano gli scribi, si smette di scrivere con il calamo e si usa la penna di volatile (che è flessibile e disegna in maniera migliore dei cerchi).

Lezione 4 - 26/09/2016

L’onciale è un mix di maiuscole e minuscole, subisce l’influenza della maiuscola biblica. Nasce tra Italia e Africa nel IV sec e si espande in Europa sino al VIII-IX sec, subisce delle modifiche. Inizia a essere adoperata nei codici di testi di autori cristiani.

  • Abbondante circolazione di libri quindi viene usata spesso, IV-V old style (morbidezza e fluidità)
  • New style VI-VIII: non ci sono più botteghe librarie, la scrittura è appannaggio di una piccola minoranza (monasteri e cattedrali) e diviene rigida, calligrafica e perde la bilinearità.

Centri di produzione fra VI e VII sec: Gregorio Magno promuove un’importante scriptorium lateranense: onciale romana, dalle forme schiacciate. Questi codici arrivano nelle isole britanniche, che si cristianizzano, con l’arrivo di angli e sassoni rimangono isolate dall’Impero. Gregorio Magno vuole evangelizzare questa popolazione e inizia un nuovo centro di produzione, l’onciale insulare, un esempio è il Codex Amiatinus, scritto in Toscana in onciale insulare dotato di importanti miniature. A Bisanzio le raccolte giuridiche furono redatte in onciale B-R.

Nasce tra V e VI sec una scrittura canonizzata libraria, dal momento che i libri, soprattutto quelli di studio e lettura, vengono prodotti in centri scrittori ecclesiastici, la semi onciale, che rende più elegante la minuscola primitiva. Rispetto all’onciale è minuscola (tutta), tonda per via della penna d’oca, ha alcune lettere che si conservano dalla capitale e un disegno rigido, è più pesante, cerca di limitare legature e abbreviazioni. Si sviluppa in Italia e sopravvive sino all’età carolingia. Non ha rapporti con l’onciale.

  • Sistema di abbreviazioni latine p. 43 Petrucci
  • Unità scrittoria romana: si incrina nel V-VI sec e si distrugge nel VI-VII a causa della dissoluzione del sistema di insegnamento inferiore e superiore, lo spostamento della produzione del libro nei centri scrittori religiosi, la nascita dei regni romano barbarici, il fatto che la separazione dei filoni fa sì che il notario sappia scrivere solo nella corsiva nuova insegnata graficamente.

Nella prima metà del VI secolo in Italia con Teodorico, e prima di lui Odoacre, le magistrature della Roma imperiale rimangono in vita, il magister officiorum è Cassiodoro, che negli scritti per altri imperatori pone Teodorico come garante della civilitas in Occidente. Con la guerra greco-gotica Bisanzio distrugge l’Italia, riconquistata dai Longobardi nel 578. Cassiodoro fonda un monastero a Vilarium, il cui cuore è la biblioteca, e scrive il De ortographia, opera che indica ai monaci più esperti le tecniche di copiatura.

Così la cultura si chiude nei monasteri e dalla lettera laica si passa al libro conservato. Aratore regala al papa una versione poetica degli Atti degli Apostoli, egli la tratta come una qualsiasi opera preziosa tesaurizzazione del manoscritto. Diminuiscono gli alfabeti, si impoveriscono i circuiti librari (frammentazione politica=frammentazione della scrittura). Periodo di particolarismo grafico a causa della mancanza di un sistema scolastico che termina solo con l’impero carolingio. Ogni regno ha una cancelleria che si riallaccia all’impero romano, scrittura documentaria. Le scritture tipizzate possono conseguire anche un vero e proprio canone.

Grafia merovingica: i Franchi si integrano con l’aristocrazia romana e si convertono al cristianesimo, fra V e VI sec divengono la guida dell’occidente, ciò permette che la corsiva nuova non si interrompa, la merovingica (VII-VII) è documentaria e si rifà proprio alla corsiva nuova, ma più dritta e slanciata, con le lettere legate anche in modo irregolare o improprio, e dei segni abbreviativi che diventano delle decorazioni.

Lezione 5 – 27/09/2016

In ambito librario non abbiamo un cambiamento totale perché... (testo interrotto)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/09 Paleografia

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